La grande scuola di Magia in 2500 parole

Hogwarts.

Anzi  La Brêndienne, e questa che leggi è quasi la fine dell’articolo: quando ho coniato il nome ne stavo scrivendo l’ultima parte.

In un reame magico, anzi, una federazione di dodici regni… pardon, Principati, governati dalla magia non può non esserci almeno una scuola dove i giovani aspiranti maghi diventeranno veri utenti di magia no? Dunque ecco che compare, prepotentemente, la necessità di un polo di formazione.

I principati stanno prendendo finalmente forma e, oltre a decorazioni goticheggianti innestate su casette tirolesi tipo i doccioni a forma di drago in rame lavorato a sbalzo (non scherzo: di quella forma sono abbastanza diffusi in Svizzera da Zermatt in su) mi sono trovato a dover descrivere in che modo può funzionare una scuola di magia, come può sostenersi economicamente e se questa cosa è in coerente con l’economia di tutto il paese… lo so, sono Beghe mentali (b come Savona) è che io ho sempre storto il naso di fronte a situazioni fantasmagoriche (tipo la scuola di cui sopra) senza tuttavia qualcosa di credibile dietro (come un esercito con centinaia di migliaia di unità e neanche un carro rifornimenti o una cucina da campo o quello che è): insomma gli uruk-hai creati da Tolkien erano si un esercito sterminato, ma per tirarlo su Saruman ha consumato il suo potere e una volta perduto l’esercito è rimasto pressoché in mutande. Lo sterminato esercito eruttato dal Divieto, ne “Le pietre magiche di Shannara”, era solo la frazione delle creature sopravvissute al durissimo ambiente, comunque uno sfracello, d’accordo, ma era ben raccontata. Invece, con tutto il bene che voglio a  Philip Pullman, non ci sono molte possibilità per una reale sopravvivenza degli orsi bianchi metallurghi… non se mangiano veramente quel quantitativo di carne ogni giorno.

Dunque se ho a che fare con un reame “magico” non solo devo sapere come funziona la magia, ma pure se tutta l’economia del paese è stabile: caspita, deve esserlo visto che i Principati esistono da 2600 anni!

E qui c’è il primo scoglio: la scuola creata dalla Rowling che mi rompe l’animo col suo fascino. Be’ io sono stato ispirato da un Dottore. Non ho forse detto che lo zaino di Conrad è più grande all’interno che all’esterno? Che molti degli edifici di Lavill’ sono costruiti con la medesima “tecnica” ? E allora la “Grande scuola” non è una scuola, non è un castello irto di torri merlate, popolato da fantasmi logorroici e frequentato da maghetti con gli occhiali e strane cicatrici in testa.
A me piace pensarla come Canbridge o il Politecnico di Torino, il MIT o La Sorbonne. Vista da Champ Malichar, la piazza al centro di Lavill’,la scuola appare come una minuscola rocca irta di guglie goticheggianti, merli conici e alberi giganti, ma varcata la soglia ci si ritrova in una vera e propria città suddivisa in quartieri. Dodici per la precisione, ognuno con le sue peculiarità.

Più grande all’interno che all’esterno, come il TARDIS (Time And Relative Dimension In Space), l’astronave camuffata da cabina telefonica che il Dottore usa per spostarsi. Ok, le somiglianze finiscono qui, ma questo giochetto mi cambia parecchio i concetti di “dentro” e “fuori”.

Vorrei aver già pubblicato l’articolo sulla politica malichana, ma questo non poteva aspettare. La scuola è tanto grande Perché è l’unica scuola sicura in tutti i Principati e in buona parte delle terre conosciute. Ho detto più volte che Malichar è protetta dai “colpi di ritorno” degli incantesimi mal predisposti, i coud’coin come li chiamano qui, che vanno dal “semplice” collasso mentale alla comparsa di qualche essere extra-dimensionale attratto dalle attività del mago e con intenzioni comunque spiacevoli.

La protezione è massima (100%) proprio su La Brêndienne e decresce via via che ci si allontana. La scuola sorge proprio dove ha origine la barriera che protegge gli incantatori. Se sei uno studente che un giorno potrebbe diventare la “crème de la crème” della società malichana, magari rampollo di qualche famiglia molto in vista, devi studiare là dove è certo che non concluderai prematuramente la tua carriera prima del termine degli studi, ogni altro luogo comporterebbe rischi inaccettabili. Di scuole ne esistono anche nelle altre città dei principati ed hanno aule attrezzate con incantesimi protettivi molto efficaci, ma… la protezione non è mai “massima” e spesso gli studenti, animati dal sacro fuoco dello studio, dimenticano che fuori dalle aule sono molto vulnerabili, finché non apprendono come proteggersi e mettono in pratica in modo efficace le tecniche apprese. Per cui ogni tanto qualche studente ci lascia le penne anche se sta studiando nella periferia di Lavill’.

Tra il centro e la riva del lago su cui sorge Lavill’ la protezione non è più massima, ma compresa tra 100 e 99, il che vuol dire che ogni 1000 errori almeno uno studente è colpito da qualcosa… e gli studenti sbagliano decine di volte al giorno specie durante i primi mesi, è il loro lavoro. Uno studente che non sbaglia mai difficilmente apprenderà qualcosa. Inoltre vivere a Lavill’ è comunque costoso, per cui meglio la scuola. Oltre le rive del lago la protezione cala ulteriormente, ma è comunque poco oneroso costruire aule e laboratori protetti, mentre ai confini questa protezione spesso è inferiore al 30% rendendo di fatto lo studio della magia pericoloso come all’estero. C’è da dire che questa protezione varia nel tempo e il trend degli ultimi 50 anni è in lieve crescita.

Viene da se che, dato il sistema “politico” dei principati dove solo chi ha poteri magici gode di tutti i diritti civili, chi controlla l’istruzione controlla il potere. Il che è in linea con quello che Dar il Dorato desidera: la sua “religione” si chiama conoscenza, sapere. I suoi templi sono biblioteche e i suoi sacerdoti sono tutte le persone che ricercano conoscenza e trasmettono il sapere a chi ne è degno.

Lo studente entra a scuola ad un’età compresa tra i 10 e i 14 anni, prima non è proprio in grado di gestirsi da solo, salvo casi rarissimi. Vi rimane per cinque anni, durante i quali viene formato e reso in grado di studiare e predisporre incantesimi di qualsiasi circolo, dal primo fino al settimo. Difficilmente gli studenti di questo livello superano il quarto circolo, ma teoricamente è possibile. Quando ottiene il “diploma” è un cittadino, può concorrere alle cariche pubbliche, ha diritto ad un equo processo, può acquistare qualsiasi licenza, intraprendere qualsiasi professione desideri. Non può accedere alle cariche politiche, ma tutto il resto gli è consentito.

Nei quattro anni successivi può accedere ai corsi che sovrintendono le tecniche avanzate. Si va dalla creazione di manufatti incantati, alle tecniche di costruzione in 6d, meta-magia, alchimia, geografia planare, evocazione, invocazione… ecc tutte materie estremamente complesse e che indirizzeranno in modo definitivo gli studi e la vita professionale del mago. Un “mago edile” per dire, sarà bravissimo nel progettare e realizzare edifici o occuparsi della manutenzione degli stessi, un invocatore è più simile al mago che si vede in molti romanzi fantasy e che tira fulmini e palle di fuoco, un “geografo planare” sarà espertissimo nel muoversi tra piani di esistenza differenti etc…

Al termine dei quattro anni sceglierà se affrontare la “Prova” o laurearsi semplicemente. Con la laurea si guadagna l’accesso alle cariche politiche, per cui si può essere invitati ad entrare nella “Despairs” il consiglio che vota le proposte di legge e le propone ai Principi possono approvare, o rispedire indietro suggerendo le modifiche opportune (e poi approvare). L’invito può essere inviato da un principe, ma anche da un arch’at un archarquis o un archont (appena riesco a finire il post sulla politica… ), nessun archaron può invitare (tra poche righe spiego qualcosa).

Se sceglie la Prova e sopravvive, diviene Archaron (fusione di Arcane e Baron) e ottiene un seggio alla Despairs e un feudo, di solito periferico, legato ad una Archonteé o ad una Archarquiseé (rispettivamente Contee e Marche di Confine) …ed ecco che comincia a far capolino la politica. Che a loro volta sono sotto un Arch’cat e insieme formano un Arch’rinceé o Principato. Les Arch’rinceés de Malichar, per l’appunto. Prende sempre più forma anche la lingua parlata che, di tanto in tanto, farà capolino tra le righe.

La prova finale non è nota nei dettagli perché cambia sempre, ma è famosa per la sua “mortalità”, dato che la posta in gioco è molto alta. Essere una personalità politica, a Malichar, è rischioso: quando inizi devi andare in qualche luogo lontano dalla capitale e se non ti proteggi dagli errori in qualche modo rischi, ma se non usi la magia spesso & volentieri non riesci ad amministrare il feudo (l’archaronis che ti viene affidato) e dopo 5 anni o sei riconfermato, o rischi di prendere il posto lasciato vacante dal tuo archont o archarquis, o sei destituito e al massimo potrai sedere alla Despairs. Quando cresci in potere devi comunque pararti perché gli Archont e gli Archarquis delle altre casate tenteranno di eliminare in ogni modo te e i tuoi Archaron… e così via fino ai Principi. Inoltre se quando sei un “semplice” Archaron puoi permetterti il lusso di inveire contro questo o quel nobile (tuo pari), man mano che sali sei costretto dalle regole sociali a chiamare “fratello” o “mio caro amico” anche quello che sai che ti vuol morto e magari la notte prima ti ha mandato contro un paio di sicari. O stai per rendergli il medesimo favore.

Non è male, ma chi intraprende la carriera politica ben difficilmente si accontenterà di un seggio. D’altro canto la “mortalità” politica è pure elevata: i maghi tentano di farsi le scarpe tra loro, specie tra archaron che sono i più deboli, per creare posti vacanti dove inserire i propri alleati. Nel corso di un anno vengono a crearsi sempre dei vuoti, vuoi per incapacità (molto raro), vuoi per morte (frequente) o abbandono da parte del mago, ma comunque c’è sempre posto per un mago laureato che supera la prova. Anche se non sempre un mago che supera la prova vuole il potere politico come, ad esempio, ha scelto Ivilas che superata la prova ha “abdicato” in favore di un mese di studio “gratuito”, ogni anno, presso la Bertrandienne… pardon, Brêndienne. I malichani si mangiano le parole come i francesi cui sono ispirati e nel corso dei secoli si son mangiati qualche lettera sostituendola con il canonico accento circonflesso sulla ê 😀

Dunque la Brêndienne è il motore primo della vita politica, culturale e scientifica magica dei Principati e chi la controlla è anche colui che detiene il vero potere da queste parti.

La Brêndienne è parecchio diverso dalle location create dalla Rowling (Hogwards, Durmstrang o Beauxbatons che mi viene da tradurre in “Bei Bastoni” e mi sembra dannatamente ambiguo), ma perfettamente coerente con la mia ambientazione. In compenso fa il verso a La Sorbonne (forse l’università più famosa al mondo) e mi da molta soddisfazione l’essere riuscito a tirar fuori un nome simile.

C’è tuttavia una domanda che potrebbe emergere: esiste un collegamento tra la protezione offerta a tutto il reame e la Brêndienne? La risposta è si, più d’uno. C’è un intero dipartimento della Brêndienne dedicato allo studio della Barrière e non di rado dai loro laboratori esce qualche sistema per rafforzarla localmente al fine di rendere aule e laboratori più sicuri, o creare amuleti protettivi ancora più efficaci.

 Ci sono rivalità simili a quelle mostrate dai nobili anche nella scuola? La risposta è si, ma poche: chi sceglie la via della ricerca  di solito ha a cuore i propri interessi e può permettersi di condividerli con altri maghi. Un geografo planare, ad esempio, non ha nulla da rivaleggiare con un invocatore e, anzi, trova molto comodo avere un intero dipartimento che, all’occorrenza, può aiutarlo nel proprio lavoro. Un evocatore ha tutto da guadagnare da geografi e invocatori, perché i primi scoprono nuove creature da evocare, i secondi gli forniscono gli incantesimi più adeguati per recuperare una creatura sfuggita al controllo. Insomma, salvo rari casi, la maggior rivalità tra maghi ricercatori è all’interno di uno stesso dipartimento, ma non raggiunge mai i picchi violenti che si verificano in ambito politico… tranne nei casi, pochi ma costanti, di maghi che hanno un seggio o addirittura un feudo da amministrare, ma che per qualche motivo hanno attirato l’attenzione del rettore Etiènne D’Amber, pluriottuagenario e ancora arzillo. Ad esempio una delle personalità più discusse e guardate con ammirazione o sospetto, mai con indifferenza è Monsieur Doole, Alaq Doole è un mago che ha scalato dannatamente in fretta la società malichana. Diplomato a soli 20 anni è divenuto Archaronis della casata Lendin e in appena dieci anni è divenuto Archont. Tra i suoi meriti vi è la creazione di un metodo, tutt’ora segreto, per la fusione delle gemme-matrice dopo che vi è stata vincolata un’aura sopra. Si tratta di una tecnologia che consente di velocizzare la produzione di oggetti incantati senza ridurne la qualità.

Ethan D’Amber lo ha invitato come (devo trovare dei titoli adeguati per tutti i ruoli all’interno della scuola, dal Rettore in giù) Primo Oratore presso il dipartimento di Meta-Magia: anche se Alaq non è disposto a cedere i propri segreti, Ethan è sicuro che i suoi docenti, ma anche numerosissimi studenti, ispirati dalle idee di Alaq potranno mettere a punto qualcosa di utile. D’altro canto Alaq non può rinunciare al prestigio che l’essere Primo Oratore comporta (o quel che sarà quando avrò trovato dei titoli decenti, coerenti con l’ambientazione, ma sufficientemente comprensibili da non richiedere una nota a fondo-pagina)  e accetta volentieri. Questo elemento fa parte del plot del “ladro di sogni”, il romanzo in cantiere. Il titolo, ovviamente, è provvisorio.

Detto questo… la questione “scuola di magia” è tutt’altro che conclusa, ma per ora è abbastanza.

Annunci