Produrre un libro – 3

Le bozze, l’impaginazione e la cover.

La Correzione di Bozze e l’Impaginazione.

L’editor NON corregge le bozze. Può sgrossare il lavoro, ma se decidete di servirvi di un CdB avrete la certezza di pubblicare un libro privo di refusi. Dopo l’ultimo giro di editing (lo scambio di informazioni tra voi e l’editor riguardo il vostro libro) il testo vi rimane in mano e nessun altro lo controllerà. Basterebbe questo a farvi riflettere sull’utilità di una correzione.

Un bravo CdB si prende mediamente da 1€ a 2,5 eur a cartella e completa la correzione di 300 cartelle in 7-10gg

Se vi siete rivolti ad una agenzia di buon livello vi verrà proposta (o troverete la voce nell’elenco dei servizi) l’impaginazione, avete idea di cosa significhi leggere un libro male impaginato? Titoli di capitolo che iniziano a metà pagina, pagine vuote che compaiono a cucù, font che cambiano di dimensione (o di tipo) in alcune parti del testo, margini ballerini… un testo male impaginato è considerato peggio di un testo con refusi: quore può sfuggire alla vista, ma… che ne dite di questo blocco di testo allineato a destra per “sbaglio”?

Tenete bene a mente che l’impaginazione cambia in base al formato: Kindle è diverso da Kobo che è diverso da un e-pub generico, per restare sul formato elettronico. Se volete anche il cartaceo… è un’altra impaginazione ancora e più complessa. Grazie al cielo l’impaginazione spesso viene proposta per blocchi di cartelle. Per il romanzo di esempio (300 cartelle) si trovano in giro prezzi molto vari, ma si rimane entro le 100 euro per la prima impaginazione di un cartaceo e sulla settantina per un ebook. L’impaginatore sistema il layout grafico del libro, per cui se ci sono font embedded, immagini, bibliografie e quant’altro provvederà a dargli un layout adeguato alla tipologia di prodotto editoriale che avete in mente.

Cercando sul web si trova di tutto, ma attenzione: i cialtroni sono sempre dietro l’angolo, se pensate che non vi occorre questo servizio provvedete da soli, è sicuramente meglio che pagare per un lavoro fatto male. Cioè: voi (se non fate questo mestiere) lo farete male, ma almeno è gratis. Attenzione: se avete intenzione di farlo bene dovrete usare uno strumento professionale (quark XPress, Adobe InDesign) o il risultato sarà approssimativo. Word e OpenOffice non hanno strumenti validi per l’impaginazione e il risultato è strapieno di codice spurio che causerà problemi. Certo: potete sempre andare di LaTex e lavorare a “manina” sul codice sorgente. Si faceva così vent’anni fa e già c’era QuarkXpress che costava qualche milione di lire a licenza, ma svolgeva tutto il lavoro in modo impeccabile. Se lo sapete fare e avete il tempo per farlo… io no.

A causa della crisi (ormai cronica) del mercato letterario in Italia ci sono decine di professionisti che offrono i loro servizi a prezzi concorrenziali, per cui cercate bene e troverete qualcuno. Si può risparmiare molto (soldi e soprattutto TEMPO) affidando il lavoro alla stessa agenzia letteraria.

La Cover

La cover (doppio articolo stavolta) può riservare sorprese non da poco. Tra l’altro non sempre si ottiene ciò per cui si paga.

Il prezzo di un buon grafico si aggira tra i 50 e i 250 € a cover, se questa non è particolarmente complessa. Questo prezzo può lievitare fino a 1200-1500 € se andate a scomodare un Claudio Castellini qualsiasi e il disegno comprende una molteplicità di soggetti. Il numero di soggetti (umani e non) la complessità della scena possono alzare molto il prezzo e i tempi di lavorazione.

L’amico Penna Blu in un paio di articoli che ho linkato qui, spiega bene cosa succede se la cover non è all’altezza e quali sono gli elementi da considerare.

Nel mio piccolo so di aver fatto un buon lavoro rivolgendomi ad un artista con un bel po’ di esperienza in materia.

La scelta del grafico va fatta appena avete finito il manoscritto. In base al numero di cartelle (una pagina con 1800 caratteri dentro) dovrete farvi un’idea dei tempi di produzione del testo e dare la deadline, cioè la data entro la quale il lavoro va finito.

Non solo: il testo vi serve per dire al grafico cosa volete in copertina, questo potrebbe dire di vederci altro (è un artista anche lui o lei) e che non è nelle sue corde e proporrà altro (magari un lavoro riciclato). Siate precisi nella vostra richiesta e disposti ad accogliere le proposte del grafico solo se non deviano dal soggetto proposto.

Per la cover di “il torto” volevo il protagonista alle prese con un coboldo mentre esplora un corridoio buio pesto.


Come richiesta era precisa: avevo passato al grafico una descrizione scritta del corridoio, del protagonista e di un coboldo minuziose e dettagliate.

Alla fine il coboldo è stato eliminato, il protagonista è in primissimo piano e l’unico elemento visibile è la candela che tiene vicino a sé e illumina bene solo metà faccia. In questo modo si evoca il buio che lo circonda e la minaccia che esso nasconde che poi era il senso della copertina.

Di fatto è stata una risultante tra il lavoro del grafico e le mie necessità: offrire al lettore un’idea precisa del tipo di storia raccontata semplicemente con uno sguardo.

Nella seconda, quella realizzata per i razziatori di Etsiqaar, l’iter è stato più complesso, ma l’aver definito bene le caratteristiche dei personaggi ha permesso al grafico di rappresentare al meglio tanto il protagonista, stavolta a figura intera e con in mano il suo bastone magico, quanto il suo avversario.


Realizzare ognuna delle cover ha richiesto poco meno di due settimane di lavoro tra invio del materiale, ricerca dei soggetti e degli elementi da rappresentare e produzione del file.
Alla fine degli articoli pubblicherò una tabella con tempi e costi, oltre ad una serie di link utili con i contatti di editor, agenzie, grafici e compagnia bella. Costo delle copertine 200 eur perché era un amico, le cover erano relativamente semplici (io rimango ancora incantato di fronte alla ricchezza di dettaglio, al modo di dosare il colore e di sfruttare il vuoto per evocare il buio) e non ho scassato la minchia (perdon) al disegnatore con richieste assillanti capaci di portare al completo rifacimento della cover tre-quattro volte. Non funziona così. Un grafico professionista deciderà insieme a voi la “scaletta” di tutta la cover: titolo e autore, dove posizionarli e se l’immagine occuperà o no tutta la facciata. Quali elementi grafici e co..me sono fatti, il colore dominante di tutta la cover, quali font usare… e altri dettagli cui adesso non avete proprio pensato. Per l’immagine di copertina vi chiederà subito quanti soggetti ci sono così da realizzare un preventivo adeguato. Nella scaletta verranno inseriti anche i piani e le inquadrature per i vari soggetti e la loro posizione rispetto agli altri elementi e che funzione avranno nell’economia della cover. In entrambe le cover (realizzate da Gianluca Serratore) c’è molto vuoto ed è stato lasciato apposta.

Prima di arrivare al prezzo di cui sopra ho contattato una ventina di grafici/illustratori/disegnatori di fumetti e ho ricevuto preventivi (per le due cover) compresi tra 40 e 500 eur… e sono stato tentato di pagare 500, sappiatelo. Lo scoglio principale tuttavia è stato il tempo. Un bravo grafico non ne ha e deve trovarvi uno spazio per dedicare tempo alla vostra cover, per cui oltre al prezzo vi dirà una cosa tipo “ho dei lavori da finire, non potrò prima di ottobre 2017” e io che volevo pubblicare “i razziatori” entro la fine di agosto mi sono ritrovato a cercare un grafico solo dopo aver completato l’editing del Torto. Come ho detto prima Gianluca oltre ad aver prodotto un lavoro eccellente è pure un amico e mi ha ritagliato qualche giorno per realizzare le cover così da averla in anticipo.

Ecco perché ho detto che il grafico va cercato subito: a differenza di editor, CdB e impaginatori, l’artista che sceglierete per la vostra cover è unico e va attivato per tempo. La lavorazione di un testo di 300 cartelle può portare via molto tempo e una stima prudente si aggira intorno ai sei mesi (se si riesce a lavorarci un paio d’ore al giorno: poi oltre alla scrittura si deve anche vivere, lavorare, seguire la propria famiglia ecc… ovviamente sto dando per scontato che editor, cdb e impaginatore siano dei professionisti e che vi abbiano dato tempi certi. Un cialtrone può dirvi che finirà il primo giro di editing in sei giorni e poi riposerà il settimo, se gli credete non lamentatevi se poi ritarderà parecchio o il lavoro non sarà all’altezza delle aspettative.

Se la sviolinata sul calcolo dei tempi vi è sembrata complessa fino a qui aspettate di leggere il prossimo ed ultimo capitolo: la promozione. Autopubblicare un libro è facile, fare in modo che sia redditizio non lo è.

Annunci

Produrre un libro – 2

L’editing

Su cos’è un editor e cosa fa ne ho già parlato, così come quanto è importante.

Scegliere di non editare il proprio romanzo equivale a presentare una storia che, a meno che non siate un Manzoni qualsiasi, avrà qualche errore. Un libro con errori è come un ristorante che cucina bene, ma la sala è sporca e i camerieri che puzzano di sudore. 

Ci tornereste?

Gli editor sono persone che amano i libri e fanno di tutto per dargli una forma e un aspetto degno di un prodotto editoriale, tuttavia occorre fare attenzione nella scelta. Ci sono gli editor professionisti (cari, ma bravi), quelli alle prime armi (economici e meno organizzati) e i cialtroni (inutilmente costosi).

Un cialtrone lo riconosci subito: si da un sacco di arie, ti prende in carico subito perché “vali” e poi distrugge il tuo lavoro.

Un professionista invece ti da una finestra temporale su quando può dedicarsi al tuo lavoro, ti offre una valutazione sincera per capire se vale la pena editare il romanzo e, se cerchi un editore, ti indica chi potrebbe essere interessato, ti guida nella scrittura esaltando i tuoi punti di forza e lavora per migliorare il tuo stile. 

Uno economico invece manca dell’organizzazione che ha il primo e anche dell’esperienza del mercato editoriale che ha tempi serrati. Il risultato sarà comunque buono, ma là dove un professionista ti porta a editare il tuo manoscritto in 18 settimane (4 mesi, più o meno) quello economico potrebbe anche impiegare il doppio del tempo, magari senza fornire troppe spiegazioni sul “perché” di una certa modifica e quindi riducendo parecchio le possibilità di crescita.

I costi sono pure molto diversi: un cialtrone può chiedere qualsiasi cifra, ma di solito offre la luna a prezzi stracciati, tipo 350€ per un manoscritto di 800 cartelle. Un professionista vi chiederà cifre comprese tra 2,5 e 6€ a cartella, fino a 10€ a cartella in casi particolari.

Uno “economico” vi chiederà meno, anche 1 euro a cartella, massimo 3, ma di “certo” avrete solo la data di invio del materiale, poi dovrete adattarvi ai suoi ritmi di lavoro e porvi pochi scrupoli nel bombardare via mail/messenger/watsup di domande circa le modifiche proposte.

Il professionista non modifica nulla: segnala cosa non va e fornisce strumenti per operare la modifica, a voi tocca tutto il lavoro che poi vi porterà a migliorare la vostra scrittura.

Mettiamo che avete trovato un “editor medio” che per 2,5€ a cartella vi propone un editing in due passate. Che vuol dire? Vuol dire che voi spedite il manoscritto in formato doc oppure odt, lui legge e inserisce dei commenti poi spedisce indietro e tu lavori sui commenti, approvi o non approvi le modifiche e poi rispedisci il manoscritto indietro per il secondo giro. Detto così pare facile, ma considerate che un buon 15-20% del testo originale viene meno e vi ritroverete a riscrivere da capo forse tutto il libro o ampie porzioni di esso.

Per tenere traccia dei costi: un romanzo di 300 cartelle costa circa 750€ con un editor economico, fino a 1500 con un professionista.

Se state storcendo il naso per i costi ponetevi la domanda: “voglio davvero autopubblicarmi?” e trovate in fretta la risposta tra le due sole opzioni disponibili.

L’editing è la parte più corposa e che non può essere effettuata da soli, poiché il proprio coinvolgimento impedisce di trovare tutti gli errori che qualcuno che non lo è può indicare facilmente.

Lo scambio di informazioni con l’editor dura mesi, ogni info ricevuta è preziosa (anche perché l’avete pagata piuttosto cara) e va seguita con scrupolo con lo scopo di migliorare il libro e, giocoforza, se stessi.

Spesso l’editor offre servizi ulteriori come la sinossi per un editore e la quarta di copertina, da presentare al pubblico. Visto che dal momento in cui inizierete l’editing dovrete anche pensare alla campagna pubblicitaria, la quarta di copertina è il biglietto da visita, insieme alla cover, con cui il vostro libro si presenta al mercato. Farla male equivale a buttare i soldi spesi per l’editing.

A editing completato il libro non è ancora pronto per la pubblicazione, ma siamo a un buon 50% del lavoro. Seguiranno la correzione delle bozze e la creazione della cover e anche se metterò alla fine la campagna pubblicitaria, è adesso che va pensata.

Pagare per pubblicare: ecco quando conviene.

Editore a pagamento o no? È una domanda che, al pari del pollo coi peperoni mangiato a cena, si ripropone con regolarità. Cos’è un “Editore A Pagamento” o EAP come viene chiamato nel nostro ambiente? Si tratta di un soggetto che, dietro pagamento, produce un certo numero di copie del romanzo nel cassetto che molti di noi hanno.

Come funziona? Facile: si propone il romanzo ad uno di questi soggetti (di cui mi rifiuto di indicare anche un solo nome per mie convinzioni personali, ma di cui è facilissimo trovare indirizzi e contatti per motivi che pure diventaranno evidenti) e si ascolta il preventivo che questi propongono. Di solito presentano un bel pacchetto completo, incluse 100 copie da mettersi in tasca (mai meno di 2500 euro di spesa) che include l’editing, la correzione di bozze, la copertina, la quarta e qualche rarissima volta persino eventi promozionali come una o due presentazioni in un luogo molto frequentato.

…e conviene?
No.
Togliamo ogni dubbio: non conviene. In Italia si legge poco e riuscire a vendere più di 50 copie (che è tantissimo) in capo a sei mesi con uno di questi editori implica che si è incappati in una persona tutto sommato seria. Se lo trovate ditelo anche a me, io finora ho solo trovato immani fregature dalle quali mi sono ben guardato.

Però ho scritto nel titolo “ecco quando conviene” perché? Perché esiste almeno un editore serio, che ama il tuo libro, vuole che sia la rivelazione editoriale del secolo e vuole che sia tu ad arrivare a quel tanto agognato successo… non solo: è disposto a prendersi dal 10 al 30% del prezzo di copertina lasciando a te il resto.

Di chi sto parlando? Di Testesso Editore. La Testesso edizioni sceglie l’editor migliore sulla piazza (un editing professionale costa tra i 2 e i 5 eur a cartella) il correttore di bozze (0,5 eur a cartella), il grafico (una cover ben fatta costa intorno ai 100 eur) e sceglie i canali promozionali off e online più adatti…

Non ci credi?
Facciamo 2 conti:  il tuo romanzo nel cassetto da 300 cartelle costa 1500 eur di editor (ma a volte anche meno: quando sono opere così corpose l’editor può anche fare uno sconto e scendere fino a 1000 eur). La correzione di bozze ti costa altri 150 eur, la copertina 100 eur. Totale: da 1750 fino a 1250 eur per la produzione del testo.
Ebook o Cartaceo: perché non entrambi? A patto di curare personalmente l’impaginazione (e qui c’è parecchio lavoro da fare) esistono software open source adeguati per impaginare un ebook e un libro, così come esistono servizi che dietro un 10% del prezzo di copertina inviano a tutti gli store online e rendono disponibili offline l’ebook e il cartaceo stampato “On Demand”. Vuol dire che la libreria “Antani” di “Abbiatemagro di Brianza” riceve un ordine per il tuo libro, lo inoltra al service (tipo Pub.me o Streetlib.com) e nel giro di pochi giorni si vede recapitare la copia richiesta senza costi aggiuntivi. Miracolo? No, semplice economia: né buona, né cattiva.
Dunque al costo del 10% (o del 30% nel caso di Amazon) il libro o l’ebook arrivano al cliente. L’autore non paga altro eh? Miracoli del Print On Demand e del Digital Delivering.
A questo punto ci “avanzano” 750 eur, dal budget… vale a dire quei 2500 eur che, minimo, ci chiede l’EAP.  Come spenderli? Pubblicità. Google ADWord, Facebook e compagnia bella, a patto di individuare correttamente il nostro pubblico, ci permetteranno di vendere in sei mesi almeno un centinaio di copie.
E dunque a che prezzo devi vendere? Mettiamo che metti l’epub a 9,99 eur e il cartaceo a 15 eur. Il cartaceo vende 66 copie e l’epub 34: 990 eur e 339.66 eur rispettivamente, totale 1329 e spicci dai quali, tolta l’iva al 4%, rimangono 1276,45 e poi anche il 10% dello store online (127,6 eur) eur solo per i primi sei mesi (se tutto è andato bene eh? Io non ci sono mai riuscito). Se ci si impegna e si comincia a lavorare anche offline con presentazioni. Le librerie non ti accettano se non hanno visto i dati di vendita del tuo libro e anche così, prima di fidarsi… meglio organizzare un evento con amici e parenti e amici degli amici in una pizzeria, un bar, un altro locale in tema col libro.
Il gestore sarà contento perché gli porti gente, tu sarai contento perché venderai tante copie, i tuoi amici e gli amici degli amici pure perché se hai scelto bene il posto passeranno del tempo in modo molto piacevole.

Fatti i conti, dopo un anno sei ancora sotto di qualche centinaio di euro… però: se avessi pagato l’EAP ci avresti rimesso 2500 euro minimo, ti saresti ritrovato con un libro editato in modo sommario (nel migliore dei casi) e senza correzione di bozze accurata, una copertina da 5 e mezzo e 100 copie di un libro che probabilmente è meglio non far leggere: con tutti gli errori, i refusi, gli spaginamenti che contiene ti creeresti una fama negativa dalla quale non ti libereresti più.

Con l’autopubblicazione realizzata in modo serio invece hai realizzato un prodotto che:
1) Si può leggere senza far brutte figure perché non ha errori se non qualche minuscolo refuso come nei libri prodotti dai grandi editori (e a volte è anche meglio).
2) Ti ha fatto crescere: lavorare con un editor professionista, con un grafico, con un correttore di bozze e probabilmente anche con un commerciale ti ha permesso di acquisire delle abilità che prima non avevi e di affinare grazie al lavoro quelle che possedevi già.
3) Hai costruito il primo, fondamentale, mattone della tua personale fama. Buona o cattiva che sia ne sei stato tu l’artefice e succederà una cosa strana: quando anche a distanza di tempo prenderai in mano il libro che hai scritto non vorrai cambiarne neanche una riga.

Domande e Risposte:

perché un EAP no e invece pagare un editor va bene?
Perché l’editor è un professionista che con la parola ci campa. Se tu pubblichi un libro ed hai successo, automaticamente lui (più spesso lei) è felice perché significa attrarre nuovi clienti. Se comunque sei soddisfatto del lavoro, per l’editor sei prezioso perché ne parlerai bene (o più spesso scriverai sul tuo blog, sulla pagina autore… ecc…). Dietro pagamento di un piccolo supplemento l’editor ti scriverà la quarta di copertina (o ti indicherà cosa scriverci) per ottenere un testo d’effetto. Io suggerisco di approfittare.

Ma a che accidenti mi serve il correttore di bozze se già l’editor mi ha corretto tutto?
L’editor ti ha impostato tutto: personaggi, trama, climax, ambientazione, otturazioni dei buchi nella trama e incongruenze varie. Tu hai fatto il lavoro, l’editor corregge il testo in modo semi-approfondito (non è il suo lavoro), talvolta lavora su tre passaggi (ma non costa mai meno di 4 eur a cartella)  e quindi ti controlla ancora meglio il lavoro, ma dopo l’ultimo passaggio se fai errori non li vedrà. Il correttore di bozze prende il testo “definitivo” e scova TUTTI gli errori di ortografia e sintassi residui e lavorerà bene quanto l’editor, nel suo campo. Ama il tuo libro e vuole che risplenda anche grazie al suo contributo: non gli serve a niente intascarsi i tuoi soldi se poi parlerai male del suo lavoro. A volte il correttore ti cura anche l’impaginazione e può valere la pena pagare anche per questo servizio: il costo per cartella aumenta.

E il grafico? Che ho da imparare da un grafico?
Più di quello che immagini. Se ha un minimo di esperienza in ambito pubblicitario saprà tirare fuori una copertina accattivante e ti spiegherà i motivi. Alla copertina successiva sarai in grado di dare degli ordini molto più precisi al grafico e verrà ancora meglio.

E come promuovo il mio libro?
Benvenuto nella mia scomoda barchetta: non ne ho idea. “Il Torto”, nel mentre che scrivo, ha venduto 7 copie a 2,99 eur l’una. Però ne ho distribuite gratuitamente circa 300 di queste sono state lette 1/3, di questi 100 lettori quattro hanno lasciato una recensione su Amazon, un paio mi hanno chiesto se esiste il cartaceo, molti altri solo un “grazie” e “molto carino” via email. Uno mi ha recensito in modo negativo, ma è stato piacevolmente accurato e mi ha dato tante idee su come migliorare il seguito. La distribuzione “gratuita” avviene col contagocce (non ho speso in pubblicità) ma conto di arrivare a 400 copie distribuite prima che esca il seguito del Torto e poi, si spera, quelli cui è piaciuto il primo libro decideranno di acquistare il seguito. Che non è il seguito, ma un’avventura che si colloca temporalmente dopo i fatti narrati nel “Torto” e che può essere letta anche in modo autonomo.
Se tutto va bene potrei vendere da 20 a 50 copie.
Però se mi chiedi “come fai a vendere” ti rispondo: chiedi altrove, io non ho venduto che 7 copie, per ora, ma se il metodo che sto mettendo in pratica funziona lo scriverò su queste pagine.

Quindi non si guadagna niente?
Dipende cosa intendi per “guadagnare”: ti ho appena dimostrato che con l’autopubblicazione ottieni più che con un EAP, senza contare che un buon corso di scrittura, creativa e non, costa circa 10.000 eur l’anno per tre anni (fonte: scuola Holden) invece un’autopubblicazione realizzata in modo serio ti porta via un anno e costa 1/4 o anche meno. Se il tuo obiettivo è pubblicare il tuo libro e basta allora mi spiace di averti fatto perdere tempo. Se invece vuoi essere uno scrittore, be’ l’autopubblicazione è una strada percorribile, più costosa di quello che ti racconta Amazon KDP, ma comunque ricca di soddisfazioni.
I guadagni… magari arriveranno anche quelli, ricorda che la conoscenza paga sempre e con interessi elevati, anche se a volte lo fa in modi… oltre ogni immaginazione.

Anno nuovo, storie nuove…

copertina2

Come promesso un po’ di tempo fa, stamattina alle 1.30 la nuova versione del Torto della Torta è stata inviata per la pubblicazione. Per la precisione è la 4.9.1 ovvero  4 riscrittura integrale, 9a revisione e 1 perché alcuni termini della 4.9 ho scelto di cambiarli: non erano coerenti con l’ambientazione. L’accenno al diavolo, per esempio, nelle imprecazioni “Che diavolo” o “Diavolo d’un… ” sono state sostituite con altre più consone ed altrettanto evocative.
C’è una nuova introduzione, due capitoli in più, il testo è stato revisionato e portato “al presente” in modo da renderlo più scorrevole e spero anche piacevole da leggere. Il punto di vista è stato portato al narratore onniscente non focalizzato, così da offrire una panoramica più ampia sull’ambientazione e tu che leggi questo blog sai quanto lavoro c’è dietro.
Grazie al lavoro di un editor professionista (www.editorromanzi.it), sono riuscito ad esprimermi in modo molto più chiaro e, spero, accattivante.

E poi numerosi ringraziamenti li meritano i beta readers che mi hanno, con pazienza certosina, fatto notare tutti gli errori di punteggiatura, doppie dimenticate e altre sviste più o meno da matita blu. C’è pennablu che non legge e revisiona nulla… ma ha una piccola community di readers molto simpatici, l’amico AlexBi, Triarius e Morgana D. Baroque che mi ha dato una bella iniezione di autostima.
Con l’occasione ho aggiornato il layout grafico della copertina, ma non ho cambiato l’ID del libro così chi lo ha già scaricato… si anche quei 53 che lo hanno ottenuto gratis durante il periodo di lancio, potrà ricevere la nuova versione  gratis et amore dei direttamente sul proprio kindle e stavolta, spero, avrete tutti voglia di lasciare un commento al riguardo.
Le altre “opere” presenti verranno rimosse, editate con qualità uguale o superiore a quella del “torto” e ripubblicate, conto di offrire “I Razziatori di Etsiqaar” in promozione per 3gg appena conclusi beta-reading ed editing. Per il Furfante Derubato invece non so neanche se manterrò il titolo, quindi… attendere, prego.
I prezzi cambieranno… d’altro canto l’editing ha un costo che in qualche modo devo recuperare.
Entrambe i romanzi sono stati riscritti più volte, con l’ultima riscrittura li ho portati “al presente”, operando al tempo stesso dei doverosi tagli su “luoghi mitici” e “battaglie famose” di cui alla trama non importa una bega, b come Savona.  Che poi sul blog, su wattpad e altre piattaforme compariranno racconti & novelle dove sperimento formule narrative differenti come “Rituale di Sangue” e “Il diario del capitano Sarralga“. Lo studio sulle modalità narrative, sulle tecniche e gli stili di scrittura rappresentano una nuova sfida. Fino al mio incontro con l’editor di cui sopra non mi ero mai preso la briga, sbagliando, di considerare qualcosa di diverso dalla “narrazione al passato con narratore onnisciente”.
Ecchepp… pardon, che noia!
Il nuovo narratore non è onniscente anzi: il suo punto di vista salta da un personaggio ad un altro, sa tutto di un personaggio fino all’istante presente e ignora beatamente cosa accadrà in futuro, mentre del passato sa solo quello che il personaggio ha vissuto e conosciuto. Insomma un ingrediente in più per dire… e dai, sfoglia pagina e scopri che succede. In ogni caso niente “epici scontri tra bene e male”. Un mondo “Fantasy” non vive solo di quello, c’è la vita di tutti i giorni fatta di eventi relativamente comuni come il passaggio di un drago in lontananza, lo scandalo causato dalla “distrazione di fondi pubblici” per la realizzazione della nuova cinta muraria o un sacerdote di Wu-Masau che officia un rito per la contaminazione delle acque di una città. I miei “cattivi” hanno degli scopi, si muovono e agiscono per perseguirli. Non se ne stanno rintanati nel loro INESPUGNABILE castello, con un drago pazzo legato in cantina, ad aspettare che l’eletto venga e gli faccia elegantemente le scarpe. Ogni riferimenti a libri attualmente pubblicati deve considerarsi accuratamente accidentale. Cerco di rendere i miei cattivi “naturally born assholes” e scusate il francese se siete cattolici, e fargli perseguire un fine coerente con la loro natura. La cosa divertente è che in questo modo rischio di far vincere i cattivi… cattivi… ma saranno veramente cattivi o, piuttosto, si tratta solo di una diversa interpretazione delle parole Bene e Male? Poco importa: nel Torto della Torta questa distinzione è ancora abbastanza netta, del resto è un raccontino di appena 82500 battute.

Per l’Ombra Scarlatta invece ci sono tempi lunghi: le 450 cartelle di cui è composto vanno ben oltre il limite di Tolkien e c’è molto da tagliare, revisionare e poiché ha ancora la struttura impostata “al passato” richiederà almeno una riscrittura completa. La trama è bella complessa, ci sono una decina di personaggi tra principali e secondari, più decine di comparse, tanto fumo e tantissimo arrosto che voglio cucinare a puntino.

Poi c’è il mio “guanto artigliato”, la storia numero cinque che per ora ha un titolo provvisorio “Il ladro di sogni” e che andrà a perturbare i sogni di alcune pulzelle malichane, ma pure di qualche “pulzello” che si ritroverà a… no, non dico nulla, ma mi ricordo di un romanzo cyberpunk in cui c’era un cacciatore di “taglie” che, su richiesta dei propri clienti, colpiva chi “rubava” proprietà intellettuale e, protetto dalla legge, acchiappava, paralizzava, scuoiava e trasformava le sue prede in oggetti d’uso comune ancora senzienti. Oggetti che i “clienti” potevano esporre come trofeo di fronte ai propri visitatori.
“Guarda: questo qui vendeva i cd clonati delle mie canzoni a dieci dollari l’uno… ci guadagnava più di quanto guadagnavo io su ogni copia” e sventola sotto il naso dell’ospite un paio di cavetti audio ad altissima fedeltà. Peccato che la debole corrente elettrica che li attraversa si tramuti in un’atroce tortura per l’ex pirata discografico.
Stai forse pensando che il mio “Ladro di sogni” sia un mago pazzo che trasforma poveri fanciulli e innocenti figliole in oggetti d’uso comune come scovoli per il wc e pentole da cucina? In un mondo simil-medievale il wc non esiste: ci sono latrine, pitali, comode o modernissimi “setteloit” (anagramma un po’ ‘sta parola?) malichani con pozzo nero caricato a melma disgregante, eccellenti per far sparire i bisogni corporali ed anche qualche scomodo… cadavere. Invece Malichar ha una fiorente pseudo-industria artigianale per la produzione di oggetti magici. Vedere un povero diavolo, anche se a Tharamys di diavoli non ce ne sono, tramutato in pitale vivente è troppo e comunque decoerente rispetto all’ambientazione. Invece una bella scena alla Nightmare, con un pimpante emulo in chiave fantasy del mio amico Freddie Kruger, continua ad ispirarmi nella costruzione di un guanto con cinque pennini al posto delle unghie.

Torno a scrivere. Se stanotte fate un incubo scusate, colpa mia, lo richiamo subito… se riuscite a svegliarvi in tempo però è meglio.
Nottenotte…

 

Il torto della Torta 2.0

Il torto della tortaIn realtà il numero di versione sarebbbe 4.6 ovvvero la sesta riscrittura della quarta stesura, ma come “edizione” è la seconda, totalmente rinnovata.

Dopo essermi accorto che, nonostante le buone idee, i miei racconti hanno venduto meno di 100 copie in 3 anni ho svolto un intenso lavoro di autocritica. Cosa è mancato? Be’ sicuramente il marketing: non sono mai stato capace a vendere me stesso, né altro che non fosse un po’ di “fumo” parenti, amici & familiari.

Il bello del “fumo”, specie se ottenuto da certe affascinanti piantine con foglie a sette dita, è che fa sembrare tutto bellissimo e meraviglioso: un vero ballo con la S davanti. Tuttavia il giudizio è un pelino falsato. Il “torto ” nella sua prima edizione è stato giudicato troppo positivamente: il commento meno lusinghiero è stato “molto carino” e il migliore “wow, fantastico: mi hai fatto sognare luoghi incredibili!”. Forte dei miei dubbi e del numero di copie vendute ho ripreso in mano il testo e ho analizzato pregi e difetti.

Punti di forza:

  1. E’ una storia originale. Niente mostri “fine di mondo”, orribili “signori oscuri” o altri cliché tipiche delle storie High Fantasy. Anche il protagonista è sui generis e in comune con altri ha l’età e una certa dose di immaginazione.

  2. La trama è intrecciata, ma non troppo. Il conflitto che muove il protagonista c’è e arriva già nel primo capitolo.
  3. I personaggi sono caratterizzati a dovere, ognuno con le sue peculiarità, i suoi pregi e i suoi difetti
  4. E’ facile da leggere, appena 30 cartelle: non scoraggia.

Punti di… miglioramento:

  1. L’italiano. Mi sono cadute le braccia di fronte ad alcuni errori grossolani come una virgola tra soggetto e predicato… avrei voluto morire: ho pubblicato su Amazon una roba del genere?!? E qualcuno l’ha letta?!!?. Ci sono pure 90 avverbi in meno di 40 pagine, accidenti, altro che Torto della Torta: ho fatto un torto a quei pochi che mi hanno dato fiducia!
  2. Manca un capitolo introduttivo “catastrofico”. Voglio dire: tutti gli altri racconti cominciano “alla Cussler” con un bel disastro di qualche tipo. No, niente navi che affondano: ci sono razziatori che razziano, furfanti che derubano, entità sanguinarie che tramutano vivi in non-morti… cose così. Invece questa storia è, come dire… senza sugo (come dicea un di que’ capi un po’ pericolosi, quel tal Sandro… autor d’un romazetto in cui si narra di promessi sposi).
  3. Il finale non introduce alla “collana” dedicata a Conrad e al mondo di Tharamys: e allora, se pure è scritto bene nessuno sarà curioso di leggere il resto. Insomma: la storia di Conrad e del mago Colle Ondoso inizia con questo libro… ma non si capisce.
  4. La tecnica usata, col narratore onnisciente, la terza persona con focus sul protagonista del capitolo, il tempo che va dal passato prossimo a quello remoto e l’imperfetto per descrivere le azioni che non si sono ancora concluse, sa di stantio e già n-mila volte letto. Va bene per un resoconto di una partita di giochi di ruolo, ma qui… è richiesto altro.

Ed ecco che comincia il lavoro. Per prima cosa ho bisogno di migliorare io. Così comincio a cercare siti dedicati alla scrittura e agli scrittori. Scopro blog di autori e agenti letterari fino a quel momento sconosciuti come Augusto Chiarle, sulromanzo.it e ioscrittore.it. Ritrovo persino quello di un amico: www.pennablu.it di Daniele Imperi. Ciao Daniele, sei stato (e continui ad essere) una fonte preziosa di consigli utilissimi! Tra le tue pagine ho trovato anche un’altra persona molto utile: Stefania Crepaldi, che è un editor e mi ha seguito durante la riscrittura del libro con pazienza, entusiasmo e professionalità.

Con un mese e mezzo di lavoro ho riscritto interamente il testo, passando la fatidica soglia da racconto lungo a romanzo breve… 46 cartelle.

E infine: ecco un bell’estratto dal “Torto” con raffronto tra “Prima” e “Dopo” la cura, per chi è curioso di vedere quanto è cambiato il mio stile in un mesetto… e cosa lo aspetta se deciderà di acquistare il libro una volta pubblicato.

Prima dell’editing:
CONRAD MUSÌN! – gridò una voce stridula e potente allo stesso tempo; la porta della cucina si spalancò di colpo e dalla sua posizione riparata in fondo al tavolo Conrad poté solo immaginare Luigi Scaldapentole che, dall’alto dei suoi 95 centimetri (un vero gigante tra la sua gente), faceva irruzione nella sala comune della casa agitando addome e capelli allo stesil presente nel passatoso modo.
Il “gigantesco” elasson saltò sulla panca accanto a Francisco che sogghignò in direzione del semiumano, ma tenne per se qualsiasi commento gli fosse venuto in mente: la padella che il minuscolo cuoco teneva in mano in quel momento avrebbe potuto trasformarsi in un… incontro ravvicinato assai doloroso.
Raccontami la storia della tua vita, da stamattina a adesso – intimò al ragazzo puntandogli contro la padella – e bada di includere la sorte della crostata di visciole che avevo sfornato all’alba, poco prima di recarmi in città per acquistare le provviste necessarie per la dispensa… già che ci sei tira fuori il piatto: non ti sarai mangiato anche quello spero! – disse Luigi sbattendo la padella sul tavolo, un gesto molto eloquente per Conrad: il prossimo avrebbe visto in azione la padella sul suo fondoschiena.
…ma io non sono stato! Non…– protestò Conrad
Non ti ho chiesto se sei stato tu – grugnì Luigi, i lineamenti del viso glabro e delicato stravolti dalla rabbia – ti sto ORDINANDO di dirmi cosa hai fatto nella mia cucina quando, stamattina, mi sono dovuto assentare! –
Un quesito gustosamente interessante, mio giovane allievo – commentò Francisco lisciando distrattamente il pizzetto appuntito – in effetti stamane avevo fiutato un buon profumo nell’aria –
Conrad scuoteva la testa e negava:
Non sono stato io, non stavolta! Ho promesso sul mio onore che non l’avrei più fatto, e me ne sono ben guardato! –
Fu allora che Dorian entrò nella sala:
Allora Luigi che si mangia di buono a pranzo? – chiese notando subito la presenza del cuoco in piedi sulla panca accanto a Francisco
Minestrina! – urlò Luigi furibondo – dato che qui c’è un ladro che preferisce degustare le mie specialità prima che possano raggiungere la tavola – Luigi a furia di gridare stava perdendo la voce, mentre il suo colorito stava assumendo una tinta simile a quella delle visciole usate per la crostata.
Dorian scoccò uno sguardo molto severo a suo figlio:
Papà mi devi credere: non sono stato io, non stavolta, ho… – provò a difendersi il ragazzo, piagnucolando appena.
Zitto Conrad! Non peggiorare la tua posizione: avevi promesso, ricordi? Sei venuto meno al patto, un bravo mercante non si comporta in questo modo (ahemm NdA): può aver mal interpretato alcuni dei termini, del tutto in buona fede… magari per ottenere qualcosa in più, ma non disattende mai un contratto che lui stesso ha redatto, perché un mercante degno di questo nome ha solo da guadagnare nel rispettare la sua parte; da stasera e fino alla fine dell’autunno tu dormi nel fienile e lavori come garzone nelle stalle, fila!
Ma papà…–
Fa come ti ho ordinato Conrad e non farmelo ripetere! – sbottò il padre incollerito – o stavolta le prendi sul serio! –
Conrad corse via piangendo fuori della sala, sotto lo sguardo severo di Dorian, quello deluso e poco soddisfatto di Luigi e quello rassegnato di Francisco.

Dopo
«Conrad Musìn!» grida una voce stridula e grave allo stesso tempo; la porta della cucina si spalanca di colpo e dalla sua posizione riparata in fondo al tavolo Conrad non riesce a vedere Luigi Scaldapentole che, dall’alto dei suoi 95 centimetri – un vero gigante tra la sua gente – irrompe nella sala agitando addome e capelli. L’impressione è di avere vicino due persone con voci diverse che gridano all’unisono. Chi non conosce gli elassos spesso crede che siano davvero in due a gridare. In condizioni di tranquillità non c’è traccia della voce doppia, tranne durante il canto, nel quale gli psaltei(3) elassos sono maestri indiscussi.
Il gigantesco elasson salta sulla panca accanto a Francisco e si rende visibile. Francisco sorride divertito in direzione del semi-umano, ma tiene per sé ogni commento al riguardo: sa che un elasson furibondo armato di padella potrebbe trasformarsi in un… incontro ravvicinato assai spiacevole.
«Raccontami la storia della tua vita, da stamattina a adesso», intima al ragazzo puntandogli contro la padella, «bada di includere la sorte della crostata di visciole che avevo sfornato stanotte, poco prima di recarmi in città per acquistare le provviste necessarie per la fattoria… e già che ci sei tira fuori il piatto: non ti sarai mangiato anche quello spero!» sbraita Luigi, sbattendo la padella sul tavolo. Un gesto davvero molto eloquente per Conrad. Il ragazzo sa che l’atterraggio della padella sul suo fondoschiena può divenire realtà entro pochi secondi. Il suo volto sbianca, le gambe diventano improvvisamente molli e la vescica gli comunica che deve liberarsi in quell’istante.
«… ma io non sono stato! Non stavolta…» protesta Conrad, incapace di trovare una risposta.
«Non ti ho chiesto se sei stato tu», grugnisce Luigi, i lineamenti del viso glabro e delicato stravolti dalla rabbia, «ti sto ordinando di dirmi cosa hai fatto nella mia cucina in mia assenza!»
«Un quesito gustosamente interessante, mio giovane allievo», commenta Francisco lisciando distrattamente il pizzetto appuntito, «in effetti avevo fiutato un buon profumo nell’aria stamane.»
Conrad scuote la testa e nega: «Non sono stato io! L’altra volta ho promesso sul mio onore che non l’avrei più fatto, e me ne sono ben guardato!»
È in quel momento che Dorian entra nella sala: «Allora Luigi, che si mangia di buono a pranzo?» chiede notando subito la presenza dell’elasson.
«Minestrina!» grida questo, furibondo, «dato che qui c’è un ladro che preferisce degustare le mie specialità prima che possano raggiungere la tavola.»
Luigi a furia di gridare sta perdendo la voce, mentre il suo colorito va assumendo una tinta simile a quella delle visciole usate per la crostata.
Dorian scocca uno sguardo molto severo a suo figlio che replica: «Papà mi devi credere: non sono stato io, non stavolta, ho…» Conrad, gli occhi carichi di lacrime trattenute a stento, incrociano quelli di suo padre in cerca di una difesa o ancora meglio, di una piena assoluzione. È innocente e vuole che tutti gli credano.
«Zitto Conrad! Non peggiorare la tua posizione: avevi promesso, ricordi? Sei venuto meno al patto. Un bravo mercante non si comporta in questo modo: può aver mal interpretato alcuni dei termini, del tutto in buona fede… magari per ottenere qualcosa in più; ma non disattende mai un contratto che lui stesso ha redatto, perché un mercante degno di questo nome ha solo da guadagnare nel rispettare la sua parte; da stasera e fino alla fine dell’autunno dormirai nel fienile e lavorerai come garzone nelle stalle. Fila!»
«Ma papà…»
Gli occhi dell’uomo, di fronte a quel tentativo di ribellione, divengono due fessure: «Fa come ti ho ordinato Conrad e non farmelo ripetere!» sbotta, le mani serrate in pugni stretti lungo in fianchi, «O stavolta le prendi sul serio!»
Conrad corre via piangendo. Sente gli sguardi di tutti e tre sulla schiena come se fossero pugnali, sguardi che continuano a trafiggerlo anche dopo aver sbattuto la porta dietro di sé.

3) bardo, cantastorie in elassos. Oltre ad essere famosi per la loro cucina gli elasson superano gli elfi nel canto.

Che ve ne pare? Commentate pure al riguardo; cambiamenti ce ne son stati parecchi, a cominciare dalla formattazione che è molto più ordinata e pulita, con le caporali «» al posto del trattino – per introdurre il discorso diretto. Il narratore è diventato “quasi” onnisciente: neanche lui sa come finirà la storia. Sa tutto sul passato e sul presente, ma il futuro gli è oscuro e se osa svelare qualcosa al riguardo… il finale potrebbe cambiare.  Ad aggiungere carne al fuoco: il primo capitolo è dedicato a Colle Ondoso, il secondo ad Alalf e Ololf, che si intrufolano di soppiatto nella fattoria Musìn. Capitoli brevi, sia chiaro. Tutta l’opera non supera le 83000 battute, circa 46 cartelle.

Quando avrò finito probabilmente cambierà il titolo, sicuramente la dicitura: non è più un racconto breve. In tutti i casi  pubblicherò la nuova versione come aggiornamento della precedente così quei pochi, lettori coraggiosi, che hanno acquistato la prima versione del racconto se la ritroveranno ben aggiornata sul proprio Kindle senza spendere un cent.

Buone Letture a tutti!

Scrittura in salsa 2.0

Nuova nottata in bianco: stavolta i pargoli hanno avuto gli incubi in sincrono.
SOB.
Ne approfitto per scrivere un po’.
Quando ho cominciato a scrivere avevo neanche 15 anni. Mi piacevano storie di fantascienza infarcite di alieni, astronavi, terrestri ignari eppure al centro dell’universo… roba provinciale, insomma e piuttosto fragile dal punto di vista narrativo. La consapevolezza in versione 1.0, quella suindicata, giunse ad opera di un signore di cui ignoravo tutto e che all’epoca collaborava per la casa editrice Fanucci. Solo molti anni dopo avrei realizzato che si trattava di Gianni Pilo, personaggio che ogni appassionato di Lovecraft dovrebbe conoscere meglio di come il Papa conosce il suo Capo.
All’epoca mi pareva un signore dai capelli grigi molto competente in fatto di narrativa.

Pieno di belle speranze chiesi ed ottenni un appuntamento per far leggere un mio racconto. Si intitolava “Simol” e raccontava delle prodezze di un simulatore olografico capace di uccidere.

Argh. Beata gioventù…

…se dovessi tramutare in un numero la risposta del signor Pilo, che ebbe la pazienza di leggere il mio scritto e di dedicarmi una mezz’ora del suo preziosissimo tempo tra lettura e commento, direi che ricevetti un 5– per incoraggiamento. Mancava ritmo, il protagonista era simpatico come un calzino di cotone bianco dentro un paio di superga beige e solo l’antagonista mostrava un vago accenno a una qualche forma di carisma. Non c’erano errori di ortografia evidenti, ma lo stile era troppo ingenuo e piatto. Buona l’idea della metro F a tor di quinto… magari un giorno ci sarà davvero.

Quell’incontro, a onor del vero, mi scoraggiò non poco, ma ebbi la testardaggine di continuare. Un paio di mesi dopo MCMicrocomputer pubblicò, pagandolo denaro sonante, un mio racconto intitolato “Difensore”. WOWOWOWOWOW!!! Festa! Non stavo più nella pelle per la gioia. Stavolta gli ingredienti c’erano tutti: azione, suspence, niente errori e, cosa più importante, si trattava di una strana commistione di fantascienza e fantasy che non si era mai vista prima. Niente elfi sulle astronavi, per intenderci, ma pirateria informatica inserita con cognizione di causa e azione a la “TRON”.

Pensavo di aver capito com’è che si scrive e invece no, tant’è che dal 1987 al 2012 non riuscii a pubblicare un maledetto accidente.

  1. Fu con la pubblicazione del “Tòrto della torta” se mai terrò questo titolo, che scoprii alcune delizie del mondo editoriale:
    1) Nessuno scrittore ha mai tirato giù un libro con la macchina per scrivere: un libro è un processo simil-industriale, con numerosi passaggi (e già dietro al punto 1 ci sono svariati punti che sto saltando)
    2) Lo scrittore tira giù il manoscritto, poi c’è l’editor che riconduce la storia entro canoni che il mercato di riferimento della casa editrice, o dello scrittore stesso se è un indipendente, apprezza e paga.
    3) Completato l’editing (e ricevuto l’OK dell’editore) ecco che scatta la correzione delle bozze… anche se alcuni editori, a quanto vedo dal numero di refusi in crescita, tende a risparmiare su questa fase.
    4) Formattazione… più o meno adesso il libro prende la sua veste grafica definitiva
    5) Finalmente si va in libreria.

Io invece avevo saltato dal punto 1 al punto 5 ottenendo così  un nulla più grande di quello che ha quasi spazzato via il regno di Fantàsia (vedi alla voce Michael Ende).
Così mi sono messo a vedere cosa combinavano altri scrittori esordienti e ho creato un account su ilmiolibro.it, ewriters.it e un altro che ora non ricordo. Ho trovato perlopiù concime organico prodotto da gente che, come me, ha saltato dal punto 1 al punto 5 credendo che sufficienti i commenti di parenti & amici per correggere gli errori ortografici.

Come ho scoperto anche con me stesso, i lavori che ho esaminato e recensito erano perlopiù dozzinali non tanto per le idee: ognuno a modo suo, a parte uno, erano originali e innovativi.
C’è stato chi ha intessuto valori cristiani e fate pagane, chi ha ricalcato la fantasy classica tolkeniana, chi ha infilato un Drago tra i raccoglitori di pomodori della campania (sic!) e chi ha tirato in ballo i miti greci con cognizione di causa e presenza di spirito. No, erano dozzinali per la presenza di errori, di parti inutili, di ambientazioni “cartonate” dove si vedeva chiaramente il “quarto muro”, di personaggi che in ambienti decisamente alieni con tre soli si chiamano Bill e Cristine… CaZ2O (permanganato di mioduro) ma come ti viene in mente? Hai i monti Valastor, il fiume Pheenir chiami Dunedain il protagonista e il cavallo Bobby?

Studiare i loro errori mi ha permesso di comprendere meglio alcuni dei miei e credo che non riuscirò mai a dirgli “grazie” per aver messo la faccia sui loro lavori così da evidenziare bene cosa NON scrivere nei miei. Devo dire che sui libri pubblicati in amazon qualche errore c’è anche da parte mia, non così tanti, ma nemmeno così pochi. Devo rimediare.

Alcuni di loro mi hanno fatto sentire un grande scrittore, ma in realtà erano loro ad essere… be’, si, pessimi. No, niente nomi: non sarebbe corretto. Chi ha la pazienza di cercare le mie recensioni su “ilmiolibro” può accorgersi facilmente di chi ho premiato e di chi ho esaltato.

Forte di questa nuova esperienza sono tornato alla scrittura e ho cominciato a demolire i miei racconti, non solo.

Ho cercato un editor, qualcuno che (dietro compenso) leggesse i miei racconti (li chiamo racconti, ma a partire da “I razziatori di Etsiqaar” si tratta di romanzi in tutto e per tutto) e mi desse un parere tecnico, imparziale e costruttivo.

Al che è iniziata la fase 2.0 della mia consapevolezza che è diventata un pelino più imprenditoriale: se scrivo un racconto da 180000 battute vuol dire che si tratta di 100 cartelle e quindi spenderò non meno di 450 eur per l’editing, se voglio rientrare delle spese devo fissarne il prezzo a 3,99 eur su amazon, con il 70% di royalties sono circa 2.8 eur meno le spese di download… trattandosi di “solo testo” mi conviene, dato che pesa meno di 1mb. Per rienrtare delle spese devo vendere almeno 161 copie. In realtà è un po’ di più perché ci sono le tasse.
Per vendere 161 copie devo fare pubblicità e quella costa… insomma al word processor ho attaccato il file excel che, mentre scrivo, mi tiene aggiornato sulle stime dei costi di editing ed eventuale traduzione che, iva esclusa, costa non meno di 0.03 cent a carattere. Tutta la poesia e il divertimento della scrittura viene un po’ svilita, ma risparmio tempo e riesco a concentrarmi meglio sulla scrittura così da renderla migliore già al primo passaggio.

Questa nuova consapevolezza mi ha portato a capire come mai non si vedono praticamente più quei bei mattoni stile “IT”, ma sempre trilogie o cicli narrativi anche più lunghi.
Nessun editore investirà mai così tanto su un esordiente, preferendo scaricare su quest’ultimo parte dei costi di editing e stampa. Nessun esordiente può permettersi di spendere 1500 eur per l’editing di un mattone da 500000 battute e rotti. Nessun editore permetterà mai ad un autore di grido di pubblicare un libro da 1200 cartelle se può permettersi di spezzarlo in 2 da 250000 e guadagnare il doppio (vedi cosa è accaduto all’edizione italiana del trono di spade).

…e allora? E allora ecco che ho impugnato le forbici, ingaggiato un editor e h ricominciato da capo. Col racconto più corto, che è pure il primo della saga di Conrad.
Su suggerimento dell’editor l’ho portato da 30 a 44 cartelle perché ho incluso un incipit leggermente diverso e ho portato la narrazione al presente (e ci sono riuscito in 2 giorni) e ora deve dimagrire un po’. Poi appena finisce l’aspettativa lo sostituisco a quello presente su amazon e lo passerò gratis a tutti quelli che mi hanno supportato.

Bon, sono le sei (del mattino) e devo finire di preparare le cose per il mare, tra poco si sveglia la famiglia e draghi, spade e incantesimi devono tornare nel cassetto, fino alla prossima nottata in bianco.

A proposito: se tu che hai letto questo articolo fino a qui hai anche voglia di diventare un “lettore Beta” e di sciropparti la versione del racconto lungo / romanzo breve prima della pubblicazione, lasciami il tuo contatto o almeno un commento con indicato come posso contattarti: avrò cura di inviarti una copia da leggere in anteprima in cambio di un tuo parere; se mi piacerà ti chiederò l’autorizzazione a pubblicarlo un po’ ovunque (sul blog, la pagina facebook dedicata al libro, la pagina di amazon… ecc…).

Grazie e buone letture

Andrew Next

Editor

L’editor…

Cos’è un editor? Non lo sapevo.
Un editor è un personaggio reale, grande conoscitore della lingua italiana, in questo caso, e grande amante dei libri. Di carta e non. Lui, o lei, prende in mano un testo e comincia a spulciarlo in cerca di errori. Non si tratta di errori di battitura: quelli li trova bene il correttore ortografico o un bravo lettore capace di leggere anche al contrario un testo (è un esercizio che a me procura un mal di testa ancora più feroce del dopo-sbronza). L’editor trova alcuni errori, a volte anche i refusi di battitura, ma soprattutto è capace di scovare gli errori nella trama: un assassino che non sta nei tempi, un malvagio adoratore di Wu-Masau che non rispetta i dettami della propria religione, un oggetto che sta in un posto senza alcuna spiegazione del perché sta lì. Scova gli errori di caratterizzazione dei personaggi, gli errori dovuti ai “luoghi comuni”, le descrizioni troppo verbose o gli avverbi che troppo sintetizzano e nascondono invece di mostrare al lettore quel che si vorrebbe mostrare.
Grazie ad un editor… e ai quasi 5 euro a cartella che si piglia (prezzo medio, che cala un po’ se le cartelle diventano tante), un testo si trasforma da “libro nel cassetto” a “romanzo” ovvero quel prodotto editoriale che affolla gli scaffali (e le directory) di librerie e smartphone di tutto il mondo.
Anche nel mondo editoriale l’abito fa il monaco. Cioè se un libro non rispetta i canoni che il mercato richiede: totale assenza di errori, descrizioni efficaci, formattazione comoda da leggere, regole degli “a capo” e un’infinità di altre che ora non sto a riportare, viene automaticamente (oops, ho usato un avverbio!) cassato e scartato o, peggio, viene sommerso da critiche negative.
Così mi sono rivolto ad un editor per sottoporgli “Il tòrto della torta” e chedergli un parere. L’editor, la signora Crepaldi, mi ha risposto e mi ha spiegato alcune cose molto interessanti riguardo gli errori commessi (decine) nelle appena 32 cartelle di cui è composto il racconto.
Ora rabbrividisco pensando al lavoro che mi aspetta, di fronte alle oltre 600 cartelle costituite dagli altri due racconti e dal romanzo… e degli altri che stavo mettendo in cantiere.
Però è anche una bella sfida. Appena torno al lavoro metterò in cantiere la seconda edizione di ogni racconto, ma stavolta col supporto dell’editor (e una spesa, ahimè, non indifferente, ma conto di rifarmi, stavolta). Nel frattempo… si lavora, faccio sempre il papà h24/7 e i minuti per scrivere a mia disposizione sono maledettamente contati.
In compenso la mia velocità di scrittura sta subendo una drastica accelerazione: adesso sfiora le 2200 parole/ora e se continuo con questo allenamento raggiungerà le 3000 entro la fine dell’estate.