A proposito di lavoro…

Mentre il Piatto Freddo prosegue la sua riscrittura continua il lavoro sugli altri romanzi. L’ombra scarlatta è stato tagliato di tutta la parte iniziale: non importa a nessuno come fa Conrad ad arrivare a Laìn Crùgon con 200 cavalli e un carro né della pesante descrizione di come funziona la magia (già spiegata abbondantemente in I Razziatori), qui basta accennarla. Ho tenuto la parte sulla corruzione, fenomeno molto più grave in questa città dove girano molti più soldi e manca una Còngrega di assassini che tenga l’ordine. Qui le congreghe illegali si sprecano e si fanno quotidianamente la guerra per mettere le mani sul mercato dei beni illegali (come il doÿmakòn noto come l’elisir dello schiavo: una goccia annulla la volontà per un giorno intero) e dei “servizi” venduti ai mercanti in transito. Il racket delle scorte (in senso militare) è più diffuso di quel che si pensi, talvolta camuffato da assicurazione, la prostituzione (che se pure è legale, spesso per esercitare il “Mestiere” è necessario pagare anche per la “protezione” oltre che le normali tasse) e poi i ricchi appalti pubblici per la gestione dei servizi cittadini quali difesa (mura) e pulizia (che comunque lascia molto a desiderare).
Dicevo: l’Ombra Scarlatta prende il via in un posticino di cui avete appena avuto un assaggio e dal quale un trio di “puri” come Conrad, Diana e La-Wonlot non vede l’ora di allontanarsi, ma come dico sempre “amo farli cadere dalla padella nella brace” e prosegue nel più infernale dei luoghi del continente, peggio anche del deserto D’Nis che pure è tosto, ma gli umani riescono a viverci.

Nelle Brulle ci vivono bene gli orchi che allevano i vermi-tigre per molti scopi differenti… anche se talvolta sono i vermi a mangiarsi gli orchi loro la prendono con molta filosofia.

Nelle Brulle gli capiterà di tutto e la vicenda di Conrad prenderà una svolta niente male, non ultima: una profezia formulata su di lui si avvererà.

Invece si preannuncia un grosso cambio di Point Of View nel numero 5 dove la svolta portata dall’Ombra Scarlatta getterà una luce sanguinolenta sui prossimi episodi.
Insomma Nadear la Bianca, una volta debellati gli orchi e messo il territorio in sicurezza si rivelerà un’isola felice e tutto sommato tranquilla. Tranquillità pagata a caro prezzo, ma comunque un luogo dove un bambino riesce a diventare adulto prima di morire. Man mano che ci si allontana da questa oasi di tranquillità il mondo si fa più violento e poco disposto a lasciar sopravvivere chicchessia e questo rivela il grado di “resilienza” del quartetto Dorian – Francisco – Ivilas e Luigi e come mai fanno sempre ritorno alla fattoria Musìn al termine di ogni viaggio.

Mentre l’Ombra Scarlatta è scritto ed è in corso la seconda stesura, per il numero 5 che per ora si intitola il “predatore di sogni” sto studiando bene i personaggi e cosa hanno fatto prima di trovarsi sul teatro della storia.
Il teatro è la città di Lavill’ e oltre ai protagonisti conosciuti nel quarto libro, di cui non dico nulla se no mi faccio un auto-spoiler che sarebbe alquanto nocivo per tutti, ci saranno altri personaggi che avranno un ruolo centrale in questa storia.
C’è una “vittima” che muore a inizio libro e lo fa in modo spettacolare. Si chiama(va) Cosette De Naalab-Lenoir (se non gli cambierò nome) e studiava presso la Brêndienne iscritta al II anno di specializza. Gli studi sono organizzati due cicli quinquennali (formazione e specializzazione) a loro volta suddivisi in biennio e triennio. Il biennio di formazione è comune a tutti gli studenti, poi inizia la “scrematura” e si spinge la gente a lasciare la scuola e le tasse di iscrizione per gli studenti non in regola con gli esami lievitano… ma è un’altra storia.
Cosette è una studentessa molto graziosa, un po’ timida, iscritta al primo anno di specializzazione in Alchimia. Ha fallito la prova di passaggio dal secondo al terzo anno di formazione. Nulla di insolito: molti studenti falliscono quell’esame. È strutturato apposta per far sbagliare gli studenti e spingere i meno dotati a desistere. Chi insiste e chi lo supera in scioltezza merita attenzione, chi molla… no. Solo che la povera Cosette ha un problemino imprevisto in aula.
Il docente di Alchimia è m’sieu Aznable detto l’invisibile o anche l’imperturbabile. Charles Aznable (Char per gli amici, e chi vuol cogliere la citazione la colga pure) rimane colpito da quel che accade in aula proprio sotto i suoi occhi.

Tipo interessante anche Charles, ha quasi 180 anni e vive dentro alla sua tunica, bella e antica che per gli standard di Lavill’ equivale a dire “Fuori Moda” e quindi è ignorato dalla maggior parte dei malichani dell’alta società, per i quali passa inosservato. I suoi modi dimessi e poco appariscenti alimentano poi la leggenda per cui ci si accorge della sua presenza solo quando decide di prendere la parola o gli parte un colpo di tosse, da cui poi il soprannome di “invisible” che gli sta appiccicato addosso quanto quello di imperturbabile. E pure: di fronte all’incidente di Cosette rimane perturbato anche lui.

Nei suoi 180 anni di esistenza ha accumulato sapere e potere in ugual misura ed è un tipo da non far arrabbiare, anche se all’apparenza è vecchio e gracile. Purtroppo devo ancora capire come far funzionare l’alchimia da queste parti, ma penso che se comincio a parlare di molecole con legami elettronici multi-dimensionali come se fosse antani potrebbe essere un buon punto di partenza, fino ad arrivare a reazioni chimiche che innescano effetti magici, come per i rituali “congelati” nell’aura dei maghi solo che in questo caso basta agitare una fiala o berla o lanciarla… cose del genere. Ci sto lavorando sù. I maghi specializzati in Alchimia sono maestri nella fabbricazione di pietre-matrice, in particolare nella fusione di pietre di bassa qualità per produrne una di alta qualità.

Suo antagonista è il giovane (si fa per dire: ha oltre 40 anni) Alaq (diminutivo di Alarique) Doole, mago diplomato e impegnato politicamente si è diplomato a 20 anni mostrando grande tenacia. La sua famiglia infatti non è mai stata disposta a finanziare i suoi studi oltre il primo quinquennio puntando tutto sul fratello maggiore, Simon. Simon Doole è attualmente Archon come lo è suo padre e i due sono affiliati alla famiglia dei Naalab, uno dei principati più ricchi di tutta Malichar.
Alaq invece ha dovuto lavorare duramente per potersi mantenere agli studi. Dopo il primo ciclo di formazione, cui riescono ad accedere tutti i giovani dotati dei dodici principati poiché i costi sono sostenibili con lavori non troppo onerosi, riuscì a trovare uno sponsor: Guillome de Lendin, secondo cugino del principe Gustave Lendin IV attuale sovrano del principati di Lendin, principale rivale dei Naalab.
Sponsorizzare uno studente è un modo che i potenti maghi che governano Malichar impiegano per reperire persone fedeli cui affidare l’amministrazione del territorio. Così Guillome investì parecchio denaro per la formazione di Alaq e fu ampiamente ricompensato: Alaq si diplomò con un anno di anticipo. Alla fine del quarto anno di specializzazione chiese ed ottenne di affrontare la prova, l’esame finale, che superò a pieni voti (vale a dire che ne uscì vivo, ancorché malconcio).

Poche volte era stato affidato il governo di un Archonis a un individuo tanto giovane, ma Guillome pensava di aver trovato un cavallo di razza, con grave scorno della famiglia Doole che nel vedere i brillanti risultati del figlio cadetto tentò inutilmente di riprenderlo in seno. Anzi: in seguito ai goffi tentativi del fratello prima e del padre poi, Alaq cambiò il proprio cognome in De Lendin giurando fedeltà assoluta al casato del principe Gustave e tanti saluti a casa.
Come amministratore si rivelò un’autentica miniera d’oro per il casato Lendin al punto che fu riconfermato alla guida dell’archonis per altri cinque anni. La sua laurea in alchimia gli aveva fruttato una quantità doppia di pietre matrici di qualità alta rispetto agli altri produttori e garantendo così buoni profitti anche al suo principe.

Scrivo qua ‘ste cose per mettere bene a fuoco il personaggio: Alaq è uno di quelli centrali.

Anche se l’alchimia ha un ruolo centrale nella vita economica di Malichar e di quelle Archonis che le hanno alla base dell’economia non è l’unica specializzazione. Maghi guaritori, maghi costruttori, invocatori, evocatori, aruspiciennes… le specializzazioni sono molte e tuttte importanti per l’economia del paese. Anche Alaq ha altri interessi e un debole per le donne belle e possibilmente indifese.

Come ha potuto scoprire Conrad la prima volta che ha lanciato un incantesimo, che è quasi venuto nei calzoni per la botta di sensazioni piacevoli provocate, la magia ha effetti collaterali su chi la utilizza. Il piacere è uno di essi e porta quel mago che non è capace a dominare le proprie pulsioni a indulgere nella pratica della magia a scopo… ricreativo. Insomma lanciare incantesimi è meglio che masturbarsi perché, specie per i maschi, dopo la prima devi prenderti una pausa per… uh… ricaricare le batterie. Invece con la magia puoi spararti un orgasmo dietro l’altro se hai predisposto abbastanza incantesimi e più è alto il livello e più intenso è quello che si riceve. Esistono incantesimi capaci di dare piacere puro, spesso da lanciare “a due”, ma a questo punto si incontra un limite che è dato dalla quantità di stimoli che un cervello può ricevere e si arriva al temuto collasso mentale. Il mago perde temporaneamente il controllo di sé e diventa come un neonato, incapace di provvedere a sé stesso e può rimanere in questo stato per settimane. La Barrière Malichienne non protegge da questo tipo di errori.

Come se non bastassero i pericoli che si corrono quando si pratica normalmente la magia.

Gli effetti collaterali della magia, tuttavia, hanno effetti ulteriori sulle attitudini di maghi di ogni sesso e razza. Fanno poco sesso e spessissimo non hanno figli (la pratica della magia è più appagante) o se lo fanno è fine a sé stesso: curare i figli richiede tempo da togliere allo studio. Tuttavia quello della discendenza è sentito da alcuni maghi di “nobili” origini come un dovere. Alaq  e Simon son nati per “dovere” di Gaspàr Doole il primo in qualità di “erede” e il secondo come “riserva” se al primo fosse accaduto qualcosa. Essere quello di “Backup” ha sempre fatto soffrire il povero Alaq. La digressione sul sesso è importante perché su questo aspetto verte parte della storia, decisamente più adulta delle precedenti.

Come si uniscono sesso e pietre-matrice? Eh, con un incubo. Molti incubi fanno parte degli ingredienti della storia.

Nel momento in cui inizia la storia Alaq è l’astro nascente della società malichana, è Archon per scelta, potrebbe aspirare a titoli ben più importanti, ma attende che il suo sponsor Guillome salga al vicariato del principato, o almeno questo è quello che racconta e le sue azioni sono tutte volte a rimanere ricco e felice nella sua Archonis senza minacciare in alcun modo i nobili suoi pari e superiori. In realtà ha qualche scheletruccio nell’armadio e ci tiene a mantenerli là dove sono, ma emergeranno.

L’invito alla Brêndienne per tenere una serie di seminari viene visto da Alaq come una comoda via di uscita dai guai in cui è venuto a trovarsi proprio a causa del suo successo. Un posto di docente alla più prestigiosa scuola di magia del continente, dopo quelle Dei-Talant, ma quelle son tutte sull’isola dell’Alba, nell’oceano orientale sarebbe una comoda via di uscita dal peso del governo e l’inizio di una nuova e ancor più luminosa carriera. Alaq è motivatissimo nell’ottenere quella cattedra, ma non ha fatto i conti con il Decano del dipartimento di Alchimia, Charles Aznable. Tra i due si accenderà una vivace competizione.

Altro personaggio importantissimo è Bernadette Auguillon, una delle assistenti di Charles soprannominata l’œil o la vecchia strega per via della sua bruttezza. Denti storti, arti deformi, pelle raggrinzita dal collo in giù e naso adunco. Proprio il naso è stata la causa della rovina di questa altrimenti graziosa fanciulla di circa 25 anni. Un errore nell’incantesimo per trasformare il suo “nasone” in un nasino all’insù e regalarle quella bellezza che le era sempre sfuggita. Il rapporto tra lei e Char è di reciproca stima: a lui non interessa il suo aspetto fisico, ma le sue capacità che sono molto migliorate dopo l’incidente. A lei interessa essere accettata per quello che è non per quello che appare. Indossa sempre vesti ampie e veli che ne nascondono le fattezze deformi, quando non ricorre proprio a potenti incantesimi di illusione per apparire come avrebbe voluto essere. Purtroppo per lei basta un incantesimo del terzo circolo per distruggere un incantamento e gli studenti del quinto anno di formazione lo sanno preparare alla perfezione. Spera ancora di poter avere un uomo: convinta di essere brutta a causa del naso non ha mai avuto rapporti con l’altro sesso ed è convinta che il vero amore sia molto meglio di qualsiasi incantesimo. Come ognuno di noi sa per far funzionare l’amore ci vuole impegno, altrimenti è “eterno finché dura!”. Cosette deve apprendere questa lezione e parecchio altro prima della fine. La sua famiglia di origine è benestante e tronfia del fatto che ha una figlia che insegna Alchimia alla Brêndienne.

Ci sono altri personaggi in giro per questa scuola che, oltre a non aver nulla a che fare con Hogwarts, è molto più grande all’interno che all’esterno. Da fuori somiglia più ad un incubo lovecraftiano con parti prese in prestito da R’Lyeh. Dentro ci sono parchi, decine di edifici, palais Senrobon (no, non la biblioteca) e un Domodendro di oltre 2000 anni.

Etienne d’Ambèr è il preside “millenario”, nessuno in realtà ne conosce la vera età, ma lo si vede spesso in giro per l’università se non è preso da qualche impegno di governo. A vederlo non sembra poi tanto vecchio e potente, ma nessuno osa mettersi contro di lui.

Etienne è “er cavaliere nero” di questa storia. Non me ne voglia l’amico Pietro Tulipano per questa mia citazione, ma Gigi Proietti l’ha coniata prima di lui e la morale che la sua storia trasmette è antica e vera come il mondo. La morale è che “ar cavaliere nero nun je devi rompe le scatole” (proverbio romano coniato per l’occasione) e uno dei personaggi di cui sopra andrà inevitabilmente a farlo. Insomma: la “Grande Barrière” che di anno in anno si espande un pochino e che protegge tutti i maghi dei principati a cominciare da Lavill’ dove questa protezione è massima. Eppure il buon Etienne si ritrova con un morto proprio nel sancta sanctorum dove il massimo degli incidenti dovuti alla magia è un collasso mentale dovuto a qualche studente che ha… uh… ecceduto. Per giunta il morto pare il risultato di un attacco da parte di una creatura extra-dimensionale, proprio quel genere di creature che la Barrière tiene alla larga con tanta efficacia. Chi è il morto? È facile da capire leggendo queste pagine. Meno facile è capire come accidenti farà Conrad a districarsi in questo casino… ma per saperlo dovreste prima scoprire se ci sarà Conrad in questa storia. Magari l’ombra scarlatta del romanzo prima non era d’accordo.

Intanto vi lascio una bozza dell’incipit

Chi ha paura del buio? Così lo chiamano i bambini. Buio. Quattro lettere che dipingono un mondo privo di luce. Hai paura del buio? Non c’è nulla di male ad avere paura. La paura è utile: tiene lontano dai guai e al buio ci si può fare davvero male se non si sta attenti. Ci sono ostacoli che fanno inciampare, oggetti aguzzi contro cui sbattere, cose che graffiano, che artigliano, che tagliano.

Che uccidono.

Hai paura del buio? Ancora no? Forse dovresti dargli il nome che io preferisco, il nome di quelle cose che ogni membro della tua razza si porta nel cuore e che mette in mostra nelle grandi occasioni come una guerra, per esempio.

Tenebre.

Lo senti come risuona questa parola? Tienila bene a mente perché è la mia casa, il mio regno e, quando sognerai di nuovo, le tenebre che ti porti dentro mi guideranno fino a te e allora mi apparterrai.

Per sempre.

L’uomo nero ha stretto il patto,
ha gli artigli come un gatto,
la sua voce fa paura,
viene dalla notte oscura.
Resta sveglia apri gli occhi
non lasciare che ti tocchi
se non vuoi svegliarti morta
chiudi subito la porta.

images

Ecco, una scena come quella di Suspiria con gli occhi che appaiono alla finestra mentre fuori piove… o così o una più degna di Wes Craven con il mitico Freddy Kruger che gioca con le sue vittime al gatto e il topo. Insomma sto studiando come far saltare sulla sedia te che leggi. A fine libro spero mi dirai se ci sono riuscito o no.

Mi auguro di sì…

…ma se hai spaventosi suggerimenti da proporre, prego, accomodati!

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Calendiér Malicièn

 

E dunque ecco il calendario malichano, anzi Le Calendier Malicièn (e cominciamo a infilarci dentro un po’ dell’arcipelago di Vasconne da cui provengono… e ovviamente della Île de Malichar che poi è il feudo di origine del buon Bertrand)
L’idea di base era quella di partire da un calendario terrestre noto, ma ormai desueto e di “sonorità” francese. Mi sono soffermato un pochino sul calendario rivoluzionario, quello coi mesi “creativi” come “Germinale” “Pratile” o “Termidoro”. In francese era già più evocativo:

vendémiaire
brumaire
frimaire

nivôse
pluviôse
ventôse

germinal
floréal
prairial

messidor
thermidor
fructidor

i nomi sono legati alle condizioni climatiche e ad alcune attività legate ai lavori agricoli. Neve pioggia e vento d’inverno, vendemmia, nebbia e freddo per l’autunno, gemme, fiori e prati per la primavera e così via con l’estate che ha il suffisso -d’or  per indicare che è la stagione migliore.
Il calendario rivoluzionario fu deciso arbitrariamente dopo settimane di discussione, qui invece ho una civiltà millenaria controllata da un dio che ha a cuore lo studio e la conoscenza, prima di tutto, ma pure il benessere e la felicità di buona parte dei suoi fedeli. Prima che vi domandiate perché allora esistono divinità “malvage” vi ricordo che si tratta di concetti relativi: cos’è la felicità per un essere umano? E per un Elfo? E per un orco? E se l’adoratore medio di un dio è masochista piuttosto che vegano o pratica la chirurgia come arte voluttuaria? È difficile essere un dio. In un luogo poi dove la magia esiste e le idee possono condensare in divinità (se ci credono abbastanza persone) le cose si complicano ulteriormente.

Malichar esiste da circa 2600 anni, direi che un calendario ce l’ha e pure parecchio strutturato. E preciso: il 10% della popolazione pratica la magia (contro lo 0,5-0,8% delle altre nazioni). Un calendario preciso è indispensabile per garantirne la sopravvivenza, oltre alla “mitica” barriera.
Dal punto di vista geografico è un sistema di strette valli glaciali caratterizzate da boschi di conifere, fiumi a carattere torrentizio e ghiacciai in fase di arretramento. La popolazione vive concentrata nella parte più bassa delle valli, là dove l’insolazione è maggiore (e non ci sono più beholder e altre bestiacce). Il cielo è visibile, ma solo “in alto” dato che l’orizzonte è coperto da montagne che sfiorano i 4000 metri di media, ma le cime più a nord sfiorano i 6000. Uso i metri anziché i piedi kireziani perché mi tornano comodi per fare i conti.
Il giorno è suddiviso in cinque periodi di lunghezza differente. L’alba che va da quando sorge il sole a quando supera le montagne, il mattino che termina quando il sole è allo zenith, il pomeriggio che termina quando il sole sparisce dietro le montagne, il tramonto che colora di rosso il cielo, la sera che termina quando anche il crepuscolo è conclusosolare e poi la notte che ha termine con l’alba. Il “tramonto” in senso proprio (la scomparsa del sole oltre la curvatura del pianeta) è un fenomeno noto solo ai malichani che viaggiano.

Dal calendario rivoluzionario ho mutuato soprattutto le idee che esso veicolava, ma ho aggiunto parecchio di mio.

Primavera
safraneux – Safran è il nome del “Crocus Sativus” uno dei tanti bucaneve (i crochi) che fioriscono al disgelo. Da questi fiori si ricava lo zafferano, condimento molto popolare e spezia che viene esportata a carissimo prezzo. In questo periodo termina anche la stagionatura degli insaccati e lo sbottamento delle birre. Costellazione “Le safrain”, il bucaneve.
treflieux – Le Trefle è tanto il trifoglio, che abbonda nei prati. Dunque è tanto il mese del ritorno dei prati. Costellazione: “La petite Vailèt” (la vitella Minore… il nome è provvisorio come la prossima costellazione).

pelousien – il mese dei prati. Le mandrie salgono negli alpeggi e ci resteranno fino a fine estate. La grande Vailèt (Vitella Maggiore) è la costellazione che è allo zenith (a mezzanotte) in questo periodo.

Estate
Arréchaût – Mese del caldo. Il nome originario era “Rechauffageur”, ma la “R” iniziale è caduta sostituita da “arr” e a fine parola è rimasta la “û” al posto di “uffageu” mentre la r finale s’è incollata al palato diventando una t. Il solstizio cade in questo mese e poi le giornate inizierano ad accorciarsi. Le pecore vengono tosate adesso, così che al ritorno del freddo possano avere abbastanza vello da riscaldarsi di nuovo. Costellazione “les tisòires” ovvero le forbici. È anche il mese della maggior produzione di formaggi. Vacche, pecore e capre producono latte tutto l’anno.

Arrecolt – Mese della raccolta: ha inizio adesso la raccolta delle messi dai campi e andrà avanti fino a tutto vendan. Costellazione “la Cueilleuse” (raccoglitrice di frutti). Stesso discorso per l’etimo: era Recolteur, la r iniziale è diventata Arr e poi il resto è caduto, ma trattandosi di finale di parola non è rimasta neanche una vocale circonflessa.
Nota: la “Arr” davanti deriva dalla pronuncia della R iniziale di quasi tutte le parole Maliciane… il risultato che di parole che iniziano per “r” praticamente non ce ne sono.

La Mesadoire
Anticamente (e in Lleendir è ancora così) era Meissonadoir, poi divenuto Mêsadoir e infine La Mêsadoire, ovvero la mietitrice.
La e circonflessa indica dove c’era “isson” chè è si è contratto in “ê” diventando com’è oggi e declinato al femminile. Le Meissonadoir era il modo in cui veniva citato spesso tanto l’uomo che falcia il grando, quanto un’altra figura comune a moltissime culture e che separa i vivi dai defunti: La Morte. Merat-Asua, una delle divinità più potenti da queste parti, ha di fatto infiltrato senza colpo ferire anche la rigida teocrazia maliciana. Pochi culti non ne sono permeati, quello di Einungis nei reami del nord dove ogni aspetto della vita dei fedeli è regolato dal “dio unico” (ein = uno) con metodi ancora più spietati (l’eresia è punita con la morte per crocifissione ad un albero, tradizionalmente un frassino, ma all’occorrenza va bene qualsiasi cosa: anche un muro con un albero disegnato). D’altro canto è questo mese in cui gli animali da macellare vengono uccisi, da qui il collegamento con la morte. Sempre In questo periodo si tengono le aste per le pietre-matrice migliori. Vengono avviate le produzioni di insaccati e derivati della carne che resteranno a stagionare per tutto l’inverno e parte della primavera. Quella delle pietre-matrice è una delle “industrie” più floride dei principati. Costellazione = La fille avec l’orcin d’obsidienne, la ragazza con l’orecchino di ossidiana. (piccola citazione di un certo quadro di Veermer, che adoro).

Autunno
vendan – mese della vendemmia e della preparazione del vino. Termina la raccolta di quasi ogni altro frutto. Rimangono solo alcuni frutti di bosco alle quote più basse come le more. Costellazione “l’Autinier” il vignaiolo. Ai suoi piedi c’è la costellazione della Bosarde, la Volpe. Volpi e uva hanno una lunga storia anche in Malichar. Giusto per ricordare: in francese volpe è “renard”, nei dialetti aostani/savoiardi è Bosaron. Metti insieme il prefisso Bos e il suffisso ard e una e finale per il femminile e ottieni “la bosarde” (e muta e d appena accennata) giusto per ricordare che onomaturgia, worldbuilding e “filologia” vanno di pari passo.

undès – undicesimo in antico Lleenico. Malichar ebbe origine 2600 anni fa da una diaspora guidata da Bertrand de Malichar, dall’isola di Wascòn nel sub-continente di Lleendir a sud-est di Adra. Nel corso dei secoli numerosi principi tentarono di dare un nome “mitico” a questo mese e al successivo, ma con la loro morte gli altri principi hanno sempre ripristinato il calendario tradizionale. Costellazione: “la barriere”. Tutti i cittadini pagano i tributi per mantenere e far crescere la barriera. La spiegazione ufficiale è che è la grande scuola di magia, la Brêndienne e i suoi maghi a mantenerla e farla prosperare. La spiegazione è un pelino più complicata, ma è indubbio che senza le sovvenzioni statali l’università pur con le rette elevatissime, non riuscirebbe a prosperare… il problema è costituito dalle sovvenzioni, ma siccome questo è oggetto di uno dei romanzi in costruzione non posso rivelarlo qui.

dodès – come sopra, dodicesimo e ultimo mese del calendario Lleenico che è legato agli eventi astronomici e col 30° giorno del dodicesimo mese aveva termine il calendario. Dodès è l’unico mese che può avere 31 giorni, quando capita il bisestile. Giusto per fare il pignolino: alla pubblicazione del Torto a Lavill si festeggiava il 2602° anno dalla fondazione. Costellazione: “l’Oeil”, il beholder. Durante i mesi più freddi accadeva in passato che queste creature scendessero a valle per procurarsi cibo. I malichani si son messi il promemoria in cielo.
Nota: la transizione da inverno a primavera segna l’inizio del nuovo anno in moltissime culture. Traccia di questo evento è presente anche nel nostro calendario. Dicembre è l’ultimo mese attuale, ma solo il decimo nel calendario giuliano che terminava a Febbraio. In questo caso invece si festeggia al solstizio d’inverno, quando le giornate tornano ad allungarsi. Del resto l’aumento della luce disponibile è quel che scandisce la vita in molte culture.

Inverno
Betânier – Unico mese con la maiuscola, nel 500 alf (alf è la sigla che indica la fondazione (a la fondatiòn) della prima città: Lavill’ )  il consiglio dei principi decise che il mese di Glassié (il ghiacciato: in occitano la radice glass- è legata alla parola ghiaccio) sarebbe cambiato in Bertrandier in onore del fondatore dei principati. Col tempo la r e la d sono state elise e fu segnata la a come circonflessa per ricordare che anche lì son cadute un po’ di consonanti. Tutte le feste sono concentrate in questo periodo, alla fine dell’anno solare. Del resto è il periodo con meno luce a disposizione e non è che si possa fare molto altro che starsene in casa al calduccio. L’anno inizia il primo giorno di questo mese. Eventuali aggiustamenti vengono inseriti prima del primo giorno dell’anno. Costellazione “Bertrand” c’era da chiederlo? Bertrand sorge e scaccia l’Oeil, e così inizia il nuovo anno.

neigeux – nevicoso o nevile, fate vobis. È il mese con le nevicate più abbondanti. Costellazione “les outiles” gli strumenti musicali. Bertrand ha vinto, si fa festa. Fuori di casa la neve ha bloccato tutto e l’unica cosa da fare è ballare. Ci si scalda meglio, si consuma meno combustibile e si sta allegri.
glacieux – piccolo gioco di parole, non si tratta del mese più freddo in assoluto, corrisponde infatti al periodo che sulla Terra va da fine febbraio a fine marzo. I ghiacci si staccano e scivolano a valle, a volte causando seri danni. Inoltre è la stagione in cui dalle montagne soffiano i venti più gelidi provocati proprio dalla fusione del ghiaccio. Costellazione:  la bërsache, lo zaino. La brutta stagione è al termine, il lavoro riprende e i pastori si recano a controllare, zaino in spalla, che i rifugi e i ricoveri per il bestiame siano in ordine. 

E via, si ricomincia.

Lo studio del Guascone (langued’Oc occidentale), dei dialetti Savoiardi (piemontese e valdostano), del Francese e una spolverata di Italiano sta dando vita al Malichano. Il guascone, occitano occidentale, è il medesimo strato che ha dato origine ai nomi llenici, quelli con la y tra un cognome e l’altro. Il sub-strato occitano e una spruzzatina di cataro ne influenza pronuncia e base del dizionario, il francese per quanto riguarda la pronuncia moderna e la deriva linguistica (da Meissonadoir a La Mêdoire), l’alta savoia perché comunque ci deve essere un dialetto alpino nel mio modo di vedere le cose e l’italiano. Quest’ultimo è fondamentale dato che 1) è la lingua del lettore 2) Il paese con cui Malichar ha maggior scambi in termini economici è Kirezia dove si parla italiano-veneto e che a sua volta deriva dal Maorni che invece è una forma imbastardita di Latino.
Sta diventando una cosa parecchio interessante.

Bestemmie Contumelie e Insulti

I Malichani son gente di montagna. Silenziosi, operosi e poco inclini a manifestazioni d’affetto pubbliche, sanno tuttavia essere assai coloriti e schietti quando si tratta di mettere in piazza il proprio disappunto sia esso rivolto verso gli uomini, gli dei o la natura.
La lingua malichana l’ho derivata per buona parte dal francese, con un po’ di commistioni savoiarde e catare (viva internet. Se avessi dovuto fare qualcosa del genere il secolo scorso avrei dovuto procurarmi tanti di quei libri che sarei diventato matto soltanto per trovare il tempo di leggerli tutti), ma quello che mi diceva sempre la mia insegnante di latino del biennio (sottolineo questo aspetto, perché quella del triennio è stata… be’, scorretta come minimo) era che se vuoi veramente imparare una lingua devi cominciare dagli insulti. Questo rende il giapponese una delle lingue più difficili da imparare, ma il latino… eh, Marziale è stato illuminante per capire il resto.
I francesi, visto che anche loro parlano una lingua romanza, di insulti e contumelie ne hanno pure da vendere: Còn, cochon, idiot, etròn (devo spiegare?) e via discorrendo sono i tipici insulti che volano quando una discussione comincia male. Hanno poi un capitolo a parte per “les sagraments” o bestemmie che dir si voglia. Tenere a mente che qualunque cosa cominci per Sacrè (attenzione a quell’accento: fa tutta la differenza del mondo) è l’equivalente di Porco… qualcosa, anzi, qualche dio. Da notare che deriva direttamente dal latino “Sacer” che vuol dire sacrilego, blasfemo. Illuminante fu una mostra che visitai nel 2013 durante un viaggio in Canada e dedicato proprio a “Les Sagrements”. Il paesino, di cui non ricordo più il nome, si trovava da qualche parte tra il San Lorenzo e la penisola della Gaspesie e gli occhi ci caddero su questa strana mostra di “bestemmie”. Ingresso gratuito. WOW! Una lezione di antropologia coi fiocchi. Tutta in francese, d’accordo, ma gli abitanti del Quebec sono francesi, si sentono francesi e eccedono nell’iperformalismo per cui la loro pronuncia è spesso eccessiva. Ne segue un dialetto che fa della dizione e della chiarezza il suo punto  di forza. Capire un canadese francofono è molto più semplice che capire un parigino e se ti scappa una parola o due in inglese (a patto di far capire che sei un turista) o in un altra lingua, ti capiscono lo stesso e si sforzano di farsi capire usando addirittura l’inglese. Non cominciare MAI una conversazione in inglese. Non in Quebec. Sarebbe male.
Tornando a bomba su bestemmie e contumelie: Sàcre Cœur è la chiesa del Sacro Cuore a Mont Martre (Parigi), ma sbagliare accento e dire “sacrè-cœur” è un errore che può costare caro se nelle vicinanze c’è la persona sbagliata. E dunque creare giochi di parole tra parole “sacre” e “profane” è uno dei passatempo preferiti di francesi e francofoni. Qualcosa del genere l’abbiamo anche noi, per esempio “Ostrega!” o “Maremma”. La prima se la prende con l’Ost-ia, il pane consacrato. La seconda con la Madonna, cui riprende inizio e metro.

Altre imprecazioni possono avere origine da fenomeni sociali o urbani. Leggendo Salgari mi sono spesso imbattuto  in “Tonnèrre”, esclamazione spesso associata a qualcosa di pesante. Tuttavia in francese non c’è una imprecazione simile. Dove l’avrà trovata il buon Emilio?
Si riferisce al colpo di cannone che veniva sparato dal castello di Brest alle 6 e alle 19 per segnalare l’inizio e la fine delle attività. Lì per lì non avevo ben compreso il senso della bestemmia. Mi ero immaginato altro. Poi ho riflettuto: a Brest, lle 6 del mattino, c’era qualcuno che invece di suonare una tromba o un delicato carillon di campane per risvegliare la città, tirava la cordicella del cannone e faceva partire un colpo a salve. Quanti moccoli tiravano secondo voi gli abitanti della città sottostante a doversi svegliare in quel modo? Quanti ne tirereste voi? Tonnerre non la posso usare: nella mia ambientazione non ci sono cannoni e nessun metodo tanto brutale per “segnare il tempo”. Campane e campanili, gong, il messo municipale che gira gridando “è mezzanotte e tutto va bene!” sì, ma cannonate non ce ne sono e quindi la parola così non la posso mettere neanche come citazione… ma… l’idea che c’è alla base sì ed è stata una genialata da parte di Salgari che intendo copiare a mani basse.

Così una prima bestemmia tutta malichana è Sacrèbar(iere) che fa un po’ il verso a Sacrèbleu (riferita al sangue di Cristo), ma che in questo caso se la piglia con la sacra barriera donata da Dar a protezione dei suoi fedeli e di chi beneficia del dono della magia. Per la quale tutti pagano una tassa, anche i non maghi. Un buon motivo per bestemmiare, se si è un commerciante o comunque uno che non gode di pieni diritti civili come invece chi la magia la sa padroneggiare.
Un altro insulto è montreux. La Montre è l’orologio (in francese sarebbe orologia, perché declinato al femminile). Orologioso è privo di senso in questo contesto. Tuttavia in occasione del secondo millennio dalla fondazione, fu costruito in Champ Malichar  il monolito su cui ogni giorno i cittadini di Lavill’ vedono giorno, ora e previsioni metereologiche.
Dato che in sei secoli il manufatto non ha mai indovinato una previsione che fosse una, talvolta procurando seri problemi agli abitanti che invece del sole si son ritrovati con una tormenta fuori stagione, la Montre de Champ Malichar è diventata oggetto di contumelie e montreux indica chi è affidabile quanto l’orologio in questione.
Mèrde è rimasto inalterato, del resto l’allevamento del bestiame è una delle industrie più diffuse anche tra gli utenti di magia e la materia prima è sempre abbondante.
Disnémêr’ invece è un insulto tutto locale, unione e poi contrazione di Disnéur (mangiatore) e merde (contratto in mêr) che non richiede spiegazione. Usato per indicare uno talmente stupido da mandar giù qualsiasi spiegazione. Da notare che tutti gli insulti sono incentrati suprattutto sulle capacità mentali, ma in un luogo dove la principale attività del paese è lo studio e la ricerca, se pure in campo magico, che altro ci si può aspettare?

Lo studio continua, ma il collegamento tra le attività produttive, sociali, religiose e scientifiche e le rispettive imprecazioni esiste. Gli unici che sagramentano poco e malvolentieri sono proprio i maghi. Le parole hanno potere e una bestemmia detta al momento sbagliato può avere conseguenze letali, senza bisogno di scomodare alcun dio.
Parbleu, mondàr e nomdœil richiedono una piccola spiegazione.
Parbleu non è la traduzione di perbacco, bleu è un gioco di parole con la locuzione “sangue blu”, i nobili, vale a dire i maghi e quelle imprecazioni leggere che cominciano per “Per” come “Per mille fulmini” o “Per la barba di…” ecc… Parbleu è “per il sangue nobile dei maghi”.
Mondàr invece è l’equivalente di Mon dieu! Ovvero mio dio! Solo che da queste parti si prega Dar il dorato, facile.
Infine nomdœil è la più difficile da capire se non si vive da queste parti. Durante i primi secoli di vita i malichani non si allontanavano troppo dalla Val D’Amber e dalla sua minuscola barriera, che all’inizio della Val du Tancour scendeva ben al di sotto del 10%.
Oggi (cioè all’epoca in cui sono ambientate le Cronache) ha questo valore ben oltre il confine politico dove vale circa il 30% (cioè su 100 incantesimi sbagliati 30 non hanno colpi di ritorno di sorta).
L’etimologia è la seguente: le valli malichane erano già libere dai ghiacci 2600 anni fa, ma infestate da beholder, les Yeux. Un beholder (segui il link) è una bestiaccia di per sé, ma avere a che fare con un nido di queste creature è un incubo senza pari. Si comprende allora il senso di nomdœil, nome d’occhio. Nom de diable era un’altro “sagrement” un’altra bestemmia assimilabile a “porco diavolo” perché nella prima sillaba “di”… si poteva celare anche un altra entità che inizia con la stessa sillaba.  In questo caso invece è proprio un invettiva contro gli occhiuti e pericolosissimi infestatori delle montagne malichane. Anche se i maghi gli hanno dato una caccia spietata, anche se la barriera sempre più forte di anno in anno li tiene sempre più a distanza, ogni tanto qualcuna di queste creature riesce ad attaccare uno dei villaggi più remoti e ad arricchire la propria dieta con carne umana. Un’imprecazione contro di loro ci sta tutta.
Viceversa alcuni atteggiamenti tipici di altri popoli, tipo aggredire direttamente elementi della religione di stato, non sono proprio tollerati e si rischia grosso.
Le biblioteche pubbliche sono i templi dove, ogni dieci giorni, i malichani si recano seguire lezioni di qualche tipo. Saper leggere e scrivere è un “sacro dovere” e imprecare contro queste attività è visto proprio male: si rischia il linciaggio e siccome il clima è rigido, si preferisce il rogo all’impiccagione che così ci si scalda un po’ tutti.

Mappa di Malichar V 0.5

mappa_malichar_fisicaPiccolo aggiornamento sulle mappe. I principati di Malichar stan venendo fuori un pelino incasinati. Probabilmente la mappa finale sarà una via di mezzo tra queste due. L’orografia deve essere visibile, ma anche i nomi delle città e le vie di collegamento. Che poi le storie sono ambientate nel tratto che collega Cupial a Lavill è irrilevante. Oggi è così, ma nulla vieta che domani non possa raccontare altro… o qualcun altro voglia farlo! Ricordo che il contenuto del blog è sotto CC e può essere diffuso liberamente, anche a scopo di lucro, a patto di citare la fonte… e portarmi un po’ di traffico che fa sempre piacere. Se pure le storie dell’ombra scarlatta e del ladro di sogni rimangono entro i confini di Lavill’ ora ho una bella collezione di nomi “Malichani” per le città, i principati e tutti i vari “Feudi” che li compongono. mappa_malichar_politicaOltre a ciò ho i nomi dei fiumi, un’idea precisa della quota delle montagne, dei ghiacciai, della distribuzione della popolazione umana (concentrata lungo le valli fluviali) anche perché questa è anche terra di beholder, draghi e altre creature che non è bello incontrare neanche in compagnia. Come sempre la regola per i nomi è mutuata dall’enigmistica… stavolta in francese. Con poche eccezioni ogni nome deriva da una parola francese anagrammata ad arte per suonare ancora francese, ma come se fosse… Antani. Due esempi: Noblegiv e Pagecés che sono l’anagramma di Vignoble e Cépages rispettivamente Vigneto e Vitigni… cosa si coltiverà mai da quelle parti? Ma si: uve Agiodiipetes, per il famoso Morello di Zeurance o “La Griotte” come lo chiamano qui. Piccola ulteriore spiegazione: Agiodiipetes (Δγιοδιιπεθες) è mutuato dalle mie reminescenze di greco antico: Agios è sacro o santo, mentre Diipetes è un sostantivo che si può tradurre come “relativo al santo tra i santi, o sacro tra i sacri” e se pure con un piccolo stiracchiamento, relativo a Zeus o Giove e quindi se “relativo a Pisa” si dice “Pisano” relativo a Giove si dice Gioviano o… giovese. Uva Sangiovese vale a dire il vitigno principale di uno dei miei vini preferiti: il Brunello di Montalcino.
Un bel brindisi alla Settimana Enigmistica :-*

Malichar – Mappa V. 0.5

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La versione 0 della stessa mappa

mappa_malichar0-5Ed ecco che dopo tre giorni di lavoro arriva una versione guardabile della mappa. Prima si dispone il reticolo “geografico” a esagoni, poi si riempie un esagono alla volta con un simbolo. Rilievi da 300 piedi a oltre 5 miglia, foreste, vulcani e così via.  Disegnare mappe in questo modo consente di essere molto precisi, permette di valutare in modo rapido e quasi esatto distanze, tempi di percorrenza e luoghi interessanti per agguati, scontri e battaglie varie. Sembra un incrocio tra le mappe che si vedono in numerosi GdR e le cartine stradali del Touring Club. Vero: l’intenzione è proprio quella.  In questa versione mancano ancora i nomi di molte città e qualche strada, per ultimi verranno poi aggiunti i nomi degli stati confinanti. La posizione delle città riflette la suddivisione “feudale” dei vari principati e le città più ricche e popolose si trovano vicine al “centro” per poi diminuire verso la periferia. Per ragioni evidenti sono posizionate lungo le valli e non dove ci sono montagne… con una eccezione là dove si trova Westür, la porta occidentale della Steinshau, la Casa-Di-Roccia, patria dei Nani. In quel caso devo far apparire evidente la presenza di un’altra via commerciale molto ricca. Così la descrizione dei principati si arricchisce ulteriormente e diventa pure un ottimo generatore di spunti narrativi. Dettagli da aggiungere ce ne sono, ma via via che prende forma diventa più facile lavorarci su. La parte più ostica è stato il lato sud: il confine con le Brulle e la repubblica di Kirezia doveva essere coerente con la mappa di Kirezia. In questo il reticolo esagonale si è rivelato utilissimo, come pure una scrupolosa attenzione alla scala. Un esagono sulla mappa ha un lato di 18MK (miglia Kireziane) e una diagonale di 36. Disegnata in questo modo la mappa si presta ad essere impiegata anche da chi desidera inserirla in una campagna per GdR. A lavoro ultimato renderò disponibile il file ODG per open office, così da renderla modificabile a piacimento.

Vista la data direi che non pubblicherò altri post fino all’anno prossimo… buona fine e buon principio a tutti!

15 Fatti su Malichar e i suoi abitanti

I Principati… Les Arch’rincés o Les ‘Rincés come li chiamano da queste parti sono 12 stati sovrani uniti in una sorta di confederazione dove solo chi ha poteri magici può godere di tutti i diritti civili che noialtri Occidentali abitanti della Terra diamo quasi per scontati. Ecco alcuni aspetti tipici di una ἐπῳδήκρατία dal greco ἐπῳδή (epode = incanto, magia, sortilegio… ecc…) e ρατία (kratia = governo, esercizio del potere).

  1. Se sei un mago sei automaticamente un cittadino. Vero. Viene da sé che i non maghi sono considerati cittadini di serie C. In Serie A ci sono quei maghi diplomati che hanno affrontato la Prova e sono sopravvissuti.
    In un procedimento giuridico contro un utente di magia si è sfavoriti in quanto l’onere delle prove è a carico della parte inferiore. Cioè se io dovessi andare in causa contro un mago, da quelle parti, dovrei avere una enorme quantità di denaro per sperare di vincere.
  2. Hai diritto ad un equo processo solo se sei un mago. Vero a metà: per i non-maghi dipende se nel reato di cui sei accusato è coinvolto o meno un mago. Se sei un mago è lo stesso se contro di te hai un nobile di rango superiore al tuo.
  3. È vietato simulare poteri magici. Vero! Una delle cose che imbestialisce giudici e guardie cittadine sono quelli che “fingono” di possedere poteri magici, magari servendosi di oggetti, poteri divini o meri trucchi da baraccone senza dichiararlo.
  4. Puoi fare qualsiasi cosa sia permessa dalla legge, ma solo se in possesso di adeguata licenza. Vero. Ai malichani piace un sacco la burocrazia. L’ufficio licenze di ogni municipio è quello con più risorse umane e non. I malichani non pagano “tasse” in senso proprio, ma c’è un sistema di licenze che permette di svolgere qualsiasi, dall’imbianchino al mago da strada, dal ricercatore puro al soldato di ventura. Le licenze si rinnovano ogni anno pagando una certa cifra. Con la differenza che ad un certo punto si può decidere di non pagare più e ritirarsi dalla vita sociale, civile, politica… ecc… in realtà non lo fa nessuno. Non esistono pensioni e chi non lavora o riesce a vivere di rendita o è morto.
  5. Solo i maghi laureati a La Brêndienne hanno la possibilità di accedere alle cariche politiche e diventare nobili. Falso. I maghi che sono sopravvissuti alla Prova accedono alle cariche politiche, tutti gi altri no.
  6. Le dimensioni non contano. Vero. Da più di 1000 anni, da quando un violento terremoto ha raso al suolo Lavill’ e le città vicine, gli edifici sono costruiti con tecniche… particolari. Son più grandi all’interno che all’esterno.
  7. A La Brêndienne è possibile apprendere incantesimi oltre il 7° circolo di potere. Falso. Va ricordato che oltre quel livello le energie in gioco cominciano a diventare ingombranti e una palla di fuoco scagliata all’8° circolo di potere può spazzare via un plotone di 100 uomini e al 10°si parla di un piccolo esercito. Teoricamente non c’è limite al potere che un mago può inscrivere in un aura ed esistono incantesimi “di gruppo” capaci di accordare più aure come se fossero una sola, scatenando sortilegi in grado di cambiare in modo significativo l’orografia di un territorio o cancellare un’isola. Va da sé che incantesimi di questa portata sono segreti di stato e non si trovano nelle biblioteche o  nelle scuole.
  8. I maghi che operano a Malichar sono sempre protetti dai colpi di ritorno i cûd’coin. FALSO! I maghi che operano entro i confini de La Brêndienne sono sempre protetti. La protezione diminuisce al crescere della distanza dalla scuola, che si trova nel centro geometrico dei Principati. Tale protezione decresce molto in fretta e lungo i confini (che non sono un cerchio perfetto) a volte è nulla e quando va bene non supera mai il 30%.
  9. Se superi la Prova diventi un nobile o muori. Falso. La Prova è l’equivalente dell’esame di stato per medici, ingegneri, architetti, avvocati… solo che qui è un pelino rischiosa, dovendo dimostrare la propria, perfetta, padronanza delle arti magiche. Un mago che ha studiato con profitto e sa di esser capace nel proprio campo di studi sa che sopravviverà alla prova prima ancora di affrontarla. Sa pure che il “premio” che lo attende non è necessariamente un’ Archaronis in attesa di un Archaron in grado di governarla: è un piccolo territorio all’interno di una Archonté, spesso così lontano dalla capitale da godere di meno del 50% della Protezione di cui godono i maghi che operano a Lavill’. Può tranquillamente rinunciare al titolo di Archaronis e lavorare come libero professionista o come meglio crede. In ogni caso può ancora essere invitato da un titolato (un archont, un archarquis, un arch’uc, archrand o un Principe) come membro della Despairs, il parlamento dove vengono prodotte, aggiornate e proposte le leggi al consiglio dei principi, che valuta, vota, approva o respinge con modifiche ben motivate. Negli ultimi secoli, tra le opzioni dei candidati che superano la prova, vi è anche la possibilità di continuare ad accedere a La Brêndienne per un mese l’anno e studiare ciò che si desidera senza alcun costo.
  10. Anche se al riparo dai cud’coin i maghi sono sempre vulnerabili agli errori. Vero! Alla Brêndienne vi sono aule blindate, capaci di resistere a sortilegi di potenza mai vista (20° circolo e oltre grazie alla presenza della Barriera) e che impediscono agli effetti di qualsiasi incantesimo di uscire dai loro confini. Sono come le sandbox impiegate per provare pistole e fucili in sicurezza, ma la differenza è che il mago deve entrare nella stanza dove proverà l’incantesimo o l’oggetto magico frutto delle sue ricerche. Se tutto va come deve l’incantesimo funzionerà o non funzionerà senza particolari problemi. Se qualcosa va storto… chi ci rimette è solo il mago.
  11. Ladri, assassini e compagnia bella sono comunque sottoposti a licenza. Falso e vero. Ovviamente non dipendono dall’ufficio licenze del municipio di appartenenza, ma seguono le regole delle rispettive… gilde (o associazioni a delinquere di stampo mafioso, camorristico, malichano… fate voi) e lavorare senza il beneplacito di una di esse equivale a morire velocemente e in silenzio.
  12. Se diventi nobile resterai nobile per tutta la vita. Falso. Solo i principi e qualche Archrand possiedono questa carica fin dalla loro nomina, ma per tutti gli altri ci sono due grossi scogli da affrontare ciclicamente. Gli Archarons sono i “nobili” freschi di nomina, prendono in carico una Archaronis da gestire e devono farla rendere al meglio per centrare gli obiettivi che il loro Archont o il loro Archarquis (se l’archaronis fa parte di un territorio posto al confine con un un altro principato o all’esterno) gli impone. Se al termine del mandato l’Archont ha qualche motivo per lagnarsi di un archaron (obiettivi non raggiunti, in primis) può destituirlo e chiedere l’invio di un nuovo Archaron. Archont e Archarquis più avveduti (cioè la maggior parte di essi) seguono o fanno seguire da persone fidate gli studenti più promettenti e cercano di portarli sotto la propria ala in modo da avere sempre gente capace da assegnare alle terre che devono amministrare. Anche Archont e Archarnquis sono soggetti a controlli e verifiche quinquennali da parte del proprio Archuc, mentre quest’ultimo è sottoposto a verifiche decennali dall’Archrand che lo controlla. Fallire un obiettivo non è necessariamente il viatico per perdere il titolo, ma certo non mette in buona luce per aspirare a conquistare il gradino superiore. Idem per gli Archrand, sorta di ministri dedicati ad un preciso territorio che amministrano in nome e per conto del principe che servono. Vi è tuttavia un altro modo per conquistare un titolo oltre l’eventuale caduta di un nobile/amministratore dovuta al mancato superamento della verifica periodica: la morte.
  13. L’Archaronis è per la vita. Vero. Superata la prova la scelta successiva è definitiva. Amministrare un’Archaronis richiede tempo, dedizione e energia che un mago anziano non possiede, preso com’è dai propri studi e dal proprio lavoro. Un mago che ha intrapreso la libera professione non ha molto tempo da dedicare all’amministrazione del territorio.
  14. Se uccidi un mago prendi il suo posto. Falso. Se un mago muore il suo posto rimane vacante e si ha la possibilità di ottenerlo, a patto di avere i requisiti. Ricordo che i maghi diplomati alla Brêndienne sono persone estremamente preparate e duramente selezionate (se qualcuno era inadeguato non ha superato la prova… vivo). Dunque per rendere un posto vacante ci sono altri metodi oltre che sperare nel fallimento. Capita spesso che un Archaronis lasci il posto perché si rende conto che può guadagnare di più lavorando come libero professionista. Capita spesso che un Archuc metta come obiettivo ad uno dei suoi Archonts la morte di un altro mago perché ha individuato uno studente molto dotato e promettente e vuole annettere un territorio all’Archucis che amministra, magari perché il suo Archrand gli ha ordinato di espandersi (e quindi l’ordine è partito da un Principe). In ogni caso l’assegnazione di un territorio viene data per merito prima di tutto. Un archonté o un archarquisé rimaste vacanti vengono assegnate al nobile di grado inferiore più meritevole tra quelli presenti sul territorio. Quindi un’archonté con due archaronisés avrà come contendenti i due archaron e basta e dei due verrà scelto quello che avrà conseguito con successo il maggior numero di obiettivi e in caso di parità andrà a quello che ha conseguito il voto più alto alla Brêndienne, se sono ancora pari va al più anziano e solo in caso di ulteriore parità viene lasciato scegliere ai due contendenti come dirimere la questione entro 10 giorni, pena la perdita del titolo. Ne emerge una fitta rete di complotti e contro-complotti tra chi trama per liquidare questo o quel nobile e chi invece indaga per scopire e sventare complotti e attentati.  Il risultato è che ogni anno c’è sempre qualche territorio rimasto senza amministratore per controllare il quale si scatenano lotte sotterranee che, qualche volta, si risolvono con un duello tra maghi. Nel caso di un’archaronis con più contendenti la cosa viene risolta allo stesso modo, a parte il fatto che sono ammessi come contendenti solo maghi che hanno superato la prova entro l’anno.
  15. Non avai altro dio all’infuori di Dar. Falso. Il divieto riguarda la manifestazione pubblica di un culto diverso da quello di stato. Nel privato della tua casa, della tua mente, del tuo sotterraneo preferito puoi pregare chi ti pare. Si tratta di una via morbida scelta da Dar per evitare le ingerenze delle altre divinità senza inimicarsele troppo. Dar esiste da quando è nata Malichar, tra gli dei di Tharamys è forse il più giovane e anche quello con meno potere, sebbene stia crescendo in fretta. Capita ancora, tuttavia, che qualche sacerdote con istinti da missionario decida che è il momento di “rivelare” la verità e la lieta novella (quale essa sia) relativa il dio che serve. Personaggi del genere finiscono velocemente al rogo, talvolta le guardie cittadine riescono a salvarli dal linciaggio e procurargli un passaggio per il confne più vicino dove espellerli. Più spesso arrivano troppo tardi e per il neomartire non c’è altro da fare che seppellire le sue ceneri. Come già detto: chi ha diritto ad un processo sono i maghi e anche in quel caso il titolo ha il suo peso. Sorte analoga tocca ai ladri sorpresi a rubare e cose del genere. Alcuni malichani venerano altri dei, ma, appunto, tengono per sé la propria scelta religiosa. Numerosi preti di altre religioni vivono entro i confini di Malichar senza che nessuno gli dia fastidio, soprattutto i chierici di Eplor il Buono che sono apprezzati per i loro poteri curativi. Però, appunto, in privato o al limite al riparo di un angolo di strada se si tratta di vita o di morte.

Ci sarebbero altri  aspetti della vita malichana, ma questi che ho appena descritto sono emersi già in altri articoli, racconti o salteranno fuori appena trasformerò qualcuna delle bozze che ho da parte in articoli ed ho preferito metterli giù subito.

Come sempre sono graditi a consigli, commenti e qualsiasi altra domanda vi passi per la testa, ma soprattutto: grazie per aver letto fino a qui!

 

Andrew Next

La grande scuola di Magia in 2500 parole

Hogwarts.

Anzi  La Brêndienne, e questa che leggi è quasi la fine dell’articolo: quando ho coniato il nome ne stavo scrivendo l’ultima parte.

In un reame magico, anzi, una federazione di dodici regni… pardon, Principati, governati dalla magia non può non esserci almeno una scuola dove i giovani aspiranti maghi diventeranno veri utenti di magia no? Dunque ecco che compare, prepotentemente, la necessità di un polo di formazione.

I principati stanno prendendo finalmente forma e, oltre a decorazioni goticheggianti innestate su casette tirolesi tipo i doccioni a forma di drago in rame lavorato a sbalzo (non scherzo: di quella forma sono abbastanza diffusi in Svizzera da Zermatt in su) mi sono trovato a dover descrivere in che modo può funzionare una scuola di magia, come può sostenersi economicamente e se questa cosa è in coerente con l’economia di tutto il paese… lo so, sono Beghe mentali (b come Savona) è che io ho sempre storto il naso di fronte a situazioni fantasmagoriche (tipo la scuola di cui sopra) senza tuttavia qualcosa di credibile dietro (come un esercito con centinaia di migliaia di unità e neanche un carro rifornimenti o una cucina da campo o quello che è): insomma gli uruk-hai creati da Tolkien erano si un esercito sterminato, ma per tirarlo su Saruman ha consumato il suo potere e una volta perduto l’esercito è rimasto pressoché in mutande. Lo sterminato esercito eruttato dal Divieto, ne “Le pietre magiche di Shannara”, era solo la frazione delle creature sopravvissute al durissimo ambiente, comunque uno sfracello, d’accordo, ma era ben raccontata. Invece, con tutto il bene che voglio a  Philip Pullman, non ci sono molte possibilità per una reale sopravvivenza degli orsi bianchi metallurghi… non se mangiano veramente quel quantitativo di carne ogni giorno.

Dunque se ho a che fare con un reame “magico” non solo devo sapere come funziona la magia, ma pure se tutta l’economia del paese è stabile: caspita, deve esserlo visto che i Principati esistono da 2600 anni!

E qui c’è il primo scoglio: la scuola creata dalla Rowling che mi rompe l’animo col suo fascino. Be’ io sono stato ispirato da un Dottore. Non ho forse detto che lo zaino di Conrad è più grande all’interno che all’esterno? Che molti degli edifici di Lavill’ sono costruiti con la medesima “tecnica” ? E allora la “Grande scuola” non è una scuola, non è un castello irto di torri merlate, popolato da fantasmi logorroici e frequentato da maghetti con gli occhiali e strane cicatrici in testa.
A me piace pensarla come Canbridge o il Politecnico di Torino, il MIT o La Sorbonne. Vista da Champ Malichar, la piazza al centro di Lavill’,la scuola appare come una minuscola rocca irta di guglie goticheggianti, merli conici e alberi giganti, ma varcata la soglia ci si ritrova in una vera e propria città suddivisa in quartieri. Dodici per la precisione, ognuno con le sue peculiarità.

Più grande all’interno che all’esterno, come il TARDIS (Time And Relative Dimension In Space), l’astronave camuffata da cabina telefonica che il Dottore usa per spostarsi. Ok, le somiglianze finiscono qui, ma questo giochetto mi cambia parecchio i concetti di “dentro” e “fuori”.

Vorrei aver già pubblicato l’articolo sulla politica malichana, ma questo non poteva aspettare. La scuola è tanto grande Perché è l’unica scuola sicura in tutti i Principati e in buona parte delle terre conosciute. Ho detto più volte che Malichar è protetta dai “colpi di ritorno” degli incantesimi mal predisposti, i coud’coin come li chiamano qui, che vanno dal “semplice” collasso mentale alla comparsa di qualche essere extra-dimensionale attratto dalle attività del mago e con intenzioni comunque spiacevoli.

La protezione è massima (100%) proprio su La Brêndienne e decresce via via che ci si allontana. La scuola sorge proprio dove ha origine la barriera che protegge gli incantatori. Se sei uno studente che un giorno potrebbe diventare la “crème de la crème” della società malichana, magari rampollo di qualche famiglia molto in vista, devi studiare là dove è certo che non concluderai prematuramente la tua carriera prima del termine degli studi, ogni altro luogo comporterebbe rischi inaccettabili. Di scuole ne esistono anche nelle altre città dei principati ed hanno aule attrezzate con incantesimi protettivi molto efficaci, ma… la protezione non è mai “massima” e spesso gli studenti, animati dal sacro fuoco dello studio, dimenticano che fuori dalle aule sono molto vulnerabili, finché non apprendono come proteggersi e mettono in pratica in modo efficace le tecniche apprese. Per cui ogni tanto qualche studente ci lascia le penne anche se sta studiando nella periferia di Lavill’.

Tra il centro e la riva del lago su cui sorge Lavill’ la protezione non è più massima, ma compresa tra 100 e 99, il che vuol dire che ogni 1000 errori almeno uno studente è colpito da qualcosa… e gli studenti sbagliano decine di volte al giorno specie durante i primi mesi, è il loro lavoro. Uno studente che non sbaglia mai difficilmente apprenderà qualcosa. Inoltre vivere a Lavill’ è comunque costoso, per cui meglio la scuola. Oltre le rive del lago la protezione cala ulteriormente, ma è comunque poco oneroso costruire aule e laboratori protetti, mentre ai confini questa protezione spesso è inferiore al 30% rendendo di fatto lo studio della magia pericoloso come all’estero. C’è da dire che questa protezione varia nel tempo e il trend degli ultimi 50 anni è in lieve crescita.

Viene da se che, dato il sistema “politico” dei principati dove solo chi ha poteri magici gode di tutti i diritti civili, chi controlla l’istruzione controlla il potere. Il che è in linea con quello che Dar il Dorato desidera: la sua “religione” si chiama conoscenza, sapere. I suoi templi sono biblioteche e i suoi sacerdoti sono tutte le persone che ricercano conoscenza e trasmettono il sapere a chi ne è degno.

Lo studente entra a scuola ad un’età compresa tra i 10 e i 14 anni, prima non è proprio in grado di gestirsi da solo, salvo casi rarissimi. Vi rimane per cinque anni, durante i quali viene formato e reso in grado di studiare e predisporre incantesimi di qualsiasi circolo, dal primo fino al settimo. Difficilmente gli studenti di questo livello superano il quarto circolo, ma teoricamente è possibile. Quando ottiene il “diploma” è un cittadino, può concorrere alle cariche pubbliche, ha diritto ad un equo processo, può acquistare qualsiasi licenza, intraprendere qualsiasi professione desideri. Non può accedere alle cariche politiche, ma tutto il resto gli è consentito.

Nei quattro anni successivi può accedere ai corsi che sovrintendono le tecniche avanzate. Si va dalla creazione di manufatti incantati, alle tecniche di costruzione in 6d, meta-magia, alchimia, geografia planare, evocazione, invocazione… ecc tutte materie estremamente complesse e che indirizzeranno in modo definitivo gli studi e la vita professionale del mago. Un “mago edile” per dire, sarà bravissimo nel progettare e realizzare edifici o occuparsi della manutenzione degli stessi, un invocatore è più simile al mago che si vede in molti romanzi fantasy e che tira fulmini e palle di fuoco, un “geografo planare” sarà espertissimo nel muoversi tra piani di esistenza differenti etc…

Al termine dei quattro anni sceglierà se affrontare la “Prova” o laurearsi semplicemente. Con la laurea si guadagna l’accesso alle cariche politiche, per cui si può essere invitati ad entrare nella “Despairs” il consiglio che vota le proposte di legge e le propone ai Principi possono approvare, o rispedire indietro suggerendo le modifiche opportune (e poi approvare). L’invito può essere inviato da un principe, ma anche da un arch’at un archarquis o un archont (appena riesco a finire il post sulla politica… ), nessun archaron può invitare (tra poche righe spiego qualcosa).

Se sceglie la Prova e sopravvive, diviene Archaron (fusione di Arcane e Baron) e ottiene un seggio alla Despairs e un feudo, di solito periferico, legato ad una Archonteé o ad una Archarquiseé (rispettivamente Contee e Marche di Confine) …ed ecco che comincia a far capolino la politica. Che a loro volta sono sotto un Arch’cat e insieme formano un Arch’rinceé o Principato. Les Arch’rinceés de Malichar, per l’appunto. Prende sempre più forma anche la lingua parlata che, di tanto in tanto, farà capolino tra le righe.

La prova finale non è nota nei dettagli perché cambia sempre, ma è famosa per la sua “mortalità”, dato che la posta in gioco è molto alta. Essere una personalità politica, a Malichar, è rischioso: quando inizi devi andare in qualche luogo lontano dalla capitale e se non ti proteggi dagli errori in qualche modo rischi, ma se non usi la magia spesso & volentieri non riesci ad amministrare il feudo (l’archaronis che ti viene affidato) e dopo 5 anni o sei riconfermato, o rischi di prendere il posto lasciato vacante dal tuo archont o archarquis, o sei destituito e al massimo potrai sedere alla Despairs. Quando cresci in potere devi comunque pararti perché gli Archont e gli Archarquis delle altre casate tenteranno di eliminare in ogni modo te e i tuoi Archaron… e così via fino ai Principi. Inoltre se quando sei un “semplice” Archaron puoi permetterti il lusso di inveire contro questo o quel nobile (tuo pari), man mano che sali sei costretto dalle regole sociali a chiamare “fratello” o “mio caro amico” anche quello che sai che ti vuol morto e magari la notte prima ti ha mandato contro un paio di sicari. O stai per rendergli il medesimo favore.

Non è male, ma chi intraprende la carriera politica ben difficilmente si accontenterà di un seggio. D’altro canto la “mortalità” politica è pure elevata: i maghi tentano di farsi le scarpe tra loro, specie tra archaron che sono i più deboli, per creare posti vacanti dove inserire i propri alleati. Nel corso di un anno vengono a crearsi sempre dei vuoti, vuoi per incapacità (molto raro), vuoi per morte (frequente) o abbandono da parte del mago, ma comunque c’è sempre posto per un mago laureato che supera la prova. Anche se non sempre un mago che supera la prova vuole il potere politico come, ad esempio, ha scelto Ivilas che superata la prova ha “abdicato” in favore di un mese di studio “gratuito”, ogni anno, presso la Bertrandienne… pardon, Brêndienne. I malichani si mangiano le parole come i francesi cui sono ispirati e nel corso dei secoli si son mangiati qualche lettera sostituendola con il canonico accento circonflesso sulla ê 😀

Dunque la Brêndienne è il motore primo della vita politica, culturale e scientifica magica dei Principati e chi la controlla è anche colui che detiene il vero potere da queste parti.

La Brêndienne è parecchio diverso dalle location create dalla Rowling (Hogwards, Durmstrang o Beauxbatons che mi viene da tradurre in “Bei Bastoni” e mi sembra dannatamente ambiguo), ma perfettamente coerente con la mia ambientazione. In compenso fa il verso a La Sorbonne (forse l’università più famosa al mondo) e mi da molta soddisfazione l’essere riuscito a tirar fuori un nome simile.

C’è tuttavia una domanda che potrebbe emergere: esiste un collegamento tra la protezione offerta a tutto il reame e la Brêndienne? La risposta è si, più d’uno. C’è un intero dipartimento della Brêndienne dedicato allo studio della Barrière e non di rado dai loro laboratori esce qualche sistema per rafforzarla localmente al fine di rendere aule e laboratori più sicuri, o creare amuleti protettivi ancora più efficaci.

 Ci sono rivalità simili a quelle mostrate dai nobili anche nella scuola? La risposta è si, ma poche: chi sceglie la via della ricerca  di solito ha a cuore i propri interessi e può permettersi di condividerli con altri maghi. Un geografo planare, ad esempio, non ha nulla da rivaleggiare con un invocatore e, anzi, trova molto comodo avere un intero dipartimento che, all’occorrenza, può aiutarlo nel proprio lavoro. Un evocatore ha tutto da guadagnare da geografi e invocatori, perché i primi scoprono nuove creature da evocare, i secondi gli forniscono gli incantesimi più adeguati per recuperare una creatura sfuggita al controllo. Insomma, salvo rari casi, la maggior rivalità tra maghi ricercatori è all’interno di uno stesso dipartimento, ma non raggiunge mai i picchi violenti che si verificano in ambito politico… tranne nei casi, pochi ma costanti, di maghi che hanno un seggio o addirittura un feudo da amministrare, ma che per qualche motivo hanno attirato l’attenzione del rettore Etiènne D’Amber, pluriottuagenario e ancora arzillo. Ad esempio una delle personalità più discusse e guardate con ammirazione o sospetto, mai con indifferenza è Monsieur Doole, Alaq Doole è un mago che ha scalato dannatamente in fretta la società malichana. Diplomato a soli 20 anni è divenuto Archaronis della casata Lendin e in appena dieci anni è divenuto Archont. Tra i suoi meriti vi è la creazione di un metodo, tutt’ora segreto, per la fusione delle gemme-matrice dopo che vi è stata vincolata un’aura sopra. Si tratta di una tecnologia che consente di velocizzare la produzione di oggetti incantati senza ridurne la qualità.

Ethan D’Amber lo ha invitato come (devo trovare dei titoli adeguati per tutti i ruoli all’interno della scuola, dal Rettore in giù) Primo Oratore presso il dipartimento di Meta-Magia: anche se Alaq non è disposto a cedere i propri segreti, Ethan è sicuro che i suoi docenti, ma anche numerosissimi studenti, ispirati dalle idee di Alaq potranno mettere a punto qualcosa di utile. D’altro canto Alaq non può rinunciare al prestigio che l’essere Primo Oratore comporta (o quel che sarà quando avrò trovato dei titoli decenti, coerenti con l’ambientazione, ma sufficientemente comprensibili da non richiedere una nota a fondo-pagina)  e accetta volentieri. Questo elemento fa parte del plot del “ladro di sogni”, il romanzo in cantiere. Il titolo, ovviamente, è provvisorio.

Detto questo… la questione “scuola di magia” è tutt’altro che conclusa, ma per ora è abbastanza.