15 Fatti su Malichar e i suoi abitanti

I Principati… Les Arch’rincés o Les ‘Rincés come li chiamano da queste parti sono 12 stati sovrani uniti in una sorta di confederazione dove solo chi ha poteri magici può godere di tutti i diritti civili che noialtri Occidentali abitanti della Terra diamo quasi per scontati. Ecco alcuni aspetti tipici di una ἐπῳδήκρατία dal greco ἐπῳδή (epode = incanto, magia, sortilegio… ecc…) e ρατία (kratia = governo, esercizio del potere).

  1. Se sei un mago sei automaticamente un cittadino. Vero. Viene da sé che i non maghi sono considerati cittadini di serie C. In Serie A ci sono quei maghi diplomati che hanno affrontato la Prova e sono sopravvissuti.
    In un procedimento giuridico contro un utente di magia si è sfavoriti in quanto l’onere delle prove è a carico della parte inferiore. Cioè se io dovessi andare in causa contro un mago, da quelle parti, dovrei avere una enorme quantità di denaro per sperare di vincere.
  2. Hai diritto ad un equo processo solo se sei un mago. Vero a metà: per i non-maghi dipende se nel reato di cui sei accusato è coinvolto o meno un mago. Se sei un mago è lo stesso se contro di te hai un nobile di rango superiore al tuo.
  3. È vietato simulare poteri magici. Vero! Una delle cose che imbestialisce giudici e guardie cittadine sono quelli che “fingono” di possedere poteri magici, magari servendosi di oggetti, poteri divini o meri trucchi da baraccone senza dichiararlo.
  4. Puoi fare qualsiasi cosa sia permessa dalla legge, ma solo se in possesso di adeguata licenza. Vero. Ai malichani piace un sacco la burocrazia. L’ufficio licenze di ogni municipio è quello con più risorse umane e non. I malichani non pagano “tasse” in senso proprio, ma c’è un sistema di licenze che permette di svolgere qualsiasi, dall’imbianchino al mago da strada, dal ricercatore puro al soldato di ventura. Le licenze si rinnovano ogni anno pagando una certa cifra. Con la differenza che ad un certo punto si può decidere di non pagare più e ritirarsi dalla vita sociale, civile, politica… ecc… in realtà non lo fa nessuno. Non esistono pensioni e chi non lavora o riesce a vivere di rendita o è morto.
  5. Solo i maghi laureati a La Brêndienne hanno la possibilità di accedere alle cariche politiche e diventare nobili. Falso. I maghi che sono sopravvissuti alla Prova accedono alle cariche politiche, tutti gi altri no.
  6. Le dimensioni non contano. Vero. Da più di 1000 anni, da quando un violento terremoto ha raso al suolo Lavill’ e le città vicine, gli edifici sono costruiti con tecniche… particolari. Son più grandi all’interno che all’esterno.
  7. A La Brêndienne è possibile apprendere incantesimi oltre il 7° circolo di potere. Falso. Va ricordato che oltre quel livello le energie in gioco cominciano a diventare ingombranti e una palla di fuoco scagliata all’8° circolo di potere può spazzare via un plotone di 100 uomini e al 10°si parla di un piccolo esercito. Teoricamente non c’è limite al potere che un mago può inscrivere in un aura ed esistono incantesimi “di gruppo” capaci di accordare più aure come se fossero una sola, scatenando sortilegi in grado di cambiare in modo significativo l’orografia di un territorio o cancellare un’isola. Va da sé che incantesimi di questa portata sono segreti di stato e non si trovano nelle biblioteche o  nelle scuole.
  8. I maghi che operano a Malichar sono sempre protetti dai colpi di ritorno i cûd’coin. FALSO! I maghi che operano entro i confini de La Brêndienne sono sempre protetti. La protezione diminuisce al crescere della distanza dalla scuola, che si trova nel centro geometrico dei Principati. Tale protezione decresce molto in fretta e lungo i confini (che non sono un cerchio perfetto) a volte è nulla e quando va bene non supera mai il 30%.
  9. Se superi la Prova diventi un nobile o muori. Falso. La Prova è l’equivalente dell’esame di stato per medici, ingegneri, architetti, avvocati… solo che qui è un pelino rischiosa, dovendo dimostrare la propria, perfetta, padronanza delle arti magiche. Un mago che ha studiato con profitto e sa di esser capace nel proprio campo di studi sa che sopravviverà alla prova prima ancora di affrontarla. Sa pure che il “premio” che lo attende non è necessariamente un’ Archaronis in attesa di un Archaron in grado di governarla: è un piccolo territorio all’interno di una Archonté, spesso così lontano dalla capitale da godere di meno del 50% della Protezione di cui godono i maghi che operano a Lavill’. Può tranquillamente rinunciare al titolo di Archaronis e lavorare come libero professionista o come meglio crede. In ogni caso può ancora essere invitato da un titolato (un archont, un archarquis, un arch’uc, archrand o un Principe) come membro della Despairs, il parlamento dove vengono prodotte, aggiornate e proposte le leggi al consiglio dei principi, che valuta, vota, approva o respinge con modifiche ben motivate. Negli ultimi secoli, tra le opzioni dei candidati che superano la prova, vi è anche la possibilità di continuare ad accedere a La Brêndienne per un mese l’anno e studiare ciò che si desidera senza alcun costo.
  10. Anche se al riparo dai cud’coin i maghi sono sempre vulnerabili agli errori. Vero! Alla Brêndienne vi sono aule blindate, capaci di resistere a sortilegi di potenza mai vista (20° circolo e oltre grazie alla presenza della Barriera) e che impediscono agli effetti di qualsiasi incantesimo di uscire dai loro confini. Sono come le sandbox impiegate per provare pistole e fucili in sicurezza, ma la differenza è che il mago deve entrare nella stanza dove proverà l’incantesimo o l’oggetto magico frutto delle sue ricerche. Se tutto va come deve l’incantesimo funzionerà o non funzionerà senza particolari problemi. Se qualcosa va storto… chi ci rimette è solo il mago.
  11. Ladri, assassini e compagnia bella sono comunque sottoposti a licenza. Falso e vero. Ovviamente non dipendono dall’ufficio licenze del municipio di appartenenza, ma seguono le regole delle rispettive… gilde (o associazioni a delinquere di stampo mafioso, camorristico, malichano… fate voi) e lavorare senza il beneplacito di una di esse equivale a morire velocemente e in silenzio.
  12. Se diventi nobile resterai nobile per tutta la vita. Falso. Solo i principi e qualche Archrand possiedono questa carica fin dalla loro nomina, ma per tutti gli altri ci sono due grossi scogli da affrontare ciclicamente. Gli Archarons sono i “nobili” freschi di nomina, prendono in carico una Archaronis da gestire e devono farla rendere al meglio per centrare gli obiettivi che il loro Archont o il loro Archarquis (se l’archaronis fa parte di un territorio posto al confine con un un altro principato o all’esterno) gli impone. Se al termine del mandato l’Archont ha qualche motivo per lagnarsi di un archaron (obiettivi non raggiunti, in primis) può destituirlo e chiedere l’invio di un nuovo Archaron. Archont e Archarquis più avveduti (cioè la maggior parte di essi) seguono o fanno seguire da persone fidate gli studenti più promettenti e cercano di portarli sotto la propria ala in modo da avere sempre gente capace da assegnare alle terre che devono amministrare. Anche Archont e Archarnquis sono soggetti a controlli e verifiche quinquennali da parte del proprio Archuc, mentre quest’ultimo è sottoposto a verifiche decennali dall’Archrand che lo controlla. Fallire un obiettivo non è necessariamente il viatico per perdere il titolo, ma certo non mette in buona luce per aspirare a conquistare il gradino superiore. Idem per gli Archrand, sorta di ministri dedicati ad un preciso territorio che amministrano in nome e per conto del principe che servono. Vi è tuttavia un altro modo per conquistare un titolo oltre l’eventuale caduta di un nobile/amministratore dovuta al mancato superamento della verifica periodica: la morte.
  13. L’Archaronis è per la vita. Vero. Superata la prova la scelta successiva è definitiva. Amministrare un’Archaronis richiede tempo, dedizione e energia che un mago anziano non possiede, preso com’è dai propri studi e dal proprio lavoro. Un mago che ha intrapreso la libera professione non ha molto tempo da dedicare all’amministrazione del territorio.
  14. Se uccidi un mago prendi il suo posto. Falso. Se un mago muore il suo posto rimane vacante e si ha la possibilità di ottenerlo, a patto di avere i requisiti. Ricordo che i maghi diplomati alla Brêndienne sono persone estremamente preparate e duramente selezionate (se qualcuno era inadeguato non ha superato la prova… vivo). Dunque per rendere un posto vacante ci sono altri metodi oltre che sperare nel fallimento. Capita spesso che un Archaronis lasci il posto perché si rende conto che può guadagnare di più lavorando come libero professionista. Capita spesso che un Archuc metta come obiettivo ad uno dei suoi Archonts la morte di un altro mago perché ha individuato uno studente molto dotato e promettente e vuole annettere un territorio all’Archucis che amministra, magari perché il suo Archrand gli ha ordinato di espandersi (e quindi l’ordine è partito da un Principe). In ogni caso l’assegnazione di un territorio viene data per merito prima di tutto. Un archonté o un archarquisé rimaste vacanti vengono assegnate al nobile di grado inferiore più meritevole tra quelli presenti sul territorio. Quindi un’archonté con due archaronisés avrà come contendenti i due archaron e basta e dei due verrà scelto quello che avrà conseguito con successo il maggior numero di obiettivi e in caso di parità andrà a quello che ha conseguito il voto più alto alla Brêndienne, se sono ancora pari va al più anziano e solo in caso di ulteriore parità viene lasciato scegliere ai due contendenti come dirimere la questione entro 10 giorni, pena la perdita del titolo. Ne emerge una fitta rete di complotti e contro-complotti tra chi trama per liquidare questo o quel nobile e chi invece indaga per scopire e sventare complotti e attentati.  Il risultato è che ogni anno c’è sempre qualche territorio rimasto senza amministratore per controllare il quale si scatenano lotte sotterranee che, qualche volta, si risolvono con un duello tra maghi. Nel caso di un’archaronis con più contendenti la cosa viene risolta allo stesso modo, a parte il fatto che sono ammessi come contendenti solo maghi che hanno superato la prova entro l’anno.
  15. Non avai altro dio all’infuori di Dar. Falso. Il divieto riguarda la manifestazione pubblica di un culto diverso da quello di stato. Nel privato della tua casa, della tua mente, del tuo sotterraneo preferito puoi pregare chi ti pare. Si tratta di una via morbida scelta da Dar per evitare le ingerenze delle altre divinità senza inimicarsele troppo. Dar esiste da quando è nata Malichar, tra gli dei di Tharamys è forse il più giovane e anche quello con meno potere, sebbene stia crescendo in fretta. Capita ancora, tuttavia, che qualche sacerdote con istinti da missionario decida che è il momento di “rivelare” la verità e la lieta novella (quale essa sia) relativa il dio che serve. Personaggi del genere finiscono velocemente al rogo, talvolta le guardie cittadine riescono a salvarli dal linciaggio e procurargli un passaggio per il confne più vicino dove espellerli. Più spesso arrivano troppo tardi e per il neomartire non c’è altro da fare che seppellire le sue ceneri. Come già detto: chi ha diritto ad un processo sono i maghi e anche in quel caso il titolo ha il suo peso. Sorte analoga tocca ai ladri sorpresi a rubare e cose del genere. Alcuni malichani venerano altri dei, ma, appunto, tengono per sé la propria scelta religiosa. Numerosi preti di altre religioni vivono entro i confini di Malichar senza che nessuno gli dia fastidio, soprattutto i chierici di Eplor il Buono che sono apprezzati per i loro poteri curativi. Però, appunto, in privato o al limite al riparo di un angolo di strada se si tratta di vita o di morte.

Ci sarebbero altri  aspetti della vita malichana, ma questi che ho appena descritto sono emersi già in altri articoli, racconti o salteranno fuori appena trasformerò qualcuna delle bozze che ho da parte in articoli ed ho preferito metterli giù subito.

Come sempre sono graditi a consigli, commenti e qualsiasi altra domanda vi passi per la testa, ma soprattutto: grazie per aver letto fino a qui!

 

Andrew Next

Annunci