A proposito di lavoro…

Mentre il Piatto Freddo prosegue la sua riscrittura continua il lavoro sugli altri romanzi. L’ombra scarlatta è stato tagliato di tutta la parte iniziale: non importa a nessuno come fa Conrad ad arrivare a Laìn Crùgon con 200 cavalli e un carro né della pesante descrizione di come funziona la magia (già spiegata abbondantemente in I Razziatori), qui basta accennarla. Ho tenuto la parte sulla corruzione, fenomeno molto più grave in questa città dove girano molti più soldi e manca una Còngrega di assassini che tenga l’ordine. Qui le congreghe illegali si sprecano e si fanno quotidianamente la guerra per mettere le mani sul mercato dei beni illegali (come il doÿmakòn noto come l’elisir dello schiavo: una goccia annulla la volontà per un giorno intero) e dei “servizi” venduti ai mercanti in transito. Il racket delle scorte (in senso militare) è più diffuso di quel che si pensi, talvolta camuffato da assicurazione, la prostituzione (che se pure è legale, spesso per esercitare il “Mestiere” è necessario pagare anche per la “protezione” oltre che le normali tasse) e poi i ricchi appalti pubblici per la gestione dei servizi cittadini quali difesa (mura) e pulizia (che comunque lascia molto a desiderare).
Dicevo: l’Ombra Scarlatta prende il via in un posticino di cui avete appena avuto un assaggio e dal quale un trio di “puri” come Conrad, Diana e La-Wonlot non vede l’ora di allontanarsi, ma come dico sempre “amo farli cadere dalla padella nella brace” e prosegue nel più infernale dei luoghi del continente, peggio anche del deserto D’Nis che pure è tosto, ma gli umani riescono a viverci.

Nelle Brulle ci vivono bene gli orchi che allevano i vermi-tigre per molti scopi differenti… anche se talvolta sono i vermi a mangiarsi gli orchi loro la prendono con molta filosofia.

Nelle Brulle gli capiterà di tutto e la vicenda di Conrad prenderà una svolta niente male, non ultima: una profezia formulata su di lui si avvererà.

Invece si preannuncia un grosso cambio di Point Of View nel numero 5 dove la svolta portata dall’Ombra Scarlatta getterà una luce sanguinolenta sui prossimi episodi.
Insomma Nadear la Bianca, una volta debellati gli orchi e messo il territorio in sicurezza si rivelerà un’isola felice e tutto sommato tranquilla. Tranquillità pagata a caro prezzo, ma comunque un luogo dove un bambino riesce a diventare adulto prima di morire. Man mano che ci si allontana da questa oasi di tranquillità il mondo si fa più violento e poco disposto a lasciar sopravvivere chicchessia e questo rivela il grado di “resilienza” del quartetto Dorian – Francisco – Ivilas e Luigi e come mai fanno sempre ritorno alla fattoria Musìn al termine di ogni viaggio.

Mentre l’Ombra Scarlatta è scritto ed è in corso la seconda stesura, per il numero 5 che per ora si intitola il “predatore di sogni” sto studiando bene i personaggi e cosa hanno fatto prima di trovarsi sul teatro della storia.
Il teatro è la città di Lavill’ e oltre ai protagonisti conosciuti nel quarto libro, di cui non dico nulla se no mi faccio un auto-spoiler che sarebbe alquanto nocivo per tutti, ci saranno altri personaggi che avranno un ruolo centrale in questa storia.
C’è una “vittima” che muore a inizio libro e lo fa in modo spettacolare. Si chiama(va) Cosette De Naalab-Lenoir (se non gli cambierò nome) e studiava presso la Brêndienne iscritta al II anno di specializza. Gli studi sono organizzati due cicli quinquennali (formazione e specializzazione) a loro volta suddivisi in biennio e triennio. Il biennio di formazione è comune a tutti gli studenti, poi inizia la “scrematura” e si spinge la gente a lasciare la scuola e le tasse di iscrizione per gli studenti non in regola con gli esami lievitano… ma è un’altra storia.
Cosette è una studentessa molto graziosa, un po’ timida, iscritta al primo anno di specializzazione in Alchimia. Ha fallito la prova di passaggio dal secondo al terzo anno di formazione. Nulla di insolito: molti studenti falliscono quell’esame. È strutturato apposta per far sbagliare gli studenti e spingere i meno dotati a desistere. Chi insiste e chi lo supera in scioltezza merita attenzione, chi molla… no. Solo che la povera Cosette ha un problemino imprevisto in aula.
Il docente di Alchimia è m’sieu Aznable detto l’invisibile o anche l’imperturbabile. Charles Aznable (Char per gli amici, e chi vuol cogliere la citazione la colga pure) rimane colpito da quel che accade in aula proprio sotto i suoi occhi.

Tipo interessante anche Charles, ha quasi 180 anni e vive dentro alla sua tunica, bella e antica che per gli standard di Lavill’ equivale a dire “Fuori Moda” e quindi è ignorato dalla maggior parte dei malichani dell’alta società, per i quali passa inosservato. I suoi modi dimessi e poco appariscenti alimentano poi la leggenda per cui ci si accorge della sua presenza solo quando decide di prendere la parola o gli parte un colpo di tosse, da cui poi il soprannome di “invisible” che gli sta appiccicato addosso quanto quello di imperturbabile. E pure: di fronte all’incidente di Cosette rimane perturbato anche lui.

Nei suoi 180 anni di esistenza ha accumulato sapere e potere in ugual misura ed è un tipo da non far arrabbiare, anche se all’apparenza è vecchio e gracile. Purtroppo devo ancora capire come far funzionare l’alchimia da queste parti, ma penso che se comincio a parlare di molecole con legami elettronici multi-dimensionali come se fosse antani potrebbe essere un buon punto di partenza, fino ad arrivare a reazioni chimiche che innescano effetti magici, come per i rituali “congelati” nell’aura dei maghi solo che in questo caso basta agitare una fiala o berla o lanciarla… cose del genere. Ci sto lavorando sù. I maghi specializzati in Alchimia sono maestri nella fabbricazione di pietre-matrice, in particolare nella fusione di pietre di bassa qualità per produrne una di alta qualità.

Suo antagonista è il giovane (si fa per dire: ha oltre 40 anni) Alaq (diminutivo di Alarique) Doole, mago diplomato e impegnato politicamente si è diplomato a 20 anni mostrando grande tenacia. La sua famiglia infatti non è mai stata disposta a finanziare i suoi studi oltre il primo quinquennio puntando tutto sul fratello maggiore, Simon. Simon Doole è attualmente Archon come lo è suo padre e i due sono affiliati alla famiglia dei Naalab, uno dei principati più ricchi di tutta Malichar.
Alaq invece ha dovuto lavorare duramente per potersi mantenere agli studi. Dopo il primo ciclo di formazione, cui riescono ad accedere tutti i giovani dotati dei dodici principati poiché i costi sono sostenibili con lavori non troppo onerosi, riuscì a trovare uno sponsor: Guillome de Lendin, secondo cugino del principe Gustave Lendin IV attuale sovrano del principati di Lendin, principale rivale dei Naalab.
Sponsorizzare uno studente è un modo che i potenti maghi che governano Malichar impiegano per reperire persone fedeli cui affidare l’amministrazione del territorio. Così Guillome investì parecchio denaro per la formazione di Alaq e fu ampiamente ricompensato: Alaq si diplomò con un anno di anticipo. Alla fine del quarto anno di specializzazione chiese ed ottenne di affrontare la prova, l’esame finale, che superò a pieni voti (vale a dire che ne uscì vivo, ancorché malconcio).

Poche volte era stato affidato il governo di un Archonis a un individuo tanto giovane, ma Guillome pensava di aver trovato un cavallo di razza, con grave scorno della famiglia Doole che nel vedere i brillanti risultati del figlio cadetto tentò inutilmente di riprenderlo in seno. Anzi: in seguito ai goffi tentativi del fratello prima e del padre poi, Alaq cambiò il proprio cognome in De Lendin giurando fedeltà assoluta al casato del principe Gustave e tanti saluti a casa.
Come amministratore si rivelò un’autentica miniera d’oro per il casato Lendin al punto che fu riconfermato alla guida dell’archonis per altri cinque anni. La sua laurea in alchimia gli aveva fruttato una quantità doppia di pietre matrici di qualità alta rispetto agli altri produttori e garantendo così buoni profitti anche al suo principe.

Scrivo qua ‘ste cose per mettere bene a fuoco il personaggio: Alaq è uno di quelli centrali.

Anche se l’alchimia ha un ruolo centrale nella vita economica di Malichar e di quelle Archonis che le hanno alla base dell’economia non è l’unica specializzazione. Maghi guaritori, maghi costruttori, invocatori, evocatori, aruspiciennes… le specializzazioni sono molte e tuttte importanti per l’economia del paese. Anche Alaq ha altri interessi e un debole per le donne belle e possibilmente indifese.

Come ha potuto scoprire Conrad la prima volta che ha lanciato un incantesimo, che è quasi venuto nei calzoni per la botta di sensazioni piacevoli provocate, la magia ha effetti collaterali su chi la utilizza. Il piacere è uno di essi e porta quel mago che non è capace a dominare le proprie pulsioni a indulgere nella pratica della magia a scopo… ricreativo. Insomma lanciare incantesimi è meglio che masturbarsi perché, specie per i maschi, dopo la prima devi prenderti una pausa per… uh… ricaricare le batterie. Invece con la magia puoi spararti un orgasmo dietro l’altro se hai predisposto abbastanza incantesimi e più è alto il livello e più intenso è quello che si riceve. Esistono incantesimi capaci di dare piacere puro, spesso da lanciare “a due”, ma a questo punto si incontra un limite che è dato dalla quantità di stimoli che un cervello può ricevere e si arriva al temuto collasso mentale. Il mago perde temporaneamente il controllo di sé e diventa come un neonato, incapace di provvedere a sé stesso e può rimanere in questo stato per settimane. La Barrière Malichienne non protegge da questo tipo di errori.

Come se non bastassero i pericoli che si corrono quando si pratica normalmente la magia.

Gli effetti collaterali della magia, tuttavia, hanno effetti ulteriori sulle attitudini di maghi di ogni sesso e razza. Fanno poco sesso e spessissimo non hanno figli (la pratica della magia è più appagante) o se lo fanno è fine a sé stesso: curare i figli richiede tempo da togliere allo studio. Tuttavia quello della discendenza è sentito da alcuni maghi di “nobili” origini come un dovere. Alaq  e Simon son nati per “dovere” di Gaspàr Doole il primo in qualità di “erede” e il secondo come “riserva” se al primo fosse accaduto qualcosa. Essere quello di “Backup” ha sempre fatto soffrire il povero Alaq. La digressione sul sesso è importante perché su questo aspetto verte parte della storia, decisamente più adulta delle precedenti.

Come si uniscono sesso e pietre-matrice? Eh, con un incubo. Molti incubi fanno parte degli ingredienti della storia.

Nel momento in cui inizia la storia Alaq è l’astro nascente della società malichana, è Archon per scelta, potrebbe aspirare a titoli ben più importanti, ma attende che il suo sponsor Guillome salga al vicariato del principato, o almeno questo è quello che racconta e le sue azioni sono tutte volte a rimanere ricco e felice nella sua Archonis senza minacciare in alcun modo i nobili suoi pari e superiori. In realtà ha qualche scheletruccio nell’armadio e ci tiene a mantenerli là dove sono, ma emergeranno.

L’invito alla Brêndienne per tenere una serie di seminari viene visto da Alaq come una comoda via di uscita dai guai in cui è venuto a trovarsi proprio a causa del suo successo. Un posto di docente alla più prestigiosa scuola di magia del continente, dopo quelle Dei-Talant, ma quelle son tutte sull’isola dell’Alba, nell’oceano orientale sarebbe una comoda via di uscita dal peso del governo e l’inizio di una nuova e ancor più luminosa carriera. Alaq è motivatissimo nell’ottenere quella cattedra, ma non ha fatto i conti con il Decano del dipartimento di Alchimia, Charles Aznable. Tra i due si accenderà una vivace competizione.

Altro personaggio importantissimo è Bernadette Auguillon, una delle assistenti di Charles soprannominata l’œil o la vecchia strega per via della sua bruttezza. Denti storti, arti deformi, pelle raggrinzita dal collo in giù e naso adunco. Proprio il naso è stata la causa della rovina di questa altrimenti graziosa fanciulla di circa 25 anni. Un errore nell’incantesimo per trasformare il suo “nasone” in un nasino all’insù e regalarle quella bellezza che le era sempre sfuggita. Il rapporto tra lei e Char è di reciproca stima: a lui non interessa il suo aspetto fisico, ma le sue capacità che sono molto migliorate dopo l’incidente. A lei interessa essere accettata per quello che è non per quello che appare. Indossa sempre vesti ampie e veli che ne nascondono le fattezze deformi, quando non ricorre proprio a potenti incantesimi di illusione per apparire come avrebbe voluto essere. Purtroppo per lei basta un incantesimo del terzo circolo per distruggere un incantamento e gli studenti del quinto anno di formazione lo sanno preparare alla perfezione. Spera ancora di poter avere un uomo: convinta di essere brutta a causa del naso non ha mai avuto rapporti con l’altro sesso ed è convinta che il vero amore sia molto meglio di qualsiasi incantesimo. Come ognuno di noi sa per far funzionare l’amore ci vuole impegno, altrimenti è “eterno finché dura!”. Cosette deve apprendere questa lezione e parecchio altro prima della fine. La sua famiglia di origine è benestante e tronfia del fatto che ha una figlia che insegna Alchimia alla Brêndienne.

Ci sono altri personaggi in giro per questa scuola che, oltre a non aver nulla a che fare con Hogwarts, è molto più grande all’interno che all’esterno. Da fuori somiglia più ad un incubo lovecraftiano con parti prese in prestito da R’Lyeh. Dentro ci sono parchi, decine di edifici, palais Senrobon (no, non la biblioteca) e un Domodendro di oltre 2000 anni.

Etienne d’Ambèr è il preside “millenario”, nessuno in realtà ne conosce la vera età, ma lo si vede spesso in giro per l’università se non è preso da qualche impegno di governo. A vederlo non sembra poi tanto vecchio e potente, ma nessuno osa mettersi contro di lui.

Etienne è “er cavaliere nero” di questa storia. Non me ne voglia l’amico Pietro Tulipano per questa mia citazione, ma Gigi Proietti l’ha coniata prima di lui e la morale che la sua storia trasmette è antica e vera come il mondo. La morale è che “ar cavaliere nero nun je devi rompe le scatole” (proverbio romano coniato per l’occasione) e uno dei personaggi di cui sopra andrà inevitabilmente a farlo. Insomma: la “Grande Barrière” che di anno in anno si espande un pochino e che protegge tutti i maghi dei principati a cominciare da Lavill’ dove questa protezione è massima. Eppure il buon Etienne si ritrova con un morto proprio nel sancta sanctorum dove il massimo degli incidenti dovuti alla magia è un collasso mentale dovuto a qualche studente che ha… uh… ecceduto. Per giunta il morto pare il risultato di un attacco da parte di una creatura extra-dimensionale, proprio quel genere di creature che la Barrière tiene alla larga con tanta efficacia. Chi è il morto? È facile da capire leggendo queste pagine. Meno facile è capire come accidenti farà Conrad a districarsi in questo casino… ma per saperlo dovreste prima scoprire se ci sarà Conrad in questa storia. Magari l’ombra scarlatta del romanzo prima non era d’accordo.

Intanto vi lascio una bozza dell’incipit

Chi ha paura del buio? Così lo chiamano i bambini. Buio. Quattro lettere che dipingono un mondo privo di luce. Hai paura del buio? Non c’è nulla di male ad avere paura. La paura è utile: tiene lontano dai guai e al buio ci si può fare davvero male se non si sta attenti. Ci sono ostacoli che fanno inciampare, oggetti aguzzi contro cui sbattere, cose che graffiano, che artigliano, che tagliano.

Che uccidono.

Hai paura del buio? Ancora no? Forse dovresti dargli il nome che io preferisco, il nome di quelle cose che ogni membro della tua razza si porta nel cuore e che mette in mostra nelle grandi occasioni come una guerra, per esempio.

Tenebre.

Lo senti come risuona questa parola? Tienila bene a mente perché è la mia casa, il mio regno e, quando sognerai di nuovo, le tenebre che ti porti dentro mi guideranno fino a te e allora mi apparterrai.

Per sempre.

L’uomo nero ha stretto il patto,
ha gli artigli come un gatto,
la sua voce fa paura,
viene dalla notte oscura.
Resta sveglia apri gli occhi
non lasciare che ti tocchi
se non vuoi svegliarti morta
chiudi subito la porta.

images

Ecco, una scena come quella di Suspiria con gli occhi che appaiono alla finestra mentre fuori piove… o così o una più degna di Wes Craven con il mitico Freddy Kruger che gioca con le sue vittime al gatto e il topo. Insomma sto studiando come far saltare sulla sedia te che leggi. A fine libro spero mi dirai se ci sono riuscito o no.

Mi auguro di sì…

…ma se hai spaventosi suggerimenti da proporre, prego, accomodati!

Annunci

Adra – Morfologia

Adra è il nome che ho assegnato al continente che ospita Maor, Kirezia, Malichar e tutte le altre nazioni di cui ho parlato finora. Il nome è un anagramma che non tarderà a rivelarsi, specie agli appassionati di studi Tolkeniani. Insieme ad Airumel è il secondo continente che ho battezzato. Me ne restano altri 23… meno male che due continenti sono inabitabili.

Morfologia

Dal punto di vista morfologico Adra somiglia vagamente ad un grosso triangolo: la base va dalla penisola di Maor detta anche di Respheia a est e la penisola del drago a ovest, si individuano alcune grandi catene montuose, frutto di collisioni continentali avvenute in epoche remote. La catena vulcanica dei monti Resphidi che domina Maor, a est, seguita dal massiccio della Casa-Di-Roccia, poi la vasta pianura kireziana e, verso nord ovest, il massiccio della Sierra d’Argento che prosegue nelle Erte Malichane a Nord  e nei Colli Ondosi a sud e che fanno da baluardo al deserto D’Nis. Le Erte (Les Raides) proseguono in direzione Nord-Ovest fino alle gelide piane di H’Leyr, dove l’era glaciale non ha ancora lasciato il suo morso e gli strati di ghiaccio raggiungono uno spessore compreso tra cinquecento e seimila piedi (quasi 5900km).
Il vasto e complesso sistema di corrugamenti che attraversa il continente lungo l’asse NW-SE  termina in una lunga penisola ghiacciata in una terra senza nome e senza sole dato che si trova ben oltre il bordo del pozzo polare settentrionale. La costa orientale prosegue in direzione N-NW e man mano che i corrugamenti si spostano verso ovest il terreno diventa via via più pianeggiante e troviamo la Casa di Roccia, sulla costa i regni del Nord e le steppe sempreverdi nell’entroterra che si trasformano, verso nord, nelle gelide foreste del Frisør. Tra le due regioni l’invalicabile area dei monti “Sciabola” chiamati anche il regno dei Draghi. Come montagne non superano i tremila piedi, ma è sin troppo facile imbattersi in draghi e viverne che si contendono quel lembo di terra da che ha cominciato a spuntare da sotto i ghiacci. Il Frisør è una piana sub-glaciale, popolata perlopiù lungo la costa e caratterizzata da foreste di conifere e latifoglie. La città che domina questa regione è Nafhtagn, fondata poco prima di Nadear ed è l’unica colonia Dei-Talant sul continente. Dal golfo di Fhtagn la costa piega bruscamente verso ovest e punta, tra ghiacciai che scendono a mare e iceberg che rendono impossibile la navigazione, verso le gelide piane dove il pack e la terraferma sembrano non avere soluzione di continuità, poi man mano che la costa si avvicina al bordo del pozzo settentrionale i ghiacci si fanno sempre più alti e le montagne con loro fino a sparire, tra tempeste senza fine, oltre l’orlo del pozzo. Nota: in quest’area, complici le correnti calde provenienti dall’interno, il mare è relativamente sgombro dai ghiacci e se non fosse per le onde alte oltre trenta metri, sarebbe navigabile. Al contrario più in quota, oltre i mille metri, la temperatura è molto più bassa a causa dell’irraggiamento nullo e l’acqua torna a gelare. Il vapore che si solleva grazie al calore e alle onde sale a quella quota e si trasforma in neve che alimenta i giganteschi ghiacciai di questa penisola inospitale. Quando finalmente le gelide lingue di ghiaccio che si protendono per lo più sopra al mare cedono alla furia degli elementi generano mostruosi tsunami che devastano tutta la costa per miglia e miglia in tutte le direzioni. Superata la punta dell’istmo senza nome  (arrivare fin qui a piedi è dura e richiede tecnologia o incantesimi molto potenti) si ritorna verso sud e si incontra il terzo e ultimo grande corrugamento del continente: i monti della Follia che si estendono per oltre tremila km in direzione sud-ovest poi la catena fa una curva (in realtà si biforca, ma il corrugamento che procede verso SW entra nell’oceano occidentale ed è appena visibile sotto forma di isole vulcaniche) e prosegue verso sud fino a superare il bordo del continente e terminare nella penisola montuosa nota come “penisola del Drago” dove vivono i Ganas, chiamati anche uomini-serpente o uomini-drago. Nulla di soprannaturale in realtà: il culto più in voga da queste parti è quello di Nendos, il grande e saggio, spesso raffigurato come un drago “infinito” che si mangia la coda formando una specie di 8 orizontale. La religione si manifesta in ogni aspetto della cultura di questo popolo che intrattiene da alcuni secoli rapporti commerciali con Kirezia. Proseguendo verso est poco dopo la penisola del Drago il terreno si fa sempre più pianeggiante e arido: le nubi di piogge provenienti dall’oceano occidentale si fermano sui monti della Follia e la pianura sottostante riceve pochissime piogge, mentre la conformazione delle montagne fa in modo che quasi tutta l’acqua di fusione dei ghiacci finisca nel sottosuolo, solo lungo la costa si trovano villaggi (perlopiù umani) che vivono di pesca e pastorizia nomade con rarissime oasi dedicate all’agricoltura. L’economia dei villaggi costieri è incentivata dal transito di centinaia di convogli durante ogni mese dell’anno, diretti verso la penisola del Drago e altri luoghi che sto rifinendo in questi giorni. Circa a metà della costa meridionale di Adra vi è il massiccio di Etsiqaar dominato dall’omonimo altopiano, unica area semi-fertile perché riceve, durante la stagione invernale, precipitazioni sotto forma di neve. Come forse vi sarete accorti il clima di Adra è freddino, Etsiqaar ha un confine “a picco” sul mare dove l’accesso all’acqua è separato da un “muro” di oltre mille piedi di altezza e poi, al confine kireziano, si addolcisce bruscamente nei Colli Ondosi, dove la costa è ancora frastagliata, ma in alcuni punti accessibile via nave e incontriamo Port Enolau,  il porto più occidentale di Kirezia. Più oltre inizia il golfo di Kirezia e l’acqua diventa sempre più salmastra e poi addirittura dolce quando si incrocia la foce del Nacal-Dengar, il più grande fiume di Adra. La portata del fiume è di circa 180.000 m^3/s con punte durante le piene di oltre 200.000m^3/s, una serie di canali artificiali costruiti a monte favorisce la navigazione e, in caso di piena, un rapido deflusso delle acque verso il mare. Ancora più a est si incontra Meroikanev coi suoi boschi e si torna a Maor.

Risalendo il Nacal-Dengar dalla foce si prosegue verso Nord. Da ovest il fiume riceve l’acqua del lago Levot e dei numerosi canali artificiali navigabili che uniscono il lago al fiume, da est riceve le acque della foresta di Nivalis, entro la quale pochissimi possono accedere… anche perché agli elfi disgusta avere “non-elfi” in giro per casa e ai Kireziani piace commerciare cosa che li ha avvicinati in breve tempo ai Nani della Casa-Di-Roccia situata nell’estremo occidentale dei monti Resphidi, quella che diventa la catena della Wiegestein o “Culla della vita” come la chiamano i Nani. Risalendo il fiume verso Nord si incotrano numerose città che vivono di agricoltura e allevamento: Sanavei e Zusei, Damarne, Tolseta e infine Lain-Crugòn che fino a quasi cinquecento anni fa erano due città distinte. Poco più a nord si incrocia il “gradino”, un salto di roccia alto pochi piedi, ma netto e reso tagliente dalla catastrofe che spazzò via la città-stato di Daikin-Jadam e tutti i suoi abitanti. Il fiume ha una curva verso nord-est da dove proviene arricchito dalle acque delle steppe sempreverdi, il luogo più piovoso del pianeta (o almeno uno dei più piovosi attualmente) e, complice la portata praticamente costante, mantiene il nome Nacal-Dengàr che per i nomadi è “Il grande padre”. L’altro ramo è il fiiume Tancour che scende dalla valle di Malichar e ha portata molto più variabile. Sembra provenire da una spaccatura nella dura roccia delle Brulle, che attraversa. Nota come “la bocca di Wu-Masau” la spaccatura è ampia mediamente seicento piedi e nel punto di massima profondità non si riesce a vedere il fondo situato ottocento piedi più in basso. Per chi non l’avesse capito: le Brulle sono in salita. La “spaccatura” scavata dal Tancour, il ramo nord-occidentale, proveniente da Malichar, divide le Brulle in due ed è impossibile da attraversare a meno di non utilizzare la magia. La regione situata a ovest del Tancour  è attraversata ogni anno, tranne durante la stagione più fredda, da migliaia di convogli diretti tutti a Cupial e Lavill’ le principali città di Malichar. L’origine della spaccatura è in parte tettonica (negli ultimi 50.000 anni il suolo delle brulle vicino al confine malichano si è fratturato come un gigantesco mosaico e si è sollevato di oltre 500 piedi e solo negli ultimi 1000 anni di circa 26-28piedi (le Alpi hanno avuto velocità di sollevamento quasi doppia), ma a causa della vetrificazione della superficie dovuta all’esplosione l’erosione ha avuto poco o nessun effetto. Questo ha impedito al fiume (che durante l’esplosione è stato vaporizzato interamente) di erodere lo strato superficiale portandolo a scavare in profondità rendendo l’orlo della spaccatura molto insidioso. Le brulle sono un’area di “terreno caotico” in pendenza che “parte” da 700 piedi di altitudine (la quota del gradino poco dopo Lain-Crugòn) fino ai 1300 piedi del passo di Cupiàl detta anche la porta dei Principati, dove la magica protezione contro le creature extradimensionali comincia a diventare abbastanza intensa da avere effetti apprezzabili. Il fiume ha eroso “sotto” risparmiando uno strato compreso tra 2 e 30 metri, la spinta tettonica ha poi fatto il resto, portando i bordi del profondo cañon fino a 800 piedi sopra il livello del fiume.
A ovest della spaccatura del Tancour vi sono le colline di Taztoath dove si narra che il dio del Caos superno abbia trovato un luogo degno ove riposare ed essere adorato dai suoi fedeli servitori (alcune enclavi orchesce sfuggite al controllo di Wu-Masau, gnoll, troll e soprattutto Beholder). Le “colline” sono una serie di creste che spuntano dal suolo e che di collinoso hanno solo il nome nascondono migliaia di crepe e anfratti dove creature di ogni genere trovano rifugio e cibo (di solito entrambe le cose e a spese del precedente occupante), mentre a est la catena vulcaninca del Lezardèn ospita un lago di lava e una colonia di draghi per lo più rossi.

L’ho detto che le Brulle sono un luogo inospitale per umani e bipedi di quasi tutte le razze?

A est e a ovest vivono, nel sottosuolo, numerose colonie di Orchi. Incuranti della radioattività (o forse grazie ad essa) prosperano entro le grandi cavità vetrificate create dalle violente esplosioni dei generatori MTM costruiti dai daikiniti ed escono sulla superficie quando le riserve di cibo scarseggiano e ai più giovani viene ordinato di abbandonare la colonia per “raccogliere” cibo in superficie.

In una terra del genere non ci sono vere e proprie piste: il suolo non consente di lasciare tracce durature e l’inverno è duro. Il ghiaccio si deposita sulla roccia vetrificata senza riuscire a penetrare se non dove c’è una crepa, ma anche lì riesce a fare poco sempre che la crepa non contenga materiale radioattivo: allora rimane calda anche d’inverno e il ghiaccio forma una “bolla” attorno alla fonte di calore, in equilibrio tra congelamento e sublimazione. Metterci un piede sopra significa rompere la bolla e ricevere tutte le esalazioni venefiche prodotte dalla radioattività in un colpo solo.
Superate le Brulle si entra nella valle glaciale di Malichar dalla tipica sezione a U, creata dal passaggio e poi dalla fusione del ghiacciaio che qui ha lavorato per oltre quarantamila anni. La valle termina di fronte al lago di Lavill’ che ospita al suo centro la città. Il lago è artificiale, ma esiste da quando Bertrand de Malichar fondò la sua città e scoprì la barriera che a tutt’oggi protegge i principati e i suoi utenti di magia.
I Principati sono l’ultimo “Baluardo” umano nell’entroterra adrita (di Adra NdR) più a Nord i ghiacci sono ancora ben spessi e più a ovest, oltre le montagne c’è il deserto D’Nis e il cerchio si chiude. A est dei principati, oltre le montagne che accolgono le propaggini settentrionali della Wiegenstein, si stendono le steppe Sempreverdi, l’altopiano che digrada verso nord-est fino alle gelide pianure del Frisør e che è la principale fonte di acciaio meteorico del continente. In teoria anche il deserto D’Nis ne è pieno, ma è un pelino più inospitale. Le steppe sempreverdi si interrompono di fronte ai monti della Sciabola (o delle Zanne), la catena che separa l’altopiano dall’oceano orientale, dove i Draghi hanno ciò che loro chiamano città e prima che ci facciate un pensierino: no. Non se ne esce vivi, a meno che non siate abbastanza forti da affrontare senza uccidere un paio di draghi in simultanea. Ucciderli significherebbe attirare altri draghi.
Per chiudere questa lunga carrellata sul continente di Adra: a sud-ovest dell’altopiano di Etsiqaar si trova il sub-continente di Lleendir, direttamente a sud dell’estuario del Nacal-Dengar le isole di Pelagòs, il regno (anarchico) delle mille isole (anche se sono molte di più) e poi, molto più a sud gli atolli di Thanatos dove è costretto a fare scalo chi è diretto ancora più a sud, ma che ogni volta rischia grosso con cannibali, tagliatori di teste, pirati  e schiavisti maorni. Lungo la costa orientale si incontra il sub-continente Dei-Talant, chiamato anche “Isola dell’Alba” e che accoglie l’impero omonimo i Dei-Talant. Più Oltre sorge Airumel, la patria degli elfi.

E se riesco prima o poi metto su anche una mappa, magari a penna che in questi giorni ho pochissimo tempo per fare altro.

Le Cronache di Tharamys

Che poi, gira e rigira, è il titolo della Collana che sta prendendo Forma. Conrad è il primo personaggio di cui sto raccontando le gesta, ma presto si affiancheranno altri personaggi vissuti in epoche diverse. Qualcuno prima, qualcuno ancora prima… e poi vedremo. Per il momento ho talmente tanta di quella carne al fuoco che se dovessi vivere fino al giorno in cui metterò la parola FINE all’ultima storia di Tharamys probabilmente il padreterno farebbe in tempo ad arrivare alla V di Venturo il giorno del giudizio.

Il progetto comunque c’è:

ROMANZI:

  • Il Torto
  • I Razziatori di Etsiqaar
  • Un Piatto freddo (in preparazione)

Racconti

  • Rituale di Sangue
  • Il diario del Capitano Sarralga – La battaglia di Levot
  • Il diario del Capitano Sarralga – Caccia all’orco

Ora torno al lavoro. Novembre è finito e ho scritto metà di quello che mi ero proposto di scrivere.

I Razziatori di Etsiqaar

E finalmente, dopo tanto sudore, lacrime e un po’ di sangue lasciato sulla tastiera ecco i
“I Razziatori dcoveri Etsiqaar” in tutto il loro rutilante et sbrilluccicoso splendore! Duecentoventi pagine di avventura, azione, magia, scalate di mura, fughe rocambolesche con morte bovina tutt’intorno, banditi, gente che tira frecce (e tiene una mira che… be’ è buona) e tanto, tanto, tantissimo altro.
Chi ha acquistato su Kindle la versione beta potrà bearsi della nuova versione, completamente riscritta e arricchita da note, contenuti extra tutto il resto senza spendere un centesimo in più dei 99¢ spesi  quando ho finanziato il libro.
Tutti gli altri faranno il favore di pagare i tre euro richiesti per l’ebook o i dieci per il cartaceo (non me ne vogliate, ma di quei dieci io ne prendo tanti quanti ne guadagno con l’ebook) . Qui sotto il trailer che racconta qualcosa (non troppo) della trama.

 

Se la musica vi ispira un western non siete troppo lontani, basta seguire il trailer fino alla fine. Per chi non conoscesse Carlo Rustichelli provate a cercare “I 4 dell’Ave Maria”, magari la colonna sonora vi torna familiare. The Animals hanno messo in piedi “The house of the rising sun” una canzone tradizionale americana e l’arpeggio in sottofondo, be’ anche quello mi è piaciuto. La fischiatina che porta la melodia l’ho rubata a Ennio Moricone, peccato che nel portarmela mi è caduta e si è rotta. L’ho incollata e rimessa insieme, ma è uscita diversa. Infine Merle Trevis ha dato a Johnny Cash un sacco di testi su cui lavorare tra cui Sixteen Tons e c’è un po’ della sua musica malinconica nel modo in cui strimpello la chitarra. Si, ho suonato tutto, registrato in un raro momento coi pargoli addormentati e la moglie fuori di casa.

Tornando al libro: ci sono volute cinque stesure per sistemare tutto e poi non contento ho aggiunto trenta pagine di contenuti extra e, da scaricare a parte, due file con mappe e descrizioni dettagliate per trasportare un party di avventurieri di livello basso (si parte sempre dal fondo) a sud di Nadear, tra i colli ondosi, per seguire Conrad nelle sue avventure o (perché no?) tentare di fermarlo. Come dite? Pensate di poterci riuscire? Oh be’ tentar non nuoce. Magari stavolta qualcuno riesce davvero a fermarlo anche se solo per gioco: lui ama giocare.
Anche io: anagrammi, cambi di vocale, scherzetti dialettali che tramutano in lingue nuove di pacca dialetti altrimenti italianissimi e poi citazioni a tutto andare dai miei autori preferiti, da film, poesie, aforismi e tanto, tanto altro bene infilato nella storia da non poter togliere neanche una virgola senza stravolgere il senso.
Lo so, sono modesto.
Una menzione d’onore per editor e cover designer che si sono dati un gran da fare per realizzare la cover e rendere il testo fruibile: Gianluca Serratore ha curato la grafica e Antonella Monterisi l’editing. Su Gianluca posso solo dire “wow”, maestro: sei stato fantastico. Lia si è rivelata una editor capace e abile che ha saputo guidarmi senza sostituirsi nella scrittura, il risultato… sta a voi giudicarlo. Se avrete la bontà di acquistare il libro. A me è piaciuto scriverlo pensando a chi l’avrebbe letto… e mi sono divertito.

Cartaceo

coverEbook

Che poi c’è un altro buon motivo per acquistare il libro. Il ricavato del libro sarà devoluto per… l’acquisto di pannolini. C’è un nuovo arrivo in casa: dopo Laura e Manuel un altro pargolo allieterà i giorni e le nottate di casa (sob), o meglio: pargola (è una femminuccia). Non so ancora il nome, ma chi mi segue sa che per trovare i nomi una certa abilità ce l’ho 😉

Un’altra pupina cui raccontare le gesta di Conrad, del Nano Sarralga, di Colle Ondoso e tutti gli altri personaggi che sto tirando fuori in questi anni.

Un Piatto Freddo

UnPiattoFreddoChe sarà mai? Un’insalata di riso? Del Vitel Tonnée? O un bel piatto di prosciutto e melone?  Fosse che fosse qualcosa di più indigesto o… inquietante? Sì, lo so che la foto che ho scelto è inquietante. Contiene anche una citazione lovecraftiana se è per questo. A rischio di sembrare banale “Un Piatto Freddo” sarà il titolo del prossimo libro, che uscirà non prima di gennaio 2018. Ho ripreso in mano “il furfante derubato” e mi sono reso conto che, aldilà del titolo opinabile, c’erano parecchie cose che non funzionavano a cominciare dal punto di vista.  In un giallo è fondamentale che rimanga sempre sul detective o il lettore rischia di disporre di più informazioni di quelle minime necessarie per risolvere il mistero e anche per colpa di questo aspetto chi ha letto la “beta” ha sgamato il colpevole entro le prime cento cartelle (su quasi trecento cartelle di testo).
Non solo. Il criminale deve avere uno scopo preciso e deve essere intelligente. Non c’è nessuna bravura per il detective se riesce ad incastrare un cretino. Anzi: impiegare quasi trecento cartelle per incastrare un cretino implica che il detective non è poi ‘sto granché.
Il che ci potrebbe anche stare: la mia editor ha definito Conrad “un polletto”, di quelli che a 12 anni si credono uomini belli e fatti, salvo poi scartavetrarsi la faccia nel tentativo di far crescere la barba.
In questa storia a crescere non sarà solo Conrad, che da polletto si trasformerà, lentamente, in una persona responsabile e accorta, ma anche Diana e La-Wonlot e il trio prenderà sempre più affiatamento. La storia racconta di come i tre affronteranno la minaccia del ladro di carri e di come crescerà la loro amicizia. Corad non mancherà di mostrare quanto ha bisogno di una ragazza e di collezionare figure barbine al riguardo, nonostante i tentativi di darsi un tono.
E però c’ è sempre il gelido piattino di cui sopra, che nella foto compare la mia pianta di peperoncino durante l’ultima nevicata a Roma, che fa da “leit motif” della storia e che poco o nulla potrà l’amicizia, i buoni propositi e tutto il resto. La vendetta arriverà e colpirà, ma sarà difficile accorgersi di quale vendetta e di chi: in questa storia sono in tanti a cercarla e ad ottenerla che diventa difficile capire chi, tra tutti, vince in una gara dove ognuno pensa di essere il vincitore.

I Razziatori di Etsiqaar V 4.10

Nuova revisione per questa stesura, che ora è completa della sezione dedicata ai giocatori di ruolo. Così chi lo desidera può trasformare più facilmente il libro in un’avventura per il suo GdR preferito.

Ho aggiunto tre capitoli, necessari perché uno dei retroscena giungeva troppo tardivamente all’attenzione del lettore, perché i personaggi di Diana e La-Wonlot erano altrimenti troppo scarni e privi di motivazioni, perché… è inutile che mi nasconda dietro a un dito: mi sto affezionando a Conrad Diana e La-Wonlot, sono una via di mezzo tra gli amici che non ho mai avuto e i figli che sono arrivati e, forse, arriveranno ancora.

Ora la storia è completa e toccherà all’editor darsi da fare per scovare tutto ciò che non funziona (ma stavolta è davvero poco), quello che può rendere meglio e quello che invece va mantenuto perché buono, mentre l’amico e collega Gianluca Serratore si dedicherà alla cover.
Quando l’editor mi consegnerà il lavoro passerò alla stesura definitiva e alla pubblicazione.

Zeus, Zeus! Chi l’avrebbe mai detto che scrivere un libro richiedesse tanto lavoro? E questo è il più corto dei romanzi che ho tirato fuori dal cassetto… gli altri sono molto più lunghi.

Spero non abbiate troppa fretta di leggerli. Voglio farli bene… e vedo arrivare la 5a stesura per i razziatori.
I tre nuovi capitoli hanno portato a galla alcune fragilità della trama di “background” che devo correggere, o mi crolla tutto l’impianto del romanzo successivo (giunto alla terza stesura) e del quarto (fermo alla ver. 0.17) e insomma avrei qualche bruciore di stomaco.

La buona notizia è che sto procedendo all’editing dei Razziatori: con la nuova stesura e le (poche spero) revisioni il romanzo sarà pronto per la pubblicazione in breve tempo.
Altra buona notizia: stavolta sarà corredato di Glossario, appendici storico-culturali e materiale per GdR così da permetterne facilmente la trasformazione in avventura per il proprio set di regole preferito: ci sono mappe, schede sintetiche dei personaggi, descrizioni extra… tutto quello che serve per mettere un party di avventurieri alle prime armi, come Conrad, di affrontare la situazione altrimenti imbarazzante di avere una banda di razziatori equipaggiata di tutto punto contro.

Il Torto

Un torto cos’è? È un’ingiustizia, pura e semplice. Non importa se riguarda un crimine odioso o un innocente furto in cucina: essere accusati e poi condannati ai lavori forzati nelle stalle per un furto mai commesso è un torto che Conrad, dall’alto dei suoi dodici anni appena compiuti, non è disposto a subire. Fin qui è tutto chiaro. Tuttavia non ci troviamo certo nella nostra cara vecchia Terra, tra confortevoli mura e cucine a gas capaci di sfornare una gustosa crostata di visciole quasi da sole, in appena mezz’ora di cottura come per magia. Siamo a Tharamys: una terra dove la magia è di casa e NON sforna crostate né altri dolciumi. Una terra dove morire è facile e a volte basta tentare di scoprire il vero ladro di una… torta.

Bene, stavolta gli ingredienti li ho messi tutti, ma tanto la storia… almeno chi ha seguito le mie peripezie letterarie fino a qui, la conoscete già tutti. Un buon editing, un bravissimo grafico, la mia chitarra (modestamente) e una storia scritta con cura passione e attenzione per chi legge, vi aspettano. Chi l’ha già scaricata sul proprio kindle dovrebbe ritrovarsi con la copertina disegnata da  Gianluca Serratore, il grafico che ha dato un volto a Conrad.

copertina