produrre un libro – 4 Il marketing

Questo capitolo potrei intitolarlo “Cosa non ha funzionato”.

Strategie fallimentari… insomma non fate come me.

Lo metto su amazon, è talmente figo che lo leggeranno tutti.
Non Ridete.
Sì, è stata la mia prima strategia.

Ok non piace. Forse non è editato bene o la cover non è granché.
Faccio realizzare la cover da un grafico e ingaggio una editor. Gianluca Serratore per una cifra modesta (rispetto al tipo di cover) ha realizzato due cover molto belle. Stefania Crepaldi ha editato il Torto e mi ha fatto notare che era scritto dimmer… pardon, in modo piuttosto anomalo (eufemismo).
Elevo in modo esponenziale la qualità del testo e ripubblico. Chi aveva comprato il Torto (qualche amico e un parente) ha ricevuto la versione migliorata del libro e mi ha lasciato qualche recensione positiva su Amazon.

Incoraggiato da questo risultato inizio la nuova strategia: lo spam compulsivo.
Mi iscrivo a centinaia di gruppi dove si parla di libri, di scrittura e di letture. Seguo decine di thread ogni giorno per pubblicare post interessanti e in topic, far parlare di me, degli articoli del blog e di altre cose legate la mia scrittura e non dei miei libri.
Il blog riceve traffico, 3-4 visitatori unici al giorno.

Copie vendute: zero.
Eppure vedo altri autori che spammano come se non ci fosse un domani e tra pagine K.U. e copie vendute scalano le classifiche di amazon. Niente da fare.

Nuova strategia: visto che nel frattempo ho completato “I razziatori di Etsiqaar” invio il Torto come regalo di compleanno a tutti i miei amici di facebook. Complice il fatto che non l’ha comprato nessuno, salvo pochi di cui so il nome, agli altri lo regalo e gli faccio scoprire che esistono dei seguiti. Nella copia grauita del Torto c’è il link su amazon e la richiesta di lasciare un parere sul libro. Nessuno ha postato recensioni. Ci sono quelle degli amici, quelle di alcuni blogger e basta. Speravo almeno in qualche recensione in più. Al momento ho distribuito più di 1000 copie gratuite. E’ una indicazione molto precisa. Nessun lettore è mai arrivato fino in fondo e ha deciso di lasciarmi un commento, anche solo a dire che fa schifo.

Altra strategia eseguita in parallelo: contattare blogger di ogni risma e gli passo il Torto da recensire. Dopo aver escluso tutti quelli che chiedono un compenso me ne rimangono una decina. Recensioni tutte positive, tranne quella di Sole e Luna che ho depennato dai blog perché ha recensito un altro libro. Segno che manco l’ha letto o si sarebbe accorto che il titolo è “Il Torto” e non quello che ha riportato che è il vecchio titolo, ormai non più esistente da oltre un anno. Tutti gli altri hanno apprezzato il libro e hanno scritto recensioni tutte positive. Insomma mi ha fatto piacere, ma…
Vendite: zero.

Mi sono chiesto allora se il target fosse quello corretto e mi son detto: ma se io scrivo le mie storie usando i giochi di ruolo come “scheletro” su cui costruire la narrazione, forse dovrei rivolgermi ai giocatori… o almeno ai Master. Così nella stesura de “I razzatori di Etsiqaar” ho inserito uno speciale, da scaricare a parte, con tutte le mappe, le piantine, le schede dei personaggi e i finali alternativi per offrire ai giocatori di tutto lo stivale una avventura in più. Accoglienza buona per l’avventura, è stata scaricata da qualche decina di interessati, il libro ha venduto ben 12 copie. Un successone, domani mi compro lo Yacht.

Ultimo tentativo: organizzare una presentazione. Però non da solo: in questo anno di lavoro ho conosciuto numerosi emergenti, alcuni davvero bravi, e ho tentato di far tesoro delle loro tecniche, almeno quel che traspare dal web, e di intuire il lavoro retrostante. Così ho organizzato (sto ancora organizzando) una presentazione online per i razziatori.

 

Spero che vada meglio: ora come ora vien voglia di buttare tutto a mare.

chtu

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Adra – Morfologia

Adra è il nome che ho assegnato al continente che ospita Maor, Kirezia, Malichar e tutte le altre nazioni di cui ho parlato finora. Il nome è un anagramma che non tarderà a rivelarsi, specie agli appassionati di studi Tolkeniani. Insieme ad Airumel è il secondo continente che ho battezzato. Me ne restano altri 23… meno male che due continenti sono inabitabili.

Morfologia

Dal punto di vista morfologico Adra somiglia vagamente ad un grosso triangolo: la base va dalla penisola di Maor detta anche di Respheia a est e la penisola del drago a ovest, si individuano alcune grandi catene montuose, frutto di collisioni continentali avvenute in epoche remote. La catena vulcanica dei monti Resphidi che domina Maor, a est, seguita dal massiccio della Casa-Di-Roccia, poi la vasta pianura kireziana e, verso nord ovest, il massiccio della Sierra d’Argento che prosegue nelle Erte Malichane a Nord  e nei Colli Ondosi a sud e che fanno da baluardo al deserto D’Nis. Le Erte (Les Raides) proseguono in direzione Nord-Ovest fino alle gelide piane di H’Leyr, dove l’era glaciale non ha ancora lasciato il suo morso e gli strati di ghiaccio raggiungono uno spessore compreso tra cinquecento e seimila piedi (quasi 5900km).
Il vasto e complesso sistema di corrugamenti che attraversa il continente lungo l’asse NW-SE  termina in una lunga penisola ghiacciata in una terra senza nome e senza sole dato che si trova ben oltre il bordo del pozzo polare settentrionale. La costa orientale prosegue in direzione N-NW e man mano che i corrugamenti si spostano verso ovest il terreno diventa via via più pianeggiante e troviamo la Casa di Roccia, sulla costa i regni del Nord e le steppe sempreverdi nell’entroterra che si trasformano, verso nord, nelle gelide foreste del Frisør. Tra le due regioni l’invalicabile area dei monti “Sciabola” chiamati anche il regno dei Draghi. Come montagne non superano i tremila piedi, ma è sin troppo facile imbattersi in draghi e viverne che si contendono quel lembo di terra da che ha cominciato a spuntare da sotto i ghiacci. Il Frisør è una piana sub-glaciale, popolata perlopiù lungo la costa e caratterizzata da foreste di conifere e latifoglie. La città che domina questa regione è Nafhtagn, fondata poco prima di Nadear ed è l’unica colonia Dei-Talant sul continente. Dal golfo di Fhtagn la costa piega bruscamente verso ovest e punta, tra ghiacciai che scendono a mare e iceberg che rendono impossibile la navigazione, verso le gelide piane dove il pack e la terraferma sembrano non avere soluzione di continuità, poi man mano che la costa si avvicina al bordo del pozzo settentrionale i ghiacci si fanno sempre più alti e le montagne con loro fino a sparire, tra tempeste senza fine, oltre l’orlo del pozzo. Nota: in quest’area, complici le correnti calde provenienti dall’interno, il mare è relativamente sgombro dai ghiacci e se non fosse per le onde alte oltre trenta metri, sarebbe navigabile. Al contrario più in quota, oltre i mille metri, la temperatura è molto più bassa a causa dell’irraggiamento nullo e l’acqua torna a gelare. Il vapore che si solleva grazie al calore e alle onde sale a quella quota e si trasforma in neve che alimenta i giganteschi ghiacciai di questa penisola inospitale. Quando finalmente le gelide lingue di ghiaccio che si protendono per lo più sopra al mare cedono alla furia degli elementi generano mostruosi tsunami che devastano tutta la costa per miglia e miglia in tutte le direzioni. Superata la punta dell’istmo senza nome  (arrivare fin qui a piedi è dura e richiede tecnologia o incantesimi molto potenti) si ritorna verso sud e si incontra il terzo e ultimo grande corrugamento del continente: i monti della Follia che si estendono per oltre tremila km in direzione sud-ovest poi la catena fa una curva (in realtà si biforca, ma il corrugamento che procede verso SW entra nell’oceano occidentale ed è appena visibile sotto forma di isole vulcaniche) e prosegue verso sud fino a superare il bordo del continente e terminare nella penisola montuosa nota come “penisola del Drago” dove vivono i Ganas, chiamati anche uomini-serpente o uomini-drago. Nulla di soprannaturale in realtà: il culto più in voga da queste parti è quello di Nendos, il grande e saggio, spesso raffigurato come un drago “infinito” che si mangia la coda formando una specie di 8 orizontale. La religione si manifesta in ogni aspetto della cultura di questo popolo che intrattiene da alcuni secoli rapporti commerciali con Kirezia. Proseguendo verso est poco dopo la penisola del Drago il terreno si fa sempre più pianeggiante e arido: le nubi di piogge provenienti dall’oceano occidentale si fermano sui monti della Follia e la pianura sottostante riceve pochissime piogge, mentre la conformazione delle montagne fa in modo che quasi tutta l’acqua di fusione dei ghiacci finisca nel sottosuolo, solo lungo la costa si trovano villaggi (perlopiù umani) che vivono di pesca e pastorizia nomade con rarissime oasi dedicate all’agricoltura. L’economia dei villaggi costieri è incentivata dal transito di centinaia di convogli durante ogni mese dell’anno, diretti verso la penisola del Drago e altri luoghi che sto rifinendo in questi giorni. Circa a metà della costa meridionale di Adra vi è il massiccio di Etsiqaar dominato dall’omonimo altopiano, unica area semi-fertile perché riceve, durante la stagione invernale, precipitazioni sotto forma di neve. Come forse vi sarete accorti il clima di Adra è freddino, Etsiqaar ha un confine “a picco” sul mare dove l’accesso all’acqua è separato da un “muro” di oltre mille piedi di altezza e poi, al confine kireziano, si addolcisce bruscamente nei Colli Ondosi, dove la costa è ancora frastagliata, ma in alcuni punti accessibile via nave e incontriamo Port Enolau,  il porto più occidentale di Kirezia. Più oltre inizia il golfo di Kirezia e l’acqua diventa sempre più salmastra e poi addirittura dolce quando si incrocia la foce del Nacal-Dengar, il più grande fiume di Adra. La portata del fiume è di circa 180.000 m^3/s con punte durante le piene di oltre 200.000m^3/s, una serie di canali artificiali costruiti a monte favorisce la navigazione e, in caso di piena, un rapido deflusso delle acque verso il mare. Ancora più a est si incontra Meroikanev coi suoi boschi e si torna a Maor.

Risalendo il Nacal-Dengar dalla foce si prosegue verso Nord. Da ovest il fiume riceve l’acqua del lago Levot e dei numerosi canali artificiali navigabili che uniscono il lago al fiume, da est riceve le acque della foresta di Nivalis, entro la quale pochissimi possono accedere… anche perché agli elfi disgusta avere “non-elfi” in giro per casa e ai Kireziani piace commerciare cosa che li ha avvicinati in breve tempo ai Nani della Casa-Di-Roccia situata nell’estremo occidentale dei monti Resphidi, quella che diventa la catena della Wiegestein o “Culla della vita” come la chiamano i Nani. Risalendo il fiume verso Nord si incotrano numerose città che vivono di agricoltura e allevamento: Sanavei e Zusei, Damarne, Tolseta e infine Lain-Crugòn che fino a quasi cinquecento anni fa erano due città distinte. Poco più a nord si incrocia il “gradino”, un salto di roccia alto pochi piedi, ma netto e reso tagliente dalla catastrofe che spazzò via la città-stato di Daikin-Jadam e tutti i suoi abitanti. Il fiume ha una curva verso nord-est da dove proviene arricchito dalle acque delle steppe sempreverdi, il luogo più piovoso del pianeta (o almeno uno dei più piovosi attualmente) e, complice la portata praticamente costante, mantiene il nome Nacal-Dengàr che per i nomadi è “Il grande padre”. L’altro ramo è il fiiume Tancour che scende dalla valle di Malichar e ha portata molto più variabile. Sembra provenire da una spaccatura nella dura roccia delle Brulle, che attraversa. Nota come “la bocca di Wu-Masau” la spaccatura è ampia mediamente seicento piedi e nel punto di massima profondità non si riesce a vedere il fondo situato ottocento piedi più in basso. Per chi non l’avesse capito: le Brulle sono in salita. La “spaccatura” scavata dal Tancour, il ramo nord-occidentale, proveniente da Malichar, divide le Brulle in due ed è impossibile da attraversare a meno di non utilizzare la magia. La regione situata a ovest del Tancour  è attraversata ogni anno, tranne durante la stagione più fredda, da migliaia di convogli diretti tutti a Cupial e Lavill’ le principali città di Malichar. L’origine della spaccatura è in parte tettonica (negli ultimi 50.000 anni il suolo delle brulle vicino al confine malichano si è fratturato come un gigantesco mosaico e si è sollevato di oltre 500 piedi e solo negli ultimi 1000 anni di circa 26-28piedi (le Alpi hanno avuto velocità di sollevamento quasi doppia), ma a causa della vetrificazione della superficie dovuta all’esplosione l’erosione ha avuto poco o nessun effetto. Questo ha impedito al fiume (che durante l’esplosione è stato vaporizzato interamente) di erodere lo strato superficiale portandolo a scavare in profondità rendendo l’orlo della spaccatura molto insidioso. Le brulle sono un’area di “terreno caotico” in pendenza che “parte” da 700 piedi di altitudine (la quota del gradino poco dopo Lain-Crugòn) fino ai 1300 piedi del passo di Cupiàl detta anche la porta dei Principati, dove la magica protezione contro le creature extradimensionali comincia a diventare abbastanza intensa da avere effetti apprezzabili. Il fiume ha eroso “sotto” risparmiando uno strato compreso tra 2 e 30 metri, la spinta tettonica ha poi fatto il resto, portando i bordi del profondo cañon fino a 800 piedi sopra il livello del fiume.
A ovest della spaccatura del Tancour vi sono le colline di Taztoath dove si narra che il dio del Caos superno abbia trovato un luogo degno ove riposare ed essere adorato dai suoi fedeli servitori (alcune enclavi orchesce sfuggite al controllo di Wu-Masau, gnoll, troll e soprattutto Beholder). Le “colline” sono una serie di creste che spuntano dal suolo e che di collinoso hanno solo il nome nascondono migliaia di crepe e anfratti dove creature di ogni genere trovano rifugio e cibo (di solito entrambe le cose e a spese del precedente occupante), mentre a est la catena vulcaninca del Lezardèn ospita un lago di lava e una colonia di draghi per lo più rossi.

L’ho detto che le Brulle sono un luogo inospitale per umani e bipedi di quasi tutte le razze?

A est e a ovest vivono, nel sottosuolo, numerose colonie di Orchi. Incuranti della radioattività (o forse grazie ad essa) prosperano entro le grandi cavità vetrificate create dalle violente esplosioni dei generatori MTM costruiti dai daikiniti ed escono sulla superficie quando le riserve di cibo scarseggiano e ai più giovani viene ordinato di abbandonare la colonia per “raccogliere” cibo in superficie.

In una terra del genere non ci sono vere e proprie piste: il suolo non consente di lasciare tracce durature e l’inverno è duro. Il ghiaccio si deposita sulla roccia vetrificata senza riuscire a penetrare se non dove c’è una crepa, ma anche lì riesce a fare poco sempre che la crepa non contenga materiale radioattivo: allora rimane calda anche d’inverno e il ghiaccio forma una “bolla” attorno alla fonte di calore, in equilibrio tra congelamento e sublimazione. Metterci un piede sopra significa rompere la bolla e ricevere tutte le esalazioni venefiche prodotte dalla radioattività in un colpo solo.
Superate le Brulle si entra nella valle glaciale di Malichar dalla tipica sezione a U, creata dal passaggio e poi dalla fusione del ghiacciaio che qui ha lavorato per oltre quarantamila anni. La valle termina di fronte al lago di Lavill’ che ospita al suo centro la città. Il lago è artificiale, ma esiste da quando Bertrand de Malichar fondò la sua città e scoprì la barriera che a tutt’oggi protegge i principati e i suoi utenti di magia.
I Principati sono l’ultimo “Baluardo” umano nell’entroterra adrita (di Adra NdR) più a Nord i ghiacci sono ancora ben spessi e più a ovest, oltre le montagne c’è il deserto D’Nis e il cerchio si chiude. A est dei principati, oltre le montagne che accolgono le propaggini settentrionali della Wiegenstein, si stendono le steppe Sempreverdi, l’altopiano che digrada verso nord-est fino alle gelide pianure del Frisør e che è la principale fonte di acciaio meteorico del continente. In teoria anche il deserto D’Nis ne è pieno, ma è un pelino più inospitale. Le steppe sempreverdi si interrompono di fronte ai monti della Sciabola (o delle Zanne), la catena che separa l’altopiano dall’oceano orientale, dove i Draghi hanno ciò che loro chiamano città e prima che ci facciate un pensierino: no. Non se ne esce vivi, a meno che non siate abbastanza forti da affrontare senza uccidere un paio di draghi in simultanea. Ucciderli significherebbe attirare altri draghi.
Per chiudere questa lunga carrellata sul continente di Adra: a sud-ovest dell’altopiano di Etsiqaar si trova il sub-continente di Lleendir, direttamente a sud dell’estuario del Nacal-Dengar le isole di Pelagòs, il regno (anarchico) delle mille isole (anche se sono molte di più) e poi, molto più a sud gli atolli di Thanatos dove è costretto a fare scalo chi è diretto ancora più a sud, ma che ogni volta rischia grosso con cannibali, tagliatori di teste, pirati  e schiavisti maorni. Lungo la costa orientale si incontra il sub-continente Dei-Talant, chiamato anche “Isola dell’Alba” e che accoglie l’impero omonimo i Dei-Talant. Più Oltre sorge Airumel, la patria degli elfi.

E se riesco prima o poi metto su anche una mappa, magari a penna che in questi giorni ho pochissimo tempo per fare altro.

Casa Sidràt

IngressoSidrat

La città di Nadear è in ristrutturazione. Il fatto di dover riscrivere l’avventura di Conrad e soci da quelle parti, l’introduzione di nuovi personaggi e la nuova riscrittura di tutto il testo ha imposto alcune modifiche. Simon Sidràt è il fondatore della omonima confraternita, la gilda di studiosi che offre i propri servizi a tutti quei concittadini che possono permetterselo. Sidràt è un anagramma, tanto per cambiare e non rivelerò di che si tratta, tanto mi basta dire che il palazzo è più grande all’interno che all’esterno per far capire la citazione. Devo trovare anche un logo adatto.

In questo luogo avviene uno degli eventi-chiave della vicenda per cui la descrizione deve essere quanto più minuziosa.

Le Cronache di Tharamys

Che poi, gira e rigira, è il titolo della Collana che sta prendendo Forma. Conrad è il primo personaggio di cui sto raccontando le gesta, ma presto si affiancheranno altri personaggi vissuti in epoche diverse. Qualcuno prima, qualcuno ancora prima… e poi vedremo. Per il momento ho talmente tanta di quella carne al fuoco che se dovessi vivere fino al giorno in cui metterò la parola FINE all’ultima storia di Tharamys probabilmente il padreterno farebbe in tempo ad arrivare alla V di Venturo il giorno del giudizio.

Il progetto comunque c’è:

ROMANZI:

  • Il Torto
  • I Razziatori di Etsiqaar
  • Un Piatto freddo (in preparazione)

Racconti

  • Rituale di Sangue
  • Il diario del Capitano Sarralga – La battaglia di Levot
  • Il diario del Capitano Sarralga – Caccia all’orco

Ora torno al lavoro. Novembre è finito e ho scritto metà di quello che mi ero proposto di scrivere.

I Razziatori di Etsiqaar

E finalmente, dopo tanto sudore, lacrime e un po’ di sangue lasciato sulla tastiera ecco i
“I Razziatori dcoveri Etsiqaar” in tutto il loro rutilante et sbrilluccicoso splendore! Duecentoventi pagine di avventura, azione, magia, scalate di mura, fughe rocambolesche con morte bovina tutt’intorno, banditi, gente che tira frecce (e tiene una mira che… be’ è buona) e tanto, tanto, tantissimo altro.
Chi ha acquistato su Kindle la versione beta potrà bearsi della nuova versione, completamente riscritta e arricchita da note, contenuti extra tutto il resto senza spendere un centesimo in più dei 99¢ spesi  quando ho finanziato il libro.
Tutti gli altri faranno il favore di pagare i tre euro richiesti per l’ebook o i dieci per il cartaceo (non me ne vogliate, ma di quei dieci io ne prendo tanti quanti ne guadagno con l’ebook) . Qui sotto il trailer che racconta qualcosa (non troppo) della trama.

 

Se la musica vi ispira un western non siete troppo lontani, basta seguire il trailer fino alla fine. Per chi non conoscesse Carlo Rustichelli provate a cercare “I 4 dell’Ave Maria”, magari la colonna sonora vi torna familiare. The Animals hanno messo in piedi “The house of the rising sun” una canzone tradizionale americana e l’arpeggio in sottofondo, be’ anche quello mi è piaciuto. La fischiatina che porta la melodia l’ho rubata a Ennio Moricone, peccato che nel portarmela mi è caduta e si è rotta. L’ho incollata e rimessa insieme, ma è uscita diversa. Infine Merle Trevis ha dato a Johnny Cash un sacco di testi su cui lavorare tra cui Sixteen Tons e c’è un po’ della sua musica malinconica nel modo in cui strimpello la chitarra. Si, ho suonato tutto, registrato in un raro momento coi pargoli addormentati e la moglie fuori di casa.

Tornando al libro: ci sono volute cinque stesure per sistemare tutto e poi non contento ho aggiunto trenta pagine di contenuti extra e, da scaricare a parte, due file con mappe e descrizioni dettagliate per trasportare un party di avventurieri di livello basso (si parte sempre dal fondo) a sud di Nadear, tra i colli ondosi, per seguire Conrad nelle sue avventure o (perché no?) tentare di fermarlo. Come dite? Pensate di poterci riuscire? Oh be’ tentar non nuoce. Magari stavolta qualcuno riesce davvero a fermarlo anche se solo per gioco: lui ama giocare.
Anche io: anagrammi, cambi di vocale, scherzetti dialettali che tramutano in lingue nuove di pacca dialetti altrimenti italianissimi e poi citazioni a tutto andare dai miei autori preferiti, da film, poesie, aforismi e tanto, tanto altro bene infilato nella storia da non poter togliere neanche una virgola senza stravolgere il senso.
Lo so, sono modesto.
Una menzione d’onore per editor e cover designer che si sono dati un gran da fare per realizzare la cover e rendere il testo fruibile: Gianluca Serratore ha curato la grafica e Antonella Monterisi l’editing. Su Gianluca posso solo dire “wow”, maestro: sei stato fantastico. Lia si è rivelata una editor capace e abile che ha saputo guidarmi senza sostituirsi nella scrittura, il risultato… sta a voi giudicarlo. Se avrete la bontà di acquistare il libro. A me è piaciuto scriverlo pensando a chi l’avrebbe letto… e mi sono divertito.

Cartaceo

coverEbook

Che poi c’è un altro buon motivo per acquistare il libro. Il ricavato del libro sarà devoluto per… l’acquisto di pannolini. C’è un nuovo arrivo in casa: dopo Laura e Manuel un altro pargolo allieterà i giorni e le nottate di casa (sob), o meglio: pargola (è una femminuccia). Non so ancora il nome, ma chi mi segue sa che per trovare i nomi una certa abilità ce l’ho 😉

Un’altra pupina cui raccontare le gesta di Conrad, del Nano Sarralga, di Colle Ondoso e tutti gli altri personaggi che sto tirando fuori in questi anni.

Incipit

​Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame e freddo ed era lontano 50mila anni‐luce da casa.

Ecco, ogni volta che leggo l’incipit di Sentinella, di Frédéric Brown mi vengono i brividi. Brown riesce, con una 60ina di carstteri, a dipingere una situazione e a creare una situazione magicamente ambigua. 

Chi poi ha letto la storia sa che l’excipit (la fine) risolve perfettamente la situazione iniziale.

L’opera di Brown è come un romanzo in miniatura dove ogni elemento è miniato ad arte, incastonato con precisione certosina tra gli altri senza sbavature o errori. 

Produrre un libro – 3

Le bozze, l’impaginazione e la cover.

La Correzione di Bozze e l’Impaginazione.

L’editor NON corregge le bozze. Può sgrossare il lavoro, ma se decidete di servirvi di un CdB avrete la certezza di pubblicare un libro privo di refusi. Dopo l’ultimo giro di editing (lo scambio di informazioni tra voi e l’editor riguardo il vostro libro) il testo vi rimane in mano e nessun altro lo controllerà. Basterebbe questo a farvi riflettere sull’utilità di una correzione.

Un bravo CdB si prende mediamente da 1€ a 2,5 eur a cartella e completa la correzione di 300 cartelle in 7-10gg

Se vi siete rivolti ad una agenzia di buon livello vi verrà proposta (o troverete la voce nell’elenco dei servizi) l’impaginazione, avete idea di cosa significhi leggere un libro male impaginato? Titoli di capitolo che iniziano a metà pagina, pagine vuote che compaiono a cucù, font che cambiano di dimensione (o di tipo) in alcune parti del testo, margini ballerini… un testo male impaginato è considerato peggio di un testo con refusi: quore può sfuggire alla vista, ma… che ne dite di questo blocco di testo allineato a destra per “sbaglio”?

Tenete bene a mente che l’impaginazione cambia in base al formato: Kindle è diverso da Kobo che è diverso da un e-pub generico, per restare sul formato elettronico. Se volete anche il cartaceo… è un’altra impaginazione ancora e più complessa. Grazie al cielo l’impaginazione spesso viene proposta per blocchi di cartelle. Per il romanzo di esempio (300 cartelle) si trovano in giro prezzi molto vari, ma si rimane entro le 100 euro per la prima impaginazione di un cartaceo e sulla settantina per un ebook. L’impaginatore sistema il layout grafico del libro, per cui se ci sono font embedded, immagini, bibliografie e quant’altro provvederà a dargli un layout adeguato alla tipologia di prodotto editoriale che avete in mente.

Cercando sul web si trova di tutto, ma attenzione: i cialtroni sono sempre dietro l’angolo, se pensate che non vi occorre questo servizio provvedete da soli, è sicuramente meglio che pagare per un lavoro fatto male. Cioè: voi (se non fate questo mestiere) lo farete male, ma almeno è gratis. Attenzione: se avete intenzione di farlo bene dovrete usare uno strumento professionale (quark XPress, Adobe InDesign) o il risultato sarà approssimativo. Word e OpenOffice non hanno strumenti validi per l’impaginazione e il risultato è strapieno di codice spurio che causerà problemi. Certo: potete sempre andare di LaTex e lavorare a “manina” sul codice sorgente. Si faceva così vent’anni fa e già c’era QuarkXpress che costava qualche milione di lire a licenza, ma svolgeva tutto il lavoro in modo impeccabile. Se lo sapete fare e avete il tempo per farlo… io no.

A causa della crisi (ormai cronica) del mercato letterario in Italia ci sono decine di professionisti che offrono i loro servizi a prezzi concorrenziali, per cui cercate bene e troverete qualcuno. Si può risparmiare molto (soldi e soprattutto TEMPO) affidando il lavoro alla stessa agenzia letteraria.

La Cover

La cover (doppio articolo stavolta) può riservare sorprese non da poco. Tra l’altro non sempre si ottiene ciò per cui si paga.

Il prezzo di un buon grafico si aggira tra i 50 e i 250 € a cover, se questa non è particolarmente complessa. Questo prezzo può lievitare fino a 1200-1500 € se andate a scomodare un Claudio Castellini qualsiasi e il disegno comprende una molteplicità di soggetti. Il numero di soggetti (umani e non) la complessità della scena possono alzare molto il prezzo e i tempi di lavorazione.

L’amico Penna Blu in un paio di articoli che ho linkato qui, spiega bene cosa succede se la cover non è all’altezza e quali sono gli elementi da considerare.

Nel mio piccolo so di aver fatto un buon lavoro rivolgendomi ad un artista con un bel po’ di esperienza in materia.

La scelta del grafico va fatta appena avete finito il manoscritto. In base al numero di cartelle (una pagina con 1800 caratteri dentro) dovrete farvi un’idea dei tempi di produzione del testo e dare la deadline, cioè la data entro la quale il lavoro va finito.

Non solo: il testo vi serve per dire al grafico cosa volete in copertina, questo potrebbe dire di vederci altro (è un artista anche lui o lei) e che non è nelle sue corde e proporrà altro (magari un lavoro riciclato). Siate precisi nella vostra richiesta e disposti ad accogliere le proposte del grafico solo se non deviano dal soggetto proposto.

Per la cover di “il torto” volevo il protagonista alle prese con un coboldo mentre esplora un corridoio buio pesto.


Come richiesta era precisa: avevo passato al grafico una descrizione scritta del corridoio, del protagonista e di un coboldo minuziose e dettagliate.

Alla fine il coboldo è stato eliminato, il protagonista è in primissimo piano e l’unico elemento visibile è la candela che tiene vicino a sé e illumina bene solo metà faccia. In questo modo si evoca il buio che lo circonda e la minaccia che esso nasconde che poi era il senso della copertina.

Di fatto è stata una risultante tra il lavoro del grafico e le mie necessità: offrire al lettore un’idea precisa del tipo di storia raccontata semplicemente con uno sguardo.

Nella seconda, quella realizzata per i razziatori di Etsiqaar, l’iter è stato più complesso, ma l’aver definito bene le caratteristiche dei personaggi ha permesso al grafico di rappresentare al meglio tanto il protagonista, stavolta a figura intera e con in mano il suo bastone magico, quanto il suo avversario.


Realizzare ognuna delle cover ha richiesto poco meno di due settimane di lavoro tra invio del materiale, ricerca dei soggetti e degli elementi da rappresentare e produzione del file.
Alla fine degli articoli pubblicherò una tabella con tempi e costi, oltre ad una serie di link utili con i contatti di editor, agenzie, grafici e compagnia bella. Costo delle copertine 200 eur perché era un amico, le cover erano relativamente semplici (io rimango ancora incantato di fronte alla ricchezza di dettaglio, al modo di dosare il colore e di sfruttare il vuoto per evocare il buio) e non ho scassato la minchia (perdon) al disegnatore con richieste assillanti capaci di portare al completo rifacimento della cover tre-quattro volte. Non funziona così. Un grafico professionista deciderà insieme a voi la “scaletta” di tutta la cover: titolo e autore, dove posizionarli e se l’immagine occuperà o no tutta la facciata. Quali elementi grafici e co..me sono fatti, il colore dominante di tutta la cover, quali font usare… e altri dettagli cui adesso non avete proprio pensato. Per l’immagine di copertina vi chiederà subito quanti soggetti ci sono così da realizzare un preventivo adeguato. Nella scaletta verranno inseriti anche i piani e le inquadrature per i vari soggetti e la loro posizione rispetto agli altri elementi e che funzione avranno nell’economia della cover. In entrambe le cover (realizzate da Gianluca Serratore) c’è molto vuoto ed è stato lasciato apposta.

Prima di arrivare al prezzo di cui sopra ho contattato una ventina di grafici/illustratori/disegnatori di fumetti e ho ricevuto preventivi (per le due cover) compresi tra 40 e 500 eur… e sono stato tentato di pagare 500, sappiatelo. Lo scoglio principale tuttavia è stato il tempo. Un bravo grafico non ne ha e deve trovarvi uno spazio per dedicare tempo alla vostra cover, per cui oltre al prezzo vi dirà una cosa tipo “ho dei lavori da finire, non potrò prima di ottobre 2017” e io che volevo pubblicare “i razziatori” entro la fine di agosto mi sono ritrovato a cercare un grafico solo dopo aver completato l’editing del Torto. Come ho detto prima Gianluca oltre ad aver prodotto un lavoro eccellente è pure un amico e mi ha ritagliato qualche giorno per realizzare le cover così da averla in anticipo.

Ecco perché ho detto che il grafico va cercato subito: a differenza di editor, CdB e impaginatori, l’artista che sceglierete per la vostra cover è unico e va attivato per tempo. La lavorazione di un testo di 300 cartelle può portare via molto tempo e una stima prudente si aggira intorno ai sei mesi (se si riesce a lavorarci un paio d’ore al giorno: poi oltre alla scrittura si deve anche vivere, lavorare, seguire la propria famiglia ecc… ovviamente sto dando per scontato che editor, cdb e impaginatore siano dei professionisti e che vi abbiano dato tempi certi. Un cialtrone può dirvi che finirà il primo giro di editing in sei giorni e poi riposerà il settimo, se gli credete non lamentatevi se poi ritarderà parecchio o il lavoro non sarà all’altezza delle aspettative.

Se la sviolinata sul calcolo dei tempi vi è sembrata complessa fino a qui aspettate di leggere il prossimo ed ultimo capitolo: la promozione. Autopubblicare un libro è facile, fare in modo che sia redditizio non lo è.