Faccia a Faccia con…

…piccola rubrica dedicata ai personaggi. Un po’ per conoscerli meglio un po’ per giocarci e vedere se mi esce qualche altra idea da mettere da parte per, uh, dopo.

Il primo articolo di questa serie tocca, manco a dirlo, al protagonista.

Conrad Musìn

Ciao Conrad come và?

«Bene grazie, che ci faccio qui?»

Sei sul mio computer per rispondere a qualche domanda per i miei amici e quei quattro gatti che leggono il mio Blog.

«Cos’è un Computer? Mi sembra di stare solo in una stanza bianca a parlare con una voce che esce dal soffitto!»

Acciderba ecco una cosa a cui non avevo pensato, provvedo subito.

«Ehi! Qua siamo sulla mia collina, dentro la siepe di ginestre che c’è sulla cima!»

Un autore delle mie parti era molto affezionato al suo “ermo colle” e alla siepe che ” tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude” mi piaceva ricrearla quassù.

«Senti, ma non hai una faccia… qualcosa con cui possa parlare senza sentirmi stupido?»

Va meglio così?

«Hai dei vestiti molto strani… devi venire da un posto davvero lontano»

Mi fa piacere la tua sospensione del giudizio. Per rispondere alla tua domanda: il mio popolo vive molto lontano da qui, dentro a uno stivale.

«Lo dicevo che eri strano, Hai piantato tu la siepe?»

Più che altro l’ho fatta crescere mentre tuo nonno Tonio tirava sù il nucleo centrale della fattoria dalle rovine della villa di Colle Ondoso. Ho visto che ti ci sei trovato bene: vieni quassù spesso?

«Prima dell’incidente con la torta venivo qui spesso, ma adesso che ci sono anche Diana e La-Wonlot alla fattoria passo molto più tempo con loro… Lawon mi sta insegnando a cacciare e Diana conosce tantissimi trucchi, si sa arrampicare, lanciare coltelli… »

E poi devi studiare parecchio… Francisco ti fa sudare eh?

«Francisco è simpatico finché non cominciamo ad allenarci con la spada. Poi mi riempie di lividi. Come hai fatto a portarmi quassù?»

Con una magia che si chiama letteratura. Che studi con lui oltre la scherma?

«Di tutto: diritto, matematica, geografia, come stimare una merce… »

Ti ha insegnato lui a fare magie?

«Come sai che so lanciare magie?»

Le voci corrono, Conrad e io ho un punto di osservazione… privilegiato. Ti piace usare la magia?

«È strana, pericolosa… »

Ma non riesci a farne a meno per via degli effetti che ha su di te: ogni volta che lanci un incantesimo vorresti subito usarne un’altro e poi un’altro ancora.

«…lo sai anche tu eh? Ivilas mi ha messo in guardia: molti apprendisti muoiono proprio perché non riescono a fare a meno di lanciare magie, si lasciano prendere dalla frenesia e commettono errori. A volte… »

Ivilas è una mia cara amica, tieni i suoi insegnamenti in grandissima considerazione.

«Allora puoi insegnarmi qualcosa anche tu! Come hai fatto a portarmi in cima alla mia collina? Neanche mi ricordo dov’ero prima!»

Eri a dormire, Conrad, in viaggio per Lain-Crugòn coi cavalli di tuo padre. Ne ho approfittato per farti un salutino e una veloce intervista.

«Inter… che? È un sogno, sto sognando tutto, non c’è niente di reale?»

Attento Conrad: il fatto che i sogni riguardano quel che accade nella tua testa non li rende meno reali. Però puoi sempre assumere il controllo, se la tua mente è abbastanza forte, e decidere tu come concludere.

«Quindi se questo è il mio sogno posso far apparire quello che voglio?»

Certamente.
In un attimo lo vedo correre giù per il pendio della collina mentre lo sento gridare “Mamma!”

In teoria dovrei avere il controllo dei miei personaggi, in teoria dovrei conoscere tutto quello che gli passa per la testa. La verità è in una parolina che presa singolarmente vuol dire poco, ma se metto “quasi” tra “conoscere” e “tutto” mi dice che Conrad ha ancora parecchie sorprese da svelare persino a me.

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I Razziatori di Etsiqaar V 4.10

Nuova revisione per questa stesura, che ora è completa della sezione dedicata ai giocatori di ruolo. Così chi lo desidera può trasformare più facilmente il libro in un’avventura per il suo GdR preferito.

Ho aggiunto tre capitoli, necessari perché uno dei retroscena giungeva troppo tardivamente all’attenzione del lettore, perché i personaggi di Diana e La-Wonlot erano altrimenti troppo scarni e privi di motivazioni, perché… è inutile che mi nasconda dietro a un dito: mi sto affezionando a Conrad Diana e La-Wonlot, sono una via di mezzo tra gli amici che non ho mai avuto e i figli che sono arrivati e, forse, arriveranno ancora.

Ora la storia è completa e toccherà all’editor darsi da fare per scovare tutto ciò che non funziona (ma stavolta è davvero poco), quello che può rendere meglio e quello che invece va mantenuto perché buono, mentre l’amico e collega Gianluca Serratore si dedicherà alla cover.
Quando l’editor mi consegnerà il lavoro passerò alla stesura definitiva e alla pubblicazione.

Zeus, Zeus! Chi l’avrebbe mai detto che scrivere un libro richiedesse tanto lavoro? E questo è il più corto dei romanzi che ho tirato fuori dal cassetto… gli altri sono molto più lunghi.

Spero non abbiate troppa fretta di leggerli. Voglio farli bene… e vedo arrivare la 5a stesura per i razziatori.
I tre nuovi capitoli hanno portato a galla alcune fragilità della trama di “background” che devo correggere, o mi crolla tutto l’impianto del romanzo successivo (giunto alla terza stesura) e del quarto (fermo alla ver. 0.17) e insomma avrei qualche bruciore di stomaco.

La buona notizia è che sto procedendo all’editing dei Razziatori: con la nuova stesura e le (poche spero) revisioni il romanzo sarà pronto per la pubblicazione in breve tempo.
Altra buona notizia: stavolta sarà corredato di Glossario, appendici storico-culturali e materiale per GdR così da permetterne facilmente la trasformazione in avventura per il proprio set di regole preferito: ci sono mappe, schede sintetiche dei personaggi, descrizioni extra… tutto quello che serve per mettere un party di avventurieri alle prime armi, come Conrad, di affrontare la situazione altrimenti imbarazzante di avere una banda di razziatori equipaggiata di tutto punto contro.

L’ombra scarlatta

Dopo undici revisioni del testo, spesso con la riscrittura completa del medesimo, 83000 parole e oltre 500.000 battute mi sa che ho scritto il mio primo vero libro. Ok, non sarò un Valerio Massimo Manfredi o un Clive Cussler… stavolta non è un “raccontino”. Tante parole mi sono servite per raccontare una terra selvaggia, aspra e forte (cit!) e dal passato burrascoso, costellato di scontri epici e creature mostruose dalla potenza primordiale.

Si dice che l’ultima cosa che si tira fuori è il titolo… be’ è vero. Il “Fantasma delle Brulle” era il titolo provvisorio, ma poi… zac! Mi si è accesa la lampadina vedendo il modo di apparire di un certo personaggio… l’ombra scarlatta, appunto. Quando mia moglie ha sentito il titolo mi ha detto “Che Orrore! Se è una storia horror non voglio proprio sentirne parlare!” e io “no, non è una storia horror è…” e poi ho ripensato ad alcune delle situazioni: vittime sacrificate ad un dio malvagio con un orribile pugnale a quattro lame affilate come bisturi, schiere di non-morti in vari stati di decomposizione, esseri umani e non trattati come cibo e poi abbandonati ad un destino che fa sembrare la morte meno fastidiosa di un’influenza… “…si, un po’ di horror c’è”, le ho detto.
Ho perso un potenziale lettore, mi sa. Ed è inutile dire che c’è horror e horror, che quello che a me provoca gli incubi (ovvero i sogni più divertenti che mi capita di fare) è quello narrato da Poe, Lovecraft e King e non certo quello di Dean R. Koontz. Per chi non conoscesse quest’ultimo la differenza tra i primi tre e Koontz è la stessa che passa tra “Alien” e “Nightmare”. Il primo mi fa ancora paura nonostante siano passati un bel po’ di anni, il secondo… mi fa prendere in mano il pop-corn, la sciarpetta e gridare “Forza mitico Freddy: ammazzali tutti!!!”.

Ecco, a mio giudizio si tratta di situazioni del secondo tipo: splatter e grand-guignolesche se mi posso permettere una licenza ortografica. Il che non toglie che tanto il buon Conrad, quanto tutti i suoi amici, vecchi e nuovi, dovranno trottare e sudare un bel po’ per tirarsi fuori dai guai in cui li ho cacciati fin dal primo racconto. L’Ombra Scarlatta è una vicenda piuttosto… complicata, anche per un ragazzino in gamba come Conrad.

Ora sto lavorando sulla trama: col fatto che in questi mesi ho scritto nei ritagli dei ritagli di tempo (due bimbi di 1 e 3 anni ne lasciano talmente poco a disposizione che mi sembra che io e mia moglie stiamo facendo veri miracoli per riuscire ad avere un po’ di tempo per noi!) ci sono molte parti non congruenti tra loro. Personaggi che hanno nomi leggermente differenti, voci del dizionario italiano-orchesco da aggiornare, eventi che sono raccontati due volte come l’avventura di Francisco con la necromante che voleva renderlo… immortale e bello per sempre, insomma tanto.

Non ultima la copertina del libro, perché stavolta è un libro con tutti i crismi e i contro attributi… forse per settembre prossimo, a meno che i pupini non decidano di cominciare a dormire la notte, forse più tardi se capita qualche altro guaio, riuscirò a metterlo online.

In ogni caso ora avrò più tempo per il blog e per arricchire il mondo di Tharamys e ho parecchie idee in mente… tra le quali il prossimo libro.

Il Ladro di Sogni.

Jon Ludrò

Jon è il primo, vero, antagonista di Conrad. Più grande di cinque, ricco, grosso e cattivo Jon utilizza con naturalezza la menzogna, il tradimento e la violenza allo stesso modo con cui Conrad predilige il dialogo, la fiducia e l’uso del cervello rispetto alla forza.

Vive a Nadear, a palazzo Ludrò: un bell’edificio in stile kireziano e adornato da statue in marmo di Marbél e di professione è nullafacente… o meglio: ama darsi da fare, ma niente di realmente utile. Ha modi effeminati, si atteggia a guitto e talvolta si esibisce come comico sul palco della “Fortuna del Viaggiatore”, locanda creata allo scopo di intrattenere i clienti dell’Emporio Ludrò e attrarre nuovi avventori.

Altezza: 178cm

Peso: 80kg, e a breve potrebbe perderne qualcuno.

Forza: tanta e per gestirla usa buona parte delle proprie risorse intellettive, o almeno questo lascia pensare il suo comportamento.

Intelligenza: non gli manca, sa essere astuto anche se non ci tiene a mostrarlo.

Carisma: belloccio, dai modi affascinanti e ambigui, ha tuttavia un’indole sadica e incline alla violenza che lo porta a diventare un pericolo per se stesso e chi gli sta attorno.

Agilità: buona.

Carattere: si atteggia a Leader, ma ama stare da solo.

Si potrebbe dare la colpa di ciò che Jon è ai genitori, certo, ma come dice il proverbio: “tutte le colpe non stanno da una parte sola” anche in questo caso le responsabilità sono molteplici.

Fisicamente si presenta molto bene: capelli neri, corvini, occhi azzurro-ghiaccio, struttura fisica possente, ha un aspetto curato ed elegante in ogni circostanza. Merito degli insegnamenti della madre, che ha tentato di educarlo fino al divorzio. Poi non ne ha più avuto la possibilità e gli aspetti più negativi del carattere di Damien si sono manifestati appieno nel giovanotto le cui gesta sono narrate nei prossimi racconti. Più che altro: le vicissitudini politiche di Dorian Musìn si riflettono nelle imprecazioni di Damien e quindi di Jon, che a sua volta vede nella famiglia Musìn il Nemico, e in Conrad un avversario da schiacciare. Quest’ultimo: non potendo proprio confrontarsi con un orso come Dorian, pensa che può a buon diritto prendersela con Conrad .

Jon ha istinto nel riconoscere una persona di valore e, nell’ipotesi in cui questa (sfortunata) persona non abbia intenzione di notare il valore di Jon e di adorarlo come dovuto, fa in modo che tutta la sua cerchia di amici & conoscenti abbia in odio questa persona. In questa cerchia, necessariamente, ricadono anche le amicizie di Damien oltre che Damien stesso… e non è bello ritrovarsi nel mirino di una simile bestia solo perché non si ha dato il dovuto(?) rispetto ad un ragazzo viziato e violento. Per fare un paragone calzante: nel gruppo scout di una mia amica ci stavano due ragazzini terribili, pestiferi e assolutamente non adatti allo stile scout. Tuttavia appena qualcuno si comportava in modo diverso da come desideravano quei due piccoli mascalzoni, se ne uscivano dicendo “Guarda che lo dico a nonno”. Nonno era… avete presente l’innominato? Quel “tale”, quel “famoso” di manzoniana memoria, noto a tutti e che nessuno osava nominare? Ai tempi di Manzoni non c’erano i link ipertestuali, oggi invece…  ecco, probabilmente quando ho immaginato Jon ho pensato proprio a quella situazione. Insieme ad altre. Jon è un bullo, del tipo con cui ho avuto a che fare al liceo, per cui conosco bene la materia e come trattarla. Devi colpirli usando la testa, dove fa più male e dove meno sono in grado di rispondere, tenendo bene a mente che la violenza è l’estremo rifugio degli incapaci.

Dentro Jon ho messo molto altro per renderlo odioso: i bulli non sono solo quelli che usano la violenza fisica. Il Cyberbullismo non lascia lividi, ma sa causare anche più dolore di un pugno che ti devia il setto nasale.

Scrivere il profilo di Jon mi ha riportato alla mente un bel po’ di episodi di bullismo di cui sono stato… protagonista, mio malgrado e no, non sono mai stato un bullo. In compenso ora conosco moltissime mosse di numerose arti marziali, dal Karate all’Ai ki do, passando per il Ken-Do, lo ju-jitsu, lo Judo e la capoeira (questa per necessità). So come si tira un pugno e, incidentalmente, so anche eseguire uno shoryuken quasi impeccabile.  Dico incidentalmente perché mai e poi mai avrei voluto colpire il bullo di cui sopra con quello… io stavo giocando a calcetto, in porta, e ho parato di pugno, saltando, ma il bullo m’è arrivato da sopra pensando bene di dare una testata al pallone (e a me).

Quando penso a Jon penso proprio a tutti quei ragazzi che, di scuola in scuola, per qualche motivo decidono di prendersela col più mite, da soli o (più spesso) in compagnia. Talvolta cambiano e diventano persone splendide, capaci perfino di riconoscere che in gioventù si sono comportati da animali.

Nel caso di Jon ho creato una bestia, di quelle cattive, spietate e prive di rimorso. Sotto certi aspetti è una macchina, sotto altri… il giovanotto ha traumi e questioni sepolte nell’inconscio dalle quali desidera fuggire come se fosse un diavolo di fronte ad una piscina di acquasanta.

Quali? Eh, calma. Jon comparirà per la prima volta nelle “Cronache di Tharamys vol. 3”, il titolo… non ve lo dico se no spoilero troppo, e ritornerà nei volumi 4 e 6 dove intendo mettere una bella resa dei conti tra lui e Conrad.

Nadear la Bianca – guida turistica

Piazza HaldenNella vasta piazza Halden1, subito dietro la porta omonima16, è impossibile ignorare, causa odore piuttosto intenso e che cresce nel corso della giornata, le stalle pubbliche10 dove ogni forestiero è tenuto a lasciare la propria cavalcatura per circolare a piedi. I permessi di circolazione con veicoli diversi dai piedi al di fuori di piazza Halden vengono concessi solo per motivi ben precisi (come il trasporto di merci dal porto alla porta meridionale). È altresì possibile lasciare il cavallo fuori dalle mura, legato da qualche parte, ma non è consigliabile: il profumo delle rose-vampiro7 alla lunga fa impazzire gli animali che, inevitabilmente, strappano le redini e si lanciano al galoppo dentro ai cespugli per morirvi dentro felici… se un arbusto arciere non li arpiona prima, per mangiarseli lui. L’alternativa alle mura è il caravanserraglio, una vasta area incolta e libera dalle micidiali piante dove stazionano le carovane dirette verso ovest, ma lasciare un cavallo in mezzo a quel caos di carri, persone e animali da traino significa perderlo cinque minuti dopo averlo lasciato. Presso le stalle invece, per una cifra modesta, si può lasciare il proprio animale certi che sarà accudito con cura e riconsegnato ben strigliato, nutrito e riposato.

Sulla piazza dominata dalla statua dedicata al giovane Halden si aprono numerose viuzze ed il grande viale della Repubblica8, che conduce all’altra grande piazza antistante il porto. Il termine “vasta” ben si applica a questo spazio ampio quasi 300 piedi (1 piede = circa 1 metro) e rivestito da lastroni di basalto, è uno dei luoghi dove ogni settimana viene allestito il mercato che trasforma la piazza in un variopinto caos multietnico. A sinistra del viale della Repubblica,  si erge l’emporio Ludrò12 un edificio dalla facciata semplice e pulita, fornito di ogni cosa che potrebbe essere utile e meta di decine di persone che ogni giorno vanno a ritirare la merce ordinata e ne ordinano di nuova. Pagamento rigorosamente in anticipo. Uno dei personaggi che potrete incontrare dietro al bancone è Jon Ludrò: figlio del famoso Damien, quello che Dorian chiama “figlio d’una vipera” o “vipera cornuta” quando non vuole infierire. Le vicende di Jon e Conrad sono destinate ad incrociarsi presto e a più riprese.

piazza_della_loggiaProseguendo verso nord si imbocca il viale della Repubblica8, una strada che è comune a tutte le città di Kirezia e di solito è la più importante. La via è caratterizzata da una infinità di luoghi dove si può acquistare qualcosa da mangiare, da bere o da indossare. Tutti i negozi della città, con alcune eccezioni, sono concentrati lungo questa via che é quella dove passa la maggior parte dei forestieri. Le abitazioni sono realizzate in pietra basaltica intonacata di bianco per mitigare la calura estiva e con il tetto di tegole rosse, ma alcuni palazzi possiedono un aspetto più ricercato, come lo splendido palazzo Ludrò13 che si affaccia in piazza della Loggia9: costruito in stile tardo kireziano, ricco di bifore e guglie dall’aspetto ricercato realizzate in marmo di Marblé e stucchi dorati; sulla stessa piazza non sfugge all’attenzione la loggia dei Mercanti14 , con lo splendido portico di archi a tutto sesto leggeri e slanciati, che da l’impressione di sostenere senza alcuno sforzo l’edificio soprastante.

Piazza MijosotLa gilda dei maghi11 è forse il più curioso degli edifici che si possono incontrare in questa breve passeggiata. Sorge in piazza Mijosot2, proprio al termine del viale della Repubblica e consta di cinque torri alte 32 piedi a forma di guglia uniti da archi rampanti e circondata da un giardino curatissimo.
La gilda, l’unica presente in tutta la valle di Levot, accoglie dodici membri e vanta il minor numero di incidenti subiti dai propri associati in tutta Kirezia. Di fronte l’ingresso della gilda, proprio al centro della piazza fa bella mostra di se la statua bronzea di Flantius Mijosot, detto Colle Ondoso, raffigurato mentre scaglia un incantesimo col suo bastone. Notevole è la sfera di cristallo che ne ingloba la punta, e che quando il sole la fa brillare rappresente egregiamente l’energia che si sta per sprigionare dall’incantesimo appena evocato, ma che rende difficoltoso distinguere il drago rampante ben visibile, invece, sul bastone di Conrad. Più oltre a nord la piazza si allarga fino a diventare la banchina del porto4, ampia e perennemente ingombra di barche tirate in secca, reti a farfalla messe ad asciugare, pile di casse in attesa di un veliero che le carichi per portarle altrove… il lago Levot è vasto e vi si affacciano numerosi villaggi che scambiano regolarmente merci con Nadear, senza contare il sistema di canali che mette vasto lago in comunicazione con la capitale. Con le spalle al porto non può sfuggire all’occhio il palazzo  Nodale15: Nadear è uno dei quattro punti nodali della rete commerciale della Repubblica e in questa sede vive il consiglio nodale, o camera bassa e il consiglio ristretto, retto principalmente dagli alfieri delle gilde mercantili. In sostanza è qui che vengono prese tutte le decisioni in merito l’amministrazione della città e di tutta la regione circostante il lago.

Se capitate da queste parti durante il mercato del pesce, tuttavia, preparatevi spiritualmente a tapparvi il naso e a scansarvi velocemente: è una merce che deperisce in fretta e i fattorini non hanno tempo da perdere. Sebbene sentirete dire dagli abitanti che la puzza più forte viene dal palazzo. Da questo punto in poi, tanto a est quanto a ovest è un susseguirsi di moli, capannoni20 e imbarcazioni di tutte le stazze ormeggiate ordinatamente. mura_lacustriLe mura si estendono anche sull’acqua5, dove una robusta massicciata sostiene la costruzione che protegge la città anche da quel lato. Vi sono due ampie aperture che consentono l’entrata e l’uscita delle imbarcazioni, ognuna segnalata da lanterne alimentate ad olio e, in caso di necessità, una robusta catena viene issata dalle torri lacustri per impedire l’ingresso (e l’uscita) a qualsiasi natante.Prese d'acqua
La dove le mura incontrano le acque del lago si possono notare delle chiuse: queste sono le prese d’acqua che, in caso di emergenza, vengono aperte al fine di allagare il fossato e dare una prima ripulita ai nemici eventualmente asserragliati contro le mura stesse. Sul lato ovest del porto, sempre a ridosso della mura, numerosi bacini di carenaggio, gru e altri capannoni offrono tutta la manutenzione necessaria alle imbarcazioni più grandi. Tornando indietro verso sud, da questo lato del porto, si accede ad un dedalo di viuzze che sfocia nella caratteristica piazza dei cinque templi, una sorta di cuore spirituale della città, dove sono concentrati gli edifici religiosi più noti: i templi di Eplor il buono e la Case dei Guaritori22, Nendos l’arbitro dalla cupola di ardesia ed Einungis l’unico con il tipico fregio a forma di Frassino dorato, la cappella di Merat-Asua madre della vita e della morte tanto cara a puerpuere e becchini ed infine il giardino di Salof-Lal, la divinità elfica più nota al di fuori della foresta di Nivalis, giardino popolato da uccelli bellissimi e da lombrichi lunghi un braccio.

Sembrerebbe che manchino dalla città altre tracce dei Nani, che pure tanto hanno contribuito alla sua nascita. Per trovarne dobbiamo spostarci più a est, verso la porta del Sole, verso occidente. Proprio sulla piazza antistante la porta sorge uno degli edifici più antichi della città, la locanda di Rosa Abbiategrasso. Rosa è una elasson e vive a Nadear più o meno dalla sua fondazione. Cioé non è che vive sempre a Nadear, ma quando si prende una pausa e se uno dei suoi giri non la porterà, un giorno, a lasciare per sempre questo mondo, torna alla locanda che ha costruito e che è l’unico posto in tutta la valle di Levot e fuori dalla Casa-di-Roccia dove si può gustare la vera cucina Nanica. Rosa conosce storie e aneddoti sulla fondazione di Nadear e sulla sua storia che nessun altro conosce e li conosce di prima mano, per cui, se glielo domandate con gentilezza e vi fermate per cena, potrà togliervi molte curiosità sul giovane Halden, Colle Ondoso e (soprattutto) il capitano Sarralga ed il battaglione Krorennert, ma pure su molte altre cose che succedono in città. Il solo problema è sopravvivere alla cena.

La città ha pianta circolare e tutte le strade si irraggiano da piazza Mijosot o gli girano attorno. Completamente fuori da questo schema c’è piazza Slandròna, cuore pulsante della vita notturna. Giungere in piazza non è semplice se si viene qui la prima volta: il dedalo di viuzze che la circonda è poco… amichevole e per nulla facile da ricordare, ma una volta giunti in questo spazio triangolare circondato da case bianche coi tetti rossi è impossibile non notare il motivo per cui questa zona è, in qualche modo, isolata dal resto della città. Siete nel quartiere dei bordelli.

Il nostro giro turistico della città è quasi concluso: anche se la valle di Levot è tranquilla e ormai popolata solo da razze pacifiche quali elfi, Nani, elassoi e umani le regole di sicurezza sono rimaste pressoché invariate da quattro secoli a questa parte. Nessuno entra o esce dal tramonto all’alba a meno di autorizzazioni speciali. Nessuno usa armi entro le mura eccetto le guardie e chi viene sorpreso, con l’arma in pugno, viene multato e accompagnato fuori della città con l’invito a non tornare per sei mesi. Se lo fa viene ri-multato, cosparso di pece e piume e nuovamente espulso.

Parlare di Nadear la Bianca, con le sue casette bianche dai tetti rossi, mi ha permesso di dipingere perbene lo scenario del prossimo racconto, titolo provvisorio: “il rompicarro” su cui sono al lavoro. Conto di finirlo prima di pasqua… è che mi tocca scrivere con un piede.

Si: le mani sulla tastiera, il piede sulla culla a dondolar…

Diana Latàr

Nel gergo dei giochi di ruolo un personaggio come questo si chiama “PNG”: Personaggio Non Giocante. Poi durante l’assalto dei Razziatori di Etsiqaar s’è rivelata come il proverbiale cacio sugli altrettanto proverbiali maccheroni. Mi serviva una ragazza, mi serviva ribelle, determinata e pronta a quasi tutto, mi servivacosì punto e basta. Che poi lo abbia realmente fatto o meno be’, sono affari suoi no?
La figliola in questione è pure molto determinata: pur di raggiungere i propri obiettivi sarebbe stata disposta anche a distruggere la propria famiglia di origine. Se c’è riuscita o meno si può scoprire leggendo “I razziatori di Etsiqaar”, pubblicato su Amazon in questi giorni.
Qui vediamo di scoprire altri aspetti che la contraddistinguono:

Altezza: 166cm

Peso: 49kg, la vita di campagna non fa certo ingrassare.

Forza: riesce a sollevare lo zaino di Conrad, ha fiato da vendere e… meglio non averla di dietro con un coltello in mano (ma neanche davanti).

Intelligenza: rozza, sa guardare al presente, ma non considera molto le conseguenze delle sue azioni.

Carisma: ha fascino, doti recitative e presenza di spirito.

Agilità: quella di un gatto, silenziosità inclusa e pure una mira eccellente.

Carattere: Volitivo e determinato, quando desidera qualcosa non si lascia fermare da niente.

Fisicamente si presenta come una ragazzotta di campagna dai capelli rosso fuoco e gli occhi azzurri, la cui femminilità è sbocciata all’improvviso, come testimoniano gli abiti del primo incontro con Conrad e che a stento riescono a contenerla. Successivamente riesce a rimediare dei vestiti più adatti e può così scegliere di “apparire” quando e come gli occorre. Il che implica che adora curiosare tra negozi e bancarelle ogni volta che gli si presenta l’occasione, ma priva di un buon senso degli affari rischia di spendere tutto quello che ha per un vestito… in questo apprezza molto l’abilità di Conrad nel contrattare e spuntare se non il prezzo più basso, sicuramente il migliore possibile.
Per ora è presente ne “I razziatori di Etsiqaar” e nel “Furfante Derubato”, titolo provvisorio del prossimo racconto, dove ha un ruolo meno… impattante. Cosa che, credo, cambierà in corso d’opera: non è certo un segreto che i miei racconti siano incentrati sulle vicende di Conrad e sulla sua crescita, ma questo non vuol dire che debba perdere di vista il resto del mondo: men che meno coloro che gli stanno vicino.