Il Torto sbarca su Amazon Prime Reading!

Il titolo già dice molto.
Che vuol dire? Vuol dire che per i prossimi sei mesi Il Torto sarà scaricabile gratuitamente per tutti gli utenti Amazon Prime.

E ora la Domanda: come fa una torta rubata a celare un pericolo mortale?

Adesso non ci sono più scuse per scoprirlo.

 

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#giornatautore 11 marzo – Andrea Venturo

Una splendida giornata trascorsa insieme ad un’allegra e arguta compagnia virtuale, ma pure concreta e ben viva. Ecco il risultato che Nicola Pera de “I Parolanti” ha saputo mettere insieme!

i Parolanti

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Si è svegliato di buon’ora ed è già carico a mille il nostro ospite di oggi Andrea Venturo. È arrivato il giorno della tua #domenicautore, Andrea, presentati e poi preparati ad accogliere il fuoco amico delle domande.

Buona domenicautore a tutti.

Laura MasseraAndrea Venturo raccontaci come sei approdato alla scrittura.

Andrea VenturoTutto ebbe inizio al liceo quando mi accorsi che ero completamente incapace di scrivere. Stavo messo così male che al primo tema di italiano, nel 1984, la professoressa mi domandò cosa avessi scritto perché faceva fatica a leggerlo.
Be’… facevo fatica anche io.
Quell’anno fui bocciato, anche per quel motivo.
Non era l’unico. Ignoravo sintassi, ortografia e solo il mio dizionario era un pochino ampio grazie alla lettura.
Così iniziai a studiare la scrittura “da zero” e cambiai completamente modo di scrivere adottando lo stampatello minuscolo al posto del corsivo.
La storia si concluse…

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” I razziatori di Etsiquaar” di Andrea Venturo, self publishing. A cura di Frank Slade

LES FLEURS DU MAL - BLOG LETTERARIO

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Quando essere autori e recensori equivale ad essere veri e proprio eroi…
Cari lettori, prima di accendere la lampadina su questo meraviglioso romanzo, voglio porvi due quesiti: cosa vi aspettate da un romanzo western e quali aspettative avete da un racconto fantasy?

Nel primo caso, voi direte, paesaggi immensi ricchi di fattorie, mandrie di buoi, cavalli e tutto quello che concerne il selvaggio west. In una storia fantasy, invece, vi saranno fantomatici casterlli, elfi e magie di ogni genere.

Adesso, unite i due tipi di racconti e vi troverete faccia a faccia con questa magnifica opera che il nostro “Venturo” ci ha reso disponibile, ovvero un vero e proprio “Country-Fantasy” dall’aria sbarazzina, fresca e giovanile, che affronta tematiche da cui nessuno di noi è mai sfuggito e mai sfuggirà.
La trama del libro viene sviluppata mettendo in risalto, i destini diversi ma uguali, di tre adolescenti:
• Conrad. Timido ed…

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La lettrice di sogni

Un brano letto con bravura e che da enfasi a vicenda e personaggi in modo davvero notevole. Grazie Rosanna Lia per la tua lettura!

E se vi ha attirato il libro ecco un paio di link utili via amazon:

breve, ma intenso come la lettura che avete ascoltato e se poi volete una lettura meno breve e altrettanto intensa

che diventa un regalo per amici & parenti e fidanzato nel momento in cui scegliete la versione cartacea

 

Produrre un libro – 2

L’editing

Su cos’è un editor e cosa fa ne ho già parlato, così come quanto è importante.

Scegliere di non editare il proprio romanzo equivale a presentare una storia che, a meno che non siate un Manzoni qualsiasi, avrà qualche errore. Un libro con errori è come un ristorante che cucina bene, ma la sala è sporca e i camerieri che puzzano di sudore. 

Ci tornereste?

Gli editor sono persone che amano i libri e fanno di tutto per dargli una forma e un aspetto degno di un prodotto editoriale, tuttavia occorre fare attenzione nella scelta. Ci sono gli editor professionisti (cari, ma bravi), quelli alle prime armi (economici e meno organizzati) e i cialtroni (inutilmente costosi).

Un cialtrone lo riconosci subito: si da un sacco di arie, ti prende in carico subito perché “vali” e poi distrugge il tuo lavoro.

Un professionista invece ti da una finestra temporale su quando può dedicarsi al tuo lavoro, ti offre una valutazione sincera per capire se vale la pena editare il romanzo e, se cerchi un editore, ti indica chi potrebbe essere interessato, ti guida nella scrittura esaltando i tuoi punti di forza e lavora per migliorare il tuo stile. 

Uno economico invece manca dell’organizzazione che ha il primo e anche dell’esperienza del mercato editoriale che ha tempi serrati. Il risultato sarà comunque buono, ma là dove un professionista ti porta a editare il tuo manoscritto in 18 settimane (4 mesi, più o meno) quello economico potrebbe anche impiegare il doppio del tempo, magari senza fornire troppe spiegazioni sul “perché” di una certa modifica e quindi riducendo parecchio le possibilità di crescita.

I costi sono pure molto diversi: un cialtrone può chiedere qualsiasi cifra, ma di solito offre la luna a prezzi stracciati, tipo 350€ per un manoscritto di 800 cartelle. Un professionista vi chiederà cifre comprese tra 2,5 e 6€ a cartella, fino a 10€ a cartella in casi particolari.

Uno “economico” vi chiederà meno, anche 1 euro a cartella, massimo 3, ma di “certo” avrete solo la data di invio del materiale, poi dovrete adattarvi ai suoi ritmi di lavoro e porvi pochi scrupoli nel bombardare via mail/messenger/watsup di domande circa le modifiche proposte.

Il professionista non modifica nulla: segnala cosa non va e fornisce strumenti per operare la modifica, a voi tocca tutto il lavoro che poi vi porterà a migliorare la vostra scrittura.

Mettiamo che avete trovato un “editor medio” che per 2,5€ a cartella vi propone un editing in due passate. Che vuol dire? Vuol dire che voi spedite il manoscritto in formato doc oppure odt, lui legge e inserisce dei commenti poi spedisce indietro e tu lavori sui commenti, approvi o non approvi le modifiche e poi rispedisci il manoscritto indietro per il secondo giro. Detto così pare facile, ma considerate che un buon 15-20% del testo originale viene meno e vi ritroverete a riscrivere da capo forse tutto il libro o ampie porzioni di esso.

Per tenere traccia dei costi: un romanzo di 300 cartelle costa circa 750€ con un editor economico, fino a 1500 con un professionista.

Se state storcendo il naso per i costi ponetevi la domanda: “voglio davvero autopubblicarmi?” e trovate in fretta la risposta tra le due sole opzioni disponibili.

L’editing è la parte più corposa e che non può essere effettuata da soli, poiché il proprio coinvolgimento impedisce di trovare tutti gli errori che qualcuno che non lo è può indicare facilmente.

Lo scambio di informazioni con l’editor dura mesi, ogni info ricevuta è preziosa (anche perché l’avete pagata piuttosto cara) e va seguita con scrupolo con lo scopo di migliorare il libro e, giocoforza, se stessi.

Spesso l’editor offre servizi ulteriori come la sinossi per un editore e la quarta di copertina, da presentare al pubblico. Visto che dal momento in cui inizierete l’editing dovrete anche pensare alla campagna pubblicitaria, la quarta di copertina è il biglietto da visita, insieme alla cover, con cui il vostro libro si presenta al mercato. Farla male equivale a buttare i soldi spesi per l’editing.

A editing completato il libro non è ancora pronto per la pubblicazione, ma siamo a un buon 50% del lavoro. Seguiranno la correzione delle bozze e la creazione della cover e anche se metterò alla fine la campagna pubblicitaria, è adesso che va pensata.

Produrre un libro – 1

Quanto costa scrivere? Bella domanda.

Qual è il prezzo “giusto” da dare al proprio lavoro? Dipende.
Alla prima domanda non c’è una risposta univoca a parte “comunque tanto” che non è una risposta utile. Per la seconda domanda invece bisogna rispondere alla domanda: “quanto costa produrre un libro”. E poi fatta seguire alla domanda “quante copie penso di vendere?” e considerare numeri che partono da 500 copie.

In questa serie di articoli proverò ad analizzare i costi che uno scrittore deve affrontare nel momento in cui decide di diventare “self” e fare a meno di un editore, magari attirato dall’idea di guadagnare più del 5-10% sul prezzo di copertina.

Il manoscritto

Non è il libro. Per quanto possiate rileggerlo, aggiustarlo e sistemarlo, non sarà mai pronto per la pubblicazione. King, Cussler, Smith, Follett… tanto per citare qualche nome grosso, hanno tutti un editore alle spalle che ci mette: editing, correzione di bozze, impaginazione, cover, quarta di copertina e (fondamentale) pubblicità.

È vero che senza il manoscritto l’editore non può far nulla, ma senza gli altri servizi il manoscritto da solo è ” ‘na ciofega”, termine romanesco che vi invito a scoprire da soli la prima volta che assaggerete un caffè preparato in modo approssimativo.

Non basta scrivere il libro: va trasformato in un prodotto editoriale.

Conoscere i costi di tutti questi servizi vi permetterà di stabilire un prezzo adeguato per il vostro “capolavoro” e decidere se pubblicare o meno, se l’editore che vi propone la pubblicazione è una persona seria o un cialtrone, se scrivere per vivere è proprio la vostra strada.
Anche produrre un manoscritto ha dei costi. Il tempo di un professionista vale, al netto di tasse e contributi, da 15 a 80 euro l’ora, dall’idraulico al dirigente di un’azienda tutti sono pagati per il loro lavoro. Uno scrittore non campa mica d’aria. Se pensate di non guadagnare più di 25.000 euro l’anno con la scrittura (al netto di tasse e contributi) mettete in conto di trovarvi un lavoro stabile.

Tutti gli scrittori, tranne quelli morti in giovane età causa miseria/stenti/rogne varie, avevano un lavoro: Kafka era un assicuratore, Manzoni un professore, Lovecraft faceva l’editor… e tanti altri illustri eccetera. 

Il primo passo, dunque, è fare in modo che la vostra passione abbia le “spalle coperte” dal punto di vista finanziario. Altrimenti è un hobby e allora lasciate perdere questi articoli.

Il secondo passo è darvi un metodo e un ritmo di scrittura: tutti i mercoledì dalle 17 alle 21, tre volte a settimana la mattina presto, tutti i giorni due ore al giorno: non importa, trovate un tempo per voi e la vostra arte e siate costanti. E non basta: il metodo è fondamentale, che scriviate di getto e poi dedichiate molto tempo a sistemare tutti i dettagli o viceversa dedichiate molto tempo alla progettazione e poi alla scrittura… e tutte le varianti possibili tra questi due estremi, dovrete trovare il vostro modo di produrre il testo.

Buona fortuna e considerate che sto dando per scontato il fatto che siete tutti capaci di produrne uno e che, dunque, siete in possesso delle “skill” necessarie oltre che di un’immaginazione fuori dal comune. Non sono doti comuni.

Detto questo: il manoscritto di un romanzo di 300 cartelle si tira giù in 3 mesi lavorando un due ore e mezza al giorno, festivi esclusi che corrispondono a 150 ore di lavoro (ok, questi sono i miei tempi, ma ognuno ha i propri e i suoi metodi di scrittura) sono tempi messi a titolo di esempio, li ho inseriti per completezza. Se ci mettete di più o di meno va bene lo stesso, solo: tenete conto del tempo che è una risorsa preziosa e va considerata.

Nel prossimo articolo vedremo cosa succede durante l’editing, quanto costa e farò un ripasso di quanto è importante.

Worldbuilding – 2 ambientiamoci meglio.

Normalmente uno scrittore non può starsene solo seduto alla tastiera. Deve nutrire il suo cervello con esperienze convincenti o comunque diverse dallo starsene seduto davanti ad un monitor ad immaginare cose. Cioè può anche starsene sempre seduto a leggere articoli, libri scritti da altri, vedere film magari in una lingua diversa dalla propria lingua madre, ascoltare musica… ma appunto: sta nutrendo il proprio cervello.

La realtà virtuale può essere un modo: i videogiochi sono perfetti esempi di viaggi attraverso realtà differenti. A me piace quella… reale. Hanno pregi e difetti tutte e due. Per descrivere un combattimento all’arma bianca puoi pagarti un maestro di scherma e passare due ore con lui/lei e apprendere almeno i rudimenti. Puoi sciropparti 2-3 ore di video di combattimenti con spade-sciabole-cukri-uallere-fioretti e altre amenità d’acciaio, legno, pietra o altro, così da avere comunque un po’ di cultura in materia. Puoi anche riempire uno zaino di oggetti che, più o meno,pesano come quelli che il tuo eroe si porta dietro e capire se effettivamente, con quella zavorra sulle spalle, può spiccare i balzi che gli hai fatto fare nel tuo libro. Ok, scherzavo, posate quello zaino prima che vi facciate male sul serio.
Quello che mi preme spiegare è, per la mia esperienza, che il cervello impara meglio se lavora in presa diretta: leggere di tabelle che mettono in relazione il peso trasportato e la distanza percorsa è utile, ma sentire sulla propria schiena quanto pesano 15kg di equipaggiamento è tutta un’altra cosa.
Le spade pesano, le corazze ancora di più, gli scudi oltre a pesare ingombrano e quando il vostro eroe non li usa: dove se li mette? Sperimentare su se stessi che significa tirarsi dietro 30kg sulle spalle tra corazza, zaino, armi e scudo… (e sono stato buono: di solito 30kg era il peso di una corazza e basta) significa poi ritrovarsi a raccontare in maniera molto plausibile quello che accade nella finzione delle proprie storie.
Tuttavia ci sono storie dove quello che accade non è plausibile ed è proprio la “non plausibilità” a renderle speciali. Ad esempio: il “Temibile Pirata” Guybrush Threepwood, cui Conrad ha preso in prestito il giustacuore, ha un inventario di tutto rispetto nella sua camicia: ne esce fuori di tutto e in un modo graficamente ineccepibile. Tutto dipende dalle regole che vi siete dati prima di iniziare la narrazione e dal taglio che si intende dare. I racconti di Ron Gilbert su cui sono costruiti i videogiochi “The secret of Monkey Island” e “The secret of Monkey Island II: Big Whoop” hanno un retrogusto umoristico molto spassoso, specie per chi mastica bene l’inglese, per cui il protagonista che tira fuori dalla camicia un sacchettone con dentro migliaia di “pezzi da otto” più grande di lui, fa ridere e non intacca la sospensione dell’incredulità che, anzi, si diverte.
Nel mondo raccontato dai due videogiochi gli oggetti trasportati, anche i più improbabili, cessano di pesare se messi nell’inventario e se possono entrare nell’inventario allora l’eroe può maneggiarli. Questa strana regola, plausibile in un videogioco, ha richiesto la creazione di numerose animazioni del personaggio una per ogni oggetto singolo o frutto di combinazione tra oggetti, così da evitare sgradevoli perdite di risoluzione. Quando si racconta una scena occorre fare lo stesso lavoro. Potete non immaginare come andrà a finire e scriverla di getto, ma dovrete avere ben chiaro, fino alla nausea, come sono fatti tutti i dettagli di contorno o non riuscirete a dargli il “taglio” giusto.
Vale la regola del palloncino: per disegnare una faccia su un palloncino puoi disegnare la faccia a palloncino sgonfio e poi gonfiarlo, ma otterrai un oggetto ingombrante con un uno scarabocchio che, una volta sgonfiato il pallone, somiglierà ad una faccia. Puoi disegnare la faccia, dettagliatissima, sul palloncino gonfio (hai per giunta un sacco di spazio a disposizione per tutti i dettagli) e poi sgonfiarlo. Ti ritroverai con un oggetto molto maneggevole e con un disegno incredibilmente dettagliato sopra.

Come per le innumerevoli animazioni di Monkey Island, al lettore non arriverà una virgola del lavoro certosino che avrete svolto, ma potrà goderne dei frutti con somma soddisfazione.