Torri e Torrioni – senza fondamenta crollano, anche in letteratura.

Il castello delle favole, complici le opere di ingegneria austro-ungariche, del XVIII e XIX secolo e tutto quel che sorge nella valle della Loira, ha un aspetto ben preciso.

Ha un sacco di torri, merli e passaggi sospesi merlati e merlettati, guglie, pinnacoli e altre allegre decorazioni. Un mio collega scrittore, autore di un romanzo intitolato “I Racconti dell’Orda” e che mi ha fatto ridere a crepapelle, ha spiegato bene perché i castelli, quelli che hanno resistito a guerre e invasioni, hanno tutto un altro aspetto.Forte_di_San_Leo.jpgEcco, questo è un castello. Ogni singolo elemento ha una sua funzione studiata al millimetro per magnificare la potenza delle armi installate tra le sue mura, proteggere i suoi abitanti e causare problemi a chi invece tenta di espugnarlo.

Per chi volesse farci un salto si trova a San Leo, in provincia di Rimini ed è noto anche come “Il Castello di Cagliostro” poiché il conte vi trascorse i suoi ultimi anni di vita rinchiuso.
Molto spesso invece trovo descrizioni fantasiose di veri e propri castelli in aria. Cioè: magari fossero davvero castelli volanti come in Laputa, almeno si potrebbe sognare come si deve. No: sono castelli con mura spesso d’intralcio per i difensori, torri altissime dalle quali un arciere fatica a prendere la mira e fatica ancora di più a salire in cima. La torre è alta quanto? Ogni metro sono circa 6 scalini, meglio 8. Trenta metri di torre? 240 scalini, hop: sai come ti senti dopo aver salito 240 gradini di corsa, magari con due ceste piene di frecce? Muri alti più di 10 metri? Va bene, ma aldilà dei costi di realizzazione, quanto ci mettono i rinforzi a salire sulle mura per dare manforte ai difensori? Nessuno, ma neanche gli autori più quotati, ha mai considerato il fatto che un essere umano, pur essendo in grado di affrontare scalinate anche impegnative, ha qualche noia con esse.
Insomma è dura per me credere che i difensori “balzano” sulle mura dopo che le hai descritte come ciclopiche solo il capitolo prima, alte fino al cielo. Ponendo il “cielo” a 30 metri… e ce ne vuole per costruire un muro alto quanto un palazzo di dieci piani, stiamo parlando di 22-24 gradini  per piano e quindi riecco i nostri bei 240 gradini da salire di corsa. Balzano? Sì, in una decina di minuti sono arrivati su e quel che doveva succedere è successo.
Un mio collega di scrittura, Andrea Villa autore di un libro intitolato “I racconti dell’Orda” ha condotto un analisi spietata contro certe invenzioni letterarie, molto oniriche, ma pessime sul piano difensivo.
Ha preso degli orchi, gli ha dato un cervello degno e li ha mandati ad assaltare il castello della “bella addormentata”, cioè non era quel castello lì, ma uno che gli somigliava pizzi e merletti inclusi. Potete immaginare com’è andata a finire. Il libro di Andrea è ironico e lo scambio di battute tra orchi e umani è uno spasso, ma un eventuale castello/torre/rocca costruito senza nessuno dei criteri adottati a S. Leo posso garantire che durerà meno di un Gatto sulla Salaria (un tempo breve rispetto alla sua aspettativa di vita).
E vogliamo parlare di quei personaggi a metà strada tra “Il vecchio saggio della montagna” e “mago Merlino in salsa Disney” che infestano puntualmente roccaforti e torri costruite su picchi inaccessibili?
Il ridicolo è dietro l’angolo: il castello di S. Leo sorge in cima ad un picco, ma è accessibilissimo. Una comoda salita lunga qualche centinaio di metri termina davanti al muro tra le due torri che hai visto in foto e i difensori hanno tutto il tempo di bombardare un eventuale assediante, se questo osa entrare nel raggio d’azione delle armi.
Spesso invece trovo rocche e castelli costruiti “ad minchiam” in cima ad una guglia di roccia. Molto romantico, per carità, ma se non c’è un background solidissimo su cui costruire quella rocca, nella mente del lettore si sgretolerà al primo alito di vento.
Faccio un esempio letterario: la strega di Rapunztel vive in una torre altissima e ci tiene rinchiusa la principessa. Per salire e scendere usa i capelli della ragazza. E prima come faceva? E chi ha costruito quella torre? Perché proprio in mezzo al bosco, nascosta tra gli alberi? Se voleva stare nascosta non poteva costruire una casetta a un piano solo?
La torre di Rapuntzel crolla miseramente appena una di queste domande non trova una risposta adeguata.
Invece altra torre, altra principessa: “Il castello di Cagliostro”, Hayao Miyazaki. Anche qui abbiamo un castello, ma munito di alte mura con saliscendi per portare in fretta uomini e mezzi, ascensori e sistemi di difesa adeguati a mettere in difficoltà anche Arséne Lupin III. Per quanto “Onirico” il castello immaginato da Miyazaki funziona egregiamente (non a caso è un riuscito incrocio tra la rocca di S. Marino e il castello di S. Leo, luoghi che hanno fortemente ispirato l’autore).

Il castello di Cagliostro - Locandina Come potete vedere sullo sfondo il castello è enorme, ispirato ai castelli austro-ungarici per elementi architettonici, caotico come la rocca di S. Marino e inespugnabile come S. Leo che è collocato su uno sperone. Nel film di Miyazaki il castello ha anche altri dettagli (tipo torrette da difesa laser, trabocchetti ecc… ecc… ecc…) che testimoniano un accurato lavoro di progettazione a monte: non un solo elemento visivo è messo lì per caso. Nella trama e quindi nei dialoghi è inserito ogni dettaglio necessario per rendere plausibile la presenza di un certo tipo di difese, o la posizione di un orologio, di una fontana, di una statua… se è stato disegnato potete scommettere che c’è un motivo e di solito più d’uno.  Descrizione funzionale, in questo caso “grafica”, ma comunque funzionale. Prendiamo il disegno qui a sinistra: si vede un corpo centrale costituito da un edificio di grandi dimensioni in cima, uno più basso caratterizzato dal portone e da un grande arco, la cattedrale in basso a sinistra con il campanile a vela e la torre-prigione sulla destra. Si intuisce, sopra l’edificio a sinistra sopra la cattedrale, l’eliporto. Lo stelo su cui poggia la torre del prigioniero nasconde il trabocchetto che precipita un eventuale intruso nelle segrete. Il tetto dell’edificio principale sarà usato da Lupin come trampolino per entrare nella torre del prigioniero. Ciò che mi suscita sempre grande ammirazione per questo piccolo gioiello di animazione è la coerenza con cui i dettagli vengono rappresentati, tutto considerato che si tratta di un film realizzato alla vecchia maniera: a mano. I parallelismi con la scrittura ci sono e si sentono.

Per quanto fantasiosa, la rocca dei Cagliostro è formidabile, temibile e plausibile anche  e soprattutto grazie ad un background solido e pensato con cura: tutto il film è pieno di rimandi alla storia passata, alla fine che hanno fatto i nemici del piccolo stato alpino, alla spasmodica e continua ricerca nei sistemi di sicurezza e nella falsificazione altamente sofisticata… insomma, la storia si regge bene e il castello fa la sua degna figura.

E tu: quando hai costruito il tuo castello, hai pensato di guardare su cosa poggia?

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