Adra – Storia

La storia di Adra è lunga quasi 60.000 anni, da quando i Daikiniti sorsero e tramontarono “col botto” ad opera di Wu-Masau (e del dio degli elfi Lalof-Sal) circa 50.000 anni prima della fondazione di Maor.

Orbene anche 50000 sono tantini anche per un mondo fantasy. Perché se Tharamys è così popolata Adra è rimasto spopolato per tanto tempo? Spiegone (che si può saltare in scioltezza):

le esplosioni causate dalla fine di Daikin-Jadam sollevarono migliaia di km^3 di polveri ad elevata riflettività.
Le polveri rimasero sospese in aria per millenni incrementando in modo significativo l’albedo di tutto il pianeta col conseguente abbassamento delle temperature su tutta la superficie di oltre 2°C in meno di sei mesi.
I ghiacciai di tutto il pianeta si accrebbero, in particolare quelli circumpolari che si tramutarono in vere e proprie dighe planetarie al passaggio dell’acqua nei pozzi polari, la riduzione dello scambio termico tra “interno” ed “esterno” del pianeta privò la superficie di altro calore e aumentò ulteriormente il calore trattenuto all’interno del pianeta. In questa fase si sono avute temperature interne di 40°C medie ed esterne fino a 4 gradi sotto le medie stagionali. Privati di parte della loro energia i fenomeni atmosferici della superficie si fecero più miti e le precipitazioni assai ridotte, mentre all’interno violenti uragani spazzavano ogni continente  senza alcuna pietà.
Si è avuto un progressivo abbassamento del livello dei mari con conseguente ulteriore riduzione dello scambio termico. L’energia in eccesso nei sistemi meteorologici interni al pianeta trovò nei pozzi polari l’unica via di sfogo, ma le correnti calde provenienti dall’interno a contatto con le barriere ghiacciate circumpolari generarono enormi risalite di vapore che finirono per portare energia ai vortici polari: le tempeste perpetue che circondano i pozzi polari. Il ruolo di queste tempeste è fondamentale per tutto il meteo di Tharamys dato che sono il “motore” dei jetstream, le correnti a getto stratosferiche da cui dipendono tutti i fenomeni atmosferici. Rifornite con tutta l’energia che prima contribuiva a muovere le correnti oceaniche le due tempeste crebbero fino a coprire una porzione significativa di Tharamys e bombardandola letteralmente con neve e ghiaccio.

Per farla breve l’era glaciale generata da questo meccanismo (che include variazioni di salinità nei mari e bolle di calore provenienti dai pozzi polari) interessò tutto il pianeta per circa 30.000 anni.
La glaciazione innescata dall’esplosione era destinata ad interrompersi nel momento stesso in cui ebbe inizio. I ghiacci, mentre si formavano furono “inquinati” dal pulviscolo in lenta deposizione. Nel momento in cui il quantitativo di pulviscolo atmosferico (le famigerate PM10) si sono ridotte hanno lasciato passare più luce e più energia. I granelli intrappolati nel ghiaccio hanno catturato il calore e hanno innescato la fusione.
Anche aiutati in questo modo occorsero quasi 20000 anni prima che porzioni significative di Adra fossero accessibili per i colonizzatori.
Fino a 13000 anni fa le aree abitabili di Adra erano sulle coste e nella foresta di Invalis, ma agli elfi del clima è sempre importato poco: loro riescono a controllarlo con la magia, almeno a livello locale.
In pratica su tutto il pianeta la fascia abitabile era compresa tra 35°N e 35°S oltre la quale cominciava a far freddino e superati i 45°N solo le creature avvezze al freddo come i giganti dei ghiacci, le viverne lanose e i draghi bianchi (ad esempio, ma non solo) potevano sopravvivere senza particolari problemi.
Negli ultimi 4-5000 anni , col progressivo ritiro dei ghiacci, si sono avute lente migrazioni dalle zone equatoriali dirette verso nord e sud (ogni popolazione ha il suo pantheon di dei che se ne prende cura ed è restio a fargli cambiare area per più motivi). Gli effetti del cataclisma che ha spazzato via Daikin-Jadam si sono ridotti al punto da consentire nuovamente alle razze più “calde” di espandersi nuovamente.
Nei diecimila anni che hanno preceduto l’arrivo dei coloni Maorni gli Orchi hanno tentato a più riprese di creare una propria civilizzazione, ma le condizioni climatiche di superficie erano difficili anche per una razza coriacea come la loro. Tentarono a più riprese di espugnare Invalis, ma gli elfi, per quanto pusillanimi, dimostrarono di saper combattere all’occorrenza e riuscirono a salvare gli alberi su cui si erano rifugiati per preservare le loro miserabili vite. Gli orchi tentarono pure, mostrando anche coraggio, di espugnare la Casa-Di-Roccia e ottennero di conoscere i loro nemici giurati di sempre: il fiero popolo dei figli della roccia, i Nani.

Gli studiosi sono molto incerti su cosa possa essere avvenuto in questo periodo. Alcuni Unwurdig, Nani cacciati dalla Casa-di-Roccia perché considerati “indegni”, parlano di orchi resi schiavi e fuggiti poi in tempi remoti. Altri parlano di commerci tra gli orchi e i Nani prima che una guerra li rendesse i nemici giurati che sono ora. Le poche cose certe sono che gli Orchi parlano una lingua che ha molto in comune con il Lafshuakar, la lingua nanica e sono in possesso di conoscenze metallurgiche altrimenti note solo ai Nani.

Gli orchi riuscirono a sfuggire all’ira dei Nani, ma sopravvissero solo quelli che fecero ritorno nella regione di Daikin-Jadam, ora una distesa di roccia vetrificata ancora impestata di scorie radioattive, se pure molto meno pericolose di un tempo e nota col nome di “Le Brulle”. Di fronte a quella terra anche i Nani dovettero fare un passo indietro. Gli orchi invece ci si tuffarono dentro e scomparirono nelle sue profondità. Il sottosuolo delle Brulle è pieno di cavità prodotte dall’esplosione delle macchine daikinite e, radioattività a parte, è in grado di accogliere numerose città grandi come Kirezia e Maor messe insieme. Gli orchi ci si trovarono benissimo e diedero vita a Raht, la città-stato che ancora oggi governa quella regione del sottosuolo. Finalmente al sicuro e in un luogo accogliente gli Orchi si dedicarono a colonizzare quello che chiamarono Untherveld o “Mondo-di-sotto” e lasciarono la vita in superficie recandocisi solo per brevi e intense razzie. Alcune popolazioni tentarono la colonizzazione della superficie nell’area di Levot,  nella regione semidesertica a est di Malichar e nelle steppe sempreverdi, ma gli ultimi di loro furono cancellati dall’emergere della Repubblica Kireziana e dalle bellicose tribù che nel frattempo si erano insediate nella vasta piana dove nasce il Nacal-Dengar.
Spariti gli orchi, le navi di coloni provenienti da sud invece di essere predate appena mettevano piede a terra o intercettate sottocosta da bizzarre imbarcazioni di fattura orchesca, riuscirono a sbarcare i loro passeggeri sul continente e a farli sopravvivere abbastanza a lungo per costruire fortificazioni e difendersi. I primi a riuscirci furono i Maorni, ma qui termina la “preistoria” del continente di Adra e ha inizio la parte più interessante, quella più densa di eventi. Se può sembrare strano: ricordo che la fissazione per espandersi e colonizzare è una caratteristica tipica degli umani. Nani, elfi e persino gli elasson sono più stanziali. E anche le colonie umane, quando seguite da un dio, non si spostano molto se non per necessità. Il potere di un dio è tanto più grande quanto più il suo nome è sulla bocca (e quindi tra i pensieri) di tutti e concentrato in un determinato segmento spaziotemporale… una specie di “densità” religiosa. Malattie, incidenti, calamità, mostri giganti e piccini, fanno ridurre il numero di abitanti. Le migrazioni diluiscono il potere e vanno contenute, evitate o quando “inevitabili”  vengono gestite di modo che il popolo che “migra” continui ad accrescere il potere del dio cui appartiene, ma questa è un’altra storia. La parte che mi interessa è che quando c’è una migrazione tutte le divinità esistenti si contendono la fedeltà di quel popolo a suon di missionari. Lo scongelamento di Adra ha anche fatto scattare numerosi “campanelli di allarme” circa il possibile ritrovamento di un manufatto risalente all’epoca Daikinita scampato miracolosamente all’olocausto. Così preti di ogni confessione hanno seguito i popoli in migrazione e, attraverso i loro occhi e i poteri conferiti loro dalle divinità del loro credo, tenuto d’occhio la situazione. Come si scoprirà, qualcosa è sfuggito.

La fondazione di Reub, la capitale di Maor determina l’anno zero di quella che ormai viene chiamata da tutti i popoli di Adra “era comune”, abbreviata e.c.
A partire dall’anno 0 altri popoli hanno tentato a più riprese di colonizzare Adra, ma dovettero scontrarsi con altre creature che avevano occupato quella terra in precedenza. Oltre a Nani ed Elfi vi era il drago Ogofedairp, che all’epoca era molto più attivo di adesso, una colonia di viverne sulla catena meridionale della Sierra D’Argento e nidi di Beobacht sparsi capaci di inghiottire un intero villaggio se questo si trovava entro il raggio d’azione di una di quelle micidiali creature. I Maorni fondarono una repubblica, poi un’impero e poi un paio di “crolli”: quello attuale è il loro terzo impero sorto dopo due tentativi di creare una democrazia stabile. Tentativo fallito dopo ben quattro secoli di crescita sotto la repubblica: nuovo colpo di stato e nuova fondazione dell’impero. Kirezia pure ebbe fortune alterne: inizialmente era una colonia commerciale Maorni, ma dopo la prima caduta si rese indipendente e riuscì ad arginare e contenere le ondate migratorie e le invasioni provenienti dal mare grazie al suo entroterra decisamente più accogliente di quello maorni. La prima repubblica Kireziana fu una federazione di popoli diversi. La colonizzazione dell’altopiano di Etsiqaar ad opera di popoli provenienti da Thanatos, in fuga dai tagliatori di teste, avvenne più o meno in quel periodo e il drago Ogofedairp prese a benvolere quella gente capace, a sua volta, di amare la terra e onorarla come una madre.

Ricostituita la repubblica i Maorni tentarono a più riprese di riprendersi le province occidentali divenuti Kirezia e il nuovo territorio conquistato dai Meroikan, un popolo proveniente dal sud dominato da un’aristocrazia guerriera molto simile a quella che resse il Sacro Romano Impero tra il settimo e il nono secolo d.C. . Tentativi a volte riusciti, a volte falliti. Il confine attuale è frutto di millenni di scontri e di “aggiustamenti” e di nidi di Beobacht bruciati con incendi mirati. Nonostante la loro devastante potenza i Beobacht si ritirarono verso le montagne a nord fino a scontrarsi col fiero popolo dei Nani che ha trasformato la maggior parte di essi in manufatti difensivi di varia potenza.
Kirezia invece, complice anche un’origine linguistica comune, non ha mai avuto problemi nell’arginare la politica espansiva maorni. Piuttosto ha avuto seri problemi con gli orchi delle Brulle. L’invasione di Uruk il possente è stata solo l’ultima di una serie che ha avuto inizio circa cinquecento anni dopo la fondazione della capitale e che a intervalli di 4-500 anni si è ripetuta regolarmente. I motivi sono legati al ciclo vitale degli orchi: in 400 anni almeno tre generazioni si sono riprodotte e il numero di individui eccede la capacità delle caverne in cui vivono di sostenerli. In quelle occasioni grandi masse di giovani individui (età compresa tra 15 e 120 anni) si riversano lungo la piana del Nacal Dengar e spazzano via tutto quello che incontrano lungo il loro cammino, o almeno: questo è quello che è accaduto la prima volta, quando anche la capitale Kirezia fu saccheggiata. La volta successiva, avvenuta intorno all’anno 1000 ec, ebbe un esito meno cruento e la capitale, complici delle difese più efficaci, riuscì a spezzare l’assedio e a disperdere l’orda. La repubblica si ritrovò nuovamente in ginocchio. La terza ondata intorno al 1600ec attirò l’attenzione della Casa-di-Roccia e l’invasione degli orchi fu spezzata dall’intervento di un piccolo esercito Nanico. Tra il 1605 e il 2000 vennero stipulati una serie di trattati commerciali tra Nani e Kireziani, questi ultimi furono attratti dalla possibilità di valicare in breve tempo le montagne della Wiegenstein (meglio nota come Steinshau la Casa-di-Roccia) e giungere in pochi giorni nel Frisør, nei regni del Nord e persino in Maor. Ai Nani interessava poter massacrare gli Orchi, ma pure l’acciaio meteorico assai raro sulle loro montagne e il luppolo che i kireziani hanno imparato a coltivare in modo intensivo per rifornire i birrifici nanici. Dopo l’invasione del 2110 ai Nani fu chiesto, dietro pagamento, di riprogettare e realizzare le nuove cinte murarie delle principali città con l’eccezione di Lain e Crugòn che erano state rase al suolo. Purtroppo le due sfortunate città continueranno, complice una cattiva gestione delle risorse cittadine, ad essere distrutte ogni 5 secoli circa fino all’arrivo di Uruk che ne segnerà la fine definitiva. I superstiti fonderanno un’unica città che prenderà il nome di Lain-Crugòn, ma per motivi “storici” non chiederanno l’aiuto dei Nani per la costruzione delle mura fino al 3846 quando il numero di convogli diretto a Cupiàl crescerà a dismisura e farà temere l’arrivo di una nuova ondata orchesca.  Un reparto di genieri sarà presente in città quando si svolgeranno i fatti de “L’ombra Scarlatta” e le mura della città verranno finalmente sistemate alla maniera dei Nani.

L’arrivo dei maghi Malichani in Kirezia avviene in sordina. Il minuscolo regno dei principi fondato tra il 1240 e il 1250 e.c. non destò alcun interesse: troppi Beobacht da quelle parti e troppa poca terra da conquistare, troppo ghiaccio e poco di tutto il resto. La merce esportata dal minuscolo principato era composta perlopiù da gemme, minerale grezzo e formaggio stagionato. La fortuna di Malichar è che il suo “scudo” magico venne scoperto relativamente tardi, circa un secolo dopo l’arrivo di Bertrand de Malichar e dei suoi compagni. La comunità composta dagli esuli di Vasconne, che di lì a tre secoli sarebbero diventati i dodici principati popolò in breve tempo quella che divenne la val d’Ambèr. L’improvvisa scomparsa di Bertrand dalla scena fu l’unica vera crisi che rischiò di spazzar via tutto. La migrazione spopolò quasi interamente l’isola di Vasconne, al punto da ingenerare allarme nella monarchia del sub-continente meridionale, ora una delle più antiche monarchie di Adra, ma che all’epoca subì un brusco cambio di regnante. La scomparsa di Bertrand coincise tuttavia con la scoperta della barriera: l’area attorno a Lavill risultava essere inaccessibile alle creature extra-planari che tanti guai causano ad ogni utente di magia appena un poco disattento. Questa scoperta garantì l’arrivo di un gran numero di studiosi, quasi tutti maghi, per studiare il fenomeno o addirittura stabilirsi entro i confini della nascente Malichar. Fosse accaduto prima la piccola comunità non aveva nemmeno la parvenza di un esercito e sarebbe stata assoggettata nel volgere di una stagione a una delle altre potenze già presenti sul continente o, addirittura, dagli stessi Lleenici o dagli orchi.

La comparsa del culto di Dâr (o Dahr), il Dorato è di questo periodo. Si tratta di un culto sui generis: il nome in sé è la contrazione della parola Llenico-arcaica “daerp” che significa “barriera mistica” o “magica”, poi la e è finita inglobata nella a che s’è allungata in â e la p finale è caduta. Da sempre la presenza della mistica protezione, la cui estensione cresce lentamente di anno in anno, è associata a questo culto e al dio che rappresenta. I preti di Dâr tuttavia non sono sacerdoti in senso stretto: sono maghi. Acquisiscono potere come tutti gli altri utenti di magia, ma sono convinti che lo studio, la ricerca della conoscenza, il sapere acquisito con spirito critico, siano la preghiera e la glorificazione stessa di Dâr che ricompensa i suoi fedeli e tutti coloro che onorano la sua fede con lo studio attraverso l’efficacissima protezione che si estende fin oltre la città di Cupial, dentro le Brulle e tra Les Ertès, le montagne che circondano la val d’Ambèr. Nel corso dei secoli, tuttavia, preti di altri culti hanno tentato a più riprese di insediarsi tra la popolazione e offrire i loro servigi di guaritori. I primi che ci provarono finirono bruciati a furor di popolo anche grazie ai maghi locali che, memori delle persecuzioni subite in patria, li eliminarono senza troppo pensarci aizzando la popolazione contro di loro e contro i loro seguaci. Da qui la discutibile “tradizione” di mettere al rogo chiunque pratichi pubblicamente un culto differente da quello di Dâr. Come tutti gli dei tanto seguiti anche Dâr esiste e, come è facile intuire, non è ben visto dal resto della comunità “divina” di Tharamys. Dei tanti presenti in Adra è uno dei primi “autoctoni” del continente, cioè la sua essenza si è originata proprio grazie ai pensieri dei Malichani. Un altra divinità che è in divenire è Halden il guerriero, se i bardi elfici continueranno a cantarne le gesta e a far credere la popolazione così come stanno facendo da quattro secoli e rotti, ma anche questa… è un’altra storia. Malichar, potendo contare su una densità di utenti di magia dieci volte superiore rispetto a quella di qualsiasi altra nazione, a parte la lontana Dei-Talant, riuscì a debellare la presenza dei Beobacht da ogni valle in cui riuscì a far arrivare le torri dei suoi maghi e nei suoi duemila e seicento anni di storia ha conosciuto una lenta e costante crescita dovuta all’arretramento dei ghiacciai che, di anno in anno, donano nuove terre e con esse nuova vita ad uno degli stati più isolati e ricchi del continente.

I rapporti commerciali tra Kirezia e Malichar crescono velocemente se pure con l’ostacolo delle Brulle in mezzo. Nel 2350ec viene lanciata un’offensiva preventiva congiunta tra kireziani, malichani e Nani contro gli orchi delle Brulle. Migliaia di Orchi vengono massacrati e la temuta orda del 2500 si ripresenterà più tardi nel 2945, ma con un numero di orchi inferiore al previsto.
Dal 2950 ogni cinqant’anni viene lanciata una campagna di “deorchizzazione” delle Brulle, ma la campagna del 3000 non dà i risultati sperati e quelle successive portano all’eliminazione di poche centinaia di unità.
Laìn e Crugòn prosperano finalmente, ma non richiedono la costruzione di mura in pietra, preferendo investire le proprie risorse nel commercio con i Principati di Malichar.
L’orda del 3403 erutta dalle Brulle più di ventimila orchi, un migliaio dei quali adulti. Le città di cui sopra vengono obliterate e i loro abitanti divorati… almeno quelli che non erano scappati in tempo. Le altre, tutte dotate di mura Naniche, resistono alla furia, ma le campagne lungo il Nacal-Dengar sono devastate. La Casa di Roccia aveva inviato un manipolo di cento genieri alla neonata Nadear per la costruzione delle mura guidati dal Capitano Sarralga e poi invierà in fretta un corposo esercito che ridurrà a metà l’orda che si infrangerà contro le mura di Kirezia, mentre metà dei sopravvissuti tenterà di raggiungere la regione di Levot per reclutare gli orchi sopravvissuti alla colonizzazione kireziana e prendere la città di Nadear appena fondata. I Nani del battaglione Krorennert torneranno alla casa di roccia con il più alto numero di trofei mai riportato a memoria di Nano. A seguito di questa schiacciante vittoria il capitano Sarralga verrà prima nominato generale e poi diverrà l’attuale capo di stato maggiore. Tuttavia anche le sue campagne di deorchizzazione daranno risultati deludenti rispetto all’evento che lo ha reso celebre.
Piccola chiosa: il riprovevole comportamento avuto da Sarralga nei confronti del bardo elfico Alfos e dei suoi colleghi, sempre elfi, ebbe come conseguenza la “cancellazione totale” da canzoni e ballate sull’epica vittoria contro gli Orchi. Uruk il Pazzo, il guerriero alla guida dell’orda, venne rinominato Uruk il Possente e il giovane Halden divenne colui che lo uccise, mentre Flantius Miyosot, noto come Colle Ondoso, fu celebrato come l’artefice della strepitosa vittoria e colui che in una notte fece sorgere le mura. Ancora oggi nella città di Nadear sono ben visibili le statue in bronzo dedicate ai due eroi, mentre ai Nani del Krorennert e al capitano Sarralga sono dedicati un viale e una piazza cittadina. Nessuna statua, nessuna ballata, nessun altro “ricordo”.

Rispetto a Kirezia Meroikanev ha una storia più burrascosa: i primi coloni dell’area furono i Maorni, ma trovarono una micidiale “resistenza” nelle colonie di Beobacht celate nel territorio. C’era un motivo  se nemmeno gli orchi avevano mai tentato di prendersi quella terra ricca di foreste, fiumi e basse montagne. Il crollo del primo impero Maorni frammentò quello che sarebbe divenuto in il granducato in un paio di staterelli (Seravon e Avonreub) che sopravvissero per pochi decenni, prima che una nuova ondata migratoria e la caduta delle capitali ad opera di Qu, un gigantesco Beobacht con venti peduncoli, li spazzassero via quasi interamente. I superstiti, privi dell’appoggio di Maor che aveva i suoi problemi a riorganizzarsi durante il primo interregno, si unirono ai coloni, sconfissero Qu e insieme ad essi accettarono il nome di Meroikanev in onore di Meroin (la terra aldilà del mare) la patria da cui provenivano i nuovi venuti, situata a sud-ovest di Lleendir.

Per quel che riguarda i miei libri, per ora, gli eventi più importanti riguardano Malichar  i rapporti tra Impero e Granducato di Meroikanev. Il Granducato è il frutto di una intensa opera di mediazione tra meroikani e maorni. I primi sono discendenti di coloni provenienti da Meroikan (una penisola situata a sud-ovest di Lleendir, la propaggine più settentrionale di Ron-Menûr (il continente meridionale… oh, finalmente gli ho dato un nome!). La scelta del titolo “Granduca” è riguarda l’organizzazione militare-amministrativa di Meroikan, la madre-patria. Il capo di stato non può chiamarsi “Re”, quel titolo spetta al re. L’amministratore di una grande area, dove possono trovare posto marche di confine e contee abbastanza grandi da accogliere più baronie e talvolta anche feudi più piccoli, diviene un Duca e se il territorio consente la creazione di più ducati questo diventa Granduca e non più oltre. Il suffisso -ev significa “figlio” e quindi il senso del nome è molto chiaro. Meroikanev e Maor si sono fatti guerra per secoli, nel tentativo di prevalere l’uno sull’altro, ma interferenze divini soprattutto hanno sempre limitato la portata della distruzione: nessun dio è disposto a vedere il proprio potere ridotto per cause futili.

L’attuale Granduca: Stephanos I di Meroikanev è divenuto genero di sua Augusta Imperiale Grazia Neor II al fine di sugellare la pace tra i due stati. Trattative che procedono con estrema lentezza da secoli, da quando un colpo di stato provocò il crollo della fragile repubblica di Meroinia alcuni secoli prima. Il governo fantoccio installato al posto di quello legittimo era guidato da Maor e la creazione del granducato fu un tentativo di portare lentamente tutta l’area sotto la sfera di influenza maorni. La fiera resistenza dei meroikani tuttavia ha portato dapprima una guerra civile tra fazioni avverse durata alcuni anni e interrotta dall’arrivo sulla scena di Beria Tenzus-Reynek. Per chi vuol conoscere la genesi del nome… i meroikani hanno una lingua derivata dall’ungherese, poi occorre anagrammare un pochino. Beria e i suoi seguaci, con una serie di attacchi personali mirati, elimina uno dei capi delle fazioni legate a Maor e alcuni dei suoi seguaci ottenendo così l’attenzione degli altri. Si dice che abbia piegato la volontà con la magia, ma il succo fu che nessuno degli altri ci stava a farsi ammazzare, magari nel proprio letto. Beria passò alla storia come Beria il negromante, sebbene di magia non se ne intendesse molto, ma era abilissimo nel reperire informazioni e sfruttarle per eliminare un rivale. La struttura granducale instaurata da Maor, tuttavia, fu utile a Beria per mantenere il potere appena conquistato e invece di restaurare la repubblica decise di tenerselo: “Il potere logora chi non ce l’ha” è una delle frasi che ha pronunciato finché era in vita… e di sicuro non è stato l’unico politico a pronunciarla, nel corso della storia.
Dati i rapporti precari con l’impero, flottiglie di schiavisti hanno, con cadenza stagionale, razziato le coste meroikane portandosi via direttamente dalle loro case migliaia di persone nel corso dei decenni. Beria ha avuto numerosi figli e questo gli ha garantito una nutrita discendenza con cui tramandare il granducato e difenderlo.

A cambiare un poco le carte in tavola è proprio Stephanos, che in giovane età si era distinto per essersi opposto al padre Erim e per una serie di azioni di rappresaglia contro le coste maorni. Azioni che, inizialmente erano indirizzate alla raccolta di schiavi al pari dei razziatori maorni. L’incontro con Adriana di Maor mutò in modo drastico queste operazioni. Adriana, secondogenita di Neor II, era ed è molto contraria all’impiego di schiavi. Durante un assalto da parte di Stephanos alla città costiera di Epinolas la ragazza fu presa dal giovane rampollo meroikano che rimase colpito, in tutti i sensi, dall’energia di lei e dal modo in cui difendeva la libertà degli individui. Anche se molto giovane, all’epoca non aveva più di diciassette anni, Adriana aveva le idee molto chiare circa il modo di porre fine alla tratta degli schiavi e al modo in cui si poteva sviluppare un’economia capace di sostenere una popolazione senza dover ricorrere all’uso degli schiavi.
Neanche Adriana, tuttavia, rimase immune dal fascino del giovane e nerboruto meroikano, che oltretutto detestava la schiavitù e la imponeva solo per questioni di vendetta. Le razzie successive non furono più mirate a portare schiavi a Meroikanev, ma a liberarli e innescando moti di ribellione in tutta maor. Consapevole del rischio Neor prese la via della mediazione e dopo una fortunata missione diplomatica acconsentì alle nozze tra i due giovani in cambio di una cessazione delle razzie d’ambo le parti.
Poco dopo Stephanos divenne granduca, causa una malattia fulminante del genitore e ratificò la pace con Maor. Anche se ufficialmente da più di vent’anni nessuna nave maorni colpisce più le coste meroikane, di tanto in tanto una nave di razziatori tenta di assaltare i villaggi e le fattorie lungo la costa. La marina meroikana non è famosa per l’efficienza con cui  pattuglia le coste e il risultato è che Stephanos si ritrova improvvisamente con qualche decina di sudditi in meno e un’area più o meno vasta da ripopolare. Sua grazia Adriana, la granduchessa, ha mal digerito il fatto di non poter più assaltare i fori maorni dove ogni giorno decine di persone perdono la propria libertà e vengono vendute per gli scopi più vari (e abietti).
Segretamente (ma neanche troppo, visto che suo marito la appoggia) ha dato vita ad una gilda di ladri sui generis: rubano schiavi. L’attività della gilda procede indisturbata da oltre otto anni, nonostante la pressione dell’aristocrazia meroikana su Stephanos e i suoi più stretti collaboratori affinché venga estirpata questa minaccia all’economia nazionale.

Il commercio di schiavi è  ancora molto praticato in Meroikanev, specie dopo la fine di questo commercio nella vicina Kirezia: l’Anello di Ferro, dopo il varo dell’emendamento Musìn, ha trasferito in toto la sua attività nella città di Kaj Subdni al confine tra i due stati e ha dato nuova linfa vitale ad alcune delle famiglie avverse all’attuale casata regnante. La presenza dei “Ladri di schiavi”, che si fanno chiamare “Fiamme di Meroikanev”, è una tremenda spina nel fianco per ogni schiavista meroikano che vive col terrore che, prima o poi, i suoi profitti vadano in fumo e con essi la propria vita.

Di fatto vi è una contro-corrente migratoria che vede ogni giorno decine di aspiranti ex-schiavi fuggire da Maor, attraversare segretamente Meroikanev e giungere in Kirezia dove la schiavitù è abolita. Eron II sta tentando di arginare il fenomeno e, attraverso i buoni uffici di sua figlia Adriana, spera di poter convincere il genero ad agire in modo deciso contro questi criminali. Quello che non sa è che il capo dell’organizzazione è proprio Adriana la quale sta tentando di insediare un “focolaio” nella stessa Reub, la capitale di Maor. Il seguito… è oggetto del sesto e (per ora) ultimo libro delle Cronache di Tharamys, per cui non posso spoilerarne più di tanto il contenuto.

Malichar, Kirezia, Meroikanev e Maor sono tutti regni popolati in massima parte da umani. Vi sono poi Invalis (elfi) e Steinshua (Nani) che invece hanno vissuto le vicende del continente in modo del tutto differente. I primi, che hanno un collegamento magico permanente con la madrepatria su Airumel, il continente orientale, praticamente non si sono nemmeno accorti dell’era glaciale provocata dall’esplosione di Daikin-Jadam anche se quest’ultima esplosione, come ben sappiamo, ne ha ridotto notevolmente la presenza sul continente. I secondi  invece sono rimasti dapprima infastiditi dal rumore provocato e poi piacevolmente divertiti dall’arrivo degli orchi, ma ne parlerò in un altro articolo.

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La storia infinita

C’è un meccanismo alla base delle mie storie che comincio ad afferrare solo adesso e che mi ha sorpreso non poco. Mentre ero alle prese con la mappa di Kirezia mi stavo lambiccando il cervello, per creare una quarantina di nomi di città coerenti con l’ambientazione, ho messo al lavoro il motore anagrammatico del gaunt per vedere se tirava fuori qualcosa di interessante. Quella di anagrammare nomi di città esistenti, o di regioni, paesi, città straniere è quasi un vicolo cieco: le città di Kirezia hanno suoni “veneti” evocati tramite un uso delle sillabe e dei suoni dolci di z,s e r, magari tramutando una z dolce in “ds” e una c dura in q senza u. Perso in elucubrazioni semantiche mi casca l’occhio su un post dell’edicola di giopep, un amico di vecchia data meravigliosamente esperto di cinema e col quale ho condiviso un periodo meraviglioso chiamato Studio VIT insieme ad altri straordinari personaggi coi quali ho mantenuto i contatti. Subito penso a lui e neanche a farlo apposta anagrammo il suo cognome reale tirando fuori Damarne città di un migliaio di abitanti che sorge nel bel mezzo della piana del Nacal-Dengar al centro della Repubblica di Kirezia. Avevo trovato la soluzione. In pochi minuti escono fuori tutti gli altri nomi: Port Enolau, Sanavei, Zusei, Kima, Xequde, Arret-Calac, Botiva, Tolseta, Chies, Bireill… tutti nomi che si accostano a Nadear, Lain-Crugòn e Kirezia come suono. Nessuno può sapere a chi mi riferisco, nè se il nome di una città è l’anagramma del nome o del nickname usato per lo studio VIT o quale altro collegamento tra una serie di lettere priva di senso come Zusei e una gatta siamese, per dire, piuttosto che un essere umano.
Quello che mi ha colpito è stato il modo in cui ho generato i nomi e la velocità con cui è avvenuto il… processo, che mi ha rievocato due bei ricordi. Il libro e il film della “Storia Infinita” da cui il titolo di questo breve articolo. Nel film, in particolare, Bastiano crea il personaggio di Atreiu leggendo il nome dell’indiano stampigliato sulla sua cartella. La trasformazione da disegno a giovane guerriero è velocissima e ritrovare un elemento reale dentro al mondo fantastico evocato dalle pagine del libro è stata un emozione davvero grande, al punto che ho dimenticato quasi tutta la punteggiatura di questo periodo.

Dunque ho iniziato a trasporre elementi reali, anagrammandoli ad arte per avere suoni coerenti con l’ambientazione… e a proposito di “suoni” talvolta l’anagramma è fonetico per cui si tratta di un nome “vero” trascritto con lettere diverse ma che, grazie alle regole fonetiche del mondo immaginario che vado costruendo suona identico. Un po’ come il “Colonnello Neopard” incontrato da PK che si esprimeva in linguaggio alieno “Staghatent ch’el broosha shoor!” e che ho impiegato un pochetto a capire perché la traduzione in fondo alla vignetta riportava “Stia attento che brucia, signore”. Poi ho riso come un matto.

Tra l’altro: in questo modo sto arricchendo i dialoghi del mio “Ladro di sogni” che ovviamente non si intolerà così dato che è un titolo iper-abusato, e per il quale ho trovato decine di nomi adatti per città e villaggi malichani con cui arricchire l’ambientazione.

Questo lavoro di “copia dal reale, rielabora e incolla nel fantastico” sta avendo un simpatico effetto collaterale: saltano fuori decine di personaggi, di spunti per trame, aneddoti, luoghi che a volte mi sfuggono, ma il più delle volte finiscono fissati nella carta e diventano storie in un processo che sembra autoalimentarsi e che ha tutta l’aria di voler durare molto a lungo… storia infinita?
EVVIVA!

Malichar – Mappa V. 0.5

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La versione 0 della stessa mappa

mappa_malichar0-5Ed ecco che dopo tre giorni di lavoro arriva una versione guardabile della mappa. Prima si dispone il reticolo “geografico” a esagoni, poi si riempie un esagono alla volta con un simbolo. Rilievi da 300 piedi a oltre 5 miglia, foreste, vulcani e così via.  Disegnare mappe in questo modo consente di essere molto precisi, permette di valutare in modo rapido e quasi esatto distanze, tempi di percorrenza e luoghi interessanti per agguati, scontri e battaglie varie. Sembra un incrocio tra le mappe che si vedono in numerosi GdR e le cartine stradali del Touring Club. Vero: l’intenzione è proprio quella.  In questa versione mancano ancora i nomi di molte città e qualche strada, per ultimi verranno poi aggiunti i nomi degli stati confinanti. La posizione delle città riflette la suddivisione “feudale” dei vari principati e le città più ricche e popolose si trovano vicine al “centro” per poi diminuire verso la periferia. Per ragioni evidenti sono posizionate lungo le valli e non dove ci sono montagne… con una eccezione là dove si trova Westür, la porta occidentale della Steinshau, la Casa-Di-Roccia, patria dei Nani. In quel caso devo far apparire evidente la presenza di un’altra via commerciale molto ricca. Così la descrizione dei principati si arricchisce ulteriormente e diventa pure un ottimo generatore di spunti narrativi. Dettagli da aggiungere ce ne sono, ma via via che prende forma diventa più facile lavorarci su. La parte più ostica è stato il lato sud: il confine con le Brulle e la repubblica di Kirezia doveva essere coerente con la mappa di Kirezia. In questo il reticolo esagonale si è rivelato utilissimo, come pure una scrupolosa attenzione alla scala. Un esagono sulla mappa ha un lato di 18MK (miglia Kireziane) e una diagonale di 36. Disegnata in questo modo la mappa si presta ad essere impiegata anche da chi desidera inserirla in una campagna per GdR. A lavoro ultimato renderò disponibile il file ODG per open office, così da renderla modificabile a piacimento.

Vista la data direi che non pubblicherò altri post fino all’anno prossimo… buona fine e buon principio a tutti!

La repubblica di Kirezia

La repubblica di Kirezia è uno stato sovrano suddiviso in quattro grandi regioni e dotata di un regime democratico… in realtà è molto vicina ad essere una plutocrazia: niente amici di Topolino a quattro zampe, πλοῦτος (pron:  ploutos) in greco significa Ricchezza e quindi si può interpretare come “il governo del più ricco”. Il territorio della repubblica è vario: mare, lago, montagna, pianura, collina, foresta… ai kireziani non manca nulla, in particolare la disposizione delle pianure forma una sorta di crocevia naturale tra nord e sud, est e ovest che rende la posizione di Kirezia (la città) ideale per ogni tipo di commercio, non solo via mare. Il grande fiume  Nacal-Dengar che vien giù dalle Brulle è navigabile, poi le rapide e la corrente fortissima lo rendono un inferno d’acqua, ma persino un veliero a tre alberi può può passare le chiuse di Kirezia e risalire il fiume fino a Lain-Crugòn se non ha molta fretta: navigare a vela controcorrente richiede tempo, se non un bel tiro di buoi che ti rimorchia lemme lemme.

Dal punto di vista morfologico si identificano quattro grandi aree: la regione del lago Levot con Nadear la Bianca sulle sue rive, la foresta di Selenos a est e la medesima città, Lain-Crugòn al centro della pianura del Nacal-Dengàr a nord e la città di Kirezia a sud, sulle rive del golfo che porta il suo nome, proprio sulla foce del grande fiume. Di fatto è un gigantesco crocevia che collega via terra ovest, nord ed est e via mare il sud. Questa fortunata disposizione di dolci colline, fiumi e laghi, unita ad un clima mite e gradevole, rende la repubblica di Kirezia un mercante “naturale”, reso poi formidabile dall’indole dei suoi abitanti.

Ogni regione ha un nome abbastanza facile da ricordare: la regione di Nadear include le pianure occidentali, la valle di Levot dominata dal vasto lago, i monti d’Argento che segnano il confine con i Principati di Malichar a nord ed i Colli Ondosi a sud-ovest che segnano il confine con l’altopiano di Etsiqaar e le tribù Etsiqaasit che ci vivono. La regione di Kirezia che comprende l’accesso al mare con la foce del Nacal-Dengar: il più grande e vasto fiume di tutto il continente e la parte meridionale della valle occupata dal grande fiume. C’è poi Lain-Crugòn detta la scòrosa, include il resto della vasta pianura che da nord a sud attraversa il paese ed è dominata dal Nacal-Dengàr e la foresta di Nivalis, la più vasta enclave elfica conosciuta (che non fa parte della Repubblica, ma sembra esserne circondata) e per finire Selenos che comprende la parte non-magica della foresta di Nivalis e le colline di σταῖηρότης (Staiterotest), area abitata da una delle più nutrite comunità di elassoi presenti sul continente.

Le città principali sono dette nodi, la rete di strade, canali, fiumi eccetera che le collega è chiamata rete nodale e Consiglio Nodale è l’organo che le governa. Le dimensioni del Consiglio Nodale variano in base al numero di abitanti della città: si va da un minimo di dieci, nella città di Nadear agli oltre centocinquanta di Kirezia. Le città più piccole invece hanno solo un Gigamer, una sorta di sindaco plenipotenziario eletto ogni quattro anni. Le città più grandi, tra cui Nadear, Selenos, Lain-Crugòn e Kirezia, sono rette dal proprio Consiglio Nodale che ne cura l’amministrazione e dalla Camera dei Mercanti che è un organo collegiale composto da un numero variabile di membri, proporzionato al numero di abitanti presenti nella regione in ragione di uno ogni cinquemila cittadini; la regione di Nadear ha circa trecentomila abitanti e nel consiglio ci sono 60 membri che la rappresentano. La carica non concede grossi privilegi, ma comporta notevoli vantaggi economici (e non solo) se chi viene eletto riesce a mantenere quanto ha promesso ai propri elettori. Il Consigio Nodale nomina gli Alfieri della città ovvero coloro i quali, in base alle disposizioni del consiglio, dovranno amministrare le rispettive aree di competenza: commercio, sicurezza, giustizia… eccetera. Gli Alfieri formano il Concilio Cittadino che è il braccio operativo del Consiglio Nodale. Nota: gli alfieri non vengono eletti, ma scelti dal consiglio in base a criteri dettati dalle necessità della città, del programma elettorale, convenienza… dipende. Va da sé che un individuo interessato a diventare Alfiere, se è ricco, ha moltissime possibilità di diventarlo. Di solito vi sono più proposte, all’interno di un consiglio per le varie cariche e si procede mediante votazione (ma a volte anche per vie più dirette).

I membri del C.N. rimangono in carica per sei anni, poi i cittadini vengono chiamati ad eleggere un nuovo consiglio. Gli Alfieri della città vengono nominati dal consiglio e possono essere scelti tra uno qualsiasi dei cittadini, in base a meriti, capacità… e agganci politici vari. È bene ricordare che gli Alfieri hanno il compito di porre in essere le decisioni del consiglio, quali che siano: i loro poteri discrezionali possono essere esercitati solo in presenza di un ordine del consiglio, non hanno alcuna autonomia decisionale in teoria. Vi sono un paio di questioni ulteriori: il governo della capitale verso le altre città della rete viene esercitato dagli Alfieri della Repubblica, di cui parlerò tra poco.

Il consiglio nodale di Kirezia viene chiamato anche consiglio superiore poiché emana le direttive per tutte le città della rete nodale, una direttiva è una sorta di regola generale sulla base della quale devono essere redatte le leggi locali redatte dalle Camere dei Mercanti.

Queste ultime sono l’organo legislativo “regionale”, una per ogni città nodale. La camera più importante e influente è quella di Kirezia. Le camere dei mercanti si riuniscono ogni volta che c’è da votare per cambiare una legge, abrogarne una esistente o vararne una nuova. Il che accade di rado: la maggior parte delle decisioni vengono prese dai singoli delegati, discusse in luoghi appartati e solo successivamente proposte all’intera assemblea che può esprimersi favorevolmente o meno. Ogni emendamento deve essere discusso prima della presentazione. Questo comporta alcune peculiarità della politica Kireziana, in primis la grande attività di spionaggio che richiede: un delegato deve essere sempre al corrente delle attività degli altri delegati, così da poter partecipare alle riunioni “preparatorie” e proporre le proprie personali modifiche al testo di una legge in discussione, se lo desidera. Inoltre, ma non s’è mai riusciti a dimostrarlo nonostante gli otto secoli di storia di questa repubblica, se una proposta di legge va a ledere gli interessi di un cittadino ricco e influente è possibile che il proponente… svanisca nel nulla o abbia un serio quanto sfortunato incidente (di solito mortale), sempre prima che la proposta giunga alla votazione. Anche sotto questo aspetto Damien Ludrò s’è rivelato abilissimo.

Il concilio degli Alfieri della Repubblica è il Concilio Superiore. Oltre agli Alfieri della città sono presenti altri otto alfieri chiamati “Alfieri della repubblica”, due per ogni città della rete: essi rappresentano le rispettive città di appartenenza e di fatto le governano dato che recepiscono le direttive, quando non sono essi stessi a suggerirle al Consiglio Superiore, e le impongono poi ai rispettivi organi di governo cittadino. Inoltre hanno il ruolo di “Arbitri della Legge”: le leggi i cui effetti si applicano anche alle altre regioni o che in qualche modo hanno ricadute di carattere nazionale possono essere respinte, a discrezione, purché adeguatamente motivate. Dal ricevimento all’approvazione il C.S. ha dieci giorni di tempo per decidere.

Non esiste invece il corrispettivo della camera: la Camera dei Mercanti di Kirezia (città) svolge storicamente questo ruolo e le leggi che emana hanno spesso effetto anche sulle altre città nodali.

Gli Alfieri della Repubblica sono scelti con lo stesso criterio degli Alfieri cittadini, ma anziché tra la totalità dei cittadini, solo tra gli Alfieri già nominati. Il risultato è che il governo della repubblica è suddiviso tra la Camera di Kirezia cui spetta il potere legislativo e il Concilio Superiore cui spetta l’attuazione delle leggi votate nel consiglio. Insomma un sistema a camera singola, più o meno rappresentativo. Il maestro del Consiglio presiede le sedute del medesimo, mentre quello del Concilio oltre a presiedere le sedute… da proprio gli ordini agli altri alfieri. Dunque essere nominato Alfiere di una delle città-nodo di Kirezia è il viatico necessario per aspirare alla massima carica della Repubblica: il Maestro del Concilio Superiore, vale a dire l’equivalente di un primo ministro. Va tenuto separato il governo della città di Kirezia e quello di tutta la Repubblica.

La rete di comunicazione è molto efficiente e nel giro di un paio di ore le direttive sono recapitate in ogni città abbastanza grande da ospitare almeno una gilda di maghi, grazie soprattutto all’insostituibile collaborazione dei maghi presenti in esse. Per le città più piccole si ricorre a corrieri privati o a staffette porta-ordini forniti dall’esercito.

Il risultato? La camera singola offre un sistema molto veloce per emanare leggi, che a livello regionale non hanno altri controlli, ma possono essere soppiantate dalle leggi emanate dalla Camera di Kirezia che ha poteri estesi al territorio nazionale. Questo accresce il potere del Concilio Superiore, il quale può, se pure indirettamente, influire anche sulla politica delle città nodali, è teoricamente bilanciato dall’impossibilità di emanare leggi direttamente. Tale “divieto” è tuttavia facilmente aggirato: basta che un delegato riesca a portare a votazione una legge “suggerita” da un Alfiere. Se qualcuno ha immaginato la rete di sotterfugi, trame e contro-trame legate all’attività legislativa ed ha avuto sentore che potrebbe esserci lo spunto per un bel racconto… ha indovinato.

Nadear la Bianca

Nader La BiancaEsiste effettivamente un paesino che si chiama “La Bianca” e si trova sopra Civitavecchia, in provincia di Roma. È un posto tranquillo, sperduto tra i monti della Tolfa, popolato da ex minatori. Oggi campa di turismo e di allevamento: poco il primo, tanto il secondo. Sono molto affezionato a quei luoghi: ogni volta che posso ci trascorro qualche giorno immerso nel verde dei boschi, tra la ferrovia fantasma e il fiume Mignone, magari per fare una visitina alla misteriosa Luni, arroccata proprio sopra la stazione del treno di Monte Romano. Stazione… già, il paese è a 14km di strada percorribile solo da muli molto pazienti (o da un trekker molto testardo), la stazione è sperduta nella valle del Mignone, buona solo per far fare rifornimento d’acqua alle locomotive a carbone… quando c’erano. Adesso quella ferrovia “ristrutturata” nel 1985 è una ciclabile molto interessante, piena di ostacoli anche avventurosi. Fa piacere passarci attraverso. Fa meno piacere pensare che è una ciclabile pagata (con soldi pubblici) quanto una ferrovia…

Nadear la Bianca dunque ha origine da un luogo cui sono molto affezionato. Per il termine Nadear, aldilà che incidentalmente è anche l’anagramma del mio nome, il senso è un altro. Le somiglianze con “La Bianca” finiscono qui, perché per il resto somiglia, come mappa, più alla città di Palmanova  mentre per vegetazione e panorama ricorda  Riva del Garda… eccezzion fatta per le rose-vampiro e gli arbusti-arcieri, quelle le ho importate da un’altra ambientazione ancora.

Rispetto ai fatti narrati nel Torto della torta, Nadear è stata fondata 450 anni prima da Flantius Mijosot e Halden Lancia-degli-dei, o Halden semplicemente, durante l’ultima invasione da parte degli orchi delle Brulle, guidati da Uruk il Possente. A quell’epoca la regione del lago Levot era abitata in massima parte da umani, che da sempre… cioé almeno negli ultimi 5000 anni, hanno rappresentato per gli orchi una buona fonte di approvigionamento: oro, schiavi, cibo… talvolta in tutti i sensi, ma è difficile che un orco mangi un umano, a meno che non abbia molta fame. Molto meglio rubargli gli animali, saccheggiargli la dispensa e la cantina. La spedizione di Uruk a questo serviva: nelle brulle non c’è grande abbondanza di cibo e quello disponibile ha denti, artigli e talvolta sputa anche fiamme (o altro) dalle fauci (spesso più di una).

Obiettivo della spedizione era raccogliere e spedire a casa quanto più cibo, schiavi e ricchezze possibile e in questo Uruk il Possente sarà sempre ricordato come un eroe dalla nazione orchesca: appena finisco di disegnare la mappa si potrà notare che il confine con le Brulle è parecchio lontano da Nadear: 450 anni fa si può immaginare una scia di sangue, distruzione e saccheggio metodico che unisce Lain-Crugòn a Nadear larga non meno di venti chilometri e lunga più di quattrocento.

Secondo la leggenda a fermare gli orchi furono le bianche mura di Nadear, erette magicamente da Flantius Mijosot meglio noto come Colle Ondoso, fu il coraggio di Halden unitamente alla sua lancia e tutti gli uomini, le donne, gli elfi (così così) e soprattutto un gruppo di Nani guarrieri chiamato Krorennert (Kro = sost. m. s. orco, rennert = agg. m. che separa: Il battaglione Krorennert si vantava di saper separare gli orchi dal corpo degli stessi più velocemente di chiunque altro) a fare la differenza. La magia usata da Flantius si chiamava “Orgoglio Nanico” ed il risultato è stato che, pur di far fare agli elfi la figura dei sonatori d’arpa, spinse i Nani a costruire un “muretto di contenimento” come lo chiamavano loro, perfettamente in grado di “respingere quattro orchi in croce, praticamente senza sforzo”.

Halden a quel tempo era un ragazzino, profugo, con una straordinaria abilità per le serrature. Uno stralcio del “Diario del Capitano Sarralga” chiarirà meglio le idee su come sono andate effettivamente le cose.

A Flantius va il merito di aver fatto notare ai Nani come gli elfi fossero in grado di proteggere l’accampamento dell’esercito degli umani, grazie alla loro vista superiore.

Onestamente credo che solo la leggendaria abilità di Colle Ondoso nelle arti magiche gli permise di sopravvivere alla bipenne del capitano Sarralga, il capo dei Krorennert. Nell’intenzione del capitano Sarralga doveva essere un muretto di contenimento dove esporre le carcasse impalate degli elfi presenti, in modo da far capire agli orchi di Uruk che la città era difesa da un battaglione di Nani, prima ancora che da umani e altre razze inferiori.

A mio avviso, comunque, ritengo che la scomparsa dalla scena di Colle Ondoso, una cinquantina di anni più tardi, sia dovuta proprio a questo episodio: nel vedere come un pugno di Nani (meno di un centinaio di individui) falcidiò più di quattromila orchi in assetto da combattimento, dotati di scorpioni d’assalto, macchine da assedio e armati fino agli alluci, credette che lui ed i suoi compagni avrebbero potuto affrontarne qualche decina senza correre grossi rischi.

Parlerò di Sarralga e dei Krorennert in un altro articolo, adesso è il turno di Nadear.

Le sue mura sono un cerchio perfetto di quasi due chilometri di diametro, le pietre di cui sono costituite sono state cavate dai Nani nel giro di una settimana (poco meno) e assemblate, grazie alla sapienza Nanica nell’uso della pietra, in modo da essere resilienti prima ancora che resistenti ai danni. Sono munite di 14 bastioni accessibili tramite tunnel di servizio e protetti da colonie di arbusti arcieri e rose vampiro, postazioni per balliste, bocche da fuoco, trabocchetti e fossato allagabile. Al lettore non dovrebbe essere sfuggito il fatto che se questo è un muretto, che Cosa può mai essere un muro fortificato Nanico?

All’interno del muretto sorse rapidamente la cittadina cui fu dato il nome Nadear e che in nanico è l’abbreviazione di nadearGeis (pron: nadeargaiss) che suona più o meno come “un’altra vittoria”, solo che nadear è usato per indicare un’altra riferito a persona, più precisamente amante e… chi ha letto l’articolo sulla nobile razza Nanica avrà già intuito, non c’è amante migliore di una gloriosa vittoria. Tecnicamente sarebbe una dedica a Sigmund Nadear, Gran Maestro del Concilio da poco scomparso e forte sostenitore dell’espansione “pacifica” nella valle di Levot.

A battaglia conclusa, il battaglione Krorennert si lanciò all’inseguimento degli orchi superstiti con l’intenzione di seguirli fino al loro covo e sterminarli una volta per tutte. Questo permise agli elfi superstiti, che avevano evitato una morte per “impalamento  nanico” sulle mura cittadine, di cantare le gesta di Halden dall’invincibile lancia, nel tentativo di cancellare a suon di musica il ricordo di Sarralga e del battaglione Krorennert. Tentativo riuscito solo in parte. La porta meridionale è dedicata ad Halden, ma quella orientale ha mantenuto il nome originale di Porta Sarralga, caparbiamente mantenuto dall’opera instancabile di Rosa Abbiategrasso, una elasson giunta a Nadear l’anno della sua fondazione e che ne ha fatto la sua casa adottiva.