Il torto della Torta 2.0

Il torto della tortaIn realtà il numero di versione sarebbbe 4.6 ovvvero la sesta riscrittura della quarta stesura, ma come “edizione” è la seconda, totalmente rinnovata.

Dopo essermi accorto che, nonostante le buone idee, i miei racconti hanno venduto meno di 100 copie in 3 anni ho svolto un intenso lavoro di autocritica. Cosa è mancato? Be’ sicuramente il marketing: non sono mai stato capace a vendere me stesso, né altro che non fosse un po’ di “fumo” parenti, amici & familiari.

Il bello del “fumo”, specie se ottenuto da certe affascinanti piantine con foglie a sette dita, è che fa sembrare tutto bellissimo e meraviglioso: un vero ballo con la S davanti. Tuttavia il giudizio è un pelino falsato. Il “torto ” nella sua prima edizione è stato giudicato troppo positivamente: il commento meno lusinghiero è stato “molto carino” e il migliore “wow, fantastico: mi hai fatto sognare luoghi incredibili!”. Forte dei miei dubbi e del numero di copie vendute ho ripreso in mano il testo e ho analizzato pregi e difetti.

Punti di forza:

  1. E’ una storia originale. Niente mostri “fine di mondo”, orribili “signori oscuri” o altri cliché tipiche delle storie High Fantasy. Anche il protagonista è sui generis e in comune con altri ha l’età e una certa dose di immaginazione.

  2. La trama è intrecciata, ma non troppo. Il conflitto che muove il protagonista c’è e arriva già nel primo capitolo.
  3. I personaggi sono caratterizzati a dovere, ognuno con le sue peculiarità, i suoi pregi e i suoi difetti
  4. E’ facile da leggere, appena 30 cartelle: non scoraggia.

Punti di… miglioramento:

  1. L’italiano. Mi sono cadute le braccia di fronte ad alcuni errori grossolani come una virgola tra soggetto e predicato… avrei voluto morire: ho pubblicato su Amazon una roba del genere?!? E qualcuno l’ha letta?!!?. Ci sono pure 90 avverbi in meno di 40 pagine, accidenti, altro che Torto della Torta: ho fatto un torto a quei pochi che mi hanno dato fiducia!
  2. Manca un capitolo introduttivo “catastrofico”. Voglio dire: tutti gli altri racconti cominciano “alla Cussler” con un bel disastro di qualche tipo. No, niente navi che affondano: ci sono razziatori che razziano, furfanti che derubano, entità sanguinarie che tramutano vivi in non-morti… cose così. Invece questa storia è, come dire… senza sugo (come dicea un di que’ capi un po’ pericolosi, quel tal Sandro… autor d’un romazetto in cui si narra di promessi sposi).
  3. Il finale non introduce alla “collana” dedicata a Conrad e al mondo di Tharamys: e allora, se pure è scritto bene nessuno sarà curioso di leggere il resto. Insomma: la storia di Conrad e del mago Colle Ondoso inizia con questo libro… ma non si capisce.
  4. La tecnica usata, col narratore onnisciente, la terza persona con focus sul protagonista del capitolo, il tempo che va dal passato prossimo a quello remoto e l’imperfetto per descrivere le azioni che non si sono ancora concluse, sa di stantio e già n-mila volte letto. Va bene per un resoconto di una partita di giochi di ruolo, ma qui… è richiesto altro.

Ed ecco che comincia il lavoro. Per prima cosa ho bisogno di migliorare io. Così comincio a cercare siti dedicati alla scrittura e agli scrittori. Scopro blog di autori e agenti letterari fino a quel momento sconosciuti come Augusto Chiarle, sulromanzo.it e ioscrittore.it. Ritrovo persino quello di un amico: www.pennablu.it di Daniele Imperi. Ciao Daniele, sei stato (e continui ad essere) una fonte preziosa di consigli utilissimi! Tra le tue pagine ho trovato anche un’altra persona molto utile: Stefania Crepaldi, che è un editor e mi ha seguito durante la riscrittura del libro con pazienza, entusiasmo e professionalità.

Con un mese e mezzo di lavoro ho riscritto interamente il testo, passando la fatidica soglia da racconto lungo a romanzo breve… 46 cartelle.

E infine: ecco un bell’estratto dal “Torto” con raffronto tra “Prima” e “Dopo” la cura, per chi è curioso di vedere quanto è cambiato il mio stile in un mesetto… e cosa lo aspetta se deciderà di acquistare il libro una volta pubblicato.

Prima dell’editing:
CONRAD MUSÌN! – gridò una voce stridula e potente allo stesso tempo; la porta della cucina si spalancò di colpo e dalla sua posizione riparata in fondo al tavolo Conrad poté solo immaginare Luigi Scaldapentole che, dall’alto dei suoi 95 centimetri (un vero gigante tra la sua gente), faceva irruzione nella sala comune della casa agitando addome e capelli allo stesil presente nel passatoso modo.
Il “gigantesco” elasson saltò sulla panca accanto a Francisco che sogghignò in direzione del semiumano, ma tenne per se qualsiasi commento gli fosse venuto in mente: la padella che il minuscolo cuoco teneva in mano in quel momento avrebbe potuto trasformarsi in un… incontro ravvicinato assai doloroso.
Raccontami la storia della tua vita, da stamattina a adesso – intimò al ragazzo puntandogli contro la padella – e bada di includere la sorte della crostata di visciole che avevo sfornato all’alba, poco prima di recarmi in città per acquistare le provviste necessarie per la dispensa… già che ci sei tira fuori il piatto: non ti sarai mangiato anche quello spero! – disse Luigi sbattendo la padella sul tavolo, un gesto molto eloquente per Conrad: il prossimo avrebbe visto in azione la padella sul suo fondoschiena.
…ma io non sono stato! Non…– protestò Conrad
Non ti ho chiesto se sei stato tu – grugnì Luigi, i lineamenti del viso glabro e delicato stravolti dalla rabbia – ti sto ORDINANDO di dirmi cosa hai fatto nella mia cucina quando, stamattina, mi sono dovuto assentare! –
Un quesito gustosamente interessante, mio giovane allievo – commentò Francisco lisciando distrattamente il pizzetto appuntito – in effetti stamane avevo fiutato un buon profumo nell’aria –
Conrad scuoteva la testa e negava:
Non sono stato io, non stavolta! Ho promesso sul mio onore che non l’avrei più fatto, e me ne sono ben guardato! –
Fu allora che Dorian entrò nella sala:
Allora Luigi che si mangia di buono a pranzo? – chiese notando subito la presenza del cuoco in piedi sulla panca accanto a Francisco
Minestrina! – urlò Luigi furibondo – dato che qui c’è un ladro che preferisce degustare le mie specialità prima che possano raggiungere la tavola – Luigi a furia di gridare stava perdendo la voce, mentre il suo colorito stava assumendo una tinta simile a quella delle visciole usate per la crostata.
Dorian scoccò uno sguardo molto severo a suo figlio:
Papà mi devi credere: non sono stato io, non stavolta, ho… – provò a difendersi il ragazzo, piagnucolando appena.
Zitto Conrad! Non peggiorare la tua posizione: avevi promesso, ricordi? Sei venuto meno al patto, un bravo mercante non si comporta in questo modo (ahemm NdA): può aver mal interpretato alcuni dei termini, del tutto in buona fede… magari per ottenere qualcosa in più, ma non disattende mai un contratto che lui stesso ha redatto, perché un mercante degno di questo nome ha solo da guadagnare nel rispettare la sua parte; da stasera e fino alla fine dell’autunno tu dormi nel fienile e lavori come garzone nelle stalle, fila!
Ma papà…–
Fa come ti ho ordinato Conrad e non farmelo ripetere! – sbottò il padre incollerito – o stavolta le prendi sul serio! –
Conrad corse via piangendo fuori della sala, sotto lo sguardo severo di Dorian, quello deluso e poco soddisfatto di Luigi e quello rassegnato di Francisco.

Dopo
«Conrad Musìn!» grida una voce stridula e grave allo stesso tempo; la porta della cucina si spalanca di colpo e dalla sua posizione riparata in fondo al tavolo Conrad non riesce a vedere Luigi Scaldapentole che, dall’alto dei suoi 95 centimetri – un vero gigante tra la sua gente – irrompe nella sala agitando addome e capelli. L’impressione è di avere vicino due persone con voci diverse che gridano all’unisono. Chi non conosce gli elassos spesso crede che siano davvero in due a gridare. In condizioni di tranquillità non c’è traccia della voce doppia, tranne durante il canto, nel quale gli psaltei(3) elassos sono maestri indiscussi.
Il gigantesco elasson salta sulla panca accanto a Francisco e si rende visibile. Francisco sorride divertito in direzione del semi-umano, ma tiene per sé ogni commento al riguardo: sa che un elasson furibondo armato di padella potrebbe trasformarsi in un… incontro ravvicinato assai spiacevole.
«Raccontami la storia della tua vita, da stamattina a adesso», intima al ragazzo puntandogli contro la padella, «bada di includere la sorte della crostata di visciole che avevo sfornato stanotte, poco prima di recarmi in città per acquistare le provviste necessarie per la fattoria… e già che ci sei tira fuori il piatto: non ti sarai mangiato anche quello spero!» sbraita Luigi, sbattendo la padella sul tavolo. Un gesto davvero molto eloquente per Conrad. Il ragazzo sa che l’atterraggio della padella sul suo fondoschiena può divenire realtà entro pochi secondi. Il suo volto sbianca, le gambe diventano improvvisamente molli e la vescica gli comunica che deve liberarsi in quell’istante.
«… ma io non sono stato! Non stavolta…» protesta Conrad, incapace di trovare una risposta.
«Non ti ho chiesto se sei stato tu», grugnisce Luigi, i lineamenti del viso glabro e delicato stravolti dalla rabbia, «ti sto ordinando di dirmi cosa hai fatto nella mia cucina in mia assenza!»
«Un quesito gustosamente interessante, mio giovane allievo», commenta Francisco lisciando distrattamente il pizzetto appuntito, «in effetti avevo fiutato un buon profumo nell’aria stamane.»
Conrad scuote la testa e nega: «Non sono stato io! L’altra volta ho promesso sul mio onore che non l’avrei più fatto, e me ne sono ben guardato!»
È in quel momento che Dorian entra nella sala: «Allora Luigi, che si mangia di buono a pranzo?» chiede notando subito la presenza dell’elasson.
«Minestrina!» grida questo, furibondo, «dato che qui c’è un ladro che preferisce degustare le mie specialità prima che possano raggiungere la tavola.»
Luigi a furia di gridare sta perdendo la voce, mentre il suo colorito va assumendo una tinta simile a quella delle visciole usate per la crostata.
Dorian scocca uno sguardo molto severo a suo figlio che replica: «Papà mi devi credere: non sono stato io, non stavolta, ho…» Conrad, gli occhi carichi di lacrime trattenute a stento, incrociano quelli di suo padre in cerca di una difesa o ancora meglio, di una piena assoluzione. È innocente e vuole che tutti gli credano.
«Zitto Conrad! Non peggiorare la tua posizione: avevi promesso, ricordi? Sei venuto meno al patto. Un bravo mercante non si comporta in questo modo: può aver mal interpretato alcuni dei termini, del tutto in buona fede… magari per ottenere qualcosa in più; ma non disattende mai un contratto che lui stesso ha redatto, perché un mercante degno di questo nome ha solo da guadagnare nel rispettare la sua parte; da stasera e fino alla fine dell’autunno dormirai nel fienile e lavorerai come garzone nelle stalle. Fila!»
«Ma papà…»
Gli occhi dell’uomo, di fronte a quel tentativo di ribellione, divengono due fessure: «Fa come ti ho ordinato Conrad e non farmelo ripetere!» sbotta, le mani serrate in pugni stretti lungo in fianchi, «O stavolta le prendi sul serio!»
Conrad corre via piangendo. Sente gli sguardi di tutti e tre sulla schiena come se fossero pugnali, sguardi che continuano a trafiggerlo anche dopo aver sbattuto la porta dietro di sé.

3) bardo, cantastorie in elassos. Oltre ad essere famosi per la loro cucina gli elasson superano gli elfi nel canto.

Che ve ne pare? Commentate pure al riguardo; cambiamenti ce ne son stati parecchi, a cominciare dalla formattazione che è molto più ordinata e pulita, con le caporali «» al posto del trattino – per introdurre il discorso diretto. Il narratore è diventato “quasi” onnisciente: neanche lui sa come finirà la storia. Sa tutto sul passato e sul presente, ma il futuro gli è oscuro e se osa svelare qualcosa al riguardo… il finale potrebbe cambiare.  Ad aggiungere carne al fuoco: il primo capitolo è dedicato a Colle Ondoso, il secondo ad Alalf e Ololf, che si intrufolano di soppiatto nella fattoria Musìn. Capitoli brevi, sia chiaro. Tutta l’opera non supera le 83000 battute, circa 46 cartelle.

Quando avrò finito probabilmente cambierà il titolo, sicuramente la dicitura: non è più un racconto breve. In tutti i casi  pubblicherò la nuova versione come aggiornamento della precedente così quei pochi, lettori coraggiosi, che hanno acquistato la prima versione del racconto se la ritroveranno ben aggiornata sul proprio Kindle senza spendere un cent.

Buone Letture a tutti!

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3 pensieri su “Il torto della Torta 2.0

  1. Grazie per il commento! 🙂
    L’apostrofo dell’imperativo mi è sfuggito, mea culpa!

    Mi sono divertita un sacco a lavorare con te perché sei il prototipo ideale di scrittore che si rivolge ad un editor: senziente e curioso. Hai imparato delle tecniche narrative che non conoscevi, hai discusso con me in maniera intelligente e ragionata di ogni singolo elemento della composizione narrativa, e in un solo mese e mezzo la tua consapevolezza da scrittore è aumentata.
    L’aspetto più importante, è che quello che hai imparato dal nostro scambio di vedute da oggi in poi farà sempre parte del tuo bagaglio di conoscenze, e ti permetterà di continuare a migliorare e a crescere come autore.

    Alla prossima!

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  2. Grazie della menzione! 🙂
    Ho letto le 2 versioni e non ho visto molti cambiamenti, a dire il vero. Nella versione con editing vedo che manca ancora un apostrofo al verbo “fare” (Fa’ come ti ho ordinato).
    Non capisco il cambiamento dalla narrazione al passato a quella al presente: perché?

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    • Prego! 🙂
      Nell’estratto non si vede, ma ci sono 90 avverbi di meno. Se poi mi dici che non si notano cambiamenti è magnifico: ora gli stati d’animo vengono mostrati e non più raccontati, ad esempio: proprio dove hai trovato l’errore, nella versione precedente Dorian “sbottò incollerito”, in quella successiva “Gli occhi dell’uomo, di fronte a quel tentativo di ribellione, divengono due fessure”. Dorian è sempre arrabbiato, ma adesso vengono mostrati gli effetti, che è arrabbiato lo decidi tu. La rabbia diventa più consistente perché ce la mette il lettore, io mi limito a fornirgli gli ingredienti.
      Il passaggio al tempo presente si è reso necessario per togliere l’onniscienza al narratore. Se racconti di qualcosa al passato appare scontato che sai com’è andata a finire e chi ti ascolta può farsi un’idea precisa e magari avere delle aspettative sul finale. Col presente il narratore non ha un punto di vista privilegiato rispetto al lettore: racconta ciò che accade mentre accade. Mi permette di raccontare senza intromettermi nella narrazione, inoltre mi sembra dia maggiore suspense, specie quando l’azione si fa più intensa.

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