Champ Malichar

Champ Malichar

Champ Malichar (pron: “sciam’ malisciar” ) è la piazza principale di Lavill’ ed è un’isola, situata quasi al centro geometrico della fitta rete di ponti e canali che costituisce la capitale dei principati. Ha forma di un pentagono regolare e sul basolato della piazza è disegnato in pietre di granito bianco un pentacolo al centro del quale sta ritto un monolite nero, rettangolare, identico a quello che Kubrik ha usato in 2001 odissea nello spazio. Solo che su questo curioso manufatto brillano lettere, numeri e immagini. Lettere e numeri, con l’aspetto di rune magiche (ma assolutamente innocue) indicano l’ora e la data, precisa al secondo senza mai sgarrare. Le immagini invece sono viste dai cittadini come una divertente barzelletta: mostrano le previsioni meteo per la giornata e per i giorni successivi. La barzelletta è che, dalla creazione del singolare manufatto avvenuta 600 anni prima, mai una previsione si è rivelata corretta, neanche quando accidentalmente si rivelava azzeccata.

La piazza ha un “lato” di circa 50 batòn, poco più di 50 metri e su ogni lato si affaccia un edificio di importanza strategica per la vita stessa della città. Il più antico ed importante, dallo stile totalmente diverso da ogni altro edificio presente in città, è la cittadella universitaria di cui parlerò in un altro articolo, a seguire in senso orario il palazzo Despairs vale a dire una sorta di parlamento riconoscibile dallo spettacolare portico che ne circonda il perimetro. Accanto, apparentemente più piccolo e dimesso vi è il palazzo dei Principes ossia il luogo dove i Principi si riuniscono per discutere di questioni che devono essere affrontate vis a vis e non attraverso strumenti magici che rischiano di essere intercettati. Accanto il tribunale con annessa la minacciosa torre Dessoupirs come NON la chiamano gli abitanti convinti che porti sfortuna solo a immaginarla. Lo straniero che dovesse chiedere qualcosa a riguardo si sentirà rispondere “quale torre?” nel migliore dei casi.

Per finire vi è la Grande Biblioteca, La Senrobon, come la chiamano gli abitanti, fondata da Philippe de Senrobon, meno noto di Bertrànd de Malichar, ma suo braccio destro è, di fatto, il più grande dei templi dedicati a Dar il Dorato.

Oltre a questi vi sono il palazzo del governatore, colui che amministra la città e il mercato dei mostri: un luogo tutto particolare, dove è possibile acquistare se pure a caro prezzo, carne di drago o talvolta persino occhi di beholder.

Ogni edificio è molto diverso da quello che sembra all’esterno. Prendiamo il monolite che campeggia al centro della piazza: è alto 25 batòn con una base di 10 x 5 batòn.

Sul lato minore, all’altezza del suolo, è appena visibile una porticina. Di solito non si apre mai, ma a dare una sbirciatina all’interno si scopre una vasta sala dalla volta a cupola, larga non meno di 20 batòn. Esatto: è più grande all’interno che all’esterno. Tutti gli edifici della piazza sono così: hanno una “intersezione” sul piano tridimensionale di ridotte dimensioni, ma se si potessero ammirare nella loro interezza, apparirebbero ben diversi.

Lo stile architettonico è una diretta conseguenza delle numerose catastrofi che nei secoli precedenti avevano più volte raso al suolo la città, quella dei terremoti è la più frequente, ma anche i beholder possono diventare estremamente pericolosi.

Si potrebbe intuire che Lavill’ sia antica, ma in realtà è ancora più vecchia dato che l’orologio al centro della piazza (che se fosse interamente sul piano tridimensionale occuperebbe tutta la piazza in larghezza e i dodici metri soprastanti) ha seicento anni ed è stato costruito quattro secoli dopo il sisma che ha distrutto la città.

Lavill’ ha 2600 anni e non è neanche una delle capitali più antiche di Tharamys.

Lo stile architettonico dominante (all’esterno degli edifici) è, manco a dirlo, una sorta di Gotico Fiorito incrociato con quello Vittoriano, per cui accanto a doccioni a forma di drago vi sono tetti in rame e in ottone, da pilastri in granito che sostengono archi a sesto acuto, magari incrociati tra loro come il portico di palazzo Despairs, pendono eleganti lucerne a gas in ottone brunito. Pensiline in ferro battuto riccamente decorate, rese inossidabili da apposite rune anti-corrosione, completano gli approdi per les varteries: sorta di autobus che consentono agli abitanti di spostarsi in massa senza dover ricorrere alla magia (ma con costi decisamente sostenuti). La lentezza di questi mezzi è dovuta alla legge: veicoli troppo veloci accelerano l’erosione delle isole su cui sorge la città e ne aumentano i costi di manutenzione. A muoverli è una bizzarra commistione di tecnologia e magia: un complesso sistema di bielle muove le ruote a pale poste ai lati dell’imbarcazione, che possono essere manovrate singolarmente così da migliorarne la manovrabilità. Le bielle sono mosse da uno stantuffo a vapore, questo viene prodotto da una caldaia a sua volta riscaldata dall’interno da un minuscolo portale aperto sul piano elementale del fuoco, che il comandante dell’imbarcazione (rigorosamente un mago) controlla tramite la magia.

Nel prossimo articolo mi concentrerò sull’università e sulla biblioteca, prima di stendere la prima versione della mappa della città e la sua “guida turistica”. 

Annunci