A proposito di lavoro…

Mentre il Piatto Freddo prosegue la sua riscrittura continua il lavoro sugli altri romanzi. L’ombra scarlatta è stato tagliato di tutta la parte iniziale: non importa a nessuno come fa Conrad ad arrivare a Laìn Crùgon con 200 cavalli e un carro né della pesante descrizione di come funziona la magia (già spiegata abbondantemente in I Razziatori), qui basta accennarla. Ho tenuto la parte sulla corruzione, fenomeno molto più grave in questa città dove girano molti più soldi e manca una Còngrega di assassini che tenga l’ordine. Qui le congreghe illegali si sprecano e si fanno quotidianamente la guerra per mettere le mani sul mercato dei beni illegali (come il doÿmakòn noto come l’elisir dello schiavo: una goccia annulla la volontà per un giorno intero) e dei “servizi” venduti ai mercanti in transito. Il racket delle scorte (in senso militare) è più diffuso di quel che si pensi, talvolta camuffato da assicurazione, la prostituzione (che se pure è legale, spesso per esercitare il “Mestiere” è necessario pagare anche per la “protezione” oltre che le normali tasse) e poi i ricchi appalti pubblici per la gestione dei servizi cittadini quali difesa (mura) e pulizia (che comunque lascia molto a desiderare).
Dicevo: l’Ombra Scarlatta prende il via in un posticino di cui avete appena avuto un assaggio e dal quale un trio di “puri” come Conrad, Diana e La-Wonlot non vede l’ora di allontanarsi, ma come dico sempre “amo farli cadere dalla padella nella brace” e prosegue nel più infernale dei luoghi del continente, peggio anche del deserto D’Nis che pure è tosto, ma gli umani riescono a viverci.

Nelle Brulle ci vivono bene gli orchi che allevano i vermi-tigre per molti scopi differenti… anche se talvolta sono i vermi a mangiarsi gli orchi loro la prendono con molta filosofia.

Nelle Brulle gli capiterà di tutto e la vicenda di Conrad prenderà una svolta niente male, non ultima: una profezia formulata su di lui si avvererà.

Invece si preannuncia un grosso cambio di Point Of View nel numero 5 dove la svolta portata dall’Ombra Scarlatta getterà una luce sanguinolenta sui prossimi episodi.
Insomma Nadear la Bianca, una volta debellati gli orchi e messo il territorio in sicurezza si rivelerà un’isola felice e tutto sommato tranquilla. Tranquillità pagata a caro prezzo, ma comunque un luogo dove un bambino riesce a diventare adulto prima di morire. Man mano che ci si allontana da questa oasi di tranquillità il mondo si fa più violento e poco disposto a lasciar sopravvivere chicchessia e questo rivela il grado di “resilienza” del quartetto Dorian – Francisco – Ivilas e Luigi e come mai fanno sempre ritorno alla fattoria Musìn al termine di ogni viaggio.

Mentre l’Ombra Scarlatta è scritto ed è in corso la seconda stesura, per il numero 5 che per ora si intitola il “predatore di sogni” sto studiando bene i personaggi e cosa hanno fatto prima di trovarsi sul teatro della storia.
Il teatro è la città di Lavill’ e oltre ai protagonisti conosciuti nel quarto libro, di cui non dico nulla se no mi faccio un auto-spoiler che sarebbe alquanto nocivo per tutti, ci saranno altri personaggi che avranno un ruolo centrale in questa storia.
C’è una “vittima” che muore a inizio libro e lo fa in modo spettacolare. Si chiama(va) Cosette De Naalab-Lenoir (se non gli cambierò nome) e studiava presso la Brêndienne iscritta al II anno di specializza. Gli studi sono organizzati due cicli quinquennali (formazione e specializzazione) a loro volta suddivisi in biennio e triennio. Il biennio di formazione è comune a tutti gli studenti, poi inizia la “scrematura” e si spinge la gente a lasciare la scuola e le tasse di iscrizione per gli studenti non in regola con gli esami lievitano… ma è un’altra storia.
Cosette è una studentessa molto graziosa, un po’ timida, iscritta al primo anno di specializzazione in Alchimia. Ha fallito la prova di passaggio dal secondo al terzo anno di formazione. Nulla di insolito: molti studenti falliscono quell’esame. È strutturato apposta per far sbagliare gli studenti e spingere i meno dotati a desistere. Chi insiste e chi lo supera in scioltezza merita attenzione, chi molla… no. Solo che la povera Cosette ha un problemino imprevisto in aula.
Il docente di Alchimia è m’sieu Aznable detto l’invisibile o anche l’imperturbabile. Charles Aznable (Char per gli amici, e chi vuol cogliere la citazione la colga pure) rimane colpito da quel che accade in aula proprio sotto i suoi occhi.

Tipo interessante anche Charles, ha quasi 180 anni e vive dentro alla sua tunica, bella e antica che per gli standard di Lavill’ equivale a dire “Fuori Moda” e quindi è ignorato dalla maggior parte dei malichani dell’alta società, per i quali passa inosservato. I suoi modi dimessi e poco appariscenti alimentano poi la leggenda per cui ci si accorge della sua presenza solo quando decide di prendere la parola o gli parte un colpo di tosse, da cui poi il soprannome di “invisible” che gli sta appiccicato addosso quanto quello di imperturbabile. E pure: di fronte all’incidente di Cosette rimane perturbato anche lui.

Nei suoi 180 anni di esistenza ha accumulato sapere e potere in ugual misura ed è un tipo da non far arrabbiare, anche se all’apparenza è vecchio e gracile. Purtroppo devo ancora capire come far funzionare l’alchimia da queste parti, ma penso che se comincio a parlare di molecole con legami elettronici multi-dimensionali come se fosse antani potrebbe essere un buon punto di partenza, fino ad arrivare a reazioni chimiche che innescano effetti magici, come per i rituali “congelati” nell’aura dei maghi solo che in questo caso basta agitare una fiala o berla o lanciarla… cose del genere. Ci sto lavorando sù. I maghi specializzati in Alchimia sono maestri nella fabbricazione di pietre-matrice, in particolare nella fusione di pietre di bassa qualità per produrne una di alta qualità.

Suo antagonista è il giovane (si fa per dire: ha oltre 40 anni) Alaq (diminutivo di Alarique) Doole, mago diplomato e impegnato politicamente si è diplomato a 20 anni mostrando grande tenacia. La sua famiglia infatti non è mai stata disposta a finanziare i suoi studi oltre il primo quinquennio puntando tutto sul fratello maggiore, Simon. Simon Doole è attualmente Archon come lo è suo padre e i due sono affiliati alla famiglia dei Naalab, uno dei principati più ricchi di tutta Malichar.
Alaq invece ha dovuto lavorare duramente per potersi mantenere agli studi. Dopo il primo ciclo di formazione, cui riescono ad accedere tutti i giovani dotati dei dodici principati poiché i costi sono sostenibili con lavori non troppo onerosi, riuscì a trovare uno sponsor: Guillome de Lendin, secondo cugino del principe Gustave Lendin IV attuale sovrano del principati di Lendin, principale rivale dei Naalab.
Sponsorizzare uno studente è un modo che i potenti maghi che governano Malichar impiegano per reperire persone fedeli cui affidare l’amministrazione del territorio. Così Guillome investì parecchio denaro per la formazione di Alaq e fu ampiamente ricompensato: Alaq si diplomò con un anno di anticipo. Alla fine del quarto anno di specializzazione chiese ed ottenne di affrontare la prova, l’esame finale, che superò a pieni voti (vale a dire che ne uscì vivo, ancorché malconcio).

Poche volte era stato affidato il governo di un Archonis a un individuo tanto giovane, ma Guillome pensava di aver trovato un cavallo di razza, con grave scorno della famiglia Doole che nel vedere i brillanti risultati del figlio cadetto tentò inutilmente di riprenderlo in seno. Anzi: in seguito ai goffi tentativi del fratello prima e del padre poi, Alaq cambiò il proprio cognome in De Lendin giurando fedeltà assoluta al casato del principe Gustave e tanti saluti a casa.
Come amministratore si rivelò un’autentica miniera d’oro per il casato Lendin al punto che fu riconfermato alla guida dell’archonis per altri cinque anni. La sua laurea in alchimia gli aveva fruttato una quantità doppia di pietre matrici di qualità alta rispetto agli altri produttori e garantendo così buoni profitti anche al suo principe.

Scrivo qua ‘ste cose per mettere bene a fuoco il personaggio: Alaq è uno di quelli centrali.

Anche se l’alchimia ha un ruolo centrale nella vita economica di Malichar e di quelle Archonis che le hanno alla base dell’economia non è l’unica specializzazione. Maghi guaritori, maghi costruttori, invocatori, evocatori, aruspiciennes… le specializzazioni sono molte e tuttte importanti per l’economia del paese. Anche Alaq ha altri interessi e un debole per le donne belle e possibilmente indifese.

Come ha potuto scoprire Conrad la prima volta che ha lanciato un incantesimo, che è quasi venuto nei calzoni per la botta di sensazioni piacevoli provocate, la magia ha effetti collaterali su chi la utilizza. Il piacere è uno di essi e porta quel mago che non è capace a dominare le proprie pulsioni a indulgere nella pratica della magia a scopo… ricreativo. Insomma lanciare incantesimi è meglio che masturbarsi perché, specie per i maschi, dopo la prima devi prenderti una pausa per… uh… ricaricare le batterie. Invece con la magia puoi spararti un orgasmo dietro l’altro se hai predisposto abbastanza incantesimi e più è alto il livello e più intenso è quello che si riceve. Esistono incantesimi capaci di dare piacere puro, spesso da lanciare “a due”, ma a questo punto si incontra un limite che è dato dalla quantità di stimoli che un cervello può ricevere e si arriva al temuto collasso mentale. Il mago perde temporaneamente il controllo di sé e diventa come un neonato, incapace di provvedere a sé stesso e può rimanere in questo stato per settimane. La Barrière Malichienne non protegge da questo tipo di errori.

Come se non bastassero i pericoli che si corrono quando si pratica normalmente la magia.

Gli effetti collaterali della magia, tuttavia, hanno effetti ulteriori sulle attitudini di maghi di ogni sesso e razza. Fanno poco sesso e spessissimo non hanno figli (la pratica della magia è più appagante) o se lo fanno è fine a sé stesso: curare i figli richiede tempo da togliere allo studio. Tuttavia quello della discendenza è sentito da alcuni maghi di “nobili” origini come un dovere. Alaq  e Simon son nati per “dovere” di Gaspàr Doole il primo in qualità di “erede” e il secondo come “riserva” se al primo fosse accaduto qualcosa. Essere quello di “Backup” ha sempre fatto soffrire il povero Alaq. La digressione sul sesso è importante perché su questo aspetto verte parte della storia, decisamente più adulta delle precedenti.

Come si uniscono sesso e pietre-matrice? Eh, con un incubo. Molti incubi fanno parte degli ingredienti della storia.

Nel momento in cui inizia la storia Alaq è l’astro nascente della società malichana, è Archon per scelta, potrebbe aspirare a titoli ben più importanti, ma attende che il suo sponsor Guillome salga al vicariato del principato, o almeno questo è quello che racconta e le sue azioni sono tutte volte a rimanere ricco e felice nella sua Archonis senza minacciare in alcun modo i nobili suoi pari e superiori. In realtà ha qualche scheletruccio nell’armadio e ci tiene a mantenerli là dove sono, ma emergeranno.

L’invito alla Brêndienne per tenere una serie di seminari viene visto da Alaq come una comoda via di uscita dai guai in cui è venuto a trovarsi proprio a causa del suo successo. Un posto di docente alla più prestigiosa scuola di magia del continente, dopo quelle Dei-Talant, ma quelle son tutte sull’isola dell’Alba, nell’oceano orientale sarebbe una comoda via di uscita dal peso del governo e l’inizio di una nuova e ancor più luminosa carriera. Alaq è motivatissimo nell’ottenere quella cattedra, ma non ha fatto i conti con il Decano del dipartimento di Alchimia, Charles Aznable. Tra i due si accenderà una vivace competizione.

Altro personaggio importantissimo è Bernadette Auguillon, una delle assistenti di Charles soprannominata l’œil o la vecchia strega per via della sua bruttezza. Denti storti, arti deformi, pelle raggrinzita dal collo in giù e naso adunco. Proprio il naso è stata la causa della rovina di questa altrimenti graziosa fanciulla di circa 25 anni. Un errore nell’incantesimo per trasformare il suo “nasone” in un nasino all’insù e regalarle quella bellezza che le era sempre sfuggita. Il rapporto tra lei e Char è di reciproca stima: a lui non interessa il suo aspetto fisico, ma le sue capacità che sono molto migliorate dopo l’incidente. A lei interessa essere accettata per quello che è non per quello che appare. Indossa sempre vesti ampie e veli che ne nascondono le fattezze deformi, quando non ricorre proprio a potenti incantesimi di illusione per apparire come avrebbe voluto essere. Purtroppo per lei basta un incantesimo del terzo circolo per distruggere un incantamento e gli studenti del quinto anno di formazione lo sanno preparare alla perfezione. Spera ancora di poter avere un uomo: convinta di essere brutta a causa del naso non ha mai avuto rapporti con l’altro sesso ed è convinta che il vero amore sia molto meglio di qualsiasi incantesimo. Come ognuno di noi sa per far funzionare l’amore ci vuole impegno, altrimenti è “eterno finché dura!”. Cosette deve apprendere questa lezione e parecchio altro prima della fine. La sua famiglia di origine è benestante e tronfia del fatto che ha una figlia che insegna Alchimia alla Brêndienne.

Ci sono altri personaggi in giro per questa scuola che, oltre a non aver nulla a che fare con Hogwarts, è molto più grande all’interno che all’esterno. Da fuori somiglia più ad un incubo lovecraftiano con parti prese in prestito da R’Lyeh. Dentro ci sono parchi, decine di edifici, palais Senrobon (no, non la biblioteca) e un Domodendro di oltre 2000 anni.

Etienne d’Ambèr è il preside “millenario”, nessuno in realtà ne conosce la vera età, ma lo si vede spesso in giro per l’università se non è preso da qualche impegno di governo. A vederlo non sembra poi tanto vecchio e potente, ma nessuno osa mettersi contro di lui.

Etienne è “er cavaliere nero” di questa storia. Non me ne voglia l’amico Pietro Tulipano per questa mia citazione, ma Gigi Proietti l’ha coniata prima di lui e la morale che la sua storia trasmette è antica e vera come il mondo. La morale è che “ar cavaliere nero nun je devi rompe le scatole” (proverbio romano coniato per l’occasione) e uno dei personaggi di cui sopra andrà inevitabilmente a farlo. Insomma: la “Grande Barrière” che di anno in anno si espande un pochino e che protegge tutti i maghi dei principati a cominciare da Lavill’ dove questa protezione è massima. Eppure il buon Etienne si ritrova con un morto proprio nel sancta sanctorum dove il massimo degli incidenti dovuti alla magia è un collasso mentale dovuto a qualche studente che ha… uh… ecceduto. Per giunta il morto pare il risultato di un attacco da parte di una creatura extra-dimensionale, proprio quel genere di creature che la Barrière tiene alla larga con tanta efficacia. Chi è il morto? È facile da capire leggendo queste pagine. Meno facile è capire come accidenti farà Conrad a districarsi in questo casino… ma per saperlo dovreste prima scoprire se ci sarà Conrad in questa storia. Magari l’ombra scarlatta del romanzo prima non era d’accordo.

Intanto vi lascio una bozza dell’incipit

Chi ha paura del buio? Così lo chiamano i bambini. Buio. Quattro lettere che dipingono un mondo privo di luce. Hai paura del buio? Non c’è nulla di male ad avere paura. La paura è utile: tiene lontano dai guai e al buio ci si può fare davvero male se non si sta attenti. Ci sono ostacoli che fanno inciampare, oggetti aguzzi contro cui sbattere, cose che graffiano, che artigliano, che tagliano.

Che uccidono.

Hai paura del buio? Ancora no? Forse dovresti dargli il nome che io preferisco, il nome di quelle cose che ogni membro della tua razza si porta nel cuore e che mette in mostra nelle grandi occasioni come una guerra, per esempio.

Tenebre.

Lo senti come risuona questa parola? Tienila bene a mente perché è la mia casa, il mio regno e, quando sognerai di nuovo, le tenebre che ti porti dentro mi guideranno fino a te e allora mi apparterrai.

Per sempre.

L’uomo nero ha stretto il patto,
ha gli artigli come un gatto,
la sua voce fa paura,
viene dalla notte oscura.
Resta sveglia apri gli occhi
non lasciare che ti tocchi
se non vuoi svegliarti morta
chiudi subito la porta.

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Ecco, una scena come quella di Suspiria con gli occhi che appaiono alla finestra mentre fuori piove… o così o una più degna di Wes Craven con il mitico Freddy Kruger che gioca con le sue vittime al gatto e il topo. Insomma sto studiando come far saltare sulla sedia te che leggi. A fine libro spero mi dirai se ci sono riuscito o no.

Mi auguro di sì…

…ma se hai spaventosi suggerimenti da proporre, prego, accomodati!

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Il cielo – 2

Per gli altri pianeti presenti ho messo qui alcuni fantasmi illustri, primo fra tutti Vulcano, il primo pianeta del sistema in onore a due grandi della scienza (e della fantascienza): Leonard Nimoy (il signor Spock) e Urbain le Verrier che ha contribuito a scoprire il pianeta Nettuno, in seconda posizione c’è Tharamys e poi viene Avrenim, che invece è dedicato a Harry Turtledove (formidabile studioso di storia bizantina e geniale creatore di Ucronie) e occupa l’estremo superiore della fascia abitabile del sistema. Più oltre…  almeno un gigante gassoso ci vuole, meglio due e se uno dei due lo faccio bello massiccio posso mettergli una “terra” da circa 12000km di diametro come satellite. Con un effetto-serra bello robusto potrei persino renderla abitabile. Freddina, forse, ma abitabile. Uh… come sta diventando affollato questo sistema solare!  Per il re del sistema ci vuole un nome degno… e allora Ger-Mazin dal maglio invincibile con suo figlio Dizer-Gren dalla forgia infinita transitano ben visibili con un periodo di 10 anni (il gigante gassoso e il suo satellite gigante) e più lontano Geej il guaritore. Perché nomi di divinità Naniche? Perché sono i primi che mi sono venuti in mente, ma se ci si sposta nei reami del Nord diventano Einungis (l’Unico), sua “madre” Kvarslamar (la Salvatrice) che non lo lascia mai e Dairfgaìs (figlio dell’Unico, colui che porta la vittoria con la pace) e che tornerà il giorno del suo crepuscolo per giudicare i vivi e i morti, condannando chi ha avuto una condotta morale deprecabile alla dannazione eterna e concedendo un paradiso di beatitudini molto terrene a chi invece… dove ho già sentito la storia di uno che ingravida una mortale divenendo padre di se stesso? Uhmm… paese che vai, mitologia che trovi. Ai navigatori nordici non importa molto chi è padre di chi, gli basta trovare la rotta per il fiordo di casa.

Mi tengo la nomenclatura Nanica, comunque: è quella che ricordo meglio.

Tra Avrenim e Ger-Mazin ci piazzo una bella fascia di asteroidi che ci sta bene, mentre oltre Geej altri due giganti minori non visibili ad occhio nudo. Gli unici che hanno la tecnologia per osservarli… forse dovrei dire avevano erano i Daikiniti, ma loro son stati spazzati via eoni addietro. Draghi e Beholder potrebbero riuscirci… e magari mi invento qualcosa al riguardo. In fondo ci sono i giganti ghiacciati: elementi della nube cometaria che sono riusciti ad addensarsi in pianeti dove acqua, ammoniaca, metano, idrogeno molecolare e polveri cosmiche hanno sostituito la roccia, il magma, l’atmosfera e tutto il resto. Mondi dove l’atmosfera è ricca di metano, piovono idrocarburi su oceani di metano, i vulcani eruttano “ghiaccio fuso” e vapori di ammoniaca che formano nubi lucenti in mezzo allo smog di idrocarburi che appesta l’atmosfera.

Ora devo dedicarmi a posizionare un po’ di oggetti celesti diversi, anche perché la posizione di Tharamys nel cielo è… particolare. Poche stelle vicine e della stessa classe spettrale: questa non è una galassia, ma un ammasso globulare molto tranquillo. Non ci sono galassie:  come ho detto si tratta di un multiverso 6D, per cui là dove le condizioni del continuum lo consentono, ci sono gli accessi per i cosiddetti “universi-tasca” (pocket universe) o piani di esistenza connessi, anomalie spaziotemporali simili a quella situata all’interno di Tharamys, altri oggetti ancora più strani tutti da immaginare… il cielo è comunque pieno di cose che brillano, che sono abbastanza costanti come posizione (ovvero cambiano posizione in modo significativo nell’arco di alcune migliaia di anni) e che fanno parte di costellazioni più o meno facili da distinguere. Molte divinità, o entità che si definiscono tali, fanno credere ai loro fedeli di essere presenti in cielo sotto forma di costellazione. Quindi il cielo, per un credente di Eplor, per dire, appare diverso da quello dei seguaci di Lalof-Sal il verm… ahemm… il sempreverde. Sebbene gli oggetti celesti siano sempre gli stessi, raccontano leggende diverse. Ciò che conta tuttavia non è la leggenda in se, ma lo scopo: ritrovare facilmente la posizione degli oggetti celesti e con essi l’orientamento. Finché la tecnologia non ha sfornato alcuni strumenti di navigazione realmente utili come la nerranssapmok Nanica, ci si poteva orientare con l’aiuto del sole (di giorno), della magia (a conoscerla) e delle stelle (di notte). Mentre non c’è nessuna difficoltà a riconoscere il sole e capire dove sono est e ovest (e di conseguenza nord e sud), distinguere una stella da un’altra è un pelino più complicato. Cioé: non è difficile, ma è uno “sport” che richiede precisione e non consente errori. In molti paesi si utilizza ancora il metodo basato sugli oggetti celesti, nubi permettendo, o sulla magia: molti incantesimi di navigazione sono relativamente facili se non si commettono errori fatali.

 

 

I Razziatori di Etsiqaar

E finalmente, dopo tanto sudore, lacrime e un po’ di sangue lasciato sulla tastiera ecco i
“I Razziatori dcoveri Etsiqaar” in tutto il loro rutilante et sbrilluccicoso splendore! Duecentoventi pagine di avventura, azione, magia, scalate di mura, fughe rocambolesche con morte bovina tutt’intorno, banditi, gente che tira frecce (e tiene una mira che… be’ è buona) e tanto, tanto, tantissimo altro.
Chi ha acquistato su Kindle la versione beta potrà bearsi della nuova versione, completamente riscritta e arricchita da note, contenuti extra tutto il resto senza spendere un centesimo in più dei 99¢ spesi  quando ho finanziato il libro.
Tutti gli altri faranno il favore di pagare i tre euro richiesti per l’ebook o i dieci per il cartaceo (non me ne vogliate, ma di quei dieci io ne prendo tanti quanti ne guadagno con l’ebook) . Qui sotto il trailer che racconta qualcosa (non troppo) della trama.

 

Se la musica vi ispira un western non siete troppo lontani, basta seguire il trailer fino alla fine. Per chi non conoscesse Carlo Rustichelli provate a cercare “I 4 dell’Ave Maria”, magari la colonna sonora vi torna familiare. The Animals hanno messo in piedi “The house of the rising sun” una canzone tradizionale americana e l’arpeggio in sottofondo, be’ anche quello mi è piaciuto. La fischiatina che porta la melodia l’ho rubata a Ennio Moricone, peccato che nel portarmela mi è caduta e si è rotta. L’ho incollata e rimessa insieme, ma è uscita diversa. Infine Merle Trevis ha dato a Johnny Cash un sacco di testi su cui lavorare tra cui Sixteen Tons e c’è un po’ della sua musica malinconica nel modo in cui strimpello la chitarra. Si, ho suonato tutto, registrato in un raro momento coi pargoli addormentati e la moglie fuori di casa.

Tornando al libro: ci sono volute cinque stesure per sistemare tutto e poi non contento ho aggiunto trenta pagine di contenuti extra e, da scaricare a parte, due file con mappe e descrizioni dettagliate per trasportare un party di avventurieri di livello basso (si parte sempre dal fondo) a sud di Nadear, tra i colli ondosi, per seguire Conrad nelle sue avventure o (perché no?) tentare di fermarlo. Come dite? Pensate di poterci riuscire? Oh be’ tentar non nuoce. Magari stavolta qualcuno riesce davvero a fermarlo anche se solo per gioco: lui ama giocare.
Anche io: anagrammi, cambi di vocale, scherzetti dialettali che tramutano in lingue nuove di pacca dialetti altrimenti italianissimi e poi citazioni a tutto andare dai miei autori preferiti, da film, poesie, aforismi e tanto, tanto altro bene infilato nella storia da non poter togliere neanche una virgola senza stravolgere il senso.
Lo so, sono modesto.
Una menzione d’onore per editor e cover designer che si sono dati un gran da fare per realizzare la cover e rendere il testo fruibile: Gianluca Serratore ha curato la grafica e Antonella Monterisi l’editing. Su Gianluca posso solo dire “wow”, maestro: sei stato fantastico. Lia si è rivelata una editor capace e abile che ha saputo guidarmi senza sostituirsi nella scrittura, il risultato… sta a voi giudicarlo. Se avrete la bontà di acquistare il libro. A me è piaciuto scriverlo pensando a chi l’avrebbe letto… e mi sono divertito.

Cartaceo

coverEbook

Che poi c’è un altro buon motivo per acquistare il libro. Il ricavato del libro sarà devoluto per… l’acquisto di pannolini. C’è un nuovo arrivo in casa: dopo Laura e Manuel un altro pargolo allieterà i giorni e le nottate di casa (sob), o meglio: pargola (è una femminuccia). Non so ancora il nome, ma chi mi segue sa che per trovare i nomi una certa abilità ce l’ho 😉

Un’altra pupina cui raccontare le gesta di Conrad, del Nano Sarralga, di Colle Ondoso e tutti gli altri personaggi che sto tirando fuori in questi anni.

I Razziatori di Etsiqaar V 4.10

Nuova revisione per questa stesura, che ora è completa della sezione dedicata ai giocatori di ruolo. Così chi lo desidera può trasformare più facilmente il libro in un’avventura per il suo GdR preferito.

Ho aggiunto tre capitoli, necessari perché uno dei retroscena giungeva troppo tardivamente all’attenzione del lettore, perché i personaggi di Diana e La-Wonlot erano altrimenti troppo scarni e privi di motivazioni, perché… è inutile che mi nasconda dietro a un dito: mi sto affezionando a Conrad Diana e La-Wonlot, sono una via di mezzo tra gli amici che non ho mai avuto e i figli che sono arrivati e, forse, arriveranno ancora.

Ora la storia è completa e toccherà all’editor darsi da fare per scovare tutto ciò che non funziona (ma stavolta è davvero poco), quello che può rendere meglio e quello che invece va mantenuto perché buono, mentre l’amico e collega Gianluca Serratore si dedicherà alla cover.
Quando l’editor mi consegnerà il lavoro passerò alla stesura definitiva e alla pubblicazione.

Zeus, Zeus! Chi l’avrebbe mai detto che scrivere un libro richiedesse tanto lavoro? E questo è il più corto dei romanzi che ho tirato fuori dal cassetto… gli altri sono molto più lunghi.

Spero non abbiate troppa fretta di leggerli. Voglio farli bene… e vedo arrivare la 5a stesura per i razziatori.
I tre nuovi capitoli hanno portato a galla alcune fragilità della trama di “background” che devo correggere, o mi crolla tutto l’impianto del romanzo successivo (giunto alla terza stesura) e del quarto (fermo alla ver. 0.17) e insomma avrei qualche bruciore di stomaco.

La buona notizia è che sto procedendo all’editing dei Razziatori: con la nuova stesura e le (poche spero) revisioni il romanzo sarà pronto per la pubblicazione in breve tempo.
Altra buona notizia: stavolta sarà corredato di Glossario, appendici storico-culturali e materiale per GdR così da permetterne facilmente la trasformazione in avventura per il proprio set di regole preferito: ci sono mappe, schede sintetiche dei personaggi, descrizioni extra… tutto quello che serve per mettere un party di avventurieri alle prime armi, come Conrad, di affrontare la situazione altrimenti imbarazzante di avere una banda di razziatori equipaggiata di tutto punto contro.

Anno nuovo, storie nuove…

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Come promesso un po’ di tempo fa, stamattina alle 1.30 la nuova versione del Torto della Torta è stata inviata per la pubblicazione. Per la precisione è la 4.9.1 ovvero  4 riscrittura integrale, 9a revisione e 1 perché alcuni termini della 4.9 ho scelto di cambiarli: non erano coerenti con l’ambientazione. L’accenno al diavolo, per esempio, nelle imprecazioni “Che diavolo” o “Diavolo d’un… ” sono state sostituite con altre più consone ed altrettanto evocative.
C’è una nuova introduzione, due capitoli in più, il testo è stato revisionato e portato “al presente” in modo da renderlo più scorrevole e spero anche piacevole da leggere. Il punto di vista è stato portato al narratore onniscente non focalizzato, così da offrire una panoramica più ampia sull’ambientazione e tu che leggi questo blog sai quanto lavoro c’è dietro.
Grazie al lavoro di un editor professionista (www.editorromanzi.it), sono riuscito ad esprimermi in modo molto più chiaro e, spero, accattivante.

E poi numerosi ringraziamenti li meritano i beta readers che mi hanno, con pazienza certosina, fatto notare tutti gli errori di punteggiatura, doppie dimenticate e altre sviste più o meno da matita blu. C’è pennablu che non legge e revisiona nulla… ma ha una piccola community di readers molto simpatici, l’amico AlexBi, Triarius e Morgana D. Baroque che mi ha dato una bella iniezione di autostima.
Con l’occasione ho aggiornato il layout grafico della copertina, ma non ho cambiato l’ID del libro così chi lo ha già scaricato… si anche quei 53 che lo hanno ottenuto gratis durante il periodo di lancio, potrà ricevere la nuova versione  gratis et amore dei direttamente sul proprio kindle e stavolta, spero, avrete tutti voglia di lasciare un commento al riguardo.
Le altre “opere” presenti verranno rimosse, editate con qualità uguale o superiore a quella del “torto” e ripubblicate, conto di offrire “I Razziatori di Etsiqaar” in promozione per 3gg appena conclusi beta-reading ed editing. Per il Furfante Derubato invece non so neanche se manterrò il titolo, quindi… attendere, prego.
I prezzi cambieranno… d’altro canto l’editing ha un costo che in qualche modo devo recuperare.
Entrambe i romanzi sono stati riscritti più volte, con l’ultima riscrittura li ho portati “al presente”, operando al tempo stesso dei doverosi tagli su “luoghi mitici” e “battaglie famose” di cui alla trama non importa una bega, b come Savona.  Che poi sul blog, su wattpad e altre piattaforme compariranno racconti & novelle dove sperimento formule narrative differenti come “Rituale di Sangue” e “Il diario del capitano Sarralga“. Lo studio sulle modalità narrative, sulle tecniche e gli stili di scrittura rappresentano una nuova sfida. Fino al mio incontro con l’editor di cui sopra non mi ero mai preso la briga, sbagliando, di considerare qualcosa di diverso dalla “narrazione al passato con narratore onnisciente”.
Ecchepp… pardon, che noia!
Il nuovo narratore non è onniscente anzi: il suo punto di vista salta da un personaggio ad un altro, sa tutto di un personaggio fino all’istante presente e ignora beatamente cosa accadrà in futuro, mentre del passato sa solo quello che il personaggio ha vissuto e conosciuto. Insomma un ingrediente in più per dire… e dai, sfoglia pagina e scopri che succede. In ogni caso niente “epici scontri tra bene e male”. Un mondo “Fantasy” non vive solo di quello, c’è la vita di tutti i giorni fatta di eventi relativamente comuni come il passaggio di un drago in lontananza, lo scandalo causato dalla “distrazione di fondi pubblici” per la realizzazione della nuova cinta muraria o un sacerdote di Wu-Masau che officia un rito per la contaminazione delle acque di una città. I miei “cattivi” hanno degli scopi, si muovono e agiscono per perseguirli. Non se ne stanno rintanati nel loro INESPUGNABILE castello, con un drago pazzo legato in cantina, ad aspettare che l’eletto venga e gli faccia elegantemente le scarpe. Ogni riferimenti a libri attualmente pubblicati deve considerarsi accuratamente accidentale. Cerco di rendere i miei cattivi “naturally born assholes” e scusate il francese se siete cattolici, e fargli perseguire un fine coerente con la loro natura. La cosa divertente è che in questo modo rischio di far vincere i cattivi… cattivi… ma saranno veramente cattivi o, piuttosto, si tratta solo di una diversa interpretazione delle parole Bene e Male? Poco importa: nel Torto della Torta questa distinzione è ancora abbastanza netta, del resto è un raccontino di appena 82500 battute.

Per l’Ombra Scarlatta invece ci sono tempi lunghi: le 450 cartelle di cui è composto vanno ben oltre il limite di Tolkien e c’è molto da tagliare, revisionare e poiché ha ancora la struttura impostata “al passato” richiederà almeno una riscrittura completa. La trama è bella complessa, ci sono una decina di personaggi tra principali e secondari, più decine di comparse, tanto fumo e tantissimo arrosto che voglio cucinare a puntino.

Poi c’è il mio “guanto artigliato”, la storia numero cinque che per ora ha un titolo provvisorio “Il ladro di sogni” e che andrà a perturbare i sogni di alcune pulzelle malichane, ma pure di qualche “pulzello” che si ritroverà a… no, non dico nulla, ma mi ricordo di un romanzo cyberpunk in cui c’era un cacciatore di “taglie” che, su richiesta dei propri clienti, colpiva chi “rubava” proprietà intellettuale e, protetto dalla legge, acchiappava, paralizzava, scuoiava e trasformava le sue prede in oggetti d’uso comune ancora senzienti. Oggetti che i “clienti” potevano esporre come trofeo di fronte ai propri visitatori.
“Guarda: questo qui vendeva i cd clonati delle mie canzoni a dieci dollari l’uno… ci guadagnava più di quanto guadagnavo io su ogni copia” e sventola sotto il naso dell’ospite un paio di cavetti audio ad altissima fedeltà. Peccato che la debole corrente elettrica che li attraversa si tramuti in un’atroce tortura per l’ex pirata discografico.
Stai forse pensando che il mio “Ladro di sogni” sia un mago pazzo che trasforma poveri fanciulli e innocenti figliole in oggetti d’uso comune come scovoli per il wc e pentole da cucina? In un mondo simil-medievale il wc non esiste: ci sono latrine, pitali, comode o modernissimi “setteloit” (anagramma un po’ ‘sta parola?) malichani con pozzo nero caricato a melma disgregante, eccellenti per far sparire i bisogni corporali ed anche qualche scomodo… cadavere. Invece Malichar ha una fiorente pseudo-industria artigianale per la produzione di oggetti magici. Vedere un povero diavolo, anche se a Tharamys di diavoli non ce ne sono, tramutato in pitale vivente è troppo e comunque decoerente rispetto all’ambientazione. Invece una bella scena alla Nightmare, con un pimpante emulo in chiave fantasy del mio amico Freddie Kruger, continua ad ispirarmi nella costruzione di un guanto con cinque pennini al posto delle unghie.

Torno a scrivere. Se stanotte fate un incubo scusate, colpa mia, lo richiamo subito… se riuscite a svegliarvi in tempo però è meglio.
Nottenotte…

 

La Mappa Vuota…

mappa_vuota_topografiaEd ecco che, da un suggerimento arriva uno strumento… va be’ un foglio draw per Open Office (ma dovrebbe essere compatibile anche con Microsoft Office) diviso in tre slide.

La prima mostra un bel reticolo da riempire con i simboli che trovate nel secondo foglio e di cui accenno un’anteprima qui accanto. C’è anche la legenda che riporta la scala. È in miglia Kireziane, ma può essere cambiata a piacimento… il file odt è totalmente aperto e modificabile in ogni sua parte. Attenzione: il primo foglio è suddiviso in Layer o livelli che dir si voglia. Il livello Layout è riservato a strade e città, etichette con nomi e cose del genere. Il reticolo si trova al livello “linee di quotatura”. Le montagne, i boschi, le colline e pure le paludi… insomma tutti gli elementi grafici discreti vanno infilati dentro “orografia”, mentre i fiumi vanno sotto “idrografia”.

Sicuramente produrrò altri simboli man mano che avrò bisogno di mappe, ma dato che queste seguono le avventure dei miei personaggi, Conrad Musìn per primo e gli altri a seguire, se a qualcuno serve un simbolo specifico per, chessò, dune sabbiose o pozze bituminose, boschi con liane, jungle o accampamenti di cannibali prego: open office draw offre discrete funzioni per il disegno vettoriale, è potente, stabile e soprattutto gratis.

mappa_vuota_legendaAccanto un po’ più in basso c’è la legenda, simboli per le città, le strade, i canali, le rotte marittime… e qualche altro eccetera. Si tratta di un gruppo unico che si può copiare e incollare dove si vuole. Per modificarlo occorre fare doppio click su di esso per “aprire il gruppo” e poi selezionare l’elemento da modificare. A volte si tratta di un sotto-gruppo per cui per modificarlo occorre cliccare due volte su di esso. Dall’alto abbiamo “MCPE – XX” dove al posto delle X va messo il nome della regione mostrata dalla mappa. MCPE significa Ministero per il Commercio e Politiche Economiche, ma può essere cambiato a piacimento. Più sotto è riportata la scala: un esagono ha un lato di “9 miglia” nella mia mappa, nelle vostre fate voi. L’utilità degli esagoni è che una diagonale = 2l e non l√2come accade per i quadrati. Poi ci sono due colonne: le città e le vie di comunicazione.  Le città sono ordinate per dimensione, dalla più piccola alla più grande, se i numeri non vi piacciono cambiateli. Attenzione che c’è anche un secondo ordinamento “politico”. I nomi delle città normali sono scritti in corsivo, corpo 8, carattere Baskerville Old Face. Le città importanti (capoluoghi, ducati, contee, marche, province autonome ecc…) hanno stesso carattere, corsivo e sottolineato. Le capitali sono in MAIUSCOLO e sottolineato. Per le vie di comunicazione abbiamo il tratteggio (spessore 0,5pt colore giallo 5… ossia marrone) e indica piste, mulattiere, strade secondarie comunque percorribili con un carro. Il continuo (spessore 0,5pt colore giallo 5) e indica le strade che possono essere sterri o lastrici con basolati vari. Il doppio (spessore 1pt solito colore) e indica strade con doppia carreggiata. Poi ci sono i fiumi che hanno spessori vari in base alla portata e colore “Blu Mare” (open office ha molti colori, ma sono fissi e ognuno ha un nome, non son riuscito ad editare il codice del colore) e i canali che sono linee doppie: una sottile da 0,5 e una copiata e incollata sopra identica, ma con spessore di 1,5 e stile “punti fini”. Il risultato sembra una linea unica con tanti quadratini sopra.
Stesso discorso per i confini di stato: una linea rossa da 0,5pt sulla quale è applicata una da 1,5pt stesso colore, e stile “due punti una linea” ..-..-.
Rimane una cosetta da spiegare: l’esagono in fondo. Si tratta dell’esagono collimatore per la nerranssapmok o ssap che è più facile. Tharamys ha sei poli, tre nord e tre sud e tra un polo nord e l’altro ci sono tre poli fittizi che i primi geografi avevano scambiato per poli veri, ma in realtà era dovuto alle bussole che circa a metà strada tra un polo e l’altro impazzivano non sapendo più a “chi dare i resti”. Una volta sviluppati incantesimi di orientamento più precisi le bussole vennero accantonate, ma ai Nani che la magia non va tanto giù venne in mente di costruire la “Narrenssapmok” o bussola per stupidi. Narren, in lingua Nanica, significa tanto “infestatore d’alberi dalle orecchie a punta” ovvero elfo, quanto “stupido” mentre ssapmok era il nome del vecchio strumento ad ago magnetico. La lettera al centro dell’esagono riporta il nome del “settore magnetico”, mentre le lettere elfiche ai vertici indicano le posizioni dei vari poli veri e fittizi rispetto alla mappa. Nelle ultime mappe il polo di riferimento per il settore magnetico è sempre indicato da N1, per cui basta posizionare il cursore della ssap sull’esagono e ruotare l’ago fino a copire il vertice su cui è indicato il nord di riferimento. A mezzogiorno, ora della Casa di Roccia, la luce solare che incide sulla gemma della ssap viene proiettata sul punto della mappa in cui ci si trova. Il sistema è sicuramente più preciso di una bussola e meno costoso di un mago, ma occorre osservare una certa attenzione alla “conservazione del tempo”. La ssap contiene un piccolo orologio: finché viene tenuto in funzione riporterà l’ora della Casa-di-Roccia abbastanza fedelmente. Se ci si scorda di caricarne la molla…

Se il mondo che state mappando ha solo 2 poli l’esagono può essere rimosso e sostituito con un reticolo per il calcolo della declinazione magnetica, ad esempio.

La terza mostra un’immagine “pergamenosa” da usare come sfondo per dare al tutto un aspetto pseudo-antico.
Il file può essere scaricato cliccando QUI e, come ho detto, può essere sicuramente editato tramite Apache Open Office, probabilmente anche Libre Office è in grado di lavorarci su. Microsoft Office dovrebbe pure funzionare.

…e Buon 2017!!!

I rischi della magia: la lezione delle navi volanti

In tutti i miei racconti si parla sempre di carovane. Damien Ludrò, il “cattivo” che agisce nell’ombra, si sposta a cavallo e via nave e molto raramente usa il teletrasporto. Se è così ricco perché non possiede una nave volante e usa quella per i suoi spostamenti?
Personalmente adoro le navi volanti: sono oggetti meravigliosi che ho apprezzato fin da quando ho cominciato a giocare a Final Fantasy. Purtroppo ho visto Peter Pan della Disney solo a 45 anni suonati, se no le avrei amate anche prima. Eppure mi sono sempre sembrate un oggetto un po’ troppo “sgravato”, cioè esageratamente potente, per un racconto. Una nave volante potrebbe raggiungere comodamente ogni angolo del pianeta e persino avventurarsi nel Maelstrom di uno dei pozzi polari. Addio viaggi avventurosi per mari e monti, addio pericolosi passaggi tra le Brulle, addio a buona parte delle storie che ho raccontato e che vedono il largo impiego di cavalli e altre bestie da traino.

Be’ come vedrete Damien non è poi così ricco. Le navi volanti, anche quelle piccine, da queste parti costano assai.

La magia ha un prezzo. Alcuni lettori mi hanno servito questo commento tra i suggerimenti su come limitare la magia. Patti con potenze infernali, pazzia, consumo di “mana”, invecchiamento precoce… a me servivano “prezzi” coerenti con il mio universo narrativo. Di potenze infernali non si può parlare: esistono centinaia di divinità (ci sono venti masse continentali, ognuna con svariate nazioni più o meno intersecate tra loro e con il rispettivo pantheon) e distinguere “buoni” e “cattivi” diventa pura filosofia. Ci sono già utenti di magia che scendono a “patti” e sono i sacerdoti delle divinità in questione. Di pazzia nemmeno: è un universo deterministico e gli effetti degli incantesimi hanno un’origine fisica, niente paradossi o cortocircuiti mentali. Il prezzo che pagano i miei utenti di magia è il “rischio” e stavolta ho capito bene come gestirlo… il metodo è il medesimo indicato nel Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro. La domanda che sorge spontanea è “ma quanto accidenti leggi ogni giorno?” e invece dovreste chiedervi “dove accidenti trovi il tempo, con due figli e un lavoro da mandare avanti, per leggere tutta ‘sta roba?”
It’s a kind of magic!
(si, mi diverto a citare anche altro, oltre agli autori fantasy è che è più difficile mettere dentro l’ouverture di Rossini alla Guglielmo Tell o le note della nona sinfonia di Beethoven… o l’emozione che mi da “La Campanella” suonata col cannone  tra le mani di Accardo)
Ok, torno serio. Il prezzo che i maghi pagano è il rischio di subire, prima o poi, un colpo di ritorno magico. Il rischio cresce all’aumentare della potenza dell’incantesimo da lanciare, poiché cresce la sua complessità e così aumenta la probabilità di commettere un errore durante la preparazione.

Predisporre un incantesimo è complesso: un mago professionista può riuscire ad approntarne uno del primo circolo in pochi minuti (Conrad impiega un’ora abbondante), uno del secondo in una decina e uno del terzo in mezz’ora. Dal quarto al sesto circolo i tempi si allungano parecchio potenza e complessità crescono esponenzialmente: bene che vada si parla di ore tant’è che i maghi meno dotati si organizzano in circoli per predisporli  in “coro”; di solito creano un oggetto magico “usa e getta” adatto allo scopo come una comoda pergamena, un proiettile di qualche tipo e cose del genere. Al crescere della complessità crescono le probabilità di commettere un errore. Le conseguenze sono sempre due: la prima è il fallimento della magia, la palla di fuoco non esplode, il fulmine non centra l’obiettivo, il bersaglio non ottiene alcun potere… e l’oggetto incantato è da rifare. Il che rappresenta già di suo una rogna. Immaginatevi la scena dell’esile maghetto di fronte alla pattuglia orchesca: “ora vi friggo con la mia rullosissima PALLA DI FUOCO!!”. Gli orchi si accucciano a terra per tentare di pararsi dal colpo imminente, ma poi non accade nulla.
Oltre a questa rogna c’è sempre il colpo di ritorno. La magia ha avuto effetto comunque, l’aura ha vibrato e ha prodotto un effetto che di solito somiglia ad un lampo di potenza proporzionale alla complessità dell’incantesimo, ma sparato in direzioni differenti rispetto a quelle del piano tridimensionale in cui opera il mago. Un enorme segnale che grida “Hey gente: IO SONO QUI!” in un luogo altrimenti oscuro e popolato da creature da incubo. L’aura del mago ossia la sua proiezione sull’exacorion, se è rimasta priva di incantesimi, rischia poco, ma se è bella piena si prende un morso o due: gli incantesimi inscritti in essa sono molto appetitosi per gli incubi monostatici, per esempio, i Beholder o le Piovre dimensionali. L’asportazione violenta di un pezzo di aura può provocare un collasso mentale, la perdita dell’aura equivale al collasso di cui sopra E alla perdita dei poteri finché non ricresce; i maghi sfortunati vengono sbranati in toto se ad attaccarli è un beholder e i più sfortunati subiscono qualcosa di peggio come essere catturato vivo da un beholder o da una Piovra (bocca irta di tentacoli, ali sul dorso e corpo tentacolare… ricorda nulla?). Ogni mago sviluppa le proprie difese al riguardo, in primis una disciplina ferrea che lo mette al riparo dagli errori più grossolani e anche da quelli meno facili da riconoscere. Più l’errore è grosso e più grandi sono le attenzioni che si ricevono… o l’accord s’elargi come dicono i malichani e come diceva anche Maurizia Paradisi: l’affare si ingrossa (ma che citazioni mi escono oggi?).
La difesa più utilizzata ed apprezzata è il custode arcano, una creatura appartenente ad un altro piano di esistenza vincolata ad un oggetto mediante un’ancora dimensionale. Qar agiva proprio in quel modo: verificava che gli incantesimi memorizzati da Flantius fossero corretti e segnalava eventuali imprecisioni. Ogni tanto sbagliava anche lui, ma molto di rado. Inoltre un custode arcano deve essere pagato in qualche modo. Spesso il pagamento consiste in conoscenza: le creature come Qar sono attirate dal piano tridimensionale (chiamato anche primo piano di esistenza) per gli scopi più vari. Qar è uno studioso, ma ci sono creature per tutti i gusti;  il denominatore comune è che il custode è vincolato volontariamente. Se è costretto con la forza gli basta provocare la morte del mago per essere di nuovo libero. Non è difficile eh? Altri custodi esigono pagamenti differenti: chi vuole sangue, chi qualcuno da sgranocchiare di tanto in tanto, chi gemme preziose… ci sono custodi per tutti i gusti, ma tutti esigono una ricompensa di qualche tipo per la loro opera e termini precisi entro i quali operare, così da avere anche del tempo libero per perseguire i propri obiettivi. Somiglia ad un “famiglio”, ma è profondamente diverso.
Tant’è che i maghi dispongono di altre difese, alcune fisiche come amuleti e stanze protette ad hoc mediante incantesimi protettivi permanenti: una stanza del genere serve quando si prova un nuovo incantesimo e svolge la funzione della sandbox usata dagli armaioli per provare un’arma da fuoco, solo che invece della sabbia ci sono rune di smorzamento e scudi magici molto potenti, di circolo pari o superiore al doppio di quello dell’incantesimo da testare. Va da se che anche queste protezioni sono parecchio costose e proteggono fino ad un certo punto.

Alcuni maghi sviluppano un legame affettivo con una creatura dotata di qualche potere e condivide con essa rischi e conoscenze. La creatura, quale che sia, cambia e diventa semi-senziente e capace di esprimersi, se pure in modo comprensibile solo dal mago; diventa sensibile agli incantesimi più usati dal mago e sa dirgli in modo esatto se sono stati predisposti in modo corretto o no, si accorge dell’arrivo di una creatura extradimensionale e lo segnala. Uccelli, mammiferi di tutte le taglie, anche creature dotate di potere come unicorni, beholder e draghi possono diventare “famigli”, sebbene in questi casi è di solito il mago che diventa un famiglio per l’altra creatura (e talvolta anche la sua cena). Il grosso limite dell’avere un famiglio è che o è una creatura vulnerabile, o vive poco, o finisce col prendere il controllo del mago… e quando il legame si spezza per qualche motivo entrambi rischiano un collasso mentale e altri problemi dovuti allo shock. Il legame si spezza alla morte di uno dei due, se uno dei due cambia piano di esistenza, se uno dei due decide di abbandonare l’altro. Dunque la scelta del famiglio non è banale. Di solito questa protezione viene scelta da stregoni e simili: coloro i quali non hanno consapevolezza della magia e la usano in modo empirico e la cui speranza di vita è bassa.

Come si è visto precedentemente la creazione di un oggetto incantato richiede al mago di esporsi ad un rischio. Questo cresce esponenzialmente con la potenza richiesta all’oggetto in questione. Invece per gli utilizzatori di un oggetto magico il limite è rappresentato dall’economia.

Un mago, per soprvvivere, deve proteggersi. Per proteggersi deve riservare parte del proprio tempo allo sviluppo di difese adeguate e quindi non può lanciare incantesimi “a pagamento” giocoforza il prezzo del tempo che ha a disposizione per lavorare cresce.
Inoltre: creare un oggetto magico, come si è visto, richiede materiali particolari, non sempre costosi, ma comunque da lavorare in modo estremamente preciso specie per ciò che riguarda la creazione delle matrici. Questo allunga i tempi e quindi accresce i costi.
E ancora: gli oggetti magici permanenti, che siano “a cariche” a “utilizzi giornalieri” o solo dopo “opportuno rituale” o “attivi sempre” richiedono, salvo casi rarissimi, della manutenzione per continuare a funzionare. Anche manutenere un oggetto magico richiede tempo al mago e rischio perché la manutenzione viene effettuata mediante lancio di incantesimi ad hoc, come il riallineamento delle matrici in un oggetto permanente.
Ultima considerazione: dati i rischi che comporta fare il mago non è difficile capire perché di maghi anziani ce ne sono pochi e quei pochi siano “leggendari”, mentre tutti gli altri arrivano, se va bene, al III-IV circolo di potere, raramente al V.
E allora come fa un mago a far volare una nave? Facile: non lo fa, al limite fa volare se stesso o, quando è molto bravo, incanta qualcosa di leggero come un tappeto e fa volare anche qualche amico o amica.
Incantare una nave è un affare maledettamente serio, tipo costruire una portaerei nucleare per intenderci.

Un incantesimo di volo appartiene, per complessità, a quelli del terzo circolo e può sollevare circa un quintale di peso. Una “barca a remi” da sola pesa poco meno di un quintale e con quattro persone a bordo, più i rispettivi averi arriva a cinque quintali (ma sei è un numero più adeguato). Rendere permanente un incantesimo di quel livello costa tempo e denaro al mago che rischia la vita solo per tenere in aria una misera barchetta.

Con queste regole: 1 incantesimo di III ogni 100kg, per far volare un veliero come l’Amerigo Vespucci ad esempio, ci vuole moltissimo lavoro. Un veliero di quel genere pesa più di 4000 tonnellate quindi ci vogliono almeno 400 incantesimi di quel tipo per sollevare e spingere a una velocità media equivalente a 35km/h lo scafo di cui sopra (la velocità di un uomo in corsa). E’ una bella velocità dato che normalmente un veliero fa 13-14 nodi che equivale a 25-26km/h. I più potrebbero pensare che con un’accurata progettazione e qualche risparmio (a una nave volante non servono le vele, per esempio) si potrebbe risparmiare qualcosa… e invece no. Lo scafo deve essere ben robusto per motivi che vedremo tra poco.

Rendere permanente un incantesimo richiede la presenza di 12 matrici-specchio (2 per ogni asse della realtà) per intrappolare l’incantesimo e mantenerlo sempre attivo. Costruire una matrice specchio richiede qualche ora di lavoro, una decina di aure di origine bovina (a meno che il mago che ci lavora non decida di tagliarsi un pezzo di aura o abbia a disposizione un drago o un’altra creatura dotata di un’aura molto grande da cui attingere) e l’incantesimo appropriato per creare la matrice dove accogliere le aure tagliate agli animali. Inoltre per rendere l’incantesimo stabile occorre una catena di incantesimi di riallineamento (per mantenere gli specchi al loro posto anche dopo secoli o in seguito ad un urto) che comprende non meno di due incantesimi pure permanenti, meglio se di più (da due a sei riallineatori su ogni matrice).

Facendo un po’ di conti ci sono, per ogni incantesimo di volo “standard”:

1 incantesimo di volo
4 riallineatori (due son troppo pochi, sei è eccessivo)

totale 5 incantesimi permanenti, ognuno con le sue 12 matrici-specchio = 60 matrici e 600 mucche (o altri animali alevati ad hoc) cui è stata “tosata” l’aura. Adesso arriva il “Botto” vale a dire: cinque incantesimi permanenti per 400 da piazzare su tutto lo scafo fa 2000 incantesimi permanenti (tra volo e stabilizzatori) ognuno richiede 12 matrici e arriviamo a 24000 e quindi va tosata l’aura a circa un quarto di milione di capi di bestiame, cui vanno aggiunti gli incantesimi usati per “fondere le aure in una matrice singola” e che sono circa 9 per matrice (ogni tanto un errore provoca danni e, come minimo, la matrice è da rifare) e si arriva a 216000 incantesimi. La fusione richiede un livello minimo, pari al I circolo, ma dato il numero di operazioni, il rischio è comunque grande. Una mucca privata dell’aura ha un collasso mentale e stramazza a terra dove resta incapace di nutrirsi per un mesetto il che equivale a dire, a meno che qualcuno non le infili a forza del fieno pre-masticato in bocca, che in capo a una settimana è bella che morta. Inoltre: stabilito che c’è circa lo 0.3% (percentuale che ho tirato fuori in modo “empirico” e che devo rivedere) di probabilità di sbagliare il lancio di un incantesimo di III circolo e che lo “stabilizzatore” ha la medesima complessità dell’incantesimo da stabilizzare la probabilità che si verifichi un “colpo di ritorno” è elevatissima: 0,003*2000 = 6 e già se il rischio è “1” occorre mitigarlo con qualche protezione. Al ritmo di 5 incantesimi al giorno impiegherebbe circa 400 giorni, un anno e mezzo (giorni di riposo inclusi), se e soltanto se non subisse mai colpi di ritorno o ne uscisse sempre indenne.
A questi 400 giorni, ovviamente, vanno aggiunti i tempi per la produzione delle 24000 matrici-specchio, che richiede un incantesimo del primo circolo, ma che comunque è impegnativa dato il numero delle matrici in gioco e pure con un indice di rischio dello 0.01% data la facilità dell’incantesimo, si parla sempre 24000 incantesimi: il rischio è 24, ovvero 4 volte più elevato che predisporre gli incantesimi del volo. Si può mitigare, ma anche qui ci sono altri costi.

Dunque quanto costerebbe una nave volante?
Il costo di uno scafo da progettare e costruire ad hoc perché non si può mica prendere una nave normale e farla volare: sarebbe instabile e ancora più lenta; 240.000 mucche (o l’equivalente costo di sostituzione: l’aura di un drago o di un beholder vale quanto quella di un migliaio di mucche, ma… non è così semplice tosargliela, senza contare le conseguenze dell’uccisione di centinaia di draghi… ho già raccontato di quanto sono permalosi?) e 400 giorni/uomo di una delle figure professionali più costose di sempre. Il costo orario si aggira intorno ai 1500 scudi o 30 corone malichane… il conto è salato: 288.000 corone, pari a 14.400.000 di scudi, mettendoci anche il costo dei materiali si arriva a poco meno del doppio (include anche la spesa per l’allevamento del bestiame). Il tesoro del principato di Naalab, il più ricco dei 12, ammonta a 4.000.000 di corone e ne aveva pagate più che altrettante per acquistare la valle di Bonespoir.
Con questi costi si evince che le navi volanti sono appannaggio di stati sovrani, superpotenze e maghi leggendari (e che comunque hanno un territorio che li sostiene). I mercanti, anche i più ricchi, ricorrono alle carovane per spostare le loro merci… e se proprio devono spostarsi in fretta pagano un mago per farsi teletrasportare a destinazione.

Veicoli del genere esistono su Tharamys, ma al pari degli incantesimi di livello superiore al VII (e già il VII è border-line) sono appannaggio di grandi potenze come Maor, Dei-Talant e Malichar o di maghi straordinariamente potenti come il leggendario Yor, che pure aveva fondato il suo regno e poteva disporre di adeguate risorse (no, non ha fatto fuori neanche una mucca, ma aveva tra i suoi alleati una coppia di draghi, un popolo capace di servirsi della magia e molti nemici che finivano con lo scontrarsi con lui e perdere tutto, anche la propria aura magica).

D’accordo, la nave grande costa troppo, ma una cosa meno pretenziosa? Chessò un bel 15 metri da diporto? Ok, diciamo che questo costa 1/20 del veliero di cui sopra e il suo costo scende intorno ai 100.000 scudi perché invece di 400 incantesimi del volo ne ha appena una 20ina, il che equivale a circa 100 incantesimi permanenti caricati sopra.

Mi sembra di aver accennato che su Tharamys la specie dominante non sono gli umani, nemmeno gli elfi, gli elasson o i Nani se pure li vedo lanciati verso la pole position. No non sono nemmeno i beholder, che pure ne basta uno per tirare giù un villaggio di 1000 abitanti in una notte, all’occorrenza. Clicca qui per scoprirlo. Una nave volante attira l’attenzione molto più di una carovana e non ha alcuna speranza di sfuggire allo scontro. L’unica possibilità è che elargisca abbastanza legnate da scoraggiare chi incontra sul proprio cammino a trasformarla in cibo e/o in un trofeo da mettere in mostra nella propria dimora. Qui mi ricollego al discorso sulla robustezza dello scafo: anche se “piccola” deve essere robusta, per cui avrebbe pochissimo spazio per il carico e i passeggeri.

Questo aspetto scoraggia e fa etichettare come “pazzo e morituro” chiunque decida di sfidare il cielo troppo a lungo, salvo poi considerarlo una divinità se riesce in qualche modo a sopravvivere. A questo va aggiunto il costo della manutenzione: anche se gli incantesimi del volo con le loro catene di stabilizzatori sono virtualmente esenti da “tagliandi” e cose simili, molte armi magiche richiedono manutenzione costante senza contare che la guida della nave richiede almeno un mago (meglio due) ai comandi e questo a prescindere dalle dimensioni del vascello. Damien non è un mago e dovrebbe pagarne uno per occuparsi della nave. Essendo un uomo d’affari ha trovato modi più efficienti per comunicare a distanza o spostarsi abbastanza rapidamente per gestire i propri affari senza correre i rischi che comporta il volo. Economia: né buona, né cattiva, ma in ogni caso spietata e inesorabile.

Come sempre tutta questa “complessità” si traduce nello stile di narrazione: non compaiono conteggi strani o richieste incomprensibili tipo “Vuoi un veliero celeste? Mi servono 250000 mucche e quattordici milioni di scudi…”, ma mi permette di far viaggiare la maggior parte dei mortali su di un carro, un cavallo o a dorso di creature simili e, al tempo stesso, di far sognare chi vorrebbe veleggiare tra le nuvole.

 E voi? Che “magia” mettete, se la mettete, nei vostri racconti?