Draghi

Cortesia di Venditti Antonello

Chi ha visto un mondo fantasy senza draghi alzi la mano, per favore. Ok, Turtledove e Brooks, smettetela di saltellare dicendo “Io, io!” che avete riempito i vostri mondi di cose che mi hanno fatto sognare per anni… e poi, tu, Brooks il drago l’hai usato eccome!

A me piace la tradizione e in un mondo fantasy che si rispetti i draghi ci devono essere. Anche per questo Tharamys l’ho creata bella grossa. Un drago mangia assai e se voglio che l’ecosistema non collassi sotto il loro peso…

Innanzitutto cos’è un drago? Per chi non lo sapesse è una bestia leggendaria che riassume tutto il meglio del mondo animale. Corpo serpentino rivestito da scaglie durissime, sei articolazioni, coda. La testa ha occhi semi-frontali che gli garantiscono una visione su 290° e sei dimensioni, le articolazioni anteriori sono dotate di mani a quattro dita che gli garantiscono una buona capacità di manipolazione, quelle centrali sono le ali che gli permettono di volare e quelle posteriori sono sufficientemente potenti da tenerli in piedi e hanno artigli capaci di sfondare un muro. A chiudere in bellezza una coda che spesso finisce con una pericolosa chiostra di aculei. Le dimensioni contano e, come si può immaginare, un drago anziano ha dimensioni ragguardevoli che possono superare i settanta metri di lunghezza con apertura alare quasi alla pari. Più o meno come un moderno (per ora) dreamliner 777. Certo… il drago deve arrivarci a quell’età e, al pari degli orchi, la vita di un drago non è semplice.

I draghi hanno dalla loro diverse altre caratteristiche. Prima fra tutte: sono senzienti, seconda: vedono lungo tutti e sei gli assi della realtà e sono capaci di spostarsi altrettanto bene, terza ma non meno importante: sanno usare la magia. Il modo in cui impiegano le forze magiche è in parte istintivo, almeno per i primi anni di vita e questo è un vantaggio, che altrimenti avrebbe causato l’estinzione a causa del pericolo cui si espone un incantatore ogni volta che lancia un incantesimo. I draghi, letteralmente, soffiano i loro incantesimi attraverso gli organi del loro lungo collo. Qualcuno potrebbe, banalmente, dire che i draghi sputano fuoco e fiamme dalle fauci e spesso questo è quello che sembra, ma la realtà è molto diversa.

Cominciamo dall’inizio. I draghi si riproducono deponendo uova il cui colore varia in base alla razza e alle circostanze. Di solito appaiono come pietre di forma ovoidale grandi più o meno come mezzo pallone da rugby. Peso e consistenza sono simili e solo un incantesimo per rivelare il magico permette di distinguere le uova dai sassi comuni. Anche se non si dispone di un incantesimo del genere può essere facile accorgersi di cosa si tratta. Mi spiego meglio: a moltissimi draghi piacciono oro, argento, platino e altri metalli nobili, pietre preziose e oggetti d’arte, armi leggendarie e altri oggetti magici con cui addobbano e talvolta pavimentano la loro dimora. Ritrovarsi in un luogo del genere è già abbastanza indicativo e se poi trovi quattro o cinque “sassi” di dimensione sospetta al centro di un nido realizzato in quel materiale… be’, io me ne andrei e anche di corsa. Vuol dire che Mamma è vicinissima.

I draghi covano le loro uova, ma essendo utenti di magia spesso riescono ad allontanarsi per procurarsi il cibo e tornare prima che qualche cacciatore di tesori trasformi la loro prole in merce da scambio. Qualche volta, purtroppo, il drago è troppo lontano o il cacciatore molto fortunato.

La cova dura un paio di mesi durante la quale la temperatura deve essere mantenuta costante, il metodo varia molto: chi usa la magia, chi un vulcano, sorgenti idrotermali, paludi tropicali… le uova di drago sono resistenti e possono essere covate un po’ ovunque. Solo richiedono tanto amore, coccole e calore. Come tutti i cuccioli in arrivo che si rispetti.

Alla schiusa un drago non è più grande del palmo di una mano umana, è completamente inerme e bisognoso di tutto. Durante il primo anno di vita i genitori avranno il loro bel da fare per nutrirlo, insieme ai suoi fratelli: ogni covata contiene da 3 a 5 individui. Poi possono accadere molte cose: la maggior parte dei draghi non offre ulteriori cure parentali. Si tratta di creature estremamente libere e gelose della propria libertà per cui difficilmente disposte a dedicare troppo tempo a individui che, nel peggiore dei casi, cercheranno un giorno di ucciderli e prendergli tutte le loro ricchezze e nel migliore si dimenticheranno di loro andando a vivere altrove. Al termine del primo anno di vita il drago ha superato il metro di lunghezza ed ha acquisito una rozza capacità di muta-forma. Con un incantesimo ad hoc i genitori impongono al cucciolo una forma per circa venti anni e poi lo abbandonano. Spesso il “cucciolo” diviene un trovatello umano adottato da una famiglia che possa nutrirlo, crescerlo ed educarlo. Di solito si tratta di umani, poiché sono incapaci di vedere oltre il piano tridimensionale. L’abilità di cambiare forma infatti non trasforma il drago, ma altera la sua proiezione nelle tre dimensioni facendolo apparire diverso, perfino nella massa per cui nonostante il peso un drago può apparire come uno scoiattolo e non spezzare il ramo su cui sta seduto; chi possiede la vista può notare delle discrepanze e se l’incantesimo non è stato predisposto con la massima cura può addirittura vedere la vera forma del drago. Inutile dire che un drago giovane scoperto in questo modo fa una brutta fine. Di solito. Il loro sangue è molto richiesto: da esso si ricava un inchiostro molto stabile e durevole, l’ideale per scrivere incantesimi. Dunque se a questa età viene scoperto, un drago finisce quasi sempre incatenato nella bottega di qualche artigiano a produrre inchiostro finché non diventa troppo grosso per essere gestito e quindi viene ucciso prima che possa causare danni, la sua pelle diventa materiale per corazze, le sue ossa armi e scudi, la sua carne una volta privata del sangue diventa cuoio resistentissimo.

Può sembrare crudele, ma c’è da dire che la filosofia dei draghi riguardo l’allevamento della prole è simile a quella del cuculo che, una volta cresciuto, uccide i suoi fratelli per avere tutte le risorse del nido per se. Molto dipende dall’indole dei genitori, di cui parlerò in seguito e che influenza in modo determinante la crescita e lo sviluppo del drago nel corso della sua lunghissima esistenza. Alcuni draghi sono di indole rigida, più o meno benevoli, per cui hanno un profondo rispetto per le leggi e le regole del luogo in cui vivono. Hanno le loro dimore in luoghi che somigliano vagamente ad una città (anche se non si può parlare di città in senso proprio), hanno delle regole e le rispettano. Altri sono più selvaggi per non dire caotici e hanno regole tutte loro che cambiano secondo l’umore o la convenienza o altro. A volte anche il meteo influisce.

I primi pianificano attentamente l’inserimento della prole nel tessuto sociale, ben consci che i loro figli attireranno l’attenzione poiché diventeranno rapidamente più forti, intelligenti, scaltri… migliori, insomma, dei loro coetanei, ma pure degli adulti. In qualche raro caso i draghi di questo tipo decidono di non inserire la prole, ma di dedicare una ventina d’anni della loro esistenza per crescere la nidiata. Gli altri draghi non lo fanno mai e sono più o meno attenti nella scelta del nido, ben consci che potranno usarlo una volta sola o al massimo un paio prima che i suoi abitanti siano troppo anziani o vengano obliterati dalla prole: una fattoria umana isolata, una colonia di orchi “atei”, un villaggio troll sperduto tra i monti… le condizioni devono essere che gli abitanti non siano dotati della Vista o che non abbiano utenti di magia troppo svegli, o magari nessun utente di magia proprio.

I draghi “pianificatori” a volte tentano addirittura di prendere parte alla vita politica di uno o più regni, finendo poi per controllarla… a quel punto si stancano del gioco e passano ad altro. A volte non si stancano e ancora continuano ad amministrare con saggezza il loro regno, ammassando nella loro dimora (non si può proprio parlare di tana) tesori e ricchezze coi quali, talvolta, fanno addirittura il bagno.

L’indole del drago dunqe determina se il giovane drago, una volta raggiunti i 20 anni e dunque capace di controllare correttamente la propria proiezione sul piano tridimensionale (vedi aspetto fisico in 3D), decide o meno di rivelarsi, o andarsene senza più guardarsi indietro, o magari restare un altro po’ per aiutare i genitori adottivi nella breve vecchiaia che li attende, o magari rivelarsi, stringere amicizia con loro e donargli un po’ del proprio prezioso sangue, o magari tornare con un po’ di oro e gemme con cui sdebitarsi. I draghi hanno un fiuto eccezionale nel trovare queste cose, un po’ come un noto personaggio Disney. Oppure decidono di uccidere tutti per non farli soffrire in vecchiaia… o perché provano un piacere selvaggio e ancestrale nel soffiare distruzione e morte dalla bocca.

L’indole fa tutta la differenza e ha anche effetti ben visibili sull’aspetto esteriore del drago, le cui scaglie diventano lucenti e metalliche oppure colorate vivacemente. Più ordine equivale a riflessione diretta e dunque l’aspetto è più metallico, più caos invece comporta riflessione diffusa e colori più netti. Il colore dipende molto da come il giovane drago è stato allevato ed è strettamente legato dunque all’ambiente per motivi “mimetici”. Un drago “metallico” la cui nascita è stata pianificata al pari del suo inserimento nella “società” non ha avuto mai necessità di mimetizzarsi nell’ambiente per cui avrà scaglie lucidissime e  colori poco appariscenti come il bronzo, il rame, l’argento, l’ottone o l’oro (tutti molto tenui, in realtà), mentre per chi non viene inserito e deve cavarsela nell’ambiente i colori fanno tutta la differenza: nero, bianco, verde, blu e rosso sono i più comuni, con infinite sfumature e screziature che favoriscono il mimetismo. Di fatto il colore di un drago è unico ed è un po’ la sua “impronta digitale”, saperla leggere significa capire esattamente chi hai davanti e cosa sta per fare. Questo aspetto, probabilmente, è uno dei pochi veri punti deboli di un drago e a saperlo sfruttare, a patto di riuscire a vedere il suo vero aspetto, fa la differenza tra la vita e la morte in caso di un incontro ravvicinato.

Dunque a venti anni, più o meno, il nostro amico drago (se è stato nascosto in una enclave) scopre perché ha una marcia in più. Talvolta lo scopre da solo, più spesso è qualcun altro a dirglielo: i genitori, un altro drago, un mago o un altro utente di magia (e come abbiamo visto questo potrebbe diventare un grosso problema per il drago), ma dando per scontato che superi incolume il passaggio alla vita da drago e tralasciando quale che sia il destino del nido, ecco che il nostro amico spicca per la prima volta il volo. Chi si immagina qualcosa di bello e aggraziato può anche smettere di leggere. Un drago, come le leggi dell’aerodinamica ci insegnano, non dovrebbe poter volare… ma al pari del calabrone se ne infischia e vola, solo che fa una fatica tremenda. Non che gli manchino le energie eh? E’ che governare in volo un corpo che non è aerodinamico, con tutti i vortici e le turbolenze che le scaglie e le zampe generano, è un’impresa non da poco. Il volo di un drago, se paragonato a quello di una rondine o di un’aquila, è rozzo e approssimativo. Gli atterraggi, se ascoltati con il sottofondo alla Benny Hill o alla Dick Dastardly, sono un vero spasso… solo cercate di non ridere se vi è cara la pelle, i draghi sulla questione del volo sono piuttosto suscettibili.

Un paragrafo a parte merita il soffio che, al pari dell’aspetto esteriore, rappresenta un’altra caratteristica unica (ma che per ovvi motivi è un po’ difficile da osservare e poi raccontare in giro). Innanzitutto chiariamo un punto: da queste parti i draghi non hanno l’alito infuocato, non necessariamente. Come ho scritto altrove il “soffio” è un’abilità innata, sviluppata dai draghi in milioni di anni di evoluzione ed affinata grazie allo studio e alla pratica. Un drago non deve “pensare” al soffio e poi soffiare così come un uccello non deve calcolare la portanza delle proprie ali o un ghepardo non sta a contare quanti chilometri all’ora percorre. L’uccello vola, il ghepardo corre e il drago soffia, punto. Poiché nel caso di un drago quello che viene “soffiato” attraverso degli organi situati nel collo è magia ecco che dalla bocca del drago  può uscire veramente di tutto. Inizialmente avrà la forma di una grezza fiammata o di una nube di gas, fino a trasformarsi, nel corso degli anni e con molta pratica, in qualcosa di più raffinato, letale e definitivo capace di spazzare via in un sol colpo anche una roccaforte Nanica. Be’, facciamo al terzo o al quarto colpo, via. I Nani sono coriacei. Per esempio un drago giovane, avvezzo l’uso del fuoco, inizialmente soffierà una bella fiammata. Nel corso degli anni la fiammata si allunga, si allarga, diventa persistente (continua a bruciare anche dopo che è stata soffiata… tipo napalm), diventa esplosiva fino a diventare una bomba a dispersione, di quelle che vengono chiamate dalle nostre parti “le atomiche dei poveri”, poi cresce ancora e con un solo “soffio” partono due, tre, quattro e più di questi proiettili con risultati assolutamente devastanti. Oppure il drago li rende più penetranti, così da perforare la roccia e farli esplodere dentro le montagne (con buona pace anche dei nani). Per raggiungere questa potenza un drago impiega secoli, poi magari decide di dotarsi di un altro tipo di soffio e così via. Draghi millenari possono avere più soffi, tutti ugualmente devastanti, basati sul fuoco, sull’elettricità, sul plasma, il gas… o magari combinazioni di questi in un escalation di potenza limitato solo dall’età del drago. Tuttavia il drago potrebbe scegliere di soffiare altro e, la cosa interessante, è che può farlo attraverso lo studio della magia. Pratica, studio e disciplina permettono al drago di “soffiare” anche altri incantesimi, semplicemente apprendendoli. A differenza di un mago però, il drago può contare sul proprio “soffio” che è virtualmente inesauribile e dunque richiede da qualche secondo ad alcuni minuti per essere utilizzato di nuovo, mentre il mago impiega da alcuni minuti a decine di ore per predisporre i propri incantesimi (o giorni, mesi… ). Inoltre il drago rischia molto meno di un umano o di un elfo perché… be’, tu che leggi immagina di essere un pescatore. Come gli esseri extradimensionali si pappano i maghi incauti che mettono il naso fuori del proprio piano, il pescatore cattura quei pesci incauti che si avvicinano troppo alla superficie del mare. Se il pesce è un’aringa ok, se la pappa, ma se il pesce è un dentuto squalo bianco da svariati quintali di peso, grosso, cattivo e affamato… fossi io quel pescatore ci ripenserei un attimino. Anche due.

Dopo i cinquanta anni il drago comincia a sfruttare appieno il potere del proprio soffio e a personalizzarlo. E’ in questo periodo della vita di un drago che le scaglie assumono il colore definitivo. Metallico o cromatico, una volta definito non cambierà per tutto il resto della vita, a meno di eventi eccezionali.  Il problema grosso rimane il volo: man mano che invecchia il drago continua a crescere e con le dimensioni maggiorate… le difficoltà aumentano, sebbene dopo un po’ i draghi cominciano a far uso degli incantesimi di volo per stabilizzarsi meglio in aria.

A duecento anni il drago ha superato i venti metri di lunghezza e altrettanti di apertura alare, ora è un adulto e (a patto di essere sopravvissuto) e può riprodursi, se lo desidera… l’indole indipendente e solitaria non favorisce molto la diffusione della specie, che sopravvive grazie alla incredibile longevità. In compenso il metabolismo formidabile di cui i draghi sono dotati gli permette di digerire e sfruttare come cibo anche cose che altri proprio non mandano giù come la silice, il petrolio o i diamanti. Non che gli piaccia dover sgranocchiare del granito invece che qualcosa di più succulento, ma in mancanza d’altro sanno arrangiarsi. La riproduzione avviene quasi sempre per accoppiamento, sebbene un drago femmina possa anche autofecondarsi con la magia e deporre uova comunque fertili. L’interesse per le pratiche sessuali, decresce con l’età e nel giro di 4-500 anni passa completamente in secondo piano, sebbene rimangano fertili per tutta la durata della loro vita.

Ora la crescita si fa più lenta e per raggiungere i 30 metri di lunghezza deve superare 1000 anni, mentre ci vogliono altri 2000 anni per arrivare a 60 metri, poi la crescita rallenta ancora e con 70 metri troviamo draghi che non hanno mai meno di 5000 anni e questa, più o meno, è la soglia del crepuscolo. A questo punto il drago potrebbe aver deciso che ha vissuto abbastanza e tentare di volare nel Maelstrom, vale a dire uno dei due vortici polari e quindi passare a miglior vita, oppure si incammina nel crepuscolo e si arrende al sonno. Oppure… diviene leggenda e trascende la propria forma fisica per divenire una divinità. Visto che da queste parti perfino un’idea può diventare un dio, perché non può farlo un drago? Nendos, il custode dell’equilibrio tra bene e male, è spesso raffigurato come un drago e Dar il Dorato, protettore di Malichar, anche. Ci sarà pure un motivo no?

Come s’è visto bestiole come queste vivono parecchio a lungo, se riescono a sopravvivere all’infanzia e ai propri simili. C’è chi dice che siano immortali, ma un limite lo hanno anche loro: crescono per la durata di tutta la vita e oltre un certo limite il loro cuore, per quanto generoso e potente, non ce la fa a pompare sangue ad un ritmo sufficiente. Inizia così il “crepuscolo”, l’ultima fase della vita che vede il drago sempre meno attivo e sempre più a riposo fino a che non si risveglia mai più. Stiamo parlando di un arco di vita che sfiora gli 8000 anni, crepuscolo incluso. Si dice che draghi grandi come montagne siano ancora dormienti nelle loro tane dai tempi di Daikin-Jadam. Vera o meno che sia questa voce… li lascerei stare, fossi in voi.

In conclusione: se sono esseri tanto potenti, perché si nascondono? Perché non hanno conquistato il mondo? La risposta è tra le righe che ho scritto. Ognuno di loro è, potenzialmente, una macchina di distruzione di massa… e teme i propri simili prima ancora di qualsiasi altra cosa. Non esistono nazioni di draghi, non esistono città di draghi. Esistono solo aree in cui più draghi coesistono pacificamente, ma a patto che ognuno rimanga entro i propri confini. Chi sconfina viene attaccato e ucciso, o sopravvive a spese di chi lo ha attaccato. Raramente uno scontro tra draghi si risolve in un pareggio e un drago è sconfitto solo se ucciso. Questo pure è uno dei motivi per cui i draghi non hanno mai preso il sopravvento: per quanto potenti da soli non possono sperare di affrontare gruppi bene organizzati e sufficientemente bene armati. Vi domanderete cosa potrà mai temenre un bestio lungo 60 metri, che soffia morte dalla bocca, può volare e all’occorrenza scatenare svariate forme di distruzione attraverso la magia. Un drago più forte, per esempio, un mago fiancheggiato da guerrieri e un prete di qualche altra divinità… le risposte non mancano e offrono spunti per altri racconti, però voglio sfatare un mito: il cavaliere solitario che affronta un drago riesce nell’impresa solo se il drago è piccolo.

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Un giovane drago verde sta per essere affettato da un cavaliere e, soprattutto, dalla sua spada.

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