E adesso come lo descrivo un oggetto in 6D?

Tanto tempo fa lessi un bel racconto intitolato “La casa Nuova” di Heinlein. In questo racconto un architetto si era messo in testa di costruire una casa in quattro dimensioni. Ovviamente non potendo “piantar chiodi nel tempo” è ricorso ad un trucco: la casa sarebbe stata costruita in 3D, ma seguendo lo sviluppo di un Tesseract, un ipercubo o cubo in 4 dimensioni. Una volta costruita somigliava a questo:

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Nel racconto di Heinlein la casa, una solida struttura in cemento armato, una volta costruita ha un problemino: la notte prima dell’inaugurazione subisce gli effetti di un piccolo terremoto e il giorno dopo, invece dell’ardita struttura a doppia croce, cè un grosso e brutto cubo dai bordi sfumati, come se i suoi contorni proseguissero lungo una direzione che l’occhio non riesce a seguire. La struttura, stabilissima nelle tre dimensioni, era instabile lungo la quarta e a causa del sisma era collassata in un ipercubo. A questo punto l’amico Heinlein comincia a spassarsela coi suoi personaggi facendogli capitare di tutto, una volta entrati dentro.

A me invece serve qualcosa che permetta di costruire oggetti magici…  meglio, una tecnica che nel mio universo consenta la costruzione di oggetti capaci di interagire con le aure e quindi di scatenare gli effetti di un incantesimo. Poiché tali oggetti esistono e sono ciò che da “potere” a draghi, beholder, elfi, unicorni… e una gran quantità di eccetera, deve giocoforza essere possibile costruire oggetti capaci delle medesime azioni. Da qui la necessità di avere una rappresentazione tridimensionale di un’aura, che di dimensioni ne ha 6.

Se prendo un cubo (non la figura più semplice, ma quella più facile da immaginare) e lo sviluppo sul piano ottengo 6 quadrati: ne aggiungo uno per ogni lato del quadrato +1 che è l’intersezione del piano 2d con quello 3d. Salendo la scala delle dimensioni fino alla 6a ottengo che per descrivere il mio oggetto mi servono: da 3d a 4d otto cubi, da 4d a 5d dieci ipercubi (un ipercubo per ogni faccia del mio oggetto 5d più l’oggetto di partenza, più l’intersezione) e dodici oggetti 5d per fare un… coso 6d. Quanti cubi devo scomodare per avere una proiezione nello spazio 3D? Da un oggetto 6D ricavo uno sviluppo 5D di 8 elementi, da ognuno degli 8 ricavo la medesima cosa, e siamo a 64 oggetti 4D, ancora una volta applico il processo e arriviamo a 512 cubi (e poi 4096 quadrati) che di fatto sono un reticolo 3D. La realtà è anche più complessa dato che un reticolo del genere può avere una struttura regolare, ma non periodica. Una struttura periodica è un cristallo tipo quelli di sale, per citare qualcosa di facile da assimilare: basta aprire la scatola del sale grosso ed esaminare con una lente i cristalli. Son tutti cubi o combinazioni di cubi. Una struttura aperiodica è qualcosa che… be’ suona impossibile, ma che un giocatore di ruolo incallito come me riconosce al volo.
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Ecco a voi un quasi-cristallo di Olmio-Manganese-Zinco.

Per me è un dado a 12 facce 😀

Ottenerne uno in laboratorio è relativamente semplice: l’Olmio si ricava dalla monazite, gli altri due si trovano un po’ più facilmente, si fondono e si lascia raffreddare il tutto lentamente per un tempo inversamente proporzionale alle dimensioni dei cristalli che si desidera ottenere. Quello in foto ha richiesto poche ore (1 quadretto = 1mm). Senza scomodare altre trattazioni geometriche, gli atomi del cristallo si dispongono lungo questo straordinario reticolo (esistono reticoli a 10, 12, 20, 30 e 100 facce… ma pure di più) a causa del comportamento degli elettroni (e qui dovrei tirare in ballo orbitali, numeri quantici e nubi elettroniche). Il passaggio ulteriore, dovuto alla diversa struttura dell’universo in cui esiste Tharamys, è che gli atomi vanno a disporsi anche lungo quelle direzioni che normalmente non potrebbero occupare e che sono poste ad angolo retto rispetto alle altre. In sostanza il cristallo, anzi il quasi-cristallo, che un mago ottiene nel suo laboratorio collassa in quella che in gergo tecnico viene chiamata pietra-matrice e che possiede un’estensione sul piano 6D (exacorion) su cui è possibile lavorare per vincolare su di esso un incantesimo.

A seguire un bell’articolo sulla creazione di un oggetto “magico” vale a dire di un oggetto dotato di poteri.

Difficilmente un’argomento del genere può finire dentro un racconto senza scadere nell’overdumping, ma… nascondere la complessità non vuol dire ignorare come funziona e poi offre sempre spunti per altri racconti.

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2 pensieri su “E adesso come lo descrivo un oggetto in 6D?

    • In d&d fa parte del set base fin dalla versione 2.0, serve a determinare i danni recati dallo spadone a due mani, alcuni tipi di tesori e di incontri casuali. È dall’avvento del d20 system che è divenuto desueto, ma ormai i giocatori ci si sono affezionati 🙂

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