Ivilas Comelys

Ivilas è un elfa. Viso dai tratti morbidi e un po’ infantili, labbra sottili, occhi blu intenso e privi di sclera, orecchie rigorosamente a punta e una lunga chioma bionda che di solito tiene raccolta a coda di cavallo. Non è molto alta e come tutti i membri della sua razza non è particolarmente sensibile al freddo. Si copre per rispetto delle convenzioni osservate dalle altre razze. Come tutti gli elfi i suoi tratti distintivi sono l’agilità e l’intelligenza… e una proverbiale boria, quando si tratta di parlar bene degli elfi. Il suo nome significa “Creatura dei boschi” e il secondo nome Comelys è la contrazione di κόμη e δολιχός dalla lunga chioma”, niente di più, niente di meno. In effetti ha vissuto per un certo tempo nei boschi prima di cominciare a girare il mondo. Tra gli amici di Dorian è quella più riservata.

Altezza: 165cm

Peso: 55kg

Forza: più di quella che ti aspetti da una creatura tanto esile. Abbastanza da sollevare il mento ad un nano con un pugno.

Intelligenza: smodata, anche un po’ sopra la media elfica. Non a caso è l’elfo più giovane che si sia mai diplomato presso l’università di Malichar.

Carisma: pessimo, farebbe saltare i nervi ad un santo con la sua boria. Tuttavia il suo animo taciturno le consente di evitare la rissa nella maggior parte dei casi.

Agilità: buona, ottima mira tanto con l’arco quanto con i fulmini.

Carattere: introversa e con scarso senso dell’umorismo.

E’ una maga, ha studiato presso l’università degli studi di Malichar (una delle più antiche) fino a conseguire il diploma del quinto cerchio, come tutti i diplomati ha affrontato e superato la prova finale, ma a differenza di altri vincitori ha rifiutato il titolo: in virtù di esso avrebbe potuto ottenere un feudo e un seggio presso la Camera Bassa dei principati, uno dei due organi collegiali che si occupano della maggior parte del governo del Principato.  Poiché Ivilas non riteneva il potere una necessità, ma gli importava molto più della conoscenza scambiò volentieri il titolo con un permesso per accedere per un mese l’anno alla biblioteca dell’università, praticamente a vita.

Tutti gli anni, da venti anni a questa parte, dopo aver accompagnato Dorian a Malichar, si reca all’università per un po’ di sano studio. Ivilas è molto giovane per gli standard elfici: ne “I razziatori di Etsiqaar” ha appena 243 anni (il che vuol dire che quando ha incontrato dorian ne aveva 223) e considerato che gli elfi diventano adulti superati grossomodo i 200 anni (gli elfi contano le decadi, per cui è considerata una ventenne), si può capire quanto Ivilas sia considerata giovane.
Ivilas proviene da un altro continente, oltre l’oceano Dei-Talant, dove ha avuto origine la razza elfica. Dopo le prime dieci decadi trascorse nel proprio villaggio di origine, Ivilas compì un gesto che pochi altri elfi ebbero mai l’ardire di perpetrare: uccise un cervo, lo arrostì ben bene e se lo mangiò un po’ alla volta. Questo gesto, dettato soprattutto da un senso di ribellione alle rigide regole del villaggio, le costò l’esilio a vita. Per quanto posso saperne lei sta ancora ringraziando l’anziano che l’ha cacciata (N.d.A.). Dopo aver vissuto una decade nella foresta circostante il villaggio decise di allontanarsi per curiosare in giro e, non senza una certa inquietudine, affrontò il viaggio attraverso l’oceano, fino a giungere nella ricchissima Maor. Da quelle parti diede saggio delle sue grandi doti di arciere, trasformando in eleganti puntaspilli un mercante di schiavi ed i suoi sgherri. Il meglio di sé tuttavia lo diede un paio di decadi più tardi quando, adopo aver lavorato come sergente istruttore nel LXVII reparto Arcieri dell’esercito imperiale Maorni, decise di mettersi in viaggio per Malichar. Per prima cosa si recò a Laìn-Crugon, nella repubblica di Kirezia, dove acquistò un carro, dieci casse con cento frecce ognuna e viveri. Successivamente imboccò la pista per Malichar, senza alcuna scorta. Superò il confine coi principati di Malichar un mese più tardi, in buona salute e con ancora una decina di frecce nel carico. Al posto delle frecce aveva molti manufatti orcheschi, oro e una collana di zanne d’orco. I giocatori di ruolo più esperti hanno certo compreso al volo cosa sia accaduto in quel mese, ma per coloro che sono meno avvezzi a questo tipo di giochi aggiungo il dialogo tra Ivilas e Sèrge Bonnepièrre, l’oste della Tortoise d’Or a Cupial, la prima città che si incontra passato il confine:

– Sacrebleu! Sono zanne d’orco quelle? – disse il vecchio Sèrge quando riconobbe cosa Ivilas teneva appesa attorno al collo.

– Complimenti umano, nonostante l’età gli occhi ti funzionano ancora. Posso avere la mia cena ? – gli rispose l’elfa, gli occhi puntati sul vassoio dove una scodella fumante, del vino e una panella appena sfornata promettevano una cena come non ne vedeva da più di un mese.

Ne hai uccisi così tanti? – fu la risposta incredula dell’oste, che per lo stupore non riusciva più a muoversi… né a consegnare la cena.

Naturalmente no, ogni orco possiede quattro zanne quindi per fare questa collana ci sono voluti un quarto degli orchi che hai immaginato – fu la spiegazione, questa riuscì in qualche modo a sbloccare l’oste che appoggiò, con deferenza, il vassoio sul tavolo

Sono comunque tanti, davvero una bella impresa! – disse l’oste, che non aveva grande simpatia per quei bestioni alti quasi due metri, grossi e con la pessima abitudine di trasformare i prigionieri in cibo.

Gentilmente, può far sistemare il mio carro nella stalla? E provvedere ai miei cavalli? Sono stanchi e necessitano di cibo, acqua e riposo: li troverà nello spiazzo davanti l’ingresso della locanda – disse l’elfa appoggiando tre monete d’argento sul tavolo.
Il denaro rimase solo un istante lì dov’era, subito intascato da Sèrge che, con un piccolo inchino, rispose:

Sarà un piacere, madame: i suoi cavalli dormiranno tra due guanciali stanotte –

La locanda di Sèrge era situata a mezzo miglio dalla città di Zeurance, una via di mezzo tra una fattoria e un osteria vera e propria. Era frequentata soprattutto dai mercanti che viaggiavano tra Malichar e Lain-Crugòn e di solito, a quell’ora della sera, la sala era piena di gente. Quella sera invece c’erano pochi avventori, anche se da fuori proveniva un vociare concitato. Sèrge, si fermò sull’uscio e riconobbe alcune delle persone tra la folla radunata davanti la sua locanda: alcuni erano avventori abituali, altri forestieri, altri ancora soldati di ventura appartenenti alla scorta di qualche mercante. Tutti, invece di entrare nella sua locanda, indicavano un carro, di quelli a quattro ruote con la copertura in cotone lacerata in più punti. Quattro cavalli un po’ smagriti erano legati al timone, ma la folla che circondava il veicolo impediva a Sèrge di vedere bene: qualcosa ricopriva tutte le parti in legno, una specie di mosaico fatto con tessere a forma di cuneo color avorio. Trattandosi dell’unico carro parcheggiato davanti l’ingresso capì che doveva trattarsi di quello dell’elfa e si fece largo tra la folla dicendo:

Pardon monsieurs, devo parcheggiarlo nella stalla e dar da mangiare agli animali, escousez-moi! – e in questo modo gli riuscì di passare, ma non riuscì a far altro per molti minuti a parte spalancare la bocca in un OH! reverente.

Il carro era ricoperto da zanne d’orco.

Per qualche anno si videro pochi orchi lungo la pista che attraversava le brulle.
Nelle successive nove decadi si stabilì a Malichar dove alternava intensi periodi di studio presso l’università a viaggi avventurosi attraverso le Alte Malichane (la vasta catena montuosa a nord di Malichar che la separa dal gelido Frisør) oppure lavorava come scorta per le carovane dirette a Lain-Crugòn, o verso la casa di Roccia attraverso le steppe Sempreverdi, così da guadagnare abbastanza denaro per pagare i corsi dell’università.
Per avere un’idea dei costi basti pensare che un mese di corso per maghi del primo cerchio costa 10 corone e una corona vale 50 scudi, per i cerchi successivi la retta aumenta:20 corone per il secondo, 30 per il terzo e così via. Il salario medio di un garzone o di un cameriere si aggira intorno ai 90 scudi al mese. Ivilas, impegnandosi al massimo, riusciva a guadagnare 300 scudi al mese, talvolta riusciva a superare anche i 500… vale a dire 10 corone.  Inizialmente poté permettersi un mese di studio ogni 2-3 mesi di lavoro: preferiva non intaccare il capitale guadagnato nelle Brulle, ma poi i costi sempre più elevati richiedevano periodi di lavoro più lunghi.
Il diploma richiede il superamento di almeno un esame del quinto circolo e i costi sono proporzionati.

Se questo ostacolo non le ha impedito di diplomarsi, ha tuttavia allungato parecchio i tempi: dieci decadi è un secolo. Il costo dei corsi, tuttavia, è intrinseco: serve a pagare il corpo docente, la manutenzione degli edifici, la cura biblioteca, dei laboratori e tutte le altre spese che una Università deve sostenere se vuole offrire dei corsi efficaci. Per statuto vengono accettati tutti quelli che riescono a pagare la retta, senza distinzioni di classe, ceto o razza.
L’incontro con Dorian è avvenuto lo stesso anno in cui Dorian ha incontrato Gigi Scaldapentole e in cui Ivilas si è diplomata: giunto a Malichar per la prima volta, Dorian era intenzionato ad affrontare le steppe sempreverdi ed era alla ricerca di una guida che potesse condurlo sano e salvo fino alla casa di Roccia, Ivilas si rese disponibile dato che il programma di quel giovane umano pareva decisamente più interessante delle solite spedizioni, oltre che redditizio.

In realtà a parte quella volta Ivilas non mette più piede nelle montagne della Casa di Roccia: l’ultima rissa che ha scatenato è durata cinque giorni ed ha causato centinaia di contusi.

Ne “i Razziatori di Etsiqaar” Ivilas si accorge che Conrad sa lanciare incantesimi, in teoria poteva accorgersene fin dal primo scontro, ma il suo naturale senso di superiorità nei confronti delle altre razze la porta a sottovalutare le capacità di qualsiasi non-elfo e preferisce credere che i banditi abbiano un mago nascosto da qualche parte, piuttosto che accettare l’idea di un ragazzino umano che conosce la magia.
Poi si ritrova a dover cambiare idea alla svelta. Dote rara per un elfo, ma Ivilas non è un elfo qualsiasi!

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Diana Latàr

Nel gergo dei giochi di ruolo un personaggio come questo si chiama “PNG”: Personaggio Non Giocante. Poi durante l’assalto dei Razziatori di Etsiqaar s’è rivelata come il proverbiale cacio sugli altrettanto proverbiali maccheroni. Mi serviva una ragazza, mi serviva ribelle, determinata e pronta a quasi tutto, mi servivacosì punto e basta. Che poi lo abbia realmente fatto o meno be’, sono affari suoi no?
La figliola in questione è pure molto determinata: pur di raggiungere i propri obiettivi sarebbe stata disposta anche a distruggere la propria famiglia di origine. Se c’è riuscita o meno si può scoprire leggendo “I razziatori di Etsiqaar”, pubblicato su Amazon in questi giorni.
Qui vediamo di scoprire altri aspetti che la contraddistinguono:

Altezza: 166cm

Peso: 49kg, la vita di campagna non fa certo ingrassare.

Forza: riesce a sollevare lo zaino di Conrad, ha fiato da vendere e… meglio non averla di dietro con un coltello in mano (ma neanche davanti).

Intelligenza: rozza, sa guardare al presente, ma non considera molto le conseguenze delle sue azioni.

Carisma: ha fascino, doti recitative e presenza di spirito.

Agilità: quella di un gatto, silenziosità inclusa e pure una mira eccellente.

Carattere: Volitivo e determinato, quando desidera qualcosa non si lascia fermare da niente.

Fisicamente si presenta come una ragazzotta di campagna dai capelli rosso fuoco e gli occhi azzurri, la cui femminilità è sbocciata all’improvviso, come testimoniano gli abiti del primo incontro con Conrad e che a stento riescono a contenerla. Successivamente riesce a rimediare dei vestiti più adatti e può così scegliere di “apparire” quando e come gli occorre. Il che implica che adora curiosare tra negozi e bancarelle ogni volta che gli si presenta l’occasione, ma priva di un buon senso degli affari rischia di spendere tutto quello che ha per un vestito… in questo apprezza molto l’abilità di Conrad nel contrattare e spuntare se non il prezzo più basso, sicuramente il migliore possibile.
Per ora è presente ne “I razziatori di Etsiqaar” e nel “Furfante Derubato”, titolo provvisorio del prossimo racconto, dove ha un ruolo meno… impattante. Cosa che, credo, cambierà in corso d’opera: non è certo un segreto che i miei racconti siano incentrati sulle vicende di Conrad e sulla sua crescita, ma questo non vuol dire che debba perdere di vista il resto del mondo: men che meno coloro che gli stanno vicino.

La-Wonlot

La Wonlot è un Etsiqaasit, proviene dall’altopiano di Etsiqaar: il vasto pianoro che si estende a sud ovest della Repubblica di Kirezia. È il più giovane dei dieci figli di La-Kae, un capo-tribù Etsiqaasit e guida carismatica di tutte le tribù dell’altopiano. Le tribù hanno tutte un tomet, uno spirito che le protegge e offre il suo nome a suggellare l’alleanza che da sempre unisce Etsiqaasit e Spiriti. Così la tribù di La-Kae è quella di Jaroos: il Sole, lo spirito-guida, poi abbiamo Dhago (il cavallo), Kaleechhipa (la lucertola), Galee (l’aquila), Haapap (la montagna), Vaha (il vento)… e numerosi eccetera derivati sempre dall’Hindi sul quale ho basato la lingua etsiqaasit. Le tribù presenti sull’altopiano sono alcune decine e tutte dedite alle medesime attività: allevare cavalli, da cui trarre sostentamento, e tenere alla larga i Troll che vogliono mangiarseli… talvolta con tutti i guardiani.

Nel primo libro in cui appare al fianco di Conrad ha 17 anni, di fatto è un uomo, ed è in fuga dalla sua tribù. Gli è stata prospettata Pamsa ki Hopa quale futura moglie fin da quando aveva 4 anni, che sarebbe andato a vivere nella tribù di lei e che un giorno sarebbe diventato capo. Pamsa infatti è la figlia di Ghalpa Dhago (Cavallo Rampante), il capo degli etsiqasit Vaha, fratello di sangue di suo padre La-Kae.  La-Kae aveva già “sistemato” tutti gli altri suoi fratelli. Il piccolo Rahe li ha visti sposarsi e andare via fin da quando aveva solo sette anni.
Alt!
Rahe? Chi è Rahe? Rahe Ruatca è stato il primo tomet (vero nome) di La-Wonlot: significa Lepre Accorta ed è stato ciò che La-Kae ha visto quando ha presentato il neonato alla tribù. Come vedremo tra poco avere una “Lepre” nel nome può non essere gradito.

Ma vediamolo più da vicino questo giovane uomo Etsiqaasit:

178cm per 76 kg di peso, capelli neri lunghi fino al collo, naso leggermente camuso e mascella squadrata sono i primi dettagli che emergono e riprendono i lineamenti del padre; occhi neri dal taglio morbido come le labbra leggermente carnose sono invece il ricordo della madre. Da adulto raggiungerà i 182cm e gli 85kg.

Forza: tanta. La-Wonlot è molto forte e la muscolatura è ormai quella di un adulto. Sufficiente per maneggiare la sua Raaman (ascia di pietra) come se fosse uno spadino.

Destrezza: sufficiente per tirare con l’arco in sella al proprio cavallo e fare centro. La-Wonlot ha una coordinazione sopra la media.

Intelligenza: Nonostante sia un tipo sveglio che riesce ad apprendere in pochi giorni i rudimenti del Kireziano, La-Wonlot è piuttosto ingenuo. La sua intelligenza è più versata nella gestione del suo complesso apparato muscolo-scheletrico. Un modo elegante per dire “molti muscoli e poco cervello”. Non è esattamente così, ma l’impressione che si trae è che difficilmente potrà diventare un direttore di banca, un ricco mercante o un militare di alto grado.

Costituzione: buona. Può camminare a lungo e regge bene sforzi prolungati: inseguire una preda per un giorno e una notte senza mai fermarsi non è un problema.

Infatti la notte in cui ha abbandonato la tribù si allontana a piedi, armato della sua raaman, arco e frecce, e con un po’ di provviste dietro, cammina senza mai fermarsi per tre giorni. Giunge esausto nella foresta che sorge ai piedi dell’altopiano e rimane incantato a guardare Diana Latàr; la ragazza ha appena portato al pascolo le mucche insieme a suo fratello Sam, che dorme beato ai piedi di un faggio secolare. L’incontro tra i due è un vero colpo di fulmine. Impiegano poco a capirsi e a superare le rispettive diversità e questo incontro, prima ancora delle possibilità che offrirà loro Conrad, sarà quello decisivo per far cambiare idea a Diana durante la storia che parla dei Razziatori di Etsiqaar. Oh, quasi mi dimenticavo: il motivo della fuga. Il motivo ha un nome e un tomet: Pamsa ki Hopa, Vipera che Sorride. Io ignoro come Ghalpa Dhago abbia potuto vedere una vipera sorridere il giorno che ha presentato la neonata alla tribù. I più maligni dicono che la vipera in questione è in realtà la suocera, ma l’origine del nome della bimba resta e resterà avvolto nel mistero. Tuttavia Nomen Omen, dicevano i Romani, e da una vipera che sorride non c’è molto di buono da aspettarsi. Pamsa tende all’obesità, ha un’espressione arcigna perennemente dipinta sul volto e non sorride praticamente mai. Quando Rahe la rivede dopo più di dieci anni che i due non si incontravano rimane colpito, negativamente, da tanta bruttezza. Prova a dire a suo padre che non intende sposarla e passare tutta la vita con lei, ma il padre non sente ragioni e lo invita a non valutare una persona da come appare. Tuttavia il ragazzo ha visto dannatamente giusto e, in cuor suo, anche La-Kae sa bene che il tomet di Pamsa è… rivelatore. Dunque, onde evitare il matrimonio, Rahe Ruatca sceglie l’esilio dalla tribù che è come dire “meglio morire piuttosto che”.

Il nome di Rahe dura poco: la prima notte della fuga, il ragazzo incontra un lupo. L’animale non ha alcuna voglia di assaggiare la raaman del giovane umano, è da solo e pensa bene di allontanarsi in buon ordine. L’incontro colpisce il giovane etsiqaasit che lo interpreta come un segno: quell’animale solitario è il suo tomet e da quella notte Rahe Ruatca cessa di esistere e diventa La-Wonlot: il Lupo Solitario.

Nonostante la stazza, La-Wonlot è una persona mite e silenziosa, ama la libertà, la vita all’aria aperta e la sensazione che gli da il vento sulla faccia mentre cavalca. Crede fermamente in se stesso e non considera minimamente l’aver abbandonato la tribù una fuga o un tradimento: gli etsiqaasit sono liberi, è scritto nel loro nome. Anche la richiesta di suo padre è partita formalmente come una richiesta e La-Wonlot l’ha rifiutata ben sapendo che la responsabilità del rifiuto è tutta sua. Sa che rifiutando il matrimonio con Pamsa causerà dei dispiaceri, ma sa anche di non desiderare quella ragazza in alcun modo (e il suo istinto ha dannatamente ragione). In realtà né La-Kae, né Ghalpa Dhago possono biasimare La-Wonlot/Rahe Ruatca per la sua scelta e da genitori di una certa esperienza desiderano per lui il meglio. La-Kae non si da pace e nonostante i 60 anni suonati balza nuovamente in sella al suo cavallo e porta con sé tre dei suoi più abili guerrieri (non vuole togliere troppe risorse alla sua tribù) alla ricerca del figlio. Vuole chiarirsi con lui e riappacificarsi, ma non ha alcuna intenzione di costringerlo in alcun modo, come sa di non aver costretto (o pensa) nessuno degli altri nove figli a compiere scelte non condivise. Le cose non stanno proprio così, ma neanche La-Kae è da biasimare per questo: come ogni genitore che si rispetti vuole il meglio per i propri figli; ha pensato che Rahe avesse i numeri giusti per succedere a Ghalpa e mantenere così unite le tribù anche dopo la sua partenza per il mondo degli spiriti. Sa che la sua vita è al termine e forse questo è il suo ultimo inverno sull’altopiano. Anche Ghalpa aveva le sue speranze circa il futuro di sua figlia, che con il caratteraccio che si ritrova ha buone possibilità di rimanere sola.

Quello che accadrà in futuro sull’altopiano è molto più semplice: assaggiata la civiltà grazie ai commerci di Dorian e La-Kae, gli etsiqaasit apriranno le frontiere anche verso gli altri regni confinanti e cominceranno a scambiare cavalli con armi e beni di prima necessità in modo più organizzato.

Quello che accadrà a La-Wonlot sarà invece un’avventura, anche più d’una insieme a Diana, al suo amico Conrad e a tutti gli altri personaggi che, man mano, si aggiungeranno.

Francisco Hernandez

– Nuln… Nuln… Nuln… – rispose Francisco fingendo di sforzarsi per ricordare – è un centro per la produzione del legname, circa 2000 anime se non si contano nani, elfi e gli altri semiumani, situata al confine est della Repubblica è la città più occidentale del Granducato di Meroikanev – commentò Francisco il cui viso triangolare, reso ancora più evidente dal pizzetto e dai baffi curatissimi, era solcato da impercettibili rughe che ne rivelavano la vera età, divenne una maschera di pura pietra nanica.

Sorpresa, sorpresa, sorpresa: Francisco è vecchio ^__^ del resto fa lo stesso lavoro di Dorian da più di 20 anni, non può essere che così. Ha un po’ di sangue elfico nelle vene (uno dei nonni) che gli da qualche piccolo vantaggio come l’avere ancora tutti i capelli senza neanche un filo di grigio, ma sotto altri aspetti risente dell’età

Altezza: 176cm

Peso: 70kg, decisamente magro,  la corporatura è elfica.

Forza: il necessario per brandire una sciabola ed eventualmente una spada più corta.

Intelligenza: Acuta, a cui si aggiunge un po’ di sagacia che non guasta mai.

Carisma: Ad una grande capacità di affabulazione unisce una gestualità assai eloquente che lo rende capace di affascinare qualsiasi essere si trovi dinnanzi, talvolta persino un elfo.

Agilità: la stessa di un elfo, nonostante l’età. Da giovane era ancora più veloce.

Carattere: Solare e allegro, sempre pronto alla battuta anche (anzi, direi soprattutto) mentre combatte.

Storia: Francisco Hernandez Sebastian de la Coronilla Y Azevedo… nessuno sa esattamente dove sia nato, a parte me è figlio di… un mezz’elfo e di una donna umana. Questa l’unica informazione sul padre, sulla madre invece si sa molto: Originaria di Leendir si trasferì nella vicina Pelagòs in tenera età con tutta la famiglia, poi, per motivi che non sto qui a discutere prese ad esercitare una professione molto rispettata e, in seguito, ne ha favorito l’esercizio ad altrettante colleghe… e colleghi. Per farla breve era una prostituta, anche molto apprezzata, che poi s’è messa in proprio ed ha tirato su un bordello tutto suo con la formula della cooperativa. Può sembrare strano, ma bisogna ricordare che il sesso (ed il meretricio dello stesso) è considerato tabù in ragione della cultura in cui si vive. Dalle parti di Pelagòs dove ogni cosa ha un prezzo, qualcuno disposto a pagarlo e qualcun altro disposto a farlo, è visto solo come un servizio tra i tanti. Dato però che ai Pelagici piace la qualità, eventuali epiteti dispregiativi non sono rivolti alla professione quanto al modo in cui viene esercitata, per cui il termine Sàsgaba usato per indicare una donna che vende se stessa in se è privo di qualsiasi connotazione positiva o negativa… come dare del fornaio ad un fornaio o del ragioniere ad un contabile. Gente pragmatica da quelle parti e apparentemente amante del quieto vivere.
Liti e discussioni non mancano neanche da quelle parti e alcune “professioni” sono comunque considerate socialmente poco accettabili come il ladro (e tutte le sue varianti), l’assassino e qualsiasi altra attività che va a incidere profondamente nella altrui libertà, ma in nessun caso vengono impiegate per insultare qualcuno.
Il buon Francisco dunque nasce in un bordello, come accaduto per tantissimi pelagici, ed è cresciuto tra persone che facevano della propria immagine una vera e propria religione e sebbene lui abbia preferito diventare altro, ha tra i propri tratti una cura certosina per la propria persona: non lo vedremo mai con la barba sfatta o i capelli in disordine. A questo, derivata dal modo in cui i pelagici si parlano tra loro, si aggiunge una profonda consapevolezza sull’uso delle parole e in tutte le lingue: in un bordello bene avviato se ne sentono tantissime. Certa che il proprio figliolo non avrebbe mai intrapreso la sua professione, la signora Hernandez fece in modo che il pargolo fosse almeno in grado di difendersi a dovere e lo istruì personalmente nell’arte della scherma, tanto verbale quanto fisica oltre ad alcune cose essenziali come leggere e scrivere. Se può spaventare che una mamma amorevole insegni al proprio figliolo a combattere devo comunque ricordare che Tharamys è un luogo dove se non sai combattere almeno un po’ vivi poco e diventi cibo per altri. Ben presto fu chiaro che il giovane Francisco aveva grandi doti in fatto di scambi per esempio: quando all’età di sette anni riuscì a scambiare il manico di scopa piombato che sua madre usava tanto per farlo esercitare nella scherma quanto per suonargliele, con un bel fioretto d’acciaio leggero e puntuto.
L’unico commento della madre fu: ” da adesso in poi dovrai comportati più che bene, altrimenti…”. Da quel giorno Francisco divenne il figlio più ossequioso e rispettoso della propria madre che si fosse mai visto. Il che lo fece diventare estremamente abile nel nascondere le sue marachelle o trasformarle in qualcosa di molto vantaggioso. Dall’età di circa 12 anni iniziò a fare sul serio e grazie alla sua parlantina, ai suoi modi forbiti e (seppure ancora rozzi, rispetto a quello che riesce a fare adesso) affascinanti, riusciva a vendere ai clienti del bordello ogni sorta di amuleto/unguento/pozione/incenso ecc… spacciandole di volta in volta come tonici, afrodisiaci eccetera eccetera eccetera. In breve tempo riuscì ad estendere i suoi commerci anche ai bordelli vicini, tanto che qualcuno dei tenutari venne a domandare a sua madre il prezzo di uno stock di amuleti da offrire ai suoi clienti, così da avere uno sconto.
Per quanto redditizia fosse quell’attività, Francisco sognava di lasciare Pelagòs e vedere il resto del mondo, sognava una nave tutta sua con cui raggiungere città lontane come Maor, caricarle di merci rare e preziose e rivenderle. Magari dopo aver affondato una nave pirata o due, durante il tragitto.
Così superata la soglia dei 14 anni disse addio alla madre e partì alla volta di Leendir, là avrebbe fatto un bel carico di pregiato loto verde (da cui si ricavano numerose sostanze ) e lo avrebbe portato fino alla lontana Malichar, dove lo avrebbe venduto in cambio di un bel gruzzolo con cui avrebbe acquistato… qualsiasi cosa di interessante avrebbe trovato laggiù.
Un viaggio rocambolesco, quello verso Leendir: concluso anzitempo da una goletta di corsari Maorni che presero con se tutto, nave, equipaggio e passeggeri. Per questi ultimi il destino era segnatissimo: o qualcuno pagava un riscatto per riaverli indietro, o finivano venduti al mercato degli schiavi di Maor. Piuttosto che chiedere aiuto alla madre, Francisco decise di crearsi una terza via. Provò a diventare un pirata, o meglio ad unirsi alla ciurma che l’aveva catturato in ossequio al proverbio “se non puoi combatterli…”. Purtroppo per lui, così giovane e “carino”, si ritrovò ad unirsi a quella ciurma in senso biblico. Decise allora di tenere un diario. Riuscì a procurarsi penna, carta e inchiostro e, un po’ alla volta a persuadere i vari membri dell’equipaggio che sapeva fare anche altro che la “moglie di bordo”. Fu il periodo peggiore della sua vita, ma nella sua mente aveva preso forma una sorta di piano. Rozzo, forse, ma più ci pensava e più era convinto che poteva funzionare. Grazie a quello che aveva imparato nel bordello riuscì a proteggersi dalla maggior parte delle malattie (ma l’avere sangue elfico nelle vene giocò un ruolo ancora più fondamentale, dato che gli elfi non si ammalano mai), e ad entrare in confidenza con alcuni membri dell’equipaggio come il nostromo, braccio destro del comandante e artefice della maggior parte degli incantesimi che proteggevano tanto la nave; riuscì inoltre a localizzare il covo principale situato su di un isola non riportata da alcuna mappa. Da lui imparò a tracciare una rotta e due utili incantesimi di navigazione per determinare la posizione su una carta e trovare la direzione da seguire. Da solo imparò a disegnare mappa e con un po’ di pazienza gli riuscì di farlo molto bene. In meno di un anno e al prezzo di numerose umiliazioni riuscì ad entrare in confidenza con tutto l’equipaggio, ad eccezione del comandante che continuava ad usarlo come “sponda del letto” (cit) tant’è che il suo nomignolo a bordo era, appunto, Sponda. A proposito: ancora oggi se qualcuno lo chiama in quel modo… potrebbe avere la sfortuna di vedere il solare Francisco trasformarsi in un demonio assassino. Per la cronaca il comandante della nave si chiamava “Quinto Fabio”, tipico nome Maorni, ma era noto col nome di “Ultor”, il vendicatore. Oltre a fingersi amico praticamente di tutti, Francisco riuscì ad ottenere molte informazioni riguardanti gli altri corsari Maorni che incrociavano nelle acque di Leendir, quando addirittura non riusciva a procurarsi qualche cosa legata alla nave corsara come un frammento dello scafo, una pezzo di sartia o qualche brandello di vela. Annotava tutto nel suo diario che divenne di un certo peso, al punto che dovette dividerlo in più parti per riuscire a nasconderlo, ma riuscì anche in questo. Così come riuscì a scoprire in che modo il Nostromo riusciva sempre ad individuare le navi da arrembare: gli incantesimi per la rotta erano i più semplici, neanche si potevano chiamare realmente “magie”, ma esistevano versioni più complesse e di “circolo” più elevato che consentivano di localizzare qualsiasi cosa, da una nave a una persona: era sufficiente avere con se una parte, anche minima, dell’oggetto da ritrovare. Questa cosa fece accendere una lampadina nella testa di Francisco: il comandante, al momento in cui l’aveva preso a bordo, gli aveva tagliato una ciocca di capelli. Ora sapeva il perché e se non correva ai ripari la sua fuga sarebbe durata pochissimo. Al prezzo di una notte infernale col cuoco, si procurò una foglia di loto verde; attese che il capitano lo chiamasse nella sua cabina e poi in quella del capitano dove, una volta fatto ubriacare quest’ultimo lo stese con un pezzo della foglia di loto verde. Aprì il cofanetto dove sapeva trovarsi la sua ciocca con la piccola chiave che il comandante teneva legata al collo: non ebbe difficoltà a trovarla dato che in quel momento indossava solo quella. Il loto verde aveva svolto bene il suo effetto e Francisco potè aprire il cofano, sostituire la ciocca col suo nome con una realizzata coi capelli del comandante stesso e poi, non contento, scambiò le etichette di tutte le altre ciocche. Finito il lavoro richiuse il cofanetto, riappese la chiave al collo del comandante e si mangiò il pezzo di foglia avanzato, per calmare il dolore.
Ultor considerava Francisco una sua proprietà e nient’altro e questo, in definitiva, fu l’errore che permise a Francisco di portare a termine il suo piano. Ultor aveva in mente di vendere Francisco entro la fine dell’anno al mercato di Maor, ma complice una tempesta e la perdita di parte del carico di acqua dolce (che Francisco aveva appositamente inquinato con acqua salata approfittando della confusione a bordo), si ritrovò costretto a fare scalo presso un’isola che tra i corsari era nota come “Escondida” cioé nascosta, ma che (grazie a quello Francisco aveva appreso in materia di navigazione) in realtà era una delle isole più a nord di Leendir. Detto fatto appena la nave entrò in porto raccolse tutti i suoi diari e si dileguò. Il nostromo ebbe un bel lanciare incantesimi di ricerca e maledizioni, ma in compenso non ebbe problemi a rintracciare i vari membri dell’equipaggio sparsi qua e la tra le bettole e i bordelli del porto.
Dopo essersi guadagnato un passaggio come mozzo su di un mercantile diretto diretto alla capitale Francisco rimise in ordine i suoi diari, poi appena sbarcato si recò dal capitano del porto e vendette a caro prezzo le informazioni che aveva raccolto sui corsari Maorni, le loro navi, le basi e le difese di cui erano munite, inclusa una descrizione accurata degli incantesimi di protezione che nascondevano le loro basi ai maghi Leenici. Il resto è Storia.
Fu lui a tirare la leva della botola che fece penzolare Ultor.
Sgrunf… mi son lasciato prendere la mano e non ho raccontato di come s’è incontrato con Dorian. Vabbé. Magari al prossimo articolo.

Gigi Scaldapentole

“la porta della cucina si spalancò di colpo e dalla sua posizione riparata in fondo al tavolo Conrad poté solo immaginare Gigi Scaldapentole che, dall’alto dei suoi 95 centimetri (un vero gigante tra la sua gente), faceva irruzione nella sala comune della casa agitando addome e capelli allo stesso modo”

Gigi non è un nano, ma un Elasson (dal greco ἐλάσσων che vuol dire piccolo ) e dunque un membro a pieno titolo del λεώς  ἐλάσσων leòs elasson ovvero il popolo piccolo. Ok, le mie conoscenze di greco antico sono piuttosto scarne e il traduttore di google non aiuta, ma “a orecchio” suonava proprio bene e quindi l’ho usato.

Il personaggio qui sopra è poco più di una macchietta, ma non mi andava di scomodare gli ingombranti hobbit della terra di mezzo, gli Halfling di Gigax o gli gnomi della tradizione celtica (troppo dispettosi per i miei gusti) e la sua presenza era stata inizialmente inserita per avere un momento di “svago” e di colore.

Mi ci sono affezionato e ho cominciato a dargli più corpo, nonostante le sue ridotte dimensioni e mi sono chiesto: se è lui che va in città a comprare i rifornimenti per la fattoria vuol dire che molto spesso si fa 10 miglia (tra andata e ritorno, circa 15km) di carro, pieno di denaro all’andata e di rifornimenti al ritorno. E in un posto “pericoloso” come la valle di Levot come fa un soldo di cacio alto 95cm ad andare e tornare vivo? La prima risposta che mi sono dato è stata “perché in realtà è una specie di Yoda e combatte come un diavolo”, poi ho cominciato a lavorarci su.

Altezza: 95cm

Peso: 70kg, non è solo rotondo: è massiccio.

Forza: più di quella che ti aspetti da un essere tanto minuto.

Intelligenza: È un pragmatico e un creativo, capace di elaborare numerose soluzioni ad un problema e di scegliere quella più comoda ed efficiente.

Carisma: come tutti gli elassoi risulta simpatico a tutti, oppure viene ignorato da chi ha cattive intenzioni. Se è da solo o in compagnia di altri della sua gente.

Agilità: a dispetto delle proporzioni è molto agile e preciso nei movimenti.

Carattere: sebbene sia un tipo affabile e allegro, talvolta ha scatti di collera di breve durata o, se proprio deve combattere lo fa a modo suo dato che le dimensioni in quel caso contano parecchio.

Storia: La storia di Gigi non è molto diversa da quella di tanti altri elassoi, anche se per gli standard Elasson è un tipo assai prudente e noioso. Con il suo carro viaggiava periodicamente tra Làin-Crugòn e Malichar, sfidando le brulle quattro volte all’anno… un viaggio semplice, a detta dei suoi connazionali, ma quasi miracoloso per tutti gli altri mercanti che al massimo osavano sfidare le brulle una volta l’anno solamente. Lui invece ci riusciva e riusciva persino ad effettuare molti scambi vantaggiosi con gli orchi che vivevano da quelle parti. Il problema era che gli scambi di vantaggiosi di Gigi erano una iattura per le carrovane che seguivano in quanto consistevano in rifornimenti di armi e armature, vendute per avere in cambio sostanze rare (come il veleno degli scorpioni giganti che gli orchi usavano come cavalcatura) che poi rivendeva a caro prezzo a Malichar. Qualche altro mercante aveva tentato lo stesso approccio, ma era diventato… cibo per orchi.
Accadde così che alcuni mercanti Kireziani, capeggiati da Damien Ludrò(*: i cognomi Kireziani sono tutti derivati dal dialetto veneto, come Musìn vuol dire salvadanaio, Ludrò pure ha un significato e vuol dire infame), stanchi delle scorrerie orchesche alle loro carrovane che mangiavano profitti e passeggeri, decisero di porre un freno a queste ultime e cominciarono ad inveire contro un certo mercante elasson che riforniva gli orchi di armi e armamenti.

Gli Elasson sono eccellenti diplomatici, come ho detto in un altro articolo, ma hanno anche i loro limiti come ad esempio nel caso in cui alcuni umani complottano alle loro spalle e riescono a mantenere il segreto (è risaputo che gli umani sono molto chiacchieroni). Il caso di Gigi poteva chiudersi qui, se il segreto della cospirazione fosse stato mantenuto. Damien è un “Alfiere” della corporazione dei mercanti Kireziani, cioè uno dei membri del governo della repubblica, quindi adesso non fa più il mercante direttamente e dirige le sue spedizioni da dietro una scrivania; all’epoca di questa vicenda era un mercante spregiudicato nonché un politico all’inizio della carriera. Tra i suoi seguaci vi era anche Dorian, ancora scapolo, che aveva il suo buon tornaconto a viaggiare in un convoglio ben protetto. Senza scendere nei dettagli, il sugnor Ludrò aveva fatto in modo che “qualcuno” facesse capitare un piccolo incidente all’elasson, niente di rumoroso sia chiaro. Ludrò si era guardato bene dall’eseguire personalmente il piano e anzi, aveva fatto in modo di lasciare che fossero alcuni suoi seguaci ad occuparsi della parte più rischiosa (catturare l’elasson e far sparire il carro), tenendo per sé la parte che meglio sapeva gestire: far sparire ogni traccia e già contava di rivendere l’elasson ancora mezzo-vivo (magari lasciandolo in animazione sospesa con un po’ di infuso di malerba e l’aiuto di un necromante prezzolato) al mercato nero di Malichar, come cavia per esperimenti.

Gigi era completamente all’oscuro di tutto e stava bevendo la sua birra mentre raccontava qualche storiella divertente ad altri avventori della locanda “Al pony grigio”, a ridosso delle mura di Lain Grugòn, sullo sterro che collegava la porta dell’orco (quella a nord delle mura) al caravanserraglio. Così in capo ad un ora cadde a terra tramortito dal loto verde aggiunto alla sua birra e “soccorso” dai complici di Damien, portato nel vicolo adiacente ed infilato in un sacco. Allo stesso tempo il suo carro venne spostato e riverniciato alla svelta e aggiunto alla carrovana di Damien, che provvide a vendere i pony ed a sostituirli con cavalli normali. Tuttavia Damien non aveva considerato il fattore tempo: l’incantesimo per mettere in coma vigile (morte apparente) l’elasson richiedeva un giorno intero e richiedeva al mago una totale immobilità, tranquillità e silenzio. Così il povero Damien fu costretto ad inventarsi una scusa abbastanza plausibile per convincere i soci della spedizione che non facevano parte della congiura ad accettare il ritardo: ingaggiare altre guardie per aumentare la sicurezza. Scusa che accettarono tutti tranne una persona.
L’incremento del numero di carri di Damien non sfuggì ad alcuni dei soci, tra cui Dorian che cominciò a porsi qualche domanda e a guardarsi attorno e non poté non notare la sparizione del coloratissimo carro di Gigi dal caravanserraglio. Certo, poteva essere partito… ma solo un pazzo, o un elasson molto imprudente, parte per attraversare le brulle prima che sia l’alba. Inoltre se un carro sparisce da una parte e ne compare uno diverso dall’altra… così, per scrupolo, si avvicinò alla carrovana di Damien con l’intento di chiedergli spiegazioni sul ritardo e dedicò al “nuovo” carro di Damien non più di un’occhiata. Il carro sembrava un normale carro anche un po’ trasandato, se pure un po’ bassino. Damien spiegò a lui e a tutti quelli che erano con lui che stava trattando con le guardie per aumentare la sicurezza e che sarebbero partiti l’indomani mattina. Dorian però notò un’altra cosa: i cavalli legati al nuovo carro avevano delle inspiegabili macchie là dove il pelo sfiorava il timone. Tornando indietro fece una carezza all’animale là dove appariva sporco e annusò. L’odore di vernice era chiarissimo e capì al volo che il carro ridipinto di fresco aveva macchiato i cavalli.

Per farla breve: Dorian, che proprio non voleva avere omicidi o sequestri sulle spalle riuscì a liberare Gigi prima che il necromante completasse il suo rituale e da allora hanno sempre viaggiato insieme. Damien ebbe la presenza di spirito di far sparire il carro e tutta la mercanzia maledicendo se stesso per non averlo bruciato prima. D’altro canto era ancora giovane e sarebbe diventato esperto solo tra qualche anno. Da quella volta tra lui e Dorian si creò il solco che avrebbe fatto diventare i due nemici e rivali agguerriti dato che Dorian preferì viaggiare con l’elasson e prestargli il denaro necessario a ricomprare armi ed armature per i suoi scambi con gli orchi, che li lasciarono passare ed anzi (grazie all’abilità di Dorian) gli fornirono un po’ di scorta fino al confine con Malichar.

Con quello che Gigi guadagnò (anche grazie all’aiuto di Dorian) vendendo le proprie mercanzie prima di Damien, poté ripagare il debito con Dorian e tra i due si creò il sodalizio che dura tutt’ora. Negli anni successivi Gigi continuò a seguire Dorian in giro per il mondo, poi alla morte di Papà Musìn si stabilì alla fattoria dove ne curò l’amministrazione, lasciando “temporaneamente” a Dorian il lavoro di girare qua e la, ma ben conscio che l’avrebbe ripreso nel momento in cui Dorian fosse stato troppo stanco per viaggiare e alla sua morte sarebbe ripartito definitivamente. L’arrivo di Conrad non cambiò particolarmente i suoi piani, né la morte di Elara, anche se ne fu profondamente dispiaciuto e dedicò una parte del suo tempo a seguire il giovane Conrad, ma di lontano, senza affezzionarcisi troppo: conclusa la parentesi con Dorian ripartirà per riprendere il suo girovagare.

Dunque come fa Gigi ad affrontare il viaggio dalla fattoria alla città ogni giorno senza essere una specie di Yoda armato di spada laser? Semplice: di solito risolve ogni questione passando inosservato (nonostante il carro, i cavalli e tutto il carico), oppure ricorrendo al proprio istinto che gli segnala quali strade evitare e il momento giusto per muoversi. Insomma se proprio c’è un pericolo lungo la strada in buon Gigi spesso sa come evitarlo. E se proprio deve sa anche combattere… è che quando hai 95 cm contro i 180 di un mezz’orco nerboruto e arrabbiato devi per forza saper fare altro che impugnare uno spadino.

 

Dorian Musìn

“Conrad alzò gli occhi al cielo, rinfoderò maldestramente la spada e se la caricò in spalla avviandosi, l’andatura barcollante, verso quella montagna di muscoli e rotoli di lardo sormontata da una testa completamente calva che era suo padre.”

Questo è il biglietto da visita di Dorian Musìn, che di fatto spennella un ritratto sommario di come appariva Dorian a suo figlio Conrad.

Per far chiarezza: Dorian non è tanto alto, sta sul metro e settantanove e si avvia verso la cinquantina, vive di commercio e trascorre il poco tempo libero nella sua fattoria situata tra la valle di Levot e l’altopiano di Etsiqaar. Chiaro che ad un pupetto alto un metro e poco più appare gigantesco. Si rade il cranio per non mostrare la pelata circondata da un aureola sale e pepe. Quando non è in viaggio veste in modo un po’ originale: un poncho tagliato alla Kireziana, ma in cuoio conciato sull’altopiano di Etsiqaar, con tanto di spirale pittografica che racconta la storia dell’incontro tra Lakea (Lupo-che-caccia: un importante capo-tribù Etsiqaar) e Dorian, camicia, pantaloni da lavoro e mocassini (anche questi di fattura Etsiqaar).  Completa la descrizione un bel volto solare, una mascella leggermente robusta e un bel paio di occhi castani. Si evince che Conrad è “tutto sua madre”. Come ho detto nel racconto il povero Dorian è vedovo, ma niente di epico: la sua signora ha preso troppa acqua (durante un acquazzone) ed è morta di polmonite fulminante, prima che un qualsiasi guaritore potesse raggiungerla.  L’episodio ha segnato il figlio e padre, quest’ultimo sovente trasferisce ansie, frustrazioni e preoccupazioni sul figlio che non crede essere abbastanza intelligente, abbastanza forte, abbastanza pronto per affrontare il mondo. Per contro è un individuo assai concreto che, invece di autocommiserarsi per le “mancanze” del figlio, si attiva per istruirlo a dovere e farne un buon mercante, per insegnargli la scherma e ad affrontare il mondo almeno “ad armi pari”.

Vediamo il resto:

Capelli: assenti, sarebbero radi color sale e pepe attorno e assenti sopra, ma si rade quotidianamente e poi ci passa sopra un po’ di cera per migliorare l’effetto e proteggersi dal sole.

Occhi: Castani, ma quasi sempre sem-chiusi come se fosse intento a scrutare qualcosa o qualcuno.

Altezza: 179cm

Peso: 95kg, ma guai a chiamarlo ciccione.

Forza: e’ forte abbastanza da stordire un cavallo con un pugno, o almeno così si dice in giro. Se non ci credete provate a chiamarlo ciccione.

Intelligenza: Brillante e sagace, talvolta rasenta la spacconeria.

Carisma: Sa essere affascinante e convincente come pochi altri esseri umani, la sua voce è estremamente plastica e versatile, il suo ventaglio diafasico (l’insieme dei modi di esprimersi di una persona) ampio e ricco, anche grazie ai numerosi luoghi che ha conosciuto.

Agilità: ha la grazia di un grizzly con un unghia incarnita,.

Carattere:  di solito estroverso e solare, ha una discreta parlantina che rasenta la facondia più estrema, superata solo dal suo socio Francisco. Dalla morte della moglie qualche volta si lascia andare all’autocommiserazione e stressa il figlio Conrad per quel che non sa fare. I suoi amici, quando possono, prendono le difese del ragazzo e cercano di ammorbidirlo un po’.

Storia: Dorian Musìn nasce ad Adenar 48 anni prima della storia raccontata ne “Il torto della torta”, da genitori contadini. Da giovane non aveva molta voglia di lavorare la terra, ma sognava di poter viaggiare. Il padre ovviamente non era affatto d’accordo e il povero Dorian soffriva parecchio per questo.  In tutti i sensi.

Il suo momento di gloria tuttavia giunse e fece capire una volta per tutte a Papà Musìn, che suo figlio non era tagliato per il mestiere del contadino o dell’allevatore. Durante la fiera annuale dei cavalli a Lain-Crugòn, da cui ha origine o transita la quasi totalità dei traffici di Kirezia verso la ricchissima Malichar e dove Papà Musìn si recava tutti gli anni per vendere a caro prezzo i cavalli del suo allevamento, l’abilità di Dorian (e un pizzico di fortuna sfacciata) permise a quest’ultimo di vendere i cavalli ad un prezzo quattro volte superiore.

Questo fu solo l’inizio della carriera di mercante di Dorian: con la sua parte di guadagni potè avviare la propria attività. Ebbe cura di vendere anche i cavalli di suo padre in cambio di una provvigione del 5% oltre ai propri e comunque far guadagnare al vecchio molto più denaro di quanto avrebbe fatto lui stesso. Da li ad armare una carrovana per Malichar il passo fu breve; Il primo viaggio attraverso le Brulle ebbe numerosi effetti positivi: l’incontro tanto fortuito quanto mai propizio con l’elfa Ivilas, che da allora vive presso la fattoria Musìn per prendersi anche cura dei cavalli.

Mi rendo conto che a scrivere il background di un personaggio maturo come Dorian scriverei una decina di racconti uno in fila all’altro… quindi taglio corto e aggiungo che da quel memorabile viaggio compiuto a “soli” 19 anni sono arrivati anche Francisco, Gigi e Olaf, quest’ultimo non comparirà mai nelle storie come protagonista (per ora), ma verrà citato ogni tanto: è un sacerdote di Einungis Guðinn (e’ islandese e significa dio unico… tutti gelosi gli dei, da quelle parti) e la sua vicenda è legata a doppio filo con la storia di Elara, la moglie di Dorian che muore (anche questa verrà citata spesso, ma storie su di lei per ora non ne scrivo) per mancanza di cure. Sto a precisare che la quasi totalità dei sacerdoti che gironzolano per il pianeta ha capacità/poteri/altro in grado di guarire la maggior parte delle malattie, far ricrescere arti e cose simili… quando non si divertono a fare il contrario.

Da 19 a 41 anni il giro di Dorian si è stabilizzato: alla fine dell’inverno porta la mandria dei cavalli a Lain-Crugòn per la fiera e l’inizio delle spedizioni carrovaniere, nel frattempo mette insieme la propria carrovana che arma coi cavalli invenduti, reagenti alchemici, spezie (in particolare semi di Kava, da cui si ricava una bevanda che consente di dormire meno) e tessuti. Col denaro della vendita dei cavalli finanzia il viaggio fino a Malichar (3-400 capi venduti gli consentono di assumere abbastanza guardie più un discreto guadagno), da Malichar riparte alla volta delle steppe sempreverdi con i carri rigorosamente vuoti, a parte un po’ di pergamene in bianco, e le tasche piene. Con alcune tribù di nomadi ha degli accordi che gli permettono di passare indenne e di acquistare, se pure a caro prezzo, birra, carne secca, pony, metalli di origine meteorica e storie che vengono puntualmente trascritte e poi copiate. Dalle steppe sempreverdi passa alle montagne della casa-di-roccia, una catena alta poco più di 6000 metri ampia circa 300 miglia e lunga il doppio e che divide in modo assoluto il deserto degli emirati uniti dalle steppe sempreverdi e dove vive la più grande comunità nanica esistente.

Là vende a caro prezzo birra, carne, i pony che con le loro dimensioni ridotte e la loro grande resistenza sono molto apprezzati dai nani quando devono trasporare grandi carichi tra una montagna e l’altra. Pure è apprezzato tutto il metallo di origine siderale che non riescono a trovare scavando le montagne (ma si sentono troppo a disagio a guardare il sole nudo) . Le storie “nuove” prese dai bardi nomadi, sono poi usate come “omaggio” per i clienti migliori. Dalla casa di roccia Dorian ne esce carico di armi e armature di fattura nanica, oro e qualche gemma interessante che scambia con le popolazioni del deserto in cambio di incenso, profumi, henné, tingilabbra (rossetto) e altro materiale di bellezza che si porta fino a Maor, la capitale dell’omonimo impero. Là vende tutto, carri e cavalli inclusi, e arma una nave per far rotta verso Kirezia, la carica di ceramiche e porcellane, stoffe pregiate, olio combustibile, lingotti di acciaio, rame, stagno, zinco e sementi.

Da Kirezia, dopo aver venduto ceramiche, stoffe & C.; versato la sua quota annuale presso la gilda dei mercanti e partecipato alle elezioni di voto degli “alfieri” e che parteciperanno al governo della repubblica (le altre gilde hanno uno o nessun rappresentante nel gran consiglio, la gilda dei mercanti ne ha dieci) e messo in banca il grosso del guadagno ri-mette insieme una carrovana per Etsiqaar dove porta i metalli e le sementi e acquista i cavalli che porterà nei suoi pascoli.
Inutile dire che ad ogni passaggio il quantitativo di oro e preziosi trasportati da Dorian aumenta e si fa consistente. D’altro canto anche le spese sono ingenti, a partire dal compenso per i suoi amici e soci in affari fino a quello per la scorta della carrovana e per l’acquisto o il noleggio dei vari mezzi di trasporto. Per non parlare del personale che lavora alla fattoria e che coltiva e immagazzina il fieno necessario a sfamare le centinaia di cavalli che vengono ospitati alla fattoria durante l’inverno.
Un giro lungo e vario che inizia a fine febbraio e termina poco dopo ottobre.
Devo inventarmi anche i mesi del calendario, ora che ci penso. Nel primo racconto spero di esser stato vago parlando di stagioni e basta. Ne segue però che Conrad resta solo quasi tutto l’anno e per farlo studiare, ma anche per una certa stanchezza e per il fatto che ha guadagnato abbastanza da “tirare i remi in barca” e campare di rendita, negli ultimi due anni ha ridotto il proprio giro giro escludendo la tappa a Maor: i cosmetici li vende a Kirezia, anche se il guadagno è minore gli permette di essere a casa per metà estate e trascorrere più tempo col figlio. Allo stesso tempo ha chiesto al suo amico e socio Francisco di istruirlo pagandogli l’equivalente di quel che avrebbe guadagnato viaggiando con lui. Per contro Francisco negli ultimi due anni ha viaggiato molto meno, limitandosi solo alle spedizioni verso il vicino altipiano di Etsiqaar. Inutile dire che Dorian è effettivamente ricco, ma non ama per niente la vita della capitale, preferendo ogni anno avventurarsi in un viaggio che gli fa conoscere posti nuovi, vecchi amici e grandi soddisfazioni.

Conrad Musìn

È il protagonista di alcuni di racconti che avevo nel cassetto e che sto risistemando un po’ per volta, quando ho qualche minuto di tempo libero… cioé mai o quasi.

L’ambientazione è fantastica, cioè si tratta di racconti fantasy: maghi, guerrieri, mostri, caverne eccetera. Niente di trascendentale o che pretenda di togliere il posto al signor Tolkien.

Tanto per cominciare ha 11 anni, possono sembrare pochi, ma questo è solo un pregiudizio dettato dalla nostra cultura. Già nel 19° secolo i “bambini” entravano in accademia militare a 12 anni e a 17 morivano sui campi di battaglia di tutta Europa, in un mondo dove la competizione è spinta, oltre che verso i propri simili, anche verso altre specie più o meno senzienti, o si cresce in fretta o si è cibo per qualcun altro (o qualcosa d’altro).

Il personaggio, ovviamente, cresce e diventa… (non posso dirlo ora: non lo so nemmeno io), ma in questo racconto è decisamente debole; di sicuro l’uso della forza (intesa come forza muscolare) da parte di un undicenne non è plausibile.  Intelligenza si, impulsività anche e pure un po’ di sana incoscienza può andare bene.

Sto divagando: è che ancora non so bene come descriverlo fuori dal racconto.

Proviamo:

Capelli: corvini, lisci, con una ciocca ribelle proprio al centro della testa che punta diritta verso l’alto.

Occhi: verdi e molto grandi.

Altezza: 150cm (ma crescerà fino a oltre 180)

Peso: 22kg è mingherlino e anche da adulto non sarà mai come Conan, ma piuttosto un Westley coi capelli neri e senza baffi. Per chi non sa chi è Westley , l’astuto Westley, che fa amicizia col gigante Fezzik e riesce a vincere il genio criminale Vizzini… be’, buona caccia su google.

Forza: abbastanza, ma non stenderà mai nessuno con un pugno, con una spada invece… forse.

Intelligenza: Brillante e acuta, non è Einstein, ma nemmeno un candido.

Carisma: tiene a far colpo sugli altri e a suscitare fin da subito una reazione positiva.

Agilità: sa muoversi molto bene, è coordinato e non ha paura dell’altezza.

Carattere: curioso, allegro e ottimista spesso ha “lampi” di accortezza che lo fanno sembrare molto più maturo di quanto dimostri la sua età, ma il più delle volte è decisamente avventato e di conseguenza si espone a rischi anche seri, come accade nel primo racconto pubblicato e come continuerà ad accadere perché… be’, l’ho detto: è un tipo curioso e chi è curioso ficca il naso ovunque. In ogni caso detesta dover mentire e comportarsi in maniera meno che onorevole, è una cosa che ha dentro e che trova naturale come mangiare e respirare.

Storia: Figlio del mercante Dorian Musìn, vive da sempre (cioè fino ad ora) nella fattoria paterna insieme all’elfa Ivilas (quando questa è alla fattoria e non sta seguendo gli animali nei pascoli), l’elassos Gigi Scaldapentole e da qualche tempo Francisco Hernandez Ramoso de la Coronilla y Azevedo, socio di Conrad e attualmente mentore del piccolo Conrad che sta istruendo nell’arte del commercio e della scherma. La madre è morta di polmonite un anno e mezzo fa e tanto Conrad quanto suo padre stanno facendo di tutto per superare alla meno peggio il colpo.

Ok, può sembrare la scheda di un personaggio di un gioco di ruolo… è così, mi rifaccio in modo approssimativo alle regole di GURPS (General Universal Role Playng System), come mi ha suggerito tanto tempo fa un grande (e poco conosciuto) della letteratura contemporanea: https://www.facebook.com/vincenzo.beretta?fref=ts e devo dire che funziona. Complice la mia… ahemm… esperienza ventennale in materia di Giochi di Ruolo (Role Play Games) riesco ad immaginare il personaggio e a descrivere le sue azioni in modo che sia plausibile. Insomma: un ragazzino di 11 anni non va in giro ad ammazzar draghi… fin qui ci si arriva, ma quel che si immagina ad 11 anni a partire da qualcosa che brilla nella penombra di una grotta è molto più interessante di quello che si pensa a 21, 31 o 41 anni. Per dire.