Le isole di Pelagòs

Sàsgaba nìdidupa… suona bene eh? E come si presenta all’orecchio? Sembra un complimento o un insulto? Cercavo un modo per rappresentare le isole di Pelagòs, che in greco antico vuol dire appunto: isola. Per la cronaca: sàsgaba nìdidupa vuol dire “puttana schifosa” letteralmente, ma prendi la stessa locuzione in sardo (cagliaritano), anagramma le due parole in modo che suonino abbastanza aggressive e il risultato è servito: ma quanto sono belli i dialetti italiani? Da 1 a 10 io gli darei 11 fisso… anche se il Sardo, tecnicamente parlando, è una lingua vera e propria e non una semplice “variazione” dialettale.

Pelagòs… posso dire che si tratta di un insieme di isole e isolette vasto e ristretto, un tratto di mare vagamente ispirato al fiume San Lorenzo dove su ogni isola c’è costruito qualcosa: può essere un semplice casotto per la pesca oppure un “castello delle favole”… si può incontrare veramente di tutto. Da quelle parti ci si sposta quasi sempre in barca visto che “a piedi” può risultare difficilotto se non si sa come camminare sull’acqua, mentre se si procede a nuoto è difficile portare molta roba senza andare a fondo.
A remi, a vela, mosse da incantesimi o da marchingegni altrettanto fantasiosi, le imbarcazioni dei Pelàgi sono in grado di portarvi dovunque vogliate… per un prezzo. Ai pelàgi non piace lavorare gratis: è una cosa che hanno nel DNA . Se mai vi capitasse di avere a che fare con uno di loro ricordatevi sempre di pagare i suoi servigi (E di informarvi sul costo degli stessi, prima di fruirne) così come di chiedere un compenso per i vostri, nel caso opposto: potreste passare per matto o peggio, nel caso in cui vi dimentichiate di farvi pagare perché un Pelàgo è, prima di tutto, un mercante. La società è forse la più aperta esistente, chiunque può farne parte senza distinzioni di sesso, razza, specie o altro. L’importante è avere rispetto del lavoro altrui e, pertanto, attenersi alle leggi locali. Ogni isola di Pelagòs… cioé ognuna delle tre isole maggiori, ha le sue leggi alle quali tutte le altre si attengono. Il numero preciso delle isole di Pelagòs non lo conosce nessuno, anche perché è un numero che cambia: vuoi perché ogni tanto uno dei tre vulcani si fa sentire, vuoi perché uno tsunami ne cancella un po’, vuoi perché un mago un po’ originale riesce ad alzare il fondale di quei 2-3 metri necessari per “creare un’isola” e metterci sopra la propria torre o perché un drago si fa un sonnellino di 2-300 anni e poi si sposta, con buona pace per chi l’ha scambiato per un’isola. Se pure non c’è il prototipo del cittadino pelagico medio, esiste però una minoranza che vive distribuita lungo tutti e tre gli arcipelaghi e che ha dato vita all’attuale miscuglio. Si tratta di un gruppo di umani non troppo alti, carnagione scura e tratti somatici dominati da zigomi alti e naso schiacciato. Praticamente ogni isola ne ospita almeno un rappresentante, se non una intera famiglia,  tutti molto affezzionati all’isola su cui vivono: al punto da accéttare di buon grado chiunque tenti di portarli via dalla loro isola (l’accento è voluto). A parte questo non si distinguono molto dagli altri abitanti.

Vivere a Pelagòs tuttavia non significa dimenticare le buone maniere e agire solo per denaro: esiste la bontà d’animo, ma la bontà d’animo come la intendiamo noi non ripara le vele, non restituisce il tempo sottratto alla pesca o alla manutenzione di case e navi (spesso la distinzione tra le due cose è davvero esigua), per cui se sei “buono d’animo” e sai che devi chiedere qualcosa, sai che la dovrai pagare. A cosa assomiglia Pelagòs? Una sorta di Fenicia convertita in comunità semi-anarchica, per certi versi simile al giappone feudale. Sulla carta è un impero, con tanto di dinastia regnante da migliaia di anni, nella pratica l’imperatore è un isolano quasi come gli altri, controlla l’isola più grande chiamata anche Iamam Alusì (Isola Madre) ed esercita il suo potere tramite… buoni consigli, quasi sempre si tratta di rinforzi all’uso comune, talvolta si tratta di chiamate alle armi. I pelagi combattono le invasioni grazie alla conoscenza del territorio: muoversi tra le isole richiede conoscenze molto precise circa maree, secche, scogli, mostri marini e tantissimi altri dettagli mortali che gli stranieri ignorano. 1000_isole_cSe pure è possibile che qualche Pelago possa vendere i propri servigi ad un invasore come guida… è accaduto in passato che intere flotte venissero spazzate via in una notte perché ormeggiate in prossimità della grotta di un drago marino… o arenate e poi fatte a pezzi da scogli non mappati. Il mare di Pelagòs richiede una grande capacità di navigazione per essere affrontato e, a parte una certa pescosità, non offre molte risorse. La vera risorsa sono gli abitanti, ma quelli li puoi solo pagare per i loro servigi e il motivo risiede nella difficoltà e nell’impegno di vivere in una terra fatta di mare, sole e vento. Conquistare Pelagòs significa, in caso di cattiva amministrazione, ritrovarsi con una landa dove nessuno dei tuoi sudditi riesce a vivere e quelli che ci riescono non sono in grado di pagare neanche mezza imposta senza patire la fame. Per tornare all’insulto di cui sopra se al sostantivo Sàsgaba (i sostantivi hanno sempre la maiuscola) si aggiunge nabo diventa Puttana buona… si esprime un apprezzamento per il mestiere più antico del mondo e un gran complimento a chi lo esercita. Non è difficile andar d’accordo con i pelagi, dopotutto.

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2 pensieri su “Le isole di Pelagòs

  1. ROTFL dovrò citare anche U. “ballKiller” LeGuin.
    Però, onestamente, pensavo più alla foce del San Lorenzo e un pochino al mondo di The incredible tide di Alexander Key. Se non sai di chi parlo ti dico solo il nome del protagonista: Conan. No, non il barbaro e nemmeno il gurzo detective.
    Chissà, magari anche la Ursula e Alexander ga fatto un giretto tra le isole del san Lorenzo ^_^

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