Dicono di me – Recensione de “I Razziatori di Etsiqaar”

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Non so da che parte incominciare per ringraziare Sara di Art Café, ma comincio subito. Qualche tempo fa avevo notato che qualcuno stava leggendo il romanzo pubblicato un paio di anni fa dal titolo “I Razziatori di Etsiqaar” tramite Kindle Unlimited (purtroppo questo la dice lunga su quante copie ha venduto il libro) ed ecco che mi ritrovo trovo una recensione approfondita, puntuale e precisa oltre ogni più rosea aspettativa.

Un buon motivo per scaricare un nuovo libro da Amazon!

Incipit e Giudizi

sarralga_GIUDIZIOE venne il giorno.

Oggi sarete misurati. Oggi sarete pesati. Oggi sarete giudicati.
Voi che per primi avete giudicato.

Avete letto i miei giudizi, per quanto possibile mi sono sforzato di aiutare gli autori a migliorare là dove le mie scarne competenze potevano essere d’aiuto. Alcuni hanno ricevuto molto, moltissimo, altri hanno ricevuto molti complimenti e nessuno è rimasto a mani vuote. Ora vediamo cosa è arrivato a me.

I giudizi sono stati valutati in base ai seguenti parametri:
a) Lunghezza. Più scrivi e più tempo hai dedicato a valutare la mia opera.
b) Qualità. Più un testo appare curato da un punto di vista visivo (ortografia, sintassi, presenza di puntini di sospensione = linguaggio immaturo)
c) Presenza di elementi e dettagli dell’incipit inviato per la valutazione.
d) Ricchezza linguistica del testo.
e) Trollosità/Cazzimma.
Il primo parametro è relativo: quando scrivo e sono ispirato viaggio a 12000 battute/ora. Quindi una risposta da 3000 battute richiede circa 15′ di tempo. Valore da 0 a 2 punti.

Il secondo prevede che l’autore abbia riletto almeno una volta il proprio operato e dedicato tempo alla correzione e quindi circa 30′ di tempo. Valore da 0 a 2 punti.

Il terzo parametro indica che il giudice ha letto in maniera approfondita le circa 18 cartelle di testo inviate per il concorso.  Valore da 0 a 2 punti.

Il quarto parametro indica se l’autore ha usato parole “elevate” come “splendido” invece di “bello” o “fatto bene”. Oppure “infimo” o “pessimo” invece di “brutto” o “fatto male”. Chi mi conosce sa che sono allergico al “fare” polivalente e lo elimino a vista. Anche qui: l’autore ha speso tempo per migliorare la propria cultura e offrirla al sottoscritto. Valore da 0 a 2 punti.

Il quinto parametro è puramente soggettivo, ma dato l’intento di questo articolo ci sta tutto. Si tratta di una valutazione del tutto soggettiva e di parte circa l’animosità del giudice nei confronti del sottoscritto, del torneo, dell’universo in generale. Valore da 2 a 0 punti. Ovviamente questo va al contrario.

Giudizio #1 – Il più lusinghiero.
Lunghezza: 1612 caratteri, 1 punto.
Presenza di errori: non rilevati, 2 punti.
Presenza di elementi dell’incipit, 2 punti.
Ricchezza linguistica: ampia e curata, 2 punti.
Cazzimma: assente, 2 punti.
Voto: 9

Nell’incipit non abbiamo l’occasione di conoscere il protagonista di cui si parla nella sinossi. Immagino che i personaggi qui esposti non siano centrali allo svolgimento del testo, ma che servano principalmente per introdurre la vicenda. Chi scrive, tuttavia, non li tratta con superficialità come ci si potrebbe aspettare. Non dedica meno attenzione alla costruzione dei personaggi non centrali, ma li caratterizza con cura e attenzione attraverso vari espedienti: la descrizione di gesti piccoli e non significativi, ricordi personali che aprono una finestra sul loro passato, intenzioni che ne aprono una sul futuro, senza essere eccessivo né pesante nella descrizione di particolari superflui. Si vede che lo scrittore ha impiegato tempo e cura nell’ideazione del mondo fantastico in cui avviene la vicenda di cui parla, si è premurato di immaginare unità di misura, tradizioni, ruoli e costumi. L’ambientazione è particolare e ben descritta, si discosta da quelle più tipiche del genere. In un orizzonte ampio e sabbioso, desolato, si delineano i profili di carovane guidate da burberi condottieri esperti e scaltri, che proteggono la merce da agguati ed assalti alle diligenze. L’incipit è quello di un fantasy-western, magari vedremo se cambierà nello svolgimento. Linguaggio ben utilizzato, piegato con destrezza alle esigenze dello scrittore. Non ci sono errori né di grammatica né di sintassi, fila tutto liscio senza intoppi.Non l’ho letto in cinque minuti col fiato sospeso, ma credo solo perché non sono amante del genere: lo scrittore non ha che meriti. Nessun commento negativo, bravo (o brava).

E che ti devo dire? Se spendevi ancora qualche parola ti mettevo 10 e lode. Al di là del numero grazie: hai speso tempo per leggere in maniera approfondita il mio incipit. Hai notato molti aspetti della mia scrittura, tra cui la gestualità dei personaggi, che di solito viene solo percepita e mai notata se non quando è assente. In realtà qualche errorino c’era, ma la cosa bella dello scrivere è che prima di pubblicare un giro dal correttore di bozze lo pago ben volentieri. Pagare per partecipare a Io Scrittore sarebbe una contraddizione in termini. Se non li hai notati vuol dire che, nonostante il fantasy non sia il genere che preferisci, quello che ho scritto ti è piaciuto. Ne sono felice e onorato.

Giudizio #2 – Poche sentite parole.
Lunghezza: 674 caratteri 0,5 punti.
Presenza di errori: non rilevati, 2 punti.
Presenza di elementi dell’incipit nessuno, 0 punti.
Ricchezza linguistica: ampia e curata, 2 punti.
Cazzimma: assente, 2 punti.
Voto: 6,5

Finalmente un buon libro. Dialoghi curati, punteggiatura ben disposta, testo scarno ma aderente alla trama.Una piacevole scoperta, davvero.Strizza forse un po’ troppo l’occhio ai classici dello stile Fantasy, un po’ Signore degli anelli, un po’ game of thrones, ma si lascia leggere, con uno stile crudo ed essenziale che mi piace molto.Non sono un’amante né una conoscitrice di questo genere, quindi non posso dire se l’opera sia originale, in questo senso. Se apporti davvero una folata di novità in un settore molto inflazionato, ma di sicuro è ben scritta. L’interesse del lettore viene catturato e tenuto vivo. Se prosegue come è iniziato, mi sembra un ottimo romanzo.

Mi sarebbe piaciuto sapere cosa hai pensato mentre valutavi il mio lavoro riguardo la forza dei personaggi e la trama, per esempio. Comprendo che non si tratta del tuo genere preferito, ma quando si partecipa a “Io Scrittore” be’, si deve far conto che difficilmente si leggerà qualcosa che piace. Non prendertela per il voto: come vedrai più avanti si tratta comunque di un buon risultato e, dopotutto, è solo un numero. Ho molto apprezzato l’assenza di astio e cattiveria e il fatto che hai tentato di rimanere imparziale. Se non hai notato errori vuol dire che quel che hai letto, tutto sommato, ti è piaciuto.

Giudizio #3 – Poche parole e mirate.
Lunghezza: 561 caratteri 0,5 punti.
Presenza di errori: non rilevati, 2 punti.
Presenza di elementi dell’incipit pochi, 1 punti.
Ricchezza linguistica: media, 1 punto.
Cazzimma: assente, 2 punti.
Voto 6,5

Ho letto questo incipit tutto d’un fiato e devo dire che mi è piaciuto molto. Il suo merito principale consiste nello scorrere fluido della trama che ti tiene avvinto con svariati colpi di scena. I personaggi sono appena accennati, compreso Marcus, il protagonista, un po’ snobbati dall’incalzare dell’azione. Pur rientrando pienamente nel genere “fantasy” sia il contesto in cui è ambientato che le invenzioni creative messe in campo introducono elementi nuovi. Anche la forma si rivela concisa e scorrevole. Unica pecca:un’ortografia non sempre all’altezza.

Sì, capisco: ti è piaciuto. Ma in questo torneo si danno i propri giudizi con lo scopo di aiutare altri scrittori a migliorare il proprio stile, il proprio modo di scrivere… questi “preziosi” 561 caratteri che mi hai dedicato mostrano quello che hai apprezzato e cosa ti è piaciuto rivelando un certo grado di narcisismo da parte tua. Mi hai raccontato cosa funziona per 9/10 del tuo giudizio e dedicato ben 8 parole a quel che non va. Senza nemmeno portare un esempio, pur avendo a disposizione ben 3000 caratteri per scrivere. Ho apprezzato l’italiano curato quasi sempre (se escludiamo la tripla virgola che spezza un inciso quando accenni i personaggi che è più una caduta di stile che un errore) e il fatto che mostri di possedere una cultura sopra la media per via del tuo ventaglio diafasico, se pure appena accennato. Per il prossimo anno, se parteciperai, datti questo obiettivo: scrivere quattro giudizi invece di uno soltanto, dedicati ai vari aspetti “trama, originalità, forza dei personaggi, uso dell’italiano”. Dedica a ogni aspetto tra le 400 e le 600 battute e ti usciranno giudizi da 10 e lode. Per l’ortografia non ti preoccupare: prima di pubblicare il testo sarà stato corretto da un professionista.

Giudizio #4 – L’entusiasmo.
Lunghezza: 782 caratteri 1 punto.
Presenza di errori: non rilevati, 2 punti.
Presenza di elementi dell’incipit: qualcosa, 0,5 punti.
Ricchezza linguistica: buona, 2 punti.
Cazzimma: assente, 2 punti.
Voto: 7,5

Giudizio:
Nel complesso, un racconto davvero interessante. Letto tutto d’un fiato senza nemmeno accorgermene.L’autore/autrice è riuscito con maestria nell’arduo compito di descrivere terre misteriose ed incantate, la sensazione provata era di trovarsi davvero lì.Ottime le atmosfere, precise le descrizioni delle scene di guerra, azzeccati i momenti di suspance.Un buon lavoro davvero, originale nonostante ricalchi il filone fantasy.Un piccolo suggerimento: attenzione alla differenza di significato tra “e pure” (inteso come “anche”) ed “eppure”, attenzione ad alcune virgole mancanti. Consiglierei una rilettura per aggiustare questi aspetti grammaticali.Rientra senza dubbio tra le migliori opere da me giudicate e spero passi alla fase successiva perché vorrei leggere anche il seguito.

Grazie davvero per aver letto e mostrato qualcosa di quel che t’è piaciuto. Creare atmosfere coerenti con la narrazione è, per me, molto difficile. Per la suspance mi sono premunito di prendere in prestito i trucchi di uno che se ne intendeva parecchio e sono proprio contento di vedere che qualcosa ha funzionato. L’ortografia è la bestia nera di molti (pure la mia) e ormai ho preso l’abitudine di ingaggiare editor e correttore di bozze per portare la qualità dei miei scritti, quando vengono pubblicati, allo stesso livello dei concorrenti più blasonati. Se invece dell’incipit avessi avuto il romanzo come sarà una volta fatti tutti i passaggi, avresti trovato pochi o nessun refuso. Se tutto va bene uscirà per la fine di ottobre, quindi se vorrai leggerlo ne avrai la possibilità.

Giudizio #5 – Poche parole e mirate.
Lunghezza: 466 caratteri 0 punti.
Presenza di errori: rilevati, 1 punto.
Presenza di elementi dell’incipit, 2 punti.
Ricchezza linguistica: medio-bassa, 0,5 punt1.
Cazzimma: assente, 2 punti.
Voto: 5

Giudizio:
Bel libro avvincente anche se l’ atmosfera un po’ lugubre. Tra il genere Fantasy e il genere fantascienza. Nome di luoghi e personaggi un po’ troppo ricercato. Ho cercato Wu-Masau, per capire se questa divinità, esistesse in qualche culto religioso ed invece mi sono imbattuta in un blog che parla le Brulle… ora non capisco se questo è un racconto a se o fa parte di una saga. Comunque l’ ho trovato abbastanza scorrevole nella lettura. il genere che piace a me

Grazie per questo giudizio, mi fa piacere che ti sia interessato a vedere se trovavi qualche elemento dell’incipit in giro per la rete: hai trovato il mio blog, dove se avessi cercato bene avresti trovato proprio tutto, incluso nome e cognome del sottoscritto (vedi sezione “contatti”). Ti ringrazio per non avermi segnalato, purtroppo questa è una zona grigia del regolamento. Il libro fa parte di un “ciclo”, vale a dire tanti romanzi autoconclusivi basati sulla medesima ambientazione e con molti personaggi in comune. A volte in provincia. Anche tu mi racconti cosa t’è piaciuto e cosa no. Atmosfera Lugubre (grazie, graziella e grazie a tu-sai-chi) il titolo è “L’ombra Scarlatta”, ma secondo te di cosa poteva parlare? Di puffetti rosa che giocano a palla sulla spiaggia?
(ah, però, questa me la segno). Anche per te vale il solito consiglio: la prossima volta MOSTRA cosa t’è piaciuto, cosa ha funzionato, cosa ha colpito la tua sensibilità e gli effetti che quel che hai letto ha avuto su di te. Se mi racconti che t’è piaciuto non hai formulato alcun giudizio: mi hai dato la tua opinione acritica. Se mi dici che il gelato al cioccolato fatto da “Tizio” è buono, bene, è la tua opinione. Se io sono Tizio con la tua opinione ci faccio poco, a parte un po’ di pubblicità. Da te ho bisogno di sapere se ti sembra abbastanza cioccolatoso, se è dolce il giusto o è amaro, salato, troppo dolce… insomma ho bisogno di sapere che effetto ti fa. Ti è parso originale o hai letto altre cose che ti ricordano questa ambientazione? I personaggi, pensi di ricordarteli? O sono simili a cento altri che hai già visto? E la trama, che hai intuito nella sinossi, ti è parsa abbastanza intricata? O è prevedibile e scontata?
almeno non hai notato gli errori (purtroppo c’erano) e questo, più di ogni altra cosa, mi dice che t’è piaciuto. Se qualcosa ti piace al punto da volerla non stai a guardarne i difetti.

Giudizio #6 – Voja de lavora’ sārtame addosso!
Lunghezza: 924/196 caratteri 2/0 punti.
Presenza di errori: rilevati, 1/0 punti.
Presenza di elementi dell’incipit, 1/00 punti.
Ricchezza linguistica: bassa, 0 punti.
Cazzimma: pienamente evidente, 0 punti.
Voto: 4
Voto reale: 0

Giudizio:
Una figura misteriosa si aggira per le Brulle, la terra più pericolosa tra quelle conosciute in tutto il continente. Interi convogli con animali carico ed equipaggio svaniscono tra le grigie pianure senza lasciare traccia. Al protagonista quasi tredicenne l’ingrato compito di scoprire di cosa si tratta, scoprire quali eventi l’hanno generata e di come tutta la vicenda è strettamente connessa al suo destino e alla sua vita. Prendere in mano la situazione e rendersi artefice del proprio destino, oltre a segnare la fine dell’infanzia e l’inizio di quel difficile cammino che è il diventare adulti, è proprio il percorso di scoperta che porterà il giovane eroe (suo malgrado) a superare con successo l’Ombra e chi l’ha creata…Ma dai. Nel 2020 Interi convogli con animali carico ed equipaggio svaniscono tra le grigie pianure senza lasciare traccia e dopo arriva Nembo kid. Perdonami ma non è proprio il mio preferito…

Io so’ de legno. E sembro bono e carmo ma le tue parole sta tranquillo che me le ricordo
e quarcevvorta me le segno! (Testardo – Daniele Silvestri)

Tu che stai leggendo questo giudizio potresti non capire, ma qui occorre introdurre una precisazione non da poco. Degli oltre 900 caratteri da cui è composto questo giudizio solo gli ultimi 197 sono farina proveniente dal sacco del giudice (sei dei quali sono puntini di sospensione). I restanti 727 sono stati copia-e-incollati dalla sinossi che avevo allegato all’incipit. Chi conosce le Cronache di Tharamys ha già capito di chi si tratta, ma sa pure che il protagonista tutto è tranne che Superman e ciò in cui eccelle non lo porta sullo stesso piano di un certo cimmero con lo spadone facile. Eppure questo signore è saltato alle conclusioni senza neanche aver letto l’incipit. Eppure il regolamento del torneo è abbastanza chiaro: la sinossi serve per avere un’idea, ma ai valutatori è esplicitamente richiesto di valutare l’originalità, la forza dei personaggi, la forza della trama e l’italiano utilizzato. Il doppio voto che ho dato a questo giudizio è, quindi, una misura del mio valore rispetto al tuo modo di scrivere: se consideriamo tutto il tuo testo, inclusa la parte che mi hai copiato, il voto finale è un bel (per modo di dire) 4, altrimenti è uno  zero pieno.

Giudizio #7 – Nanogiudizio
Lunghezza: 357 caratteri 0 punti.
Presenza di errori: nessuno, 2 punti.
Presenza di elementi dell’incipit: assenti, 0 punti.
Ricchezza linguistica: elevata, 2 punti.
Cazzimma: assente, 2 punti.
Voto: 6

Giudizio:
Si tratta di un romanzo di formazione per ragazzi, di genere fantasy. L’incipit che sfrutta moltissimo i termini sensoriali visivi (colori) è un rischio: si rischia di tagliare fuori moltissimi lettori. Non è approfondito. La trama è troppo sintetica e non si capisce l’intreccio.Se non altro, sembra sia un volume unico, il che è un vantaggio commerciale.

Anche qui: totale assenza di elementi dell’incipit, se pure mostra di aver letto in modo superficiale l’incipit. Altrimenti si sarebbe accorto che ci sono descrizioni visive (la luna che sorge sulla piana grigia), auditive (i rumori degli scontri narrati sfruttando parole onomatopeiche quali “clangore” e “scroscio” per esempio) e cinestetiche (che coinvolgono tutti gli altri sensi, anche quelli “extra”). La trama è sintetica? Cribbio, ti ho lasciato più di 3000 battute di sinossi dove è spiegato tutto, dal senso dell’incipit (tant’è che uno dei giudici ha notato la cura per i personaggi secondari) al finale e me la definisci “sintetica”? Va be’. Certo che è un volume unico: la parola “Autoconclusivo” significa che la storia inizia e finisce con la parola fine. E pure vero che anche questo romanzo va a incastonarsi in un panorama più ampio. Ogni libro del ciclo può essere preso come una storia a sé stante o come parte di una narrazione più ampia che può essere iniziata da un libro qualsiasi: l’ordine non è molto importante, ma soltanto “Comodo”. Questa cosa dei volumi autoconclusivi l’ho presa da Clive Cussler, che è stato un maestro del romanzo seriale (La serie su Dirk Pitt, quella su Isaac Bell e poi le serie “Firmate” da lui e situate nello stesso universo narrativo sono validi esempi) e so che funziona. Dato il giudizio microscopico ne approfitto per farmi un po’ di pubblicità. Non sarò ancora all’altezza di un Cussler o di un Camilleri, ma voglio arrivare a quel livello e, possibilmente, superarlo.

Giudizio #8 – Quando si dice “Leggere con attenzione”
Lunghezza: 2506 caratteri 2 punti.
Presenza di errori: qualcuno, 1,5 punti.
Presenza di elementi dell’incipit: molti, 2 punti.
Ricchezza linguistica: elevata, 2 punti.
Cazzimma: assente, 2 punti.
Voto: 9,5

Giudizio:
Il mondo sembra interessante, la storia è abbastanza intrigante da farti incuriosire e il personaggio principale è simpatico.Detto questo il libro in sé sembra necessitare di una bella rilettura. Ci sono preposizioni dimenticate, frasi un pò confusionarie, errori di distrazione e alcuni errori di punteggiatura che rovinano l’esperienza di lettura. Giusto per fare degli esempi a pag. 1 “La leggenda narra che gli dei, scontenti vita…” (presumo sia “dalla/della vita”), “veniva a sapere cosa era ne era stato stato dei convogli…” (cosa ne era stato…), “Larsen e il suo convoglio, la sua scorta e tutti i suoi compagni di viaggio era… (troppe “e”, “erano” non “era” ovvero “Larsen, il suo convoglio, la sua scorta e tutti i suoi compagni di viaggio erano…”), “Ci avesse pensato sarebbe” ( “Se ci avesse pensato” suona meglio), “Aveva la consapevolezza che nessuno dei suoi… […] erano tutti morti” ( probabilmente si intendeva dire “tutti i suoi […] erano tutti morti”, oppure “nessuno dei suoi […] era sopravvissuto” perché così com’è non ha molto senso), “Marcus si voltò di scatto: il capitano dei Dragoni di Cupial, la sua scorta, lo raggiunse in sella al suo destriero: uno splendido etsiqaano dall’inconfondibile manto nero.” (non si possono ripetere i due punti due volte nella stessa frase) etc.etc. Inoltre certe parti stonano un pochino siccome già ripetute in precedenza. Per esempio a pag. 1 si descrive il suolo delle Brulle – “il suolo delle Brulle era scivoloso e insidioso” – e poi viene descritto nuovamente praticamente all’inizio della pagina seguente – il suolo delle Brulle è la cosa più strana che si possa incontrare in tutto il continente. Duro come il cristallo… Avrebbe più senso descriverlo chiaramente o a pag.1 o a pag.2 così che il lettore si costruisce un’immagine mentale del territorio e poi non ci debba più pensare. Ultima cosa, più inerente con i gusti personali forse, mi sembra strano che il capitano dei Dragoni di Cupial che descrivi, al comando di un gruppo di mercenari molto organizzato e disciplinato si getti alla morte così, come se non avesse alcuna esperienza. E in caso motiverei la cosa, per esempio sottolineando di più il fatto che era un capitano veramente molto avido o simili. In conclusione, ho messo tutte queste osservazioni solo per consigliare all’autore una rilettura attenta di un racconto con delle potenzialità. Singolarmente non sono errori gravi, ma nel complesso rovinano la lettura e impediscono l’immersione nel mondo.

Togliere i sassi dal campo, prima dell’aratura, evita che i coltelli e il vomere vengano troppo danneggiati. Tuttavia ogni anno sembra che i sassi tornino, come se un dio dispettoso si fosse divertito a seminarli.
Coi refusi accade la stessa cosa: si può passare una vita a cercarli e a toglierli, ma qualcuno, al passaggio successivo, salterà fuori sempre. È per questo che, prima della pubblicazione, ci sono passaggi quali editing e correzione di bozze. Detto ciò è stato un piacere leggere questo giudizio: chi lo ha letto è stato attento e ha suggerito come, secondo lui (o lei) è possibile rendere l’incipit ancora più efficace. Rilevare problemi di coerenza interna non è banale e il suggerimento ricevuto lo terrò nella massima considerazione. Grazie davvero!

Giudizio #9 – Un haiku, in confronto, è prolisso e porta con sé un universo.
Lunghezza: 209 caratteri 0 punti.
Presenza di errori: non rilevati, 2 punti.
Presenza di elementi dell’incipit: nessuno, 0 punti.
Ricchezza linguistica: media, 1 punti.
Cazzimma: massima, 0 punti.
Voto: 3

Giudizio:
Illeggibile. La storia non riesce neppure a candidarsi al banalissimo genere al quale vorrebbe appartenere. Non ho altro da dire, ma sono costretto a raggiungere i duecento caratteri del giudizio da inviarle.

Che posso dirle: non ho parole per valutare il suo giudizio. Solo parolacce, ma siccome sono una persona colta e sensibile eviterò di paragonarla al concime organico di cui condivide le capacità di ragionamento. Mi limiterò a suggerirle che, anche questa estate, ci sono campi carichi di ogni ben di Dio che aspettano solo lei per essere mietuti. Non sottragga queste braccia all’agreste richiamo, vada… vada e se manterrà questi standard riuscirà nell’epica impresa di raccogliere e concimare in un unico, mirabolante, passaggio.

Giudizio #10 – Giudizio Bonsai.
Lunghezza: 238 caratteri 0 punti.
Presenza di errori: non rilevati, 2 punti.
Presenza di elementi dell’incipit: uno c’è, 1 punto.
Ricchezza linguistica: media, 1 punti.
Cazzimma: nessuna, 2 punti.
Voto: 6

Molto interessante e ben fatto. Le citazioni a H.P. Lovecraft e alla cultura fantasy e Horror sono in bella vista e aggiungono una marcia in più alla storia. C’è qualche errore di battitura però e alcuni passaggi non sono proprio chiari.

Con questo chiudo la disanima sui giudizi ricevuti.
Alcuni ben formulati (o almeno l’intenzione era chiara), altri che avrebbero potuto esserlo e se non altro c’era molta buona volontà. Un paio erano chiaramente il prodotto di fancazzisti frustrati e infuriati contro la vita, l’universo e IoScrittore. Il che mi porta alla domanda “Ma perché?” non è che vinci un premio.

Tre anni fa ricevetti giudizi meno valudi e due valutatori, in particolare, avevano  dimostrato di non aver neanche guardato il testo proposto per la valutazione.  Mi infuriai come e più di una gorgone con la coda calpestata. Poi mi misi al lavoro per riscrivere tutto da capo. Nel mentre mi arrivò la notizia dell’arrivo di Noemi (la mia terzogenita) e pensai decisamente ad altro fino all’anno scorso, quando ripresi in mano il romanzo e lo riscrissi da capo, ma con la narrazione al presente. Il risultato è stato che è piaciuto un po’ a tutti e, forse, anche al mio editore che sta valutando l’opera in questi giorni. Speriam bene. Tre anni fa pensai bene di vendicarmi reiscrivendomi subito e preparare giudizi al fulmicotone per stroncare chiunque e qualsiasi cosa al mero scopo di ferire chi li avesse ricevuti. Bene, certo, ma a quale scopo? L’unica certezza che trovai in questa decisione era che dopo essermi sfogato avrei visto l’immagine riflessa allo specchio sussurrarmi “tu si’ ‘na mmerd” con la voce di Giancarlo Bigazzi (e chi non sa chi sia vada su wikipedia!).

Quindi: mi sono messo a studiare come produrre dei giudizi il più possibile oggettivi e cercare di aiutare i prossimi “incipisti” a migliorare le loro opere. Magari l’anno prossimo ‘sta cosa mi verrà meglio. Inoltre ero e sono ancora molto arrabbiato per il modo in cui i valutatori vengono abbandonati a se stessi da parte dell’organizzazione. Quindi con questa serie di articoli voglio mettere bene in luce le dinamiche del torneo a “futura memoria” per tutti. Magari la direzione del Torneo deciderà di apportare qualche cambiamento, tipo mettere linee-guida per i giudizi un po’ meno vaghe e un limite di caratteri per la lunghezza dei giudizi un po’ più adeguato… chessò 600 battute, minimo, massimo 6000?

Buona Giornata

Lo Specchio di Nadear

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Metà copertina è visibile, l’altra metà la ammireranno quelli che si accaparreranno una copia dell’edizione limitata che da stamattina è disponibile per essere ordinata in libreria.

Le prime copie (numerate) sono state spedite oggi, altre partiranno domani e così via fino a esaurimento. Sono duecento in totale, ma il mio editore giura che stanno finendo in fretta anche grazie al fatto che chi acquista sul suo sito ha le spese di spedizione incluse nel prezzo.

Come già detto in altre occasioni si tratta di un Giallo, cioè una di quelle storie dove l’indagine è la colonna portante della trama. Cioè una delle colonne, mica l’unica.

Grosso scoglio da superare è la presenza della magia. Che se ne fa un mondo fantasy di un detective, se con la magia si può fare di tutto incluso scrutare in una sfera di cristallo dove trovare il colpevole?

Su Tharamys la magia esiste e le sue regole sono severe. Sbagliare equivale a condannare a morte se stessi e chi passa nelle vicinanze. Regole tanto stringenti comporta che siano note a tutti coloro che desiderano sopravvivere, l’alternativa è la consapevolezza che una morte atroce è solo un inizio di qualcosa che è meglio non approfondire. Stando così le cose è chiaro che tutti conoscono almeno le basi, quel minimo che è necessario sapere per sopravvivere. Vale pure la regola che “più sai e meno rischi vorrai correre”, per cui un ladro che volesse far carriera saprà che dovrà evitare di lasciare qualsiasi elemento che possa ricondurre a lui, anche attraverso la magia. Lo stesso vale per gli altri professionisti del crimine come falsari, spacciatori, ruffiani o meri taccheggiatori.

Anche il lettore imparerà a conoscere le regole della magia, non sono molto differenti da quelle delle altre forze della natura e sapendo che il colpevole rispetta quelle stesse leggi diventa comprensibile perché riesce a sfuggire alla cattura. D’altro canto quello che fanno i nostri carabinieri del RIS non è molto differente: esaminano tracce impalpabili per ricostruire delitti e ottengono informazioni che li portano diritti come segugi al colpevole. Più metodi di indagine conosce il colpevole e più s’ingegnerà per sviarli di modo da giungere, se non al delitto perfetto, a una buona approssimazione di un delitto accettabile.

In questo modo, facendo assomigliare la magia a forze più note come elettromagnetismo e interazione nucleare forte, ecco che appare un po’ meno soprannaturale e un po’ più concreta. E può essere “sdoganata” in un giallo.

Il lavoro di costruzione del mondo che c’è dietro questa storia, e chi ha seguito le pagine di questo blog lo sa bene, è enorme. Ogni strada, ogni piazza, ogni elemento architettonico ha la sua storia e il suo passato, che è breve perché la città ha “appena” quattro secoli, ma è stato un lavoro che si è reso necessario per rendere il luogo dove Conrad e i suoi amici svolgono le loro indagini “reale”.

Come nella migliore tradizione ci vorrà una robusta dose di acume per riuscire a stanare il ladro e incastrarlo a dovere. Tutto risolto allora? Tutto a posto? Il colpevole in galera e il detective a festeggiare? Questo “Giallo” riserverà molte sorprese fino all’ultima pagina e pure un po’ dopo. C’è chi adora ravanare oltre la superficie delle pagine e scovare dettagli che ai più sfuggono, bene  ho pensato anche a voi con qualche paginetta di appendice.

Il mio editore Myth Press offre il libro in edizione numerata e limitata, chi lo acquisterà direttamente dal sito avrà la certezza di avere la spedizione in omaggio. Tutti gli altri potranno ordinarlo in libreria e attendere il suo arrivo.

Buona Lettura

 

Lo Specchio di Nadear

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E venne il giorno. Ci son voluti due anni di sudore: tre stesure per arrivare al testo “zero” una stesura di editing e su quest’ultima una raffica di revisioni l’ultima conclusa stasera.

Della città di Nadear ho parlato parecchio in vari articoli, adesso è il momento di renderla viva senza rompere l’animo con spiegoni e infodump. La cover sta riscuotendo un discreto successo e mi fa solo piacere. È opera di Diana Mercolini, un’artista che collabora con Myth Press. Possiede uno stile molto dettagliato e una tecnica che le permette di giocare con i chiaroscuri e le ombre per dare più profondità al disegno. Quella che vedete è solo metà della cover, l’altra metà delizierà gli occhi di chi acquisterà il volume che è già in prevendita, uscirà “ufficialmente” il 10 dicembre. Il link è in fondo alla pagina.
Tre stesure più quella di editing… sto migliorando, visto che le volte precedenti mi ci son volute quattro stesure più quella finale e non sto a contare le revisioni.
Di che si parla stavolta?  Tante cose. Si parla di emozioni, di rapporti tra genitori e figli, di furti e di molto altro che non posso rivelare senza rovinare le sorprese.
Posso dire che ci saranno le citazioni che hanno caratterizzato i Razziatori, anche se stavolta ho lavorato duramente per fare in modo che sembrino parte della storia.
L’effetto, per chi se ne dovesse accorgere, è di sognante stupore. Ritroverete “Alt! Chi siete? Cosa trasportate?”, “Potrebbe piovere” e la “Supercazzola Brematurata” in versione fantasy, oltre a decine di altre più o meno famose.
La storia… be’, non ve la dico. Leggete il libro. Una cosa senza spoilerare posso dirla. Tanti anni fa Terry Brooks pubblicò le “Pietre magiche di Shannara”, romanzo fantasy basato sul tipico viaggio dell’eroe vogleriano. La struttura sembra proprio quella canonica per cui il finale sembra già scritto. Se non che c’è la magia di mezzo e uno degli antagonisti è in grado, agendo invece di starsene rintanato nell’ombra a tramar, di sfruttare il perverso meccanismo della quest per ritorcerlo contro i personaggi che si ritrovano a prendere una quantità di mazzate impressionanti e a dover fuggire inseguiti da un demone chiamato “il Mietitore” (un nome una garanzia).

La tensione già a 1/3 del libro raggiungeva picchi mostruosamente elevati proprio perché il lettore realizzava che il “facile finale” previsto dall’innesco del meccanismo della quest diventava impossibile e pure impossibile era fermare la quest, gli eroi sembravano destinati a fallire in poco tempo.
Infatti mentre il Mietitore mieteva un personaggio dopo l’altro a colpi di mannaia, un altro chiamato “il camaleonte” assumeva l’aspetto di qualcun altro e spiava le mosse dei buoni per sapere dove indirizzare il compare. Chi fosse questo qualcun altro era impossibile capirlo e poteva trattarsi di chiunque, anche un personaggio principale.
Un vero e proprio thriller fantasy coi fiocchi.

Nel mio piccolo ho cercato di ottenere un effetto analogo, costruendo la trama proprio attorno a quest’idea.

Dunque… attenti ai personaggi, perché qualcuno di essi riuscirà a sorprendervi non poco anche perché ho scelto di colorare di giallo la storia. Il “Facile finale” non sarà poi tanto facile neanche in questo caso.

Il 10 dicembre si va, anche in libreria.

 

I Delitti dello Specchio

SpecchioQuanto state per leggere è la “prova su strada” di un personaggio creato per il mio ultimo romanzo: “Lo Specchio di Nadear” e che, se tutto andrà bene, sarà pubblicato entro la fine di agosto da Myth Press. Insomma il worldbuilding passa anche per “studi” come questo. Si tratta di uno di quei personaggi che, una volta creato, ha preso il controllo e ha voluto diventare… altro. Fosse stato per me sarebbe stata l’ennesima meteora pronta a sparire finito il romanzo e invece Specchio ha “gentilmente” chiesto di rimanere e, si sa, con una parola gentile e un ago avvelenato si ottiene di più che con una parola gentile.

«No, non ho visto che hai rubato due pandolci dal bancone del fornaio.»

Il ragazzino rimane a fissarmi con gli occhi spalancati, la refurtiva gli ingrossa il petto come un’improbabile Nana imberbe.

«Sparisci» il piccolo intuisce il pericolo che rappresento e si dilegua. Serro le mani sul carretto e riparto.

Non uccido se non è necessario. Sono fatto così, e poi i morti hanno il brutto vizio di parlare più dei vivi, specie se un prete eploriano o un figlio di Einungis si mette di mezzo e intercede per l’anima del defunto così che possa rivelare chi ha commesso il delitto o, peggio, la mano che ha pagato per commetterlo. Più morti ci si lascia dietro e più probabilità ci sono che rivelino qualcosa. Esistono metodi per impedire a un’anima di spifferare tutto: il veleno di Pionskorriesen, lo scorpione gigante che gli orchi usano come cavalcatura, è il migliore. Mantiene l’anima separata dal corpo per un paio d’anni, ma costa ed è inutile senza adeguata preparazione.
Sono un professionista, ci tengo alla mia reputazione, e chi si rivolge a me sa che avrà un lavoro di qualità… e in questo caso poi il cliente è anche il mio capo. Che non si sappia in giro eh? Ci tiene a passare per una persona rispettabile e integerrima, al punto che lascerebbe finire in galera sua madre e suo figlio, se ci fosse anche solo il sospetto che stiano violando la legge. Sua moglie no, l’ha fatta ammazzare un paio di anni fa e lo so bene: ho eseguito io il… lavoro.

Ogni tanto un passante getta qualcosa sul mio carretto, spazzatura. Eh già: sono un netturbino oggi.

Il proprietario del veicolo riposa sbronzo in una bettola, felice. Tra qualche giorno non ricorderà più nulla di utile, ma per allora… la mia vittima sarà ancora in vita. Sono un fine umorista.

Scivolo tra la folla che si accalca nella via, la vita nella Capitale è così intensa, frenetica, si fa fatica a credere la quantità di servizi che ogni giorno vengono richiesti. Con una domanda così elevata non mi stupisce che esiste persino un mercato degli assassinii, specie in ambito politico.

Il palazzetto di mastro Querzàr è di fronte a me. L’affaccio su una via affollata non salverà la mia vittima. Ho studiato a lungo lui e le sue abitudini, persino il lieve difetto di pronuncia sulle t e le p che lo fa sputacchiare senza speranza adesso mi appartiene. Attendo che esca per recarsi alla Loggia dei Mercanti, come ogni giorno. Il massiccio portone, guardato a vista da due draghi di pietra che decorano la strombatura con le loro code, si apre spinto da un paio di servitori in livrea. Lapo e Dago, conosco bene anche loro ormai, salutano il loro padrone forse per l’ultima volta e richiudono con un tonfo.

Come Karl Querzàr si sparisce tra la folla giro nel vicolo e seguo il muro del palazzetto fino all’ingresso di servizio. Martha, la cuoca, si affaccia. Il cigolio delle ruote l’ha avvertita e so che tra pochissimo uscirà per caricare sul mio carretto la spazzatura accumulata in cucina. Andrà di fretta, ho ritardato apposta il mio arrivo.

Mentre attendo i passanti mi riempiono il carretto, che gente educata i kireziani. Il bello del mio travestimento è che nessuno mi vuol guardare: sono una presenza necessaria eppure causa di imbarazzo. I pregiudizi sono un travestimento favoloso: diventi invisibile senza alcun trucco. La gente crede che la magia possa ogni cosa: gli oggetti magici sono costosi e occorre saperli usare. A che serve essere invisibili se poi fai talmente tanto rumore mentre ti muovi che per vederti serve solo un buon udito? A me basta appiattirmi a lato della porta e guizzare dentro mentre quella grassona di Martha esce carica di rifiuti. Lapo e Dago stanno chiacchierando vicino l’ingresso, la scala principale non è sorvegliata. Il tappeto di velluto rosso mi aiuta nel rimanere in silenzio e mi introduco nella camera padronale: non ho tempo per ammirare gli arazzi o il letto dorato con baldacchino di seta. Per Merat-Asua quanto è pacchiano!

Cerco i vestiti, l’armadio di fronte ne è pieno. Mi manca solo un dettaglio, un vezzo da parte mia, ma rende giustizia al nome che mi sono dato.
L’orologio della Ruota Alata batte la mezza.

Trovo il rasoio, lo passo di piatto sul dorso del mio naso; la maschera che indosso assorbe i minuscoli resti che mastro Querzàr ha lasciato sulla lama, si scalda e comincia a muoversi. Vedo il mio volto riflesso cambiare, spunta una folta barba bianca, i miei occhi diventano neri e il mio corpo si incurva.

«Buongiorno Karl Querzàr, passato una piacevole mattinata?» saluto l’immagine riflessa una volta completata la trasformazione. Pulisco con un gomito gli spruzzi di saliva dal vetro: il risultato mi soddisfa.

La serratura gira nella toppa, la porta si apre, la mia attesa è finita. Il vecchio sta per partire per suo il viaggio finale. Mi giro  con le spalle alla specchiera, immobile.

L’anziano mercante entra e getta il mantello sul letto, brontola qualcosa sulle prossime elezioni e che uno dei suoi avversari, Damien Ludrò, è proprio un gran pezzo di merda. Amico mio, hai proprio ragione.

Mi vede e io lo guardo.

Oh dei! Come amo il momento in cui i nostri sguardi si incrociano!

Lui allunga la destra e io lo imito.

Avrà capito perché mi faccio chiamare “Specchio”?

Preso com’è dai suoi pensieri impiega un secondo di troppo a comprendere che ha davanti la propria fine. L’ago avvelenato parte dalle mie dita e si conficca nel suo collo. Posso immaginare la sua sorpresa: vedere sé stesso scendere dalla cornice della specchiera e andargli incontro è sempre uno shock per gente come lui, abituata ad esercitare il controllo su ogni cosa.

Crolla. Tutti i muscoli si contraggono e lo “compattano” in posizione fetale. Chiudo la porta a chiave, poi infilo a fatica il cadavere in un grosso baule. La schiena curva mi rallenta. Odio sentirmi così decrepito, ma non sarà per molto: il tempo di annunciare la mia improvvisa partenza per Airumel, imbarcarmi e sparire.

Sparito lui i suoi “alleati” litigheranno e si candideranno separati perdendo inevitabilmente le elezioni. Ho ancora due candidati da “ritirare”, ma ho tutto il tempo di organizzare un bel viaggetto anche per loro.

Ora posso rilassarmi.

…e venne il giorno.

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Lo avevo detto più volte, l’ho spifferato sui miei profili social e adesso che ho un’oretta tutta per me ecco l’annuncio ufficiale.

Il romanzo numero 3 ha un titolo ufficiale e un editore: Myth Press. Lo Specchio di Nadear (questo il titolo) ha concluso il primo giro di editing e sta trottando per concludere il secondo. Nel mentre ci sarà una nuova cover e qualche altra cosetta. Nel mentre sto preparando un massiccio restyling del sito e qualche altra sorpresina che porterò avanti in ogni secondo di tempo che mi rimane libero dagli impegni che ho già.

Stavolta per Conrad si profilano all’orizzonte guai molto più seri. Cioè più seri di una torta rubata o di ritrovarsi con due amici fidati contro quaranta razziatori armati fino ai denti. Tutto ha inizio con il furto di un sacchetto pieno di… lacrime. Una Fiamma che parla, Muschio che ne esegue gli ordini, una Mano che uccide… con gente del genere uno Specchio che ordisce trame non dovrebbe lasciare più stupiti di tanto. E mentre Conrad risolve i suoi problemi qualcosina della trama sottostante, quella che lega i vari episodi, procede verso i propri obiettivi.  Ritroverete Qar, l’elementale prigioniero, e troverete la new entry, il soggetto poco raccomandabile che ha dato il titolo al romanzo. Non dico altro al riguardo, se non che nella prima stesura del romanzo doveva essere una comparsa: uno di quei personaggi-meteora che faceva la sua apparizione, la figura del cretino, e poi spariva nel dimenticatoio tra i suoi simili lasciando a Conrad il trionfo da “eroe del giorno”.

Come già accaduto per Diana, anche a questo personaggio è girato il chiccherone. Così dopo altre quattro stesure siamo arrivati a un accordo onorevole: al personaggio ho dato un ruolo da super protagonista, cioè da protagonista che sta “sopra”, le sue azioni non compaiono nel testo se non quando incrociano direttamente quelle di uno dei protagonisti. Tuttavia hanno un peso enorme nell’economia della storia per i loro effetti. Contributo invisibile, successo (anche se nel male) evidente. Così il personaggio se ne è ritornato buono buono (si fa per dire) tra le pagine della storia accettando ogni singola scelta che ho deciso per la sua, uh, carriera.

Myth Press è una casa editrice giovane, presente da qualche anno sullo scenario editoriale italiano con il progetto “Onnigrafo Magazine” e con il gioco di ruolo “Incubus”. Dal 2019 ha iniziato a pubblicare libri di autori italiani: “La figlia di Caino” di Natascia Norcia è stato appena pubblicato (23 aprile 2019), nel III quadrimestre di quest’anno vedrà la luce “Le cronache di Oscailt” di Emanuele Benedetti.  Per il 2020 è prevista la pubblicazione di “Black Rose Wars: le origini” di Marco Olivieri. Possono sembrare poche,  un libro ogni sei mesi, ma come ho già detto diverse volte per produrre un libro ci vuole un certo impegno economico e tanto lavoro e alla Myth Press hanno scelto di differenziarsi grazie alla qualità dei testi.

 

E il romanzo prosegue.

Il romanzo n°3 che ha finalmente un titolo, ma che non svelerò fino alla fine, è al primo giro di Editing. I primi undici capitoli, iniziati lunedì, sono stati riletti. I commenti dell’editor esaminati e in massima parte adottati.
L’editor ha sempre ragione? No. Ma ignorare i suoi commenti è stupido. Dietro ognuno di essi ci sono tempo e risorse che sono stati dedicati al solo scopo di migliorare la storia e vanno soppesati per bene.

Ho dovuto aggiungere un paio di capitoli ^^, cosa mai accaduta: di solito è tutto un tagliare, tagliare e ancora tagliar…

Qualche giorno fa una mia amica mi ha chiesto come faccio a dare a ogni capitolo una lunghezza precisa o quasi. Non è che ci voglia chissà quale scienza, ma poi mi son dovuto ricredere.
Primo: il romanzo è alla sua quinta stesura. Di ogni scena conosco a menadito l’ambientazione, i personaggi, le battute e il perché ogni personaggio dice quello che dice e il modo in cui lo dice. Perciò è come se io fossi giunto alla stesura del mio quindicesimo romanzo (ne ho pubblicati altri due come self). L’allenamento non mi manca.
Secondo: non solo conosco tutto della storia, ma conosco anche i retroscena e so cosa sta accadendo anche in parti dell’ambientazione che il narratore non nomina. Questa parte è tutta annotata negli appunti relativi personaggi e ambientazione. Ci metto poco a spostare la “telecamera” su un’altra di queste vicende e raccontarla.
Terzo: ancora allenamento. Negli ultimi quattro anni ho perso il conto dei contest cui ho partecipato, per sport, dove le regole erano molto stringenti. Numero di battute limitato, tema obbligatorio e obbligatorio leggere e confrontare per partecipare. Premi? Una giornata passata a rispondere alle domande degli altri partecipanti.
Sembra una cosa inutile, ma invece è un esercizio formidabile per imparare a restare focalizzati e crearsi un pubblico di lettori esperti.
“Scrivere un racconto a tema Horror che contenga le seguenti parole: cuoio, denti, unghie, stivali, maschera; lunghezza massima 3000 battute +- 300”, la storia di “Tentacoli” è nata più o meno così.
Partecipa a una decina di contest e più di questo genere e in poco tempo ti ritroverai con una gran quantità di “corti” dalla lunghezza precisa e con le parole utilizzate in modi che adesso neanche immagini.

Rituale di Sangue è nato così

https://www.wattpad.com/story/92668783-rituale-di-sangue

…e racconta la fine di un certo mago il cui nome riempie le mie storie, in senso proprio.

Con questo allenamento, quando arrivo alla “stesura definitiva” ovvero la penultima stesura (non è che lo faccio apposta: finora ho scritto in modo molto inefficiente) spero sempre di aver creato qualcosa che non richieda altro lavoro. Non è mai stato così e temo che mai lo sarà. Comunque ho già i limiti “imposti”: massimo 26000 battute più o meno 4000. Battute delle quali conosco obiettivo (cosa racconta il capitolo), personaggi e luoghi fin nei minimi dettagli. Scrivere in queste condizioni è quasi una passeggiata e in media tiro giù dalle 10k alle 12k battute in un’ora.  In linea teorica potrei scrivere un romanzo di 360k in 30 ore se solo potessi avere già tutto chiaro in testa, cosa che non è mai.

Eccezioni a questa regola sono i capitoli “speciali” come prologo ed epilogo che sono più corti. Le appendici e gli approfondimenti che metto in coda al romanzo sono pure capitoli, ma la lunghezza oscilla tra le 3600 e le 5400 battute massimo.

Anche così produrre 300 cartelle di storia più appendici varie richiede non meno di otto mesi di lavoro (dato che non ho mai più di due ore ogni giorno a disposizione per scrivere), tra prima stesura e stesure successive, e poi c’è l’editing che ha tempi lunghi o lunghissimi.

Quindi: sì, riesco a dare ai capitoli una lunghezza omogenea, ma non è né facile, né semplice riuscirci e mantenere l’efficacia della narrazione.

Conrad e soci, nel frattempo, si stanno pure scontrando con altri… uh, problemi. L’Ombra Scarlatta (o quale che sia il titolo successivo a quello in lavorazione) e qualcosa che viene “Dal Profondo della Notte” (titolo provvisorio del romanzo numero 5) su cui ho pure cominciato a mettere giù parole, mentre l’embrione delle Fiamme su Kirezia (numero 6) sta facendo capolino tra pagine di ambientazione schede dei personaggi.

Il resto della vita prosegue, ma il tempo per raccontar storie diminuisce. Certo: queste nuove mi escono (spero) più belle, ma sapere di aver superato il “giro di boa” già da un po’ mi sprona a scrivere e tirar fuori tutto il meglio che ho da raccontare.

I Razziatori di Etsiqaar

E finalmente, dopo tanto sudore, lacrime e un po’ di sangue lasciato sulla tastiera ecco i
“I Razziatori dcoveri Etsiqaar” in tutto il loro rutilante et sbrilluccicoso splendore! Duecentoventi pagine di avventura, azione, magia, scalate di mura, fughe rocambolesche con morte bovina tutt’intorno, banditi, gente che tira frecce (e tiene una mira che… be’ è buona) e tanto, tanto, tantissimo altro.
Chi ha acquistato su Kindle la versione beta potrà bearsi della nuova versione, completamente riscritta e arricchita da note, contenuti extra tutto il resto senza spendere un centesimo in più dei 99¢ spesi  quando ho finanziato il libro.
Tutti gli altri faranno il favore di pagare i tre euro richiesti per l’ebook o i dieci per il cartaceo (non me ne vogliate, ma di quei dieci io ne prendo tanti quanti ne guadagno con l’ebook) . Qui sotto il trailer che racconta qualcosa (non troppo) della trama.

 

Se la musica vi ispira un western non siete troppo lontani, basta seguire il trailer fino alla fine. Per chi non conoscesse Carlo Rustichelli provate a cercare “I 4 dell’Ave Maria”, magari la colonna sonora vi torna familiare. The Animals hanno messo in piedi “The house of the rising sun” una canzone tradizionale americana e l’arpeggio in sottofondo, be’ anche quello mi è piaciuto. La fischiatina che porta la melodia l’ho rubata a Ennio Moricone, peccato che nel portarmela mi è caduta e si è rotta. L’ho incollata e rimessa insieme, ma è uscita diversa. Infine Merle Trevis ha dato a Johnny Cash un sacco di testi su cui lavorare tra cui Sixteen Tons e c’è un po’ della sua musica malinconica nel modo in cui strimpello la chitarra. Si, ho suonato tutto, registrato in un raro momento coi pargoli addormentati e la moglie fuori di casa.

Tornando al libro: ci sono volute cinque stesure per sistemare tutto e poi non contento ho aggiunto trenta pagine di contenuti extra e, da scaricare a parte, due file con mappe e descrizioni dettagliate per trasportare un party di avventurieri di livello basso (si parte sempre dal fondo) a sud di Nadear, tra i colli ondosi, per seguire Conrad nelle sue avventure o (perché no?) tentare di fermarlo. Come dite? Pensate di poterci riuscire? Oh be’ tentar non nuoce. Magari stavolta qualcuno riesce davvero a fermarlo anche se solo per gioco: lui ama giocare.
Anche io: anagrammi, cambi di vocale, scherzetti dialettali che tramutano in lingue nuove di pacca dialetti altrimenti italianissimi e poi citazioni a tutto andare dai miei autori preferiti, da film, poesie, aforismi e tanto, tanto altro bene infilato nella storia da non poter togliere neanche una virgola senza stravolgere il senso.
Lo so, sono modesto.
Una menzione d’onore per editor e cover designer che si sono dati un gran da fare per realizzare la cover e rendere il testo fruibile: Gianluca Serratore ha curato la grafica e Antonella Monterisi l’editing. Su Gianluca posso solo dire “wow”, maestro: sei stato fantastico. Lia si è rivelata una editor capace e abile che ha saputo guidarmi senza sostituirsi nella scrittura, il risultato… sta a voi giudicarlo. Se avrete la bontà di acquistare il libro. A me è piaciuto scriverlo pensando a chi l’avrebbe letto… e mi sono divertito.

Cartaceo

coverEbook

Che poi c’è un altro buon motivo per acquistare il libro. Il ricavato del libro sarà devoluto per… l’acquisto di pannolini. C’è un nuovo arrivo in casa: dopo Laura e Manuel un altro pargolo allieterà i giorni e le nottate di casa (sob), o meglio: pargola (è una femminuccia). Non so ancora il nome, ma chi mi segue sa che per trovare i nomi una certa abilità ce l’ho 😉

Un’altra pupina cui raccontare le gesta di Conrad, del Nano Sarralga, di Colle Ondoso e tutti gli altri personaggi che sto tirando fuori in questi anni.

I Razziatori di Etsiqaar V 4.10

Nuova revisione per questa stesura, che ora è completa della sezione dedicata ai giocatori di ruolo. Così chi lo desidera può trasformare più facilmente il libro in un’avventura per il suo GdR preferito.

Ho aggiunto tre capitoli, necessari perché uno dei retroscena giungeva troppo tardivamente all’attenzione del lettore, perché i personaggi di Diana e La-Wonlot erano altrimenti troppo scarni e privi di motivazioni, perché… è inutile che mi nasconda dietro a un dito: mi sto affezionando a Conrad Diana e La-Wonlot, sono una via di mezzo tra gli amici che non ho mai avuto e i figli che sono arrivati e, forse, arriveranno ancora.

Ora la storia è completa e toccherà all’editor darsi da fare per scovare tutto ciò che non funziona (ma stavolta è davvero poco), quello che può rendere meglio e quello che invece va mantenuto perché buono, mentre l’amico e collega Gianluca Serratore si dedicherà alla cover.
Quando l’editor mi consegnerà il lavoro passerò alla stesura definitiva e alla pubblicazione.

Zeus, Zeus! Chi l’avrebbe mai detto che scrivere un libro richiedesse tanto lavoro? E questo è il più corto dei romanzi che ho tirato fuori dal cassetto… gli altri sono molto più lunghi.

Spero non abbiate troppa fretta di leggerli. Voglio farli bene… e vedo arrivare la 5a stesura per i razziatori.
I tre nuovi capitoli hanno portato a galla alcune fragilità della trama di “background” che devo correggere, o mi crolla tutto l’impianto del romanzo successivo (giunto alla terza stesura) e del quarto (fermo alla ver. 0.17) e insomma avrei qualche bruciore di stomaco.

La buona notizia è che sto procedendo all’editing dei Razziatori: con la nuova stesura e le (poche spero) revisioni il romanzo sarà pronto per la pubblicazione in breve tempo.
Altra buona notizia: stavolta sarà corredato di Glossario, appendici storico-culturali e materiale per GdR così da permetterne facilmente la trasformazione in avventura per il proprio set di regole preferito: ci sono mappe, schede sintetiche dei personaggi, descrizioni extra… tutto quello che serve per mettere un party di avventurieri alle prime armi, come Conrad, di affrontare la situazione altrimenti imbarazzante di avere una banda di razziatori equipaggiata di tutto punto contro.

Il Torto

Un torto cos’è? È un’ingiustizia, pura e semplice. Non importa se riguarda un crimine odioso o un innocente furto in cucina: essere accusati e poi condannati ai lavori forzati nelle stalle per un furto mai commesso è un torto che Conrad, dall’alto dei suoi dodici anni appena compiuti, non è disposto a subire. Fin qui è tutto chiaro. Tuttavia non ci troviamo certo nella nostra cara vecchia Terra, tra confortevoli mura e cucine a gas capaci di sfornare una gustosa crostata di visciole quasi da sole, in appena mezz’ora di cottura come per magia. Siamo a Tharamys: una terra dove la magia è di casa e NON sforna crostate né altri dolciumi. Una terra dove morire è facile e a volte basta tentare di scoprire il vero ladro di una… torta.

Bene, stavolta gli ingredienti li ho messi tutti, ma tanto la storia… almeno chi ha seguito le mie peripezie letterarie fino a qui, la conoscete già tutti. Un buon editing, un bravissimo grafico, la mia chitarra (modestamente) e una storia scritta con cura passione e attenzione per chi legge, vi aspettano. Chi l’ha già scaricata sul proprio kindle dovrebbe ritrovarsi con la copertina disegnata da  Gianluca Serratore, il grafico che ha dato un volto a Conrad.

copertina