La magia, questa disciplina 2

Magia01Studiare la magia è pericoloso.

Come già accennato nell’articolo precedente un incantesimo viene predisposto ed innescato mediante una serie di… accorgimenti, che siano posizioni mentali, piuttosto che fisiche, treni di onde meccaniche (che erroneamente vengono scambiati per parole magiche) di varia natura, reazioni chimiche e via così, il risultato è che il mago, al momento di richiamare un incantesimo fa un gesto molto semplice e da il via allo spettacolo. La preparazione dell’incantesimo può richiedere da pochi minuti a svariati mesi: dipende dalla difficoltà dell’incantesimo e dalla bravura del mago, ogni errore talvolta si scopre solo all’attivazione dell’incantesimo stesso (a meno che il mago non sia straordinariamente bravo da ricordare per filo e per segno tutti i passaggi alla perfezione e accorgersi di aver sbagliato). Esistono dei metodi di verifica, ma sono procedimenti lenti e laboriosi… tranne che per gli esseri dotati della Vista, come gli elfi e che permettono di mitigare i rischi.

Se questo non basta a rendere pericoloso il lavoro del mago, ci sono altri problemini non secondari:

1) Tutti gli utenti di magia non avvezzi a lavorare con più dimensioni di quelle che sono soliti sperimentare sono a rischio collasso mentale: il loro cervello si ritrova a dover gestire stimoli mai neanche immaginati prima di quel momento e potrebbe subire una “desinapsificazione” vale a dire le dendriti dei rispettivi neuroni si allontanano un pochino in direzioni… varie, pochi nanometri, ma tanto basta per cancellare temporaneamente la memoria di tutto. Quando dico “tutto” intendo dire sia i ricordi coscienti, che la corteccia motoria… tutto. Un neonato, in confronto, ha più coordinazione di un mago sotto collasso mentale. Il problema si risolve in un paio di mesi, a volte anche meno, ma se il “mago” vive da solo rischia seriamente di morire d’inedia (o peggio).

2) Tutti gli utenti di magia, nel momento in cui predispongono un incantesimo, possono diventare visibili come il signor quadrato e  rischiano di diventare cibo per qualcun altro o per qualcos’altro (o qualunque altra cosa possa capitargli).

3) Molti utenti di magia sono straordinariamente gelosi delle proprie conoscenze e impreziosiscono i tomi, su cui riportano il modo in cui preparano gli incantesimi, con trappole magiche attivate dall’ignaro lettore.  Uno dei molti casi in cui “ne uccide più la penna, che la spada”.

Tutti questi pericoli possono essere gestiti tramite accorgimenti più o meno tecnici. Ad esempio Conrad sarebbe senz’altro morto nel sotterraneo da lui scoperto, a causa di un collasso mentale o peggio, se Qar non fosse intervenuto a correggere i suoi errori. Gli elfi hanno la loro vista che gli permette di prevedere con esattezza se un incantesimo è predisposto correttamente o no; esistono poi incantesimi che danno al mago la Vista di un elfo, se pure temporaneamente e con il collasso mentale sempre in agguato, tuttavia possono apportare le dovute correzioni. Altri maghi utilizzano laboratori attrezzati con rune d’interdizione, pentacoli protettivi, creature come Qar o provenienti da piani di esistenza ancora più bizzarri assoldate in cambio di un qualche favore… come ad esempio il guardarsi le spalle a vicenda mentre predispongono incantesimi. In ogni caso nessun mago si azzarda, normalmente, a studiare da solo, senza protezione di sorta. D’accordo: ci sono creature che utilizzano normalmente la magia e non hanno bisogno di particolari protezioni come i beholder e i draghi, ad esempio, ma dobbiamo salire parecchio lungo la piramide evolutiva per incontrarli.

Come già detto questo è solo uno dei tipi di magia esistenti a Tharamys, forse il più “scientifico” e che mette praticamente chiunque, trappole magiche permettendo, nella condizione di poter predisporre e poi lanciare un incantesimo in piena autonomia. Esistono altri metodi, ma prima di descriverli volevo mettere bene in chiaro come mai la magia funziona e che cosa è la magia da queste parti. Per farlo devo scomodare due illustri scienziati di nome Nikolai Kardašëv e Karl Sagan.

Il primo di questi due signori è ancora in vita ed ha ideato un metodo per la classificazione delle civiltà in base all’energia che è capace di gestire. Il secondo ha esteso e reso pienamente utilizzabile questa scala mediante l’applicazione di una regola matematica.  Devo molto a Karl Sagan, in termini di letture interessanti e di momenti epicamente onirici come la scoperta della “sfinge” sulla superficie di marte, rivelatasi poi una collina modificata da vento e giochi d’ombra.

scala Kardašëv-sagan
scala Kardašëv-sagan, il grado IX non è riportato

Leggendo la descrizione della scala Kardašëv si nota che innanzitutto la nostra civiltà deve ancora raggiungere il primo grado, attualmente occupa il grado 0.7, in seconda analisi salta fuori che se un essere appartenente ad una civiltà di grado VI dovesse arrivare sulla Terra, tutti lo scambierebbero per un dio o comunque per un essere dotato di poteri preternaturali.

Nel nostro sistema di riferimento l’amico Sagan ha calcolato che per riuscirci ci vogliono 10^66 watt, ovvero uno seguito da 66 zeri. Cambiando sistema di riferimento (e universo) questa cifra può cambiare in modo anche significativo. Quello che non cambia è il risultato. La scala descrive molto bene quello che può fare una civiltà in base al quantitativo di energia di cui può disporre e 10^66W sono quelli di una civiltà di grado VI in grado di generare universi multipli e alterare le leggi fisiche in ognuno di essi: cosa che accade ogni volta che un mago lancia un incantesimo… ovvero, magari non crea un universo, ma altera temporaneamente le leggi fisiche locali. Per chi non c’è abituato questa è magia, punto e basta. Proviamo ad invertire le parti e catapultiamoci nel paleolitico armati di accendino o di fiammiferi… o delle conoscenze necessarie per fabbricare fiammiferi, di quelli a sfregamento, a partire dalle materie prime grezze. C’è un nostro antenato tutto intento a sfregar legnetti per fare accendere il fuoco. Aldilà del rispetto che nutro per chiunque sia in grado di accendere un fuoco con questo (faticosissimo) metodo, provate ad immaginare la faccia del cavernicolo quando, con nonchalance, gli fate “tap tap” su una spalla dicendo “pardon” e poi date fuoco ai suoi legnetti con un fiammifero.

Se non fugge via terrorizzato ci sono buone possibilità che vi scambi per un dio, un titano o un potente stregone, a scelta.

Chissà che nel futuro qualcuno non decida di fare questo scherzetto e che così facendo dia origine al mito di Prometeo…

Quello che mi interessa dire, di tutta la vicenda, è che la “magia” è considerata tale in presenza di grandi differenze culturali, come inevitabilmente avviene quando un essere molto in alto nella scala Kardašëv incontra uno che sta molto più in basso, o magari un abitante della terra del XXI secolo incontra un Nano proveniente dalla terra di mezzo: entrambi penseranno di avere davanti un essere soprannaturale, vestito in modo curioso.

Se la magia esiste nella mente di chi osserva, allora cos’è che consente ad Ivilas di far fluttuare le balle di fieno e stiparle lungo direzioni poste ad angolo retto rispetto a lunghezza, larghezza e profondità? Come fa Conrad a proiettare la sua voce, o una voce che ricorda bene, a decine di metri di distanza? E gli altri maghi presenti nei miei racconti?

Ho immaginato, e quindi posto in essere, che tutte le cose presenti nel mio universo abbiano una sorta di proiezione sul “piano” esadimensionale, vale a dire sul continuum 6d in cui esistono. Un paragone tutt’altro che esaustivo è l’ombra che un oggetto proietta sul piano e che, in misura molto minima, influenza il piano stesso. Questa sorta di “ombra” o aura circonda ogni oggetto presente nell’universo, interagisce con le altre aure e provoca così gli effetti che vengono chiamati “magici” e che non sono altro che proprietà emergenti del continuum stesso.
Tirar fuori questa descrizione mi ha procurato un bel mal di testa, ma il succo è che un incantesimo, in questo modo, può essere lanciato anche accidentalmente e se il lanciatore sopravvive agli effetti che involontariamente ha scatenato (vedi i punti 1, 2 e 3) potrebbe decidere di essere diventato uno stregone e monetizzare la nuova abilità, ma aldilà di questo è l’azione sull’aura esadimensionale (o campo di probabilità quantistica, se come etichetta vi piace di più) che si propaga alle aure vicine a scatenare gli effetti.

In teoria un universo così caotico dovrebbe essere soggetto a decoerenza e disintegrarsi molto velocemente, ma va da se che il “molto velocemente” è sempre relativo al sistema di riferimento dell’osservatore, per cui magari nel tempo che io impiego a scrivere queste righe, su Tharamys son trascorsi secoli o addirittura eoni, per cui dal mio punto di vista vedo quell’universo comparire e poi disintegrarsi nel giro di pochi secondi, ma un abitante di Tharamys vive comodamente la propria vita e se da una sbirciatina al mio universo mi vede semicongelato nell’atto di digitare parole su una tastiera e, in tutta la durata della sua vita, mi vedrà forse compiere un quarto di battuta di ciglio.  D’altro canto non sono certo il primo a dire che il tempo è relativo.

Dunque far oscillare la propria aura induce una oscillazione nelle aure vicine e l’iterazione che ne consegue scatena gli effetti. La tecnica affinata su Tharamys consiste dunque di scatenare questa oscillazione mediante ogni mezzo noto ed elencato qui di seguito. L’oscillazione può essere prodotta, con cognizione di causa, da un “mago” ovvero una persona che studia come far oscillare l’aura per produrre effetti, oppure può essere una tecnica scoperta accidentalmente o insegnata da una persona che non sa cosa fa, o non lo sa in modo “scientifico”, ma ci riesce. I maghi chiamano questi altri “stregoni” e li considerano individui molto ignoranti, ancorché pericolosi. A differenza di un mago, lo stregone non ha grandi conoscenze, sa realizzare un numero molto ristretto di magie, ma può farle tutte le volte che vuole: non deve preparare nulla. Anche lo stregone, tuttavia, corre gli stessi rischi e, anzi, prima o poi vi incappa perché non si protegge in alcun modo. Se è fortunato e sopravvive, dopo sarà più cauto e comincerà persino a studiare. Molti altri sono i soggetti che usano tecniche capaci di far oscillare l’aura e produrre effetti. Una categoria di cui non ho ancora parlato sono i sacerdoti: preti, monaci, chierici chiamateli come vi pare sono quelli che, in un modo o nell’altro curano gli interessi di varie divinità (o tentano di diventarlo a loro volta).

Per questi ho in preparazione un articolo a parte, dato che la religione su Tharamys è un argomento un po’ spinoso e che può scatenare una rissa al solo nominarla. Quando va bene. Perché se va male, lo scoppio di  una guerra anche piuttosto sanguinosa è il minimo. L’ultima volta che è accaduto il pianeta s’è spostato sul proprio asse di un paio di gradi.

Il sugo della storia è che Tharamys si trova in un universo instabile, caotico, dove tra un mago ed un essere di grado VI sulla scala Kardašëv non c’è nessuna differenza. Be’ avevo detto che era pericoloso fare il mago no? E poi se fosse tutto spiegato in questi articoli, che li scriverei a fare i racconti?

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