Calendiér Malicièn

 

E dunque ecco il calendario malichano, anzi Le Calendier Malicièn (e cominciamo a infilarci dentro un po’ dell’arcipelago di Vasconne da cui provengono… e ovviamente della Île de Malichar che poi è il feudo di origine del buon Bertrand)
L’idea di base era quella di partire da un calendario terrestre noto, ma ormai desueto e di “sonorità” francese. Mi sono soffermato un pochino sul calendario rivoluzionario, quello coi mesi “creativi” come “Germinale” “Pratile” o “Termidoro”. In francese era già più evocativo:

vendémiaire
brumaire
frimaire

nivôse
pluviôse
ventôse

germinal
floréal
prairial

messidor
thermidor
fructidor

i nomi sono legati alle condizioni climatiche e ad alcune attività legate ai lavori agricoli. Neve pioggia e vento d’inverno, vendemmia, nebbia e freddo per l’autunno, gemme, fiori e prati per la primavera e così via con l’estate che ha il suffisso -d’or  per indicare che è la stagione migliore.
Il calendario rivoluzionario fu deciso arbitrariamente dopo settimane di discussione, qui invece ho una civiltà millenaria controllata da un dio che ha a cuore lo studio e la conoscenza, prima di tutto, ma pure il benessere e la felicità di buona parte dei suoi fedeli. Prima che vi domandiate perché allora esistono divinità “malvage” vi ricordo che si tratta di concetti relativi: cos’è la felicità per un essere umano? E per un Elfo? E per un orco? E se l’adoratore medio di un dio è masochista piuttosto che vegano o pratica la chirurgia come arte voluttuaria? È difficile essere un dio. In un luogo poi dove la magia esiste e le idee possono condensare in divinità (se ci credono abbastanza persone) le cose si complicano ulteriormente.

Malichar esiste da circa 2600 anni, direi che un calendario ce l’ha e pure parecchio strutturato. E preciso: il 10% della popolazione pratica la magia (contro lo 0,5-0,8% delle altre nazioni). Un calendario preciso è indispensabile per garantirne la sopravvivenza, oltre alla “mitica” barriera.
Dal punto di vista geografico è un sistema di strette valli glaciali caratterizzate da boschi di conifere, fiumi a carattere torrentizio e ghiacciai in fase di arretramento. La popolazione vive concentrata nella parte più bassa delle valli, là dove l’insolazione è maggiore (e non ci sono più beholder e altre bestiacce). Il cielo è visibile, ma solo “in alto” dato che l’orizzonte è coperto da montagne che sfiorano i 4000 metri di media, ma le cime più a nord sfiorano i 6000. Uso i metri anziché i piedi kireziani perché mi tornano comodi per fare i conti.
Il giorno è suddiviso in cinque periodi di lunghezza differente. L’alba che va da quando sorge il sole a quando supera le montagne, il mattino che termina quando il sole è allo zenith, il pomeriggio che termina quando il sole sparisce dietro le montagne, il tramonto che colora di rosso il cielo, la sera che termina quando anche il crepuscolo è conclusosolare e poi la notte che ha termine con l’alba. Il “tramonto” in senso proprio (la scomparsa del sole oltre la curvatura del pianeta) è un fenomeno noto solo ai malichani che viaggiano.

Dal calendario rivoluzionario ho mutuato soprattutto le idee che esso veicolava, ma ho aggiunto parecchio di mio.

Primavera
safraneux – Safran è il nome del “Crocus Sativus” uno dei tanti bucaneve (i crochi) che fioriscono al disgelo. Da questi fiori si ricava lo zafferano, condimento molto popolare e spezia che viene esportata a carissimo prezzo. In questo periodo termina anche la stagionatura degli insaccati e lo sbottamento delle birre. Costellazione “Le safrain”, il bucaneve.
treflieux – Le Trefle è tanto il trifoglio, che abbonda nei prati. Dunque è tanto il mese del ritorno dei prati. Costellazione: “La petite Vailèt” (la vitella Minore… il nome è provvisorio come la prossima costellazione).

pelousien – il mese dei prati. Le mandrie salgono negli alpeggi e ci resteranno fino a fine estate. La grande Vailèt (Vitella Maggiore) è la costellazione che è allo zenith (a mezzanotte) in questo periodo.

Estate
Arréchaût – Mese del caldo. Il nome originario era “Rechauffageur”, ma la “R” iniziale è caduta sostituita da “arr” e a fine parola è rimasta la “û” al posto di “uffageu” mentre la r finale s’è incollata al palato diventando una t. Il solstizio cade in questo mese e poi le giornate inizierano ad accorciarsi. Le pecore vengono tosate adesso, così che al ritorno del freddo possano avere abbastanza vello da riscaldarsi di nuovo. Costellazione “les tisòires” ovvero le forbici. È anche il mese della maggior produzione di formaggi. Vacche, pecore e capre producono latte tutto l’anno.

Arrecolt – Mese della raccolta: ha inizio adesso la raccolta delle messi dai campi e andrà avanti fino a tutto vendan. Costellazione “la Cueilleuse” (raccoglitrice di frutti). Stesso discorso per l’etimo: era Recolteur, la r iniziale è diventata Arr e poi il resto è caduto, ma trattandosi di finale di parola non è rimasta neanche una vocale circonflessa.
Nota: la “Arr” davanti deriva dalla pronuncia della R iniziale di quasi tutte le parole Maliciane… il risultato che di parole che iniziano per “r” praticamente non ce ne sono.

La Mesadoire
Anticamente (e in Lleendir è ancora così) era Meissonadoir, poi divenuto Mêsadoir e infine La Mêsadoire, ovvero la mietitrice.
La e circonflessa indica dove c’era “isson” chè è si è contratto in “ê” diventando com’è oggi e declinato al femminile. Le Meissonadoir era il modo in cui veniva citato spesso tanto l’uomo che falcia il grando, quanto un’altra figura comune a moltissime culture e che separa i vivi dai defunti: La Morte. Merat-Asua, una delle divinità più potenti da queste parti, ha di fatto infiltrato senza colpo ferire anche la rigida teocrazia maliciana. Pochi culti non ne sono permeati, quello di Einungis nei reami del nord dove ogni aspetto della vita dei fedeli è regolato dal “dio unico” (ein = uno) con metodi ancora più spietati (l’eresia è punita con la morte per crocifissione ad un albero, tradizionalmente un frassino, ma all’occorrenza va bene qualsiasi cosa: anche un muro con un albero disegnato). D’altro canto è questo mese in cui gli animali da macellare vengono uccisi, da qui il collegamento con la morte. Sempre In questo periodo si tengono le aste per le pietre-matrice migliori. Vengono avviate le produzioni di insaccati e derivati della carne che resteranno a stagionare per tutto l’inverno e parte della primavera. Quella delle pietre-matrice è una delle “industrie” più floride dei principati. Costellazione = La fille avec l’orcin d’obsidienne, la ragazza con l’orecchino di ossidiana. (piccola citazione di un certo quadro di Veermer, che adoro).

Autunno
vendan – mese della vendemmia e della preparazione del vino. Termina la raccolta di quasi ogni altro frutto. Rimangono solo alcuni frutti di bosco alle quote più basse come le more. Costellazione “l’Autinier” il vignaiolo. Ai suoi piedi c’è la costellazione della Bosarde, la Volpe. Volpi e uva hanno una lunga storia anche in Malichar. Giusto per ricordare: in francese volpe è “renard”, nei dialetti aostani/savoiardi è Bosaron. Metti insieme il prefisso Bos e il suffisso ard e una e finale per il femminile e ottieni “la bosarde” (e muta e d appena accennata) giusto per ricordare che onomaturgia, worldbuilding e “filologia” vanno di pari passo.

undès – undicesimo in antico Lleenico. Malichar ebbe origine 2600 anni fa da una diaspora guidata da Bertrand de Malichar, dall’isola di Wascòn nel sub-continente di Lleendir a sud-est di Adra. Nel corso dei secoli numerosi principi tentarono di dare un nome “mitico” a questo mese e al successivo, ma con la loro morte gli altri principi hanno sempre ripristinato il calendario tradizionale. Costellazione: “la barriere”. Tutti i cittadini pagano i tributi per mantenere e far crescere la barriera. La spiegazione ufficiale è che è la grande scuola di magia, la Brêndienne e i suoi maghi a mantenerla e farla prosperare. La spiegazione è un pelino più complicata, ma è indubbio che senza le sovvenzioni statali l’università pur con le rette elevatissime, non riuscirebbe a prosperare… il problema è costituito dalle sovvenzioni, ma siccome questo è oggetto di uno dei romanzi in costruzione non posso rivelarlo qui.

dodès – come sopra, dodicesimo e ultimo mese del calendario Lleenico che è legato agli eventi astronomici e col 30° giorno del dodicesimo mese aveva termine il calendario. Dodès è l’unico mese che può avere 31 giorni, quando capita il bisestile. Giusto per fare il pignolino: alla pubblicazione del Torto a Lavill si festeggiava il 2602° anno dalla fondazione. Costellazione: “l’Oeil”, il beholder. Durante i mesi più freddi accadeva in passato che queste creature scendessero a valle per procurarsi cibo. I malichani si son messi il promemoria in cielo.
Nota: la transizione da inverno a primavera segna l’inizio del nuovo anno in moltissime culture. Traccia di questo evento è presente anche nel nostro calendario. Dicembre è l’ultimo mese attuale, ma solo il decimo nel calendario giuliano che terminava a Febbraio. In questo caso invece si festeggia al solstizio d’inverno, quando le giornate tornano ad allungarsi. Del resto l’aumento della luce disponibile è quel che scandisce la vita in molte culture.

Inverno
Betânier – Unico mese con la maiuscola, nel 500 alf (alf è la sigla che indica la fondazione (a la fondatiòn) della prima città: Lavill’ )  il consiglio dei principi decise che il mese di Glassié (il ghiacciato: in occitano la radice glass- è legata alla parola ghiaccio) sarebbe cambiato in Bertrandier in onore del fondatore dei principati. Col tempo la r e la d sono state elise e fu segnata la a come circonflessa per ricordare che anche lì son cadute un po’ di consonanti. Tutte le feste sono concentrate in questo periodo, alla fine dell’anno solare. Del resto è il periodo con meno luce a disposizione e non è che si possa fare molto altro che starsene in casa al calduccio. L’anno inizia il primo giorno di questo mese. Eventuali aggiustamenti vengono inseriti prima del primo giorno dell’anno. Costellazione “Bertrand” c’era da chiederlo? Bertrand sorge e scaccia l’Oeil, e così inizia il nuovo anno.

neigeux – nevicoso o nevile, fate vobis. È il mese con le nevicate più abbondanti. Costellazione “les outiles” gli strumenti musicali. Bertrand ha vinto, si fa festa. Fuori di casa la neve ha bloccato tutto e l’unica cosa da fare è ballare. Ci si scalda meglio, si consuma meno combustibile e si sta allegri.
glacieux – piccolo gioco di parole, non si tratta del mese più freddo in assoluto, corrisponde infatti al periodo che sulla Terra va da fine febbraio a fine marzo. I ghiacci si staccano e scivolano a valle, a volte causando seri danni. Inoltre è la stagione in cui dalle montagne soffiano i venti più gelidi provocati proprio dalla fusione del ghiaccio. Costellazione:  la bërsache, lo zaino. La brutta stagione è al termine, il lavoro riprende e i pastori si recano a controllare, zaino in spalla, che i rifugi e i ricoveri per il bestiame siano in ordine. 

E via, si ricomincia.

Lo studio del Guascone (langued’Oc occidentale), dei dialetti Savoiardi (piemontese e valdostano), del Francese e una spolverata di Italiano sta dando vita al Malichano. Il guascone, occitano occidentale, è il medesimo strato che ha dato origine ai nomi llenici, quelli con la y tra un cognome e l’altro. Il sub-strato occitano e una spruzzatina di cataro ne influenza pronuncia e base del dizionario, il francese per quanto riguarda la pronuncia moderna e la deriva linguistica (da Meissonadoir a La Mêdoire), l’alta savoia perché comunque ci deve essere un dialetto alpino nel mio modo di vedere le cose e l’italiano. Quest’ultimo è fondamentale dato che 1) è la lingua del lettore 2) Il paese con cui Malichar ha maggior scambi in termini economici è Kirezia dove si parla italiano-veneto e che a sua volta deriva dal Maorni che invece è una forma imbastardita di Latino.
Sta diventando una cosa parecchio interessante.

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Casa Sidràt

IngressoSidrat

La città di Nadear è in ristrutturazione. Il fatto di dover riscrivere l’avventura di Conrad e soci da quelle parti, l’introduzione di nuovi personaggi e la nuova riscrittura di tutto il testo ha imposto alcune modifiche. Simon Sidràt è il fondatore della omonima confraternita, la gilda di studiosi che offre i propri servizi a tutti quei concittadini che possono permetterselo. Sidràt è un anagramma, tanto per cambiare e non rivelerò di che si tratta, tanto mi basta dire che il palazzo è più grande all’interno che all’esterno per far capire la citazione. Devo trovare anche un logo adatto.

In questo luogo avviene uno degli eventi-chiave della vicenda per cui la descrizione deve essere quanto più minuziosa.

Otto strumenti per la scrittura

Sto ripensando al modo in cui la scrittura è cambiata. Salgari trascorreva intere giornate a documentarsi per poter narrare delle jungle della Malesia, della storia dei caraibi e delle imprese di pirati, bucanieri e corsari. Verne bazzicava l’università per tenersi aggiornato sulle ultime novità in campo tecnologico. Io… (eh be’, se devo scegliermi dei Mentori meglio prenderseli di grosso calibro no?) …io invece no. In comune con i due signori appena nominati ho un grande amore per la letteratura, specie quella fantastica, l’iscrizione a una decina di biblioteche e poi ho qualcosa che né Salgari, né Verne… né tantissimi altri autori del passato hanno avuto a disposizione.
Ho Internet e le risorse collegate in rete, cui posso attingere senza muovere un passo da casa e, quindi, senza dedicare altro tempo. Avendo solo un paio d’ore al giorno per scrivere e documentarmi non è che posso permettermi di scialare.
Decido che l’hindi è la base per i nomi Etsiqaasit? Invece di tartassare la bibliotecaria per avere un dizionario, mi basta il traduttore di Google (e uno) che aggiunge anche la pronuncia fonetica, dove disponibile, così imparo anche a “leggere” i glifi.
Mi serve una descrizione di una jungla? Aldilà della “Treccani” (e due) online c’è google immagini (tre) che mi fornisce una panoramica visiva che nessun Salgari ha mai potuto avere (il che mi obbliga a sfornare descrizioni che siano almeno paragonabili a quelle del maestro: Salgari riusciva a spedirti dentro a una giungla senza averne mai vista nemmeno mezza, per sbaglio). Devo inventarmi una lingua basata su un dialetto italiano? Sembra impossibile, eppure per ogni dialetto o lingua derivata dall’italiano ci sono almeno un paio di dizionari da consultare gratuitamente online come il Disionario del Mestro (quattro)per il dialetto veneto che tanto aiuto mi sta dando per sviluppare il Kireziano, ma pure (e soprattuto) una toponomastica coerente.  Una mia amica ha chiamato questa operazione “onomaturgia” creazione dei nomi. Creare nomi è facile, creare nomi che suonino come facenti parte di una lingua coerente no. Un dizionario straniero aiuta, uno dialettale ancora di più.
Altro strumento indispensabile è una quantità di lettori-beta (cinque… niente link, stavolta) capaci di criticare in modo costruttivo. Ci sarà quello che ti massacrerà i sacrosantissimi con virgole e apostrofi, quello che si concentrerà sui aspetti della trama “deboli” come l’elfo che fa un triplo salto mortale prima di gettarsi nella mischia (ma perché?), quello che ti domanderà perché su ogni aspetto dei personaggi e dell’ambientazione… non c’è un link per costruirlo. Ci sono tante comunità online di scrittori disposti a far leggere e a correggere i lavori altrui per lo stesso motivo. Come la community di È Scrivere (sei) che è parecchio attiva con giochi letterari e contest di scrittura o il Club Letterario Romano (sette), ottimo per conoscere eventi e persone che vivono nella mia zona. Entrambe dotate di pagina facebook sono community dove incontrare altri autori e confrontarsi con essi. Non solo: si incontrano illustratori, editor, correttori… tutte persone capaci di dare una mano (talvolta a pagamento, ma si tratta di lavoro: va remunerato!) e di rendere un libro migliore. O l’impareggiabile pennablu.it (e otto: il meglio me lo tengo per la fine) che ogni settimana pubblica qualcosa di utile per la scrittura o intorno ad essa. Tutti posti dove bazzico spesso e trovo persone interessanti.
Se sei arrivato fino a qui hai trovato senz’altro questo articolo utile… e dimmi, anzi commenta: quali sono i tuoi “strumenti” di scrittura preferiti?

La storia infinita

C’è un meccanismo alla base delle mie storie che comincio ad afferrare solo adesso e che mi ha sorpreso non poco. Mentre ero alle prese con la mappa di Kirezia mi stavo lambiccando il cervello, per creare una quarantina di nomi di città coerenti con l’ambientazione, ho messo al lavoro il motore anagrammatico del gaunt per vedere se tirava fuori qualcosa di interessante. Quella di anagrammare nomi di città esistenti, o di regioni, paesi, città straniere è quasi un vicolo cieco: le città di Kirezia hanno suoni “veneti” evocati tramite un uso delle sillabe e dei suoni dolci di z,s e r, magari tramutando una z dolce in “ds” e una c dura in q senza u. Perso in elucubrazioni semantiche mi casca l’occhio su un post dell’edicola di giopep, un amico di vecchia data meravigliosamente esperto di cinema e col quale ho condiviso un periodo meraviglioso chiamato Studio VIT insieme ad altri straordinari personaggi coi quali ho mantenuto i contatti. Subito penso a lui e neanche a farlo apposta anagrammo il suo cognome reale tirando fuori Damarne città di un migliaio di abitanti che sorge nel bel mezzo della piana del Nacal-Dengar al centro della Repubblica di Kirezia. Avevo trovato la soluzione. In pochi minuti escono fuori tutti gli altri nomi: Port Enolau, Sanavei, Zusei, Kima, Xequde, Arret-Calac, Botiva, Tolseta, Chies, Bireill… tutti nomi che si accostano a Nadear, Lain-Crugòn e Kirezia come suono. Nessuno può sapere a chi mi riferisco, nè se il nome di una città è l’anagramma del nome o del nickname usato per lo studio VIT o quale altro collegamento tra una serie di lettere priva di senso come Zusei e una gatta siamese, per dire, piuttosto che un essere umano.
Quello che mi ha colpito è stato il modo in cui ho generato i nomi e la velocità con cui è avvenuto il… processo, che mi ha rievocato due bei ricordi. Il libro e il film della “Storia Infinita” da cui il titolo di questo breve articolo. Nel film, in particolare, Bastiano crea il personaggio di Atreiu leggendo il nome dell’indiano stampigliato sulla sua cartella. La trasformazione da disegno a giovane guerriero è velocissima e ritrovare un elemento reale dentro al mondo fantastico evocato dalle pagine del libro è stata un emozione davvero grande, al punto che ho dimenticato quasi tutta la punteggiatura di questo periodo.

Dunque ho iniziato a trasporre elementi reali, anagrammandoli ad arte per avere suoni coerenti con l’ambientazione… e a proposito di “suoni” talvolta l’anagramma è fonetico per cui si tratta di un nome “vero” trascritto con lettere diverse ma che, grazie alle regole fonetiche del mondo immaginario che vado costruendo suona identico. Un po’ come il “Colonnello Neopard” incontrato da PK che si esprimeva in linguaggio alieno “Staghatent ch’el broosha shoor!” e che ho impiegato un pochetto a capire perché la traduzione in fondo alla vignetta riportava “Stia attento che brucia, signore”. Poi ho riso come un matto.

Tra l’altro: in questo modo sto arricchendo i dialoghi del mio “Ladro di sogni” che ovviamente non si intolerà così dato che è un titolo iper-abusato, e per il quale ho trovato decine di nomi adatti per città e villaggi malichani con cui arricchire l’ambientazione.

Questo lavoro di “copia dal reale, rielabora e incolla nel fantastico” sta avendo un simpatico effetto collaterale: saltano fuori decine di personaggi, di spunti per trame, aneddoti, luoghi che a volte mi sfuggono, ma il più delle volte finiscono fissati nella carta e diventano storie in un processo che sembra autoalimentarsi e che ha tutta l’aria di voler durare molto a lungo… storia infinita?
EVVIVA!

Champ Malichar

Champ Malichar

Champ Malichar (pron: “sciam’ malisciar” ) è la piazza principale di Lavill’ ed è un’isola, situata quasi al centro geometrico della fitta rete di ponti e canali che costituisce la capitale dei principati. Ha forma di un pentagono regolare e sul basolato della piazza è disegnato in pietre di granito bianco un pentacolo al centro del quale sta ritto un monolite nero, rettangolare, identico a quello che Kubrik ha usato in 2001 odissea nello spazio. Solo che su questo curioso manufatto brillano lettere, numeri e immagini. Lettere e numeri, con l’aspetto di rune magiche (ma assolutamente innocue) indicano l’ora e la data, precisa al secondo senza mai sgarrare. Le immagini invece sono viste dai cittadini come una divertente barzelletta: mostrano le previsioni meteo per la giornata e per i giorni successivi. La barzelletta è che, dalla creazione del singolare manufatto avvenuta 600 anni prima, mai una previsione si è rivelata corretta, neanche quando accidentalmente si rivelava azzeccata.

La piazza ha un “lato” di circa 50 batòn, poco più di 50 metri e su ogni lato si affaccia un edificio di importanza strategica per la vita stessa della città. Il più antico ed importante, dallo stile totalmente diverso da ogni altro edificio presente in città, è la cittadella universitaria di cui parlerò in un altro articolo, a seguire in senso orario il palazzo Despairs vale a dire una sorta di parlamento riconoscibile dallo spettacolare portico che ne circonda il perimetro. Accanto, apparentemente più piccolo e dimesso vi è il palazzo dei Principes ossia il luogo dove i Principi si riuniscono per discutere di questioni che devono essere affrontate vis a vis e non attraverso strumenti magici che rischiano di essere intercettati. Accanto il tribunale con annessa la minacciosa torre Dessoupirs come NON la chiamano gli abitanti convinti che porti sfortuna solo a immaginarla. Lo straniero che dovesse chiedere qualcosa a riguardo si sentirà rispondere “quale torre?” nel migliore dei casi.

Per finire vi è la Grande Biblioteca, La Senrobon, come la chiamano gli abitanti, fondata da Philippe de Senrobon, meno noto di Bertrànd de Malichar, ma suo braccio destro è, di fatto, il più grande dei templi dedicati a Dar il Dorato.

Oltre a questi vi sono il palazzo del governatore, colui che amministra la città e il mercato dei mostri: un luogo tutto particolare, dove è possibile acquistare se pure a caro prezzo, carne di drago o talvolta persino occhi di beholder.

Ogni edificio è molto diverso da quello che sembra all’esterno. Prendiamo il monolite che campeggia al centro della piazza: è alto 25 batòn con una base di 10 x 5 batòn.

Sul lato minore, all’altezza del suolo, è appena visibile una porticina. Di solito non si apre mai, ma a dare una sbirciatina all’interno si scopre una vasta sala dalla volta a cupola, larga non meno di 20 batòn. Esatto: è più grande all’interno che all’esterno. Tutti gli edifici della piazza sono così: hanno una “intersezione” sul piano tridimensionale di ridotte dimensioni, ma se si potessero ammirare nella loro interezza, apparirebbero ben diversi.

Lo stile architettonico è una diretta conseguenza delle numerose catastrofi che nei secoli precedenti avevano più volte raso al suolo la città, quella dei terremoti è la più frequente, ma anche i beholder possono diventare estremamente pericolosi.

Si potrebbe intuire che Lavill’ sia antica, ma in realtà è ancora più vecchia dato che l’orologio al centro della piazza (che se fosse interamente sul piano tridimensionale occuperebbe tutta la piazza in larghezza e i dodici metri soprastanti) ha seicento anni ed è stato costruito quattro secoli dopo il sisma che ha distrutto la città.

Lavill’ ha 2600 anni e non è neanche una delle capitali più antiche di Tharamys.

Lo stile architettonico dominante (all’esterno degli edifici) è, manco a dirlo, una sorta di Gotico Fiorito incrociato con quello Vittoriano, per cui accanto a doccioni a forma di drago vi sono tetti in rame e in ottone, da pilastri in granito che sostengono archi a sesto acuto, magari incrociati tra loro come il portico di palazzo Despairs, pendono eleganti lucerne a gas in ottone brunito. Pensiline in ferro battuto riccamente decorate, rese inossidabili da apposite rune anti-corrosione, completano gli approdi per les varteries: sorta di autobus che consentono agli abitanti di spostarsi in massa senza dover ricorrere alla magia (ma con costi decisamente sostenuti). La lentezza di questi mezzi è dovuta alla legge: veicoli troppo veloci accelerano l’erosione delle isole su cui sorge la città e ne aumentano i costi di manutenzione. A muoverli è una bizzarra commistione di tecnologia e magia: un complesso sistema di bielle muove le ruote a pale poste ai lati dell’imbarcazione, che possono essere manovrate singolarmente così da migliorarne la manovrabilità. Le bielle sono mosse da uno stantuffo a vapore, questo viene prodotto da una caldaia a sua volta riscaldata dall’interno da un minuscolo portale aperto sul piano elementale del fuoco, che il comandante dell’imbarcazione (rigorosamente un mago) controlla tramite la magia.

Nel prossimo articolo mi concentrerò sull’università e sulla biblioteca, prima di stendere la prima versione della mappa della città e la sua “guida turistica”.