Lupus Furens e Tiger Indomabilis

Da dove comincio? Direi dal personaggio che c’è dietro. Aurora Stella è una scrittrice di esperienza. Fare lo scrittore per vivere, in Italia, è impossibile. Lo scarso amore per la lettura mostrato dalla maggior parte della popolazione non lo permette e quei, pochi, che ci riescono per davvero sono le eccezioni che confermano la triste regola. Eppure ogni tanto emerge qualcuno che merita di occupare quel posto, appannaggio di pochi fortunati, che consente di vivere di scrittura.
Magari in un paese diverso dall’italia.
Nel leggere i due libri indicati nel titolo ho ritrovato numerose citazioni, segno che l’autrice ha letto moltissimo nel corso della propria vita e dunque possiede come minimo una cultura piacevolmente varia e ampia che le permette di spaziare e di dare un respiro ampio e ricco alle vicende narrate.
Lupus Furens Sum e Tiger Indomabilis sono due libri da leggere uno dietro l’altro… e semplicemente perché le vicende di Lupus si concludono in Tiger.
Cominciamo.

Copertina Lupus Furens Sum
L’ambientazione è una Terra alternativa dove i Romani, invece di crollare sotto il peso della loro cultura riescono, a superare l’impasse della grave crisi economica che Marco Aurelio stava tentando di arginare con le conquiste in Germania. Nella nostra linea temporale il figlio adottivo Commodo ha eliminato Marco Aurelio, ed ha allegramente spalancato le porte alla crisi di cui sopra.
Aurora, a partire dalla domanda: “cosa sarebbe accaduto se Marco Aurelio fosse sopravvissuto a Commodo?” crea un nuovo mondo, un’ucronia credibile e ben curata tanto dal punto di vista storico che culturale. I libri qui recensiti meriterebbero la lettura anche solo per questo aspetto.

La risposta che Aurora offre al lettore è affascinante: Marco Aurelio sopravvive, i romani riprendono le tradizioni repubblicane, restituiscono al Senato il suo splendore e restaurano la Repubblica. Da quel momento per Roma ha inizio la conquista del mondo. Un po’ come narrato nei romanzi del thailandese Somtow Sucharitkul: “Aquiliade” e “Il ritorno di aquila”, solo che qui la vena umoristica del paffuto direttore d’orchestra appassionato di storia romana è quasi del tutto assente. I toni sono quelli del dramma e della distopia: il mondo dominato dai Romani è un mondo perfetto. Tutte le città Romane sono comode, confortevoli, hanno tutti i servizi e la popolazione è tranquilla, pacifica, quasi rilassata. Astronavi viaggiano regolarmente tra Marte (terraformato) e la Terra, le guerre sono un lontano ricordo, si preparano missioni robotizzate per esplorare le stelle vicine… sembra di rivivere la Pax Augustea in versione fantascientifica.
Un mondo perfetto? Le crepe ci sono, ma sono invisibili. Ad una prima e ingenua lettura Lupus Furens Sum può sembrare il racconto un po’ banale e scontato della ragazzina ribelle e problematica protagonista della storia Silyen e del suo ingresso nell’età adulta.

Questo fino a 2/3 della lettura, dove comunque non mancano momenti di pura adrenalina che si alternano a parti meno concitate nelle quai viene lasciato spazio all’introspezione da parte dei protagonisti, condotta in modo non banale e, soprattutto, coerente al punto da far intuire al lettore come reagirà un personaggio al pari di una persona reale. Man mano che ci si avvicina alla fine tuttavia i toni si fanno sempre più cupi, le crepe prima invisibili diventano palesi e danno al racconto una connotazione spaventosa dove solo la protagonista sembra non accorgersi di nulla fin quasi alla fine… e poi sì che se ne accorge! E con lei il lettore che si ritrova giù dal proverbiale pero

Lentamente si assiste al capovolgimento del mondo rappresentato dall’autrice che passa dai toni positivi e ottimisti che rasentano l’utopia, a quelli cupi e drammatici della distopia e si chiude in modo inevitabilmente… sorprendente, questo è poco MA sicuro. Lupus Furens si chiude con una sorpresa inserita sapientemente e che incita a leggere immediatamente il seguito.

Si rimane con una domanda irrisolta: Mondo perfetto o incubo orwelliano?
E perché non tutte e due le cose?

Tiger Indomabilis inizia là dove ci ha lasciato Lupus Furens e apre con uno scenario alla Mad Max dove manca solo Tina Turner che canta “We don’t nedd another hero!”. Si tratta della colonia penale di Oceania ovvero l’Australia,  dove le due fazioni principali: gli impalatori e i cannibali, si contendono le poche risorse disponibili. Capite bene che è piuttosto complicato mantenere la propria integrità morale e fisica in un ambientino del genere.

Copertina Tiger IndomabilisIl contrasto con il mondo romano, pulito, efficiente e quasi asettico non potrebbe essere più stridente di così. Dove sono finite le astronavi? E le auto volanti? E le sbrilluccicose città dotate di ogni comfort? Questo è il prezzo da pagare per la Pax Romana: centinaia di migliaia di persone che vengono deportate ogni anno nella colonia penale dove muoiono rapidamente e senza possibilità di ritorno e il motivo per cui ciò accade è la chicca che completa trama e scenario.
Il deportato destinato a Oceania ha una ben misera scelta tra morire impalato, sbranato … o entrambe le cose, andando ad ingrossare le fila di uno dei tre schieramenti. In mezzo ci sono i cristiani che vorrebbero vivere in pace e invece si ritrovano nel famigerato “terzo quadrante” indicato da Carlo Maria Cipolla nel suo libro “The Basic Laws of Human Stupidity“.
Davvero tutta l’Australia è solo una immensa colonia penale senza ritorno? La risposta non tarderà ad emergere e se il finale di Lupus Furens vi è sembrato cupo, quello di Tiger Indomabilis ve lo farà sembrare radioso e, tutto sommato, ottimista almeno fino all’epilogo.  Le risposte alle domande rimaste aperte arrivano, come in un conto alla rovescia, fino all’ultima, piacevole, sorpresa. Finale non banale, per nulla scontato e assolutamente coerente.

In conclusione… si tratta di fantascienza, del tipo migliore: si parte da una serie di premesse e si estrapola una serie di conclusioni, tecnologiche, economiche, sociali… eccetera e che devono essere coerenti tra loro da un punto di vista scientifico, il tutto senza sacrificare la trama. Mi tornano in mente Ben Bova, Harry Turtledove, Ray Bradbury e molti altri che non sto ad elencare per motivi di spazio, con l’aggiunta che Aurora Stella è una donna. Trovare donne che scrivono fantascienza è piuttosto raro e che ne scrivono di buona qualità ancora più raro (mi viene in mente Drago di Bronzo, di Marion Zimmer Bradley), ma esistono e sono proprio contento di averne trovata una così.

Da un punto di vista “materiale” i libri hanno una veste grafica molto curata e piacevole, piena di riferimenti alla trama, forse la formattazione del testo è un po’ imprecisa, ma trovare un self privo di refusi non solo è difficile… ma è proprio uno degli aspetti, se la storia è valida, che li rende ancora più interessanti: i diamanti sono più belli quando non sono perfetti.

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2 pensieri su “Lupus Furens e Tiger Indomabilis

  1. Sono commossa! Davvero Andrea mi hai lasciato senza parole. Il che è difficile considerando che sono logorroica. Hai sviscerato ogni minimo dettaglio dei due libri e non ti è sfuggito nulla . Sono onorata ! Tenuto conto della tua precisione che rasenta quasi la pignoleria, questa recensione vale triplo!

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