Produrre un libro – 2

L’editing

Su cos’è un editor e cosa fa ne ho già parlato, così come quanto è importante.

Scegliere di non editare il proprio romanzo equivale a presentare una storia che, a meno che non siate un Manzoni qualsiasi, avrà qualche errore. Un libro con errori è come un ristorante che cucina bene, ma la sala è sporca e i camerieri che puzzano di sudore. 

Ci tornereste?

Gli editor sono persone che amano i libri e fanno di tutto per dargli una forma e un aspetto degno di un prodotto editoriale, tuttavia occorre fare attenzione nella scelta. Ci sono gli editor professionisti (cari, ma bravi), quelli alle prime armi (economici e meno organizzati) e i cialtroni (inutilmente costosi).

Un cialtrone lo riconosci subito: si da un sacco di arie, ti prende in carico subito perché “vali” e poi distrugge il tuo lavoro.

Un professionista invece ti da una finestra temporale su quando può dedicarsi al tuo lavoro, ti offre una valutazione sincera per capire se vale la pena editare il romanzo e, se cerchi un editore, ti indica chi potrebbe essere interessato, ti guida nella scrittura esaltando i tuoi punti di forza e lavora per migliorare il tuo stile. 

Uno economico invece manca dell’organizzazione che ha il primo e anche dell’esperienza del mercato editoriale che ha tempi serrati. Il risultato sarà comunque buono, ma là dove un professionista ti porta a editare il tuo manoscritto in 18 settimane (4 mesi, più o meno) quello economico potrebbe anche impiegare il doppio del tempo, magari senza fornire troppe spiegazioni sul “perché” di una certa modifica e quindi riducendo parecchio le possibilità di crescita.

I costi sono pure molto diversi: un cialtrone può chiedere qualsiasi cifra, ma di solito offre la luna a prezzi stracciati, tipo 350€ per un manoscritto di 800 cartelle. Un professionista vi chiederà cifre comprese tra 2,5 e 6€ a cartella, fino a 10€ a cartella in casi particolari.

Uno “economico” vi chiederà meno, anche 1 euro a cartella, massimo 3, ma di “certo” avrete solo la data di invio del materiale, poi dovrete adattarvi ai suoi ritmi di lavoro e porvi pochi scrupoli nel bombardare via mail/messenger/watsup di domande circa le modifiche proposte.

Il professionista non modifica nulla: segnala cosa non va e fornisce strumenti per operare la modifica, a voi tocca tutto il lavoro che poi vi porterà a migliorare la vostra scrittura.

Mettiamo che avete trovato un “editor medio” che per 2,5€ a cartella vi propone un editing in due passate. Che vuol dire? Vuol dire che voi spedite il manoscritto in formato doc oppure odt, lui legge e inserisce dei commenti poi spedisce indietro e tu lavori sui commenti, approvi o non approvi le modifiche e poi rispedisci il manoscritto indietro per il secondo giro. Detto così pare facile, ma considerate che un buon 15-20% del testo originale viene meno e vi ritroverete a riscrivere da capo forse tutto il libro o ampie porzioni di esso.

Per tenere traccia dei costi: un romanzo di 300 cartelle costa circa 750€ con un editor economico, fino a 1500 con un professionista.

Se state storcendo il naso per i costi ponetevi la domanda: “voglio davvero autopubblicarmi?” e trovate in fretta la risposta tra le due sole opzioni disponibili.

L’editing è la parte più corposa e che non può essere effettuata da soli, poiché il proprio coinvolgimento impedisce di trovare tutti gli errori che qualcuno che non lo è può indicare facilmente.

Lo scambio di informazioni con l’editor dura mesi, ogni info ricevuta è preziosa (anche perché l’avete pagata piuttosto cara) e va seguita con scrupolo con lo scopo di migliorare il libro e, giocoforza, se stessi.

Spesso l’editor offre servizi ulteriori come la sinossi per un editore e la quarta di copertina, da presentare al pubblico. Visto che dal momento in cui inizierete l’editing dovrete anche pensare alla campagna pubblicitaria, la quarta di copertina è il biglietto da visita, insieme alla cover, con cui il vostro libro si presenta al mercato. Farla male equivale a buttare i soldi spesi per l’editing.

A editing completato il libro non è ancora pronto per la pubblicazione, ma siamo a un buon 50% del lavoro. Seguiranno la correzione delle bozze e la creazione della cover e anche se metterò alla fine la campagna pubblicitaria, è adesso che va pensata.

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Produrre un libro – 1

Quanto costa scrivere? Bella domanda.

Qual è il prezzo “giusto” da dare al proprio lavoro? Dipende.
Alla prima domanda non c’è una risposta univoca a parte “comunque tanto” che non è una risposta utile. Per la seconda domanda invece bisogna rispondere alla domanda: “quanto costa produrre un libro”. E poi fatta seguire alla domanda “quante copie penso di vendere?” e considerare numeri che partono da 500 copie.

In questa serie di articoli proverò ad analizzare i costi che uno scrittore deve affrontare nel momento in cui decide di diventare “self” e fare a meno di un editore, magari attirato dall’idea di guadagnare più del 5-10% sul prezzo di copertina.

Il manoscritto

Non è il libro. Per quanto possiate rileggerlo, aggiustarlo e sistemarlo, non sarà mai pronto per la pubblicazione. King, Cussler, Smith, Follett… tanto per citare qualche nome grosso, hanno tutti un editore alle spalle che ci mette: editing, correzione di bozze, impaginazione, cover, quarta di copertina e (fondamentale) pubblicità.

È vero che senza il manoscritto l’editore non può far nulla, ma senza gli altri servizi il manoscritto da solo è ” ‘na ciofega”, termine romanesco che vi invito a scoprire da soli la prima volta che assaggerete un caffè preparato in modo approssimativo.

Non basta scrivere il libro: va trasformato in un prodotto editoriale.

Conoscere i costi di tutti questi servizi vi permetterà di stabilire un prezzo adeguato per il vostro “capolavoro” e decidere se pubblicare o meno, se l’editore che vi propone la pubblicazione è una persona seria o un cialtrone, se scrivere per vivere è proprio la vostra strada.
Anche produrre un manoscritto ha dei costi. Il tempo di un professionista vale, al netto di tasse e contributi, da 15 a 80 euro l’ora, dall’idraulico al dirigente di un’azienda tutti sono pagati per il loro lavoro. Uno scrittore non campa mica d’aria. Se pensate di non guadagnare più di 25.000 euro l’anno con la scrittura (al netto di tasse e contributi) mettete in conto di trovarvi un lavoro stabile.

Tutti gli scrittori, tranne quelli morti in giovane età causa miseria/stenti/rogne varie, avevano un lavoro: Kafka era un assicuratore, Manzoni un professore, Lovecraft faceva l’editor… e tanti altri illustri eccetera. 

Il primo passo, dunque, è fare in modo che la vostra passione abbia le “spalle coperte” dal punto di vista finanziario. Altrimenti è un hobby e allora lasciate perdere questi articoli.

Il secondo passo è darvi un metodo e un ritmo di scrittura: tutti i mercoledì dalle 17 alle 21, tre volte a settimana la mattina presto, tutti i giorni due ore al giorno: non importa, trovate un tempo per voi e la vostra arte e siate costanti. E non basta: il metodo è fondamentale, che scriviate di getto e poi dedichiate molto tempo a sistemare tutti i dettagli o viceversa dedichiate molto tempo alla progettazione e poi alla scrittura… e tutte le varianti possibili tra questi due estremi, dovrete trovare il vostro modo di produrre il testo.

Buona fortuna e considerate che sto dando per scontato il fatto che siete tutti capaci di produrne uno e che, dunque, siete in possesso delle “skill” necessarie oltre che di un’immaginazione fuori dal comune. Non sono doti comuni.

Detto questo: il manoscritto di un romanzo di 300 cartelle si tira giù in 3 mesi lavorando un due ore e mezza al giorno, festivi esclusi che corrispondono a 150 ore di lavoro (ok, questi sono i miei tempi, ma ognuno ha i propri e i suoi metodi di scrittura) sono tempi messi a titolo di esempio, li ho inseriti per completezza. Se ci mettete di più o di meno va bene lo stesso, solo: tenete conto del tempo che è una risorsa preziosa e va considerata.

Nel prossimo articolo vedremo cosa succede durante l’editing, quanto costa e farò un ripasso di quanto è importante.

Scrittura in salsa 2.0

Nuova nottata in bianco: stavolta i pargoli hanno avuto gli incubi in sincrono.
SOB.
Ne approfitto per scrivere un po’.
Quando ho cominciato a scrivere avevo neanche 15 anni. Mi piacevano storie di fantascienza infarcite di alieni, astronavi, terrestri ignari eppure al centro dell’universo… roba provinciale, insomma e piuttosto fragile dal punto di vista narrativo. La consapevolezza in versione 1.0, quella suindicata, giunse ad opera di un signore di cui ignoravo tutto e che all’epoca collaborava per la casa editrice Fanucci. Solo molti anni dopo avrei realizzato che si trattava di Gianni Pilo, personaggio che ogni appassionato di Lovecraft dovrebbe conoscere meglio di come il Papa conosce il suo Capo.
All’epoca mi pareva un signore dai capelli grigi molto competente in fatto di narrativa.

Pieno di belle speranze chiesi ed ottenni un appuntamento per far leggere un mio racconto. Si intitolava “Simol” e raccontava delle prodezze di un simulatore olografico capace di uccidere.

Argh. Beata gioventù…

…se dovessi tramutare in un numero la risposta del signor Pilo, che ebbe la pazienza di leggere il mio scritto e di dedicarmi una mezz’ora del suo preziosissimo tempo tra lettura e commento, direi che ricevetti un 5– per incoraggiamento. Mancava ritmo, il protagonista era simpatico come un calzino di cotone bianco dentro un paio di superga beige e solo l’antagonista mostrava un vago accenno a una qualche forma di carisma. Non c’erano errori di ortografia evidenti, ma lo stile era troppo ingenuo e piatto. Buona l’idea della metro F a tor di quinto… magari un giorno ci sarà davvero.

Quell’incontro, a onor del vero, mi scoraggiò non poco, ma ebbi la testardaggine di continuare. Un paio di mesi dopo MCMicrocomputer pubblicò, pagandolo denaro sonante, un mio racconto intitolato “Difensore”. WOWOWOWOWOW!!! Festa! Non stavo più nella pelle per la gioia. Stavolta gli ingredienti c’erano tutti: azione, suspence, niente errori e, cosa più importante, si trattava di una strana commistione di fantascienza e fantasy che non si era mai vista prima. Niente elfi sulle astronavi, per intenderci, ma pirateria informatica inserita con cognizione di causa e azione a la “TRON”.

Pensavo di aver capito com’è che si scrive e invece no, tant’è che dal 1987 al 2012 non riuscii a pubblicare un maledetto accidente.

  1. Fu con la pubblicazione del “Tòrto della torta” se mai terrò questo titolo, che scoprii alcune delizie del mondo editoriale:
    1) Nessuno scrittore ha mai tirato giù un libro con la macchina per scrivere: un libro è un processo simil-industriale, con numerosi passaggi (e già dietro al punto 1 ci sono svariati punti che sto saltando)
    2) Lo scrittore tira giù il manoscritto, poi c’è l’editor che riconduce la storia entro canoni che il mercato di riferimento della casa editrice, o dello scrittore stesso se è un indipendente, apprezza e paga.
    3) Completato l’editing (e ricevuto l’OK dell’editore) ecco che scatta la correzione delle bozze… anche se alcuni editori, a quanto vedo dal numero di refusi in crescita, tende a risparmiare su questa fase.
    4) Formattazione… più o meno adesso il libro prende la sua veste grafica definitiva
    5) Finalmente si va in libreria.

Io invece avevo saltato dal punto 1 al punto 5 ottenendo così  un nulla più grande di quello che ha quasi spazzato via il regno di Fantàsia (vedi alla voce Michael Ende).
Così mi sono messo a vedere cosa combinavano altri scrittori esordienti e ho creato un account su ilmiolibro.it, ewriters.it e un altro che ora non ricordo. Ho trovato perlopiù concime organico prodotto da gente che, come me, ha saltato dal punto 1 al punto 5 credendo che sufficienti i commenti di parenti & amici per correggere gli errori ortografici.

Come ho scoperto anche con me stesso, i lavori che ho esaminato e recensito erano perlopiù dozzinali non tanto per le idee: ognuno a modo suo, a parte uno, erano originali e innovativi.
C’è stato chi ha intessuto valori cristiani e fate pagane, chi ha ricalcato la fantasy classica tolkeniana, chi ha infilato un Drago tra i raccoglitori di pomodori della campania (sic!) e chi ha tirato in ballo i miti greci con cognizione di causa e presenza di spirito. No, erano dozzinali per la presenza di errori, di parti inutili, di ambientazioni “cartonate” dove si vedeva chiaramente il “quarto muro”, di personaggi che in ambienti decisamente alieni con tre soli si chiamano Bill e Cristine… CaZ2O (permanganato di mioduro) ma come ti viene in mente? Hai i monti Valastor, il fiume Pheenir chiami Dunedain il protagonista e il cavallo Bobby?

Studiare i loro errori mi ha permesso di comprendere meglio alcuni dei miei e credo che non riuscirò mai a dirgli “grazie” per aver messo la faccia sui loro lavori così da evidenziare bene cosa NON scrivere nei miei. Devo dire che sui libri pubblicati in amazon qualche errore c’è anche da parte mia, non così tanti, ma nemmeno così pochi. Devo rimediare.

Alcuni di loro mi hanno fatto sentire un grande scrittore, ma in realtà erano loro ad essere… be’, si, pessimi. No, niente nomi: non sarebbe corretto. Chi ha la pazienza di cercare le mie recensioni su “ilmiolibro” può accorgersi facilmente di chi ho premiato e di chi ho esaltato.

Forte di questa nuova esperienza sono tornato alla scrittura e ho cominciato a demolire i miei racconti, non solo.

Ho cercato un editor, qualcuno che (dietro compenso) leggesse i miei racconti (li chiamo racconti, ma a partire da “I razziatori di Etsiqaar” si tratta di romanzi in tutto e per tutto) e mi desse un parere tecnico, imparziale e costruttivo.

Al che è iniziata la fase 2.0 della mia consapevolezza che è diventata un pelino più imprenditoriale: se scrivo un racconto da 180000 battute vuol dire che si tratta di 100 cartelle e quindi spenderò non meno di 450 eur per l’editing, se voglio rientrare delle spese devo fissarne il prezzo a 3,99 eur su amazon, con il 70% di royalties sono circa 2.8 eur meno le spese di download… trattandosi di “solo testo” mi conviene, dato che pesa meno di 1mb. Per rienrtare delle spese devo vendere almeno 161 copie. In realtà è un po’ di più perché ci sono le tasse.
Per vendere 161 copie devo fare pubblicità e quella costa… insomma al word processor ho attaccato il file excel che, mentre scrivo, mi tiene aggiornato sulle stime dei costi di editing ed eventuale traduzione che, iva esclusa, costa non meno di 0.03 cent a carattere. Tutta la poesia e il divertimento della scrittura viene un po’ svilita, ma risparmio tempo e riesco a concentrarmi meglio sulla scrittura così da renderla migliore già al primo passaggio.

Questa nuova consapevolezza mi ha portato a capire come mai non si vedono praticamente più quei bei mattoni stile “IT”, ma sempre trilogie o cicli narrativi anche più lunghi.
Nessun editore investirà mai così tanto su un esordiente, preferendo scaricare su quest’ultimo parte dei costi di editing e stampa. Nessun esordiente può permettersi di spendere 1500 eur per l’editing di un mattone da 500000 battute e rotti. Nessun editore permetterà mai ad un autore di grido di pubblicare un libro da 1200 cartelle se può permettersi di spezzarlo in 2 da 250000 e guadagnare il doppio (vedi cosa è accaduto all’edizione italiana del trono di spade).

…e allora? E allora ecco che ho impugnato le forbici, ingaggiato un editor e h ricominciato da capo. Col racconto più corto, che è pure il primo della saga di Conrad.
Su suggerimento dell’editor l’ho portato da 30 a 44 cartelle perché ho incluso un incipit leggermente diverso e ho portato la narrazione al presente (e ci sono riuscito in 2 giorni) e ora deve dimagrire un po’. Poi appena finisce l’aspettativa lo sostituisco a quello presente su amazon e lo passerò gratis a tutti quelli che mi hanno supportato.

Bon, sono le sei (del mattino) e devo finire di preparare le cose per il mare, tra poco si sveglia la famiglia e draghi, spade e incantesimi devono tornare nel cassetto, fino alla prossima nottata in bianco.

A proposito: se tu che hai letto questo articolo fino a qui hai anche voglia di diventare un “lettore Beta” e di sciropparti la versione del racconto lungo / romanzo breve prima della pubblicazione, lasciami il tuo contatto o almeno un commento con indicato come posso contattarti: avrò cura di inviarti una copia da leggere in anteprima in cambio di un tuo parere; se mi piacerà ti chiederò l’autorizzazione a pubblicarlo un po’ ovunque (sul blog, la pagina facebook dedicata al libro, la pagina di amazon… ecc…).

Grazie e buone letture

Andrew Next