Sei tu forse un Dio?

In Hoc SignoAllora prendi il numeretto e mettiti in coda, qui siete proprio in tanti.

C’è Einungis l’ottimista, che tradotto dal codice runico siginfica “L’unico Dio” e ovviamente unico non è… e da qui l’epiteto ottimista che gli ho appioppato. C’è Eplor il guaritore e Merat-Asua la benedetta, tanto adorata e seguita dalle partorienti quanto dai killer professionisti (bella dicotomia). C’è Salof-Lal divinità elfica che quasi tutti i Nani omaggiano ogni anno con un secchio pieno di bigattini (Massimo, leggi al contrario).
Il Pantheon di Tharamys è strapieno di dei, dee, titani, entità e chi più ne ha più ne metta. Persino Halden lancia-degli-dei ha dei seguaci che lo adorano e una piccola chiesa… o meglio un luogo di culto su una delle isolette al centro del lago Levot. Ogni razza, ogni nazione, ogni gruppo di esseri senzienti ha uno o più dei che venera e da cui riceve qualcosa in cambio.
Vista in questo modo la religione potrebbe quasi sembrare un gran calderone dove ognuno pensa di essere il depositario ultimo della Verità.

Uhmm… trascorsi i canonici trenta secondi di silenzio carico di imbarazzo la risposta è “togli il quasi, per favore e usa l’indicativo invece del condizionale”.

scala Kardašëv-Sagan
scala Kardašëv – Sagan

Da queste parti un dio è “semplicemente” un essere che ha trasceso la propria forma fisica (se ne ha mai posseduta una) in qualche modo e riesce ad agire lungo tutte e sei le direzioni del multiverso, probabilmente ha il controllo di un piano di esistenza, ne sfrutta uno o più d’uno come fonti di energia cosmica… ovvero domina uno o più “universi-tasca” (pocket universe, per gli anglofoni) e, giocoforza, occupa un grado VI o superiore sulla scala Sagan-Kardašëv. La domanda che può sorgere spontanea è: che se ne fa un essere tanto potente dell’adorazione di qualche mortale? Si dice che ogni divinità persegua scopi imperscrutabili, potrebbe essere una scusa comoda per non parlarne troppo e usarli come deus ex machina per risolvere situazioni altrimenti troppo intricate.
Si, ma che noia!
Aldilà che sono un fanatico dell’autodeterminazione e del libero arbitrio, questi “dei” sono stati quasi tutti, mortali e hanno avuto passioni e desideri decisamente terreni. Una volta ascesi all’empireo cielo, tanto per fare una citazione dotta, anche passioni e desideri hanno assunto dimensioni epiche, ma che dico, divine! Né più, né meno come gli dei della classicità quali Zeus, Apollo, Ade, Poseidon… eccetera. Dunque, nonostante i fenomenali poteri cosmici, se il “dio” nella sua vita mortale era una persona rancorosa e irascibile potrebbe portare queste sue qualità a livello divino e diventare il Dio della Vendetta, per dire.
Non tutti gli dei erano un tempo mortali, alcuni sono vere e proprie incarnazioni di un’idea collettiva dato che i pensieri, da queste parti, hanno una dimensione fisica. Dunque un dio potrebbe anche essere una sorta di divinità democratica che riflette una certa propensione da parte di tutti i suoi accoliti/fedeli/adepti/fate-un-po’-voi. Insomma è possibile, da queste parti, che una caratteristica collettiva nata da un’idea precisa, da una leggenda, una ballata o più elementi culturali tipici di una popolazione per esempio, acquisisca caratteristiche fisiche reali, ancorché immateriali e diventi capace di prendere decisioni autonome. Un esempio calzante è la tavoletta Ouija:  “apparentemente” le risposte vengono date dagli spiriti invocati durante una seduta spiritica, in realtà si tratta dei movimenti involontari di più persone che producono le risposte. Un gioco affascinante. Qualcosa del genere accade quando nasce una entità di questo genere: le menti di numerose persone, interagendo tra di loro, danno corpo a qualcosa che risponde ai pensieri di tutti. Un po’ come il cursore della tavoletta Ouija quando comincia a fornire risposte. Le risposte influenzano i partecipanti, che a loro volta influenzano le risposte successive e via così in un ciclo che ha fine nel momento in cui abbastanza persone smettono di crederci.

Solo che da queste parti le cose non sono mai così semplici.

In un altro articolo relativo la magia, l’ho descritta come un tipo di tecnologia talmente evoluta da essere scambiata per qualcosa di soprannaturale ed ho descritto in che modo un mago riesce ad interagire con il continuum spaziotemporale stesso. Il mago riesce grazie alla conoscenza dell’universo in cui vive e più conoscenze padroneggia e più riesce ad ottenere potere. Il punto è che un dio conosce quella struttura ancora meglio di un mago, vuoi perché alla domanda sei tu forse un dio?” risponde subito di si, vuoi perché dispone di un sistema di riferimento privilegiato o perché 10^66watt sono maledettamente tanti. In ogni caso un dio può, all’occorrenza, compiere quelli che i suoi fedeli chiamano miracoli, ma che ancora una volta di miracoloso hanno solo la fede che i fedeli ci mettono.

Tutte le cose, le persone, le entità hanno una proiezione sul continuum… una sorta di aura, persa in direzioni che non si riescono nemmeno ad immaginare, ma che hanno una realtà fisica e sperimentabile. Gli studiosi di magia la chiamano aura magica ed è alla base delle varie tecniche di lancio degli incantesimi. Per una trattazione più specifica suggerisco la lettura di questo articolo e del successivo. Una divinità, ma pure altri esseri soprannaturali che per dei si spacciano, sono capaci di scrivere incantesimi nelle aure altrui: alla fine della spiegazione si tratta comunque di attivare un oscillatore con un pattern preciso… né più né meno di quello che facciamo noi quando colleghiamo un lettore MP3 ad un altoparlante. In questo modo una persona che non ha mai studiato da mago, che non ha mai lanciato un incantesimo in vita sua, che non sa nemmeno di avere “poteri magici” si ritrova a poter fare cose che hanno del miracoloso: da guarigioni improvvise a separare in due un piatto di minestra al pomodoro (cit: Bruce Almighty / una settimana da Dio), visto che tale potere tuttavia non deriva dallo studio e dalla conoscenza, quanto dal contatto con una entità superiore le azioni di questa persona, questo tramite, perseguiranno gli obiettivi della divinità di cui è servitore oppure la divinità si andrà a scegliere un altro tramite. Non me ne vogliano i credenti e le persone di fede, sto solo costruendo qualcosa che mi permetta di inserire effetti speciali come acqua tramutata in vino, l’uso di un torrente come tapis-roulant e mari aperti in due, di un colore qualsiasi. Comunque, per quanto mi piacciano le citazioni, da queste parti non compariranno mai riferimenti a divinità che al momento risultino attive dalle nostre parti, oltre che per una questione di rispetto, è questione di logica: che senso avrebbe parlare di Odino, Zeus o qualche altro dio ancora più attuale in un contesto come quello di Tharamys? Nessuno.

Mi sono dilungato un po’, quello che stavo dicendo prima è che ogni divinità riversa una briciola di energia nell’aura di un suo seguace per fare “l’upload” di un incantesimo, il tutto in pochi istanti (contro i tempi e il lavoro relativamente lungo e pericoloso che svolge un mago). Ovviamente divinità e seguace devono essere perfettamente d’accordo… questo rende tutto più difficile: perché il prete/ministro del culto/monaco/adepto per pregare, cioé per stabilire un contatto con la divinità di cui è servitore  ha bisogno di condizioni appropriate: chi necessita di silenzio assoluto, chi di un bel combattimento, chi deve praticare determinati esercizi, chi si inginocchia e prega, chi deve stare seduto su un prato e chi con i piedi nell’acqua… se ha dei piedi. In tutti i casi non deve essere interrotto o perde il contatto, l’aura si perturba e diventa molto difficile se non impossibile aggiungere altri incantesimi finché non è tornata in quiete. Durante la preghiera il prete e la sua divinità parlano del lavoro da fare e di quali strumenti (incantesimi) possono essere utili e se l’aura del prete è in grado di contenerlo. Tutte le divinità hanno in grande considerazione il punto di vista dei loro preti perché è “al livello del suolo” e quindi estremamente dettagliato, se pure con un’area ridotta, ma gli permette di “vedere al microscopio” la zona dove intervenire, se necessario.

C’è una sorta di patto condiviso tra tutte le entità che operano su Tharamys: “mai intervenire direttamente” che sottintende: “se lo fai tu, allora lo faccio anche io”, concetto che si apprende di solito alla scuola dell’infanzia, quando viene chiesto il silenzio per qualche motivo (di solito utile per tutti: la maestra insegna un nuovo gioco, un compagno vuole raccontare qualcosa eccetera…) e se vi sembra una cosa banale io rispondo che è essenziale: se qualche migliaio di esseri capaci di scatenare l’energia di cui sopra, decidesse di venire direttamente alle mani, dubito fortemente che dopo resterebbe ancora un pianeta, un sistema solare o l’intero gruppo di universi-tasca (pocket universe) cui è collegato anche quello di Tharamys.

Come ho detto ogni divinità o sedicente tale, è quel che é perché in qualche modo riesce a manipolare tutte le aure di ogni cosa, non solo la propria. In virtù di conoscenza superiore, mezzi tecnologici formidabili, abilità acquisite nel tempo… quello che vi pare, ma ci riesce e, giocoforza, dispone di un quantitativo di energia smodato almeno quanto la velocita dello Spaceballs One. Se pure è molto utile per atti divini di un certo calibro come “creare un universo da sfruttare poi come fonte di energia” è un po’ meno utile se devi semplicemente chiudere una ferita, eliminare una infezione o causarne una che colpisca selettivamente solo alcuni tipi di soggetti. Spesso agire direttamente significa non poter modulare appieno la potenza necessaria per un determinato compito, invece utilizzando chi ha una buona visuale “micro” al livello del suolo arriva esattamente dove vuole e senza strascichi spiacevoli come un continente fuoriposto o un oceano di troppo (se il pianeta sopravvive all’intervento).

Non solo: il fatto di avere più mortali che agiscono “per delega divina” permette alle entità di essere in più posti simultaneamente senza sprecare un solo watt. Efficiente, no?

Per il resto i preti si comportano come al solito (tartassando i fedeli con i divini precetti) e le divinità pure: promettono una marea di cose ai loro fedeli, ma perché siano mantenute quelle più allettanti devi prima “morire”… facile eh? Vuoi la vita eterna? Eterna giovinezza? Donne/Uomini a volontà, desideri realizzati, pace, vita degna in terra di latte e miele… eccetera? Segui i miei dettami, muori e ti do la ricompensa.

Non so voi, ma a me i pagamenti post-mortem non convincono molto… poi, sui gusti non si discute.

Sarà per questo che nei giochi di ruolo ho sempre preferito fare il mago? Durante gli anni trascorsi a giocare ho interpretato perlopiù personaggi “razionali” come il mago, il ladro o il predatore… cose come mistici, preti, monaci non riuscivo proprio a capirli. In realtà riesco a capirli poco anche adesso, ma ho imparato a rispettare i punti di vista diversi dal mio, ma niente mi impedisce di inserire, seppur dietro le quinte, una razionalizzazione.

L’aspetto positivo è che i preti, da queste parti, possono compiere “miracoli” e quindi: essere seguaci di questo o quel dio comporta anche il poter beneficiare, se disponibile, dei servizi del prete di turno. I fedeli sono contenti, i preti sono contenti, le entità divine o sedicenti tali hanno potere e ne guadagnano man mano che acquisiscono fedeli… se poi una volta morto il fedele non si ritrova nel paradiso promesso nessuno lo saprà mai.
Scherzetto da prete!

In uno dei prossimi articoli approfondirò il discorso sui culti presenti su Tharamys, almeno nei dintorni di casa Musìn.

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