Worldbuilding 7 – ancora mappe

worldbuildingOvvero dei monti, delle valli e di tutto quel che c’è in mezzo.

Quante volte avete visto una mappa su un libro e avete sognato monti altissimi, fiumi sconosciuti e laghi a perdita d’occhio? Per non parlare di mari e oceani.

Bene, stiamo per vedere come madre natura piazza queste meraviglie.

Le catene montuose non sono mai “diritte” né perpendicolari ad altre. Non me ne voglia Trudy Canavan che ha piazzato una T montuosa tra Sachaka, Elyne e Kyralia.
http://canavansbooks.wikia.com/wiki/Sachaka?file=Sachaka.jpg
A cercare sulla nostra terra, come su Venere, Marte e o le lune gelate di Urano, le montagne sono sempre le stesse. Che siano di granito, sabbia “saldata a vuoto” o ghiaccio di azoto (come su Plutone) sono il prodotto di due placche di crosta planetaria che si scontrano e generano un corrugamento, via via più intenso man mano che lo scontro prosegue attraverso gli eoni. Si chiama orogenesi e funziona molto bene, a patto di studiare un poco di geografia astronomica. Niente di che eh? Bastano quei due-tre capitoli che si studiano al quinto anno del liceo scientifico, mica trattati di geologia.
Si, ma se fossero state tre placche? Tre placche che collidono esattamente nello stesso tempo e producono rilievi con la stessa quota?
Non succede. Un esempio di tre placche in collisione è l’italia (sarebbero pure di più) dove abbiamo la micro-placca adriatica che sta venendo spinta da Europa e placca Tirrenica (a loro volta stritolate dall’Africa). Le due micro-placche stanno dando origine agli Appennini, mentre il confine con l’europa è ben segnato dalla catena delle Alpi. Ora ditemi: somiglia, se pur vagamente, alla T immaginata dalla Canavan o da chi gli ha disegnato la mappa?
Quando dico che non succede è perché gli Appennini sono più giovani delle Alpi. Il corrugamento che ha dato origine agli Appennini ha avuto origine quando le Alpi erano già a metà strada.

Gli Appennini nel loro salire verso nord curvano prima verso ovest e poi, dalle “alpi Apuane” in su diventano le Alpi liguri e si “innestano” nella catena che tutti conosciamo.
E perché proprio un arco e non un’altra forma?

Se proprio vogliamo far nascere una catena montuosa dobbiamo tener conto della struttura interna di un pianeta roccioso. Normalmente è caldo e se è abbastanza caldo ha un nucleo cristallino (a causa delle enormi pressioni) circondato da un nucleo liquido che è sottoposto a moti convettivi (indizio di ciò è la presenza di un campo magnetico più o meno intenso).
A sua volta il nucleo è circondato da un mantello più o meno fluido (dipende dalle rocce che lo compongono) e sottoposto a moti convettivi meno veloci e infine ricoperto da una crosta spessa vari chilometri (sulla nostra Terra varia da 10 a 45km). Se 40 km vi sembrano tanti tenete presente che sotto ci sono 5560km di magma per arrivare al nucleo.
Fa caldo, là sotto, taaaanto caldo. Se volete creare un pianeta cavo… trovate una buona ragione per far sparire il nucleo e assicuratevi che ci sia qualcosa che attivi la tettonica a zolle e tenga il campo magnetico in piedi, o avrete un pianeta liscio e senz’aria o quasi (vedi alla voce Marte: il suo campo è quasi zero e il vento solare ha spazzato via buona parte dell’atmosfera).
Il mantello, là dove due celle di convezione sono in contatto, spinge la crosta verso l’alto o la tira verso il basso (dipende da quale lato della cella ci si trova). Già questo provoca in superfice avvallamenti e dossi come quello che sostiene tutto il sud-africa.
Se la crosta si rompe esce il magma e si forma un vulcano. Un vulcano in comunicazione diretta col mantello è raro, ma se si tratta di un “hot spot” come una pentola con l’acqua in ebollizione, può succedere. Un hot spot molto famoso è quello che ha dato origine alle isole Hawaii. Date un’occhiata alla mappa del fondale: sembra che un punzone gigantesco abbia alzato isole a ripetizione dal fondo dell’oceano, di queste solo le ultime sono emerse, le altre sono state erose e finite sotto il livello dell’acqua.
Altri vulcani di questo tipo sono quelli delle dorsali oceaniche. Una dorsale sorge in corrispondenza di un confine tra due celle convettie dove il magma è in risaita. Il terreno si frattura per migliaia di KM di lunghezza, le rocce sprofondano al centro della frattura e si sollevano ai bordi. Si forma una “rift valley” come quella che sta spaccando in due l’Africa. Si sollevano montagne alte anche 5km (su un pianeta come la Terra) e tra le rocce fratturate si insinua il magma che da origine a vulcani posti lungo i margini del rift. Un esempio? Il monte Kilimanjaro, in Tanzania.
Date un’occhiata a google maps e vedrete le montagne come sono disposte: due file parallele di alture costellate di vulcani attivi e in mezzo una valle più o meno ospitale.
Una rift valley può essere infatti accogliente e fertile (come le jungle del rift) o essere un inferno come la Dancalia dipende quanto vicino è il magma e quanto è sprofondato il terreno. In Dancalia il magma è tra 1 e 3 km (a volte anche meno) e là si trova uno dei 5 laghi di lava presenti sul nostro pianeta (altri li troviamo alle Hawaii, in Italia, in Antartide… ) e invece dell’acqua nei fiumi scorre sale liquido. Qua e là si aprono pozze d’acqua salata, segno che il Mar Rosso sta finalmente entrando e in qualche milione di anni trasformerà il luogo in un oceano lussureggiante.
Una dorsale ricoperta d’acqua è il motore che spinge i continenti: il rift si allarga e le montagne ai suoi margini diventano isole, poi sprofondano anch’esse (magari Atlantide era una di quelle?) la lava si incunea tra le rocce, incontra l’acqua oceanica e si raffredda all’istante caricando le rocce di energia meccanica.
In un secolo l’energia accumulata nelle rocce provoca migliaia di terremoti che a loro volta scaricano l’energia e distendono la roccia e l’oceano si allarga in entrambe le direzioni di 4-5 metri (a volte anche di più, dipende da tanti fattori… ho detto in un secolo, in un anno il movimento può anche esser nullo). Il Sollevamento della crosta da origine a rilievi alti 2-3000 metri, la crosta è fragile viene erosa velocemente (in termini geologici). Le Alpi Meridionali (Nuova Zelanda) sfiorano i 3700 metri ed è la formazione da sollevamento più alta nota sul nostro pianeta. Se volete picchi da 8000 metri dovete far scontrare almeno un paio di isole come la nuova zelanda tra loro, meglio se più grosse. Meglio se vi è presente un arco vulcanico: il magma nel sottosuolo provoca la ri-cristallizzazione delle rocce, così l’arenaria si fonde e poi quando si raffredda diventa granito. Il massiccio dell’Adamello, per esempio, è quasi tutto di granito, con una zona dove è possibile trovare basalto colonnare poco sopra il paese di Daone. Di fatto è ciò che rimane di un arco insulare: le camere magmatiche dei vulcani si sono svuotate o sono rimaste sottoterra mentre due zolle si scontravano. In 40 milioni di anni (il processo è iniziato 75 milioni di anni fa) il magma si è freddato e l’erosione ha spazzato via le rocce sedimentarie, le antiche colate laviche e cancellato buona parte della superficie delle isole lasciando a nudo i graniti e i basalti che hanno resistito meglio. I resti del fondale marino sorgono di fronte: le dolomiti di Brenta.

Volete creare montagne ancora più grosse? Prendete due zolle con montagne già formate, di tipo granitico (se no l’erosione le distruggerà molto prima dello scontro) e fatele cozzare tra loro. Almeno un Everest ci esce, ma tenete presente che una simile montagna non sorgerà mai isolata dal resto del mondo: avrà la sua corte di vette più basse tutto intorno e a loro volta queste avranno montagne più basse fino a che, sotto i 1000 metri diventeranno colline e poi pianure (a volte molto risicate, come in Liguria) fino ad arrivare al mare.

Ricapitoliamo: per fare una montagna vi servono due oceani e altrettante dorsali vulcaniche sottomarine. Il fondale nuovo si crea ai margini della dorsale e ora vediamo dove va a finire.

All’estremo opposto, o dove due placche oceaniche si scontrano, possono accadere due cose. Un lembo di crosta scivola sopra l’altro e forma un’isola (o una montagna sottomarina) come la Nuova Zelanda vista poc’anzi. La crosta che scivola sotto finisce nel mantello e i pennacchi di roccia fusa in risalita costelleranno quest’isola di vulcani a tutto andare.
Può accadere che scivoli sotto e allora si origina una fossa oceanica. Indovinate che forma avranno le fosse? Visto che la spinta è disomogenea (le dorsali non eruttano lungo il loro asse tutte insieme) sarà quella di un arco e lungo i bordi di questo arco tante isolette vulcaniche prodotte dalla fusione della crosta che finisce nel mantello.
Il Giappone è uno degli archi insulari più famosi.
Bon in un colpo solo abbiamo capito come mettere oceani, montagne e vulcani. E abissi, se vi servono.
Anche nel bel mezzo di un continente.
Perché farlo così e non disegnarlo a casaccio?
Perché in questo modo siete consapevoli del funzionamento e potete inserire i dettagli grafici come se si trattasse di un mondo vero. Anche il lettore se ne accorgerà, se pure non ne sarà consapevole, la mappa del vostro mondo sembrerà credibile ancorché “grezza”.

Quando far eruttare un nuovo vulcano? Il movimento dei continenti alterna a fasi di compressione fasi di distensione. Nelle prime le rocce vengono compresse e le faglie sono ben serrate: il magma sottostante ha difficoltà a passare, specie se è acido e viscoso.
Nella fase di distensione una delle faglie ha ceduto e c’è stato uno spostamento (pure più’ d’uno: qualche migliaio) e la pressione delle rocce si è scaricata (magari con un bel terremoto) le faglie si allentano e il magma si può muovere attraverso di esse. Se è abbastanza vicino alla superficie potrebbe fuoriuscire. I vulcani “vecchi” invece possono eruttare quando gli pare. Per esempio: il Vesuvio prima dell’eruzione era considerato una montagna alta quasi 2000 metri paciosa e senza problemi. Gli affreschi di Pompei lo rappresentavano come un grosso colle verde su cui coltivare la vite. Se i romani avessero saputo che era un vulcano attivo ne avrebbero avuto più rispetto.

L’esempio migliore sono i vulcani attorno a Roma. Sono disposti ad arco (ma ormai sapete bene di che si tratta) e uno di essi sta per eruttare: il lago di Albano. I geologi hanno individuato del magma in risalita che entro i prossimi 1000 anni (anno più anno meno) riporterà in attività il vulcano. In termini geologici è “Domani”, i romani possono dormire ancora sonni tranquilli.

La prossima volta che disporrete le montagne su una mappa, invece di tirarle su con la bacchetta magica fate scontrare i continenti: è più divertente e il risultato plausibile.
Inoltre mettendo in moto la tettonica a zolle sul vostro mondo avrete tutta una serie di elementi in più da disporre come le faglie di superficie (vedi alla voce San Andreas, in California), rift, valli tettoniche, caldere… non ho intenzione di fare un trattato di geofisica, ma mettere ordine (almeno un pochino) in questo aspetto renderà il vostro mondo più concreto.

Nella prossima puntata parleremo di fiumi, laghi e di quel che succede quando aria, acqua e rocce scorrono e si sfregano.

 

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