Il Titolo

La parte più difficile di una storia non è scriverla: è dargli un titolo. Eh già, chi scrive lo sa. Tant’è vero che alcuni scrittori vengono folgorati da un titolo e ci scrivono una storia attorno. Altri, tipo il sottoscritto, che invece sudano litri e litri di meningi (bleah) per tirare fuori un titolo che poi il primo che passa ti dice “ma sei sicuro?” e  ti espone una mole di buone ragioni per cambiare titolo, senza proporre una sola valida alternativa… ma anche solo un’alternativa. Ah, per chi non lo sapesse la “mole” è una quantità precisa: 6,02*10^23… cioè 602000000000000000000000 atomi o molecole. Si tratta della costante di Avogadro, molto comoda quando si devono contare gli atomi, ma pure per ribattere in modo sintetico ai rompiballe che stanno rompendo le balle da troppo tempo.
La scelta infelice di un titolo, tuttavia, ha un alleato inaspettato in google. Google è comodissimo perché in pochi secondi ti dice se un titolo è già stato usato e per cosa, o se è simile a qualcosa che esiste. Talvolta un pelino imbarazzante. Così mi sono imbattuto, alla ricerca di un premio letterario dove iscrivere uno dei miei romanzi (a patto di riuscire a correggere tutti gli errori… rotfl), in un titolo: “Quel viaggio nell’ignoto oltre la terza dimensione”. La copertina era nulla di che, una serie di personaggi orecchiopuntuti intenti ad insidiare un albero (non me ne vogliano gli amici di Legolas: dentro mi sento Nano), sullo sfondo di una cascata in CG un po’ sfocata. Però quell’ “oltre la terza dimensione” mi ha catapultato indietro nel tempo, esattamente come (leggendo la quarta di copertina) capita al protagonista del libro che viene trascinato da un ascensore dentro un reame fantastico pieno di elfi, maghi e non so che altro. Dovrei leggere tutto il libro.

Il mio viaggio si ferma al 1979, apro gli occhi, mi guardo attorno e… vedo David Hasselhoff. Poi la protoversione dello Spaceball One e infine mi do una manata in fronte e mi ricordo di un film, uscito poco dopo Guerre Stellari, intitolato “Starcrash, scontri stellari oltre la terza dimensione” per la regia di Lewis Coates e invece è Luigi Cozzi.
Come distruggere mesi di lavoro con un titolo sbagliato.
Non è per cattiveria e sono contento di poter parlare del libro vincitore di un premio letterario come “L’unicorno”, ma la scelta del titolo in questo caso, avrebbe dovuto rispettare meglio la vocazione del libro. Quella dell’uomo apparentemente comune, che si ritrova catapultato in un mondo fantastico come “Un americano alla corte di Re Artù” di Mark Twain è un tema che viene riproposto nel Fantasy spesso e sempre con successo… basti pensare Spellsinger di A. D. Foster, “Il segno del drago” di Zelazny o a Tre cuori e tre leoni di Paul Anderson, per dire… ma se attacco con l’elenco non la finisco più.
Questo “Viaggio nell’ignoto” parla di un impiegato delle poste di Torino che si ritrova circondato da elfi (e senza un’ascia in mano, poveretto) in un mondo che, evidentemente, non è il suo. Lì per lì ho pensato ad una “donna molto giovane”, ma dopo aver scovato la sua homepage scopro che la signora s’è registrata un dominio e ha il suo sito, molto semplice e leggero da visualizzare, dove parla del suo libro e si racconta. Classe 1961. Ostrèga! Ha 10 anni più di me! Evidentemente si è persa Starcrash quando è andato in televisione, altrimenti avrebbe usato altri toni per il suo libro: quelli della farsa e della parodia. Insomma: Starcrash era un film-parodia dove gli eroi viaggavano attraverso una galassia lisergica su astronavi-giocattolo, combattevano robot in fil di ferro, si muovevano attraverso scenari di cartapesta e quando esplodevano le astronavi nello spazio sembrava capodanno. Leggendo il titolo ho rievocato quel film e mi aspettavo qualche accenno comico, parodistico o farsesco nella quarta di copertina che invece, parlandomi di un PRESCELTO a caratteri maiuscoli mi ha ricordato Giobbe Covatta quando scrive che “Mosè è il prediletto” e Mosè risponde per le rime.

Comunque, aldilà delle scelte infelici nel titolo e nella quarta di copertina, il libro sembra scritto in buon italiano e molto curato. Dico “sembra” perché su amazon non mi è stato possibile scaricare nemmeno un estratto e mi sto basando su brevi stralci pubblicati dall’autrice e dai lettori che ne hanno parlato. Rimane il “colpo” subito dal titolo, il ricordo di un film a metà strada tra il serio e il demenziale, l’invito a scegliere bene il titolo e a ricordare che “google” è mio amico.

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