Incipit

​Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame e freddo ed era lontano 50mila anni‐luce da casa.

Ecco, ogni volta che leggo l’incipit di Sentinella, di Frédéric Brown mi vengono i brividi. Brown riesce, con una 60ina di carstteri, a dipingere una situazione e a creare una situazione magicamente ambigua. 

Chi poi ha letto la storia sa che l’excipit (la fine) risolve perfettamente la situazione iniziale.

L’opera di Brown è come un romanzo in miniatura dove ogni elemento è miniato ad arte, incastonato con precisione certosina tra gli altri senza sbavature o errori. 

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Produrre un libro – 3

Le bozze, l’impaginazione e la cover.

La Correzione di Bozze e l’Impaginazione.

L’editor NON corregge le bozze. Può sgrossare il lavoro, ma se decidete di servirvi di un CdB avrete la certezza di pubblicare un libro privo di refusi. Dopo l’ultimo giro di editing (lo scambio di informazioni tra voi e l’editor riguardo il vostro libro) il testo vi rimane in mano e nessun altro lo controllerà. Basterebbe questo a farvi riflettere sull’utilità di una correzione.

Un bravo CdB si prende mediamente da 1€ a 2,5 eur a cartella e completa la correzione di 300 cartelle in 7-10gg

Se vi siete rivolti ad una agenzia di buon livello vi verrà proposta (o troverete la voce nell’elenco dei servizi) l’impaginazione, avete idea di cosa significhi leggere un libro male impaginato? Titoli di capitolo che iniziano a metà pagina, pagine vuote che compaiono a cucù, font che cambiano di dimensione (o di tipo) in alcune parti del testo, margini ballerini… un testo male impaginato è considerato peggio di un testo con refusi: quore può sfuggire alla vista, ma… che ne dite di questo blocco di testo allineato a destra per “sbaglio”?

Tenete bene a mente che l’impaginazione cambia in base al formato: Kindle è diverso da Kobo che è diverso da un e-pub generico, per restare sul formato elettronico. Se volete anche il cartaceo… è un’altra impaginazione ancora e più complessa. Grazie al cielo l’impaginazione spesso viene proposta per blocchi di cartelle. Per il romanzo di esempio (300 cartelle) si trovano in giro prezzi molto vari, ma si rimane entro le 100 euro per la prima impaginazione di un cartaceo e sulla settantina per un ebook. L’impaginatore sistema il layout grafico del libro, per cui se ci sono font embedded, immagini, bibliografie e quant’altro provvederà a dargli un layout adeguato alla tipologia di prodotto editoriale che avete in mente.

Cercando sul web si trova di tutto, ma attenzione: i cialtroni sono sempre dietro l’angolo, se pensate che non vi occorre questo servizio provvedete da soli, è sicuramente meglio che pagare per un lavoro fatto male. Cioè: voi (se non fate questo mestiere) lo farete male, ma almeno è gratis. Attenzione: se avete intenzione di farlo bene dovrete usare uno strumento professionale (quark XPress, Adobe InDesign) o il risultato sarà approssimativo. Word e OpenOffice non hanno strumenti validi per l’impaginazione e il risultato è strapieno di codice spurio che causerà problemi. Certo: potete sempre andare di LaTex e lavorare a “manina” sul codice sorgente. Si faceva così vent’anni fa e già c’era QuarkXpress che costava qualche milione di lire a licenza, ma svolgeva tutto il lavoro in modo impeccabile. Se lo sapete fare e avete il tempo per farlo… io no.

A causa della crisi (ormai cronica) del mercato letterario in Italia ci sono decine di professionisti che offrono i loro servizi a prezzi concorrenziali, per cui cercate bene e troverete qualcuno. Si può risparmiare molto (soldi e soprattutto TEMPO) affidando il lavoro alla stessa agenzia letteraria.

La Cover

La cover (doppio articolo stavolta) può riservare sorprese non da poco. Tra l’altro non sempre si ottiene ciò per cui si paga.

Il prezzo di un buon grafico si aggira tra i 50 e i 250 € a cover, se questa non è particolarmente complessa. Questo prezzo può lievitare fino a 1200-1500 € se andate a scomodare un Claudio Castellini qualsiasi e il disegno comprende una molteplicità di soggetti. Il numero di soggetti (umani e non) la complessità della scena possono alzare molto il prezzo e i tempi di lavorazione.

L’amico Penna Blu in un paio di articoli che ho linkato qui, spiega bene cosa succede se la cover non è all’altezza e quali sono gli elementi da considerare.

Nel mio piccolo so di aver fatto un buon lavoro rivolgendomi ad un artista con un bel po’ di esperienza in materia.

La scelta del grafico va fatta appena avete finito il manoscritto. In base al numero di cartelle (una pagina con 1800 caratteri dentro) dovrete farvi un’idea dei tempi di produzione del testo e dare la deadline, cioè la data entro la quale il lavoro va finito.

Non solo: il testo vi serve per dire al grafico cosa volete in copertina, questo potrebbe dire di vederci altro (è un artista anche lui o lei) e che non è nelle sue corde e proporrà altro (magari un lavoro riciclato). Siate precisi nella vostra richiesta e disposti ad accogliere le proposte del grafico solo se non deviano dal soggetto proposto.

Per la cover di “il torto” volevo il protagonista alle prese con un coboldo mentre esplora un corridoio buio pesto.


Come richiesta era precisa: avevo passato al grafico una descrizione scritta del corridoio, del protagonista e di un coboldo minuziose e dettagliate.

Alla fine il coboldo è stato eliminato, il protagonista è in primissimo piano e l’unico elemento visibile è la candela che tiene vicino a sé e illumina bene solo metà faccia. In questo modo si evoca il buio che lo circonda e la minaccia che esso nasconde che poi era il senso della copertina.

Di fatto è stata una risultante tra il lavoro del grafico e le mie necessità: offrire al lettore un’idea precisa del tipo di storia raccontata semplicemente con uno sguardo.

Nella seconda, quella realizzata per i razziatori di Etsiqaar, l’iter è stato più complesso, ma l’aver definito bene le caratteristiche dei personaggi ha permesso al grafico di rappresentare al meglio tanto il protagonista, stavolta a figura intera e con in mano il suo bastone magico, quanto il suo avversario.


Realizzare ognuna delle cover ha richiesto poco meno di due settimane di lavoro tra invio del materiale, ricerca dei soggetti e degli elementi da rappresentare e produzione del file.
Alla fine degli articoli pubblicherò una tabella con tempi e costi, oltre ad una serie di link utili con i contatti di editor, agenzie, grafici e compagnia bella. Costo delle copertine 200 eur perché era un amico, le cover erano relativamente semplici (io rimango ancora incantato di fronte alla ricchezza di dettaglio, al modo di dosare il colore e di sfruttare il vuoto per evocare il buio) e non ho scassato la minchia (perdon) al disegnatore con richieste assillanti capaci di portare al completo rifacimento della cover tre-quattro volte. Non funziona così. Un grafico professionista deciderà insieme a voi la “scaletta” di tutta la cover: titolo e autore, dove posizionarli e se l’immagine occuperà o no tutta la facciata. Quali elementi grafici e co..me sono fatti, il colore dominante di tutta la cover, quali font usare… e altri dettagli cui adesso non avete proprio pensato. Per l’immagine di copertina vi chiederà subito quanti soggetti ci sono così da realizzare un preventivo adeguato. Nella scaletta verranno inseriti anche i piani e le inquadrature per i vari soggetti e la loro posizione rispetto agli altri elementi e che funzione avranno nell’economia della cover. In entrambe le cover (realizzate da Gianluca Serratore) c’è molto vuoto ed è stato lasciato apposta.

Prima di arrivare al prezzo di cui sopra ho contattato una ventina di grafici/illustratori/disegnatori di fumetti e ho ricevuto preventivi (per le due cover) compresi tra 40 e 500 eur… e sono stato tentato di pagare 500, sappiatelo. Lo scoglio principale tuttavia è stato il tempo. Un bravo grafico non ne ha e deve trovarvi uno spazio per dedicare tempo alla vostra cover, per cui oltre al prezzo vi dirà una cosa tipo “ho dei lavori da finire, non potrò prima di ottobre 2017” e io che volevo pubblicare “i razziatori” entro la fine di agosto mi sono ritrovato a cercare un grafico solo dopo aver completato l’editing del Torto. Come ho detto prima Gianluca oltre ad aver prodotto un lavoro eccellente è pure un amico e mi ha ritagliato qualche giorno per realizzare le cover così da averla in anticipo.

Ecco perché ho detto che il grafico va cercato subito: a differenza di editor, CdB e impaginatori, l’artista che sceglierete per la vostra cover è unico e va attivato per tempo. La lavorazione di un testo di 300 cartelle può portare via molto tempo e una stima prudente si aggira intorno ai sei mesi (se si riesce a lavorarci un paio d’ore al giorno: poi oltre alla scrittura si deve anche vivere, lavorare, seguire la propria famiglia ecc… ovviamente sto dando per scontato che editor, cdb e impaginatore siano dei professionisti e che vi abbiano dato tempi certi. Un cialtrone può dirvi che finirà il primo giro di editing in sei giorni e poi riposerà il settimo, se gli credete non lamentatevi se poi ritarderà parecchio o il lavoro non sarà all’altezza delle aspettative.

Se la sviolinata sul calcolo dei tempi vi è sembrata complessa fino a qui aspettate di leggere il prossimo ed ultimo capitolo: la promozione. Autopubblicare un libro è facile, fare in modo che sia redditizio non lo è.

Pagare per pubblicare: ecco quando conviene.

Editore a pagamento o no? È una domanda che, al pari del pollo coi peperoni mangiato a cena, si ripropone con regolarità. Cos’è un “Editore A Pagamento” o EAP come viene chiamato nel nostro ambiente? Si tratta di un soggetto che, dietro pagamento, produce un certo numero di copie del romanzo nel cassetto che molti di noi hanno.

Come funziona? Facile: si propone il romanzo ad uno di questi soggetti (di cui mi rifiuto di indicare anche un solo nome per mie convinzioni personali, ma di cui è facilissimo trovare indirizzi e contatti per motivi che pure diventaranno evidenti) e si ascolta il preventivo che questi propongono. Di solito presentano un bel pacchetto completo, incluse 100 copie da mettersi in tasca (mai meno di 2500 euro di spesa) che include l’editing, la correzione di bozze, la copertina, la quarta e qualche rarissima volta persino eventi promozionali come una o due presentazioni in un luogo molto frequentato.

…e conviene?
No.
Togliamo ogni dubbio: non conviene. In Italia si legge poco e riuscire a vendere più di 50 copie (che è tantissimo) in capo a sei mesi con uno di questi editori implica che si è incappati in una persona tutto sommato seria. Se lo trovate ditelo anche a me, io finora ho solo trovato immani fregature dalle quali mi sono ben guardato.

Però ho scritto nel titolo “ecco quando conviene” perché? Perché esiste almeno un editore serio, che ama il tuo libro, vuole che sia la rivelazione editoriale del secolo e vuole che sia tu ad arrivare a quel tanto agognato successo… non solo: è disposto a prendersi dal 10 al 30% del prezzo di copertina lasciando a te il resto.

Di chi sto parlando? Di Testesso Editore. La Testesso edizioni sceglie l’editor migliore sulla piazza (un editing professionale costa tra i 2 e i 5 eur a cartella) il correttore di bozze (0,5 eur a cartella), il grafico (una cover ben fatta costa intorno ai 100 eur) e sceglie i canali promozionali off e online più adatti…

Non ci credi?
Facciamo 2 conti:  il tuo romanzo nel cassetto da 300 cartelle costa 1500 eur di editor (ma a volte anche meno: quando sono opere così corpose l’editor può anche fare uno sconto e scendere fino a 1000 eur). La correzione di bozze ti costa altri 150 eur, la copertina 100 eur. Totale: da 1750 fino a 1250 eur per la produzione del testo.
Ebook o Cartaceo: perché non entrambi? A patto di curare personalmente l’impaginazione (e qui c’è parecchio lavoro da fare) esistono software open source adeguati per impaginare un ebook e un libro, così come esistono servizi che dietro un 10% del prezzo di copertina inviano a tutti gli store online e rendono disponibili offline l’ebook e il cartaceo stampato “On Demand”. Vuol dire che la libreria “Antani” di “Abbiatemagro di Brianza” riceve un ordine per il tuo libro, lo inoltra al service (tipo Pub.me o Streetlib.com) e nel giro di pochi giorni si vede recapitare la copia richiesta senza costi aggiuntivi. Miracolo? No, semplice economia: né buona, né cattiva.
Dunque al costo del 10% (o del 30% nel caso di Amazon) il libro o l’ebook arrivano al cliente. L’autore non paga altro eh? Miracoli del Print On Demand e del Digital Delivering.
A questo punto ci “avanzano” 750 eur, dal budget… vale a dire quei 2500 eur che, minimo, ci chiede l’EAP.  Come spenderli? Pubblicità. Google ADWord, Facebook e compagnia bella, a patto di individuare correttamente il nostro pubblico, ci permetteranno di vendere in sei mesi almeno un centinaio di copie.
E dunque a che prezzo devi vendere? Mettiamo che metti l’epub a 9,99 eur e il cartaceo a 15 eur. Il cartaceo vende 66 copie e l’epub 34: 990 eur e 339.66 eur rispettivamente, totale 1329 e spicci dai quali, tolta l’iva al 4%, rimangono 1276,45 e poi anche il 10% dello store online (127,6 eur) eur solo per i primi sei mesi (se tutto è andato bene eh? Io non ci sono mai riuscito). Se ci si impegna e si comincia a lavorare anche offline con presentazioni. Le librerie non ti accettano se non hanno visto i dati di vendita del tuo libro e anche così, prima di fidarsi… meglio organizzare un evento con amici e parenti e amici degli amici in una pizzeria, un bar, un altro locale in tema col libro.
Il gestore sarà contento perché gli porti gente, tu sarai contento perché venderai tante copie, i tuoi amici e gli amici degli amici pure perché se hai scelto bene il posto passeranno del tempo in modo molto piacevole.

Fatti i conti, dopo un anno sei ancora sotto di qualche centinaio di euro… però: se avessi pagato l’EAP ci avresti rimesso 2500 euro minimo, ti saresti ritrovato con un libro editato in modo sommario (nel migliore dei casi) e senza correzione di bozze accurata, una copertina da 5 e mezzo e 100 copie di un libro che probabilmente è meglio non far leggere: con tutti gli errori, i refusi, gli spaginamenti che contiene ti creeresti una fama negativa dalla quale non ti libereresti più.

Con l’autopubblicazione realizzata in modo serio invece hai realizzato un prodotto che:
1) Si può leggere senza far brutte figure perché non ha errori se non qualche minuscolo refuso come nei libri prodotti dai grandi editori (e a volte è anche meglio).
2) Ti ha fatto crescere: lavorare con un editor professionista, con un grafico, con un correttore di bozze e probabilmente anche con un commerciale ti ha permesso di acquisire delle abilità che prima non avevi e di affinare grazie al lavoro quelle che possedevi già.
3) Hai costruito il primo, fondamentale, mattone della tua personale fama. Buona o cattiva che sia ne sei stato tu l’artefice e succederà una cosa strana: quando anche a distanza di tempo prenderai in mano il libro che hai scritto non vorrai cambiarne neanche una riga.

Domande e Risposte:

perché un EAP no e invece pagare un editor va bene?
Perché l’editor è un professionista che con la parola ci campa. Se tu pubblichi un libro ed hai successo, automaticamente lui (più spesso lei) è felice perché significa attrarre nuovi clienti. Se comunque sei soddisfatto del lavoro, per l’editor sei prezioso perché ne parlerai bene (o più spesso scriverai sul tuo blog, sulla pagina autore… ecc…). Dietro pagamento di un piccolo supplemento l’editor ti scriverà la quarta di copertina (o ti indicherà cosa scriverci) per ottenere un testo d’effetto. Io suggerisco di approfittare.

Ma a che accidenti mi serve il correttore di bozze se già l’editor mi ha corretto tutto?
L’editor ti ha impostato tutto: personaggi, trama, climax, ambientazione, otturazioni dei buchi nella trama e incongruenze varie. Tu hai fatto il lavoro, l’editor corregge il testo in modo semi-approfondito (non è il suo lavoro), talvolta lavora su tre passaggi (ma non costa mai meno di 4 eur a cartella)  e quindi ti controlla ancora meglio il lavoro, ma dopo l’ultimo passaggio se fai errori non li vedrà. Il correttore di bozze prende il testo “definitivo” e scova TUTTI gli errori di ortografia e sintassi residui e lavorerà bene quanto l’editor, nel suo campo. Ama il tuo libro e vuole che risplenda anche grazie al suo contributo: non gli serve a niente intascarsi i tuoi soldi se poi parlerai male del suo lavoro. A volte il correttore ti cura anche l’impaginazione e può valere la pena pagare anche per questo servizio: il costo per cartella aumenta.

E il grafico? Che ho da imparare da un grafico?
Più di quello che immagini. Se ha un minimo di esperienza in ambito pubblicitario saprà tirare fuori una copertina accattivante e ti spiegherà i motivi. Alla copertina successiva sarai in grado di dare degli ordini molto più precisi al grafico e verrà ancora meglio.

E come promuovo il mio libro?
Benvenuto nella mia scomoda barchetta: non ne ho idea. “Il Torto”, nel mentre che scrivo, ha venduto 7 copie a 2,99 eur l’una. Però ne ho distribuite gratuitamente circa 300 di queste sono state lette 1/3, di questi 100 lettori quattro hanno lasciato una recensione su Amazon, un paio mi hanno chiesto se esiste il cartaceo, molti altri solo un “grazie” e “molto carino” via email. Uno mi ha recensito in modo negativo, ma è stato piacevolmente accurato e mi ha dato tante idee su come migliorare il seguito. La distribuzione “gratuita” avviene col contagocce (non ho speso in pubblicità) ma conto di arrivare a 400 copie distribuite prima che esca il seguito del Torto e poi, si spera, quelli cui è piaciuto il primo libro decideranno di acquistare il seguito. Che non è il seguito, ma un’avventura che si colloca temporalmente dopo i fatti narrati nel “Torto” e che può essere letta anche in modo autonomo.
Se tutto va bene potrei vendere da 20 a 50 copie.
Però se mi chiedi “come fai a vendere” ti rispondo: chiedi altrove, io non ho venduto che 7 copie, per ora, ma se il metodo che sto mettendo in pratica funziona lo scriverò su queste pagine.

Quindi non si guadagna niente?
Dipende cosa intendi per “guadagnare”: ti ho appena dimostrato che con l’autopubblicazione ottieni più che con un EAP, senza contare che un buon corso di scrittura, creativa e non, costa circa 10.000 eur l’anno per tre anni (fonte: scuola Holden) invece un’autopubblicazione realizzata in modo serio ti porta via un anno e costa 1/4 o anche meno. Se il tuo obiettivo è pubblicare il tuo libro e basta allora mi spiace di averti fatto perdere tempo. Se invece vuoi essere uno scrittore, be’ l’autopubblicazione è una strada percorribile, più costosa di quello che ti racconta Amazon KDP, ma comunque ricca di soddisfazioni.
I guadagni… magari arriveranno anche quelli, ricorda che la conoscenza paga sempre e con interessi elevati, anche se a volte lo fa in modi… oltre ogni immaginazione.

In punta di penna – 4

Ed ecco che arriva Clarissa. Non dimenticherò mai le sue curve e la sua bocca: grande, armoniosa da cui usciva una voce stupenda. Abbracciarla,  carezzarla dolcemente e farla vibrare all’unisono con la mia voce è uno dei ricordi più belli della mia adolescenza. Quel suono limpido, ma leggermente impastato, mi stregò all’istante: volevo che fosse mia, per sempre. Per chi non l’avesse capito: Clarissa era la marca della chitarra di cui mi ero invaghito e che riuscii ad ottenere non senza contrattazione: era un relitto di chitarra che mio fratello aveva rimediato diosolosadove. Dovetti rifargli il capotasto, la meccanica e, ovviamente, compragli una muta di corde che era senza e poi, con infinita pazienza, accordarla e lasciare che il legno prendesse di nuovo dimestichezza con la tensione delle corde. Devo tantissimo agli scout, che nel frattempo avevo preso a frequentare, se ho iniziato ad esercitare la memoria al punto che ho un repertorio di circa 150 brani che so eseguire senza uno spartito davanti e una quantità che non conto più se ho testo e accordi sotto al naso, lo devo a loro e alle serate trascorse attorno ad un fuoco a cantare (ululando) alla Luna. Clarissa durò poco: mio fratello la regalò, senza dirmi nulla, ad una ragazza per far colpo. Un po’ inca$$ato presi in ostaggio la sua chitarra acustica… ma non mi andava a genio: le corde di metallo mi davano troppo fastidio alle dita. Così ne rimediai un’altra. Era il 1989 e il negozio aveva, per la cifra di cui disponevo una Yamaha e una Toledo. La prima suonava molto bene, ma la voce era senza calore: le note uscivano distinte e distaccate. La seconda invece… è ancora con me e mai avrei immaginato che con quella chitarra avrei suonato anche la serenata per la mia futura moglie e la ninnananna per i miei bambini. Solo che mancavano più di venti anni a quell’appuntamento.

Al liceo le cose migliorarono: dopo la bocciatura al primo anno cominciai a scrollare la polvere dai libri di testo e a ottenere qualche risultato; convinsi i miei genitori a mandarmi a ripetizione almeno per ciò che riguardava latino (ero un disastro) e matematica (altro disastro).  Fui spedito a frequentare il centro culturale francese (perché tra le altre pensate geniali dei miei genitori ci fu lo studio del francese invece che dell’inglese) e piano piano rattoppai la situazione scolastica riuscendo, alla fine del biennio, ad ottenere un bel 7 “naturale” in latino (senza copiare la versione durante i compiti in classe) e addirittura 8 in matematica. Niente ragazze, in ogni caso. Però cominciai a scrivere di nuovo: vuoi perché gli scout mi stavano ispirando, vuoi perché avevo messo le mani su una mitica “olivetti lettera 32” e l’idea di fissare sulla carta una storia mi attraeva come poche.
Tra l’altro: lo studio del latino mi fece toccare l’italiano nelle sue fondamenta. Tradurre dall’italiano al latino offre la possibilità di vedere la lingua italiana dissezionata e smontata fin nei mattoni costitutivi e oltre.

Prima di entrare al liceo scientifico sostenevo che lo studio del latino e della filosofia erano inutili, ripetendo a pappagallo le sparate dei miei familiari al riguardo.

Quando finalmente ho compreso i meccanismi della traduzione dal latino mi sono emozionato come gli scienziati del CERN quando hanno osservato il primo jet di quark e gluoni. Magic moment… per non parlare del “questo è il più bel regalo che potevi farmi” che mi ha elargito la prof di latino nel consegnarmi l’ultimo compito in classe, su cui brillava un bel 7 e 1/2.

A fine biennio ero talmente innamorato del latino che cominciai a scrivere qualcosina traducendolo dall’italiano e scoprendo alcune cose meravigliose come la rivista “Latinitas” e “Donald Anas” i fumetti di Paperino tradotti dall’italiano, per non parlare delle contumelie riservate al bullo della classe e ai suoi compari (Quotdiebus pater tuus tibi vocat penetraturus anale modo… l’incipit lo ricordo ancora).

In italiano pure passi da gigante: lo stampatello minuscolo (e la macchina per scrivere) risolsero definitivamente il problema di far capire la mia scrittura al resto del mondo. Dunque avevo imparato a scrivere? Certo che no! Avevo fatto solo pace con grammatica e sintassi, recuperato buona parte di quello che mi ero perso alle medie e tutto quello che avevo appreso alle elementari. Insomma all’inizio del triennio potevo considerarmi alla pari dei miei colleghi.

Di quel periodo ricordo bene i racconti che scrivevo mentre fingevo di prendere appunti in classe, ricordo i tentativi di videogame scritti in basic e in particolare “Una notte a casa del DucaConte” una specie di adventure testuale con sfondo fantozziano e “Nettuno 88” simulatore di coppa del mondo di calcio “raccontato” con squadre provenienti da mezza galassia. Carino, soprattutto per la possibilità di personalizzare la squadra e coinvolgere gli amici.
Punto di forza del gioco erano le frasi a innesto multiplo. Pezzi di racconto che potevano essere agganciati gli uni agli altri senza soluzione di continuità così da dare l’impressione di avere un resoconto calcistico sotto il naso.

Un po’ più avanti nel tempo scriverò il mio primo “foglio di calcolo”: una specie di calendario conta-giorni… che ho usato per calcolare il tempo di crescita di una specie fungina a me molto cara: i piopparelli.
Si tratta di funghi che crescono sui pioppi, il nome ufficiale è Cyclocybe Aegerita. Nell’ameno paesello di villeggiatura si trovavano circa 255 alberi di pioppo allecciato (cioè potato e forzato a rimanere basso come un leccio) dal tronco pieno di fori. Fori che dopo una pioggia si riempivano puntualmente di piopparelli. I funghi in questione erano ricercatissimi da gente poco accorta che spaccava rami e corteccia pur di rimediare i gustosi carpofori. Un piopparello pesa pochi grammi e da un albero si possono raccogliere al massimo un 100gr di funghi.
Io avevo studiato il tempo di crescita dei funghi dallo stato di micelio (una spruzzata di puntini bianchi difficile da vedere) fino allo sviluppo completo che in condizioni di umidità normali impiega 5 giorni: tre per lo sviluppo del carpoforo e meno di 48 ore per la sua crescita a dimensioni edibili. Avevo una mappa su carta dove avevo contrassegnato tutti gli alberi del paesello da 1 a 255 e il programma di cui sopra mi chiedeva, al primo giro, lo stato di maturazione dei miceli su tutti e 255 gli alberi: inserire un numero da 1 a 5 e poi, dopo aver salvato su disco lo stato della matrice (riuscirci col basic 2.0 è stata un’impresa… cioè non il save, quello era facile, ma proprio eseguire il load senza perdere il programma in ram) iniziava l’elaborazione che ritornava, per ogni albero, la data in cui mi sarei dovuto recare per raccogliere i funghi.
La sveglia suonava intorno alle 3 del mattino.
Mi alzavo, bevevo un caffellatte velocissimo, mi infilavo la tuta da ginnastica blu, la frontale (col pacco batterie legato in vita), la scaletta di ferro legata sulla schiena (4 pioli) e il tutto in sella alla mia fedele bicicletta. Durante il periodo di studio raccolsi circa mezzo chilo di funghi al giorno visitando ogni giorno tutte e 255 le piante di pioppo. Col programma avviato… nella settimana di “avvio” raccolsi sette chili di funghi, che divennero quindici la settimana successiva e sempre visitando solo le piante con gradi di maturazione di 4 e 5 giorni. Durante quelle due gloriose settimane nessuno in tutto il paese trovò più un piopparello, poi mi dedicai ad altro… ma di ragazze ancora niente.
L’ho detto che mi trovavano strano?<continua>

In Punta di Penna – 2

Come avevo preannunciato nel post precendente: in quinta elementare ebbi l’opportunità di leggere qualcosa di molto diverso dalle solite favole, di Pinocchio, o dei racconti di De Foe. Tuttavia è l’occasione che fa l’uomo ladro… e il ragazzino lettore.

In quel periodo andavo a catechismo (del resto se i tuoi genitori ti mandano a scuola dalle suorine non puoi pensare di sfangare la via crucis di prima comunione e cresima: sono tappe fondamentali nella vita di un cristiano) e in vista c’era proprio la mia prima comunione. Devo dire che l’insegnante di catechismo sapeva bene come rendere noiosa una lezione. Era espertissima nel colorire le sue dotte anzi dottrinose spiegazioni di miracoli e segni divini che, a ripetizione, si manifestavano in sua presenza. Oggi, con la razionalità che mi contraddistingue, le avrei detto “buona donna: se lo desidera posso consigliarle un professionista in gamba”, ma a 10 anni quasi 11, no. Ero un povero cogl… un ragazzino ingenuo, con la testa infarcita di troppa televisione, cartoni animati e fumetti targati Walt Disney, che non sapeva più scrivere, che aveva problemi anche in aritmetica e la storia la conosceva per sommi capi “noi siamo un popolod’eroi e di grandiinventori e discendiamo dagli antichi romani!” (cit: “In fila per tre” di E. Bennato che, volendo, è la colonna sonora di questo brano).

Di fronte alla prospettiva di trascorrere un’altra ora in una stanza umida e fredda a sentir parlare di miracoli (e a invocarne uno  a forma di fulmine) da una suora con tutte le rotelle a posto tranne una, mi cadde l’occhio sul libro di Verne che mi aveva regalato una zia qualche giorno prima. Forse Dio esiste.
Forse quel giorno, mentre riempivo la cartella col libro e il quaderno del catechismo (per il quale avevo anche dei compiti da fare) mi ha messo una mano sulla testa e mi ha suggerito lui, senza alcuna costrizione, di mettere dentro anche Viaggio al centro della Terra… o forse è stata la mia prima idea scaturita dall’esercizio del libero arbitrio. Non lo saprò mai, ma una volta seduto in quell’aula umida, mentre la suora sproloquiava tutta intenta ad ascoltare se stessa mentre donava la luce della fede a noialtri poveri e teneri virgulti, io mi ritrovai faccia a faccia con Otto Lidenbrok, professore di geologia presso l’università di Amburgo.
Cioè non l’ho immaginato: mentre leggevo le prime parole di quel libro fatale mi ritrovai per le strade di Amburgo accanto al professore. Lo ricordo come se lo avessi incontrato oggi, gli occhiali tondi inforcati sul naso, mentre apre il libro che aveva tanto faticosamente cercato e insieme ci imbattiamo nel messaggio lasciato da Arne Saknussem tra quelle pagine.

All’epoca non capii nulla di quello che mi stava succedendo: strizzai gli occhi, mi diedi un pizzico ed ebbi conferma che avevo appena vissuto il mio primo sogno lucido. Mi ritrovai di nuovo con la suorina che sparlava e sputazzava mentre esaltava la morte del padre avvenuta proprio il giorno prima e sostenendo di aver visto la sua anima che se ne andava in cielo.
“Una morte santa!” disse in quel suo strano modo di raccontare le cose “L’ho  visto irradiare una luce mistica, diventare bellissimo e poi ha chiuso gli occhi… e se ne è andato”. Suora: è morto, la gente lo fa in continuazione, è il prezzo da pagare per poter dire “sono vivo”. Prezzo che pago ben volentieri. Questo posso dirlo adesso che di anni ne ho quattro volte tanti. All’epoca vidi i miei “colleghi” spalancare la bocca in un “ooh” stupefatto, tranne quelli che sedevano entro il raggio d’azione della suorina, quelli si erano messi la mano davanti la bocca prima di spalancarla: troppa saliva nell’aria.
Fu allora che compresi appieno il senso della locuzione “narrativa d’evasione” e ritornai tra le strade di Amburgo accanto al Professore.

In quell’ora di lezione lessi più di ottanta pagine del libro… e rispetto ad oggi posso dire di essere stato piuttosto lento, ma quell’ora volò via così in fretta che ancora oggi la delusione per il fatto che fosse già finita è rimasto vivido e indelebile.

In quattro giorni (tre e mezzo, in realtà) finii tutte le 450 e rotte pagine del libro e poi lo rilessi una seconda volta, scoprendo dettagli che alla prima lettura mi erano sfuggiti e finendolo nuovamente in meno di tre giorni. Subito mi tuffai in un altro libro dello stesso autore: 20000 leghe sotto i mari, poi fu la volta di “Dalla terra alla Luna”, il “L’isola Misteriosa”… poi passai a Dumàs, a Calvino “Il barone Rampante”, “Favole al telefono” di Rodari… non riuscivo più a smettere. Non riesco ancora a smettere. Leggere, immaginare e immaginare così forte da trovarmi lì, sul luogo della narrazione, è un’attività di cui non riesco a fare a meno anche adesso e che insieme a mia moglie stiamo trasmettendo ai nostri figli la stessa passione per i libri, tra le altre cose.
Si stava avvicinando una rogna colossale, ma prima di andarci a sbattere contro avrei passato un’estate discreta, tante meravigliose letture e ricevuto quintali di lodi sperticate sul fatto che… ohh guardate “il bambino prodigio legge libri enormi!”.
Maremma Maiala: non è un prodigio, si chiama normalità e, anzi, ero piuttosto lento nella lettura. Altri bambini, molto più allenati di me, leggevano decine di libri l’anno: libri per ragazzi, certo, ma libri. (continua)

Della grafica, dei ringraziamenti e dei buoni risultati!

Articolo di grafica, oggi.
Eh sì. È che mi han detto “…ma come? Non hai fatto il book-trailer?” come se fosse la cosa più stupida del mondo pubblicare un libro e non realizzare un book-trailer.
“Aspetta aspett… che?”  ho risposto come la sorella di Elsa poco prima di svenire davanti alla battuta del troll che gli dice “Vi state sposando!”. Chi non sa di cosa sto parlando corra a guardare Frozen: il regno di ghiaccio.

Così ho cominciato a trabaccare con winzozz movie maker e ho montato musiche, immagini, testo… niente.
Il problema era la copertina: originale, per carità, ma un pelino scarna. Che non lascia trasparire minimamente il certosino lavoro che ho messo dentro i libri, anzi: suggerisce il contrario, ovvero una di quelle cose che si trovano su wattpad, ilmiolibro, goodreads e quant’altro, di sedicenti autori come me, ma con scarsa attenzione per la qualità del testo.

Non voglio tirarmela, sia chiaro, ma ogni mio libro è sottoposto a vari beta-readers e (sarà sottoposto) ad un editor professionista prima di essere venduto a prezzo pieno. Trovo scorretto far pagare per un libro non editato, con più di 1-2 refusi ogni 100 cartelle (qualcuno può comunque sfuggire, succede anche ai “big”… purtroppo!) e con buchi di trama, coerenza e quant’altro. Chi mi segue sul blog si è già imbattuto sul “come la penso”.

copertina2Ecco: la mia copertina, scritta e disegnata da me, riassume in pieno tutti gli elementi della trama. C’è la tortiera infranta, l’ombra del bastone di Colle Ondoso e, giocoforza, di chi ci vive dentro e il sangue che sottintende a qualcosa di più di un semplice “furto” dolciario. Se vedi qualcosa che non va hai ragione. Pur essendo la copertina “meno peggio” fa un po’ schifo.  Cioè: ho evitato di comprare libri per molto meno.

Dunque ho preso il fido Facebook e ho lanciato un accorato appello a grafici e illustratori che, dietro un modico compenso (non navigo nell’oro) potessero darmi un suggerimento e una mano.

Ed ecco che prima di svelare il nome di chi ha trasformato questa copertina artigianale in un prodotto di altissima qualità mi sprofondo in una lunga serqua di ringraziamenti verso tutti coloro che, con una parola gentile o con tanti suggerimenti utili, o addirittura entrambi, mi ha suggerito, proposto, aiutato a trovare la mano più adatta a rappresentare graficamente le mie storie.
Prima fra tutti Teresa Marzia, disegnatrice bonelliana dalle cui chine han preso vita alcune delle incarnazioni di Jonathan Steele e dei vari personaggi che caratterizzano quel bellissimo fumetto (e dei cui disegni mi sono innamorato al primo colpo). A seguire Riccardo Crosa, papà di Rigor Mortis (tra gli altri) e sul quale avevo fatto un pensierino.
Un grazie a Marco Addati che col suo stile ironico e sognatore mi ha dato alcuni spunti utili e pure a Valentina Modica che mi ha addirittura creato un bozzetto “al volo” sfoggiando un intuito davvero acuto nel cogliere l’idea di fondo. Loredana Vega mi ha proposto qualcuna delle sue fotocomposizioni, molto belle… anche io avevo fatto una fotocomposizione, ma solo vendendo le sue (anni luce migliori delle mie) ho capito che dovevo smettere e puntare sul disegno creato ad hoc… da qualcun altro. Un grazie a Isotta Sturlese: il suo tratto delicato, quasi magico nel chiaroscuro, mi ha indirizzato verso il disegno a colori e fatto capire di cosa avevo bisogno dentro al disegno. Manuela Avano mi ha bombardato di suggerimenti su ambientazione, messaggi grafici e stile (l’idea di citare Hugo Pratt mi è piaciuta molto) e Cristina Pezzica che mi ha dedicato un lungo commento sulle copertine realizzate da me, preciso e puntuale: grazie, la tua critica è stata utile e soprattutto costruttiva! Marco Della Verde che mi ha proposto il suo stile fumettoso e colorato e infine Simona Trivisani, che mi ha passato un nutrito elenco di artisti tra cui quelli appena citati. Tutti voi mi avete dato suggerimenti, disegnati o scritti o entrambi, che ho amalgamato, mescolato, lasciato decantare e infine cucinato a puntino. Con una ricetta simile ho liberato la mia creatività lungo binari molto più precisi di quelli che mi avevano portato a disegnare un piatto rotto… in altri termini mi sono chiarito bene le idee su cosa volere e cosa non volere da titolo e copertina.

A quel punto ho trovato anche la “mano” giusta, quella di Gianluca Serratore, disegnatore dello splendido Zeto un “supereroe” con il naso da clown, che ha accompagnato tante letture intense e commoventi. cov_torto_0-0

Ed ecco il risultato passo dopo passo, dal bozzetto iniziale, al disegno dettagliato, al colore..

Cov_TORTO_0.6-V.png…e già così avrei detto “wow” va bene!

però così è proprio tutta un’altra cosa. Un paio di aggiustatine sul testo in basso, ma posso dire che ha colto tutto quel che c’era da cogliere di Conrad e del suo mondo: luci e ombre.

copertina

E adesso c’è da rimontare il file e-pub con la nuova copertina, attendere che Amazon faccia il suo lavoro e poi… dirlo a tutti.

Tre buoni motivi per usare gli esagoni su una mappa

Chiunque gioca di ruolo da un po’ di tempo sa il perché: gli esagoni sono comodissimi per calcolare le distanze (e non solo)
Vediamo come.
Innanzitutto cos’è un esagono regolare? Un poligono con sei lati uguali lunghi l e sei angoli uguali di 120°. esagono_1Le diagonali maggiori sono lunghe due volte il lato e suddividono la figura in sei triangoli equilateri e questo è un aspetto non secondario. Terzo aspetto dell’esagono è che anche le distanze sono facili da calcolare. L’unica distanza “rognosa” è il segmento che unisce i vertici AC e che è lungo l*2sin(60), ma si può trascurare e “approssimare” con 1,5l. E allora perché non un quadrato? Disegnare una griglia a quadretti è facile, ci sono dozzilioni di quaderni a quadretti e ben pochi a esagoni, non è uno strumento più immediato? Certo, lo è ma… c’è un ma. quadratoPrendiamo il quadrato di un quadretto come quelllo riportato in figura e tracciamo le diagonali. Balza subito all’occhio che le diagonali sono ben più lunghe dei lati. Quasi una volta e mezzo (1,4).
Con una griglia a quadrati, tipica delle mappe del nostro mondo, devi contare i quadretti e approssimare ai lati che vedi. Una linea “diritta” vale l mentre una linea “diagonale” vale l√2. Con un esagono invece le linee diritte sono 6, una per ogni vertice dell’esagono e valgono 2l le diagonali… valgono 2l lo stesso. Anche se suona strano non serve approssimare: è vero che le linee “diritte” come C-A, D-F, D-B, E-A sono complesse, ma è pure vero che le strade non sono mai perfettamente diritte e quel valore di 1,92  anziché 2 approssima in maniera accettabile questa discrepanza, cosa che non accade con l’1,41 della radice di 2. La cosa bella è che questo calcolo, col fatto che il cervello umano gestisce molto bene i gruppi di tre elementi (come i triangoli in cui si riesce a suddividere un esagono) si riesce a eseguire a mente.

wp-1482157358166.jpgPer esempio: la strada che unisce Kirezia a Laìn-Crugòn passa su 12 esagoni della mappa, ogni esagono ha una lunghezza di 9 miglia Kireziane (Mil) il calcolo è semplice: 12*9*2 =216 miglia. Stabilito che un uomo a cavallo percorre una 40ina di miglia in un giorno, senza affaticare il cavallo (un miglio kireziano = 0,99km, sia mai che ci siano fraintendimenti) ecco che il nostro cavaliere impiegherà ben 5 giorni per coprire quella distanza. Se va di fretta e magari cambia cavallo ad una stazione di posta può coprire quella distanza in due giorni appena altrimenti dopo un giorno di galoppate il povero cavallo sarà stremato se di pessima qualità, o molto stanco se si tratta di una bestia ben nutrita e in forze. Insomma saltano fuori altri elementi narrativi da poter sfruttare o alla stazione di posta possono accadere altri eventi… insomma le possibilità si moltiplicano. In nessun caso deve accadere che il nostro ipotetico cavaliere impieghi più di 5 giorni (a meno che non accada qualche serio imprevisto lungo la strada) o che “voli” a destinazione in meno di due giorni per giunta col cavallo fresco come una rosellina ed effettuare uno spettacolare inseguimento, con tanto di zoccoli che sprizzano scintille sul selciato, per le vie di Lain-Crugòn. La cosa più semplice è sorvolare sul viaggio, se non è importante, e dedicarsi a quel che accade una volta a destinazione, ben sapendo che il tempo è andato avanti di cinque giorni e il “cattivo” di turno ha avuto tutto quel tempo per organizzarsi.
Ho perso il conto di storie dove il bruto di turno rapisce la principessa che fa sembrare racchie le top model, ma poi non ci combina nulla fino all’arrivo dell’eroe e solo allora si decide a… spulzellare la pulzella. Troppo tardi: a quel punto non riesce neanche a sfiorarla con il dito mignolo. L’eroe è giunto, arriva il (pfui) climax, la principessa è salva e dovrà attendere la fatidica “prima notte di nozze” che arriva sempre dopo il finale per cui si può solo immaginare.
Usa pure lo strumento “mappa” di cui sopra, ma se poi hai permesso al tuo antagonista di starsene in panciolle mentre ha una principessa in catene su, in cima alla torre, con cui trastullarsi…  hai commesso un errore nel gestire tempi e situazioni. O non hai valutato bene le distanze, o hai dato il ruolo della “mente diabolica” ad un cretino. Opterei per la prima situazione 😉
Insomma: il salvataggio ha da arrivare in fretta perché dopo un paio d’ore la situazione si fa a rischio, dopo un giorno “l’abito bianco al matrimonio” è questione di opinione, dopo due giorni l’eroe deve accontentarsi di essere il “migliore”, pur essendo arrivato secondo, ma dopo cinque giorni tra le “grinfie” del cattivo la principessa invita l’eroe a farsi gli affari suoi. Se è ancora viva.

Dunque l’esagono ti permette di calcolare con precisione tempi e distanze. C’è altro che può fare? Sicuramente permette di approssimare con maggior precisione, il concetto di “In un raggio di”. Ogni volta che si ha a che fare con incantesimi ad area… chessò l’influsso di una maledizione su una certa zona, piuttosto che la blast-area di un asteroide o l’area influenzata dai sogni di una creatura che riposa da qualche parte sottoterra, per fare qualche esempio. Sicuramente più preciso di un quadrato, un esagono approssima un cerchio con minor scarto.

L’ultimo aiuto che può darti una mappa a esagoni è di calcolare “a occhio” le misure degli angoli in gradi e radianti. Abbiamo detto che un esagono ha sei angoli di 120° gradi ciascuno. A occhio si trova subito il centro e quindi le diagonali, da cui si tirano fuori angoli di 60°, ma la metà di questi è facile da trovare, basta tracciare una linea tra A e C  e siamo arrivati ad angoli di 30°. Unendo un vertice di un esagono con i vertici degli esagoni adiacenti puoi arrivare a visualizzare angoli di 15°  pari a π/12(rad) che per la maggior parte degli usi è più che sufficiente. Più oltre ci vogliono goniometro e compasso con qualsiasi mappa.