7 motivi per cui è meglio non cavalcar draghi…

…non tanto facilmente almeno. La letteratura è piena di cavalieri in sella a destrieri più o meno interessanti. C’è stato Perseo in sella a Pegàso, ma non è stato mica l’unico. Astolfo e il suo Ippogrifo per citare un altro eroe leggendario… ma sicuramente il “top di gamma” delle cavalcature mitiche è il drago. Vedremo ora come questa specie di Rolls Royce dei cieli è piuttosto scomoda da gestire se non si ha una cultura ben solida.

In occidente il drago è una bestiaccia. Nella letteratura medioevale occidentale è sempre stato legato al maligno, complice un passo dell’apocalisse di S. Giovanni. Ma non è ch ei popoli nordici ne andassero pazzi: Miðgarðsormr è il drago che distruggerà l’albero del mondo rosicchiandone le radici e dando così inizio al crepuscolo degli dei, il Ragnarok. Ne consegue che a cavalcar draghi erano sempre personaggi legati a Satana e alle sue molteplici apparizioni, per i cristiani e per i nordici era “l’inizio della fine”. Nella letteratura Cinese e in generale nella mitologia orientale invece il drago è un elemento positivo, portatore di fortuna, di armonia, equilibrio… compare un po’ in tutte le culture, talvolta è un dio (per gli Atzechi è Qezalcoatl, il serpente piumato), talvolta no, ma comunque dotato di poteri soprannaturali.
Per vedere la figura del drago riabilitata anche in occidente, almeno in parte, bisognerà attendere la seconda metà del XX secolo.

1) Un drago vola veloce, mai sotto i 30km/h del volo planato o anche le sue ali prodigiose vanno in stallo (a patto di avere una bella termica sotto la coda), se no si sale fino a 80-90km/h. Per una creatura vivente è una signora velocità di crociera, date anche le dimensioni. Se pensate che questo non sia un problema vi invito a fare questo esperimento: viaggiate per una mezz’oretta a 30km o più con gli occhi ben spalacati, senza alcuna protezione.
Bene, ora procuratevi un buon collirio, che deve diventare ottimo se avete viaggiato per lo stesso tempo a 60km/h. Tutti i volatili hanno una membrana nittitante che protegge la cornea durante il volo. I draghi non fanno eccezione. Il pilota deve possedere una qualche protezione, magica o naturale, altrimenti dopo i primi dieci minuti di volo rimane semi accecato… e non è bello rimanere in questo stato quando devi far atterrare un bestio con un apertura alare degna di un jet.

2) Un drago ha la corazza. Le sue scaglie dure e leggerissime hanno la stessa struttura della pelle di squalo. Questa è chiamata anche “smeriglio” per via dell’effetto che ha sui subacquei quando accidentalmente vengono “strusciati” da uno squaletto di barriera. Ora immaginatevi che fine fa il fondello dei calzoni di un cavaliere, ma pure le cinghie di una sella dopo qualche ora di volo. Non parlo del fondoschiena del cavaliere solo per una questione di decoro.

3) Come mezzo di trasporto il drago è costoso. Sebbene integri la sua dieta con elementi di origine minerale quali quarzo, granito e metalli, predilige gemme ad elevato contenuto di carbonio (vedi alla voce diamanti) e metalli compatibili con la propria corazza, così da mantenerla in buona efficienza. In alternativa si accontenta di un quantitativo di vergini… o mucche (o altro animale di stazza equivalente) pari al suo peso ogni mese. Avete idea di quanto costa una mucca?

4) Come arma in battaglia: certo è un valido motivo per avere un drago, ma essendo senziente decide lui se attenersi agli ordini o suggerirne di migliori. Di certo non ha bisogno di un peso supplementare sulla schiena dalla vista corta, limitate capacità belliche (una spada ha un raggio d’azione inferiore al soffio e agli artigli del drago, una balestra colpisce più lontano, ma è imprecisa a causa delle condizioni di volo e comunque è inefficace contro un altro drago) e capacità intellettive ancora meno entusiasmanti. Un improbabile cavaliere, oltre ad avere dei calzoni davvero resistenti, avrebbe il ruolo di portafortuna… avete presente quelle cose che si appendono al retrovisore? Se volete che il vostro drago abbia un cavaliere dategli un valido motivo per compiere lo sforzo.

5) Impossibilità di usare armi convenzionali. Vediamolo da vicino questo “cavaliere” dei draghi: che arma usa? Una spada? E che ci fa in volo con una spada? Quando l’avversario è a portata (1,5 metri) la sua cavalcatura ha dovuto compiere una bella serie di acrobazie per permettergli di colpire… fa prima a colpire lei con la coda, gli artigli, il morso o il soffio. Una lancia come in Dragonlance? Certo, ma deve essere, come lunghezza, pari almeno al collo del drago così che, al momento buono, quest’ultimo si scansa in basso e il cavaliere infilza l’avversario. Come farà il cavaliere a recuperare la lancia che è rimasta nel corpo dell’avversario è un problema da risolvere e non è banale. Inoltre maneggiare una lancia lunga anche più di otto metri richiede una forza non comune il che aumenta di molto il peso che il povero drago deve caricarsi sul groppone. Le armi da tiro sono più leggere, ma hanno un limite legato alla modalità di volo del drago che, per ovvi motivi, fa su e giù a meno che non sia in picchiata o volo planato. Dunque l’arciere deve avere un’arma e capacità straordinarie per mirare stando in sella e in volo. Armi da fuoco? Be’ ho conosciuto draghi che avevano, come cavaliere, un pistolero, ma… avete presente la questione del soffio? Il drago in questione con un soffio ha tirato giù due elicotteri apache. Che gli fa una pistola a un elicottero? Altro discorso è se il cavaliere ha una RPG o un bazooka, la cosa diventa più movimentata, ma mi sa che stiamo uscendo fuori dal fantasy per entrare in un altro regno.

6) No, dai veramente: a che ti serve un drago? A far volare il tuo eroe e a farlo apparire figo? “Tostezza e Miticità non hanno prezzo (Po – Kung Fu Panda)”. Un drago è la creatura magica più potente che sia mai stata immaginata. Rappresenta per le creature magiche quello che il mito di Atlantide rappresenta per il genere umano. Si tratta di un archetipo complesso da gestire. Ci riesce Zelazny in spellsinger, ci riescono Weis e Hickman con Dragonlance, ci riesce un pochino Tolkien anche se fa cadere Smaug in un modo… ma possiamo perdonarlo perché lo Hobbit nasce come storia per bambini e, dopotutto, l’arma utilizzata non era proprio un’arma qualsiasi.
Se vuoi dare tostezza e miticità al tuo personaggio devi descriverlo in modo che il lettore lo veda tosto e mitico e non come uno sfigato che fa la voce grossa solo perché in sella a un drago. Drago che, viceversa, rischia di diventare poco credibile con un cretino avvitato sulla schiena.

7) Quindi? Non si può cavalcare un drago? Si, ma ci deve essere un motivo davvero valido per farlo. In spellsinger il drago accetta il suo cavaliere perché conosce tante canzoni e sa apprezzare la buona musica specie quando è in viaggio, inoltre le canzoni del suo amico umano hanno effetti magici molto potenti. I cavalieri di Dragonlance e i draghi metallici si alleano per un ottimo motivo (legato alla conservazione della specie). Tutti gli scrittori che hanno raccontato di draghi con un umano a cavalcioni, persino il tanto bistrattato Eragon, avevano un valido motivo per stare là sopra ed era un motivo coerente con la storia raccontata. In Dragonlance, per dire, la forgia di ogni lancia acquista toni epici al pari della creazione della sella. I dragonieri di Pern (Anne Mc Affrey) avevano un compito ben difficile da portare avanti come pure i draghi da loro allevati. Niente è stato lasciato al caso e il risultato è stato buono. Volare con un drago sotto al sedere gridando “Sono un cavaliere sull’orlo di una crisi di nervi, ho un drago e nessuna paura ad usarlo” se non ti chiami Ciuchino e non hai un amico dalla pelle verde che si fa chimare Shreck… lo vedi da te che non si regge.

Ricapitolando se il tuo “enroe” ha come cavalcatura un drago hai problemi logistici legati al volo “in sella” (a parità di altre cavalcature da più problemi), problemi economici legati alla vita quotidiana di un drago (alimentazione, alloggio, cure),  e di coerenza legati alla verosimiglianza rispetto all’ambientazione.
Problemi da risolvere PRIMA di iniziare a raccontare la storia. Aggiustare il tiro in corso d’opera è scomodo. Si creano incongruenze capaci di bloccare la scrittura per mesi o di far “ridere anche i polli”, altro che draghi. Certo se si vuole scrivere un libro umoristico questa è una mossa degna di un Prathett in gran forma, ma se l’intenzione è quella di sfornare la versione fantasy dell’Eneide… sono draghi tuoi, amico.

I Razziatori di Etsiqaar V 4.10

Nuova revisione per questa stesura, che ora è completa della sezione dedicata ai giocatori di ruolo. Così chi lo desidera può trasformare più facilmente il libro in un’avventura per il suo GdR preferito.

Ho aggiunto tre capitoli, necessari perché uno dei retroscena giungeva troppo tardivamente all’attenzione del lettore, perché i personaggi di Diana e La-Wonlot erano altrimenti troppo scarni e privi di motivazioni, perché… è inutile che mi nasconda dietro a un dito: mi sto affezionando a Conrad Diana e La-Wonlot, sono una via di mezzo tra gli amici che non ho mai avuto e i figli che sono arrivati e, forse, arriveranno ancora.

Ora la storia è completa e toccherà all’editor darsi da fare per scovare tutto ciò che non funziona (ma stavolta è davvero poco), quello che può rendere meglio e quello che invece va mantenuto perché buono, mentre l’amico e collega Gianluca Serratore si dedicherà alla cover.
Quando l’editor mi consegnerà il lavoro passerò alla stesura definitiva e alla pubblicazione.

Zeus, Zeus! Chi l’avrebbe mai detto che scrivere un libro richiedesse tanto lavoro? E questo è il più corto dei romanzi che ho tirato fuori dal cassetto… gli altri sono molto più lunghi.

Spero non abbiate troppa fretta di leggerli. Voglio farli bene… e vedo arrivare la 5a stesura per i razziatori.
I tre nuovi capitoli hanno portato a galla alcune fragilità della trama di “background” che devo correggere, o mi crolla tutto l’impianto del romanzo successivo (giunto alla terza stesura) e del quarto (fermo alla ver. 0.17) e insomma avrei qualche bruciore di stomaco.

La buona notizia è che sto procedendo all’editing dei Razziatori: con la nuova stesura e le (poche spero) revisioni il romanzo sarà pronto per la pubblicazione in breve tempo.
Altra buona notizia: stavolta sarà corredato di Glossario, appendici storico-culturali e materiale per GdR così da permetterne facilmente la trasformazione in avventura per il proprio set di regole preferito: ci sono mappe, schede sintetiche dei personaggi, descrizioni extra… tutto quello che serve per mettere un party di avventurieri alle prime armi, come Conrad, di affrontare la situazione altrimenti imbarazzante di avere una banda di razziatori equipaggiata di tutto punto contro.

Il Torto

Un torto cos’è? È un’ingiustizia, pura e semplice. Non importa se riguarda un crimine odioso o un innocente furto in cucina: essere accusati e poi condannati ai lavori forzati nelle stalle per un furto mai commesso è un torto che Conrad, dall’alto dei suoi dodici anni appena compiuti, non è disposto a subire. Fin qui è tutto chiaro. Tuttavia non ci troviamo certo nella nostra cara vecchia Terra, tra confortevoli mura e cucine a gas capaci di sfornare una gustosa crostata di visciole quasi da sole, in appena mezz’ora di cottura come per magia. Siamo a Tharamys: una terra dove la magia è di casa e NON sforna crostate né altri dolciumi. Una terra dove morire è facile e a volte basta tentare di scoprire il vero ladro di una… torta.

Bene, stavolta gli ingredienti li ho messi tutti, ma tanto la storia… almeno chi ha seguito le mie peripezie letterarie fino a qui, la conoscete già tutti. Un buon editing, un bravissimo grafico, la mia chitarra (modestamente) e una storia scritta con cura passione e attenzione per chi legge, vi aspettano. Chi l’ha già scaricata sul proprio kindle dovrebbe ritrovarsi con la copertina disegnata da  Gianluca Serratore, il grafico che ha dato un volto a Conrad.

copertina

Della grafica, dei ringraziamenti e dei buoni risultati!

Articolo di grafica, oggi.
Eh sì. È che mi han detto “…ma come? Non hai fatto il book-trailer?” come se fosse la cosa più stupida del mondo pubblicare un libro e non realizzare un book-trailer.
“Aspetta aspett… che?”  ho risposto come la sorella di Elsa poco prima di svenire davanti alla battuta del troll che gli dice “Vi state sposando!”. Chi non sa di cosa sto parlando corra a guardare Frozen: il regno di ghiaccio.

Così ho cominciato a trabaccare con winzozz movie maker e ho montato musiche, immagini, testo… niente.
Il problema era la copertina: originale, per carità, ma un pelino scarna. Che non lascia trasparire minimamente il certosino lavoro che ho messo dentro i libri, anzi: suggerisce il contrario, ovvero una di quelle cose che si trovano su wattpad, ilmiolibro, goodreads e quant’altro, di sedicenti autori come me, ma con scarsa attenzione per la qualità del testo.

Non voglio tirarmela, sia chiaro, ma ogni mio libro è sottoposto a vari beta-readers e (sarà sottoposto) ad un editor professionista prima di essere venduto a prezzo pieno. Trovo scorretto far pagare per un libro non editato, con più di 1-2 refusi ogni 100 cartelle (qualcuno può comunque sfuggire, succede anche ai “big”… purtroppo!) e con buchi di trama, coerenza e quant’altro. Chi mi segue sul blog si è già imbattuto sul “come la penso”.

copertina2Ecco: la mia copertina, scritta e disegnata da me, riassume in pieno tutti gli elementi della trama. C’è la tortiera infranta, l’ombra del bastone di Colle Ondoso e, giocoforza, di chi ci vive dentro e il sangue che sottintende a qualcosa di più di un semplice “furto” dolciario. Se vedi qualcosa che non va hai ragione. Pur essendo la copertina “meno peggio” fa un po’ schifo.  Cioè: ho evitato di comprare libri per molto meno.

Dunque ho preso il fido Facebook e ho lanciato un accorato appello a grafici e illustratori che, dietro un modico compenso (non navigo nell’oro) potessero darmi un suggerimento e una mano.

Ed ecco che prima di svelare il nome di chi ha trasformato questa copertina artigianale in un prodotto di altissima qualità mi sprofondo in una lunga serqua di ringraziamenti verso tutti coloro che, con una parola gentile o con tanti suggerimenti utili, o addirittura entrambi, mi ha suggerito, proposto, aiutato a trovare la mano più adatta a rappresentare graficamente le mie storie.
Prima fra tutti Teresa Marzia, disegnatrice bonelliana dalle cui chine han preso vita alcune delle incarnazioni di Jonathan Steele e dei vari personaggi che caratterizzano quel bellissimo fumetto (e dei cui disegni mi sono innamorato al primo colpo). A seguire Riccardo Crosa, papà di Rigor Mortis (tra gli altri) e sul quale avevo fatto un pensierino.
Un grazie a Marco Addati che col suo stile ironico e sognatore mi ha dato alcuni spunti utili e pure a Valentina Modica che mi ha addirittura creato un bozzetto “al volo” sfoggiando un intuito davvero acuto nel cogliere l’idea di fondo. Loredana Vega mi ha proposto qualcuna delle sue fotocomposizioni, molto belle… anche io avevo fatto una fotocomposizione, ma solo vendendo le sue (anni luce migliori delle mie) ho capito che dovevo smettere e puntare sul disegno creato ad hoc… da qualcun altro. Un grazie a Isotta Sturlese: il suo tratto delicato, quasi magico nel chiaroscuro, mi ha indirizzato verso il disegno a colori e fatto capire di cosa avevo bisogno dentro al disegno. Manuela Avano mi ha bombardato di suggerimenti su ambientazione, messaggi grafici e stile (l’idea di citare Hugo Pratt mi è piaciuta molto) e Cristina Pezzica che mi ha dedicato un lungo commento sulle copertine realizzate da me, preciso e puntuale: grazie, la tua critica è stata utile e soprattutto costruttiva! Marco Della Verde che mi ha proposto il suo stile fumettoso e colorato e infine Simona Trivisani, che mi ha passato un nutrito elenco di artisti tra cui quelli appena citati. Tutti voi mi avete dato suggerimenti, disegnati o scritti o entrambi, che ho amalgamato, mescolato, lasciato decantare e infine cucinato a puntino. Con una ricetta simile ho liberato la mia creatività lungo binari molto più precisi di quelli che mi avevano portato a disegnare un piatto rotto… in altri termini mi sono chiarito bene le idee su cosa volere e cosa non volere da titolo e copertina.

A quel punto ho trovato anche la “mano” giusta, quella di Gianluca Serratore, disegnatore dello splendido Zeto un “supereroe” con il naso da clown, che ha accompagnato tante letture intense e commoventi. cov_torto_0-0

Ed ecco il risultato passo dopo passo, dal bozzetto iniziale, al disegno dettagliato, al colore..

Cov_TORTO_0.6-V.png…e già così avrei detto “wow” va bene!

però così è proprio tutta un’altra cosa. Un paio di aggiustatine sul testo in basso, ma posso dire che ha colto tutto quel che c’era da cogliere di Conrad e del suo mondo: luci e ombre.

copertina

E adesso c’è da rimontare il file e-pub con la nuova copertina, attendere che Amazon faccia il suo lavoro e poi… dirlo a tutti.

Anno nuovo, storie nuove…

copertina2

Come promesso un po’ di tempo fa, stamattina alle 1.30 la nuova versione del Torto della Torta è stata inviata per la pubblicazione. Per la precisione è la 4.9.1 ovvero  4 riscrittura integrale, 9a revisione e 1 perché alcuni termini della 4.9 ho scelto di cambiarli: non erano coerenti con l’ambientazione. L’accenno al diavolo, per esempio, nelle imprecazioni “Che diavolo” o “Diavolo d’un… ” sono state sostituite con altre più consone ed altrettanto evocative.
C’è una nuova introduzione, due capitoli in più, il testo è stato revisionato e portato “al presente” in modo da renderlo più scorrevole e spero anche piacevole da leggere. Il punto di vista è stato portato al narratore onniscente non focalizzato, così da offrire una panoramica più ampia sull’ambientazione e tu che leggi questo blog sai quanto lavoro c’è dietro.
Grazie al lavoro di un editor professionista (www.editorromanzi.it), sono riuscito ad esprimermi in modo molto più chiaro e, spero, accattivante.

E poi numerosi ringraziamenti li meritano i beta readers che mi hanno, con pazienza certosina, fatto notare tutti gli errori di punteggiatura, doppie dimenticate e altre sviste più o meno da matita blu. C’è pennablu che non legge e revisiona nulla… ma ha una piccola community di readers molto simpatici, l’amico AlexBi, Triarius e Morgana D. Baroque che mi ha dato una bella iniezione di autostima.
Con l’occasione ho aggiornato il layout grafico della copertina, ma non ho cambiato l’ID del libro così chi lo ha già scaricato… si anche quei 53 che lo hanno ottenuto gratis durante il periodo di lancio, potrà ricevere la nuova versione  gratis et amore dei direttamente sul proprio kindle e stavolta, spero, avrete tutti voglia di lasciare un commento al riguardo.
Le altre “opere” presenti verranno rimosse, editate con qualità uguale o superiore a quella del “torto” e ripubblicate, conto di offrire “I Razziatori di Etsiqaar” in promozione per 3gg appena conclusi beta-reading ed editing. Per il Furfante Derubato invece non so neanche se manterrò il titolo, quindi… attendere, prego.
I prezzi cambieranno… d’altro canto l’editing ha un costo che in qualche modo devo recuperare.
Entrambe i romanzi sono stati riscritti più volte, con l’ultima riscrittura li ho portati “al presente”, operando al tempo stesso dei doverosi tagli su “luoghi mitici” e “battaglie famose” di cui alla trama non importa una bega, b come Savona.  Che poi sul blog, su wattpad e altre piattaforme compariranno racconti & novelle dove sperimento formule narrative differenti come “Rituale di Sangue” e “Il diario del capitano Sarralga“. Lo studio sulle modalità narrative, sulle tecniche e gli stili di scrittura rappresentano una nuova sfida. Fino al mio incontro con l’editor di cui sopra non mi ero mai preso la briga, sbagliando, di considerare qualcosa di diverso dalla “narrazione al passato con narratore onnisciente”.
Ecchepp… pardon, che noia!
Il nuovo narratore non è onniscente anzi: il suo punto di vista salta da un personaggio ad un altro, sa tutto di un personaggio fino all’istante presente e ignora beatamente cosa accadrà in futuro, mentre del passato sa solo quello che il personaggio ha vissuto e conosciuto. Insomma un ingrediente in più per dire… e dai, sfoglia pagina e scopri che succede. In ogni caso niente “epici scontri tra bene e male”. Un mondo “Fantasy” non vive solo di quello, c’è la vita di tutti i giorni fatta di eventi relativamente comuni come il passaggio di un drago in lontananza, lo scandalo causato dalla “distrazione di fondi pubblici” per la realizzazione della nuova cinta muraria o un sacerdote di Wu-Masau che officia un rito per la contaminazione delle acque di una città. I miei “cattivi” hanno degli scopi, si muovono e agiscono per perseguirli. Non se ne stanno rintanati nel loro INESPUGNABILE castello, con un drago pazzo legato in cantina, ad aspettare che l’eletto venga e gli faccia elegantemente le scarpe. Ogni riferimenti a libri attualmente pubblicati deve considerarsi accuratamente accidentale. Cerco di rendere i miei cattivi “naturally born assholes” e scusate il francese se siete cattolici, e fargli perseguire un fine coerente con la loro natura. La cosa divertente è che in questo modo rischio di far vincere i cattivi… cattivi… ma saranno veramente cattivi o, piuttosto, si tratta solo di una diversa interpretazione delle parole Bene e Male? Poco importa: nel Torto della Torta questa distinzione è ancora abbastanza netta, del resto è un raccontino di appena 82500 battute.

Per l’Ombra Scarlatta invece ci sono tempi lunghi: le 450 cartelle di cui è composto vanno ben oltre il limite di Tolkien e c’è molto da tagliare, revisionare e poiché ha ancora la struttura impostata “al passato” richiederà almeno una riscrittura completa. La trama è bella complessa, ci sono una decina di personaggi tra principali e secondari, più decine di comparse, tanto fumo e tantissimo arrosto che voglio cucinare a puntino.

Poi c’è il mio “guanto artigliato”, la storia numero cinque che per ora ha un titolo provvisorio “Il ladro di sogni” e che andrà a perturbare i sogni di alcune pulzelle malichane, ma pure di qualche “pulzello” che si ritroverà a… no, non dico nulla, ma mi ricordo di un romanzo cyberpunk in cui c’era un cacciatore di “taglie” che, su richiesta dei propri clienti, colpiva chi “rubava” proprietà intellettuale e, protetto dalla legge, acchiappava, paralizzava, scuoiava e trasformava le sue prede in oggetti d’uso comune ancora senzienti. Oggetti che i “clienti” potevano esporre come trofeo di fronte ai propri visitatori.
“Guarda: questo qui vendeva i cd clonati delle mie canzoni a dieci dollari l’uno… ci guadagnava più di quanto guadagnavo io su ogni copia” e sventola sotto il naso dell’ospite un paio di cavetti audio ad altissima fedeltà. Peccato che la debole corrente elettrica che li attraversa si tramuti in un’atroce tortura per l’ex pirata discografico.
Stai forse pensando che il mio “Ladro di sogni” sia un mago pazzo che trasforma poveri fanciulli e innocenti figliole in oggetti d’uso comune come scovoli per il wc e pentole da cucina? In un mondo simil-medievale il wc non esiste: ci sono latrine, pitali, comode o modernissimi “setteloit” (anagramma un po’ ‘sta parola?) malichani con pozzo nero caricato a melma disgregante, eccellenti per far sparire i bisogni corporali ed anche qualche scomodo… cadavere. Invece Malichar ha una fiorente pseudo-industria artigianale per la produzione di oggetti magici. Vedere un povero diavolo, anche se a Tharamys di diavoli non ce ne sono, tramutato in pitale vivente è troppo e comunque decoerente rispetto all’ambientazione. Invece una bella scena alla Nightmare, con un pimpante emulo in chiave fantasy del mio amico Freddie Kruger, continua ad ispirarmi nella costruzione di un guanto con cinque pennini al posto delle unghie.

Torno a scrivere. Se stanotte fate un incubo scusate, colpa mia, lo richiamo subito… se riuscite a svegliarvi in tempo però è meglio.
Nottenotte…

 

Scrittura in salsa 2.0

Nuova nottata in bianco: stavolta i pargoli hanno avuto gli incubi in sincrono.
SOB.
Ne approfitto per scrivere un po’.
Quando ho cominciato a scrivere avevo neanche 15 anni. Mi piacevano storie di fantascienza infarcite di alieni, astronavi, terrestri ignari eppure al centro dell’universo… roba provinciale, insomma e piuttosto fragile dal punto di vista narrativo. La consapevolezza in versione 1.0, quella suindicata, giunse ad opera di un signore di cui ignoravo tutto e che all’epoca collaborava per la casa editrice Fanucci. Solo molti anni dopo avrei realizzato che si trattava di Gianni Pilo, personaggio che ogni appassionato di Lovecraft dovrebbe conoscere meglio di come il Papa conosce il suo Capo.
All’epoca mi pareva un signore dai capelli grigi molto competente in fatto di narrativa.

Pieno di belle speranze chiesi ed ottenni un appuntamento per far leggere un mio racconto. Si intitolava “Simol” e raccontava delle prodezze di un simulatore olografico capace di uccidere.

Argh. Beata gioventù…

…se dovessi tramutare in un numero la risposta del signor Pilo, che ebbe la pazienza di leggere il mio scritto e di dedicarmi una mezz’ora del suo preziosissimo tempo tra lettura e commento, direi che ricevetti un 5– per incoraggiamento. Mancava ritmo, il protagonista era simpatico come un calzino di cotone bianco dentro un paio di superga beige e solo l’antagonista mostrava un vago accenno a una qualche forma di carisma. Non c’erano errori di ortografia evidenti, ma lo stile era troppo ingenuo e piatto. Buona l’idea della metro F a tor di quinto… magari un giorno ci sarà davvero.

Quell’incontro, a onor del vero, mi scoraggiò non poco, ma ebbi la testardaggine di continuare. Un paio di mesi dopo MCMicrocomputer pubblicò, pagandolo denaro sonante, un mio racconto intitolato “Difensore”. WOWOWOWOWOW!!! Festa! Non stavo più nella pelle per la gioia. Stavolta gli ingredienti c’erano tutti: azione, suspence, niente errori e, cosa più importante, si trattava di una strana commistione di fantascienza e fantasy che non si era mai vista prima. Niente elfi sulle astronavi, per intenderci, ma pirateria informatica inserita con cognizione di causa e azione a la “TRON”.

Pensavo di aver capito com’è che si scrive e invece no, tant’è che dal 1987 al 2012 non riuscii a pubblicare un maledetto accidente.

  1. Fu con la pubblicazione del “Tòrto della torta” se mai terrò questo titolo, che scoprii alcune delizie del mondo editoriale:
    1) Nessuno scrittore ha mai tirato giù un libro con la macchina per scrivere: un libro è un processo simil-industriale, con numerosi passaggi (e già dietro al punto 1 ci sono svariati punti che sto saltando)
    2) Lo scrittore tira giù il manoscritto, poi c’è l’editor che riconduce la storia entro canoni che il mercato di riferimento della casa editrice, o dello scrittore stesso se è un indipendente, apprezza e paga.
    3) Completato l’editing (e ricevuto l’OK dell’editore) ecco che scatta la correzione delle bozze… anche se alcuni editori, a quanto vedo dal numero di refusi in crescita, tende a risparmiare su questa fase.
    4) Formattazione… più o meno adesso il libro prende la sua veste grafica definitiva
    5) Finalmente si va in libreria.

Io invece avevo saltato dal punto 1 al punto 5 ottenendo così  un nulla più grande di quello che ha quasi spazzato via il regno di Fantàsia (vedi alla voce Michael Ende).
Così mi sono messo a vedere cosa combinavano altri scrittori esordienti e ho creato un account su ilmiolibro.it, ewriters.it e un altro che ora non ricordo. Ho trovato perlopiù concime organico prodotto da gente che, come me, ha saltato dal punto 1 al punto 5 credendo che sufficienti i commenti di parenti & amici per correggere gli errori ortografici.

Come ho scoperto anche con me stesso, i lavori che ho esaminato e recensito erano perlopiù dozzinali non tanto per le idee: ognuno a modo suo, a parte uno, erano originali e innovativi.
C’è stato chi ha intessuto valori cristiani e fate pagane, chi ha ricalcato la fantasy classica tolkeniana, chi ha infilato un Drago tra i raccoglitori di pomodori della campania (sic!) e chi ha tirato in ballo i miti greci con cognizione di causa e presenza di spirito. No, erano dozzinali per la presenza di errori, di parti inutili, di ambientazioni “cartonate” dove si vedeva chiaramente il “quarto muro”, di personaggi che in ambienti decisamente alieni con tre soli si chiamano Bill e Cristine… CaZ2O (permanganato di mioduro) ma come ti viene in mente? Hai i monti Valastor, il fiume Pheenir chiami Dunedain il protagonista e il cavallo Bobby?

Studiare i loro errori mi ha permesso di comprendere meglio alcuni dei miei e credo che non riuscirò mai a dirgli “grazie” per aver messo la faccia sui loro lavori così da evidenziare bene cosa NON scrivere nei miei. Devo dire che sui libri pubblicati in amazon qualche errore c’è anche da parte mia, non così tanti, ma nemmeno così pochi. Devo rimediare.

Alcuni di loro mi hanno fatto sentire un grande scrittore, ma in realtà erano loro ad essere… be’, si, pessimi. No, niente nomi: non sarebbe corretto. Chi ha la pazienza di cercare le mie recensioni su “ilmiolibro” può accorgersi facilmente di chi ho premiato e di chi ho esaltato.

Forte di questa nuova esperienza sono tornato alla scrittura e ho cominciato a demolire i miei racconti, non solo.

Ho cercato un editor, qualcuno che (dietro compenso) leggesse i miei racconti (li chiamo racconti, ma a partire da “I razziatori di Etsiqaar” si tratta di romanzi in tutto e per tutto) e mi desse un parere tecnico, imparziale e costruttivo.

Al che è iniziata la fase 2.0 della mia consapevolezza che è diventata un pelino più imprenditoriale: se scrivo un racconto da 180000 battute vuol dire che si tratta di 100 cartelle e quindi spenderò non meno di 450 eur per l’editing, se voglio rientrare delle spese devo fissarne il prezzo a 3,99 eur su amazon, con il 70% di royalties sono circa 2.8 eur meno le spese di download… trattandosi di “solo testo” mi conviene, dato che pesa meno di 1mb. Per rienrtare delle spese devo vendere almeno 161 copie. In realtà è un po’ di più perché ci sono le tasse.
Per vendere 161 copie devo fare pubblicità e quella costa… insomma al word processor ho attaccato il file excel che, mentre scrivo, mi tiene aggiornato sulle stime dei costi di editing ed eventuale traduzione che, iva esclusa, costa non meno di 0.03 cent a carattere. Tutta la poesia e il divertimento della scrittura viene un po’ svilita, ma risparmio tempo e riesco a concentrarmi meglio sulla scrittura così da renderla migliore già al primo passaggio.

Questa nuova consapevolezza mi ha portato a capire come mai non si vedono praticamente più quei bei mattoni stile “IT”, ma sempre trilogie o cicli narrativi anche più lunghi.
Nessun editore investirà mai così tanto su un esordiente, preferendo scaricare su quest’ultimo parte dei costi di editing e stampa. Nessun esordiente può permettersi di spendere 1500 eur per l’editing di un mattone da 500000 battute e rotti. Nessun editore permetterà mai ad un autore di grido di pubblicare un libro da 1200 cartelle se può permettersi di spezzarlo in 2 da 250000 e guadagnare il doppio (vedi cosa è accaduto all’edizione italiana del trono di spade).

…e allora? E allora ecco che ho impugnato le forbici, ingaggiato un editor e h ricominciato da capo. Col racconto più corto, che è pure il primo della saga di Conrad.
Su suggerimento dell’editor l’ho portato da 30 a 44 cartelle perché ho incluso un incipit leggermente diverso e ho portato la narrazione al presente (e ci sono riuscito in 2 giorni) e ora deve dimagrire un po’. Poi appena finisce l’aspettativa lo sostituisco a quello presente su amazon e lo passerò gratis a tutti quelli che mi hanno supportato.

Bon, sono le sei (del mattino) e devo finire di preparare le cose per il mare, tra poco si sveglia la famiglia e draghi, spade e incantesimi devono tornare nel cassetto, fino alla prossima nottata in bianco.

A proposito: se tu che hai letto questo articolo fino a qui hai anche voglia di diventare un “lettore Beta” e di sciropparti la versione del racconto lungo / romanzo breve prima della pubblicazione, lasciami il tuo contatto o almeno un commento con indicato come posso contattarti: avrò cura di inviarti una copia da leggere in anteprima in cambio di un tuo parere; se mi piacerà ti chiederò l’autorizzazione a pubblicarlo un po’ ovunque (sul blog, la pagina facebook dedicata al libro, la pagina di amazon… ecc…).

Grazie e buone letture

Andrew Next

Il ladro di sogni e altre storie

Il nuovo capitolo delle avventure di Conrad è in lavorazione. Stavolta c’è poco da stare allegri… cioè come al solito. Il povero ragazzino dovrà vedersela, stavolta, con un mago piuttosto abile nel manipolare i sogni delle sue vittime. Addormentarsi, chiudere gli occhi e sognare, potrebbe diventare… letale e il risveglio tutt’altro che scontato. È che dopo essermi sporcato il fondo dei calzoni, quando ero tredicenne, con “Nightmare: dal profondo della notte” mi son detto: perché non regalare certe emozioni anche alle nuove, deste, generazioni? (Oh! Pure in rima!)

Non starò a scomodare Freddy Krueger per questo scopo e, come sempre, lavoro per creare una storia coerente. Freddy usava il soprannaturale in un mondo razionale e per questo era invincibile… fino a che nel 5° sequel anche gli “eroi” lo imitano, riescono a distruggerlo con un contrappasso allopatico e pongono fine alla saga. La cosa non piacque a Freddy che nel 6° sequel uscì dalla pellicola e tentò di fare fuori gli attori e gli autori responsabili della propria fine. Episodio godibile come idea, ma assolutamente non all’altezza del primo.

Il mio ladro di sogni (ovviamente è il titolo provvisorio) non può permettersi una strategia simile: la storia è ambientata a Malichar, il paese con la maggior concentrazione di maghi al mondo… o almeno uno dei più popolati, e delinquere non è per niente semplice se, come si è visto ne “il furfante derubato” con un incantesimo ben piazzato si scoprono tante cose quante ne vede un coroner del CSI. Lanciare un incantesimo desta sempre attenzioni indesiderate e ci vuole… accortezza oltre ad un ottimo motivo per usare la magia per delinquere.

L’idea di base è dunque far arrivare le “rogne”, il conflitto, attraverso un piano non convenzionale: quello dei sogni, ma il “movente” be’ quello è una sorpresa. 

Ho sempre ben cara la scena del guanto con i rasoi che stride contro i tubi della caldaia, mentre la vittima fugge inseguita da un orrore senza nome… dritta verso il suo destino. 

Per riproporla qui… mi rendo conto che, senza volerlo ho gettato nell’ombra scarlatta (il romanzo che dovrebbe uscire a gennaio) i semi di questa storia. 

Quali semi? Gli incubi, quelli con l’orco-sacerdote dall’inutile, quanto letale pugnale a 4 lame.  Vedere gli incubi trasformati in realtà è una cosa che mi ha sempre affascinato fin dalla prima volta che mangiai pesante: nella notte srguente il fiero pasto la mia cameretta si riempì di micidiali piante carnivore. Il sogno fu talmente intenso che al risveglio le vedevo ancora, coi loro tentacoli protesi verso il mio lettino. Avevo forse tre anni, ma a ripensarci… non avevo mai urlato tanto in vita mia e nemmeno l’arrivo di mio padre, nemmeno la luce accesa, niente riuscì a far svanire quei maledetti viticci ipertrofici. 

Per mia fortuna era, appunto, un brutto sogno molto intenso. Però quando, dieci anni più tardi, vidi Robert Ludlum nei panni di Freddie Krueger non potei non provare qualche brivido. Sapevo perfettamente di cosa si trattava.

Credo che il povero Conrad, ma pure La-Wonlot, Diana e la new-entry Estrella Enchizo del Gremío y Almacen rimpiangeranno con nostalgia gli orchi, gli scorpioni giganti e i sacrifici umani a Wu-Masau appena affrontati. Oh Be’, ma se mi metto a raccontare una storia che comincia con:” Era una mattina tranquilla…” la faccio proseguire con “tutto procede normalmente” e terminare col classico “…e vissero felici e contenti” a quale pagina vi fermereste a leggere? Io dico 2.

Buone letture… e sogni d’oro (finché potete).