I Razziatori di Etsiqaar

E finalmente, dopo tanto sudore, lacrime e un po’ di sangue lasciato sulla tastiera ecco i
“I Razziatori dcoveri Etsiqaar” in tutto il loro rutilante et sbrilluccicoso splendore! Duecentoventi pagine di avventura, azione, magia, scalate di mura, fughe rocambolesche con morte bovina tutt’intorno, banditi, gente che tira frecce (e tiene una mira che… be’ è buona) e tanto, tanto, tantissimo altro.
Chi ha acquistato su Kindle la versione beta potrà bearsi della nuova versione, completamente riscritta e arricchita da note, contenuti extra tutto il resto senza spendere un centesimo in più dei 99¢ spesi  quando ho finanziato il libro.
Tutti gli altri faranno il favore di pagare i tre euro richiesti per l’ebook o i dieci per il cartaceo (non me ne vogliate, ma di quei dieci io ne prendo tanti quanti ne guadagno con l’ebook) . Qui sotto il trailer che racconta qualcosa (non troppo) della trama.

 

Se la musica vi ispira un western non siete troppo lontani, basta seguire il trailer fino alla fine. Per chi non conoscesse Carlo Rustichelli provate a cercare “I 4 dell’Ave Maria”, magari la colonna sonora vi torna familiare. The Animals hanno messo in piedi “The house of the rising sun” una canzone tradizionale americana e l’arpeggio in sottofondo, be’ anche quello mi è piaciuto. La fischiatina che porta la melodia l’ho rubata a Ennio Moricone, peccato che nel portarmela mi è caduta e si è rotta. L’ho incollata e rimessa insieme, ma è uscita diversa. Infine Merle Trevis ha dato a Johnny Cash un sacco di testi su cui lavorare tra cui Sixteen Tons e c’è un po’ della sua musica malinconica nel modo in cui strimpello la chitarra. Si, ho suonato tutto, registrato in un raro momento coi pargoli addormentati e la moglie fuori di casa.

Tornando al libro: ci sono volute cinque stesure per sistemare tutto e poi non contento ho aggiunto trenta pagine di contenuti extra e, da scaricare a parte, due file con mappe e descrizioni dettagliate per trasportare un party di avventurieri di livello basso (si parte sempre dal fondo) a sud di Nadear, tra i colli ondosi, per seguire Conrad nelle sue avventure o (perché no?) tentare di fermarlo. Come dite? Pensate di poterci riuscire? Oh be’ tentar non nuoce. Magari stavolta qualcuno riesce davvero a fermarlo anche se solo per gioco: lui ama giocare.
Anche io: anagrammi, cambi di vocale, scherzetti dialettali che tramutano in lingue nuove di pacca dialetti altrimenti italianissimi e poi citazioni a tutto andare dai miei autori preferiti, da film, poesie, aforismi e tanto, tanto altro bene infilato nella storia da non poter togliere neanche una virgola senza stravolgere il senso.
Lo so, sono modesto.
Una menzione d’onore per editor e cover designer che si sono dati un gran da fare per realizzare la cover e rendere il testo fruibile: Gianluca Serratore ha curato la grafica e Antonella Monterisi l’editing. Su Gianluca posso solo dire “wow”, maestro: sei stato fantastico. Lia si è rivelata una editor capace e abile che ha saputo guidarmi senza sostituirsi nella scrittura, il risultato… sta a voi giudicarlo. Se avrete la bontà di acquistare il libro. A me è piaciuto scriverlo pensando a chi l’avrebbe letto… e mi sono divertito.

Cartaceo

coverEbook

Che poi c’è un altro buon motivo per acquistare il libro. Il ricavato del libro sarà devoluto per… l’acquisto di pannolini. C’è un nuovo arrivo in casa: dopo Laura e Manuel un altro pargolo allieterà i giorni e le nottate di casa (sob), o meglio: pargola (è una femminuccia). Non so ancora il nome, ma chi mi segue sa che per trovare i nomi una certa abilità ce l’ho 😉

Un’altra pupina cui raccontare le gesta di Conrad, del Nano Sarralga, di Colle Ondoso e tutti gli altri personaggi che sto tirando fuori in questi anni.

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I Razziatori di Etsiqaar V 4.10

Nuova revisione per questa stesura, che ora è completa della sezione dedicata ai giocatori di ruolo. Così chi lo desidera può trasformare più facilmente il libro in un’avventura per il suo GdR preferito.

Ho aggiunto tre capitoli, necessari perché uno dei retroscena giungeva troppo tardivamente all’attenzione del lettore, perché i personaggi di Diana e La-Wonlot erano altrimenti troppo scarni e privi di motivazioni, perché… è inutile che mi nasconda dietro a un dito: mi sto affezionando a Conrad Diana e La-Wonlot, sono una via di mezzo tra gli amici che non ho mai avuto e i figli che sono arrivati e, forse, arriveranno ancora.

Ora la storia è completa e toccherà all’editor darsi da fare per scovare tutto ciò che non funziona (ma stavolta è davvero poco), quello che può rendere meglio e quello che invece va mantenuto perché buono, mentre l’amico e collega Gianluca Serratore si dedicherà alla cover.
Quando l’editor mi consegnerà il lavoro passerò alla stesura definitiva e alla pubblicazione.

Zeus, Zeus! Chi l’avrebbe mai detto che scrivere un libro richiedesse tanto lavoro? E questo è il più corto dei romanzi che ho tirato fuori dal cassetto… gli altri sono molto più lunghi.

Spero non abbiate troppa fretta di leggerli. Voglio farli bene… e vedo arrivare la 5a stesura per i razziatori.
I tre nuovi capitoli hanno portato a galla alcune fragilità della trama di “background” che devo correggere, o mi crolla tutto l’impianto del romanzo successivo (giunto alla terza stesura) e del quarto (fermo alla ver. 0.17) e insomma avrei qualche bruciore di stomaco.

La buona notizia è che sto procedendo all’editing dei Razziatori: con la nuova stesura e le (poche spero) revisioni il romanzo sarà pronto per la pubblicazione in breve tempo.
Altra buona notizia: stavolta sarà corredato di Glossario, appendici storico-culturali e materiale per GdR così da permetterne facilmente la trasformazione in avventura per il proprio set di regole preferito: ci sono mappe, schede sintetiche dei personaggi, descrizioni extra… tutto quello che serve per mettere un party di avventurieri alle prime armi, come Conrad, di affrontare la situazione altrimenti imbarazzante di avere una banda di razziatori equipaggiata di tutto punto contro.

Il Torto

Un torto cos’è? È un’ingiustizia, pura e semplice. Non importa se riguarda un crimine odioso o un innocente furto in cucina: essere accusati e poi condannati ai lavori forzati nelle stalle per un furto mai commesso è un torto che Conrad, dall’alto dei suoi dodici anni appena compiuti, non è disposto a subire. Fin qui è tutto chiaro. Tuttavia non ci troviamo certo nella nostra cara vecchia Terra, tra confortevoli mura e cucine a gas capaci di sfornare una gustosa crostata di visciole quasi da sole, in appena mezz’ora di cottura come per magia. Siamo a Tharamys: una terra dove la magia è di casa e NON sforna crostate né altri dolciumi. Una terra dove morire è facile e a volte basta tentare di scoprire il vero ladro di una… torta.

Bene, stavolta gli ingredienti li ho messi tutti, ma tanto la storia… almeno chi ha seguito le mie peripezie letterarie fino a qui, la conoscete già tutti. Un buon editing, un bravissimo grafico, la mia chitarra (modestamente) e una storia scritta con cura passione e attenzione per chi legge, vi aspettano. Chi l’ha già scaricata sul proprio kindle dovrebbe ritrovarsi con la copertina disegnata da  Gianluca Serratore, il grafico che ha dato un volto a Conrad.

copertina

Il torto della Torta 2.0

Il torto della tortaIn realtà il numero di versione sarebbbe 4.6 ovvvero la sesta riscrittura della quarta stesura, ma come “edizione” è la seconda, totalmente rinnovata.

Dopo essermi accorto che, nonostante le buone idee, i miei racconti hanno venduto meno di 100 copie in 3 anni ho svolto un intenso lavoro di autocritica. Cosa è mancato? Be’ sicuramente il marketing: non sono mai stato capace a vendere me stesso, né altro che non fosse un po’ di “fumo” parenti, amici & familiari.

Il bello del “fumo”, specie se ottenuto da certe affascinanti piantine con foglie a sette dita, è che fa sembrare tutto bellissimo e meraviglioso: un vero ballo con la S davanti. Tuttavia il giudizio è un pelino falsato. Il “torto ” nella sua prima edizione è stato giudicato troppo positivamente: il commento meno lusinghiero è stato “molto carino” e il migliore “wow, fantastico: mi hai fatto sognare luoghi incredibili!”. Forte dei miei dubbi e del numero di copie vendute ho ripreso in mano il testo e ho analizzato pregi e difetti.

Punti di forza:

  1. E’ una storia originale. Niente mostri “fine di mondo”, orribili “signori oscuri” o altri cliché tipiche delle storie High Fantasy. Anche il protagonista è sui generis e in comune con altri ha l’età e una certa dose di immaginazione.

  2. La trama è intrecciata, ma non troppo. Il conflitto che muove il protagonista c’è e arriva già nel primo capitolo.
  3. I personaggi sono caratterizzati a dovere, ognuno con le sue peculiarità, i suoi pregi e i suoi difetti
  4. E’ facile da leggere, appena 30 cartelle: non scoraggia.

Punti di… miglioramento:

  1. L’italiano. Mi sono cadute le braccia di fronte ad alcuni errori grossolani come una virgola tra soggetto e predicato… avrei voluto morire: ho pubblicato su Amazon una roba del genere?!? E qualcuno l’ha letta?!!?. Ci sono pure 90 avverbi in meno di 40 pagine, accidenti, altro che Torto della Torta: ho fatto un torto a quei pochi che mi hanno dato fiducia!
  2. Manca un capitolo introduttivo “catastrofico”. Voglio dire: tutti gli altri racconti cominciano “alla Cussler” con un bel disastro di qualche tipo. No, niente navi che affondano: ci sono razziatori che razziano, furfanti che derubano, entità sanguinarie che tramutano vivi in non-morti… cose così. Invece questa storia è, come dire… senza sugo (come dicea un di que’ capi un po’ pericolosi, quel tal Sandro… autor d’un romazetto in cui si narra di promessi sposi).
  3. Il finale non introduce alla “collana” dedicata a Conrad e al mondo di Tharamys: e allora, se pure è scritto bene nessuno sarà curioso di leggere il resto. Insomma: la storia di Conrad e del mago Colle Ondoso inizia con questo libro… ma non si capisce.
  4. La tecnica usata, col narratore onnisciente, la terza persona con focus sul protagonista del capitolo, il tempo che va dal passato prossimo a quello remoto e l’imperfetto per descrivere le azioni che non si sono ancora concluse, sa di stantio e già n-mila volte letto. Va bene per un resoconto di una partita di giochi di ruolo, ma qui… è richiesto altro.

Ed ecco che comincia il lavoro. Per prima cosa ho bisogno di migliorare io. Così comincio a cercare siti dedicati alla scrittura e agli scrittori. Scopro blog di autori e agenti letterari fino a quel momento sconosciuti come Augusto Chiarle, sulromanzo.it e ioscrittore.it. Ritrovo persino quello di un amico: www.pennablu.it di Daniele Imperi. Ciao Daniele, sei stato (e continui ad essere) una fonte preziosa di consigli utilissimi! Tra le tue pagine ho trovato anche un’altra persona molto utile: Stefania Crepaldi, che è un editor e mi ha seguito durante la riscrittura del libro con pazienza, entusiasmo e professionalità.

Con un mese e mezzo di lavoro ho riscritto interamente il testo, passando la fatidica soglia da racconto lungo a romanzo breve… 46 cartelle.

E infine: ecco un bell’estratto dal “Torto” con raffronto tra “Prima” e “Dopo” la cura, per chi è curioso di vedere quanto è cambiato il mio stile in un mesetto… e cosa lo aspetta se deciderà di acquistare il libro una volta pubblicato.

Prima dell’editing:
CONRAD MUSÌN! – gridò una voce stridula e potente allo stesso tempo; la porta della cucina si spalancò di colpo e dalla sua posizione riparata in fondo al tavolo Conrad poté solo immaginare Luigi Scaldapentole che, dall’alto dei suoi 95 centimetri (un vero gigante tra la sua gente), faceva irruzione nella sala comune della casa agitando addome e capelli allo stesil presente nel passatoso modo.
Il “gigantesco” elasson saltò sulla panca accanto a Francisco che sogghignò in direzione del semiumano, ma tenne per se qualsiasi commento gli fosse venuto in mente: la padella che il minuscolo cuoco teneva in mano in quel momento avrebbe potuto trasformarsi in un… incontro ravvicinato assai doloroso.
Raccontami la storia della tua vita, da stamattina a adesso – intimò al ragazzo puntandogli contro la padella – e bada di includere la sorte della crostata di visciole che avevo sfornato all’alba, poco prima di recarmi in città per acquistare le provviste necessarie per la dispensa… già che ci sei tira fuori il piatto: non ti sarai mangiato anche quello spero! – disse Luigi sbattendo la padella sul tavolo, un gesto molto eloquente per Conrad: il prossimo avrebbe visto in azione la padella sul suo fondoschiena.
…ma io non sono stato! Non…– protestò Conrad
Non ti ho chiesto se sei stato tu – grugnì Luigi, i lineamenti del viso glabro e delicato stravolti dalla rabbia – ti sto ORDINANDO di dirmi cosa hai fatto nella mia cucina quando, stamattina, mi sono dovuto assentare! –
Un quesito gustosamente interessante, mio giovane allievo – commentò Francisco lisciando distrattamente il pizzetto appuntito – in effetti stamane avevo fiutato un buon profumo nell’aria –
Conrad scuoteva la testa e negava:
Non sono stato io, non stavolta! Ho promesso sul mio onore che non l’avrei più fatto, e me ne sono ben guardato! –
Fu allora che Dorian entrò nella sala:
Allora Luigi che si mangia di buono a pranzo? – chiese notando subito la presenza del cuoco in piedi sulla panca accanto a Francisco
Minestrina! – urlò Luigi furibondo – dato che qui c’è un ladro che preferisce degustare le mie specialità prima che possano raggiungere la tavola – Luigi a furia di gridare stava perdendo la voce, mentre il suo colorito stava assumendo una tinta simile a quella delle visciole usate per la crostata.
Dorian scoccò uno sguardo molto severo a suo figlio:
Papà mi devi credere: non sono stato io, non stavolta, ho… – provò a difendersi il ragazzo, piagnucolando appena.
Zitto Conrad! Non peggiorare la tua posizione: avevi promesso, ricordi? Sei venuto meno al patto, un bravo mercante non si comporta in questo modo (ahemm NdA): può aver mal interpretato alcuni dei termini, del tutto in buona fede… magari per ottenere qualcosa in più, ma non disattende mai un contratto che lui stesso ha redatto, perché un mercante degno di questo nome ha solo da guadagnare nel rispettare la sua parte; da stasera e fino alla fine dell’autunno tu dormi nel fienile e lavori come garzone nelle stalle, fila!
Ma papà…–
Fa come ti ho ordinato Conrad e non farmelo ripetere! – sbottò il padre incollerito – o stavolta le prendi sul serio! –
Conrad corse via piangendo fuori della sala, sotto lo sguardo severo di Dorian, quello deluso e poco soddisfatto di Luigi e quello rassegnato di Francisco.

Dopo
«Conrad Musìn!» grida una voce stridula e grave allo stesso tempo; la porta della cucina si spalanca di colpo e dalla sua posizione riparata in fondo al tavolo Conrad non riesce a vedere Luigi Scaldapentole che, dall’alto dei suoi 95 centimetri – un vero gigante tra la sua gente – irrompe nella sala agitando addome e capelli. L’impressione è di avere vicino due persone con voci diverse che gridano all’unisono. Chi non conosce gli elassos spesso crede che siano davvero in due a gridare. In condizioni di tranquillità non c’è traccia della voce doppia, tranne durante il canto, nel quale gli psaltei(3) elassos sono maestri indiscussi.
Il gigantesco elasson salta sulla panca accanto a Francisco e si rende visibile. Francisco sorride divertito in direzione del semi-umano, ma tiene per sé ogni commento al riguardo: sa che un elasson furibondo armato di padella potrebbe trasformarsi in un… incontro ravvicinato assai spiacevole.
«Raccontami la storia della tua vita, da stamattina a adesso», intima al ragazzo puntandogli contro la padella, «bada di includere la sorte della crostata di visciole che avevo sfornato stanotte, poco prima di recarmi in città per acquistare le provviste necessarie per la fattoria… e già che ci sei tira fuori il piatto: non ti sarai mangiato anche quello spero!» sbraita Luigi, sbattendo la padella sul tavolo. Un gesto davvero molto eloquente per Conrad. Il ragazzo sa che l’atterraggio della padella sul suo fondoschiena può divenire realtà entro pochi secondi. Il suo volto sbianca, le gambe diventano improvvisamente molli e la vescica gli comunica che deve liberarsi in quell’istante.
«… ma io non sono stato! Non stavolta…» protesta Conrad, incapace di trovare una risposta.
«Non ti ho chiesto se sei stato tu», grugnisce Luigi, i lineamenti del viso glabro e delicato stravolti dalla rabbia, «ti sto ordinando di dirmi cosa hai fatto nella mia cucina in mia assenza!»
«Un quesito gustosamente interessante, mio giovane allievo», commenta Francisco lisciando distrattamente il pizzetto appuntito, «in effetti avevo fiutato un buon profumo nell’aria stamane.»
Conrad scuote la testa e nega: «Non sono stato io! L’altra volta ho promesso sul mio onore che non l’avrei più fatto, e me ne sono ben guardato!»
È in quel momento che Dorian entra nella sala: «Allora Luigi, che si mangia di buono a pranzo?» chiede notando subito la presenza dell’elasson.
«Minestrina!» grida questo, furibondo, «dato che qui c’è un ladro che preferisce degustare le mie specialità prima che possano raggiungere la tavola.»
Luigi a furia di gridare sta perdendo la voce, mentre il suo colorito va assumendo una tinta simile a quella delle visciole usate per la crostata.
Dorian scocca uno sguardo molto severo a suo figlio che replica: «Papà mi devi credere: non sono stato io, non stavolta, ho…» Conrad, gli occhi carichi di lacrime trattenute a stento, incrociano quelli di suo padre in cerca di una difesa o ancora meglio, di una piena assoluzione. È innocente e vuole che tutti gli credano.
«Zitto Conrad! Non peggiorare la tua posizione: avevi promesso, ricordi? Sei venuto meno al patto. Un bravo mercante non si comporta in questo modo: può aver mal interpretato alcuni dei termini, del tutto in buona fede… magari per ottenere qualcosa in più; ma non disattende mai un contratto che lui stesso ha redatto, perché un mercante degno di questo nome ha solo da guadagnare nel rispettare la sua parte; da stasera e fino alla fine dell’autunno dormirai nel fienile e lavorerai come garzone nelle stalle. Fila!»
«Ma papà…»
Gli occhi dell’uomo, di fronte a quel tentativo di ribellione, divengono due fessure: «Fa come ti ho ordinato Conrad e non farmelo ripetere!» sbotta, le mani serrate in pugni stretti lungo in fianchi, «O stavolta le prendi sul serio!»
Conrad corre via piangendo. Sente gli sguardi di tutti e tre sulla schiena come se fossero pugnali, sguardi che continuano a trafiggerlo anche dopo aver sbattuto la porta dietro di sé.

3) bardo, cantastorie in elassos. Oltre ad essere famosi per la loro cucina gli elasson superano gli elfi nel canto.

Che ve ne pare? Commentate pure al riguardo; cambiamenti ce ne son stati parecchi, a cominciare dalla formattazione che è molto più ordinata e pulita, con le caporali «» al posto del trattino – per introdurre il discorso diretto. Il narratore è diventato “quasi” onnisciente: neanche lui sa come finirà la storia. Sa tutto sul passato e sul presente, ma il futuro gli è oscuro e se osa svelare qualcosa al riguardo… il finale potrebbe cambiare.  Ad aggiungere carne al fuoco: il primo capitolo è dedicato a Colle Ondoso, il secondo ad Alalf e Ololf, che si intrufolano di soppiatto nella fattoria Musìn. Capitoli brevi, sia chiaro. Tutta l’opera non supera le 83000 battute, circa 46 cartelle.

Quando avrò finito probabilmente cambierà il titolo, sicuramente la dicitura: non è più un racconto breve. In tutti i casi  pubblicherò la nuova versione come aggiornamento della precedente così quei pochi, lettori coraggiosi, che hanno acquistato la prima versione del racconto se la ritroveranno ben aggiornata sul proprio Kindle senza spendere un cent.

Buone Letture a tutti!

Il limite di Tolkien

Questa è una piccola riflessione. Sto seduto davanti al computer mentre mia figlia mormora nel sonno “ho paura” alle mie spalle e io le ricordo che mi piacciono un sacco gli incubi: infilo il mio guanto speciale coi rasoi al posto delle unghie e vado a prendermeli tutti, poi li faccio a fettine e me li mangio a mo’ di carpaccio.

Lei ride e si rimette a dormire.

Mentre raccolgo il materiale per il mio “Ladro di Sogni” rifletto anche su un altro aspetto dello scrivere che riguarda la lunghezza di un romanzo. Di fatto ne ho scritto uno che ignoro quando pubblicherò, spero per gennaio, ma il lavoro è sempre tantissimo… e intanto ne ho in cantiere un altro. Tutti e due hanno una lunghezza che si aggira intorno alle 350 cartelle. Penso che non si debba scrivere, riguardo una storia, più di 1200 cartelle, riga più riga meno. Perché proprio 1200? C’è un libro che, con quella lunghezza, riesce a descrivere un mondo in modo completo: con le sue terre, con le sue razze, gli dei, le leggende, i miti e tutto quel che c’è attorno.

È il signore degli anelli: 455.125 parole, 1200 pagine circa e c’è tutto.

Alcuni riescono perfino a trovarlo noioso, ma si tratta di persone cui non piace il genere: chi ama il Fantasy lo ama-odia perché dopo aver letto quello la maggior parte dei libri fantasy diviene spazzatura… o meglio: la maggior parte dei libri fantasy che ho letto mi è parsa decisamente non all’altezza del SdA e dello Hobbit e lo stesso è accaduto a molti miei amici. Resta il fatto che quella è la lunghezza ideale o almeno il “limite” che uno scrittore deve porsi mentre tira giù la sua storia.

Tolkien con circa 450k parole ha evocato un mondo completo (e sottolineo la parola completo quattro volte) con una storia epica, ricca e avvincente. Se tu che scrivi vuoi impegnare i tuoi lettori con qualcosa di più corposo… devi essere più bravo di Tolkien e creare qualcosa di meglio.

Dunque non si tratta di un limite invalicabile è piuttosto una barriera come il muro del suono: nulla ti vieta di spingere i tuoi motori fino a portare la velocità relativa dell’aria attorno all’aereo a mach 1, ma a quel punto l’aria diviene una cosa praticamente solida e se tutto il tuo aereo non è in grado di reggere quella pressione… bummm.

Va da sé che se la storia di cui si scrive non racconta delle sorti di un intero mondo, ma di un semplice “figlio di  mercante” cui capitano una serie di (dis)avventure da cui scampa grazie al proprio acume, al modo in cui sa sfruttare le proprie doti fisiche e intellettuali e al modo in cui riesce a relazionarsi con il prossimo, questo limite si abbassa drasticamente.

Buone Letture

Il ladro di sogni e altre storie

Il nuovo capitolo delle avventure di Conrad è in lavorazione. Stavolta c’è poco da stare allegri… cioè come al solito. Il povero ragazzino dovrà vedersela, stavolta, con un mago piuttosto abile nel manipolare i sogni delle sue vittime. Addormentarsi, chiudere gli occhi e sognare, potrebbe diventare… letale e il risveglio tutt’altro che scontato. È che dopo essermi sporcato il fondo dei calzoni, quando ero tredicenne, con “Nightmare: dal profondo della notte” mi son detto: perché non regalare certe emozioni anche alle nuove, deste, generazioni? (Oh! Pure in rima!)

Non starò a scomodare Freddy Krueger per questo scopo e, come sempre, lavoro per creare una storia coerente. Freddy usava il soprannaturale in un mondo razionale e per questo era invincibile… fino a che nel 5° sequel anche gli “eroi” lo imitano, riescono a distruggerlo con un contrappasso allopatico e pongono fine alla saga. La cosa non piacque a Freddy che nel 6° sequel uscì dalla pellicola e tentò di fare fuori gli attori e gli autori responsabili della propria fine. Episodio godibile come idea, ma assolutamente non all’altezza del primo.

Il mio ladro di sogni (ovviamente è il titolo provvisorio) non può permettersi una strategia simile: la storia è ambientata a Malichar, il paese con la maggior concentrazione di maghi al mondo… o almeno uno dei più popolati, e delinquere non è per niente semplice se, come si è visto ne “il furfante derubato” con un incantesimo ben piazzato si scoprono tante cose quante ne vede un coroner del CSI. Lanciare un incantesimo desta sempre attenzioni indesiderate e ci vuole… accortezza oltre ad un ottimo motivo per usare la magia per delinquere.

L’idea di base è dunque far arrivare le “rogne”, il conflitto, attraverso un piano non convenzionale: quello dei sogni, ma il “movente” be’ quello è una sorpresa. 

Ho sempre ben cara la scena del guanto con i rasoi che stride contro i tubi della caldaia, mentre la vittima fugge inseguita da un orrore senza nome… dritta verso il suo destino. 

Per riproporla qui… mi rendo conto che, senza volerlo ho gettato nell’ombra scarlatta (il romanzo che dovrebbe uscire a gennaio) i semi di questa storia. 

Quali semi? Gli incubi, quelli con l’orco-sacerdote dall’inutile, quanto letale pugnale a 4 lame.  Vedere gli incubi trasformati in realtà è una cosa che mi ha sempre affascinato fin dalla prima volta che mangiai pesante: nella notte srguente il fiero pasto la mia cameretta si riempì di micidiali piante carnivore. Il sogno fu talmente intenso che al risveglio le vedevo ancora, coi loro tentacoli protesi verso il mio lettino. Avevo forse tre anni, ma a ripensarci… non avevo mai urlato tanto in vita mia e nemmeno l’arrivo di mio padre, nemmeno la luce accesa, niente riuscì a far svanire quei maledetti viticci ipertrofici. 

Per mia fortuna era, appunto, un brutto sogno molto intenso. Però quando, dieci anni più tardi, vidi Robert Ludlum nei panni di Freddie Krueger non potei non provare qualche brivido. Sapevo perfettamente di cosa si trattava.

Credo che il povero Conrad, ma pure La-Wonlot, Diana e la new-entry Estrella Enchizo del Gremío y Almacen rimpiangeranno con nostalgia gli orchi, gli scorpioni giganti e i sacrifici umani a Wu-Masau appena affrontati. Oh Be’, ma se mi metto a raccontare una storia che comincia con:” Era una mattina tranquilla…” la faccio proseguire con “tutto procede normalmente” e terminare col classico “…e vissero felici e contenti” a quale pagina vi fermereste a leggere? Io dico 2.

Buone letture… e sogni d’oro (finché potete).

Champ Malichar

Champ Malichar

Champ Malichar (pron: “sciam’ malisciar” ) è la piazza principale di Lavill’ ed è un’isola, situata quasi al centro geometrico della fitta rete di ponti e canali che costituisce la capitale dei principati. Ha forma di un pentagono regolare e sul basolato della piazza è disegnato in pietre di granito bianco un pentacolo al centro del quale sta ritto un monolite nero, rettangolare, identico a quello che Kubrik ha usato in 2001 odissea nello spazio. Solo che su questo curioso manufatto brillano lettere, numeri e immagini. Lettere e numeri, con l’aspetto di rune magiche (ma assolutamente innocue) indicano l’ora e la data, precisa al secondo senza mai sgarrare. Le immagini invece sono viste dai cittadini come una divertente barzelletta: mostrano le previsioni meteo per la giornata e per i giorni successivi. La barzelletta è che, dalla creazione del singolare manufatto avvenuta 600 anni prima, mai una previsione si è rivelata corretta, neanche quando accidentalmente si rivelava azzeccata.

La piazza ha un “lato” di circa 50 batòn, poco più di 50 metri e su ogni lato si affaccia un edificio di importanza strategica per la vita stessa della città. Il più antico ed importante, dallo stile totalmente diverso da ogni altro edificio presente in città, è la cittadella universitaria di cui parlerò in un altro articolo, a seguire in senso orario il palazzo Despairs vale a dire una sorta di parlamento riconoscibile dallo spettacolare portico che ne circonda il perimetro. Accanto, apparentemente più piccolo e dimesso vi è il palazzo dei Principes ossia il luogo dove i Principi si riuniscono per discutere di questioni che devono essere affrontate vis a vis e non attraverso strumenti magici che rischiano di essere intercettati. Accanto il tribunale con annessa la minacciosa torre Dessoupirs come NON la chiamano gli abitanti convinti che porti sfortuna solo a immaginarla. Lo straniero che dovesse chiedere qualcosa a riguardo si sentirà rispondere “quale torre?” nel migliore dei casi.

Per finire vi è la Grande Biblioteca, La Senrobon, come la chiamano gli abitanti, fondata da Philippe de Senrobon, meno noto di Bertrànd de Malichar, ma suo braccio destro è, di fatto, il più grande dei templi dedicati a Dar il Dorato.

Oltre a questi vi sono il palazzo del governatore, colui che amministra la città e il mercato dei mostri: un luogo tutto particolare, dove è possibile acquistare se pure a caro prezzo, carne di drago o talvolta persino occhi di beholder.

Ogni edificio è molto diverso da quello che sembra all’esterno. Prendiamo il monolite che campeggia al centro della piazza: è alto 25 batòn con una base di 10 x 5 batòn.

Sul lato minore, all’altezza del suolo, è appena visibile una porticina. Di solito non si apre mai, ma a dare una sbirciatina all’interno si scopre una vasta sala dalla volta a cupola, larga non meno di 20 batòn. Esatto: è più grande all’interno che all’esterno. Tutti gli edifici della piazza sono così: hanno una “intersezione” sul piano tridimensionale di ridotte dimensioni, ma se si potessero ammirare nella loro interezza, apparirebbero ben diversi.

Lo stile architettonico è una diretta conseguenza delle numerose catastrofi che nei secoli precedenti avevano più volte raso al suolo la città, quella dei terremoti è la più frequente, ma anche i beholder possono diventare estremamente pericolosi.

Si potrebbe intuire che Lavill’ sia antica, ma in realtà è ancora più vecchia dato che l’orologio al centro della piazza (che se fosse interamente sul piano tridimensionale occuperebbe tutta la piazza in larghezza e i dodici metri soprastanti) ha seicento anni ed è stato costruito quattro secoli dopo il sisma che ha distrutto la città.

Lavill’ ha 2600 anni e non è neanche una delle capitali più antiche di Tharamys.

Lo stile architettonico dominante (all’esterno degli edifici) è, manco a dirlo, una sorta di Gotico Fiorito incrociato con quello Vittoriano, per cui accanto a doccioni a forma di drago vi sono tetti in rame e in ottone, da pilastri in granito che sostengono archi a sesto acuto, magari incrociati tra loro come il portico di palazzo Despairs, pendono eleganti lucerne a gas in ottone brunito. Pensiline in ferro battuto riccamente decorate, rese inossidabili da apposite rune anti-corrosione, completano gli approdi per les varteries: sorta di autobus che consentono agli abitanti di spostarsi in massa senza dover ricorrere alla magia (ma con costi decisamente sostenuti). La lentezza di questi mezzi è dovuta alla legge: veicoli troppo veloci accelerano l’erosione delle isole su cui sorge la città e ne aumentano i costi di manutenzione. A muoverli è una bizzarra commistione di tecnologia e magia: un complesso sistema di bielle muove le ruote a pale poste ai lati dell’imbarcazione, che possono essere manovrate singolarmente così da migliorarne la manovrabilità. Le bielle sono mosse da uno stantuffo a vapore, questo viene prodotto da una caldaia a sua volta riscaldata dall’interno da un minuscolo portale aperto sul piano elementale del fuoco, che il comandante dell’imbarcazione (rigorosamente un mago) controlla tramite la magia.

Nel prossimo articolo mi concentrerò sull’università e sulla biblioteca, prima di stendere la prima versione della mappa della città e la sua “guida turistica”.