Io Scrittore – Quello che è passato.

Titolo: Sarebbe Scorretto Rivelarlo.
Genere: Fantasy
Valutazione Trama 4, Originalità 8, personaggi 5, Italiano 5.
media: 5.5
Risultato: È passato nei 300

Giudizio:
Fare o non fare, non c’è provare! (Yoda). Amo le citazioni e ne infilo una ovunque. Hai provato a scrivere un romanzo, ma non lo sai fare. Non sai formattare un testo in base al normario che ti viene fornito (Times new roman, corpo 12, interlinea doppia), non sai correggere una bozza (il testo pullula di ripetizioni e altri errori di medio livello), non sai gestire troppi personaggi senza che questi comincino ad assomigliarsi o ad agire in modi strani. Conosci bene l’ambientazione dove il tuo eroe si muove, ma non ne sai costruire una di sana pianta e renderla plausibile. Il tuo stile richiede molto, ma davvero molto lavoro… e quando dico molto te ne devi immaginare un quantitativo pari al denaro che Han Solo ha immaginato quando Luke gli suggerì che Leia era ricca. Ti dico questo perché hai talento. Nessun principiante (e il tuo è il tipico testo di un principiante) che io abbia mai letto ha prodotto personaggi con una capacità di introspezione come il tuo protagonista. Non solo: sai gestire il conflitto minore, la “fatal flaw” che influisce in modo determinante nelle scelte di un personaggio. Per tutti gli altri aspetti la soluzione c’è: si chiama duro lavoro. Leggi molto e poi prova a riscrivere tu una scena di un libro che ti ha colpito. Smonta i personaggi cercando di capire come sono fatti. Smonta le trame e cerca di trovare cosa mai possono avere in comune opere differenti come West Side Story e Romeo e Giulietta. Hai bisogno di lavorare. Quando ho cominciato a scrivere non riuscivo proprio a produrre personaggi così profondi. Ho impiegato anni di costante e continuo lavoro per arrivare a realizzare bei prodotti di artigianato: in una scala da 1 a 10 posso considerarmi un 8. Tu meriteresti un tre, tre e mezzo… ma il talento che possiedi ti alza la media di 1 e quindi quando leggerai i voti sappi che devi togliere 1 a tutti i punteggi. Se ti metterai sotto, magari trovi un bel corso di scrittura creativa tra i ventordicimila presenti nel web, magari ti darai alla lettura seriale e poi all’analisi profonda del testo (si, ma studiala un po’ di narratologia: ti serve), potrai alzare la tua media alla sufficienza e allora il tuo talento ti porterà al sette. Se insisti, riesci a trovare un buon editor che per un prezzo ragionevole ti farà da spalla, potrai apprendere ancora meglio l’arte della scrittura e raggiungere la parte alta della classifica. Ma se ti impegnerai al massimo per raggiungere l’eccellenza nella scrittura e ottenere il tanto agognato 10 e lode… be’ tu possiedi talento, te l’ho detto. Ti ritroverai con un +1 ed essere per la letteratura ciò Pelè è stato per il calcio. Il tuo protagonista sembra vivo, lo hai raccontato proprio bene. Tutto il resto è da rivedere in modo più o meno massiccio. Non mollare.

In ultima analisi, lo dico senza peli sulla lingua, questo era poco meglio del romanzo sui robot che si ribellano. Uno Urban Fantasy a là Harry Potter con ragazzi dotati di talenti speciali arruolati in una misteriosa Accademia dove i loro talenti diventeranno veri e propri superpoteri. L’idea in sé non è originale e avrei messo volentieri 6 sotto la voce “Originalità”, ma come ho scritto nel giudizio l’autore ha fatto una cosa in modo molto valido, una sola e ho voluto premiarlo così. Il protagonista è raccontato, o meglio, è mostrato in modo perfetto. Si riesce a empatizzare con lui all’istante: si comprende bene cosa vuole e di cosa ha realmente bisogno in poche righe e per tutta la narrazione (poco più di 25000 battute) rimane coerente. Purtroppo gli altri personaggi sono monodimensionali e tutto quel che gli accade attorno è poco meno di un’accozzaglia di cliché, allitterazioni, ripetizioni ed errori sgradevoli (come lo spazio che separa il testo dalle caporali) che mi causa rabbia. La piattezza dei personaggi mi fa pensare che il protagonista sia in realtà l’avatar dell’autore. Che è un’abitudine che hanno anche altri scrittori grandi e piccini: mettere una copia di se stessi nel libro, ma crescendo si impara a tenere il proprio ego in disparte e a far parlare i personaggi con la loro voce. Cussler ironizzò su questo aspetto inserendo se stesso in molte delle sue opere.

Gli errori poi sono un vero incubo. Da un punto di vista ortografico il testo era ineccepibile, come può esserlo un testo dove passa il correttore di Word. Ogni errore, se preso singolarmente, è una sciocchezza: uno scherzuccio di dozzina (per dirla come il Parini). Messi insieme fanno una montagna alta e maleodorante come quelle di Malagrotta (la ex discarica della Capitale) e farebbero tremare i polsi anche all’editor più esperto per quantità e pervasività. Segno questo che l’autore si è addirittura impegnato per scrivere in quel modo o che abbia utilizzato un software che gli ha “corretto” il testo in quel modo balordo (e ha sFormattato ogni elemento), magari entrambe le cose: ripetizioni e allitterazioni sono farina del sacco dell’autore, i personaggi in fotocopia sottendono a uno scarso lavoro di worldbuilding (e almeno questo aspetto lo conosco bene). In tutta onestà non mi aspettavo che questo incipit sarebbe passato, ma spero che (anche) grazie a quel che ho scritto della sua opera l’autore non si abbatta e si sforzi di migliorare. Mi farebbe piacere leggere qualcosa di suo… ma solo dopo che abbia migliorato il proprio stile in modo significativo!

Incipit e Giudizi

sarralga_GIUDIZIOE venne il giorno.

Oggi sarete misurati. Oggi sarete pesati. Oggi sarete giudicati.
Voi che per primi avete giudicato.

Avete letto i miei giudizi, per quanto possibile mi sono sforzato di aiutare gli autori a migliorare là dove le mie scarne competenze potevano essere d’aiuto. Alcuni hanno ricevuto molto, moltissimo, altri hanno ricevuto molti complimenti e nessuno è rimasto a mani vuote. Ora vediamo cosa è arrivato a me.

I giudizi sono stati valutati in base ai seguenti parametri:
a) Lunghezza. Più scrivi e più tempo hai dedicato a valutare la mia opera.
b) Qualità. Più un testo appare curato da un punto di vista visivo (ortografia, sintassi, presenza di puntini di sospensione = linguaggio immaturo)
c) Presenza di elementi e dettagli dell’incipit inviato per la valutazione.
d) Ricchezza linguistica del testo.
e) Trollosità/Cazzimma.
Il primo parametro è relativo: quando scrivo e sono ispirato viaggio a 12000 battute/ora. Quindi una risposta da 3000 battute richiede circa 15′ di tempo. Valore da 0 a 2 punti.

Il secondo prevede che l’autore abbia riletto almeno una volta il proprio operato e dedicato tempo alla correzione e quindi circa 30′ di tempo. Valore da 0 a 2 punti.

Il terzo parametro indica che il giudice ha letto in maniera approfondita le circa 18 cartelle di testo inviate per il concorso.  Valore da 0 a 2 punti.

Il quarto parametro indica se l’autore ha usato parole “elevate” come “splendido” invece di “bello” o “fatto bene”. Oppure “infimo” o “pessimo” invece di “brutto” o “fatto male”. Chi mi conosce sa che sono allergico al “fare” polivalente e lo elimino a vista. Anche qui: l’autore ha speso tempo per migliorare la propria cultura e offrirla al sottoscritto. Valore da 0 a 2 punti.

Il quinto parametro è puramente soggettivo, ma dato l’intento di questo articolo ci sta tutto. Si tratta di una valutazione del tutto soggettiva e di parte circa l’animosità del giudice nei confronti del sottoscritto, del torneo, dell’universo in generale. Valore da 2 a 0 punti. Ovviamente questo va al contrario.

Giudizio #1 – Il più lusinghiero.
Lunghezza: 1612 caratteri, 1 punto.
Presenza di errori: non rilevati, 2 punti.
Presenza di elementi dell’incipit, 2 punti.
Ricchezza linguistica: ampia e curata, 2 punti.
Cazzimma: assente, 2 punti.
Voto: 9

Nell’incipit non abbiamo l’occasione di conoscere il protagonista di cui si parla nella sinossi. Immagino che i personaggi qui esposti non siano centrali allo svolgimento del testo, ma che servano principalmente per introdurre la vicenda. Chi scrive, tuttavia, non li tratta con superficialità come ci si potrebbe aspettare. Non dedica meno attenzione alla costruzione dei personaggi non centrali, ma li caratterizza con cura e attenzione attraverso vari espedienti: la descrizione di gesti piccoli e non significativi, ricordi personali che aprono una finestra sul loro passato, intenzioni che ne aprono una sul futuro, senza essere eccessivo né pesante nella descrizione di particolari superflui. Si vede che lo scrittore ha impiegato tempo e cura nell’ideazione del mondo fantastico in cui avviene la vicenda di cui parla, si è premurato di immaginare unità di misura, tradizioni, ruoli e costumi. L’ambientazione è particolare e ben descritta, si discosta da quelle più tipiche del genere. In un orizzonte ampio e sabbioso, desolato, si delineano i profili di carovane guidate da burberi condottieri esperti e scaltri, che proteggono la merce da agguati ed assalti alle diligenze. L’incipit è quello di un fantasy-western, magari vedremo se cambierà nello svolgimento. Linguaggio ben utilizzato, piegato con destrezza alle esigenze dello scrittore. Non ci sono errori né di grammatica né di sintassi, fila tutto liscio senza intoppi.Non l’ho letto in cinque minuti col fiato sospeso, ma credo solo perché non sono amante del genere: lo scrittore non ha che meriti. Nessun commento negativo, bravo (o brava).

E che ti devo dire? Se spendevi ancora qualche parola ti mettevo 10 e lode. Al di là del numero grazie: hai speso tempo per leggere in maniera approfondita il mio incipit. Hai notato molti aspetti della mia scrittura, tra cui la gestualità dei personaggi, che di solito viene solo percepita e mai notata se non quando è assente. In realtà qualche errorino c’era, ma la cosa bella dello scrivere è che prima di pubblicare un giro dal correttore di bozze lo pago ben volentieri. Pagare per partecipare a Io Scrittore sarebbe una contraddizione in termini. Se non li hai notati vuol dire che, nonostante il fantasy non sia il genere che preferisci, quello che ho scritto ti è piaciuto. Ne sono felice e onorato.

Giudizio #2 – Poche sentite parole.
Lunghezza: 674 caratteri 0,5 punti.
Presenza di errori: non rilevati, 2 punti.
Presenza di elementi dell’incipit nessuno, 0 punti.
Ricchezza linguistica: ampia e curata, 2 punti.
Cazzimma: assente, 2 punti.
Voto: 6,5

Finalmente un buon libro. Dialoghi curati, punteggiatura ben disposta, testo scarno ma aderente alla trama.Una piacevole scoperta, davvero.Strizza forse un po’ troppo l’occhio ai classici dello stile Fantasy, un po’ Signore degli anelli, un po’ game of thrones, ma si lascia leggere, con uno stile crudo ed essenziale che mi piace molto.Non sono un’amante né una conoscitrice di questo genere, quindi non posso dire se l’opera sia originale, in questo senso. Se apporti davvero una folata di novità in un settore molto inflazionato, ma di sicuro è ben scritta. L’interesse del lettore viene catturato e tenuto vivo. Se prosegue come è iniziato, mi sembra un ottimo romanzo.

Mi sarebbe piaciuto sapere cosa hai pensato mentre valutavi il mio lavoro riguardo la forza dei personaggi e la trama, per esempio. Comprendo che non si tratta del tuo genere preferito, ma quando si partecipa a “Io Scrittore” be’, si deve far conto che difficilmente si leggerà qualcosa che piace. Non prendertela per il voto: come vedrai più avanti si tratta comunque di un buon risultato e, dopotutto, è solo un numero. Ho molto apprezzato l’assenza di astio e cattiveria e il fatto che hai tentato di rimanere imparziale. Se non hai notato errori vuol dire che quel che hai letto, tutto sommato, ti è piaciuto.

Giudizio #3 – Poche parole e mirate.
Lunghezza: 561 caratteri 0,5 punti.
Presenza di errori: non rilevati, 2 punti.
Presenza di elementi dell’incipit pochi, 1 punti.
Ricchezza linguistica: media, 1 punto.
Cazzimma: assente, 2 punti.
Voto 6,5

Ho letto questo incipit tutto d’un fiato e devo dire che mi è piaciuto molto. Il suo merito principale consiste nello scorrere fluido della trama che ti tiene avvinto con svariati colpi di scena. I personaggi sono appena accennati, compreso Marcus, il protagonista, un po’ snobbati dall’incalzare dell’azione. Pur rientrando pienamente nel genere “fantasy” sia il contesto in cui è ambientato che le invenzioni creative messe in campo introducono elementi nuovi. Anche la forma si rivela concisa e scorrevole. Unica pecca:un’ortografia non sempre all’altezza.

Sì, capisco: ti è piaciuto. Ma in questo torneo si danno i propri giudizi con lo scopo di aiutare altri scrittori a migliorare il proprio stile, il proprio modo di scrivere… questi “preziosi” 561 caratteri che mi hai dedicato mostrano quello che hai apprezzato e cosa ti è piaciuto rivelando un certo grado di narcisismo da parte tua. Mi hai raccontato cosa funziona per 9/10 del tuo giudizio e dedicato ben 8 parole a quel che non va. Senza nemmeno portare un esempio, pur avendo a disposizione ben 3000 caratteri per scrivere. Ho apprezzato l’italiano curato quasi sempre (se escludiamo la tripla virgola che spezza un inciso quando accenni i personaggi che è più una caduta di stile che un errore) e il fatto che mostri di possedere una cultura sopra la media per via del tuo ventaglio diafasico, se pure appena accennato. Per il prossimo anno, se parteciperai, datti questo obiettivo: scrivere quattro giudizi invece di uno soltanto, dedicati ai vari aspetti “trama, originalità, forza dei personaggi, uso dell’italiano”. Dedica a ogni aspetto tra le 400 e le 600 battute e ti usciranno giudizi da 10 e lode. Per l’ortografia non ti preoccupare: prima di pubblicare il testo sarà stato corretto da un professionista.

Giudizio #4 – L’entusiasmo.
Lunghezza: 782 caratteri 1 punto.
Presenza di errori: non rilevati, 2 punti.
Presenza di elementi dell’incipit: qualcosa, 0,5 punti.
Ricchezza linguistica: buona, 2 punti.
Cazzimma: assente, 2 punti.
Voto: 7,5

Giudizio:
Nel complesso, un racconto davvero interessante. Letto tutto d’un fiato senza nemmeno accorgermene.L’autore/autrice è riuscito con maestria nell’arduo compito di descrivere terre misteriose ed incantate, la sensazione provata era di trovarsi davvero lì.Ottime le atmosfere, precise le descrizioni delle scene di guerra, azzeccati i momenti di suspance.Un buon lavoro davvero, originale nonostante ricalchi il filone fantasy.Un piccolo suggerimento: attenzione alla differenza di significato tra “e pure” (inteso come “anche”) ed “eppure”, attenzione ad alcune virgole mancanti. Consiglierei una rilettura per aggiustare questi aspetti grammaticali.Rientra senza dubbio tra le migliori opere da me giudicate e spero passi alla fase successiva perché vorrei leggere anche il seguito.

Grazie davvero per aver letto e mostrato qualcosa di quel che t’è piaciuto. Creare atmosfere coerenti con la narrazione è, per me, molto difficile. Per la suspance mi sono premunito di prendere in prestito i trucchi di uno che se ne intendeva parecchio e sono proprio contento di vedere che qualcosa ha funzionato. L’ortografia è la bestia nera di molti (pure la mia) e ormai ho preso l’abitudine di ingaggiare editor e correttore di bozze per portare la qualità dei miei scritti, quando vengono pubblicati, allo stesso livello dei concorrenti più blasonati. Se invece dell’incipit avessi avuto il romanzo come sarà una volta fatti tutti i passaggi, avresti trovato pochi o nessun refuso. Se tutto va bene uscirà per la fine di ottobre, quindi se vorrai leggerlo ne avrai la possibilità.

Giudizio #5 – Poche parole e mirate.
Lunghezza: 466 caratteri 0 punti.
Presenza di errori: rilevati, 1 punto.
Presenza di elementi dell’incipit, 2 punti.
Ricchezza linguistica: medio-bassa, 0,5 punt1.
Cazzimma: assente, 2 punti.
Voto: 5

Giudizio:
Bel libro avvincente anche se l’ atmosfera un po’ lugubre. Tra il genere Fantasy e il genere fantascienza. Nome di luoghi e personaggi un po’ troppo ricercato. Ho cercato Wu-Masau, per capire se questa divinità, esistesse in qualche culto religioso ed invece mi sono imbattuta in un blog che parla le Brulle… ora non capisco se questo è un racconto a se o fa parte di una saga. Comunque l’ ho trovato abbastanza scorrevole nella lettura. il genere che piace a me

Grazie per questo giudizio, mi fa piacere che ti sia interessato a vedere se trovavi qualche elemento dell’incipit in giro per la rete: hai trovato il mio blog, dove se avessi cercato bene avresti trovato proprio tutto, incluso nome e cognome del sottoscritto (vedi sezione “contatti”). Ti ringrazio per non avermi segnalato, purtroppo questa è una zona grigia del regolamento. Il libro fa parte di un “ciclo”, vale a dire tanti romanzi autoconclusivi basati sulla medesima ambientazione e con molti personaggi in comune. A volte in provincia. Anche tu mi racconti cosa t’è piaciuto e cosa no. Atmosfera Lugubre (grazie, graziella e grazie a tu-sai-chi) il titolo è “L’ombra Scarlatta”, ma secondo te di cosa poteva parlare? Di puffetti rosa che giocano a palla sulla spiaggia?
(ah, però, questa me la segno). Anche per te vale il solito consiglio: la prossima volta MOSTRA cosa t’è piaciuto, cosa ha funzionato, cosa ha colpito la tua sensibilità e gli effetti che quel che hai letto ha avuto su di te. Se mi racconti che t’è piaciuto non hai formulato alcun giudizio: mi hai dato la tua opinione acritica. Se mi dici che il gelato al cioccolato fatto da “Tizio” è buono, bene, è la tua opinione. Se io sono Tizio con la tua opinione ci faccio poco, a parte un po’ di pubblicità. Da te ho bisogno di sapere se ti sembra abbastanza cioccolatoso, se è dolce il giusto o è amaro, salato, troppo dolce… insomma ho bisogno di sapere che effetto ti fa. Ti è parso originale o hai letto altre cose che ti ricordano questa ambientazione? I personaggi, pensi di ricordarteli? O sono simili a cento altri che hai già visto? E la trama, che hai intuito nella sinossi, ti è parsa abbastanza intricata? O è prevedibile e scontata?
almeno non hai notato gli errori (purtroppo c’erano) e questo, più di ogni altra cosa, mi dice che t’è piaciuto. Se qualcosa ti piace al punto da volerla non stai a guardarne i difetti.

Giudizio #6 – Voja de lavora’ sārtame addosso!
Lunghezza: 924/196 caratteri 2/0 punti.
Presenza di errori: rilevati, 1/0 punti.
Presenza di elementi dell’incipit, 1/00 punti.
Ricchezza linguistica: bassa, 0 punti.
Cazzimma: pienamente evidente, 0 punti.
Voto: 4
Voto reale: 0

Giudizio:
Una figura misteriosa si aggira per le Brulle, la terra più pericolosa tra quelle conosciute in tutto il continente. Interi convogli con animali carico ed equipaggio svaniscono tra le grigie pianure senza lasciare traccia. Al protagonista quasi tredicenne l’ingrato compito di scoprire di cosa si tratta, scoprire quali eventi l’hanno generata e di come tutta la vicenda è strettamente connessa al suo destino e alla sua vita. Prendere in mano la situazione e rendersi artefice del proprio destino, oltre a segnare la fine dell’infanzia e l’inizio di quel difficile cammino che è il diventare adulti, è proprio il percorso di scoperta che porterà il giovane eroe (suo malgrado) a superare con successo l’Ombra e chi l’ha creata…Ma dai. Nel 2020 Interi convogli con animali carico ed equipaggio svaniscono tra le grigie pianure senza lasciare traccia e dopo arriva Nembo kid. Perdonami ma non è proprio il mio preferito…

Io so’ de legno. E sembro bono e carmo ma le tue parole sta tranquillo che me le ricordo
e quarcevvorta me le segno! (Testardo – Daniele Silvestri)

Tu che stai leggendo questo giudizio potresti non capire, ma qui occorre introdurre una precisazione non da poco. Degli oltre 900 caratteri da cui è composto questo giudizio solo gli ultimi 197 sono farina proveniente dal sacco del giudice (sei dei quali sono puntini di sospensione). I restanti 727 sono stati copia-e-incollati dalla sinossi che avevo allegato all’incipit. Chi conosce le Cronache di Tharamys ha già capito di chi si tratta, ma sa pure che il protagonista tutto è tranne che Superman e ciò in cui eccelle non lo porta sullo stesso piano di un certo cimmero con lo spadone facile. Eppure questo signore è saltato alle conclusioni senza neanche aver letto l’incipit. Eppure il regolamento del torneo è abbastanza chiaro: la sinossi serve per avere un’idea, ma ai valutatori è esplicitamente richiesto di valutare l’originalità, la forza dei personaggi, la forza della trama e l’italiano utilizzato. Il doppio voto che ho dato a questo giudizio è, quindi, una misura del mio valore rispetto al tuo modo di scrivere: se consideriamo tutto il tuo testo, inclusa la parte che mi hai copiato, il voto finale è un bel (per modo di dire) 4, altrimenti è uno  zero pieno.

Giudizio #7 – Nanogiudizio
Lunghezza: 357 caratteri 0 punti.
Presenza di errori: nessuno, 2 punti.
Presenza di elementi dell’incipit: assenti, 0 punti.
Ricchezza linguistica: elevata, 2 punti.
Cazzimma: assente, 2 punti.
Voto: 6

Giudizio:
Si tratta di un romanzo di formazione per ragazzi, di genere fantasy. L’incipit che sfrutta moltissimo i termini sensoriali visivi (colori) è un rischio: si rischia di tagliare fuori moltissimi lettori. Non è approfondito. La trama è troppo sintetica e non si capisce l’intreccio.Se non altro, sembra sia un volume unico, il che è un vantaggio commerciale.

Anche qui: totale assenza di elementi dell’incipit, se pure mostra di aver letto in modo superficiale l’incipit. Altrimenti si sarebbe accorto che ci sono descrizioni visive (la luna che sorge sulla piana grigia), auditive (i rumori degli scontri narrati sfruttando parole onomatopeiche quali “clangore” e “scroscio” per esempio) e cinestetiche (che coinvolgono tutti gli altri sensi, anche quelli “extra”). La trama è sintetica? Cribbio, ti ho lasciato più di 3000 battute di sinossi dove è spiegato tutto, dal senso dell’incipit (tant’è che uno dei giudici ha notato la cura per i personaggi secondari) al finale e me la definisci “sintetica”? Va be’. Certo che è un volume unico: la parola “Autoconclusivo” significa che la storia inizia e finisce con la parola fine. E pure vero che anche questo romanzo va a incastonarsi in un panorama più ampio. Ogni libro del ciclo può essere preso come una storia a sé stante o come parte di una narrazione più ampia che può essere iniziata da un libro qualsiasi: l’ordine non è molto importante, ma soltanto “Comodo”. Questa cosa dei volumi autoconclusivi l’ho presa da Clive Cussler, che è stato un maestro del romanzo seriale (La serie su Dirk Pitt, quella su Isaac Bell e poi le serie “Firmate” da lui e situate nello stesso universo narrativo sono validi esempi) e so che funziona. Dato il giudizio microscopico ne approfitto per farmi un po’ di pubblicità. Non sarò ancora all’altezza di un Cussler o di un Camilleri, ma voglio arrivare a quel livello e, possibilmente, superarlo.

Giudizio #8 – Quando si dice “Leggere con attenzione”
Lunghezza: 2506 caratteri 2 punti.
Presenza di errori: qualcuno, 1,5 punti.
Presenza di elementi dell’incipit: molti, 2 punti.
Ricchezza linguistica: elevata, 2 punti.
Cazzimma: assente, 2 punti.
Voto: 9,5

Giudizio:
Il mondo sembra interessante, la storia è abbastanza intrigante da farti incuriosire e il personaggio principale è simpatico.Detto questo il libro in sé sembra necessitare di una bella rilettura. Ci sono preposizioni dimenticate, frasi un pò confusionarie, errori di distrazione e alcuni errori di punteggiatura che rovinano l’esperienza di lettura. Giusto per fare degli esempi a pag. 1 “La leggenda narra che gli dei, scontenti vita…” (presumo sia “dalla/della vita”), “veniva a sapere cosa era ne era stato stato dei convogli…” (cosa ne era stato…), “Larsen e il suo convoglio, la sua scorta e tutti i suoi compagni di viaggio era… (troppe “e”, “erano” non “era” ovvero “Larsen, il suo convoglio, la sua scorta e tutti i suoi compagni di viaggio erano…”), “Ci avesse pensato sarebbe” ( “Se ci avesse pensato” suona meglio), “Aveva la consapevolezza che nessuno dei suoi… […] erano tutti morti” ( probabilmente si intendeva dire “tutti i suoi […] erano tutti morti”, oppure “nessuno dei suoi […] era sopravvissuto” perché così com’è non ha molto senso), “Marcus si voltò di scatto: il capitano dei Dragoni di Cupial, la sua scorta, lo raggiunse in sella al suo destriero: uno splendido etsiqaano dall’inconfondibile manto nero.” (non si possono ripetere i due punti due volte nella stessa frase) etc.etc. Inoltre certe parti stonano un pochino siccome già ripetute in precedenza. Per esempio a pag. 1 si descrive il suolo delle Brulle – “il suolo delle Brulle era scivoloso e insidioso” – e poi viene descritto nuovamente praticamente all’inizio della pagina seguente – il suolo delle Brulle è la cosa più strana che si possa incontrare in tutto il continente. Duro come il cristallo… Avrebbe più senso descriverlo chiaramente o a pag.1 o a pag.2 così che il lettore si costruisce un’immagine mentale del territorio e poi non ci debba più pensare. Ultima cosa, più inerente con i gusti personali forse, mi sembra strano che il capitano dei Dragoni di Cupial che descrivi, al comando di un gruppo di mercenari molto organizzato e disciplinato si getti alla morte così, come se non avesse alcuna esperienza. E in caso motiverei la cosa, per esempio sottolineando di più il fatto che era un capitano veramente molto avido o simili. In conclusione, ho messo tutte queste osservazioni solo per consigliare all’autore una rilettura attenta di un racconto con delle potenzialità. Singolarmente non sono errori gravi, ma nel complesso rovinano la lettura e impediscono l’immersione nel mondo.

Togliere i sassi dal campo, prima dell’aratura, evita che i coltelli e il vomere vengano troppo danneggiati. Tuttavia ogni anno sembra che i sassi tornino, come se un dio dispettoso si fosse divertito a seminarli.
Coi refusi accade la stessa cosa: si può passare una vita a cercarli e a toglierli, ma qualcuno, al passaggio successivo, salterà fuori sempre. È per questo che, prima della pubblicazione, ci sono passaggi quali editing e correzione di bozze. Detto ciò è stato un piacere leggere questo giudizio: chi lo ha letto è stato attento e ha suggerito come, secondo lui (o lei) è possibile rendere l’incipit ancora più efficace. Rilevare problemi di coerenza interna non è banale e il suggerimento ricevuto lo terrò nella massima considerazione. Grazie davvero!

Giudizio #9 – Un haiku, in confronto, è prolisso e porta con sé un universo.
Lunghezza: 209 caratteri 0 punti.
Presenza di errori: non rilevati, 2 punti.
Presenza di elementi dell’incipit: nessuno, 0 punti.
Ricchezza linguistica: media, 1 punti.
Cazzimma: massima, 0 punti.
Voto: 3

Giudizio:
Illeggibile. La storia non riesce neppure a candidarsi al banalissimo genere al quale vorrebbe appartenere. Non ho altro da dire, ma sono costretto a raggiungere i duecento caratteri del giudizio da inviarle.

Che posso dirle: non ho parole per valutare il suo giudizio. Solo parolacce, ma siccome sono una persona colta e sensibile eviterò di paragonarla al concime organico di cui condivide le capacità di ragionamento. Mi limiterò a suggerirle che, anche questa estate, ci sono campi carichi di ogni ben di Dio che aspettano solo lei per essere mietuti. Non sottragga queste braccia all’agreste richiamo, vada… vada e se manterrà questi standard riuscirà nell’epica impresa di raccogliere e concimare in un unico, mirabolante, passaggio.

Giudizio #10 – Giudizio Bonsai.
Lunghezza: 238 caratteri 0 punti.
Presenza di errori: non rilevati, 2 punti.
Presenza di elementi dell’incipit: uno c’è, 1 punto.
Ricchezza linguistica: media, 1 punti.
Cazzimma: nessuna, 2 punti.
Voto: 6

Molto interessante e ben fatto. Le citazioni a H.P. Lovecraft e alla cultura fantasy e Horror sono in bella vista e aggiungono una marcia in più alla storia. C’è qualche errore di battitura però e alcuni passaggi non sono proprio chiari.

Con questo chiudo la disanima sui giudizi ricevuti.
Alcuni ben formulati (o almeno l’intenzione era chiara), altri che avrebbero potuto esserlo e se non altro c’era molta buona volontà. Un paio erano chiaramente il prodotto di fancazzisti frustrati e infuriati contro la vita, l’universo e IoScrittore. Il che mi porta alla domanda “Ma perché?” non è che vinci un premio.

Tre anni fa ricevetti giudizi meno valudi e due valutatori, in particolare, avevano  dimostrato di non aver neanche guardato il testo proposto per la valutazione.  Mi infuriai come e più di una gorgone con la coda calpestata. Poi mi misi al lavoro per riscrivere tutto da capo. Nel mentre mi arrivò la notizia dell’arrivo di Noemi (la mia terzogenita) e pensai decisamente ad altro fino all’anno scorso, quando ripresi in mano il romanzo e lo riscrissi da capo, ma con la narrazione al presente. Il risultato è stato che è piaciuto un po’ a tutti e, forse, anche al mio editore che sta valutando l’opera in questi giorni. Speriam bene. Tre anni fa pensai bene di vendicarmi reiscrivendomi subito e preparare giudizi al fulmicotone per stroncare chiunque e qualsiasi cosa al mero scopo di ferire chi li avesse ricevuti. Bene, certo, ma a quale scopo? L’unica certezza che trovai in questa decisione era che dopo essermi sfogato avrei visto l’immagine riflessa allo specchio sussurrarmi “tu si’ ‘na mmerd” con la voce di Giancarlo Bigazzi (e chi non sa chi sia vada su wikipedia!).

Quindi: mi sono messo a studiare come produrre dei giudizi il più possibile oggettivi e cercare di aiutare i prossimi “incipisti” a migliorare le loro opere. Magari l’anno prossimo ‘sta cosa mi verrà meglio. Inoltre ero e sono ancora molto arrabbiato per il modo in cui i valutatori vengono abbandonati a se stessi da parte dell’organizzazione. Quindi con questa serie di articoli voglio mettere bene in luce le dinamiche del torneo a “futura memoria” per tutti. Magari la direzione del Torneo deciderà di apportare qualche cambiamento, tipo mettere linee-guida per i giudizi un po’ meno vaghe e un limite di caratteri per la lunghezza dei giudizi un po’ più adeguato… chessò 600 battute, minimo, massimo 6000?

Buona Giornata

I Carzelloddi Verdeoro.

Non si tratta di una ricetta brasiliana, ma di un piatto tipico della cultura Elasson a base di carzelloddi (un tipo di pasta senza uova), zingiber, turmerico e crespetrella. Non è difficile da preparare.

Cosa sono quelle facce? Oggi è domenica, mettiamoci a tavola e dimentichiamo per qualche ora le furibonde cagnare attorno al concorso “Io Scrittore”. Lunedì mattina, con l’umore giusto, le faremo ritornare più vivaci e agguerrite che mai.

Si mettono sul fuoco una pentola piena d’acqua e una padella con circa una tazza d’acqua per ogni dose di pasta che si intende cucinare. Nella padella vanno aggiunti una spolverata di turmerico, una fetta spessa un dito di zingiber tritata, due cucchiai di olio di oliva (per ogni dose) e un pizzico di sale. Se l’acqua nella padella evapora ne va aggiunta dell’altra per mantenere il livello circa costante.

Quando l’acqua nella pentola bolle si aggiunge il sale e si cala la pasta. Quando la pasta è a poco più di metà cottura (i carzelloddi sono di farina di grano duro, se no scuociono subito) va spostata nella padella, ma l’acqua di cottura della pasta non va assolutamente buttata. Per trasformare i carzelloddi nel tipico piatto della cucina elasson tanto apprezzato in tutta Kirezia occorre fare in modo che la pasta non asciughi del tutto e va aggiunta un poco d’acqua di cottura avendo ben presente che:
troppa acqua = la pasta naviga che sembra una minestra e scuoce.
poca acqua = la pasta si attacca alla padella e brucia.
acqua giusta = la pasta non brucia e non scuoce, l’acqua si trasforma in una sorta di crema giallo-oro che si attacca ai carzelloddi (ma funziona per qualsiasi altro tipo di pasta).

A cottura completa togliere dal fuoco e cospargere di abbondante crespetrella tritata e aggiungere pepe o peperoncino a seconda dei gusti (ma attenti che lo zingiber è un po’ piccante di suo). Vedrete che il verde-smeraldo di quell’erbetta dal gusto aspro e dolciastro si abbinerà in modo sovrannaturale agli altri ingredienti.

Questa ricetta, raccontata da Luigi Scaldapentole in persona la ritroverete anche in appendice allo “Specchio di Nadear” e se vi è venuta fame sappiate che, sempre in appendice, ho anche trascritto come sfruttare gli ingredienti del nostro mondo per ottenere la stessa deliziosa ricetta.

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IoScrittore 2020 – l’Alta Classifica

E con oggi raggiungiamo il podio, quei tre incipit che proprio mi hanno fatto dire “Ohhh!”. Mi spiace per quanto accaduto con la pubblicazione dell’articolo precedente, l’intenzione che c’è dietro questi articoli è mostrare le meccaniche del torneo, permettere così a quante più persone di formare la propria opinione al riguardo e decidere se partecipare alla prossima edizione. Nel prossimo articolo mostrerò i giudizi ricevuti assieme a un mio, personalissimo, commento. In questo modo sarà chiaro, oltre ogni ragionevole dubbio, cosa aspettarsi l’anno prossimo. Se il regolamento non cambia.

Bon, bando alle ciance eccovi i giudizi migliori che ho scritto.

Genere: Storico
Valutazione Trama 7, Originalità 8, personaggi 7, Italiano 8.
media: 7.25
Risultato: non compare nei 300

Giudizio:
Per un attimo ho sperato nei Lupi dell’Ontario, quando ho letto il nome dell’autore. L’illusione è finita quando ho letto la data di inizio del romanzo. Trama vasta e articolata, ma sostenuta da uno stile piuttosto… be’, vecchio. Mio nonno (classe 1886) parlava così. La sinossi lascia capire che di tutti i capitoli ce ne son più di metò che raccontano le vicissitudini di un oggetto attraverso i secoli, gli altri che raccontano il sugo della storia. Per quello che ho imparato sulla scrittura: o questi capitoli sono connessi in modo coerente, come altri narratori hanno fatto quando hanno raccontato storie di amplissimo respiro come il ciclo dell’Invasione di Turtledove, Fondazione di Asimov, gli Immortali di Paul Anderson o la Storia Futura di Heinlein giusto per citare qualche esempio illustre, oppure si perde il filo della narrazione dopo il primo capitolo come accade in questo “incipit”. Nihil sub sole novi, dicevano gli antichi romani; di manufatti che attraversano i secoli con scontri tra opposte fazioni per impossessarsene è piena la storia. Le leggende attorno al Graal, la Lancia di Longino, l’arca dell’alleanza e tanti leggendari eccetera non si discostano molto, come plot, da questo. Con la sostanziale differenza che gli eventi della leggenda del Graal sono stati ben collegati tra loro da una tradizione letteraria ben rodata. Purtroppo non è stato così per questo incipit: i due capitoli da cui è costituito sembrano addirittura scritti da due mani differenti! Le differenze tra la famigliola del primo capitolo e il giovane protagonista del secondo sono abissali (sembra un bene, ma non lo è). Personaggi piatti e anonimi nel primo capitolo, gente che mi sembra di conoscere da una vita nel secondo. La professoressa citata nel secondo capitolo, in particolare, mi è sembrato di conoscerla. Il paese del protagonista è sembrato tanto vero, pur nella scarna descrizione nascosta dal narratore, che sono andato a cercarlo su Google Maps. Sospetto che per il secondo capitolo l’ambientazione fosse stata ben nota all’autore, che invece ha avuto evidenti difficoltà nel raccontare la vita nel remoto passato del primo capitolo. Sia chiaro: Lo stile vetusto non ha influenzato il voto, il fatto che non sia piaciuto a me non vuol dire che non vada bene. Rilevo la presenza di fastidiose allitterazioni e ripetizioni, non molte per fortuna, ma questo esclude un voto eccellente. Moltissime parti sono raccontate da un fastidioso narratore onniscente, cosa che ho imparato a evitare: magari ai tempi di Manzoni andava bene, ma nel 2020 mi sono abituato a un tipo di narrazione più scorrevole e dinamica. Rivedrei un po’ lo Show don’t tell, concentrandomi stavolta più sul mostrare che sul raccontare. I narratori onniscenti, come sa bene ogni studente che ha dovuto studiare i Promessi Sposi, tendono a rompere i cabbasisi e questo accade nell’ultimo capoverso del secondo capitolo. Che passi o meno tra i 300 suggerisco, come minimo, di eradicare tutte le intromissioni del narratore.

Insomma un testo con una idea di base non originale, ma comunque solida se ben sfruttata. Alcuni elementi da rivedere nel testo, ma italiano di ottimo livello. Purtroppo non è passato, peccato. Ora vediamo cosa succede al secondo posto del mio personalissimo podio.

 

Genere: MTS
Valutazione Trama 9, Originalità 8, personaggi 8, Italiano 10.
media: 8,75
Risultato: non compare nei 300

Giudizio:
Ci sono alcune cose che mi sono proprio piaciute di questo incipit. Per cominciare il modo elegante e dinamico con cui sono tratteggiati i personaggi. Li si vede apparire mentre la storia comincia, fin dalle prime battute, a dipanarsi. Molto ben fatto, complimenti. Subito dopo viene l’ambientazione: sembra di starci dentro, è dinamica, profonda… sembra di stare proprio a in quella città. L’altro colpo ben riuscito è nel numero di personaggi che si muovono, con naturalezza, sulla scena: tutti hanno la loro caratterizzazione ed è facile distinguerli anche dal parlato. Cosa succederà dopo? È la domanda che mi ripeto di paragrafo in paragrafo. Il ritmo è serrato, ma con le dovute pause per far riprendere fiato e memorizzare i dettagli e i cambi di Point of View sono ben gestiti e staccati a dovere. Se proprio devo trovare una pecca… la frase “(omissis: non posso rivelarla)” pronunciata dal commissario è inutile. L’investigatore della polizia ha già lavorato con il protagonista e il commissario lo sa, il lettore lo sa perché ha seguito D’Amore e lo ha già riconosciuto per via dei dettagli forniti nella narrazione. L’aggiunta della frase “(che ho cancellato)” pare proprio un infodump buttato là per far capire al lettore tontolone chi è il protagonista. Non serve, si capisce bene anche senza. Altra pecca, ma non è colpa sua, la Sinossi non rende giustizia alla trama (ma tanto non l’ho valutata). Il voto in questo caso è sulla fiducia: sono certo che la storia sia ben raccontata anche se la trama è di quelle arcinote. Spero proprio di ritrovarla tra i 300. Così potrò scoprire come va a finire. Vorrei poter aggiungere altro, ma non arrivo (per ora) a tanta abilità nella scrittura e più che dare qualche suggerimento leggo… e imparo. Il 10 l’ho messo in grammatica perché non sono riuscito a trovare un errore neanche leggendo al contrario.

Insomma non è passato neanche lui. E sì che questo romanzo era non dico da vincitori, ma sicuramente da entrare nella schiera dei 300 e forse anche dei 10 finalisti. A mio avviso dietro questo incipit c’è una persona che è ben allenata a narrare e a farlo molto bene. Qualche peccatuccio di infodump, ma se me ne sono accorto io ci riesce anche meglio un editor di primo pelo a occhi chiusi.

Ed ecco il primo classificato che è, udite udite, uno storico. La mia amica Giovanna Barbieri (che scrive romanzi storici da una vita) ne sarà felice.

Genere: Storico
Valutazione Trama 8, Originalità 10, personaggi 9, Italiano 9.
media: 9
Risultato: non compare nei 300

Giudizio:
Non mi dispiacerebbe leggere tutto il libro per rendermi conto del peso dei capitoli iniziali su tutta la storia. Se i protagonisti sono l’animale e la persona indicati nel titolo, perché cominciare la storia con i genitori della protagonista? I fatti che precedono l’entrata in scena della persona in questione non potevano emergere dal vissuto degli altri personaggi? Non mi è dispiaciuto leggerlo, pur rendendomi conto che rispetto alla trama raccontata nella sinossi mi trovavo “fuori” della storia, al prologo del prologo. Io avrei dato inizio alla storia sacrificando il primo capitolo. Sui personaggi ti dico due volte bravo (o brava). Primo per la conoscenza dei dialetti: italiano, ciociaro (be’, gli somigliava) e siculo, secondo per essere riuscito (o riuscita) a far passare le descrizioni dei luoghi attraverso i dialoghi dei personaggi. Sono rimasto molto impressionato. L’unica pecca è che se non si conoscono bene i dialetti qualche cosa dell’ambientazione può sfuggire e in alcuni punti, a mio avviso, hai ecceduto: avrei preferito qualche chiacchiera in meno e qualche descrizione in più. Niente di trascendentale, sia chiaro. Forse attenuerei un pochino la forza dei dialetti siculo e ciociaro, perché un po’ più ostici da comprendere… specie se uno dei personaggi soffre di balbuzie. Già è difficile di suo, in quelle righe sembra di assistere a uno dei dialoghi tra Chewbacca e Han Solo dove solo uno dei due personaggi parla comprensibile e di quello che dice l’altro si può solo intuire qualcosa. Se era questo l’intento ok, viceversa io sposterei la balbuzie di quel personaggio su parti del discorso brevi, magari articoli e congiunzioni onde evitare di spezzare le parole (è solo un’idea, adoro i dialetti di tutte le lingue) e rendere il testo del dialogo accessibile. L’idea che hai avuto è buona, trasmettere l’ambientazione attraverso i dialoghi è una soluzione brillante… spero proprio che nel resto del libro avrai altre sorprese altrettanto piacevoli. Sull’ortografia non ho quasi nulla da eccepire. Punteggiatura, caporali e virgolette usate a maniera e nessun predicato è stato maltrattato da una virgola infilata su per il… soggetto. Questa frase la dice lunga sulla qualità di altri incipit da me analizzati fino a ora. Attenzione alle d eufoniche non sempre usate “a cecio”.

Anche qui nulla da eccepire, una storia bella e commovente rappresentata in modo eccellente, tra questo incipit e il precedente sono stato molto indeciso su quali voti mettere. Poco o nulla da eccepire (anche le d eufoniche non sono rientrate nella valutazione) e molto da imparare. Qui poi ho visto usare i dialoghi in modo molto efficace: tutta la narrazione, i dettagli, ogni sensazione giungeva attraverso le voci dei personaggi. Il narratore se ne stava in disparte e lasciava spazio al lettore che poteva immaginare ogni cosa con precisione.

E con questo ho quasi finito. Ne manca uno, il “vincitore”. Visto che l’incipit è ancora in gioco non posso pubblicare il giudizio al fine di non penalizzaro… anche se giuro che mi piacerebbe farlo non fosse altro che dare una mano a chi è ancora in gara e ha scritto qualcosa di valido.
Ne parlerò domani in un articolo dedicato al “vincitore”.

IoScrittore 2020 – La media classifica

In questo articolo prenderò in esame quegli incipit che si son collocati a metà, i cosiddetti “senza infamia e senza lode”. Scritti maluccio, ma non troppo. Con trame interessanti, ma anche no. Non pubblicabili senza abbondante lavoro da parte di un bravo editor e (in taluni casi) anche di un correttore di bozze esperto. Mi hanno fatto notare che trattandosi di inediti rivelare titolo e nomi dei personaggi potrebbe nuocere tanto agli autori che alle opere, anche se con tutta probabilità usciranno con un altro titolo. Mi pare corretto togliere questi dettagli: scopo di questi articoli è altro.

Genere: Fantasy
Valutazione Trama 7, Originalità 5, personaggi 6, Italiano 6.
media: 6
Risultato: non compare nei 300

Giudizio:
Quella del pesce fuor d’acqua è un tema piuttosto usuale nel fantasy: un personaggio ritagliato attorno al target del lettore-tipo viene portato in un mondo diverso. Un americano alla corte di Re Artù, Tre cuori e tre leoni, le cronache di Narnia sono tutti validi esempi. Qui abbiamo un albero “alieno” che rapisce la protagonista. Ok, è un’idea. La protagonista non è credibile. Lei per prima dovrebbe ricordare di avere dei superpoteri o non voler pensare al proprio passato a quando essi si sono manifestati. Insomma o è entusiasta e allora li usa o comunque sa di averli, non ha bisogno di un amico che gli ricordi che li possiede, oppure è ritrosa e allora al posto dei poteri mostra i danni causati dai traumi che essi le hanno causato. In quel caso il compare (una specie di quasi trentenne con l’aspetto di un manzo 28enne palestrato, ma asessuato) ha proprio il ruolo di mentore che la aiuta a “varcare la soglia”. Non solo. La protagonista ha un cane, pure bello impegnativo: sembra un terranova. Un terranova mangia circa 1kg di macinato e 500g di riso una volta al giorno. Quando lo porti a spasso non ti serve la paletta: ti serve il bulldozer. Un cane così o lo ami, o non vuoi averlo tra i piedi mai. La protagonista se lo è portato in montagna e ha scelto lei di portarlo con sé. Allora lo ama. Poi però lo lascia sempre a casa. Prima in campagna e poi dai nonni. Che se lo è portato a fare? Caro autore: avevi bisogno di un cane per scatenare il potere della fusione mentale? Potevi trovare cento(mila) altri espedienti più efficaci. La protagonista ha 25 anni e un fidanzato, siamo nel 2020 e non negli anni 60. Lei con una casa tutta per sé non si fa riaccompagnare a casa e poi resta da sola. Il compare un pensierino a concludere la serata con dolcezza lo dovrebbe proprio fare, invece sembra che sia refrattario alle curve dell’amica e a tutta la sua femminilità. Mah. Sarà che sto diventando un vecchio satiro, ma almeno un abbozzo di tentativo da parte di lui ce lo avrei messo: è un essere umano, non un termosifone. Capisco che hai previsto per la protagonista di farle incontrare il grande amore dopo che avrà toccato l’albero alieno, ma… e aggiungere un bel conflitto nella trama di relazione no? Degli altri personaggi non riesco a dire nulla: i due che compaiono nel prologo sono piatti, poco credibili. Menzione speciale per il Mostro, che se pure pieno di cliché ha il pregio di avere degli obiettivi precisi e non causare morte e distruzione a casaccio. Vedo che hai difficoltà con le È accentate e le « caporali » per i dialoghi. Mentre tieni premuto il tasto ALT digita i tasti 174 del tastierino e vedrai che appare. Altri codici utili sono 175 e 0200. Ti serviranno per la prossima volta. Per il resto del testo c’è qualche errorino qua e la che ti abbasserà la media, ma niente di trascendentale. Lavora di più sui personaggi: la protagonista vuole qualcosa, ma dentro deve avere bisogno di altro, una ferita che si porta dietro e necessita di essere curata. Qual è la  sua”fatal flaw? Se non ne ha non è interessante.

Come avete letto questo giudizio non sarebbe stato da 6, ma più basso. E però, via, a parte qualche sfondone sulla questione del cane e sui personaggi del prologo (il nudd che ancora devo capire cos’è, e la sciamana con la poltrona nella caverna), il fatto che riesca a visualizzarli anche adesso che è passato più di un mese vuol dire che non erano fatti malissimo. Il 6 ci poteva stare. Il grosso problema di questo incipit e della trama che si porta dietro è che di originale non ha molto. Devo riconoscere che non avevo ancora letto di un albero capace di teletrasportare in un altro universo e questo è valso un 5 che altrimenti sarebbe stato un 4. Sulla trama, be’, l’aver ricalcato le orme dei grandi con una idea tutto sommato originale (l’albero di prima) è valso il voto più alto della valutazione.

E adesso si sale

Genere: Sentimenti
Valutazione Trama 7, Originalità 8, personaggi 7, Italiano 6.
media: 7,5
Risultato: non compare nei 300

Giudizio:
Non sono pratico di letteratura rosa, ma questo è molto simile a quello che scrivevo quando… avrò avuto forse 16 anni, e immaginavo in che modo avrei conosciuto la mia prima fidanzata. Poi scrivevo tutto su carta e lo facevo accadere a uno dei miei personaggi. Con 34 anni di più posso dire che le cose sono andate oltre ogni immaginazione. È stato divertente seguire la schermaglia amorosa attraverso l’alternanza dei punti di vista di Liam e Rachele, peccato per i numerosi errori di sintassi legati a punteggiatura, uso dei pronomi e alcune infelici coniugazioni verbali… il grosso problema di questo incipit è che oltre il colpo di fulmine non succede proprio nulla. In teoria la chiamata all’avventura per il protagonista è creare una relazione con la protagonista e vivere una storia d’amore con lei, in teoria. In pratica sembra essere un eroe ritroso cui manca il mentore. L’occasione gliela offre Rachele facendosi quasi violentare da un ubriaco dopo che, vestita in modo molto appariscente, finisce per sbaglio nel proverbiale vicolo oscuro per cui più male dello stupro fa il coro de “se l’è andata a cercare” che l’avrebbe accompagnata per mesi. Da un punto di vista narrativo la cosa è ben gestita e mi ha fatto sorvolare con indulgenza la pessima formattazione del testo (le « caporali » si fanno tenendo premuto il tasto ALT e componendo i codici 174 e 175 col tastierino numerico della tastiera, ). Il buon Liam, nel vedere Rachele in pericolo (vede la posta in gioco crescere) si lancia all’attacco e liquida con un paio di pugni ben assestati il molestatore. In mezzo ci sono elementi che vanno verificati: Facoltà o Liceo? In alcuni momenti Rachele e Liam vanno al liceo (ma quale?) in altri vanno all’università. Segno questo che l’ambientazione non ti è chiara quanto dovrebbe. Punti molto sui dialoghi e poco o nulla sulle descrizioni. Se avessi dedicato un po’ più di tempo a studiare l’ambientazione avresti evitato l’errore. Far crollare la “sospensione dell’incredulità” è un errore grave, molto peggio che sbagliare un congiuntivo (si, mi sembra di aver visto anche quello). Viceversa la caratterizzazione dei personaggi principali è buona, i due protagonisti parlano in modo convincente, hanno emozioni differenti, prestano attenzione a dettagli differenti e si ha un piacevole distacco durante il cambio di punto di vista, che pure è ben gestito (cosa non banale!). A mio modesto avviso devi potenziare di più la fase preparatoria: studia bene il passato dei tuoi personaggi e attraverso di esso ogni luogo in cui i tuoi eroi hanno formato il proprio carattere e il proprio arsenale di abilità e conoscenze. In sostanza prepara bene l’ambientazione prima di iniziare a scrivere. In questo modo certi dettagli non ti sfuggiranno più e le descrizioni degli ambienti saranno pure interessanti e utili alla narrazione.

Come ho detto tante volte il “Rosa” non è il mio genere preferito, sarà perché mostrare i sentimenti degli altri mi risulta particolarmente difficile. Sarà perché all’azione amorosa preferisco un macigno sferico che rotola verso il protagonista che ha appena tolto un idolo d’oro dal suo piedistallo. Questione di gusti. In un romance il “viaggio dell’eroe” attraversa le varie fasi di schermaglia amorosa che culminano con la nascita della relazione tra i protagonisti (di solito due, un maschio e una femmina, ma esistono sfumature in tutte le… uh… direzioni) e l’immancabile lieto fine o la tragedia a seconda dello stile scelto dall’autore. Qui (a detta della sinossi) è previsto il lieto fine. La particolarità è data dal continuo alternarsi del punto di vista di lui e di lei che da ritmo alla narrazione e attira. La cosa oltre a essere molto originale richiede una certa bravura perché non è banale gestire continui cambi di “Point Of View” senza far perdere il filo della narrazione, l’empatia e giocoforza il coinvolgimento del lettore. Da migliorare l’italiano che va bene (non ho considerato virgolette e accentate un errore), ma non benissimo: buono per un temino da prima liceo, ma l’autrice deve migliorare un po’ il suo ventaglio diafasico… la varietà dei suoi registri espressivi, insomma.

E veniamo al terzo e ultimo di oggi

Genere: Giallo
Valutazione Trama 9, Originalità 7, personaggi 8, Italiano 6.
media: 7,5
Risultato: non compare nei 300

Giudizio:
Bedda matri! Ho dovuto mettermi gli occhiali perché avevo pensato a un refuso: fin dalla prima volta ho letto Ragusa. Se vuoi creare un nome di una città sicula efficace come Vigata o cambi città così da ottenere un nome più evocativo, oppure lavori di onomaturgia e crei la tua città dal nulla, magari in provincia di Enna, che ancora non è stata interessata da indagini poliziesche e c’è Piazza Armerina coi suoi mosaici che merita sempre una visita.Storia interessante, nonostante qualche errore anche grave, si lascia leggere con piacere. Il finale non è scontato per niente. Il protagonista scapolo mpenitente è, scapolo rimane (non vuole legarsi a nessuno, ma come Carabiniere non mostra di essere molto legato neanche all’Arma: alcuni carabinieri si sposano con quella) e quindi il finale è meritato. Sarà lui a capire che l’assassino era (omissis: non posso mica rivelare il finale!), ma quando ormai (omissis: e due, no spoiler). Bel finale, ottima idea. Far finire una storia in modo convincente è difficile, ma dalla sinossi riesco a intuire che almeno l’idea è stata sviluppata molto bene, ben fatto.Veniamo alle note dolenti: anche a te dico che se tieni premuto il tasto ALT e digiti 174 dal tastierino numerico ottieni « e con ALT e 175 ottieni » mentre per la È ti serve il codice 0200. Stile e italiano devono migliorare. Alcune cose possono essere corrette come “unghia” invece di “unghie” e altri problemini legati alla declinazione di plurali e singolari. In prospettiva editoriale se un testo costa troppo editarlo e correggerlo è meglio lasciarlo perdere. Non ho rilevato niente che con un po’ di esercizio non possa essere tolto di mezzo. Altri vizi di scrittura richiederanno uno sforzo maggiore da parte tua: alcuni personaggi non sono caratterizzati bene. I due collaboratori del commissario sembrano un solo carabiniere, le coppie “comiche” che agiscono insieme come una cosa sola hanno alle spalle background molto solidi che emergono nel parlato e nel modo di muoversi. Qui invece sembrava di avere davanti lo stesso personaggio. Sull’uso del punto di vista dovrai pure lavorare parecchio. Non mi puoi cambiare POV a fine capitolo e saltare, con un semplice stacco, da un carabiniere a una giovane donna che sta avendo un sogno agitato. Perché ci ritrovo la coppia dei due collaboratori e sghignazzo come se non ci fosse un domani, invece di empatizzare con la povera donna. Lì avresti dovuto chiudere il capitolo e mettere l’incubo di lei, ben raccontato stavolta, in uno dedicato a lei. L’errore, è che hai voluto cambiare POV proprio in quel punto. Fornisci al lettore una serie di informazioni inutili e che il narratore, non poteva conoscere. Imparare a usare il narratore è un’arte che ti richiederà ancora più tempo. Neanche io ci riesco bene, ma gli errori degli altri sto cominciando a notarli…

…e a farne tesoro. L’autore ha scritto un giallo con un finale dolceamaro. L’idea di base è molto bella, molto siciliana e io che per metà sono siculo (l’altra metà è veneta), mi sono sentito un po’ a casa. L’ambientazione è curatissima, i personaggi un po’ meno e anche la gestione della narrazione deve essere rivista parecchio. Però il protagonista è rappresentato in modo superbo e sembra quasi emergere dalle pagine per apparire, nonostante certi cliché di genere, in tutta la sua figura. Questo mi ha fatto propendere per un voto più alto degli altri: mi dice che c’è del buono e va sviluppato. Un bravo editor potrà sicuramente aiutare questo autore a far emergere i propri punti di forza.

Bene, anche per oggi è tutto dal torneo IoScrittore. Domani vedremo i migliori che ho valutato e perché. Mi farebbe anche piacere che gli autori mi contattassero per parlarne a quattr’occhi. Chissà…

IoScrittore

Anche quest’anno uno dei miei romanzi (inediti) è in concorso. La prima volta ero emozionatissimo, convinto di rientrare nella rosa dei finalisti e poi… eh, sorpresa.

Forse è meglio parlare di come si svolge il concorso.

È diviso in tre fasi: la scrematura, la valutazione e la finale.

La scrematura è la fase dove, negli anni, ho rilevato la maggior parte di scorrettezze. Da questa eliminazione usciranno i 300 che passeranno il turno. Ogni partecipante riceve dieci incipit. Massimo 50.000 battute, ogni incipit deve essere corredato di uno pseudonimo (non si può rivelare il proprio nome neanche per sbaglio) e una sinossi; una vera sinossi, per cui se partecipi con un giallo devi rivelare anche il finale.
Il testo deve essere valutato in modo esteso con un commento di minimo 200 battute e massimo 3000. Poi deve essere espresso un giudizio sintetico su quattro parametri: Efficacia della trama, Forza dei Personaggi, Originalità e Italiano & ortografia.
I voti sono di due tipi: uno compreso tra “scarso” e “molto buono” e l’altro compreso tra 1 e 10.

La forza della trama è valutata (quando il recensore sa quello che fa) in base a quanto scritto nella sinossi e a quanto appare nell’incipit. Si tratta di un giudizio molto soggettivo. Negli anni ho visto trame molto interessanti (per me) unite a una padronanza dell’italiano scarsa o a uno stile piatto e senza sugo. Avete presente i romanzi di Snoopy, quelli che cominciavano con “Era una notte buia e tempestosa”? Infarciti di luoghi comuni che sai già cosa leggerai nella riga successiva e, nel caso dei gialli, ti viene spoilerata la soluzione a metà della seconda pagina da un infodump assassino? Ecco. La trama rimane comunque forte, ma in questo caso so che un eventuale editor avrà il suo bel da fare. Idem per chi ha buone idee nella trama e non sa proprio scrivere e ti piazza un “pultroppo” accanto a un che avrebbi avuto che mi fa sanguinare gli occhi. Una valutazione compresa tra 7 e 8 per la trama (e poi nella sezione Ortografia facciamo i conti) e nel giudizio si segnala la povertà dello stile e tutto il resto.
Comunque scrivere una buona sinossi è fondamentale per aumentare le possibilità di ottenere un buon voto in questa fase. Più la trama è chiara e meglio sarà per il valutatore che avrà una possibilità in più di svolgere meglio il suo lavoro.

Segue la “Forza dei personaggi” ovvero quanto ogni personaggio è riconoscibile tanto dalle descrizioni e dal parlato. Creare un buon personaggio non è affatto semplice. Ogni personaggio ha una sua storia che deve essere chiara all’autore. Per storia intendo tutto quel che ha fatto il personaggio da che è nato al momento in cui è entrato nella narrazione. Tutte le sue azioni, le sue battute, il modo di vestire e di apparire dipende in massima parte da questo e non dalla volontà dell’autore, che è un mero tramite. Tanto più ogni personaggio (anche l’ultima delle comparse) appare chiaro nella mente del lettore e tanto più questo voto sale.

Originalità indica “tutto e niente”, perché ogni elemento può essere fonte di bei voti o di solenni stroncature. Può essere originale la trama, il modo di presentare i personaggi, il modo di usare la lingua italiana: qualsiasi cosa, ma molto spesso questo parametro è usato per valutare “ad mintula canis” uno scritto senza badare al suo significato. In cosa si distingue, dalle altre, l’opera che stai leggendo? È una domanda mal posta e che porta, inevitabilmente, a valutazioni cinofalliche (odio ripetermi, ma è così). Cercando di essere quanto più onesti possibile si può cercare l’originalità ovunque: nella scelta dei nomi operata dall’autore per luoghi e persone, nel modo in cui si svolgono i dialoghi, nel modo in cui vengono presentati i personaggi… un autore capace, se capita con un valutatore esperto, in questo caso può brillare. Se invce capita con un troll… ma ne parlo dopo.

Italiano e ortografia, a mio avviso, è l’unico parametro oggettivo. Un errore è un errore e non si scappa. Una virgola tra soggetto e predicato, un congiuntivo sballato, aggettivi, sostantivi e verbi discordanti per genere e numero… eccetera… sono tutti errori tra i più diffusi e che ricadono sotto questo parametro.  Finché sono pochi, o la narrazione è avvincente, gli errori non vengono notati (troll a parte). Se tuttavia si ha la sfortuna di capitare sotto un troll… le cose cambiano parecchio.

A fine valutazione avrai un punteggio compreso tra 40 e 400 punti composto dalla somma delle valutazioni numeriche di tutti i giudizi ricevuti. In teoria. Sempre in teoria un incipit assegnato a 10 valutatori può ricevere al massimo 10 voti in ogni categoria, che sono, come abbiam visto, quattro. Per cui se il voto più basso è 1 e il più alto 10 ecco che arriviamo al 400 massimo. Giustissimo, ma… il regolamento stabilisce che si possono ricevere fino a 15 incipit. E quindi può accadere che un singolo romanzo venga valutato da più giudici e ricevere, giocoforza, più punti. E questo perché? Perché non è un concorso! È una gigantesca operazione di scouting, una colossale indagine di mercato e di pubblicità portata avanti a costi tutto sommato contenuti. Un editore che volesse fare “sondaggiare” una sua opera prima di lanciarla sul mercato non deve far altro che iscriverla e attendere. Spesso si tratta di opere già editate e corrette, per cui i voti degli ignari valutatori saranno medio-alti, se poi viene dato in lettura a più di 10 persone è matematico che, troll a parte, riceveranno voti più alti. Ne consegue che di quei 300 una parte non indifferente è composta da autori che sono spinti dalle varie case editrici che fanno parte del gruppo Mauri Spagnol (organizzatore di questa operazione) o che hanno già un libro che presto sarà pubblicato da una delle case editrici del gruppo, a cui il “concorso” fornirà indicazioni circa il target e la collocazione dell’opera.

I Troll. Brutte bestie e io lo so bene: nella mia ambientazione vivono in tribù isolate dedita alla raccolta e alla pastorizia… altrui. Ne sanno qualcosa gli Etsiqaasit che devono difendere le loro mandrie dai furti di troll e gnoll. Sotto il torneo invece rappresentano dei personaggi che per i motivi più vari hanno deciso di partecipare e assegnare 2 a tutti i partecipanti e infliggere giudizi molto pesanti, ai limiti della denigrazione. Perché lo fanno? Per semplice cazzimma; esiste gente che si diverte a far male agli altri, il torneo è gratuito e allora: perché no?  Altri sono incavolati come bisce perché nella precedente edizione un troll gli ha segato le gambe. Ecco, io per esempio: due edizioni fa un troll mi ha messo 2 a tutto, mentre un altro non ha consegnato il giudizio. Con 9 giudizi anziché 10 e uno scritto da un troll il mio punteggio è stato comunque onorevole… e me ne sono dispiaciuto tanto. Probabilmente sarei rientrato nei 300, chi lo sa? Sono rimasto fermo 2 edizioni ad assorbire la botta… e a occuparmi di mia figlia Noemi che nel frattempo è nata e mi ha portato altre priorità.  Certo, mi piacerebbe vincere, ma leggendo i lavori di altri “colleghi” so che c’è gente che sa scrivere altrettanto bene e dovessero vincere ne sarei comunque felice.

La fase successiva si svolge in modo identico: a ognuno dei 300 arriveranno 10 romanzi interi, stavolta. Inutile dire che un testo già editato e pronto per la pubblicazione ha una marcia in più. Ne segue pure che pensare di partecipare al “torneo” (che non è un torneo) con un testo “grezzo” cioè privo di editing e correzione di bozze e sperare di vincere o anche solo di arrivare in finale, è difficile.

Da questa fase escono dieci finalisti che, stavolta, saranno valutati da una giuria esterna e premiati durante la rassegna “Tempo di Libri” (virus permettendo) che si svolge a Rho ogni anno in autunno. Al vincitore l’alloro della pubblicazione cartacea, ai finalisti quella in eBook.

E tu? Hai partecipato? Ti va di raccontarmi com’è andata?

 

Final Fantasy VII – L’effetto proiettore.

Tanto tempo fa trascorsi più di 300 ore giocando a un videogame per Playstation, la prima “leggendaria” console targata Sony. Il gioco si rivelò essere una vera e propria killer application, un successo enorme come pochi titoli hanno saputo avere. Oggi vi parlerò brevemente del suo remake.

CLoudAerith

Devo precisare che 300 ore non le trascorsi in una singola partita, ma in due. La prima durò 128 ore (a ogni salvataggio venivano annotate dalla console le ore trascorse, per questo motivo riesco ancora a ricordare), la seconda… eh… mi ero talmente invaghito del gioco che decisi di prendere la “guida strategica” e mi misi a risolvere, uno per uno, tutti i giochi e i sotto giochi proposti all’interno del titolo. Il risultato fu che impiegai 185 ore.

La bellezza di quel titolo era che c’erano interi capitoli segreti, personaggi che si potevano sbloccare, ma che non erano indispensabili per concludere il gioco. Solo averli permetteva di aggiungere maggiore profondità all’esperienza di gioco… insomma una festa.

Oggi non ho comprato il gioco: per giocarci avrei dovuto disporre in primis di una playstation IV e, soprattutto, di uno sconfinato numero di ore da trascorrere davanti a uno schermo. Roba per giovani, non per me ^_^. D’altro canto oggi ci sono youtube e le connessioni a banda larga, che quando ero giovane io manco nei libri di fantascienza si trovavano cose del genere. Be’ no, qualcosa già c’era, ma appunto: fantascienza. Oggi le connessioni a 1 gigabit non son più così impossibili e un hard disk da 1 terabyte lo si compra al supermercato per un prezzo tutto sommato ragionevole. Ma avete idea di che vuol dire per un nerd come me avere un disco da 1 tera? Il mio primo hard disk aveva una capacità di ben 40… mega, in realtà erano 39.0625, ma non sottilizziamo.

Va bene, finisco qua con lo sbrodolamento sui miei tempi, dicevo: oggi ci sono milioni di giovani che non hanno un piffero da fare e si sono smazzati il gioco per me facendo a gara, letteralmente, a chi per primo pubblicava su youtube il video completo della partita con tutti i dialoghi, le cut-scene e compagnia bella.

Per un po’ è stato emozionante tuffarsi nelle atmosfere di Midgar, la città dove la storia di FFVII ha inizio, e scoprire la bellezza di un’ambientazione curata. Sapete che è il mio chiodo fisso. Chi ha creato quell’ambientazione sapeva fare il suo lavoro. I personaggi sono anche meglio di come li avevo immaginati durante le partite. Il livello di dettaglio di armi, armature, palazzi… niente è troppo privo di dettaglio né eccessivamente carico. Sembra veramente di trovarsi là e il guaio è proprio questo.

Nel momento in cui liberi il cervello del lavoro di ricostruire l’ambiente a partire da informazioni scarne, gli permetti di analizzare a fondo la psicologia dei personaggi (niente di trascendentale eh? È una funzione del nostro cervello che abbiamo tutti e che ci permette di capire se la persona davanti a noi è furiosa come un picchio o sta per abbracciarci), la consistenza dei dialoghi (anche qui: stesso discorso, è una cosa che facciamo in continuazione), la coerenza degli elementi narrativi (idem).

E qui la storia regge e non regge. Da una parte abbiamo l’immersività dettata dalle meccaniche di gioco: cerca, combatti, raccogli, trova informazioni e sblocca il gioco, dall’altra abbiamo un mondo intero da esplorare e dove curiosare.

Lascio questa analisi agli esperti di videogiochi… io non lo sono, non al livello di alcune tra le più brillanti penne che abbia mai conosciuto e che ho l’onore di poter chiamare amici. Mi riferisco a persone come Ugo Laviano, Tatiana Saggioro, Elena Avesani, Andrea Maderna, Simone Soletta, Gianluca “Ualone” Loggia, Mauro “Bovabyte” Buti, Tiziano “Apecar” Toniutti, Davide “Quedex” Giulivi e tanti altri che hanno affollato testate come Z, K, TGM, ConsoleMania e oh… scusate, l’amarcord colpisce ancora, tante altre persone che ho il piacere e l’onore di poter chiamare amici.

A me rimane un aspetto importante da valutare. Il cosiddetto “effetto memoria”. Quando leggiamo un libro o giochiamo con un un videogioco la mente lavora a pieno regime come non avviene con un film. Perché? Perché il film offre la “pappa pronta”, tutte le scene sono raccontate fin nei minimi dettagli visivi, auditivi e se attori e regista sono bravi anche dal punto di vista cinestetico (arrivano le emozioni, perfino le sensazioni tattili come brividi e pelle d’oca). In un videogame no. In un videogame viene sfruttato enormemente il meccanismo “emotion by action” che poi è anche quello alla base dello yoga della risata. Se ridi, ma tanto… che so, fai una risata lunga 5 minuti, dopo un po’ i livelli di ossigeno nel sangue crescono, si liberano endorfine e al termine dell’esercizio ti ritrovi allegro e felice come se ti fossi fatto una dose massiccia di antidepressivi. Solo che qui non ci sono effetti collaterali e l’unico rischio è che se sei cardiopatico la risata ti ha fatto schizzare il battito oltre i 180 bpm e la cosa potrebbe risolversi in un mezzo infarto.

In un videogioco, normalmente, si corre, si combatte, si ride se ci sono battute o situazioni comiche… e poiché una volta i computer non erano molto potenti, la grafica era un aspetto molto secondario. Se le azioni del gioco erano coinvolgenti e non ripetitive era il cervello a rivestire quei pixel sgranati, i poligoni nudi, le ambientazioni scarne fatte di sfondi statici, di informazioni utili a proseguire nel gioco. Vedere qualcuno giocare era noioso e spesso si concludeva con la frase “ma come fai a divertirti con quella roba?” facile: avevi le endorfine al posto del sangue, l’adrenalina che scorreva a fiumi e il cervello su di giri come neanche con una dose di ecstasy… e non c’erano effetti collaterali a parte la dipendenza da videogame.

In Final Fantasy VII – The Remake questo meccanismo funziona ancora alla grande, con qualche piccola pecca. La grafica ora è ricchissima, come si può evincere dall’immagine che ho pubblicato. Il cervello non lavora più a pieno regime per immaginare gli ambienti e i personaggi: essi sono già a un livello di dettaglio che nulla ha da invidiare a personaggi di film di animazione. Così ora si può concentrare su altri elementi, come il non-verbale e il paraverbale dei personaggi, o la coerenza di certi elementi presenti tra una scena e l’altra… possibile che certi personaggi stiano sempre nello stesso punto, non importa se sia giorno o notte? Comprendo la necessità di dare al giocatore una determinata informazione, per cui non importa il momento, appena il giocatore arriva al punto “X” deve ricevere l’informazione “Y” e andare avanti. Però la coerenza va a farsi benedire. Richard Garriott, creatore di Ultima On Line, lo aveva ben capito e aveva dato ai personaggi non giocanti dei suoi videogame una minuscola intelligenza artificiale (niente di più di un modesto script) che li faceva agire, se pure meccanicamente, in modo da dargli una parvenza di comportamento reale. Per cui il giocatore doveva cercare il personaggio “P” con l’informazione “Q” e se era notte lo andava a cercare a casa sua, magari svegliandolo nel sonno, oppure poteva attendere il mattino e aspettare che uscisse per andare al lavoro… e questo è il meno.

In FFVII questi meccanismi, noti da decenni, non sono stati inseriti… o almeno non mi è sembrato a giudicare dai video che ho visto. Così come manca una buona mimica facciale che faccia capire al giocatore se i personaggi sono arrabbiati, stanchi, felici o altro e viene chiesto al giocatore di proiettare le proprie emozioni. Peccato che con tutta la messe di informazioni visive e auditive (il comparto audio è strepitoso, tanto per la qualità dei sound font usati per gli effetti, che per la bellezza struggente delle melodie create da Nobuo Uematsu e soci) diventa difficile tenere il proiettore (altro strumento che il nostro cervello usa normalmente per “immaginare” cosa stia passando la persona con cui ci stiamo rapportando) acceso e farlo funzionare correttamente. Ho sentito commenti anche pesanti del tipo “Non è come me lo ero immaginato!” nei confronti di questo o quel personaggio. A me è successo col personaggio di Tifa che nel gioco originale aveva un seno esagerato, mentre in questo remake ha tratti molto delicati e pù adatti a una ragazza “normale” nel quale anche il pubblico femminile può identificarsi.

Lì per lì ho gridato allo scandalo “Ridatemi le t… ridatemi Tifa così com’era!”, ma poi ho cercato l’origine della mia rabbia e ho capito che mi stavo incavolando per niente.

Ero arrabbiato perché durante le circa 300 ore giocate vent’anni fa mi ero creato delle idee, circa i personaggi, ben precise. Sapevo esattamente, in base ai dialoghi, quando dovevano essere felici e quando no, quando si dovevano arrabbiare e quando invece avrebbero riso. Una sorta di mappa emozionale precisa e dettagliata. Cosa che non è stata minimamente rispettata, almeno per quel che riguarda le prime tre ore di video di gioco (sono arrivato a vedere la parte con la chiesa e l’incontro con Aerith). Sembrano poche, ma in realtà se un attore sa recitare lo si vede subito fin dalle prime scene. Capisco che i personaggi di un videogioco non sono attori, ma dal momento che al cervello non viene più richiesto di immaginare le informazioni mancanti per ricostruire tutta una scena (Come avveniva nei videogiochi in passato e come avviene ancora leggendo un libro) occorre fornire una coerenza emozionale che gli attori professionisti sanno ben gestire, ma che agli attori fatti di poligoni e texture manca. Cioè nei film di animazione ben realizzati c’è, e c’è stata fin dal primo film realizzato interamente in Computer Grafica (guardacaso: Final Fantasy – The spirits whitin), qui inspiegabilmente i personaggi spesso sono algidi e freddi, privi di tutti quei movimenti “involontari” e che sono legati a precisi stati d’animo.

Per fare un esempio: il discorso sui soldi tra Tifa e Cloud, alla fine della prima missione, è drammatico e intenso. Cloud è freddo e distaccato… e ci può anche stare, ma Tifa? Cristo santo, è una guerriera come ce ne sono poche, capace di prendere a schiaffi bestie che farebbero tremare Conan il Barbaro. Lei fai gli occhioni da passerottina per tutte le scene, tutte nessuna esclusa, almeno fino al punto in cui mi sono fermato. Domani continuo e vedrò se qualcosa cambia. Stesso discorso per l’apparizione di Sephiroth, che pare un modello de l’Oreal per quanto è fatto bene. La rabbia di Cloud non c’è. A parte un breve istante in cui carica la spada e tenta di affettare il nemico, per il resto è il solito, algido e inespressivo Cloud.

Comprendo che mi sto incentrando su un dettaglio, ma dato che molti amici su facebook mi mi hanno dato impressioni simili “non è come la immaginavo” o “il personaggio è stato tradito” o ancora “niente a che vedere col primo meraviglioso titolo” una domanda o due me le sono poste e la risposta è stata abbastanza semplice: mentre racconti una storia, sia essa narrata attraverso un film, un libro o un videogioco, tieni la testa dello spettatore occupata. Dagli in pasto una storia sugosa (per dirla alla Manzoni) dove la maggior preoccupazione sia quella di capire cosa sta succedendo, o comincerà a criticar gli effetti speciali e tutte quelle altre meravigliose invenzioni che tanto ti sono costate e che speravi servissero a nascondere la povertà della storia.

Se a distanza di tanti anni Ghostbusters (il primo e inimitabile film) o Frankenstein Jr. sono ancora ricordati e visti con piacere anche dalle nuove generazioni, il motivo non va ricercato negli effetti speciali che oggi fanno sorridere, ma nella capacità di chi in quel film ci ha lavorato di farti credere, per qualche ora, che tutto sia dannatamente e meravigliosamente vero.

#WriteTogeter

writeTogeterLogoMetti una sera alla tastiera un autore, una editor e una illustratrice. L’autore sono io e va bene, stavolta faccio testo. In fondo è una delle cose che mi riesce bene… benino… mi riesce, via.  La editor è Antonella Monterisi, che ha editato 2 romanzi su tre del sottoscritto riuscendo nell’impresa di cogliere il senso di quello che avevo scritto E di suggerire cosa cambiare senza toccare una virgola del testo per farmi tirare fuori il meglio.

L’illustre illustratrice è Francesca Resta che mi ha colpito anni fa con un’opera: Ginkgo. Oltre alla bellezza del disegno in sé, sono rimasto folgorato da come quest’artista impiega la luce per dare volume allo spazio oltre la tela. Chapeau.

Per rispondere alla domanda “Che cosa ci fanno tre persone così dentro allo stesso progetto” devo fare un salto indietro nel tempo, a circa un mesetto e mezzo fa quando sui gruppi “Scripta Manent” e “Scrittori & Lettori Fantasy” comparve una sorta di chiamata alle armi, proprio quella che vedete nell’immagine che apre l’articolo.

Cosa è successo?

È successo che numerosi autori presenti sui due gruppi sono stati invitati a scrivere un racconto di circa 15000 battute, portate poi a 19000, con una traccia che recitava:

Gli artisti son fatti di sangue e immaginazione. Spesso, molto spesso, l’artista si cala in una veste diversa dalla propria e utilizza gli strumenti necessari per esternare i propri pensieri. La domanda del tema pone le persone nell’ottica di dover entrare in empatia con l’altro. Quante volte abbiamo visto una persona vivere situazioni di disagio? Come avremmo reagito noi se avessimo avuto lo stesso problema? Tutti in un modo o nell’altro abbiamo e cerchiamo di risolvere un disagio, ma c’è chi è più “sfortunato”, c’è chi vive in una cultura diversa, chi nasce in situazioni estreme. C’è chi per vivere in maniera dignitosa deve spostarsi dal luogo in cui è nato, chi ha qualche mancanza, chi ha dipendenze e chi invece ha un colore della pelle diverso. E se tu fossi come lui/lei?

La firma era di Alessandro Gardenti (S&LF) e Mariano Lodato (Scripta Manent) e la proposta prevedeva la cessione dei diritti su tutto il materiale prodotto a favore di un ente benefico, tipo Amnesty o MSF. Questo ente avrebbe poi potuto pubblicare il materiale nella forma che avrebbe preferito a scopo di autofinanziamento. Va da sé che i testi, le immagini e poi gli audiolibri avrebbero dovuto essere di qualità eccellente (o almeno ottima).

A questo punto comparve su “S&LF” l’annuncio di Francesca Resta che si proponeva come illustratrice per un disegno in bianco e nero.

La poverina non fece in tempo a mettere online l’annuncio che si ritrovò me a raspare fuori della porta. Avrebbe potuto cacciarmi con il classico lancio della pantofola e invece restò ad ascoltare le mie idee. L’idea della storia ambientata a Roma la sera del 10/11/1938. Ho acceso ceri a ogni santo noto e gnoto, ho pregato divinità egizie, sumere, fenicie, romane, greche e nordiche. Ho invocato i Grandi Antichi e percorso il sigillo fino a scomodare colui-che-non-deve-essere-nominato affinché le persone che avevo pensato di mettere in squadra dicessero di sì. Incassato il sì di Francesca ho cominciato a scrivere col mio solito metodo, ma nel mentre ho contattato Antonella che, data la dimensione contenuta del lavoro, ha accettato forse anche grazie all’influsso delle divinità di cui sopra, o perché alla brevità del racconto si aggiungeva il fatto che come autore avrei dato pochi grattacapi. Insomma: lei conosce la mia scrittura e a me il suo metodo di lavoro calza a pennello.

Fatto sta che quando Antonella ha detto “sì” avevo la versione “0” del testo pronta. A tempo di record ha editato questa cosa che aveva più pezze e rattoppi che stoffa, chiedendomi di fare attenzione ai troppi salti di POV e indicandomi come, secondo lei, si poteva meglio rendere la storia. Sotto la sua guida ho riscritto una volta il testo (un record, di solito ci metto molto di più) e il risultato lo potrete leggere tra breve. Nel mentre Francesca ha via via mostrato il progredire del lavoro, ma già dalla prima bozza ho capito che era proprio la persona giusta sulla storia giusta.

La storia… non ve la dico. Vi dico solo che è ambientata a Roma, in quel tratto di lungotevere che sta tra l’incrocio con via dei cerchi e via Arenula, dove sorge la Sinagoga di Roma, la notte tra il 10 e l’11 novembre 1938. Non era un bel periodo: faceva freddo, di lì a poco sarebbe scoppiata la II guerra mondiale e il clima politico era dei peggiori.

Ho dovuto documentarmi un bel po’ per riuscire a ricreare l’atmosfera. Un aiutino me lo ha fornito il signor Giuseppe Scalese, grande appassionato di tram e che gestisce il sito http://tramvetti.blogspot.com. Mi ha raccontato una serie di dettagli che sono serviti a ricostruire il tram che a un certo punto del racconto gioca un ruolo fondamentale e mi ha passato il soprannome “du’ camere e cucina” che mi ha permesso di caratterizzare a dovere anche il veicolo.

Le persone del Museo Ebraico di Roma e dell’Archivio Storico del Museo, tra cui Ursula Dattilo, che hanno risposto alle mie domande con puntuale precisione (e tanta pazienza): grazie di cuore.

Mentre scrivo queste righe Alessandro e Mariano hanno ricevuto racconto e grafica di tutti e 14 i gruppi che hanno partecipato che elenco qui di seguito:

TEAM ALIENATI:
Capitano e writer 1: Linda Talato
Writer 2: Vincenzo Romano
Editor: Valentina Capaldi
Illustratore: Livia De Simone
Blogger: Caterina Franciosi
Videomaker: Michele Sbriscia

TEAM TERRAMARE
Capitano e Writer: Eireann Leah Reid
Artist: Fabio Leone
Editor: Teresa Alonzi
Blog: Alessandra Leonardi
Video Maker: Andreina Grieco

Chierici Senza Frontiere (C.S.F.)
Capitano e editor: Claudia Cintio
Writer 1: Bellard Richmont
Writer 2: Marko D’Abbruzzi
Artist: Alessandro Grillea
Blog/Video Maker: Sara Colangeli

TuttiPerBeneTranneIlGreco
Capitano e Writer: Angela Mena Perri
Artist: Simona Brunilde
Editor: Giovanni Nikiforos
Blog: Isabella Cavallari

Mith Rules
Capitano e Writer 1: Ilaria Persico
Writer 2: Marika Fanciullacci
Artist: Andrea Piera Laguzzi
Editor: Giulia Manzi
Videomaker: Sabrina Scansani
Blog: Cristina Pace

I SemiSeri
Capitano e Writer: Teresa Bonaccorsi
Artist: Elena Hayele Saluzzi
Editor: Chiara Baroncini
Blog: Alessandra Micheli
Video Maker: Pietro Tulipano

ISeeYouCreative Team
Capitano e Writer : Letizia Finato
Illustratore: Maria Rosaria Monticelli
Editor: Bianca Heinz-Kustermann (Cristina Mantione)

Team Broken
Capitano e Writer 1: Alastor Maverick
Writer 2: Melissa Francesca D’Agostino
Artist: Erika Sanciu
Editor: Eleonora Ciglio
Blog: Patrizia Gangi

Pixies band
Editor: Nicole Nolwenn Marinucci
Illustratrice: Giulia Darcy Rosati
Writer: Seenia Mihris
Writer 2: Andrea Marinucci Foa (capitano)

Team Anxious dreamers: la compagnia dei sognatori ansiosi
Capitano e Blogger: Donatella Inzerillo
Writer 1 : Zac D’aleo
Writer 2 : Angela Ferriero
Artist: Antonella Saccone
Editor: Luca F. Morandi

DYNAMIC SOULS
Capitano e writer: Barbara Repetto
Editor: Alessandra Scola
Illustratrice e Videomaker: Cyper Nelli
Blogger: Luisa Davide Distefano

gli ARGONAUTI
Capitano e writer 1: Gilbert Gallo
Editor: Moreno Pavanello
Illustratore: Andrea De Angelis

LE STREGATTE
Capitano e Writer 1: Lily Lorenzini
Editor: Giorgia Rambaldi
Illustratore: Stella Meleri
Blogger: Giorgia Rambaldi

le BUONE APOCALISSI
Capitano e writer 1: Andrea Venturo
Editor: Antonella Monterisi
Illustratore: Francesca Resta

Alcuni di essi li ho conosciuti di persona, come Alessandra Micheli che è una blogger e una lettrice fortissima (legge quasi un libro al giorno… come ci riesca è un mistero) o Alastor “Nikola” Maverick cui rinnovo gli auguri per la nascita di Ginevra avvenuta qualche giorno fa. Di altri ho avuto il piacere di leggere qualcuno dei libri che hanno pubblicato, come “Mezzosangue” di Vincenzo Romano, i Quattro Regni di Pietro Tulipano o Il Lato oscuro dei Frutti di Mare di Giovanni Nikiforos e ho lavorato a stretto contatto di gomito con Fabio Leone, per il quale ho tradotto in sindarin (e mi son divertito come non accadeva da un bel po’ di tempo) alcune iscrizioni da inserire in una delle sue mappe… potrei continuare a lungo: per molti dei nomi in elenco ho una o più opere che ho apprezzato tanto per lo stile che per la forma rigorosa.

Spero che presto, dalle pagine di questo blog, potrò annunciare che i racconti hanno trovato una casa e potranno offrire un aiuto concreto, oltre che qualche ora sano divertimento.

I 5 giorni del Torto

Che succede? A partire dal 10 luglio il Torto, il primo libro da me pubblicato, sarà liberamente scaricabile. Fin qui nulla di straordinario. Un giveaway come tanti.
Al torto è legato, a doppio filo, il destino di mia figlia Noemi. Devo portarla a Innsbruck per farla visitare da un esperto neuropsichiatra infantile e, manco a dirlo, ogni euro che riuscirò a guadagnare sarà d’aiuto.
Questo non è un giveaway come gli altri.

Cosa si fa di bello dal 10 al 15?
Facile: scaricate il libro da Amazon (o mi mandate un messaggio privato tramite la sezione “contatti” del sito specificando nell’oggetto “Il Torto“) e vi invierò la copia “pulita” del libro in formato PDF.
Recensite il libro su Amazon, inviatemi la foto della recensione via email o via messenger e vi invierò un piccolo grande dono. Una “edizione speciale” unica e resa preziosa tanto dal gesto quanto dalla gratitudine che avrò per chiunque tra voi che spenderà il proprio tempo per recensire il libro. Non chiedo “Solo recensioni a 5 stelle”, vanno benissimo anche quelle a “1 stella sola” se motivate da una spiegazione convincente. Le critiche costruttive mi fanno un gran bene ed è grazie a esse che riesco a migliorare di libro in libro.

Tra tutti coloro che avranno inviato la foto della recensione estrarrò una copia elettronica de “I Razziatori di Etsiqaar”, sempre con dedica.

Tra tutte le recensioni ricevute tra il 10 e il 15 (fa fede la data del server di posta elettronica) selezionerò, a insindacabile giudizio di Laura e Manuel (i fratellini di Noemi), quella più emozionante che finirà sulla bacheca della pagina “Le cronache di Tharamys” e sulla homepage di questo sito per un mese.

È un modo per tirare su le recensioni e quindi incrementare le vendite… e giocoforza aiutare Noemi, soprattutto nel lungo periodo. Le cure costano e i libri possono dare una mano, dato che a venderli e a spedirli ci pensa Amazon e io, nel frattempo, posso fare altro.

Chi ha voglia di aiutarci?

Esame (di coscienza) per scrittori fantasy ver. 0.1

Questo non è un esame universitario, piuttosto una guasconata spassosa per ridere un po’ sopra cliché e luoghi comuni.

È nato scherzando su un gruppo facebook “Scrittori & Lettori Fantasy” S&LF per gli amici.

Al momento consta di 80 domande cui rispondere sapendo che è impossibile mentire: non c’è un voto, ma solo un confronto con la propria consapevolezza.
In fondo una spiegazione delle domande, così da non influenzare.

Magari in futuro potrebbe diventare una cosa più seria, ma in mezzo ci lascerò sempre qualche domanda spassosa perché, ricordiamocelo, il primo che si diverte come un matto a raccontare una storia è proprio il narratore.

Ecco dunque il test, buon divertimento.

 

Domanda Risposta A
Risposta B
Succede niente nelle prime 50 pagine? Le prime 50 pagine raccontano l’ambientazione e la storia del protagonista prima che inizi la narrazione Introduco il conflitto principale man mano che svelo ambientazione e storia del protagonista
Il tuo protagonista è un giovane contadino con antenati misteriosi? Sì! In realtà scopre che i suoi genitori erano ben altro e lui ha nobili origini No
Il tuo protagonista è l’erede al trono, ma non lo sa? Lo sa e ha una paura folle di essere scoperto, tanto per la propria vita che per la sicurezza dei suoi amici che lo credono un semplice contadino.
La tua storia riguarda un giovane che raggiunge l’età adulta, ottiene grandi poteri e sconfigge il supremo “cattivo”? E poi sposa la bellissima principessa No
La tua storia è una ricerca per un magico artefatto che salverà il mondo? No
La tua storia è una ricerca per un magico artefatto che distruggerà il mondo? No
La tua storia si sviluppa attorno a un’antica profezia riguardo “colui che salverà il mondo, i suoi abitanti e tutte le forze del bene”? No
C’è un personaggio, nella tua storia, il cui unico scopo è di comparire a casaccio nella trama e dispensare informazioni? Sì, è il mio Avatar No
La tua storia contiene un personaggio che in realtà è un dio in incognito? No
Il supremo malvagio è segretamente il padre del tuo protagonista? No
Il re del tuo mondo è un re gentile raggirato da un mago malvagio? No
Un mago dimenticato descrive uno dei protagonisti del tuo romanzo? No
Che ne pensi di un “guerriero potentissimo, ma lento e di buon cuore”? Che bella idea Anche no
Che mi dici riguardo “un saggio, un mistico sapiente che rifiuta di rivelare dettagli della trama per sue personali e misteriose ragioni?” È un’idea splendida che ho implementato in molti dei miei racconti e romanzi. Utile quanto lo zucchero nel motore della motosega mentre arrivano gli zombie.
I personaggi femminili nel tuo romanzo passano molto tempo a preoccuparsi di come appaiono, specialmente se il protagonista è nelle vicinanze? No
Un personaggio femminile esiste solamente per essere catturato e salvato? No
Un personaggio femminile esiste solamente per incarnare gli ideali femminili? No
Un umile sguattero più a suo agio con una padella che con una spada descrive uno dei tuoi personaggi femminili? No
Un coraggioso guerriero più a suo agio con una spada che con una padella descrive uno dei tuoi personaggi femminili? No
Un personaggio del tuo romanzo può essere descritto come un “Nano arcigno” No
“un mezz’elfo diviso tra la sua eredità umana ed elfica” ti sembra un’eccellente idea per un personaggio? No
Hai reso Nani ed elfi grandi amici, giusto per distinguerti? No
Qualsiasi personaggio sotto i quattro piedi di altezza esiste solo quale spassoso diversivo? No
Pensi che le navi abbiano come unici scopi la pesca e la pirateria? No
Sai in che anno è stata inventata la macchina che crea le balle di fieno? No
Hai disegnato una mappa per il tuo romanzo, questa include posti chiamati “Le terre devastate” o “La foresta della paura” o “Il deserto della desolazione” o qualsiasi cosa “della Morte”? No
La tua storia contiene un prologo che è impossibile da comprendere finché tu non hai letto l’intero libro? No
La storia che hai scritto è il primo libro di una trilogia pianificata a tavolino? No
Che ne pensi di una pentalogia o di una decalogia? Ho dodici volumi in cantiere Già tre volumi mi sembrano eccessivi.
Il tuo romanzo è spesso quanto un volume cartaceo della Treccani? No
Nel libro che hai scritto non succede praticamente nulla eppure senti che dovrai scrivere molti sequel per finire la tua storia? No
Stai scrivendo un prequel della tua quasi ultimata serie di libri? No
In realtà sei George R. R. Martin e hai mentito senza vergogna per arrivare a questo punto? No
Il tuo romanzo è basato sulle avventure giocate di ruolo coi tuoi compari? No
La tua storia contiene personaggi trasportati dal mondo reale in un mondo fantasy? No
Uno dei tuoi protagonisti ha apostrofi o trattini nel suo nome? No
Qualcuno dei tuoi personaggi ha un nome con più di tre sillabe? No
Ti sembra corretto avere due personaggi provenienti dal piccolo e isolato villaggio che si chiamano “Tor Badger” e “Nicholaus  Mikiafilis” No
La tua storia contiene orchi, elfi, nani e/o halflings? No
Che ne pensi di “orken” e “dwerrows”? Nomi splendidi per razze fantasy! Hai qualcosa di intelligente da domandare, ogni tanto?
Hai almeno una razza il cui nome è preceduto da “Half”? No
In un qualsiasi punto della tua storia il tuo protagonista decide di passare, quale scorciatoia, per antiche miniere naniche? No
Scrivi le scene di battaglia ispirandoti alle giocate di ruolo nel tuo RPG preferito? No
Hai creato delle schede per tutti i tuoi personaggi nel tuo gioco di ruolo preferito? No
Stai scrivendo un work-for-hire per la Wizard Of the Coast? (I creatori di Magic The Gathering) No
Le locande nel tuo libro esistono esclusivamente per permettere ai tuoi personaggi di avere una rissa? No
Pensi di sapere come funzionava il feudalesimo, ma in realtà non te ne importa? No
I tuoi personaggi passano uno sconquasso di tempo per viaggiare da un posto a un altro? No
C’è almeno uno dei tuoi personaggi che potrebbe e dovrebbe dire qualcosa che aiuterebbe il gruppo, ma si rifiuta di parlare perché altrimenti rovinerebbe la trama? In realtà questo cliché, se usato bene, permette di creare grandi personaggi e colpi di scena carichi di tensione.
Uno dei maghi nella tua storia lancia magie facilmente identificabili come “palle di fuoco” o “fulmini magici”? No
Utilizzi il termine “mana” nella tua storia? No
Utilizzi il termine “armatura a piastre” nella tua storia? No
Che Dio ti assista: “Hai mai usato il termine punti-ferita” nella tua storia? No e l’Altissimo non c’entra nulla.
Sai esattamente quanto pesano mille monete d’oro? No
Pensi che un cavallo possa galoppare tutto il giorno senza mai riposare? No
Chiunque, nella tua storia, può combattere per due ore indossando una corazza di piastre, calvalcare per quattro ore e far delicatamente all’amore con una locandiera compiacente e tutto nello stesso giorno? Il mio eroe ha volato a dorso di drago per un giorno intero dopo aver combattuto contro il malvagio Lhaf e il suo incubo monostatico. No, Tony Stark non è tra i miei personaggi.
Il tuo protagonista possiede un martello/ascia/arpione o altra arma che ritorna nelle sue mani quando la lancia? No, neanche Thor è tra i miei personaggi.
Qualcuno nella tua storia stordisce qualcun altro con un’alabarda? No
Qualcuno nella tua storia stordisce qualcun altro protetto da una corazza a piastre? No
Sai che vuol dire maneggiare una spada di quattro o più chilogrammi? No
Il tuo eroe si innamora di una donna “irraggiungibile”, ma che poi alla fine riesce a “raggiungere”? No
Una gran parte dell’umorismo del tuo libro consiste in giochi di parole? No
Il tuo eroe è capace di reggere numerosi colpi da quello che è l’equivalente fantasy di una spada da dieci libbre, ma è spaventato da una ragazzina con un coltello? No
Pensi realmente che sia necessaria più di una freccia nel torace per uccidere un uomo? No
Pur sapendo che sono necessarie molte ore per preparare uno stufato accettabile, lo hai piazzato come “cibo on the road” la sera attorno al fuoco di campo dei tuoi avventurieri? No
Hai barbari nomadi che vivono nella tundra e bevono barili e barili di “idromele”? No
Pensi che “idromele” sia un nome cool per la “Birra”? No
La tua storia include un numero consistente di razze differenti e che hanno esattamente un paese, un re e una sola religione? No
Il gruppo meglio organizzato e numeroso nella tua ambientazione è la gilda dei ladri? No
Il tuo cattivo principale punisce con la morte anche errori banali? No
La tua storia parla di un manipolo di guerrieri che viaggiano con un bardo, inutile in combattimento, perché suona un liuto? No
Il “Comune” è la lingua ufficiale del tuo mondo? No
La campagna nel tuo romanzo è disseminata di tombe e tombe piene di antichi bottini magici che nessuno ha pensato di rubare secoli prima? No
Il tuo libro è fondamentalmente la tua versione del Signore degli Anelli? No
I tuoi protagonisti comprano gli oggetti magici come se andassero in un supermercato? No
Trovi corretto avere, nella stessa nazione, una città di nome Arrow city e pochi chilometri dopo Port d’Aurance? No
Il luogo migliore per costruire un castello, tra i due proposti è: Un picco inaccessibile circondato da nubi di tempesta Una collina molto alta al centro di una vasta pianura
La moneta d’oro è: valuta corrente in ogni paese del tuo mondo fantasy ogni paese ha la sua valuta con le sue caratteristiche
Nella tua storia compare almeno un personaggio che è il tuo “avatar” nel mondo che hai creato: È vero, lo ammetto Non lo dirò neanche sotto tortura
Sei arrivato fino alla fine, dimmi la verità: sei John Ronald Reuel Tolkien, hai ottenuto un passaggio sul Tardis e hai risposto a tutte le domande solo per spassartela …e ho pure convinto il Dottore a portarmi su Arda No ma ho viaggiato sul Tardis per andare a conoscere Tolkien di Persona e poi rispondere correttamente a tutte le domande di questo test.

Quasi tutte le domande A sono legate a cliché, luoghi comuni, errori grossolani commessi da scrittori alle prime armi con il genere Fantasy e ambientazione simil medioevale. Quasi. Per alcune la risposta giusta è proprio A.
Quasi tutte le risposte B riguardano situazioni, errori e cliché in cui tutti (io per primo) sono caduti almeno una volta.

La perfezione non è di questo mondo e, personalmente, mi piace così.
…e chi ha seguito il mio blog può indovinare come ho risposto io.

Buona Scrittura!