Bestemmie Contumelie e Insulti

I Malichani son gente di montagna. Silenziosi, operosi e poco inclini a manifestazioni d’affetto pubbliche, sanno tuttavia essere assai coloriti e schietti quando si tratta di mettere in piazza il proprio disappunto sia esso rivolto verso gli uomini, gli dei o la natura.
La lingua malichana l’ho derivata per buona parte dal francese, con un po’ di commistioni savoiarde e catare (viva internet. Se avessi dovuto fare qualcosa del genere il secolo scorso avrei dovuto procurarmi tanti di quei libri che sarei diventato matto soltanto per trovare il tempo di leggerli tutti), ma quello che mi diceva sempre la mia insegnante di latino del biennio (sottolineo questo aspetto, perché quella del triennio è stata… be’, scorretta come minimo) era che se vuoi veramente imparare una lingua devi cominciare dagli insulti. Questo rende il giapponese una delle lingue più difficili da imparare, ma il latino… eh, Marziale è stato illuminante per capire il resto.
I francesi, visto che anche loro parlano una lingua romanza, di insulti e contumelie ne hanno pure da vendere: Còn, cochon, idiot, etròn (devo spiegare?) e via discorrendo sono i tipici insulti che volano quando una discussione comincia male. Hanno poi un capitolo a parte per “les sagraments” o bestemmie che dir si voglia. Tenere a mente che qualunque cosa cominci per Sacrè (attenzione a quell’accento: fa tutta la differenza del mondo) è l’equivalente di Porco… qualcosa, anzi, qualche dio. Da notare che deriva direttamente dal latino “Sacer” che vuol dire sacrilego, blasfemo. Illuminante fu una mostra che visitai nel 2013 durante un viaggio in Canada e dedicato proprio a “Les Sagrements”. Il paesino, di cui non ricordo più il nome, si trovava da qualche parte tra il San Lorenzo e la penisola della Gaspesie e gli occhi ci caddero su questa strana mostra di “bestemmie”. Ingresso gratuito. WOW! Una lezione di antropologia coi fiocchi. Tutta in francese, d’accordo, ma gli abitanti del Quebec sono francesi, si sentono francesi e eccedono nell’iperformalismo per cui la loro pronuncia è spesso eccessiva. Ne segue un dialetto che fa della dizione e della chiarezza il suo punto  di forza. Capire un canadese francofono è molto più semplice che capire un parigino e se ti scappa una parola o due in inglese (a patto di far capire che sei un turista) o in un altra lingua, ti capiscono lo stesso e si sforzano di farsi capire usando addirittura l’inglese. Non cominciare MAI una conversazione in inglese. Non in Quebec. Sarebbe male.
Tornando a bomba su bestemmie e contumelie: Sàcre Cœur è la chiesa del Sacro Cuore a Mont Martre (Parigi), ma sbagliare accento e dire “sacrè-cœur” è un errore che può costare caro se nelle vicinanze c’è la persona sbagliata. E dunque creare giochi di parole tra parole “sacre” e “profane” è uno dei passatempo preferiti di francesi e francofoni. Qualcosa del genere l’abbiamo anche noi, per esempio “Ostrega!” o “Maremma”. La prima se la prende con l’Ost-ia, il pane consacrato. La seconda con la Madonna, cui riprende inizio e metro.

Altre imprecazioni possono avere origine da fenomeni sociali o urbani. Leggendo Salgari mi sono spesso imbattuto  in “Tonnèrre”, esclamazione spesso associata a qualcosa di pesante. Tuttavia in francese non c’è una imprecazione simile. Dove l’avrà trovata il buon Emilio?
Si riferisce al colpo di cannone che veniva sparato dal castello di Brest alle 6 e alle 19 per segnalare l’inizio e la fine delle attività. Lì per lì non avevo ben compreso il senso della bestemmia. Mi ero immaginato altro. Poi ho riflettuto: a Brest, lle 6 del mattino, c’era qualcuno che invece di suonare una tromba o un delicato carillon di campane per risvegliare la città, tirava la cordicella del cannone e faceva partire un colpo a salve. Quanti moccoli tiravano secondo voi gli abitanti della città sottostante a doversi svegliare in quel modo? Quanti ne tirereste voi? Tonnerre non la posso usare: nella mia ambientazione non ci sono cannoni e nessun metodo tanto brutale per “segnare il tempo”. Campane e campanili, gong, il messo municipale che gira gridando “è mezzanotte e tutto va bene!” sì, ma cannonate non ce ne sono e quindi la parola così non la posso mettere neanche come citazione… ma… l’idea che c’è alla base sì ed è stata una genialata da parte di Salgari che intendo copiare a mani basse.

Così una prima bestemmia tutta malichana è Sacrèbar(iere) che fa un po’ il verso a Sacrèbleu (riferita al sangue di Cristo), ma che in questo caso se la piglia con la sacra barriera donata da Dar a protezione dei suoi fedeli e di chi beneficia del dono della magia. Per la quale tutti pagano una tassa, anche i non maghi. Un buon motivo per bestemmiare, se si è un commerciante o comunque uno che non gode di pieni diritti civili come invece chi la magia la sa padroneggiare.
Un altro insulto è montreux. La Montre è l’orologio (in francese sarebbe orologia, perché declinato al femminile). Orologioso è privo di senso in questo contesto. Tuttavia in occasione del secondo millennio dalla fondazione, fu costruito in Champ Malichar  il monolito su cui ogni giorno i cittadini di Lavill’ vedono giorno, ora e previsioni metereologiche.
Dato che in sei secoli il manufatto non ha mai indovinato una previsione che fosse una, talvolta procurando seri problemi agli abitanti che invece del sole si son ritrovati con una tormenta fuori stagione, la Montre de Champ Malichar è diventata oggetto di contumelie e montreux indica chi è affidabile quanto l’orologio in questione.
Mèrde è rimasto inalterato, del resto l’allevamento del bestiame è una delle industrie più diffuse anche tra gli utenti di magia e la materia prima è sempre abbondante.
Disnémêr’ invece è un insulto tutto locale, unione e poi contrazione di Disnéur (mangiatore) e merde (contratto in mêr) che non richiede spiegazione. Usato per indicare uno talmente stupido da mandar giù qualsiasi spiegazione. Da notare che tutti gli insulti sono incentrati suprattutto sulle capacità mentali, ma in un luogo dove la principale attività del paese è lo studio e la ricerca, se pure in campo magico, che altro ci si può aspettare?

Lo studio continua, ma il collegamento tra le attività produttive, sociali, religiose e scientifiche e le rispettive imprecazioni esiste. Gli unici che sagramentano poco e malvolentieri sono proprio i maghi. Le parole hanno potere e una bestemmia detta al momento sbagliato può avere conseguenze letali, senza bisogno di scomodare alcun dio.
Parbleu, mondàr e nomdœil richiedono una piccola spiegazione.
Parbleu non è la traduzione di perbacco, bleu è un gioco di parole con la locuzione “sangue blu”, i nobili, vale a dire i maghi e quelle imprecazioni leggere che cominciano per “Per” come “Per mille fulmini” o “Per la barba di…” ecc… Parbleu è “per il sangue nobile dei maghi”.
Mondàr invece è l’equivalente di Mon dieu! Ovvero mio dio! Solo che da queste parti si prega Dar il dorato, facile.
Infine nomdœil è la più difficile da capire se non si vive da queste parti. Durante i primi secoli di vita i malichani non si allontanavano troppo dalla Val D’Amber e dalla sua minuscola barriera, che all’inizio della Val du Tancour scendeva ben al di sotto del 10%.
Oggi (cioè all’epoca in cui sono ambientate le Cronache) ha questo valore ben oltre il confine politico dove vale circa il 30% (cioè su 100 incantesimi sbagliati 30 non hanno colpi di ritorno di sorta).
L’etimologia è la seguente: le valli malichane erano già libere dai ghiacci 2600 anni fa, ma infestate da beholder, les Yeux. Un beholder (segui il link) è una bestiaccia di per sé, ma avere a che fare con un nido di queste creature è un incubo senza pari. Si comprende allora il senso di nomdœil, nome d’occhio. Nom de diable era un’altro “sagrement” un’altra bestemmia assimilabile a “porco diavolo” perché nella prima sillaba “di”… si poteva celare anche un altra entità che inizia con la stessa sillaba.  In questo caso invece è proprio un invettiva contro gli occhiuti e pericolosissimi infestatori delle montagne malichane. Anche se i maghi gli hanno dato una caccia spietata, anche se la barriera sempre più forte di anno in anno li tiene sempre più a distanza, ogni tanto qualcuna di queste creature riesce ad attaccare uno dei villaggi più remoti e ad arricchire la propria dieta con carne umana. Un’imprecazione contro di loro ci sta tutta.
Viceversa alcuni atteggiamenti tipici di altri popoli, tipo aggredire direttamente elementi della religione di stato, non sono proprio tollerati e si rischia grosso.
Le biblioteche pubbliche sono i templi dove, ogni dieci giorni, i malichani si recano seguire lezioni di qualche tipo. Saper leggere e scrivere è un “sacro dovere” e imprecare contro queste attività è visto proprio male: si rischia il linciaggio e siccome il clima è rigido, si preferisce il rogo all’impiccagione che così ci si scalda un po’ tutti.

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Mappa di Malichar V 0.5

mappa_malichar_fisicaPiccolo aggiornamento sulle mappe. I principati di Malichar stan venendo fuori un pelino incasinati. Probabilmente la mappa finale sarà una via di mezzo tra queste due. L’orografia deve essere visibile, ma anche i nomi delle città e le vie di collegamento. Che poi le storie sono ambientate nel tratto che collega Cupial a Lavill è irrilevante. Oggi è così, ma nulla vieta che domani non possa raccontare altro… o qualcun altro voglia farlo! Ricordo che il contenuto del blog è sotto CC e può essere diffuso liberamente, anche a scopo di lucro, a patto di citare la fonte… e portarmi un po’ di traffico che fa sempre piacere. Se pure le storie dell’ombra scarlatta e del ladro di sogni rimangono entro i confini di Lavill’ ora ho una bella collezione di nomi “Malichani” per le città, i principati e tutti i vari “Feudi” che li compongono. mappa_malichar_politicaOltre a ciò ho i nomi dei fiumi, un’idea precisa della quota delle montagne, dei ghiacciai, della distribuzione della popolazione umana (concentrata lungo le valli fluviali) anche perché questa è anche terra di beholder, draghi e altre creature che non è bello incontrare neanche in compagnia. Come sempre la regola per i nomi è mutuata dall’enigmistica… stavolta in francese. Con poche eccezioni ogni nome deriva da una parola francese anagrammata ad arte per suonare ancora francese, ma come se fosse… Antani. Due esempi: Noblegiv e Pagecés che sono l’anagramma di Vignoble e Cépages rispettivamente Vigneto e Vitigni… cosa si coltiverà mai da quelle parti? Ma si: uve Agiodiipetes, per il famoso Morello di Zeurance o “La Griotte” come lo chiamano qui. Piccola ulteriore spiegazione: Agiodiipetes (Δγιοδιιπεθες) è mutuato dalle mie reminescenze di greco antico: Agios è sacro o santo, mentre Diipetes è un sostantivo che si può tradurre come “relativo al santo tra i santi, o sacro tra i sacri” e se pure con un piccolo stiracchiamento, relativo a Zeus o Giove e quindi se “relativo a Pisa” si dice “Pisano” relativo a Giove si dice Gioviano o… giovese. Uva Sangiovese vale a dire il vitigno principale di uno dei miei vini preferiti: il Brunello di Montalcino.
Un bel brindisi alla Settimana Enigmistica :-*