La cartella

Spesso, quando si parla di servizi editoriali, di valutazione di inediti o semplicemente della lunghezza di un manoscritto, si parla di cartelle ossia dei fogli, di carta o elettronici, riempiti di parole. Questa ha una lunghezza precisa che può essere di 1500 (cartella commerciale), standard 1800 o estesa con 2000 caratteri spazi inclusi.
Cosa sono questi numeri? la cartella da 2000 è un espediente usato da certe agenzie editoriali per praticare prezzi più aggressivi senza mettere in mostra “sconti” che fa molto “grande svendita” e mal si accosta ai servizi professionali offerti.

Invece 1500 e soprattutto 1800 caratteri sono numeri ben noti nel mondo editoriale, ma che agli scrittori nati dopo il 2000 sembreranno sconosciuti. Sono numeri divisibili per 60. Questo è il numero di caratteri standard che le macchine per scrivere potevano inserire in una riga. Certo si potevano aumentare i margini, ma poi si perdeva lo spazio per rientri e correzioni o “a capo”. La crenatura era fissa, per cui niente giustificato: si scriveva tutto allineato a sinistra. Come con questa che vedete in foto:

macchina_scrivere

bella eh? Questa oltre ad avere la digitatura “AZERTY” (francese) aveva pure il tasto per fare l’1, una sciccheria. Pesava appena 5kg e si trasportava (e si trasporta ancora) con la sua valigetta rigida che porta il peso complessivo a 8kg. Un moderno portatile ne pesa si e no 1,5 e c’è chi osa lamentarsene.

Sempre per le regole editoriali si doveva usare l’interlinea media (1,5) per cui su un A4 ci entravano 30 righe esatte più il numero di pagina e una riga di intestazione. Su questa signora ho scritto centinaia di “cartelle” ora affettuosamente custodite in un faldone. La macchina invece riposa in armadio, con i suoi nastri colorati e ancora pronti a trasferire il carattere sulla carta.

Se facciamo due conti si scopre che in 30 righe per 60 caratteri (spazi inclusi) in ogni riga ci entrano al massimo 1800 caratteri e dunque la “cartella” altro non è che la prima e più usata gabbia editoriale, in voga da che le macchine per scrivere sono entrate in uso e mai più abbandonata.

Su questa macchina si possono ancora notare le tracce lasciate dal bianchetto sui rulli: quando si sbagliava per correggere si doveva ritornare col cursore sulla lettera sbagliata PRIMA di estrarre il foglio, coprirla col bianchetto e soffiare bene, poi stampare la lettera corretta… e sincerarsi che fosse quella giusta: non si poteva sbianchettare una seconda volta o sarebbe venuto fuori un macello. A cartella ultimata si poteva estrarre il foglio e sperare che non ci fossero altre correzioni da fare.

Con quel sistema era pure facile stimare la lunghezza di un manoscritto. Oggi con word si potrebbe calcolare il costo dell’editing sul numero di parole, per le traduzioni già si fa, ma forse per abitudine, per standard o per amore di un certo modo di lavorare la “cartella” è rimasta.

Annunci

La lettrice di sogni

Un brano letto con bravura e che da enfasi a vicenda e personaggi in modo davvero notevole. Grazie Rosanna Lia per la tua lettura!

E se vi ha attirato il libro ecco un paio di link utili via amazon:

breve, ma intenso come la lettura che avete ascoltato e se poi volete una lettura meno breve e altrettanto intensa

che diventa un regalo per amici & parenti e fidanzato nel momento in cui scegliete la versione cartacea

 

produrre un libro – 4 Il marketing

Questo capitolo potrei intitolarlo “Cosa non ha funzionato”.

Strategie fallimentari… insomma non fate come me.

Lo metto su amazon, è talmente figo che lo leggeranno tutti.
Non Ridete.
Sì, è stata la mia prima strategia.

Ok non piace. Forse non è editato bene o la cover non è granché.
Faccio realizzare la cover da un grafico e ingaggio una editor. Gianluca Serratore per una cifra modesta (rispetto al tipo di cover) ha realizzato due cover molto belle. Stefania Crepaldi ha editato il Torto e mi ha fatto notare che era scritto dimmer… pardon, in modo piuttosto anomalo (eufemismo).
Elevo in modo esponenziale la qualità del testo e ripubblico. Chi aveva comprato il Torto (qualche amico e un parente) ha ricevuto la versione migliorata del libro e mi ha lasciato qualche recensione positiva su Amazon.

Incoraggiato da questo risultato inizio la nuova strategia: lo spam compulsivo.
Mi iscrivo a centinaia di gruppi dove si parla di libri, di scrittura e di letture. Seguo decine di thread ogni giorno per pubblicare post interessanti e in topic, far parlare di me, degli articoli del blog e di altre cose legate la mia scrittura e non dei miei libri.
Il blog riceve traffico, 3-4 visitatori unici al giorno.

Copie vendute: zero.
Eppure vedo altri autori che spammano come se non ci fosse un domani e tra pagine K.U. e copie vendute scalano le classifiche di amazon. Niente da fare.

Nuova strategia: visto che nel frattempo ho completato “I razziatori di Etsiqaar” invio il Torto come regalo di compleanno a tutti i miei amici di facebook. Complice il fatto che non l’ha comprato nessuno, salvo pochi di cui so il nome, agli altri lo regalo e gli faccio scoprire che esistono dei seguiti. Nella copia grauita del Torto c’è il link su amazon e la richiesta di lasciare un parere sul libro. Nessuno ha postato recensioni. Ci sono quelle degli amici, quelle di alcuni blogger e basta. Speravo almeno in qualche recensione in più. Al momento ho distribuito più di 1000 copie gratuite. E’ una indicazione molto precisa. Nessun lettore è mai arrivato fino in fondo e ha deciso di lasciarmi un commento, anche solo a dire che fa schifo.

Altra strategia eseguita in parallelo: contattare blogger di ogni risma e gli passo il Torto da recensire. Dopo aver escluso tutti quelli che chiedono un compenso me ne rimangono una decina. Recensioni tutte positive, tranne quella di Sole e Luna che ho depennato dai blog perché ha recensito un altro libro. Segno che manco l’ha letto o si sarebbe accorto che il titolo è “Il Torto” e non quello che ha riportato che è il vecchio titolo, ormai non più esistente da oltre un anno. Tutti gli altri hanno apprezzato il libro e hanno scritto recensioni tutte positive. Insomma mi ha fatto piacere, ma…
Vendite: zero.

Mi sono chiesto allora se il target fosse quello corretto e mi son detto: ma se io scrivo le mie storie usando i giochi di ruolo come “scheletro” su cui costruire la narrazione, forse dovrei rivolgermi ai giocatori… o almeno ai Master. Così nella stesura de “I razzatori di Etsiqaar” ho inserito uno speciale, da scaricare a parte, con tutte le mappe, le piantine, le schede dei personaggi e i finali alternativi per offrire ai giocatori di tutto lo stivale una avventura in più. Accoglienza buona per l’avventura, è stata scaricata da qualche decina di interessati, il libro ha venduto ben 12 copie. Un successone, domani mi compro lo Yacht.

Ultimo tentativo: organizzare una presentazione. Però non da solo: in questo anno di lavoro ho conosciuto numerosi emergenti, alcuni davvero bravi, e ho tentato di far tesoro delle loro tecniche, almeno quel che traspare dal web, e di intuire il lavoro retrostante. Così ho organizzato (sto ancora organizzando) una presentazione online per i razziatori.

 

Spero che vada meglio: ora come ora vien voglia di buttare tutto a mare.

chtu

Adra – Morfologia

Adra è il nome che ho assegnato al continente che ospita Maor, Kirezia, Malichar e tutte le altre nazioni di cui ho parlato finora. Il nome è un anagramma che non tarderà a rivelarsi, specie agli appassionati di studi Tolkeniani. Insieme ad Airumel è il secondo continente che ho battezzato. Me ne restano altri 23… meno male che due continenti sono inabitabili.

Morfologia

Dal punto di vista morfologico Adra somiglia vagamente ad un grosso triangolo: la base va dalla penisola di Maor detta anche di Respheia a est e la penisola del drago a ovest, si individuano alcune grandi catene montuose, frutto di collisioni continentali avvenute in epoche remote. La catena vulcanica dei monti Resphidi che domina Maor, a est, seguita dal massiccio della Casa-Di-Roccia, poi la vasta pianura kireziana e, verso nord ovest, il massiccio della Sierra d’Argento che prosegue nelle Erte Malichane a Nord  e nei Colli Ondosi a sud e che fanno da baluardo al deserto D’Nis. Le Erte (Les Raides) proseguono in direzione Nord-Ovest fino alle gelide piane di H’Leyr, dove l’era glaciale non ha ancora lasciato il suo morso e gli strati di ghiaccio raggiungono uno spessore compreso tra cinquecento e seimila piedi (quasi 5900km).
Il vasto e complesso sistema di corrugamenti che attraversa il continente lungo l’asse NW-SE  termina in una lunga penisola ghiacciata in una terra senza nome e senza sole dato che si trova ben oltre il bordo del pozzo polare settentrionale. La costa orientale prosegue in direzione N-NW e man mano che i corrugamenti si spostano verso ovest il terreno diventa via via più pianeggiante e troviamo la Casa di Roccia, sulla costa i regni del Nord e le steppe sempreverdi nell’entroterra che si trasformano, verso nord, nelle gelide foreste del Frisør. Tra le due regioni l’invalicabile area dei monti “Sciabola” chiamati anche il regno dei Draghi. Come montagne non superano i tremila piedi, ma è sin troppo facile imbattersi in draghi e viverne che si contendono quel lembo di terra da che ha cominciato a spuntare da sotto i ghiacci. Il Frisør è una piana sub-glaciale, popolata perlopiù lungo la costa e caratterizzata da foreste di conifere e latifoglie. La città che domina questa regione è Nafhtagn, fondata poco prima di Nadear ed è l’unica colonia Dei-Talant sul continente. Dal golfo di Fhtagn la costa piega bruscamente verso ovest e punta, tra ghiacciai che scendono a mare e iceberg che rendono impossibile la navigazione, verso le gelide piane dove il pack e la terraferma sembrano non avere soluzione di continuità, poi man mano che la costa si avvicina al bordo del pozzo settentrionale i ghiacci si fanno sempre più alti e le montagne con loro fino a sparire, tra tempeste senza fine, oltre l’orlo del pozzo. Nota: in quest’area, complici le correnti calde provenienti dall’interno, il mare è relativamente sgombro dai ghiacci e se non fosse per le onde alte oltre trenta metri, sarebbe navigabile. Al contrario più in quota, oltre i mille metri, la temperatura è molto più bassa a causa dell’irraggiamento nullo e l’acqua torna a gelare. Il vapore che si solleva grazie al calore e alle onde sale a quella quota e si trasforma in neve che alimenta i giganteschi ghiacciai di questa penisola inospitale. Quando finalmente le gelide lingue di ghiaccio che si protendono per lo più sopra al mare cedono alla furia degli elementi generano mostruosi tsunami che devastano tutta la costa per miglia e miglia in tutte le direzioni. Superata la punta dell’istmo senza nome  (arrivare fin qui a piedi è dura e richiede tecnologia o incantesimi molto potenti) si ritorna verso sud e si incontra il terzo e ultimo grande corrugamento del continente: i monti della Follia che si estendono per oltre tremila km in direzione sud-ovest poi la catena fa una curva (in realtà si biforca, ma il corrugamento che procede verso SW entra nell’oceano occidentale ed è appena visibile sotto forma di isole vulcaniche) e prosegue verso sud fino a superare il bordo del continente e terminare nella penisola montuosa nota come “penisola del Drago” dove vivono i Ganas, chiamati anche uomini-serpente o uomini-drago. Nulla di soprannaturale in realtà: il culto più in voga da queste parti è quello di Nendos, il grande e saggio, spesso raffigurato come un drago “infinito” che si mangia la coda formando una specie di 8 orizontale. La religione si manifesta in ogni aspetto della cultura di questo popolo che intrattiene da alcuni secoli rapporti commerciali con Kirezia. Proseguendo verso est poco dopo la penisola del Drago il terreno si fa sempre più pianeggiante e arido: le nubi di piogge provenienti dall’oceano occidentale si fermano sui monti della Follia e la pianura sottostante riceve pochissime piogge, mentre la conformazione delle montagne fa in modo che quasi tutta l’acqua di fusione dei ghiacci finisca nel sottosuolo, solo lungo la costa si trovano villaggi (perlopiù umani) che vivono di pesca e pastorizia nomade con rarissime oasi dedicate all’agricoltura. L’economia dei villaggi costieri è incentivata dal transito di centinaia di convogli durante ogni mese dell’anno, diretti verso la penisola del Drago e altri luoghi che sto rifinendo in questi giorni. Circa a metà della costa meridionale di Adra vi è il massiccio di Etsiqaar dominato dall’omonimo altopiano, unica area semi-fertile perché riceve, durante la stagione invernale, precipitazioni sotto forma di neve. Come forse vi sarete accorti il clima di Adra è freddino, Etsiqaar ha un confine “a picco” sul mare dove l’accesso all’acqua è separato da un “muro” di oltre mille piedi di altezza e poi, al confine kireziano, si addolcisce bruscamente nei Colli Ondosi, dove la costa è ancora frastagliata, ma in alcuni punti accessibile via nave e incontriamo Port Enolau,  il porto più occidentale di Kirezia. Più oltre inizia il golfo di Kirezia e l’acqua diventa sempre più salmastra e poi addirittura dolce quando si incrocia la foce del Nacal-Dengar, il più grande fiume di Adra. La portata del fiume è di circa 180.000 m^3/s con punte durante le piene di oltre 200.000m^3/s, una serie di canali artificiali costruiti a monte favorisce la navigazione e, in caso di piena, un rapido deflusso delle acque verso il mare. Ancora più a est si incontra Meroikanev coi suoi boschi e si torna a Maor.

Risalendo il Nacal-Dengar dalla foce si prosegue verso Nord. Da ovest il fiume riceve l’acqua del lago Levot e dei numerosi canali artificiali navigabili che uniscono il lago al fiume, da est riceve le acque della foresta di Nivalis, entro la quale pochissimi possono accedere… anche perché agli elfi disgusta avere “non-elfi” in giro per casa e ai Kireziani piace commerciare cosa che li ha avvicinati in breve tempo ai Nani della Casa-Di-Roccia situata nell’estremo occidentale dei monti Resphidi, quella che diventa la catena della Wiegestein o “Culla della vita” come la chiamano i Nani. Risalendo il fiume verso Nord si incotrano numerose città che vivono di agricoltura e allevamento: Sanavei e Zusei, Damarne, Tolseta e infine Lain-Crugòn che fino a quasi cinquecento anni fa erano due città distinte. Poco più a nord si incrocia il “gradino”, un salto di roccia alto pochi piedi, ma netto e reso tagliente dalla catastrofe che spazzò via la città-stato di Daikin-Jadam e tutti i suoi abitanti. Il fiume ha una curva verso nord-est da dove proviene arricchito dalle acque delle steppe sempreverdi, il luogo più piovoso del pianeta (o almeno uno dei più piovosi attualmente) e, complice la portata praticamente costante, mantiene il nome Nacal-Dengàr che per i nomadi è “Il grande padre”. L’altro ramo è il fiiume Tancour che scende dalla valle di Malichar e ha portata molto più variabile. Sembra provenire da una spaccatura nella dura roccia delle Brulle, che attraversa. Nota come “la bocca di Wu-Masau” la spaccatura è ampia mediamente seicento piedi e nel punto di massima profondità non si riesce a vedere il fondo situato ottocento piedi più in basso. Per chi non l’avesse capito: le Brulle sono in salita. La “spaccatura” scavata dal Tancour, il ramo nord-occidentale, proveniente da Malichar, divide le Brulle in due ed è impossibile da attraversare a meno di non utilizzare la magia. La regione situata a ovest del Tancour  è attraversata ogni anno, tranne durante la stagione più fredda, da migliaia di convogli diretti tutti a Cupial e Lavill’ le principali città di Malichar. L’origine della spaccatura è in parte tettonica (negli ultimi 50.000 anni il suolo delle brulle vicino al confine malichano si è fratturato come un gigantesco mosaico e si è sollevato di oltre 500 piedi e solo negli ultimi 1000 anni di circa 26-28piedi (le Alpi hanno avuto velocità di sollevamento quasi doppia), ma a causa della vetrificazione della superficie dovuta all’esplosione l’erosione ha avuto poco o nessun effetto. Questo ha impedito al fiume (che durante l’esplosione è stato vaporizzato interamente) di erodere lo strato superficiale portandolo a scavare in profondità rendendo l’orlo della spaccatura molto insidioso. Le brulle sono un’area di “terreno caotico” in pendenza che “parte” da 700 piedi di altitudine (la quota del gradino poco dopo Lain-Crugòn) fino ai 1300 piedi del passo di Cupiàl detta anche la porta dei Principati, dove la magica protezione contro le creature extradimensionali comincia a diventare abbastanza intensa da avere effetti apprezzabili. Il fiume ha eroso “sotto” risparmiando uno strato compreso tra 2 e 30 metri, la spinta tettonica ha poi fatto il resto, portando i bordi del profondo cañon fino a 800 piedi sopra il livello del fiume.
A ovest della spaccatura del Tancour vi sono le colline di Taztoath dove si narra che il dio del Caos superno abbia trovato un luogo degno ove riposare ed essere adorato dai suoi fedeli servitori (alcune enclavi orchesce sfuggite al controllo di Wu-Masau, gnoll, troll e soprattutto Beholder). Le “colline” sono una serie di creste che spuntano dal suolo e che di collinoso hanno solo il nome nascondono migliaia di crepe e anfratti dove creature di ogni genere trovano rifugio e cibo (di solito entrambe le cose e a spese del precedente occupante), mentre a est la catena vulcaninca del Lezardèn ospita un lago di lava e una colonia di draghi per lo più rossi.

L’ho detto che le Brulle sono un luogo inospitale per umani e bipedi di quasi tutte le razze?

A est e a ovest vivono, nel sottosuolo, numerose colonie di Orchi. Incuranti della radioattività (o forse grazie ad essa) prosperano entro le grandi cavità vetrificate create dalle violente esplosioni dei generatori MTM costruiti dai daikiniti ed escono sulla superficie quando le riserve di cibo scarseggiano e ai più giovani viene ordinato di abbandonare la colonia per “raccogliere” cibo in superficie.

In una terra del genere non ci sono vere e proprie piste: il suolo non consente di lasciare tracce durature e l’inverno è duro. Il ghiaccio si deposita sulla roccia vetrificata senza riuscire a penetrare se non dove c’è una crepa, ma anche lì riesce a fare poco sempre che la crepa non contenga materiale radioattivo: allora rimane calda anche d’inverno e il ghiaccio forma una “bolla” attorno alla fonte di calore, in equilibrio tra congelamento e sublimazione. Metterci un piede sopra significa rompere la bolla e ricevere tutte le esalazioni venefiche prodotte dalla radioattività in un colpo solo.
Superate le Brulle si entra nella valle glaciale di Malichar dalla tipica sezione a U, creata dal passaggio e poi dalla fusione del ghiacciaio che qui ha lavorato per oltre quarantamila anni. La valle termina di fronte al lago di Lavill’ che ospita al suo centro la città. Il lago è artificiale, ma esiste da quando Bertrand de Malichar fondò la sua città e scoprì la barriera che a tutt’oggi protegge i principati e i suoi utenti di magia.
I Principati sono l’ultimo “Baluardo” umano nell’entroterra adrita (di Adra NdR) più a Nord i ghiacci sono ancora ben spessi e più a ovest, oltre le montagne c’è il deserto D’Nis e il cerchio si chiude. A est dei principati, oltre le montagne che accolgono le propaggini settentrionali della Wiegenstein, si stendono le steppe Sempreverdi, l’altopiano che digrada verso nord-est fino alle gelide pianure del Frisør e che è la principale fonte di acciaio meteorico del continente. In teoria anche il deserto D’Nis ne è pieno, ma è un pelino più inospitale. Le steppe sempreverdi si interrompono di fronte ai monti della Sciabola (o delle Zanne), la catena che separa l’altopiano dall’oceano orientale, dove i Draghi hanno ciò che loro chiamano città e prima che ci facciate un pensierino: no. Non se ne esce vivi, a meno che non siate abbastanza forti da affrontare senza uccidere un paio di draghi in simultanea. Ucciderli significherebbe attirare altri draghi.
Per chiudere questa lunga carrellata sul continente di Adra: a sud-ovest dell’altopiano di Etsiqaar si trova il sub-continente di Lleendir, direttamente a sud dell’estuario del Nacal-Dengar le isole di Pelagòs, il regno (anarchico) delle mille isole (anche se sono molte di più) e poi, molto più a sud gli atolli di Thanatos dove è costretto a fare scalo chi è diretto ancora più a sud, ma che ogni volta rischia grosso con cannibali, tagliatori di teste, pirati  e schiavisti maorni. Lungo la costa orientale si incontra il sub-continente Dei-Talant, chiamato anche “Isola dell’Alba” e che accoglie l’impero omonimo i Dei-Talant. Più Oltre sorge Airumel, la patria degli elfi.

E se riesco prima o poi metto su anche una mappa, magari a penna che in questi giorni ho pochissimo tempo per fare altro.

Casa Sidràt

IngressoSidrat

La città di Nadear è in ristrutturazione. Il fatto di dover riscrivere l’avventura di Conrad e soci da quelle parti, l’introduzione di nuovi personaggi e la nuova riscrittura di tutto il testo ha imposto alcune modifiche. Simon Sidràt è il fondatore della omonima confraternita, la gilda di studiosi che offre i propri servizi a tutti quei concittadini che possono permetterselo. Sidràt è un anagramma, tanto per cambiare e non rivelerò di che si tratta, tanto mi basta dire che il palazzo è più grande all’interno che all’esterno per far capire la citazione. Devo trovare anche un logo adatto.

In questo luogo avviene uno degli eventi-chiave della vicenda per cui la descrizione deve essere quanto più minuziosa.

Le Cronache di Tharamys

Che poi, gira e rigira, è il titolo della Collana che sta prendendo Forma. Conrad è il primo personaggio di cui sto raccontando le gesta, ma presto si affiancheranno altri personaggi vissuti in epoche diverse. Qualcuno prima, qualcuno ancora prima… e poi vedremo. Per il momento ho talmente tanta di quella carne al fuoco che se dovessi vivere fino al giorno in cui metterò la parola FINE all’ultima storia di Tharamys probabilmente il padreterno farebbe in tempo ad arrivare alla V di Venturo il giorno del giudizio.

Il progetto comunque c’è:

ROMANZI:

  • Il Torto
  • I Razziatori di Etsiqaar
  • Un Piatto freddo (in preparazione)

Racconti

  • Rituale di Sangue
  • Il diario del Capitano Sarralga – La battaglia di Levot
  • Il diario del Capitano Sarralga – Caccia all’orco

Ora torno al lavoro. Novembre è finito e ho scritto metà di quello che mi ero proposto di scrivere.

I Razziatori di Etsiqaar

E finalmente, dopo tanto sudore, lacrime e un po’ di sangue lasciato sulla tastiera ecco i
“I Razziatori dcoveri Etsiqaar” in tutto il loro rutilante et sbrilluccicoso splendore! Duecentoventi pagine di avventura, azione, magia, scalate di mura, fughe rocambolesche con morte bovina tutt’intorno, banditi, gente che tira frecce (e tiene una mira che… be’ è buona) e tanto, tanto, tantissimo altro.
Chi ha acquistato su Kindle la versione beta potrà bearsi della nuova versione, completamente riscritta e arricchita da note, contenuti extra tutto il resto senza spendere un centesimo in più dei 99¢ spesi  quando ho finanziato il libro.
Tutti gli altri faranno il favore di pagare i tre euro richiesti per l’ebook o i dieci per il cartaceo (non me ne vogliate, ma di quei dieci io ne prendo tanti quanti ne guadagno con l’ebook) . Qui sotto il trailer che racconta qualcosa (non troppo) della trama.

 

Se la musica vi ispira un western non siete troppo lontani, basta seguire il trailer fino alla fine. Per chi non conoscesse Carlo Rustichelli provate a cercare “I 4 dell’Ave Maria”, magari la colonna sonora vi torna familiare. The Animals hanno messo in piedi “The house of the rising sun” una canzone tradizionale americana e l’arpeggio in sottofondo, be’ anche quello mi è piaciuto. La fischiatina che porta la melodia l’ho rubata a Ennio Moricone, peccato che nel portarmela mi è caduta e si è rotta. L’ho incollata e rimessa insieme, ma è uscita diversa. Infine Merle Trevis ha dato a Johnny Cash un sacco di testi su cui lavorare tra cui Sixteen Tons e c’è un po’ della sua musica malinconica nel modo in cui strimpello la chitarra. Si, ho suonato tutto, registrato in un raro momento coi pargoli addormentati e la moglie fuori di casa.

Tornando al libro: ci sono volute cinque stesure per sistemare tutto e poi non contento ho aggiunto trenta pagine di contenuti extra e, da scaricare a parte, due file con mappe e descrizioni dettagliate per trasportare un party di avventurieri di livello basso (si parte sempre dal fondo) a sud di Nadear, tra i colli ondosi, per seguire Conrad nelle sue avventure o (perché no?) tentare di fermarlo. Come dite? Pensate di poterci riuscire? Oh be’ tentar non nuoce. Magari stavolta qualcuno riesce davvero a fermarlo anche se solo per gioco: lui ama giocare.
Anche io: anagrammi, cambi di vocale, scherzetti dialettali che tramutano in lingue nuove di pacca dialetti altrimenti italianissimi e poi citazioni a tutto andare dai miei autori preferiti, da film, poesie, aforismi e tanto, tanto altro bene infilato nella storia da non poter togliere neanche una virgola senza stravolgere il senso.
Lo so, sono modesto.
Una menzione d’onore per editor e cover designer che si sono dati un gran da fare per realizzare la cover e rendere il testo fruibile: Gianluca Serratore ha curato la grafica e Antonella Monterisi l’editing. Su Gianluca posso solo dire “wow”, maestro: sei stato fantastico. Lia si è rivelata una editor capace e abile che ha saputo guidarmi senza sostituirsi nella scrittura, il risultato… sta a voi giudicarlo. Se avrete la bontà di acquistare il libro. A me è piaciuto scriverlo pensando a chi l’avrebbe letto… e mi sono divertito.

Cartaceo

coverEbook

Che poi c’è un altro buon motivo per acquistare il libro. Il ricavato del libro sarà devoluto per… l’acquisto di pannolini. C’è un nuovo arrivo in casa: dopo Laura e Manuel un altro pargolo allieterà i giorni e le nottate di casa (sob), o meglio: pargola (è una femminuccia). Non so ancora il nome, ma chi mi segue sa che per trovare i nomi una certa abilità ce l’ho 😉

Un’altra pupina cui raccontare le gesta di Conrad, del Nano Sarralga, di Colle Ondoso e tutti gli altri personaggi che sto tirando fuori in questi anni.