La storia infinita

C’è un meccanismo alla base delle mie storie che comincio ad afferrare solo adesso e che mi ha sorpreso non poco. Mentre ero alle prese con la mappa di Kirezia mi stavo lambiccando il cervello, per creare una quarantina di nomi di città coerenti con l’ambientazione, ho messo al lavoro il motore anagrammatico del gaunt per vedere se tirava fuori qualcosa di interessante. Quella di anagrammare nomi di città esistenti, o di regioni, paesi, città straniere è quasi un vicolo cieco: le città di Kirezia hanno suoni “veneti” evocati tramite un uso delle sillabe e dei suoni dolci di z,s e r, magari tramutando una z dolce in “ds” e una c dura in q senza u. Perso in elucubrazioni semantiche mi casca l’occhio su un post dell’edicola di giopep, un amico di vecchia data meravigliosamente esperto di cinema e col quale ho condiviso un periodo meraviglioso chiamato Studio VIT insieme ad altri straordinari personaggi coi quali ho mantenuto i contatti. Subito penso a lui e neanche a farlo apposta anagrammo il suo cognome reale tirando fuori Damarne città di un migliaio di abitanti che sorge nel bel mezzo della piana del Nacal-Dengar al centro della Repubblica di Kirezia. Avevo trovato la soluzione. In pochi minuti escono fuori tutti gli altri nomi: Port Enolau, Sanavei, Zusei, Kima, Xequde, Arret-Calac, Botiva, Tolseta, Chies, Bireill… tutti nomi che si accostano a Nadear, Lain-Crugòn e Kirezia come suono. Nessuno può sapere a chi mi riferisco, nè se il nome di una città è l’anagramma del nome o del nickname usato per lo studio VIT o quale altro collegamento tra una serie di lettere priva di senso come Zusei e una gatta siamese, per dire, piuttosto che un essere umano.
Quello che mi ha colpito è stato il modo in cui ho generato i nomi e la velocità con cui è avvenuto il… processo, che mi ha rievocato due bei ricordi. Il libro e il film della “Storia Infinita” da cui il titolo di questo breve articolo. Nel film, in particolare, Bastiano crea il personaggio di Atreiu leggendo il nome dell’indiano stampigliato sulla sua cartella. La trasformazione da disegno a giovane guerriero è velocissima e ritrovare un elemento reale dentro al mondo fantastico evocato dalle pagine del libro è stata un emozione davvero grande, al punto che ho dimenticato quasi tutta la punteggiatura di questo periodo.

Dunque ho iniziato a trasporre elementi reali, anagrammandoli ad arte per avere suoni coerenti con l’ambientazione… e a proposito di “suoni” talvolta l’anagramma è fonetico per cui si tratta di un nome “vero” trascritto con lettere diverse ma che, grazie alle regole fonetiche del mondo immaginario che vado costruendo suona identico. Un po’ come il “Colonnello Neopard” incontrato da PK che si esprimeva in linguaggio alieno “Staghatent ch’el broosha shoor!” e che ho impiegato un pochetto a capire perché la traduzione in fondo alla vignetta riportava “Stia attento che brucia, signore”. Poi ho riso come un matto.

Tra l’altro: in questo modo sto arricchendo i dialoghi del mio “Ladro di sogni” che ovviamente non si intolerà così dato che è un titolo iper-abusato, e per il quale ho trovato decine di nomi adatti per città e villaggi malichani con cui arricchire l’ambientazione.

Questo lavoro di “copia dal reale, rielabora e incolla nel fantastico” sta avendo un simpatico effetto collaterale: saltano fuori decine di personaggi, di spunti per trame, aneddoti, luoghi che a volte mi sfuggono, ma il più delle volte finiscono fissati nella carta e diventano storie in un processo che sembra autoalimentarsi e che ha tutta l’aria di voler durare molto a lungo… storia infinita?
EVVIVA!

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2 pensieri su “La storia infinita

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