Bestemmie Contumelie e Insulti

I Malichani son gente di montagna. Silenziosi, operosi e poco inclini a manifestazioni d’affetto pubbliche, sanno tuttavia essere assai coloriti e schietti quando si tratta di mettere in piazza il proprio disappunto sia esso rivolto verso gli uomini, gli dei o la natura.
La lingua malichana l’ho derivata per buona parte dal francese, con un po’ di commistioni savoiarde e catare (viva internet. Se avessi dovuto fare qualcosa del genere il secolo scorso avrei dovuto procurarmi tanti di quei libri che sarei diventato matto soltanto per trovare il tempo di leggerli tutti), ma quello che mi diceva sempre la mia insegnante di latino del biennio (sottolineo questo aspetto, perché quella del triennio è stata… be’, scorretta come minimo) era che se vuoi veramente imparare una lingua devi cominciare dagli insulti. Questo rende il giapponese una delle lingue più difficili da imparare, ma il latino… eh, Marziale è stato illuminante per capire il resto.
I francesi, visto che anche loro parlano una lingua romanza, di insulti e contumelie ne hanno pure da vendere: Còn, cochon, idiot, etròn (devo spiegare?) e via discorrendo sono i tipici insulti che volano quando una discussione comincia male. Hanno poi un capitolo a parte per “les sagraments” o bestemmie che dir si voglia. Tenere a mente che qualunque cosa cominci per Sacrè (attenzione a quell’accento: fa tutta la differenza del mondo) è l’equivalente di Porco… qualcosa, anzi, qualche dio. Da notare che deriva direttamente dal latino “Sacer” che vuol dire sacrilego, blasfemo. Illuminante fu una mostra che visitai nel 2013 durante un viaggio in Canada e dedicato proprio a “Les Sagrements”. Il paesino, di cui non ricordo più il nome, si trovava da qualche parte tra il San Lorenzo e la penisola della Gaspesie e gli occhi ci caddero su questa strana mostra di “bestemmie”. Ingresso gratuito. WOW! Una lezione di antropologia coi fiocchi. Tutta in francese, d’accordo, ma gli abitanti del Quebec sono francesi, si sentono francesi e eccedono nell’iperformalismo per cui la loro pronuncia è spesso eccessiva. Ne segue un dialetto che fa della dizione e della chiarezza il suo punto  di forza. Capire un canadese francofono è molto più semplice che capire un parigino e se ti scappa una parola o due in inglese (a patto di far capire che sei un turista) o in un altra lingua, ti capiscono lo stesso e si sforzano di farsi capire usando addirittura l’inglese. Non cominciare MAI una conversazione in inglese. Non in Quebec. Sarebbe male.
Tornando a bomba su bestemmie e contumelie: Sàcre Cœur è la chiesa del Sacro Cuore a Mont Martre (Parigi), ma sbagliare accento e dire “sacrè-cœur” è un errore che può costare caro se nelle vicinanze c’è la persona sbagliata. E dunque creare giochi di parole tra parole “sacre” e “profane” è uno dei passatempo preferiti di francesi e francofoni. Qualcosa del genere l’abbiamo anche noi, per esempio “Ostrega!” o “Maremma”. La prima se la prende con l’Ost-ia, il pane consacrato. La seconda con la Madonna, cui riprende inizio e metro.

Altre imprecazioni possono avere origine da fenomeni sociali o urbani. Leggendo Salgari mi sono spesso imbattuto  in “Tonnèrre”, esclamazione spesso associata a qualcosa di pesante. Tuttavia in francese non c’è una imprecazione simile. Dove l’avrà trovata il buon Emilio?
Si riferisce al colpo di cannone che veniva sparato dal castello di Brest alle 6 e alle 19 per segnalare l’inizio e la fine delle attività. Lì per lì non avevo ben compreso il senso della bestemmia. Mi ero immaginato altro. Poi ho riflettuto: a Brest, lle 6 del mattino, c’era qualcuno che invece di suonare una tromba o un delicato carillon di campane per risvegliare la città, tirava la cordicella del cannone e faceva partire un colpo a salve. Quanti moccoli tiravano secondo voi gli abitanti della città sottostante a doversi svegliare in quel modo? Quanti ne tirereste voi? Tonnerre non la posso usare: nella mia ambientazione non ci sono cannoni e nessun metodo tanto brutale per “segnare il tempo”. Campane e campanili, gong, il messo municipale che gira gridando “è mezzanotte e tutto va bene!” sì, ma cannonate non ce ne sono e quindi la parola così non la posso mettere neanche come citazione… ma… l’idea che c’è alla base sì ed è stata una genialata da parte di Salgari che intendo copiare a mani basse.

Così una prima bestemmia tutta malichana è Sacrèbar(iere) che fa un po’ il verso a Sacrèbleu (riferita al sangue di Cristo), ma che in questo caso se la piglia con la sacra barriera donata da Dar a protezione dei suoi fedeli e di chi beneficia del dono della magia. Per la quale tutti pagano una tassa, anche i non maghi. Un buon motivo per bestemmiare, se si è un commerciante o comunque uno che non gode di pieni diritti civili come invece chi la magia la sa padroneggiare.
Un altro insulto è montreux. La Montre è l’orologio (in francese sarebbe orologia, perché declinato al femminile). Orologioso è privo di senso in questo contesto. Tuttavia in occasione del secondo millennio dalla fondazione, fu costruito in Champ Malichar  il monolito su cui ogni giorno i cittadini di Lavill’ vedono giorno, ora e previsioni metereologiche.
Dato che in sei secoli il manufatto non ha mai indovinato una previsione che fosse una, talvolta procurando seri problemi agli abitanti che invece del sole si son ritrovati con una tormenta fuori stagione, la Montre de Champ Malichar è diventata oggetto di contumelie e montreux indica chi è affidabile quanto l’orologio in questione.
Mèrde è rimasto inalterato, del resto l’allevamento del bestiame è una delle industrie più diffuse anche tra gli utenti di magia e la materia prima è sempre abbondante.
Disnémêr’ invece è un insulto tutto locale, unione e poi contrazione di Disnéur (mangiatore) e merde (contratto in mêr) che non richiede spiegazione. Usato per indicare uno talmente stupido da mandar giù qualsiasi spiegazione. Da notare che tutti gli insulti sono incentrati suprattutto sulle capacità mentali, ma in un luogo dove la principale attività del paese è lo studio e la ricerca, se pure in campo magico, che altro ci si può aspettare?

Lo studio continua, ma il collegamento tra le attività produttive, sociali, religiose e scientifiche e le rispettive imprecazioni esiste. Gli unici che sagramentano poco e malvolentieri sono proprio i maghi. Le parole hanno potere e una bestemmia detta al momento sbagliato può avere conseguenze letali, senza bisogno di scomodare alcun dio.
Parbleu, mondàr e nomdœil richiedono una piccola spiegazione.
Parbleu non è la traduzione di perbacco, bleu è un gioco di parole con la locuzione “sangue blu”, i nobili, vale a dire i maghi e quelle imprecazioni leggere che cominciano per “Per” come “Per mille fulmini” o “Per la barba di…” ecc… Parbleu è “per il sangue nobile dei maghi”.
Mondàr invece è l’equivalente di Mon dieu! Ovvero mio dio! Solo che da queste parti si prega Dar il dorato, facile.
Infine nomdœil è la più difficile da capire se non si vive da queste parti. Durante i primi secoli di vita i malichani non si allontanavano troppo dalla Val D’Amber e dalla sua minuscola barriera, che all’inizio della Val du Tancour scendeva ben al di sotto del 10%.
Oggi (cioè all’epoca in cui sono ambientate le Cronache) ha questo valore ben oltre il confine politico dove vale circa il 30% (cioè su 100 incantesimi sbagliati 30 non hanno colpi di ritorno di sorta).
L’etimologia è la seguente: le valli malichane erano già libere dai ghiacci 2600 anni fa, ma infestate da beholder, les Yeux. Un beholder (segui il link) è una bestiaccia di per sé, ma avere a che fare con un nido di queste creature è un incubo senza pari. Si comprende allora il senso di nomdœil, nome d’occhio. Nom de diable era un’altro “sagrement” un’altra bestemmia assimilabile a “porco diavolo” perché nella prima sillaba “di”… si poteva celare anche un altra entità che inizia con la stessa sillaba.  In questo caso invece è proprio un invettiva contro gli occhiuti e pericolosissimi infestatori delle montagne malichane. Anche se i maghi gli hanno dato una caccia spietata, anche se la barriera sempre più forte di anno in anno li tiene sempre più a distanza, ogni tanto qualcuna di queste creature riesce ad attaccare uno dei villaggi più remoti e ad arricchire la propria dieta con carne umana. Un’imprecazione contro di loro ci sta tutta.
Viceversa alcuni atteggiamenti tipici di altri popoli, tipo aggredire direttamente elementi della religione di stato, non sono proprio tollerati e si rischia grosso.
Le biblioteche pubbliche sono i templi dove, ogni dieci giorni, i malichani si recano seguire lezioni di qualche tipo. Saper leggere e scrivere è un “sacro dovere” e imprecare contro queste attività è visto proprio male: si rischia il linciaggio e siccome il clima è rigido, si preferisce il rogo all’impiccagione che così ci si scalda un po’ tutti.

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Mappa di Malichar V 0.5

mappa_malichar_fisicaPiccolo aggiornamento sulle mappe. I principati di Malichar stan venendo fuori un pelino incasinati. Probabilmente la mappa finale sarà una via di mezzo tra queste due. L’orografia deve essere visibile, ma anche i nomi delle città e le vie di collegamento. Che poi le storie sono ambientate nel tratto che collega Cupial a Lavill è irrilevante. Oggi è così, ma nulla vieta che domani non possa raccontare altro… o qualcun altro voglia farlo! Ricordo che il contenuto del blog è sotto CC e può essere diffuso liberamente, anche a scopo di lucro, a patto di citare la fonte… e portarmi un po’ di traffico che fa sempre piacere. Se pure le storie dell’ombra scarlatta e del ladro di sogni rimangono entro i confini di Lavill’ ora ho una bella collezione di nomi “Malichani” per le città, i principati e tutti i vari “Feudi” che li compongono. mappa_malichar_politicaOltre a ciò ho i nomi dei fiumi, un’idea precisa della quota delle montagne, dei ghiacciai, della distribuzione della popolazione umana (concentrata lungo le valli fluviali) anche perché questa è anche terra di beholder, draghi e altre creature che non è bello incontrare neanche in compagnia. Come sempre la regola per i nomi è mutuata dall’enigmistica… stavolta in francese. Con poche eccezioni ogni nome deriva da una parola francese anagrammata ad arte per suonare ancora francese, ma come se fosse… Antani. Due esempi: Noblegiv e Pagecés che sono l’anagramma di Vignoble e Cépages rispettivamente Vigneto e Vitigni… cosa si coltiverà mai da quelle parti? Ma si: uve Agiodiipetes, per il famoso Morello di Zeurance o “La Griotte” come lo chiamano qui. Piccola ulteriore spiegazione: Agiodiipetes (Δγιοδιιπεθες) è mutuato dalle mie reminescenze di greco antico: Agios è sacro o santo, mentre Diipetes è un sostantivo che si può tradurre come “relativo al santo tra i santi, o sacro tra i sacri” e se pure con un piccolo stiracchiamento, relativo a Zeus o Giove e quindi se “relativo a Pisa” si dice “Pisano” relativo a Giove si dice Gioviano o… giovese. Uva Sangiovese vale a dire il vitigno principale di uno dei miei vini preferiti: il Brunello di Montalcino.
Un bel brindisi alla Settimana Enigmistica :-*

Malichar – Mappa V. 0.5

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La versione 0 della stessa mappa

mappa_malichar0-5Ed ecco che dopo tre giorni di lavoro arriva una versione guardabile della mappa. Prima si dispone il reticolo “geografico” a esagoni, poi si riempie un esagono alla volta con un simbolo. Rilievi da 300 piedi a oltre 5 miglia, foreste, vulcani e così via.  Disegnare mappe in questo modo consente di essere molto precisi, permette di valutare in modo rapido e quasi esatto distanze, tempi di percorrenza e luoghi interessanti per agguati, scontri e battaglie varie. Sembra un incrocio tra le mappe che si vedono in numerosi GdR e le cartine stradali del Touring Club. Vero: l’intenzione è proprio quella.  In questa versione mancano ancora i nomi di molte città e qualche strada, per ultimi verranno poi aggiunti i nomi degli stati confinanti. La posizione delle città riflette la suddivisione “feudale” dei vari principati e le città più ricche e popolose si trovano vicine al “centro” per poi diminuire verso la periferia. Per ragioni evidenti sono posizionate lungo le valli e non dove ci sono montagne… con una eccezione là dove si trova Westür, la porta occidentale della Steinshau, la Casa-Di-Roccia, patria dei Nani. In quel caso devo far apparire evidente la presenza di un’altra via commerciale molto ricca. Così la descrizione dei principati si arricchisce ulteriormente e diventa pure un ottimo generatore di spunti narrativi. Dettagli da aggiungere ce ne sono, ma via via che prende forma diventa più facile lavorarci su. La parte più ostica è stato il lato sud: il confine con le Brulle e la repubblica di Kirezia doveva essere coerente con la mappa di Kirezia. In questo il reticolo esagonale si è rivelato utilissimo, come pure una scrupolosa attenzione alla scala. Un esagono sulla mappa ha un lato di 18MK (miglia Kireziane) e una diagonale di 36. Disegnata in questo modo la mappa si presta ad essere impiegata anche da chi desidera inserirla in una campagna per GdR. A lavoro ultimato renderò disponibile il file ODG per open office, così da renderla modificabile a piacimento.

Vista la data direi che non pubblicherò altri post fino all’anno prossimo… buona fine e buon principio a tutti!

15 Fatti su Malichar e i suoi abitanti

I Principati… Les Arch’rincés o Les ‘Rincés come li chiamano da queste parti sono 12 stati sovrani uniti in una sorta di confederazione dove solo chi ha poteri magici può godere di tutti i diritti civili che noialtri Occidentali abitanti della Terra diamo quasi per scontati. Ecco alcuni aspetti tipici di una ἐπῳδήκρατία dal greco ἐπῳδή (epode = incanto, magia, sortilegio… ecc…) e ρατία (kratia = governo, esercizio del potere).

  1. Se sei un mago sei automaticamente un cittadino. Vero. Viene da sé che i non maghi sono considerati cittadini di serie C. In Serie A ci sono quei maghi diplomati che hanno affrontato la Prova e sono sopravvissuti.
    In un procedimento giuridico contro un utente di magia si è sfavoriti in quanto l’onere delle prove è a carico della parte inferiore. Cioè se io dovessi andare in causa contro un mago, da quelle parti, dovrei avere una enorme quantità di denaro per sperare di vincere.
  2. Hai diritto ad un equo processo solo se sei un mago. Vero a metà: per i non-maghi dipende se nel reato di cui sei accusato è coinvolto o meno un mago. Se sei un mago è lo stesso se contro di te hai un nobile di rango superiore al tuo.
  3. È vietato simulare poteri magici. Vero! Una delle cose che imbestialisce giudici e guardie cittadine sono quelli che “fingono” di possedere poteri magici, magari servendosi di oggetti, poteri divini o meri trucchi da baraccone senza dichiararlo.
  4. Puoi fare qualsiasi cosa sia permessa dalla legge, ma solo se in possesso di adeguata licenza. Vero. Ai malichani piace un sacco la burocrazia. L’ufficio licenze di ogni municipio è quello con più risorse umane e non. I malichani non pagano “tasse” in senso proprio, ma c’è un sistema di licenze che permette di svolgere qualsiasi, dall’imbianchino al mago da strada, dal ricercatore puro al soldato di ventura. Le licenze si rinnovano ogni anno pagando una certa cifra. Con la differenza che ad un certo punto si può decidere di non pagare più e ritirarsi dalla vita sociale, civile, politica… ecc… in realtà non lo fa nessuno. Non esistono pensioni e chi non lavora o riesce a vivere di rendita o è morto.
  5. Solo i maghi laureati a La Brêndienne hanno la possibilità di accedere alle cariche politiche e diventare nobili. Falso. I maghi che sono sopravvissuti alla Prova accedono alle cariche politiche, tutti gi altri no.
  6. Le dimensioni non contano. Vero. Da più di 1000 anni, da quando un violento terremoto ha raso al suolo Lavill’ e le città vicine, gli edifici sono costruiti con tecniche… particolari. Son più grandi all’interno che all’esterno.
  7. A La Brêndienne è possibile apprendere incantesimi oltre il 7° circolo di potere. Falso. Va ricordato che oltre quel livello le energie in gioco cominciano a diventare ingombranti e una palla di fuoco scagliata all’8° circolo di potere può spazzare via un plotone di 100 uomini e al 10°si parla di un piccolo esercito. Teoricamente non c’è limite al potere che un mago può inscrivere in un aura ed esistono incantesimi “di gruppo” capaci di accordare più aure come se fossero una sola, scatenando sortilegi in grado di cambiare in modo significativo l’orografia di un territorio o cancellare un’isola. Va da sé che incantesimi di questa portata sono segreti di stato e non si trovano nelle biblioteche o  nelle scuole.
  8. I maghi che operano a Malichar sono sempre protetti dai colpi di ritorno i cûd’coin. FALSO! I maghi che operano entro i confini de La Brêndienne sono sempre protetti. La protezione diminuisce al crescere della distanza dalla scuola, che si trova nel centro geometrico dei Principati. Tale protezione decresce molto in fretta e lungo i confini (che non sono un cerchio perfetto) a volte è nulla e quando va bene non supera mai il 30%.
  9. Se superi la Prova diventi un nobile o muori. Falso. La Prova è l’equivalente dell’esame di stato per medici, ingegneri, architetti, avvocati… solo che qui è un pelino rischiosa, dovendo dimostrare la propria, perfetta, padronanza delle arti magiche. Un mago che ha studiato con profitto e sa di esser capace nel proprio campo di studi sa che sopravviverà alla prova prima ancora di affrontarla. Sa pure che il “premio” che lo attende non è necessariamente un’ Archaronis in attesa di un Archaron in grado di governarla: è un piccolo territorio all’interno di una Archonté, spesso così lontano dalla capitale da godere di meno del 50% della Protezione di cui godono i maghi che operano a Lavill’. Può tranquillamente rinunciare al titolo di Archaronis e lavorare come libero professionista o come meglio crede. In ogni caso può ancora essere invitato da un titolato (un archont, un archarquis, un arch’uc, archrand o un Principe) come membro della Despairs, il parlamento dove vengono prodotte, aggiornate e proposte le leggi al consiglio dei principi, che valuta, vota, approva o respinge con modifiche ben motivate. Negli ultimi secoli, tra le opzioni dei candidati che superano la prova, vi è anche la possibilità di continuare ad accedere a La Brêndienne per un mese l’anno e studiare ciò che si desidera senza alcun costo.
  10. Anche se al riparo dai cud’coin i maghi sono sempre vulnerabili agli errori. Vero! Alla Brêndienne vi sono aule blindate, capaci di resistere a sortilegi di potenza mai vista (20° circolo e oltre grazie alla presenza della Barriera) e che impediscono agli effetti di qualsiasi incantesimo di uscire dai loro confini. Sono come le sandbox impiegate per provare pistole e fucili in sicurezza, ma la differenza è che il mago deve entrare nella stanza dove proverà l’incantesimo o l’oggetto magico frutto delle sue ricerche. Se tutto va come deve l’incantesimo funzionerà o non funzionerà senza particolari problemi. Se qualcosa va storto… chi ci rimette è solo il mago.
  11. Ladri, assassini e compagnia bella sono comunque sottoposti a licenza. Falso e vero. Ovviamente non dipendono dall’ufficio licenze del municipio di appartenenza, ma seguono le regole delle rispettive… gilde (o associazioni a delinquere di stampo mafioso, camorristico, malichano… fate voi) e lavorare senza il beneplacito di una di esse equivale a morire velocemente e in silenzio.
  12. Se diventi nobile resterai nobile per tutta la vita. Falso. Solo i principi e qualche Archrand possiedono questa carica fin dalla loro nomina, ma per tutti gli altri ci sono due grossi scogli da affrontare ciclicamente. Gli Archarons sono i “nobili” freschi di nomina, prendono in carico una Archaronis da gestire e devono farla rendere al meglio per centrare gli obiettivi che il loro Archont o il loro Archarquis (se l’archaronis fa parte di un territorio posto al confine con un un altro principato o all’esterno) gli impone. Se al termine del mandato l’Archont ha qualche motivo per lagnarsi di un archaron (obiettivi non raggiunti, in primis) può destituirlo e chiedere l’invio di un nuovo Archaron. Archont e Archarquis più avveduti (cioè la maggior parte di essi) seguono o fanno seguire da persone fidate gli studenti più promettenti e cercano di portarli sotto la propria ala in modo da avere sempre gente capace da assegnare alle terre che devono amministrare. Anche Archont e Archarnquis sono soggetti a controlli e verifiche quinquennali da parte del proprio Archuc, mentre quest’ultimo è sottoposto a verifiche decennali dall’Archrand che lo controlla. Fallire un obiettivo non è necessariamente il viatico per perdere il titolo, ma certo non mette in buona luce per aspirare a conquistare il gradino superiore. Idem per gli Archrand, sorta di ministri dedicati ad un preciso territorio che amministrano in nome e per conto del principe che servono. Vi è tuttavia un altro modo per conquistare un titolo oltre l’eventuale caduta di un nobile/amministratore dovuta al mancato superamento della verifica periodica: la morte.
  13. L’Archaronis è per la vita. Vero. Superata la prova la scelta successiva è definitiva. Amministrare un’Archaronis richiede tempo, dedizione e energia che un mago anziano non possiede, preso com’è dai propri studi e dal proprio lavoro. Un mago che ha intrapreso la libera professione non ha molto tempo da dedicare all’amministrazione del territorio.
  14. Se uccidi un mago prendi il suo posto. Falso. Se un mago muore il suo posto rimane vacante e si ha la possibilità di ottenerlo, a patto di avere i requisiti. Ricordo che i maghi diplomati alla Brêndienne sono persone estremamente preparate e duramente selezionate (se qualcuno era inadeguato non ha superato la prova… vivo). Dunque per rendere un posto vacante ci sono altri metodi oltre che sperare nel fallimento. Capita spesso che un Archaronis lasci il posto perché si rende conto che può guadagnare di più lavorando come libero professionista. Capita spesso che un Archuc metta come obiettivo ad uno dei suoi Archonts la morte di un altro mago perché ha individuato uno studente molto dotato e promettente e vuole annettere un territorio all’Archucis che amministra, magari perché il suo Archrand gli ha ordinato di espandersi (e quindi l’ordine è partito da un Principe). In ogni caso l’assegnazione di un territorio viene data per merito prima di tutto. Un archonté o un archarquisé rimaste vacanti vengono assegnate al nobile di grado inferiore più meritevole tra quelli presenti sul territorio. Quindi un’archonté con due archaronisés avrà come contendenti i due archaron e basta e dei due verrà scelto quello che avrà conseguito con successo il maggior numero di obiettivi e in caso di parità andrà a quello che ha conseguito il voto più alto alla Brêndienne, se sono ancora pari va al più anziano e solo in caso di ulteriore parità viene lasciato scegliere ai due contendenti come dirimere la questione entro 10 giorni, pena la perdita del titolo. Ne emerge una fitta rete di complotti e contro-complotti tra chi trama per liquidare questo o quel nobile e chi invece indaga per scopire e sventare complotti e attentati.  Il risultato è che ogni anno c’è sempre qualche territorio rimasto senza amministratore per controllare il quale si scatenano lotte sotterranee che, qualche volta, si risolvono con un duello tra maghi. Nel caso di un’archaronis con più contendenti la cosa viene risolta allo stesso modo, a parte il fatto che sono ammessi come contendenti solo maghi che hanno superato la prova entro l’anno.
  15. Non avai altro dio all’infuori di Dar. Falso. Il divieto riguarda la manifestazione pubblica di un culto diverso da quello di stato. Nel privato della tua casa, della tua mente, del tuo sotterraneo preferito puoi pregare chi ti pare. Si tratta di una via morbida scelta da Dar per evitare le ingerenze delle altre divinità senza inimicarsele troppo. Dar esiste da quando è nata Malichar, tra gli dei di Tharamys è forse il più giovane e anche quello con meno potere, sebbene stia crescendo in fretta. Capita ancora, tuttavia, che qualche sacerdote con istinti da missionario decida che è il momento di “rivelare” la verità e la lieta novella (quale essa sia) relativa il dio che serve. Personaggi del genere finiscono velocemente al rogo, talvolta le guardie cittadine riescono a salvarli dal linciaggio e procurargli un passaggio per il confne più vicino dove espellerli. Più spesso arrivano troppo tardi e per il neomartire non c’è altro da fare che seppellire le sue ceneri. Come già detto: chi ha diritto ad un processo sono i maghi e anche in quel caso il titolo ha il suo peso. Sorte analoga tocca ai ladri sorpresi a rubare e cose del genere. Alcuni malichani venerano altri dei, ma, appunto, tengono per sé la propria scelta religiosa. Numerosi preti di altre religioni vivono entro i confini di Malichar senza che nessuno gli dia fastidio, soprattutto i chierici di Eplor il Buono che sono apprezzati per i loro poteri curativi. Però, appunto, in privato o al limite al riparo di un angolo di strada se si tratta di vita o di morte.

Ci sarebbero altri  aspetti della vita malichana, ma questi che ho appena descritto sono emersi già in altri articoli, racconti o salteranno fuori appena trasformerò qualcuna delle bozze che ho da parte in articoli ed ho preferito metterli giù subito.

Come sempre sono graditi a consigli, commenti e qualsiasi altra domanda vi passi per la testa, ma soprattutto: grazie per aver letto fino a qui!

 

Andrew Next

La grande scuola di Magia in 2500 parole

Hogwarts.

Anzi  La Brêndienne, e questa che leggi è quasi la fine dell’articolo: quando ho coniato il nome ne stavo scrivendo l’ultima parte.

In un reame magico, anzi, una federazione di dodici regni… pardon, Principati, governati dalla magia non può non esserci almeno una scuola dove i giovani aspiranti maghi diventeranno veri utenti di magia no? Dunque ecco che compare, prepotentemente, la necessità di un polo di formazione.

I principati stanno prendendo finalmente forma e, oltre a decorazioni goticheggianti innestate su casette tirolesi tipo i doccioni a forma di drago in rame lavorato a sbalzo (non scherzo: di quella forma sono abbastanza diffusi in Svizzera da Zermatt in su) mi sono trovato a dover descrivere in che modo può funzionare una scuola di magia, come può sostenersi economicamente e se questa cosa è in coerente con l’economia di tutto il paese… lo so, sono Beghe mentali (b come Savona) è che io ho sempre storto il naso di fronte a situazioni fantasmagoriche (tipo la scuola di cui sopra) senza tuttavia qualcosa di credibile dietro (come un esercito con centinaia di migliaia di unità e neanche un carro rifornimenti o una cucina da campo o quello che è): insomma gli uruk-hai creati da Tolkien erano si un esercito sterminato, ma per tirarlo su Saruman ha consumato il suo potere e una volta perduto l’esercito è rimasto pressoché in mutande. Lo sterminato esercito eruttato dal Divieto, ne “Le pietre magiche di Shannara”, era solo la frazione delle creature sopravvissute al durissimo ambiente, comunque uno sfracello, d’accordo, ma era ben raccontata. Invece, con tutto il bene che voglio a  Philip Pullman, non ci sono molte possibilità per una reale sopravvivenza degli orsi bianchi metallurghi… non se mangiano veramente quel quantitativo di carne ogni giorno.

Dunque se ho a che fare con un reame “magico” non solo devo sapere come funziona la magia, ma pure se tutta l’economia del paese è stabile: caspita, deve esserlo visto che i Principati esistono da 2600 anni!

E qui c’è il primo scoglio: la scuola creata dalla Rowling che mi rompe l’animo col suo fascino. Be’ io sono stato ispirato da un Dottore. Non ho forse detto che lo zaino di Conrad è più grande all’interno che all’esterno? Che molti degli edifici di Lavill’ sono costruiti con la medesima “tecnica” ? E allora la “Grande scuola” non è una scuola, non è un castello irto di torri merlate, popolato da fantasmi logorroici e frequentato da maghetti con gli occhiali e strane cicatrici in testa.
A me piace pensarla come Canbridge o il Politecnico di Torino, il MIT o La Sorbonne. Vista da Champ Malichar, la piazza al centro di Lavill’,la scuola appare come una minuscola rocca irta di guglie goticheggianti, merli conici e alberi giganti, ma varcata la soglia ci si ritrova in una vera e propria città suddivisa in quartieri. Dodici per la precisione, ognuno con le sue peculiarità.

Più grande all’interno che all’esterno, come il TARDIS (Time And Relative Dimension In Space), l’astronave camuffata da cabina telefonica che il Dottore usa per spostarsi. Ok, le somiglianze finiscono qui, ma questo giochetto mi cambia parecchio i concetti di “dentro” e “fuori”.

Vorrei aver già pubblicato l’articolo sulla politica malichana, ma questo non poteva aspettare. La scuola è tanto grande Perché è l’unica scuola sicura in tutti i Principati e in buona parte delle terre conosciute. Ho detto più volte che Malichar è protetta dai “colpi di ritorno” degli incantesimi mal predisposti, i coud’coin come li chiamano qui, che vanno dal “semplice” collasso mentale alla comparsa di qualche essere extra-dimensionale attratto dalle attività del mago e con intenzioni comunque spiacevoli.

La protezione è massima (100%) proprio su La Brêndienne e decresce via via che ci si allontana. La scuola sorge proprio dove ha origine la barriera che protegge gli incantatori. Se sei uno studente che un giorno potrebbe diventare la “crème de la crème” della società malichana, magari rampollo di qualche famiglia molto in vista, devi studiare là dove è certo che non concluderai prematuramente la tua carriera prima del termine degli studi, ogni altro luogo comporterebbe rischi inaccettabili. Di scuole ne esistono anche nelle altre città dei principati ed hanno aule attrezzate con incantesimi protettivi molto efficaci, ma… la protezione non è mai “massima” e spesso gli studenti, animati dal sacro fuoco dello studio, dimenticano che fuori dalle aule sono molto vulnerabili, finché non apprendono come proteggersi e mettono in pratica in modo efficace le tecniche apprese. Per cui ogni tanto qualche studente ci lascia le penne anche se sta studiando nella periferia di Lavill’.

Tra il centro e la riva del lago su cui sorge Lavill’ la protezione non è più massima, ma compresa tra 100 e 99, il che vuol dire che ogni 1000 errori almeno uno studente è colpito da qualcosa… e gli studenti sbagliano decine di volte al giorno specie durante i primi mesi, è il loro lavoro. Uno studente che non sbaglia mai difficilmente apprenderà qualcosa. Inoltre vivere a Lavill’ è comunque costoso, per cui meglio la scuola. Oltre le rive del lago la protezione cala ulteriormente, ma è comunque poco oneroso costruire aule e laboratori protetti, mentre ai confini questa protezione spesso è inferiore al 30% rendendo di fatto lo studio della magia pericoloso come all’estero. C’è da dire che questa protezione varia nel tempo e il trend degli ultimi 50 anni è in lieve crescita.

Viene da se che, dato il sistema “politico” dei principati dove solo chi ha poteri magici gode di tutti i diritti civili, chi controlla l’istruzione controlla il potere. Il che è in linea con quello che Dar il Dorato desidera: la sua “religione” si chiama conoscenza, sapere. I suoi templi sono biblioteche e i suoi sacerdoti sono tutte le persone che ricercano conoscenza e trasmettono il sapere a chi ne è degno.

Lo studente entra a scuola ad un’età compresa tra i 10 e i 14 anni, prima non è proprio in grado di gestirsi da solo, salvo casi rarissimi. Vi rimane per cinque anni, durante i quali viene formato e reso in grado di studiare e predisporre incantesimi di qualsiasi circolo, dal primo fino al settimo. Difficilmente gli studenti di questo livello superano il quarto circolo, ma teoricamente è possibile. Quando ottiene il “diploma” è un cittadino, può concorrere alle cariche pubbliche, ha diritto ad un equo processo, può acquistare qualsiasi licenza, intraprendere qualsiasi professione desideri. Non può accedere alle cariche politiche, ma tutto il resto gli è consentito.

Nei quattro anni successivi può accedere ai corsi che sovrintendono le tecniche avanzate. Si va dalla creazione di manufatti incantati, alle tecniche di costruzione in 6d, meta-magia, alchimia, geografia planare, evocazione, invocazione… ecc tutte materie estremamente complesse e che indirizzeranno in modo definitivo gli studi e la vita professionale del mago. Un “mago edile” per dire, sarà bravissimo nel progettare e realizzare edifici o occuparsi della manutenzione degli stessi, un invocatore è più simile al mago che si vede in molti romanzi fantasy e che tira fulmini e palle di fuoco, un “geografo planare” sarà espertissimo nel muoversi tra piani di esistenza differenti etc…

Al termine dei quattro anni sceglierà se affrontare la “Prova” o laurearsi semplicemente. Con la laurea si guadagna l’accesso alle cariche politiche, per cui si può essere invitati ad entrare nella “Despairs” il consiglio che vota le proposte di legge e le propone ai Principi possono approvare, o rispedire indietro suggerendo le modifiche opportune (e poi approvare). L’invito può essere inviato da un principe, ma anche da un arch’at un archarquis o un archont (appena riesco a finire il post sulla politica… ), nessun archaron può invitare (tra poche righe spiego qualcosa).

Se sceglie la Prova e sopravvive, diviene Archaron (fusione di Arcane e Baron) e ottiene un seggio alla Despairs e un feudo, di solito periferico, legato ad una Archonteé o ad una Archarquiseé (rispettivamente Contee e Marche di Confine) …ed ecco che comincia a far capolino la politica. Che a loro volta sono sotto un Arch’cat e insieme formano un Arch’rinceé o Principato. Les Arch’rinceés de Malichar, per l’appunto. Prende sempre più forma anche la lingua parlata che, di tanto in tanto, farà capolino tra le righe.

La prova finale non è nota nei dettagli perché cambia sempre, ma è famosa per la sua “mortalità”, dato che la posta in gioco è molto alta. Essere una personalità politica, a Malichar, è rischioso: quando inizi devi andare in qualche luogo lontano dalla capitale e se non ti proteggi dagli errori in qualche modo rischi, ma se non usi la magia spesso & volentieri non riesci ad amministrare il feudo (l’archaronis che ti viene affidato) e dopo 5 anni o sei riconfermato, o rischi di prendere il posto lasciato vacante dal tuo archont o archarquis, o sei destituito e al massimo potrai sedere alla Despairs. Quando cresci in potere devi comunque pararti perché gli Archont e gli Archarquis delle altre casate tenteranno di eliminare in ogni modo te e i tuoi Archaron… e così via fino ai Principi. Inoltre se quando sei un “semplice” Archaron puoi permetterti il lusso di inveire contro questo o quel nobile (tuo pari), man mano che sali sei costretto dalle regole sociali a chiamare “fratello” o “mio caro amico” anche quello che sai che ti vuol morto e magari la notte prima ti ha mandato contro un paio di sicari. O stai per rendergli il medesimo favore.

Non è male, ma chi intraprende la carriera politica ben difficilmente si accontenterà di un seggio. D’altro canto la “mortalità” politica è pure elevata: i maghi tentano di farsi le scarpe tra loro, specie tra archaron che sono i più deboli, per creare posti vacanti dove inserire i propri alleati. Nel corso di un anno vengono a crearsi sempre dei vuoti, vuoi per incapacità (molto raro), vuoi per morte (frequente) o abbandono da parte del mago, ma comunque c’è sempre posto per un mago laureato che supera la prova. Anche se non sempre un mago che supera la prova vuole il potere politico come, ad esempio, ha scelto Ivilas che superata la prova ha “abdicato” in favore di un mese di studio “gratuito”, ogni anno, presso la Bertrandienne… pardon, Brêndienne. I malichani si mangiano le parole come i francesi cui sono ispirati e nel corso dei secoli si son mangiati qualche lettera sostituendola con il canonico accento circonflesso sulla ê 😀

Dunque la Brêndienne è il motore primo della vita politica, culturale e scientifica magica dei Principati e chi la controlla è anche colui che detiene il vero potere da queste parti.

La Brêndienne è parecchio diverso dalle location create dalla Rowling (Hogwards, Durmstrang o Beauxbatons che mi viene da tradurre in “Bei Bastoni” e mi sembra dannatamente ambiguo), ma perfettamente coerente con la mia ambientazione. In compenso fa il verso a La Sorbonne (forse l’università più famosa al mondo) e mi da molta soddisfazione l’essere riuscito a tirar fuori un nome simile.

C’è tuttavia una domanda che potrebbe emergere: esiste un collegamento tra la protezione offerta a tutto il reame e la Brêndienne? La risposta è si, più d’uno. C’è un intero dipartimento della Brêndienne dedicato allo studio della Barrière e non di rado dai loro laboratori esce qualche sistema per rafforzarla localmente al fine di rendere aule e laboratori più sicuri, o creare amuleti protettivi ancora più efficaci.

 Ci sono rivalità simili a quelle mostrate dai nobili anche nella scuola? La risposta è si, ma poche: chi sceglie la via della ricerca  di solito ha a cuore i propri interessi e può permettersi di condividerli con altri maghi. Un geografo planare, ad esempio, non ha nulla da rivaleggiare con un invocatore e, anzi, trova molto comodo avere un intero dipartimento che, all’occorrenza, può aiutarlo nel proprio lavoro. Un evocatore ha tutto da guadagnare da geografi e invocatori, perché i primi scoprono nuove creature da evocare, i secondi gli forniscono gli incantesimi più adeguati per recuperare una creatura sfuggita al controllo. Insomma, salvo rari casi, la maggior rivalità tra maghi ricercatori è all’interno di uno stesso dipartimento, ma non raggiunge mai i picchi violenti che si verificano in ambito politico… tranne nei casi, pochi ma costanti, di maghi che hanno un seggio o addirittura un feudo da amministrare, ma che per qualche motivo hanno attirato l’attenzione del rettore Etiènne D’Amber, pluriottuagenario e ancora arzillo. Ad esempio una delle personalità più discusse e guardate con ammirazione o sospetto, mai con indifferenza è Monsieur Doole, Alaq Doole è un mago che ha scalato dannatamente in fretta la società malichana. Diplomato a soli 20 anni è divenuto Archaronis della casata Lendin e in appena dieci anni è divenuto Archont. Tra i suoi meriti vi è la creazione di un metodo, tutt’ora segreto, per la fusione delle gemme-matrice dopo che vi è stata vincolata un’aura sopra. Si tratta di una tecnologia che consente di velocizzare la produzione di oggetti incantati senza ridurne la qualità.

Ethan D’Amber lo ha invitato come (devo trovare dei titoli adeguati per tutti i ruoli all’interno della scuola, dal Rettore in giù) Primo Oratore presso il dipartimento di Meta-Magia: anche se Alaq non è disposto a cedere i propri segreti, Ethan è sicuro che i suoi docenti, ma anche numerosissimi studenti, ispirati dalle idee di Alaq potranno mettere a punto qualcosa di utile. D’altro canto Alaq non può rinunciare al prestigio che l’essere Primo Oratore comporta (o quel che sarà quando avrò trovato dei titoli decenti, coerenti con l’ambientazione, ma sufficientemente comprensibili da non richiedere una nota a fondo-pagina)  e accetta volentieri. Questo elemento fa parte del plot del “ladro di sogni”, il romanzo in cantiere. Il titolo, ovviamente, è provvisorio.

Detto questo… la questione “scuola di magia” è tutt’altro che conclusa, ma per ora è abbastanza.

Il ladro di sogni e altre storie

Il nuovo capitolo delle avventure di Conrad è in lavorazione. Stavolta c’è poco da stare allegri… cioè come al solito. Il povero ragazzino dovrà vedersela, stavolta, con un mago piuttosto abile nel manipolare i sogni delle sue vittime. Addormentarsi, chiudere gli occhi e sognare, potrebbe diventare… letale e il risveglio tutt’altro che scontato. È che dopo essermi sporcato il fondo dei calzoni, quando ero tredicenne, con “Nightmare: dal profondo della notte” mi son detto: perché non regalare certe emozioni anche alle nuove, deste, generazioni? (Oh! Pure in rima!)

Non starò a scomodare Freddy Krueger per questo scopo e, come sempre, lavoro per creare una storia coerente. Freddy usava il soprannaturale in un mondo razionale e per questo era invincibile… fino a che nel 5° sequel anche gli “eroi” lo imitano, riescono a distruggerlo con un contrappasso allopatico e pongono fine alla saga. La cosa non piacque a Freddy che nel 6° sequel uscì dalla pellicola e tentò di fare fuori gli attori e gli autori responsabili della propria fine. Episodio godibile come idea, ma assolutamente non all’altezza del primo.

Il mio ladro di sogni (ovviamente è il titolo provvisorio) non può permettersi una strategia simile: la storia è ambientata a Malichar, il paese con la maggior concentrazione di maghi al mondo… o almeno uno dei più popolati, e delinquere non è per niente semplice se, come si è visto ne “il furfante derubato” con un incantesimo ben piazzato si scoprono tante cose quante ne vede un coroner del CSI. Lanciare un incantesimo desta sempre attenzioni indesiderate e ci vuole… accortezza oltre ad un ottimo motivo per usare la magia per delinquere.

L’idea di base è dunque far arrivare le “rogne”, il conflitto, attraverso un piano non convenzionale: quello dei sogni, ma il “movente” be’ quello è una sorpresa. 

Ho sempre ben cara la scena del guanto con i rasoi che stride contro i tubi della caldaia, mentre la vittima fugge inseguita da un orrore senza nome… dritta verso il suo destino. 

Per riproporla qui… mi rendo conto che, senza volerlo ho gettato nell’ombra scarlatta (il romanzo che dovrebbe uscire a gennaio) i semi di questa storia. 

Quali semi? Gli incubi, quelli con l’orco-sacerdote dall’inutile, quanto letale pugnale a 4 lame.  Vedere gli incubi trasformati in realtà è una cosa che mi ha sempre affascinato fin dalla prima volta che mangiai pesante: nella notte srguente il fiero pasto la mia cameretta si riempì di micidiali piante carnivore. Il sogno fu talmente intenso che al risveglio le vedevo ancora, coi loro tentacoli protesi verso il mio lettino. Avevo forse tre anni, ma a ripensarci… non avevo mai urlato tanto in vita mia e nemmeno l’arrivo di mio padre, nemmeno la luce accesa, niente riuscì a far svanire quei maledetti viticci ipertrofici. 

Per mia fortuna era, appunto, un brutto sogno molto intenso. Però quando, dieci anni più tardi, vidi Robert Ludlum nei panni di Freddie Krueger non potei non provare qualche brivido. Sapevo perfettamente di cosa si trattava.

Credo che il povero Conrad, ma pure La-Wonlot, Diana e la new-entry Estrella Enchizo del Gremío y Almacen rimpiangeranno con nostalgia gli orchi, gli scorpioni giganti e i sacrifici umani a Wu-Masau appena affrontati. Oh Be’, ma se mi metto a raccontare una storia che comincia con:” Era una mattina tranquilla…” la faccio proseguire con “tutto procede normalmente” e terminare col classico “…e vissero felici e contenti” a quale pagina vi fermereste a leggere? Io dico 2.

Buone letture… e sogni d’oro (finché potete).

Lavill’ – 1

EXACORION2

Lavill’

Lavill’ è la contrazione di La Ville, parola francese che vuol dire la città. Nei principati si parla una versione supercazzola del francese, una tarapia tapioca della sbiriguda come se fosse antani, ma con la R moscia, le E mute o sorde e tutte le regole di pronuncia che rendono il francese deliziosamente musicale. Così a sentirle suonare in testa sembra francese, ma se un francese dovesse mai leggere questo scritto… spero che la prenda a ridere.

Il motivo per cui i Malichani chiamano così la capitale è perché si tratta “Della Città” per antonomasia, la più grande, la più bella, la più eccetera del mondo. Quanto a “grandeur” non sfigurano minimamente rispetto ai veri francesi.

La città sorge all’incrocio dei due fiumi più importanti del paese: La Neies e La Tancour. Il secondo è l’anagramma di “Courant”, corrente… vediamo chi indovina da dove viene l’altro nome. E’ più corretto dire che sorge nell’incrocio dato che è tutta sull’acqua. Un sistema di dighe e canali artificiali permette di mantenere un lago (Le lac Cladou) ampio un paio di miglia Malichane (circa 3 km) e profondo una trentina di metri,per nove mesi l’anno nove e non dodici perché nei mesi invernali gela tutto e potrebbe essere attraversato a piedi.A nuoto o a piedi si tratta sempre di 200 metri di “spazio aperto”, niente mura. Questo mi mette a disposizione un “cerchio” di 2600 metri di diametro da riempire con case e palazzi, strade, canali e poi teatri, locande, ristoranti, biblioteche… in confronto Nadear la Bianca pare un villaggio di catapecchie. Considerato poi che la città sull’acqua è solo metà città, perché attorno al lago e soprattutto al caravanserraglio, sorge una sorta di “seconda città” meno elegante, ma più colorita, direi che avrò il mio bel da fare per scrivere la guida turistica di questo luogo. Del resto Lavill’ esiste da ben 2600 anni, anno più anno meno. Se pure nel corso dei secoli è stata ricostruita più volte a causa dei più vari disastri: una famiglia di draghi piuttosto vivaci, vari terremoti, due eruzioni vulcaniche e un beholder con la congiuntivite… nonostante tutto i Malichani sono tornati sempre là dove i due fiumi si incontrano e hanno sempre ricostruito la loro capitale, più bella e più forte di prima. Negli ultimi 800 anni nulla è più stato in grado di abbattere anche un solo edificio.

Perché due città? E’ presto detto: vivere a Lavill’ costa. Sull’acqua vivono gli utenti di magia, i loro servitori, gli studenti della scuola, gli insegnanti, i membri della classe dirigente e pochi non-maghi la cui attività è strettamente connessa coi servizi forniti ai maghi. Si tratta di mercanti, gestori di servizi come teatri, locandieri, ristoratori… no, niente bordelli da queste parti. Se ne cercate uno vi basta approdare sulla terraferma e troverete ogni possibile sollazzo al riguardo, ma nella città vecchia no.
La città vecchia costa: anche solo per spostarsi. Solo i maghi che conoscono qualche incantesimo di movimento dalla levitazione al teletrasporto riescono a risparmiare il costo delle gondole che trasportano merci e persone all’interno della città. Una corsa in gondola, da una parte all’altra della città richiede circa mezz’ora di tempo, con una velocità media pari a (lo dico in Km, ma poi convertirò in un’altra unità di misura… ) 2,3 km/h che se non c’è traffico (cosa rara) diventano anche 3. Una corsa come questa costa una corona d’argento, una moyenne pari a 5 scudi Kireziani, poco meno di una settimana di paga di un operaio nella fattoria Musìn. Affittare una gondola per un’ora o frazioni (successive) costa due moyennes. Gli edifici sono soggetti a erosione e ogni 4 anni richiedono che l’isola su cui sorgono venga portata in secca e il rinnovo degli incantesimi di consolidamento, un’operazione molto costosa: due corone per batòn ( 1 batòn = 1,12 metri ) lineare del perimetro. L’isola più piccola ha un perimetro di quasi 100 batòn e sapendo che 1 corona = 50 scudi kireziani (la tipica moneta d’oro che si trova un po’ in tutti i romanzi fantasy) vi fa capire perché entro la città gli alberghi e le locande sono tutti di un certo livello e hanno prezzi assolutamente inarrivabili per la maggior parte dei mortali.

Bene, ho scritto abbastanza riguardo a questo.

Finora ho definito un pizzico di storia, unità di misura di lunghezza, valuta, aspetto generale della città e qualche elemento della stessa, elementi linguistici (in divenire) e numerose parole, pure da rivedere.