Una panoramica sui 12 principati.

Mapoa aggiornata di Malichar

Finora ho parlato dei Principati di Malichar senza mai darne una descrizione precisa… neanche a me stesso! È decisamente ora di correggere questo spiacevole disguido, o rischio di creare incoerenze mica da ridere nel momento in cui mi metterò a scrivere il romanzo che ci sto ambientando dentro. Inutile dire che poco o nulla dei dettagli che inserisco in ciò che pubblico finisce nel libro. Sarebbe un “errore da overdumping” capace di… inaridire gli attributi di un elefante, giusto per usare un tono educato.

I 12, les deuzes, hanno circa 2600 anni di storia… storia che racconterò in dettaglio dentro ad uno dei libri che sto scrivendo. È una terra in gran parte coperta da ghiacciai titanici, come quelli che decoravano il nostro pianeta un migliaio di anni dopo la fine dell’ultima glaciazione. Qui ne son passati 2600, ma le montagne più alte e il clima hanno creato veri mostri di ghiaccio degni di un Michael Scott Rohan qualsiasi, modestamente. A influenzarne la genesi sono state tante, ma tante, letture occorse nell’arco di circa 30 anni. C’è un po’ di Dungeons & Dragons, Marion Zimmer Bradley e il suo Darkover, Michael Scott Rohan con la sua spirale dei mondi, il ciclo dei ghiacci e l’impero degli incanti, c’è Pratchett, Brooks, Trudy Canavan, c’è Lovecraft, Poe e King, ci sono Jack Vance, Burroughs e Frank Herbert, Cristopher Hintz, Asimov, Tolkien e anche Massimo Mongai, Licia Troisi e Clark Ashton Smith (e la sua bellissima Averoigne), Roger Zelazny coi suoi 9 principi in Ambra e Ted White col suo affascinante mondo di Qanar. Rileggendo quel che ho scritto finora ci sono idee “rubate” un po’ ovunque a questi signori, ai quali tuttavia ho risparmiato l’affronto del copia e incolla: ho rubato dalle loro opere, ho divorato avidamente ogni singola frase della refurtiva (ma ho ancora parecchia fame), digerito, metabolizzato e poi… poi… be’, riproposto il tutto senza gli effetti collaterali dovuti ad una cattiva digestione. Tipo gli gnocchi ai funghi di bosco che, dalle 2.50 di stanotte, mi hanno tenuto sveglio e incollato alla tastiera del PC. Ma non dico dove sono rimasto seduto.

Il primo dei 12 che si incontra è il principato di Naalab, con capitale Naan sur Malàb e maggior centro abitato Cupial, la porta dei principati. Naalab è famosa per le sue ricchezze. Il motivo è semplice: tutti i traffici da e per i principati passano per l’unica strada di comunicazione che unisce Cupial a Lavill’. Oltre agli introiti procurati dalle dogane, il principato è ricchissimo grazie all’indotto: taverne, bordelli, stazioni di posta e quant’altro può guadagnare dagli oltre 80 convogli che ogni giorno, da inizio primavera ad autunno inoltrato, transitano su quella strada. Ricordo che un convoglio è costituito mediamente da una decina di carri a 2 assi con 2 guidatori e da 2 a 4 cavalli.

La Routune, così è etichettata la strada che unisce Cupial e Lavill’, pullula di servizi per i viaggiatori che non mancano di pagare il dovuto per pernottamenti, assistenza stradale (rotture di ruote, assi, infortuni ai cavalli ecc… sono all’ordine del giorno), svago e custodia dei convogli. Per ovvi motivi di ordine, decenza e igiene è fatto divieto di accamparsi su tutto il territorio. Il viaggio da Cupial a Lavill’ richiede 4 giorni e mezzo se non ci sono intoppi, ma nei periodi di massimo traffico possono volercene anche il doppio a causa delle code.

Naalab occupa la “rive gauche” del fiume Tancour che segna il confine con l’altro ricco principato di Lendin, che pure beneficia dei traffici provenienti da Cupial e, di fatto, tenta in ogni modo di insidiare il controllo di Naalab su quelle terre, in particolare la città di Cupial.

Lendin è uno dei casati con la storia più vivace. Da sempre controlla l’esercito e tutti i suoi membri hanno una evidente passione per il combattimento, la strategia e la guerra “ragionata” e ben pianificata.
Le sue truppe sono la spina dorsale dell’esercito Malichano che è composto per metà da truppe mercenarie assoldate in pianta stabile e per metà da utenti di magia. Gli altri principati versano a Lendin una cifra cospicua per non dover pensare a difendere da sé il proprio territorio.

La capitale, Lenvil, si trova a metà strada tra Cupial e Lavill’, somiglia per molti versi ad un castello rinascimentale tipo la Rocca di San Leo con un importante distinguo: anche un drago ci penserebbe due volte prima di avvicinarsi. Come quasi tutte le “capitali” non è grande, conta al massimo una cinquantina di maghi e un 3-400 anime di contorno.

Amber è “inusuale”, è il più “potente” dei dodici e vanta le proprie origini dal fondatore stesso: Bertrand De Malichar. Mentre gli altri principati sono “allungati” dal centro del paese verso l’esterno, Ambèr occupa la pianura centrale e il maggior centro abitato che gravita al confine del suo dominio è Lavill’ il cui controllo ricade però sotto il consiglio dei 12. Non ha una capitale, dato che la sua “cittadella” sorge a Lavill e l’apparenza è quella di un palazzo sfarzoso in gotico fiorito. I membri di questo casato sono considerati “maghi puri”, cioé maghi, figli di maghi, nipoti di maghi ecc… e dediti esclusivamente alla pratica di tutte le arti magiche note. Il loro bagaglio di conoscenze va ad arricchire gli scaffali della Senrobon, la Grande biblioteca o Grande Tempio di Dar a Lavill’.

Bramaahl Confina a sud con Ambèr, il suo territorio è prevalentemente montuoso, la sua economia basata sull’estrazione mineraria grazie alla presenza di una sorta di “catena vulcanica” molto attiva. I numerosi laghi di lava presenti, con magmi dalle temperature elevatissime, hanno da secoli rappresentato una seccatura non da poco per gli abitanti delle altre valli che, in un modo o nell’altro, si ritrovavano con la casa sepolta sotto parecchi centimetri di ceneri vulcaniche dopo ogni eruzione. Una minaccia terribile per gli abitanti di Bramaahl a causa degli scioglimenti istantanei di uno o più ghiacciai e che si traducevano in micidiali tsunami di terra e fango. Questo fino ad un 4-500 anni fa, quando alcuni maghi riuscirono a mettere le mani sugli incantesimi che Yor aveva usato per domare Lezardèn, il vulcano che con la sua energia ha alimentato Bonespoir per decenni. Prima di esplodere. Adesso degli otto laghi di lava presenti, tre sono stati imbrigliati e forniscono materie prime di altissima qualità: ferro, rame, oro, argento, platino… ecc… con un grado di purezza che sfiora l’assoluto. In termini tecnici ci sono un paio di atomi di impurità per mole (6,02*10^23 atomi). Nesuno, in tutte le terre conosciute, è in grado di raffinare minerali con altrettanta precisione, nemmeno i Nani.

Leroi è il più piccolo dei principati e occupa la fertile valle di Leroi, a nord. È una zona benedetta dal clima, mite nove mesi l’anno, dove vengono coltivate uve pregiate per la produzione di vino e altre bevande fortemente alcooliche. L’amore per il vino e la buona tavola caratterizza questo luogo felice, accoccolato tra impervie montagne. Altri elementi caratteristici sono la pastorizia (largamente praticata anche per la produzione di matrici) e la produzione artigianale. La capitale si chiama château Leroi e sorge sulle rive del lago Bolinot, da cui nasce il fiume Caras, un tributario del Tancour.  I continui scontri con i maghi del principato di Dovenmont, tuttavia, hanno creato non poca confusione circa l’effettivo controllo della vallata.

A seguire Dovenmont, a nord-ovest è un’altro dei cosiddetti “montagnard”, arroccato su “Les Ertès” le Erte Malichane ha sviluppato una florida industria silvicultrice dedicata alla produzione di legni ed essenze pregiate tanto per l’edilizia, quanto per la realizzazione di oggetti che richiedono precisione estrema come i manufatti realizzati dai maghi. Tra Dovenmont e Leroi c’è sempre un discreto attrito, provocato soprattutto dai montagnard di Dovenmont che tentano di scalzare i governatori delle Archaronis sul confine per insediare i propri pupilli e protetti. Nel corso dei secoli queste scaramucce hanno eroso e frammentato i rispettivi territori al punto che ci sono numerosi Archarons di Dovenmont vicino château Leroi e viceversa. In molti auspicano un matrimonio tra gli eredi delle due casate e una fusione dei principati. Sarebbe la prima volta in 2600 anni.

Senvor è ancora più a ovest e completamente persa tra i monti. È circondata dai ghiacciai e montagne che superano i 5000 metri, e ricchissima d’acqua tutto l’anno. La Neies nasce tra questi monti e buona parte dell’economia del paese è legata all’acqua: muove i mulini, irriga i (pochi) campi, disseta i pascoli e i frutteti. I ripidi pendii non sono adatti alla coltivazione della vite, ma va bene per piante da frutto e pascoli. Si contano più di ottocento varietà di formaggi, centotrenta distillati diversi e, grazie all’abbondanza di erbe e piante d’alta montagna, qui si producono pozioni di ogni tipo… che a volte non sono proprio pozioni. I maghi Senvoriens hanno sviluppato una lunga tradizione basata sul binomio epodegastronomico, incantesimi e cibo. Può sembrare una sciocchezza, ma in un mondo dove nessuno sa bene cosa sia la pastorizzazione, a parte gli Elfi, è parecchio utile disporre di vettovaglie che “Magicamente” non vanno mai a male e che possono fornire un apporto energetico elevato. Si pensi al mero vantaggio in campo militare: un solo carro di vettovaglie che sfama un reggimento di 100 umani per un mese (o 400 umani per una settimana) e che può essere tenuto “parcheggiato” per un paio di mesi senza che le scorte immagazzinate marciscano.

Pierrenoire è una lingua di terra che sorge lungo il corso della “Noire”. Il terreno, particolarmente acido, conferisce al bizzoso corso d’acqua un colorito che va dal marrone scuro al nero-seppia. I suoi vini, in particolare il vitigno noto come Agiodiipetes, che si dice sia stato importato dai Nani della Casa-Di-Roccia, sono famosi in tutte le Terre Conosciute e anche un po’ più in la. Le “P’titbrun de Zeurance” è un vino rosso ricavato dal “Rouge de Zeurance” invecchiato in botti di chênever per cinque anni. Le botti, tuttavia, prima di diventare adatte alla produzione di P’titbrun, devono aver “lavorato” per almeno altri 5 anni come botti per il Rouge di cui sopra. Il risultato è un nettare rosso-rubino intenso, con riflessi porpora, lievemente tannico, fruttato, vellutato al palato e con sentore di frutti rossi e mandorle. Coi suoi 13,5%vol è un signor vino, capace di sopportare bene anche lunghi viaggi. È richestissimo e numerosi mercanti privi di scrupoli ne acquistano una o due botti per poi mescolarlo con vini meno nobili e ottenere, comunque, bevande accettabili ancorché spacciate per P’titbrun. Ai produttori poco importa: la loro produzione vinicola viene regolarmente venduta a prezzi degni di un imperatore e tanto gli basta.

A sud ovest c’è Aucerre, il “principato che non c’è”. Chiunque si rechi ad Aucerre troverà solo piccoli villaggi che sorgono isolati in mezzo ai monti, strette mulattiere e alti valichi. La realtà è piuttosto sotterranea: da Aucerre infatti provengono le gemme e i cristalli purissimi impiegati nei laboratori di tutto il paese per la produzione di amuleti, protezioni magiche, testate d’angolo per l’edilizia ecc… Aucerre vive sottoterra. Si narra che molto prima dell’arrivo degli uomini su queste montagne vivesse una vasta comunità di Nani, ormai scomparsa da tempo immemorabile. La capitale non ha l’aspetto di un castello, ma di una torre che sorge isolata sulla cima di una montagna, château Sommet. In realtà quasi tutti gli abitanti di Aucerre vivono dentro Mont Sommet, o Monsommet come la chiamano loro. I villaggi, le baite e quant’altro sono perlopiù disabitate o occupate per brevi periodi legati alle attività estive: pastorizia, agricoltura di sussistenza e poco altro. D’altro canto il nome “Aucerre” è la contrazione di “Aucune terre” nel senso di “nessun luogo”, un po’ come “Neverland” o “Nowhere”.
Vivere sottoterra, di nascosto, ha d’altro canto, un motivo valido: la zona è infestata dai Beholder e muoversi a piedi, invece che servirsi della magia, potrebbe richiedere tanta, ma tanta, ma dico davvero tanta bravura nella corsa.

Cadibel è pure montuosa, ma le sue montagne sono meno pretenziose: poche cime superano i 3000 e la sua economia, basata su magia, pastorizia e religione (strana commistione eh?) è complementare a quella di Ambèr con cui condivide le conoscenze. Tutti i sacerdoti di Dar fanno parte di questa casata. Sono sacerdoti “sui generis” dato che il loro potere non deriva dalle preghiere, ma dallo studio. Si tratta di maghi che perseguono la ricerca e la scoperta come fine e procedono, nello studio, con zelo religioso. Le loro biblioteche, tra cui la più famosa è La Senrobon che sorge proprio accanto alla grande scuola di magia, sono leggendarie e ricche di tomi rari e ricercati che attirano studiosi (maghi, soprattutto) da ogni parte delle Terre Conosciute. L’accesso alle biblioteche è consentito gratuitamente a tutti i seguaci di Dar, agli altri è richiesto un obolo proporzionale al livello delle ricerche che si intende svolgere. I tomi (codici, libri, pergamene ecc…) sono catalogati in base alla rarità e al potere che possono conferire a chi li studia. Ovviamente più i libri sono rari e il potere stimato è elevato, più l’obolo è cospicuo. Inoltre sul prezzo incide molto il tipo di consultazione: la mera lettura entro le mura della biblioteca è relativamente poco costoso, appena un paio di zecchini (medailles) al giorno. Il prestito fino a 15 giorni può costare anche un paio di corone (couronnes) e la malleveria fino a cinque anni se la possono permettere, di solito, solo nobili di rango elevato o capi di stato.

Hialaav sorge a est in una zona molto comoda e poco montuosa, è pure funestata da eruzioni vulcaniche, ma meno violente di quelle di Bramaahl e, finora, precedute da ampi segnali premonitori. Le colline vulcaniche offrono terreni fertili e adatti alla coltivazione di viti, alberi da frutto e piante officinali di tutti i tipi. Abili distillatori come i Senvoriens les Hialavites producono grappe e pozioni ad elevata gradazione capaci di scatenare effetti incredibili. La Darfeu o sacro fuoco di Dar, è una pozione venduta in fiale da cinque couronnes (al cambio sono circa 250 scudi Kireziani) che scatena i suoi effetti evocando un fuoco capace di bruciare grazie all’acqua. L’incantesimo di elettrofissione condensato in una fialetta da 10ml ha abbastanza energia per ionizzare e liberare l’idrogeno contenuto in cinque litri d’acqua. È una delle armi più efficaci usate per contrastare i Beholder: la sostanza contenuta nelle fiale, la cui preparazione è uno dei segreti meglio custoditi al mondo, è magicamente neutra e il campo anti-magia sprigionato dall’occhio centrale di un Beholder non la dissolve come con altre pozioni. A contatto con l’acqua il liquido si attiva, si lega all’acqua e la spezza in idrogeno e ossigeno (i metalli alcalini come il potassio si comportano allo stesso modo), il risultato è che un pezzo di pelle/carne/carapace… qualsiasi cosa contenga acqua, si vaporizza e prende fuoco liberando altra acqua e alimentando la reazione fino ad esaurimento della pozione. Gli effetti su di un essere vivente basato su acqua e carbonio sono identici a quelli del napalm. La chiamano “Braiant” contrazione di Brai Hanté. Brai vuol dire molte cose: canto, intonazione, pece, beccheggio e Hanté è la malvagità dell’incantesimo che nasce dall’ignoranza, la stregoneria nera o negromanzia. Stiracchiando un po’ la traduzione diventa “Pece Stregata”, che poi è la stessa sostanza che le Torri di Darkover, create da Marion Zimmer Bradley, tirano fuori per vari motivi (difesa, offesa, necessità della trama… ecc…). La signora del sole rosso mi manca tanto: spero che, ovunque sia finita ora, abbia una bella vista sui mondi che ha sempre sognato quando era viva.
Nota: devo modificare un po’ la mappa. Hialav sta al posto di dove ora è segnata Marbel.

Marbèl e le sue principali esportazioni riguardano il marmo e altre pietre dure. I marmi policromi, l’alabastro, le onici e molto altro sono elementi importantissimi per la realizzazione di pietre-matrici su cui infondere un’aura magica abbastanza grande (o più d’una) e poi realizzare oggetti di potere, piccolo o grande che sia. I marbeliens lo sanno molto bene e sono diventati i migliori nel loro campo. Le loro pietre sono intagliate sono impiegate in tutti i principati proprio per questo scopo, ma l’esportazione rende anche questo principato molto ricco. La differenza infatti la fanno i maghi intagliatori, capaci di creare pietre con tagli ultra precisi delll’ordine del micrometro, o a volte anche meno. Le dimensioni, infatti, sono importantissime durante “le règlage”, la fase in cui un oggetto di potere viene “accordato” con la porteuse dell’incantesimo, o degli incantesimi, che verranno associati all’oggetto. Tanto più è preciso il taglio della pietra, tanto meno laborioso sarà il règlagement e quindi minori i costi di produzione.

Quanto scritto finora sarà soggetto ancora a cambiamenti, ma più o meno l’idea di base è questa: dodici entità caratterizzate in parte dal territorio e in parte dalla cultura. Parlano tutti la stessa lingua, con qualche accento differente, non si combattono apertamente (troppo rischioso), ma son tutti intenti fa “farsi allegramente le scarpe tra loro” in regime di libera concorrenza.
Commerciano molto con l’estero, ma la natura dei loro commerci è perlopiù legata alla magia e quindi alla conoscenza, se pure suona come un ossimoro: la magia è il “noumeno” (inconoscibile, noumeno <> fenomeno) per eccellenza. Non ha senso una campagna militare per conquistarli perché non hanno niente di buono: poca terra coltivabile, a parte la valle d’Ambèr, molte creature pericolose tra i piedi (beholder in primis), gelo polare per 4 mesi l’anno e estati a fondovalle torride. La ricchezza dei principati risiede nella conoscenza accumulata e, soprattutto, in chi la sa applicare per produrre ricchezza. La conquista militare distruggerebbe tutto questo e costringerebbe il conquistatore a fare i conti con una natura avversa e poco altro.
C’è la “Barrière” che protegge Lavill’ al 100% e al confine si riduce a circa il 30%, ma i Principi di Malichar sostengono di essere loro gli artefici di quella protezione e se loro sparissero la Barrière finirebbe per sempre. Troppi rischi per troppe poche risorse.

Questo è tutto.
Per ora.

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