Foreste, strade e città

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Ora che avete riempito la vostra mappa di montagne, laghi e fiumi ne avete definito le forme in modo preciso. Se un ghiacciaio s’è ritirato ha lasciato dietro una bella valle a U con un fiume sul fondo, se un ostacolo ha bloccato il fiume s’è formato un lago (o magari ha tramutato un’intera valle in un lago come i grandi laghi glaciali), il fiume ha altrimenti portato sedimenti a valle e in men che non si dica la valle s’è tramutata in una foresta a partire dalle rive del fiume… o in una palude (dipende da pendenza e drenaggio).

Dunque per una foresta servono luce e acqua e poi una quota compresa tra 0 e 3000 metri. Sì, lo so che l’abete cresce fino a 2000, ma fate un giretto per il mondo e scoprirete che ci sono alberi anche oltre il limite che insegnano a scuola. Le foreste tropicali, per esempio, si spingono sulle pendici delle montagne del rift africano e delle Ande fin oltre a 3000 metri, complici un suolo ricchissimo di nutrienti e di acqua e si riescono a trovare alberi isolati fino a quota 3500.

Diventa difficile superare quella quota perché l’acqua comincia a bollire a temperature molto basse ed evapora troppo in fretta. A 3700-3800 metri solo sassifraghe e licheni e alla foresta tropicale subentra il deserto Alpino. Non è che non c’è acqua, ma non si trova proprio: scorre brevemente in superficie, poi o finisce nel sottosuolo per sgorgare molto più a valle o evapora. Per procurarsi l’acqua piante e uomini sfruttano la condensa: le prime hanno una rete di foglie (bratte, come quelle del carciofo) spinose che concentrano l’acqua in un calice o un’altra struttura idonea dove la pianta “beve”. I secondi stendono reti di nylon che convogliano le goccioline in una tanica. Non è buona da bere, ma per lavare e cucinare va benissimo.

Se sopravvivere oltre i 3000 è difficile (ma non impossibile: La Paz sorge a 3600 metri) va considerato che non è un’altitudine per tutti, per cui attenzione ai popoli che ci metterete dentro. Dev’essere gente che ha una ossigenazione del sangue strepitosa: l’acqua evapora in fretta E la percentuale di ossigeno è ben inferiore a quel 21% cui noi altri popoli di pianura ci siamo abituati.

Mettetele in pianura, collina o montagna non oltre i 1000 metri, possibilmente.

Non che sia vietato, ma è raro. Vivere in montagna ha costi molto maggiori rispetto alla pianura.

La prima domanda che dovete porvi è: ha senso? Una civiltà di elfi volanti non costruirà strade, ma probabilmente avrà ricoveri e piccoli insediamenti posti lungo le rotte principali per accogliere i viaggiatori.

Una civiltà sotterranea (vedi alla voce Nani) abiterà dentro le montagne e costruirà tunnel capaci di adattarsi al lento movimento della roccia.

E i cari umani cosa fanno? Dipende dal livello tecnologico (che poi è una variante della scala Kardašëv-Sagan), ma noialtri costruiamo strade. Di terra battuta, acqua o basolato, ferro, asfalto o di cemento armato, le strade collegano città grandi e piccole, villaggi e pure singole abitazioni.
Le regole per le strade umane sono semplici:
Una strada collega sempre due luoghi, come la famosa pista “Noresto-Notorno”.
Una strada senza manutenzione sparisce tanto più in fretta quanto più è aspro il territorio.
Non esistono strade dirette in nessun luogo.
Una strada “vecchia” segue sempre il percorso a minor energia (chi l’ha costruita ha pensato prima di tutto a non stancare troppo chi la percorre) o con pendenza minore là dove proprio deve andare in salita o in discesa.
Gli abitanti di San Francisco e Los Angeles hanno pensato bene di fregarsene e fare solo strade perpendicolari tra loro… i risultati sono che numerosi veicoli rompono il telaio o la coppa dell’olio a causa dei bruschi cambi di pendenza, ogni anno. Anche i veicoli a trazione animale non se la passano meglio: ammazzacavalli, stiragarretti e spaccamuli erano tutti soprannomi di alcune strade in salita.

La distribuzione dei centri urbani segue in prima battuta quella delle risorse del territorio. Fondare una città non è cosa da poco: devono esserci buoni motivi per farlo. Acqua potabile, per prima cosa. Poi terra coltivabile o un porto o un altro modo rapido per assicurare buone scorte di cibo e materiali da costruzione. Qualunque sistema vi inventerete deve essere in linea con l’amministrazione… insomma è dura far passare un maglev tra le piramidi atzeche capace di andare a vela anziché a corrente elettrica. Cioè occorrerà molta attenzione nel far passare un dettaglio del genere senza che il lettore storca il naso.

Alle città primarie come la capitale (che può essere una soltanto, a meno di non inserire ulteriori dettagli) e i centri amministrativi principali si aggiungono poi le città satellite.
Luoghi nati spontaneamente lungo una via di comunicazione. Ad esempio: le stazioni di posta dove era possibile cambiare i cavalli del tiro e riprendere subito il viaggio nel tempo potevano crescere alimentate dal traffico che le percorreva.

Se all’inizio erano solo dei grossi serragli dove i cavalli entravano stanchi e uscivano riposati e ferrati a dovere, alcune differenziavano i servizi: sorgevano più locande, taglialegna e carbonai per produrre combustibile, uno o più servizi religiosi (spesso in regime di… monopolio), insomma attorno alla stazione cominciavano a sorgere più servizi e attività produttive finché la cittadina non cominciava a muoversi con le proprie gambe, ad essere autosufficiente per i propri approvigionamenti.

Qualcosa del genere accade anche per i luoghi di culto. Molte abbazie hanno dato vita a città… Abbadia San Salvatore, per dire, è nata così. Ora l’abbazia, un tempo isolata e vissuta dai monaci come luogo di preghiera e meditazione, è una cittadina ricca e popolosa.
Talvolta l’abbazia non viene completata, ma diventa un luogo leggendario come S. Galgano dove troverete la spada nella roccia.

Insomma un modo per distribuire le città sulla vostra mappa, oltre a cercare risorse per alimentare le città primarie, è: quanto distante riescono ad andare gli abitanti prima di avere bisogno di fermarsi e riposare? Cosa c’è in quelle aree? Qualcuno potrebbe decidere di viverci? Così se quella distanza fosse di 40km ovvero la distanza percorribile (mediamente) da un uomo a cavallo in un giorno, la strada tra due grandi città può (e deve, secondo me) essere punteggiata da stazioni di posta, villaggi e cittadine con intervalli di, più o meno, 40km nei limiti imposti dal territorio.

Vedrete che l’aspetto della mappa diventerà ancora più interessante.

E soprattutto: definito l’ambiente in questo modo avrete pure un’idea del tipo di economia di una regione, giocoforza del lavoro svolto da tutti i vostri personaggi e del loro background anche se non avete scritto una sola riga di testo al riguardo.

Ancora una volta: molti meno problemi a pensare su come o dove far proseguire un’azione, avrete un foglio con molte se non tutte le risposte.

Nella prossima puntata approfondirò meglio le città sotto al punto di vista urbanistico, tanto quelle reali che (e soprattutto) quelle immaginarie.
Poi passerò all’ultimo argomento di questa rubrica e proporrò qualche analisi del testo in cerca di elementi dell’ambientazione.

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