Quante volte hai guardato il cielo…

…ma il tuo destino è cieco e non lo sa!

Oggi comincio a parlare di quel che compare sopra le teste dei miei amici su Tharamys, a cominciare dal sole: una nana Gialla di classe K. Pensavo di utilizzare un sole tipo il nostro, ma ho visto che per una super-terra come Tharamys è molto utile un’orbita più vicina e una stella più tranquilla: il periodo di abitabilità schizza da 4 miliardi di anni a più del doppio! E se consideriamo che la nostra terra ha quattro miliardi e mezzo di anni scopriamo che la vita sulla superficie è destinata ad estinguersi in meno di un miliardo di anni. Si spera che molto prima il genere umano abbia appreso a viaggiare tra le stelle ed a colonizzare altri mondi… o a spostare il proprio di qualche milione di Km più in là. Le differenze continuano: visto che la fascia di abitabilità è più bassa Tharamys ha la seconda posizione attorno alla propria stella e mi sto preparando anche un bell’elenco di nomi per gli altri pianeti.

Nei racconti la luna compare e ha le sue fasi. Illumina molto bene ed ha qualcosa di strano sulla superficie. Ero molto indeciso se farla molto grossa oppure molto vicina. Ho scelto la seconda. 3400km di diametro e “solo” 180.000 km di distanza, circa. Una simile vicinanza offre un diametro apparente che varia tra 3580″ (59′,40″) e oltre 4000 secondi di arco (66′,40″), tiene bene in movimento l’atmosfera, gli oceani, la crosta ed il mantello, inoltre la rende “raggiungibile” da parte di creature particolarmente ingegnose. Insomma: in un mondo dove la magia “funziona” è solo “molto” difficile costruire un veliero volante a tenuta d’aria. Ok, poi ci sono gli altri problemini dovuti alla radioattività delle fasce di Van Allen (no, è corretto: James Van Allen, scopritore delle fasce radioattive che circondano il nostro pianeta quegli altri sono i Van Halen e non hanno fasce, ma chitarra, basso, batteria eccetera),  che qui non hanno ancora un nome, alle radiazioni cosmiche, alle eurzioni solari e a tutti gli altri eccetera che abbondano in questo universo come nel nostro.

A dispetto della nostra irriverente signora del cielo, che ci guarda da sempre mostrando la medesima faccia, la luna di Tharamys non ha questa caratteristica, ovvero il suo periodo di rotazione non coincide con quello di rivoluzione e, un po’ per volta, in capo a 30 giorni, completa una rotazione. Luna è il suo nome, ma anche Thien, Rebenu, Sisemen, Urìbin, Enchiro… dipende dalla cultura presente in zona nel momento in cui si fa la domanda: cosa è quella enorme cosa lassù? Il suo scorrere nel cielo, le sue fasi e i suoi continui cambiamenti di faccia, hanno influenzato gli uomini, ma pure gli elfi, gli elassoi e tanti altri… ma non i Nani, che vivendo sottoterra la la Luna la vedono di tanto in tanto e tutto sommato non gliene cale granché. D’altro canto con i suoi cicli di fasi e di cambio di faccia la Luna è un calendario formidabile, oltre che un gran bello scudo contro gli impatti di meteoriti. Nota per i nomi: a partire da Sisemen, che se letto al contrario rivela la provenienza del nome, anche per gli altri vale la regola dell’anagramma.

Sulla sua superficie si possono distinguere i caratteristici “mari”, plateau basaltici provocati da antiche collisioni, crateri a bizzeffe e, a patto di guardare di striscio il bordo del satellite durante le spettacolari eclissi solari, una tenue atmosfera testimonia un fenomeno che prima o poi causerà qualche problema. A differenza della luna terrestre, questa è stata catturata nel remoto passato di Tharamys… e si sta avvicinando. Sono indeciso se alla fine di tutto la lascio cadere oppure la faccio riallontanare in una sorta di oscillazione ciclica. Quella del “ponte d’aria” tra due mondi è una ipotesi che è stata ampiamente studiata e verificata: se ne trovano tracce fossili anche nella nostra Luna, se bene non fosse aria respirabile: a quei tempi Terra e Luna distavano forse 20.000 km l’una dall’altra! Il panorama doveava essere notevole, il clima un po’ meno: la terra era piuttosto caldina, c’è chi dice che fosse interamente fusa o quasi. In ogni caso aveva appena “sputato” la luna dopo una violentissima collisione con un altro pianeta. Questo più di quattro miliardi di anni fa. La luna di Tharamys invece è stata catturata da un’orbita vicina e questo evento ha causato un innalzamento di quota dell’orbita di Tharamys, poiché la nuova Luna ha dato una sorta di “calcio” gravitazionale, aggiungendo un bel po’ di energia, oltre che di massa al pianeta. Ovvero: la luna era un planetoide che orbitava pacioso un po’ più in la. Ogni volta che i due pianeti si avvicinavano quello “più in alto” tirava, gravitazionalmente, quello più in basso accelerandolo a spese della propria velocità orbitale. Ovviamente accadeva il contrario per quello che stava più in basso.  Quindi un pianeta “prendeva quota” e l’altro scendeva un po’, finché il più massivo non ha catturato gravitazionalmente l’altro. La perdita di energia per la Luna è stata grande, ovviamente pari a quello che invece Tharamys ha guadagnato. Il risultato è stato un progressivo raffreddamento della superficie di Tharamys a causa dell’allonatanamento dal sole. Possono due mondi avere un’atmosfera in comune? Secondo Bob Shaw ed il suo immaginifico “Overland” si (il link è in inglese, ma si lascia leggere bene). Magari tra un milione di anni Tharamys e la sua luna saranno abbastanza vicini da avere questa possibilità e compariranno nubi sulla superficie della luna. Una cosa sulla Luna di tharamys la posso dire senza tema di smentita: è un pianeta fossile con un potente campo magnetico. Tharamys, ma anche la Terra e molti altri corpi dotati di nucleo attivo hanno campi magnetici alimentati da una dinamo magnetoidrodinamica, per la Luna di Tharamys invece ho provveduto io con un bel nucleo di ferro, cristalli di magnetite per la precisione, perfettamente allineati. È un campo magnetico fossile, ma perfettamente in grado di deviare il grosso del vento solare, così da mantenere la tenue atmosfera presente.

Oltre alla Luna sono indeciso se aggiungere un secondo satellite, più piccolo oscuro e lontano… e che nome dargli.

 

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