Lo Specchio di Nadear

preordine-lo-specchio-di-nadear.jpg

 

E venne il giorno. Ci son voluti due anni di sudore: tre stesure per arrivare al testo “zero” una stesura di editing e su quest’ultima una raffica di revisioni l’ultima conclusa stasera.

Della città di Nadear ho parlato parecchio in vari articoli, adesso è il momento di renderla viva senza rompere l’animo con spiegoni e infodump. La cover sta riscuotendo un discreto successo e mi fa solo piacere. È opera di Diana Mercolini, un’artista che collabora con Myth Press. Possiede uno stile molto dettagliato e una tecnica che le permette di giocare con i chiaroscuri e le ombre per dare più profondità al disegno. Quella che vedete è solo metà della cover, l’altra metà delizierà gli occhi di chi acquisterà il volume che è già in prevendita, uscirà “ufficialmente” il 10 dicembre. Il link è in fondo alla pagina.
Tre stesure più quella di editing… sto migliorando, visto che le volte precedenti mi ci son volute quattro stesure più quella finale e non sto a contare le revisioni.
Di che si parla stavolta?  Tante cose. Si parla di emozioni, di rapporti tra genitori e figli, di furti e di molto altro che non posso rivelare senza rovinare le sorprese.
Posso dire che ci saranno le citazioni che hanno caratterizzato i Razziatori, anche se stavolta ho lavorato duramente per fare in modo che sembrino parte della storia.
L’effetto, per chi se ne dovesse accorgere, è di sognante stupore. Ritroverete “Alt! Chi siete? Cosa trasportate?”, “Potrebbe piovere” e la “Supercazzola Brematurata” in versione fantasy, oltre a decine di altre più o meno famose.
La storia… be’, non ve la dico. Leggete il libro. Una cosa senza spoilerare posso dirla. Tanti anni fa Terry Brooks pubblicò le “Pietre magiche di Shannara”, romanzo fantasy basato sul tipico viaggio dell’eroe vogleriano. La struttura sembra proprio quella canonica per cui il finale sembra già scritto. Se non che c’è la magia di mezzo e uno degli antagonisti è in grado, agendo invece di starsene rintanato nell’ombra a tramar, di sfruttare il perverso meccanismo della quest per ritorcerlo contro i personaggi che si ritrovano a prendere una quantità di mazzate impressionanti e a dover fuggire inseguiti da un demone chiamato “il Mietitore” (un nome una garanzia).

La tensione già a 1/3 del libro raggiungeva picchi mostruosamente elevati proprio perché il lettore realizzava che il “facile finale” previsto dall’innesco del meccanismo della quest diventava impossibile e pure impossibile era fermare la quest, gli eroi sembravano destinati a fallire in poco tempo.
Infatti mentre il Mietitore mieteva un personaggio dopo l’altro a colpi di mannaia, un altro chiamato “il camaleonte” assumeva l’aspetto di qualcun altro e spiava le mosse dei buoni per sapere dove indirizzare il compare. Chi fosse questo qualcun altro era impossibile capirlo e poteva trattarsi di chiunque, anche un personaggio principale.
Un vero e proprio thriller fantasy coi fiocchi.

Nel mio piccolo ho cercato di ottenere un effetto analogo, costruendo la trama proprio attorno a quest’idea.

Dunque… attenti ai personaggi, perché qualcuno di essi riuscirà a sorprendervi non poco anche perché ho scelto di colorare di giallo la storia. Il “Facile finale” non sarà poi tanto facile neanche in questo caso.

Il 10 dicembre si va, anche in libreria.

 

I Delitti dello Specchio

SpecchioQuanto state per leggere è la “prova su strada” di un personaggio creato per il mio ultimo romanzo: “Lo Specchio di Nadear” e che, se tutto andrà bene, sarà pubblicato entro la fine di agosto da Myth Press. Insomma il worldbuilding passa anche per “studi” come questo. Si tratta di uno di quei personaggi che, una volta creato, ha preso il controllo e ha voluto diventare… altro. Fosse stato per me sarebbe stata l’ennesima meteora pronta a sparire finito il romanzo e invece Specchio ha “gentilmente” chiesto di rimanere e, si sa, con una parola gentile e un ago avvelenato si ottiene di più che con una parola gentile.

«No, non ho visto che hai rubato due pandolci dal bancone del fornaio.»

Il ragazzino rimane a fissarmi con gli occhi spalancati, la refurtiva gli ingrossa il petto come un’improbabile Nana imberbe.

«Sparisci» il piccolo intuisce il pericolo che rappresento e si dilegua. Serro le mani sul carretto e riparto.

Non uccido se non è necessario. Sono fatto così, e poi i morti hanno il brutto vizio di parlare più dei vivi, specie se un prete eploriano o un figlio di Einungis si mette di mezzo e intercede per l’anima del defunto così che possa rivelare chi ha commesso il delitto o, peggio, la mano che ha pagato per commetterlo. Più morti ci si lascia dietro e più probabilità ci sono che rivelino qualcosa. Esistono metodi per impedire a un’anima di spifferare tutto: il veleno di Pionskorriesen, lo scorpione gigante che gli orchi usano come cavalcatura, è il migliore. Mantiene l’anima separata dal corpo per un paio d’anni, ma costa ed è inutile senza adeguata preparazione.
Sono un professionista, ci tengo alla mia reputazione, e chi si rivolge a me sa che avrà un lavoro di qualità… e in questo caso poi il cliente è anche il mio capo. Che non si sappia in giro eh? Ci tiene a passare per una persona rispettabile e integerrima, al punto che lascerebbe finire in galera sua madre e suo figlio, se ci fosse anche solo il sospetto che stiano violando la legge. Sua moglie no, l’ha fatta ammazzare un paio di anni fa e lo so bene: ho eseguito io il… lavoro.

Ogni tanto un passante getta qualcosa sul mio carretto, spazzatura. Eh già: sono un netturbino oggi.

Il proprietario del veicolo riposa sbronzo in una bettola, felice. Tra qualche giorno non ricorderà più nulla di utile, ma per allora… la mia vittima sarà ancora in vita. Sono un fine umorista.

Scivolo tra la folla che si accalca nella via, la vita nella Capitale è così intensa, frenetica, si fa fatica a credere la quantità di servizi che ogni giorno vengono richiesti. Con una domanda così elevata non mi stupisce che esiste persino un mercato degli assassinii, specie in ambito politico.

Il palazzetto di mastro Querzàr è di fronte a me. L’affaccio su una via affollata non salverà la mia vittima. Ho studiato a lungo lui e le sue abitudini, persino il lieve difetto di pronuncia sulle t e le p che lo fa sputacchiare senza speranza adesso mi appartiene. Attendo che esca per recarsi alla Loggia dei Mercanti, come ogni giorno. Il massiccio portone, guardato a vista da due draghi di pietra che decorano la strombatura con le loro code, si apre spinto da un paio di servitori in livrea. Lapo e Dago, conosco bene anche loro ormai, salutano il loro padrone forse per l’ultima volta e richiudono con un tonfo.

Come Karl Querzàr si sparisce tra la folla giro nel vicolo e seguo il muro del palazzetto fino all’ingresso di servizio. Martha, la cuoca, si affaccia. Il cigolio delle ruote l’ha avvertita e so che tra pochissimo uscirà per caricare sul mio carretto la spazzatura accumulata in cucina. Andrà di fretta, ho ritardato apposta il mio arrivo.

Mentre attendo i passanti mi riempiono il carretto, che gente educata i kireziani. Il bello del mio travestimento è che nessuno mi vuol guardare: sono una presenza necessaria eppure causa di imbarazzo. I pregiudizi sono un travestimento favoloso: diventi invisibile senza alcun trucco. La gente crede che la magia possa ogni cosa: gli oggetti magici sono costosi e occorre saperli usare. A che serve essere invisibili se poi fai talmente tanto rumore mentre ti muovi che per vederti serve solo un buon udito? A me basta appiattirmi a lato della porta e guizzare dentro mentre quella grassona di Martha esce carica di rifiuti. Lapo e Dago stanno chiacchierando vicino l’ingresso, la scala principale non è sorvegliata. Il tappeto di velluto rosso mi aiuta nel rimanere in silenzio e mi introduco nella camera padronale: non ho tempo per ammirare gli arazzi o il letto dorato con baldacchino di seta. Per Merat-Asua quanto è pacchiano!

Cerco i vestiti, l’armadio di fronte ne è pieno. Mi manca solo un dettaglio, un vezzo da parte mia, ma rende giustizia al nome che mi sono dato.
L’orologio della Ruota Alata batte la mezza.

Trovo il rasoio, lo passo di piatto sul dorso del mio naso; la maschera che indosso assorbe i minuscoli resti che mastro Querzàr ha lasciato sulla lama, si scalda e comincia a muoversi. Vedo il mio volto riflesso cambiare, spunta una folta barba bianca, i miei occhi diventano neri e il mio corpo si incurva.

«Buongiorno Karl Querzàr, passato una piacevole mattinata?» saluto l’immagine riflessa una volta completata la trasformazione. Pulisco con un gomito gli spruzzi di saliva dal vetro: il risultato mi soddisfa.

La serratura gira nella toppa, la porta si apre, la mia attesa è finita. Il vecchio sta per partire per suo il viaggio finale. Mi giro  con le spalle alla specchiera, immobile.

L’anziano mercante entra e getta il mantello sul letto, brontola qualcosa sulle prossime elezioni e che uno dei suoi avversari, Damien Ludrò, è proprio un gran pezzo di merda. Amico mio, hai proprio ragione.

Mi vede e io lo guardo.

Oh dei! Come amo il momento in cui i nostri sguardi si incrociano!

Lui allunga la destra e io lo imito.

Avrà capito perché mi faccio chiamare “Specchio”?

Preso com’è dai suoi pensieri impiega un secondo di troppo a comprendere che ha davanti la propria fine. L’ago avvelenato parte dalle mie dita e si conficca nel suo collo. Posso immaginare la sua sorpresa: vedere sé stesso scendere dalla cornice della specchiera e andargli incontro è sempre uno shock per gente come lui, abituata ad esercitare il controllo su ogni cosa.

Crolla. Tutti i muscoli si contraggono e lo “compattano” in posizione fetale. Chiudo la porta a chiave, poi infilo a fatica il cadavere in un grosso baule. La schiena curva mi rallenta. Odio sentirmi così decrepito, ma non sarà per molto: il tempo di annunciare la mia improvvisa partenza per Airumel, imbarcarmi e sparire.

Sparito lui i suoi “alleati” litigheranno e si candideranno separati perdendo inevitabilmente le elezioni. Ho ancora due candidati da “ritirare”, ma ho tutto il tempo di organizzare un bel viaggetto anche per loro.

Ora posso rilassarmi.

Casa Sidràt

IngressoSidrat

La città di Nadear è in ristrutturazione. Il fatto di dover riscrivere l’avventura di Conrad e soci da quelle parti, l’introduzione di nuovi personaggi e la nuova riscrittura di tutto il testo ha imposto alcune modifiche. Simon Sidràt è il fondatore della omonima confraternita, la gilda di studiosi che offre i propri servizi a tutti quei concittadini che possono permetterselo. Sidràt è un anagramma, tanto per cambiare e non rivelerò di che si tratta, tanto mi basta dire che il palazzo è più grande all’interno che all’esterno per far capire la citazione. Devo trovare anche un logo adatto.

In questo luogo avviene uno degli eventi-chiave della vicenda per cui la descrizione deve essere quanto più minuziosa.

Avventura a Nadear…

Bene, con stamattina grazie a mio figlio Manuel che mi ha svegliato alle 3:50 per un ruttino rimasto incastrato nella pancia, ho finito la prima stesura di Nadear a Rotta di Collo . Mi riterrò soddisfatto quando avrà una copertina decente… intanto sono contentissimo di aver disegnato prima la mappa della città: mi ha aiutato molto, come mi ha aiutato scrivere le descrizioni degli altri personaggi, degli ambienti e di come funziona la magia da quelle parti.

Sto divagando.

Il racconto è diviso in due parti. La prima è più centrata su Nadear e alcuni suoi eminenti cittadini, la seconda… somiglia più ad un racconto di Conan Doyle (modestamente) e finalmente mi è uscita fuori Rosa Abbiategrasso, una elasson di circa 600 anni e cuoca formidabile. Adesso devo sistemarla ben bene e renderla vivace proprio come l’ho immaginata. Ci sono poi altri elementi da sistemare, ma la trama della storia è completa, funziona e mi piace. Se mi piace ci credo e se ci credo… sono sicuro che piacerà anche a chi la legge.
Tra le belle notizie: appena pubblico il nuovo racconto metto gratis il “Torto della torta” per cinque giorni e per tutti coloro che mi hanno dato fiducia acquistando una copia del Torto c’è una copia del terzo racconto in regalo.

A questo punto mi ritrovo con un racconto bello lungo in dirittura d’arrivo e un altro, che continua a lievitare come il panettone a Natale, e che vede Conrad ed i suoi amici andare (finalmente) lontano da casa, attraverso le Brulle. Già, proprio là. Ci siamo! Forse riesco a far uscire Qar dal suo bastone, spero ne sia contento… quando passi quattro secoli sempre nello stesso posto finisci con l’affezionarti.

Questo mi da un’idea sul prossimo articolo da inserire nella sezione “Personaggi”: Qar se ne sta bel bello chiuso nel suo bastone da almeno tre racconti e svariati articoli. E’ ora di conoscerlo meglio.

Per chiudere questo articolo: stavolta Conrad deve vedersela con due-tre, forse quattro, ladri di carri. Il che può sembrare un passo indietro rispetto all’avventura occorsa… ma ci penseranno tutti gli elementi che una cittadina di medie dimensioni, con le sue mille piccole sfaccettature, a rendere più sugosa tutta la storia.

Non vedo l’ora di metterla online per il solito obolo di 99 cents.

Colle Ondoso

Flantius Mijosot, detto Colle Ondoso è stato uno dei più grandi maghi vissuti su Tharamys.

Altezza: 158cm

Peso: 95kg… se lo avevano chiamato Colle Ondoso ci sarà pure stato un motivo, no?

Forza: Con molto sforzo riesce ad impugnare il bastone e ad usarlo per lanciare incantesimi. Se deve spostarsi per più di un km e non ha un cavallo, usa la magia.

Intelligenza: smodata, possiede un QI degno di un nobel per la fisica.

Carisma: Sa rendersi simpatico, ma non a tutti e talvolta le sue battute ottengono, per risposta, una martellata.

Agilità: Agilità? Un bradipo con un’unghia incarnita sa essere più veloce. E agile.

Carattere: tranquillo, sicuro di se e incoraggiante. Ama vedere, nel suo prossimo, i lati positivi e pensa che a cercare bene esiste sempre qualcosa di buono. Talvolta, quando la situazione precipita, abbandona il suo essere tranquillo e prende decisioni un po’ avventate come sfidare un Nano.

Colle Ondoso è nato circa 500 anni prima dei fatti narrati ne “Il tòrto della tórta” (occhio agli accenti), tra le cose per cui è maggiormente ricordato: ha co-fondato Nadear durante lo scontro con l’esercito di Uruk, ha salvato Halden quando stava per essere ucciso da Uruk, ha ideato e (si dice) innalzato in una sola giornata le mura della città. Le mura flantiane, che proteggono Nadear da circa quattro secoli e mezzo, non sono mai state violate. La città sorge là dove un tempo sorgeva l’accampamento dell’esercito di Halden. Ai tempi di Halden Colle Ondoso era già attempato: le pozioni di longevità assunte nel corso degli anni ne avevano allungato notevolmente l’aspettativa di vita, abbastanza da dargli l’aspetto di un quarantenne brizzolato come appare nel monumento a lui dedicato a Nadear. Quello delle mura, in effetti, è stato un vero e proprio miracolo ingegneristico: tanto la progettazione di sistemi assolutamente all’avanguardia per l’epoca quali: i bastioni separati dalle mura, ma pure presidiati grazie a passaggi sotterranei, i cespugli di arbusto-arciere e le colonie di rose-vampiro che decimarono gli orchi ancor prima che potessero essere pericolosi per le mura. Le misure si rivelarono talmente efficaci che ancora oggi rose e arbusti sono mantenuti in ottima salute, se pure sotto stretto controllo: non fanno molta distinzione tra orchi e non orchi, ma solo tra cibo e non cibo.

Poteva un mago realizzare tutto questo in una giornata? Ovviamente no. Si tratta di invenzioni cantate, in senso proprio, dai bardi elfici alla fine degli scontri con l’esercito di Uruk. Ciò che fece in realtà il geniale (e un po’ incosciente) mago fu di sfidare il capitano Sarralga, il Nano alla guida del battaglione Krorennert (dal Nanico: Kro = Orco, Rennert = Separatore, locuzione divenuta poi d’uso comune nel descrivere l’attività del battaglione: separare gli Orchi dalle varie parti del loro corpo), a realizzare un muro al posto del terrapieno su cui impalare gli elfi allo scopo di spaventare gli orchi con le loro urla strazianti. Al che Sarralga gli rispose che “per realizzare un muretto adatto a fermare quattro orchi in croce sarebbe bastata al massimo una settimana per i Krorennert”, mentre ribadiva il concetto con l’azza. L’azza, normalmente, è un arma detta “inastata” cioé montata su un’asta che consenta ad un fante di colpire un cavaliere in armatura. L’Azza Nanica è una via di mezzo tra un martello, una picca e un piccone. Ha una parte battente costituita da un colletto puntuto, un brocco (la parte sommitale) pure puntuto di forma conica o piramidale spesso realizzato in diamante o in cristalli di myhtril, un dente a forma d’ascia, ma ruotata di 90° (somiglia ad una zappa, per certi versi) e un battente massiccio opposto al dente di pari peso. A volte in fondo al manico vi è uno sperone usato come arma anti-fanteria… non scendo nei dettagli, in questo caso, ma dico: poveri cavalli.

Perché ho descritto l’Azza? Perché Sarralga calò la propria contro la testa di Colle Ondoso, al fine di far entrare la sua spiegazione nel modo più diretto possibile. Colle Ondoso era un umano scaltro assai e si era preparato a dovere per quell’evenienza, predisponendo numerosi incantesimi di “campo di forza multidimensionale”. Multidimensionale perché ben sapendo che le armi naniche spesso si estendono anche lungo le dimensioni contigue e una normale barriera avrebbe potuto non essere sufficientemente efficace. E numerosi, perché nel corso della settimana Sarralga tentò più volte di ribadire il concetto. Ciò che Colle Ondoso non poté in alcun modo evitare fu la rissa nanica di festeggiamento che seguì la costruzione delle mura, ma a parte un paio di costole incrinate, una mandibola leggermente rientrata e qualche livido riuscì a tenere la testa sempre al suo posto (e integra).

A seguito della costruzione che comunque ebbe del leggendario i bardi elfici, che proprio non riuscivano a trovare Sarralga Simpatico, diedero il meglio del meglio nel cantare le gesta di Halden che divenne “Lancia-degli-Dei” e Flantius Mijosot, divenuto Colle Ondoso: colui che edificò le mura di Nadear in un giorno.

Conclusa la guerra contro gli orchi di Uruk, Flantius costruì una dimora (una comoda villa dotata di una piccola torre da osservazione) sulle colline a sud di Nadear, dove ha vissuto per dieci anni. Anni dedicati perlopiù alla stesura di numerosi libri di magia, ad effettuare esperimenti e svolgere numerose ricerche. Il cruccio più grande di Flantius era ritrovare il suo maestro, un mago di nome Yor Kovich, scomparso quando lui era uno studente alle prime armi. Di fatto Yor è più di una leggenda: è il padrone di casa, il mio personaggio preferito, quello che mi ha accompagnato dal 1984 fino al 2010, quando ho voluto lasciare i giochi di ruolo per cominciare a vivere le avventure dal vivo (N.d.A.). Di Yor si parlerà in modo dettagliato nel quarto racconto, ancora da pubblicare, ma ampiamente scritto mentre stai leggendo queste righe. Nell’articolo a lui dedicato ci saranno altri dettagli. E’ pure vero che Yor è legato alla storia di Malichar, prima di tutto e questa storia verrà fuori molto più avanti… più o meno.

Insieme a Flantius presso la torre sulle colline a sud della “neonata” Nadear, si erano stabiliti i suoi compagni d’avventura: Tharon di Nuln un guerriero tanto letale quanto simpatico, Robaln Steinherz un nano rinnegato e Lantharas un elfo dal carattere cupo e tenebroso, ma leale e onesto nei confronti dei suoi compagni. Assieme a loro c’era già Qar l’elementale dell’aria che all’epoca era libero di entrare ed uscire dal bastone di Colle Ondoso a piacimento. Di tanto in tanto Flantius ed i suoi compagni lasciavano la tenuta per intraprendere una ricerca di qualche tipo: anche se Tharon cominciava ad accusare gli acciacchi dell’età le pozioni di longevità di Flantius gli permettevano di essere ancora estremamente letale in combattimento, la sua esperienza era ampiamente in grado di compensare le mancanze dovute all’età. Per gli altri membri del gruppo i dieci anni trascorsi tra le, finalmente, pacifiche colline di Nadear erano volati come un battito di ciglia.

Fu durante una di queste spedizioni che Colle Ondoso svanì nel nulla insieme ai suoi compagni, o meglio: sappiamo che lo zaino, Qar ed il suo bastone sono giunti a destinazione, ma in condizioni piuttosto critiche. L’unico testimone della triste vicenda è Qar che però, dopo quattro secoli trascorsi rinchiuso nel bastone, è rimasto un po’… toccato dall’esperienza.

Tant’è che invece di entrare in contatto con Conrad direttamente, preferisce agire per vie traverse al fine di non alterare (troppo) le probabilità di incontrare di nuovo il suo padrone.

Nel corso dei secoli la tenuta è caduta in abbandono, la fastosa villa è crollata quasi completamente e della torre è rimasto solo il muro perimetrale del piano terra. Solo il sotterraneo, progettato e realizzato da Robaln insieme al focolare che nascondeva il passaggio per accedervi, resistette e resiste ancora all’usura del tempo. Quattrocento anni più tardi il giovane Tonio Musìn, il bisnonno di Conrad, decise di stabilirsi da quelle parti: le terre vicino al lago Levot erano ormai tutte occupate, ma da li si poteva godere di una vista superba sul lago e sui boschi. Inoltre la presenza di antiche mura gli permise di risparmiare un po’ sui materiali da costruzione. La’ dove trovò il focolare perfettamente conservato e la roccia cui sembrava appoggiato, costruì la cucina della sua nuova casa. Tutto intorno vi realizzò il nucleo originario di quella che sarebbe diventata la Fattoria Musìn.

Di Colle Ondoso è rimasto solo il ricordo delle sue gesta ai tempi della guerra contro Uruk.

E il suo zaino.

Nadear a Rotta di… carro

Ovviamente questo non è il titolo del prossimo racconto, ma solo quello provvisorio.
L’ho ambientato a Nadear e, tra le altre cose, sto cercando di tirar su un bell’antagonista per Conrad. Per chi non avesse ancora letto Jon Ludrò ne raccomando la lettura. Per ora ho scritto la bozza del primo capitolo, abbastanza movimentata. Ho fatto lavorare un po’ tutti: Conrad, La-Wonlot e Diana per primi, ovviamente. C’è stato il solito, discreto, intervento di Qar e qualche altra cosetta che sto abbozzando solo ora. Non dico di più per non rovinare la sorpresa.

Nader La Bianca
mappa della città scala 1:100

Ci sono tuttavia alcune cose che mi piace condividere come la mappa di Nadear la Bianca, nell’apposita scheda e che adesso mi sta aiutando parecchio nella stesura del testo. Raccontare la città e parte della sua storia mi ha permesso di arricchire un po’ lo sfondo su cui si muovono i personaggi. A tal proposito sto anche preparando altre schede, tra cui una sulla politica di Kirezia. Ricalca molto quella che era la repubblica di Venezia e gli somiglia anche, ma non ne ho mai fatto mistero. Avere chiaro com’è fatta la città, con le sue strade, i suoi personaggi storici (come il Capitano Sarralga, Halden Lancia-degli-dei e Colle Ondoso), i palazzi, gilde, corporazioni, banche… eccetera… è un aiuto impareggiabile, a mio avviso.

E maledettamente divertente.
Si noti poi l’indicazione dei poli-nord in alto a destra… mi manca solo di aggiungerci i dati dell’atlante kireziano (sestante, sezione e cella).

È pure d’aiuto tenere a mente i personaggi e le loro storie, così so già come farli reagire e cosa far dire loro in base a come si sviluppano le vicende… è come se la storia fosse già scritta e a me tocca il compito, tutt’altro che banale, di raccontarla. Poi saltano fuori altri personaggi come Rosa Abbiategrasso, che fa il paio con Luigi Scaldapentole elasson pure lei e… anziana, Jonathan Strigo mago guardiano della Gilda. Cos’è un mago guardiano? Il portiere, quello che accoglie i potenziali clienti e che, più che un mago, è un ex apprendista che si occupa anche delle faccende più mondane come gestire i rifornimenti, la servitù e vari eccetera. Tra l’altro Strigo, in dialetto veneto, vuol dire mago. Suona bene e funziona.

Mentre scrivo queste righe il povero Conrad è alle prese con un altro ladro, decisamente più manesco e subdolo del capo dei razziatori. Più che altro questo si nasconde e colpisce nell’ombra insieme ai suoi complici. Conrad non è tipo da farsi mettere i piedi in testa e dopo aver affrontato e battuto una banda di quaranta e passa banditi semplicemente non ci sta a farsi dare una botta in testa dal primo che capita.

La cosa divertente però è ritrovarsi con una città nuova di zecca, ma vecchia di quasi cinquecento anni, che prende forma, con la sua storia, le sue leggende e tutto quel che riesco ad immaginare.

È proprio uno spasso!

Nadear la Bianca – guida turistica

Piazza HaldenNella vasta piazza Halden1, subito dietro la porta omonima16, è impossibile ignorare, causa odore piuttosto intenso e che cresce nel corso della giornata, le stalle pubbliche10 dove ogni forestiero è tenuto a lasciare la propria cavalcatura per circolare a piedi. I permessi di circolazione con veicoli diversi dai piedi al di fuori di piazza Halden vengono concessi solo per motivi ben precisi (come il trasporto di merci dal porto alla porta meridionale). È altresì possibile lasciare il cavallo fuori dalle mura, legato da qualche parte, ma non è consigliabile: il profumo delle rose-vampiro7 alla lunga fa impazzire gli animali che, inevitabilmente, strappano le redini e si lanciano al galoppo dentro ai cespugli per morirvi dentro felici… se un arbusto arciere non li arpiona prima, per mangiarseli lui. L’alternativa alle mura è il caravanserraglio, una vasta area incolta e libera dalle micidiali piante dove stazionano le carovane dirette verso ovest, ma lasciare un cavallo in mezzo a quel caos di carri, persone e animali da traino significa perderlo cinque minuti dopo averlo lasciato. Presso le stalle invece, per una cifra modesta, si può lasciare il proprio animale certi che sarà accudito con cura e riconsegnato ben strigliato, nutrito e riposato.

Sulla piazza dominata dalla statua dedicata al giovane Halden si aprono numerose viuzze ed il grande viale della Repubblica8, che conduce all’altra grande piazza antistante il porto. Il termine “vasta” ben si applica a questo spazio ampio quasi 300 piedi (1 piede = circa 1 metro) e rivestito da lastroni di basalto, è uno dei luoghi dove ogni settimana viene allestito il mercato che trasforma la piazza in un variopinto caos multietnico. A sinistra del viale della Repubblica,  si erge l’emporio Ludrò12 un edificio dalla facciata semplice e pulita, fornito di ogni cosa che potrebbe essere utile e meta di decine di persone che ogni giorno vanno a ritirare la merce ordinata e ne ordinano di nuova. Pagamento rigorosamente in anticipo. Uno dei personaggi che potrete incontrare dietro al bancone è Jon Ludrò: figlio del famoso Damien, quello che Dorian chiama “figlio d’una vipera” o “vipera cornuta” quando non vuole infierire. Le vicende di Jon e Conrad sono destinate ad incrociarsi presto e a più riprese.

piazza_della_loggiaProseguendo verso nord si imbocca il viale della Repubblica8, una strada che è comune a tutte le città di Kirezia e di solito è la più importante. La via è caratterizzata da una infinità di luoghi dove si può acquistare qualcosa da mangiare, da bere o da indossare. Tutti i negozi della città, con alcune eccezioni, sono concentrati lungo questa via che é quella dove passa la maggior parte dei forestieri. Le abitazioni sono realizzate in pietra basaltica intonacata di bianco per mitigare la calura estiva e con il tetto di tegole rosse, ma alcuni palazzi possiedono un aspetto più ricercato, come lo splendido palazzo Ludrò13 che si affaccia in piazza della Loggia9: costruito in stile tardo kireziano, ricco di bifore e guglie dall’aspetto ricercato realizzate in marmo di Marblé e stucchi dorati; sulla stessa piazza non sfugge all’attenzione la loggia dei Mercanti14 , con lo splendido portico di archi a tutto sesto leggeri e slanciati, che da l’impressione di sostenere senza alcuno sforzo l’edificio soprastante.

Piazza MijosotLa gilda dei maghi11 è forse il più curioso degli edifici che si possono incontrare in questa breve passeggiata. Sorge in piazza Mijosot2, proprio al termine del viale della Repubblica e consta di cinque torri alte 32 piedi a forma di guglia uniti da archi rampanti e circondata da un giardino curatissimo.
La gilda, l’unica presente in tutta la valle di Levot, accoglie dodici membri e vanta il minor numero di incidenti subiti dai propri associati in tutta Kirezia. Di fronte l’ingresso della gilda, proprio al centro della piazza fa bella mostra di se la statua bronzea di Flantius Mijosot, detto Colle Ondoso, raffigurato mentre scaglia un incantesimo col suo bastone. Notevole è la sfera di cristallo che ne ingloba la punta, e che quando il sole la fa brillare rappresente egregiamente l’energia che si sta per sprigionare dall’incantesimo appena evocato, ma che rende difficoltoso distinguere il drago rampante ben visibile, invece, sul bastone di Conrad. Più oltre a nord la piazza si allarga fino a diventare la banchina del porto4, ampia e perennemente ingombra di barche tirate in secca, reti a farfalla messe ad asciugare, pile di casse in attesa di un veliero che le carichi per portarle altrove… il lago Levot è vasto e vi si affacciano numerosi villaggi che scambiano regolarmente merci con Nadear, senza contare il sistema di canali che mette vasto lago in comunicazione con la capitale. Con le spalle al porto non può sfuggire all’occhio il palazzo  Nodale15: Nadear è uno dei quattro punti nodali della rete commerciale della Repubblica e in questa sede vive il consiglio nodale, o camera bassa e il consiglio ristretto, retto principalmente dagli alfieri delle gilde mercantili. In sostanza è qui che vengono prese tutte le decisioni in merito l’amministrazione della città e di tutta la regione circostante il lago.

Se capitate da queste parti durante il mercato del pesce, tuttavia, preparatevi spiritualmente a tapparvi il naso e a scansarvi velocemente: è una merce che deperisce in fretta e i fattorini non hanno tempo da perdere. Sebbene sentirete dire dagli abitanti che la puzza più forte viene dal palazzo. Da questo punto in poi, tanto a est quanto a ovest è un susseguirsi di moli, capannoni20 e imbarcazioni di tutte le stazze ormeggiate ordinatamente. mura_lacustriLe mura si estendono anche sull’acqua5, dove una robusta massicciata sostiene la costruzione che protegge la città anche da quel lato. Vi sono due ampie aperture che consentono l’entrata e l’uscita delle imbarcazioni, ognuna segnalata da lanterne alimentate ad olio e, in caso di necessità, una robusta catena viene issata dalle torri lacustri per impedire l’ingresso (e l’uscita) a qualsiasi natante.Prese d'acqua
La dove le mura incontrano le acque del lago si possono notare delle chiuse: queste sono le prese d’acqua che, in caso di emergenza, vengono aperte al fine di allagare il fossato e dare una prima ripulita ai nemici eventualmente asserragliati contro le mura stesse. Sul lato ovest del porto, sempre a ridosso della mura, numerosi bacini di carenaggio, gru e altri capannoni offrono tutta la manutenzione necessaria alle imbarcazioni più grandi. Tornando indietro verso sud, da questo lato del porto, si accede ad un dedalo di viuzze che sfocia nella caratteristica piazza dei cinque templi, una sorta di cuore spirituale della città, dove sono concentrati gli edifici religiosi più noti: i templi di Eplor il buono e la Case dei Guaritori22, Nendos l’arbitro dalla cupola di ardesia ed Einungis l’unico con il tipico fregio a forma di Frassino dorato, la cappella di Merat-Asua madre della vita e della morte tanto cara a puerpuere e becchini ed infine il giardino di Salof-Lal, la divinità elfica più nota al di fuori della foresta di Nivalis, giardino popolato da uccelli bellissimi e da lombrichi lunghi un braccio.

Sembrerebbe che manchino dalla città altre tracce dei Nani, che pure tanto hanno contribuito alla sua nascita. Per trovarne dobbiamo spostarci più a est, verso la porta del Sole, verso occidente. Proprio sulla piazza antistante la porta sorge uno degli edifici più antichi della città, la locanda di Rosa Abbiategrasso. Rosa è una elasson e vive a Nadear più o meno dalla sua fondazione. Cioé non è che vive sempre a Nadear, ma quando si prende una pausa e se uno dei suoi giri non la porterà, un giorno, a lasciare per sempre questo mondo, torna alla locanda che ha costruito e che è l’unico posto in tutta la valle di Levot e fuori dalla Casa-di-Roccia dove si può gustare la vera cucina Nanica. Rosa conosce storie e aneddoti sulla fondazione di Nadear e sulla sua storia che nessun altro conosce e li conosce di prima mano, per cui, se glielo domandate con gentilezza e vi fermate per cena, potrà togliervi molte curiosità sul giovane Halden, Colle Ondoso e (soprattutto) il capitano Sarralga ed il battaglione Krorennert, ma pure su molte altre cose che succedono in città. Il solo problema è sopravvivere alla cena.

La città ha pianta circolare e tutte le strade si irraggiano da piazza Mijosot o gli girano attorno. Completamente fuori da questo schema c’è piazza Slandròna, cuore pulsante della vita notturna. Giungere in piazza non è semplice se si viene qui la prima volta: il dedalo di viuzze che la circonda è poco… amichevole e per nulla facile da ricordare, ma una volta giunti in questo spazio triangolare circondato da case bianche coi tetti rossi è impossibile non notare il motivo per cui questa zona è, in qualche modo, isolata dal resto della città. Siete nel quartiere dei bordelli.

Il nostro giro turistico della città è quasi concluso: anche se la valle di Levot è tranquilla e ormai popolata solo da razze pacifiche quali elfi, Nani, elassoi e umani le regole di sicurezza sono rimaste pressoché invariate da quattro secoli a questa parte. Nessuno entra o esce dal tramonto all’alba a meno di autorizzazioni speciali. Nessuno usa armi entro le mura eccetto le guardie e chi viene sorpreso, con l’arma in pugno, viene multato e accompagnato fuori della città con l’invito a non tornare per sei mesi. Se lo fa viene ri-multato, cosparso di pece e piume e nuovamente espulso.

Parlare di Nadear la Bianca, con le sue casette bianche dai tetti rossi, mi ha permesso di dipingere perbene lo scenario del prossimo racconto, titolo provvisorio: “il rompicarro” su cui sono al lavoro. Conto di finirlo prima di pasqua… è che mi tocca scrivere con un piede.

Si: le mani sulla tastiera, il piede sulla culla a dondolar…