Viaggio in un pozzo polare

Klein_sfericaSiete pronti a partire? È il più strano tunnel che abbiate mai visto: NON si tratta di un tunnel, ma è quello che succede quando vivi in un posto che di dimensioni ne ha sei e tu ne hai solo quattro. Nella figura c’è un suggerimento su come tentare di visualizzare la sitazione: la sfera grande è la porzione di superficie visibile nelle tre dimensioni come “esterna” in rosso sono segnate le proiezioni delle linee di forza del campo magnetico; la sfera più piccola è la porzione di superficie “interna”, il diagramma nel mezzo mostra come è piegato lo spazio-tempo nelle sei dimensioni. È importante notare che, sebbene sembrino due, le superfici sono collegate ed in realtà è una sola e (vista in 6d) non esiste un dentro ed un fuori. Le onde gravitazionali sono quadrimensionali e si propagano lungo quattro delle sei dimensioni senza interferenze, nonostante la forma apparentemente “annodata” del pianeta. Questo aspetto è fondamentale: senza la direzione extra, le onde emesse all’interno si annullerebbero a vicenda rendendo impossibile l’esistenza del pianeta in una “terra cava”  la gravità è sempre nulla e conta solo l’accelerazione dovuta alla rotazione che non è sufficiente a controbilanciare l’attrazione gravitazionale provocando il collasso del pianeta. Stabilito una volta per tutte come funziona la gravità su di una bottiglia di Klein possiamo partire per il nostro viaggio.

I pozzi polari sembrano veramente stretti. Considerato che tutto il pianeta ha un diametro di 25200km, nel suo punto più stretto ogni pozzo ha un diametro pari a circa il 3% di tutto il pianeta, che pare poco anche se si tratta di 800km. Ogni pozzo è visibile solo da un’orbita circumpolare e solo se si guarda al momento giusto. A complicare l’osservazione ci sono le tempeste permanenti prodotte dalle pesanti differenze di temperatura delle due sfere: interna ed esterna. L’aria e l’acqua dell’oceano interno sono più calde di quella che c’è ai poli e questo mette in moto la tempeste in modo permanente, questo grazie all’anomalia (una sorta di rift dimensionale) che tiene in moto il reattore materia-antimateria proprio al centro della “bottiglia”.

viaggioDato che le tempeste polari sono piuttosto violente e che i pozzi, dopotutto, hanno un diametro ampio abbastanza da avere una sezione priva di atmosfera: meglio starne fuori e per questo viaggio, alla faccia del mondo fantasy, useremo uno shuttle dotato di ogni comfort e adeguata scorta di carburante.
3, 2, 1 Decollo!
Saliamo velocemente di quota, mentre il cielo diventa sempre più scuro e raggiunti i 150km di altitudine iniziamo la navigazione verso il pozzo nord. L’orizzonte è una curva bianco-azzurra bordata di stelle, mente sotto di noi scorrono alcuni continenti della superficie esterna (sono 20). Man mano che ci si avvicina al polo nord l’orizzonte cambia curvatura, mentre sotto di noi l’oceano artico viene nascosto dalle dense nubi della tempesta polare. la tempesta è grande: copre tutta la depressione , l’area che circonda il pozzo e che, vista da fuori, sembra andare in discesa rispetto al resto dell’orizzone: 3000km di diametro con un “occhio” di soli 100km che nasconde la vera dimensione del pozzo. Da questa altitudine possiamo ammirare la tempesta in tutta la sua maestosa potenza: ha un occhio nero proprio al suo centro. Se si aguzza la vista (e si dispone di un buon binocolo) si nota anche una stella molto brillante situata proprio in mezzo e, ancora più oltre, le stelle dell’emisfero opposto.  Tuttavia qualcosa si nota anche dall’alto: man mano che ci si avvicina alla tempesta la forma della stessa appare deformata, come una gaussiana al contrario. La gravità tiene l’atmosfera vicino alla superficie così le nubi seguono lo stesso andamento e man mano che si scende di quota questo aspetto appare tanto evidente quanto bizzarro.
La rotta che stiamo mantenendo ci terrà circa al centro del pozzo, ma al di fuori del tubo di flusso magnetico: un’aria di 1km di diametro dove si concentrano le linee di flusso del campo magnetico: quest’area è attraversata da un grande quantitativo di particelle cariche “aspirate” dal vento solare e dirette verso il Rift dimensionale al centro del pianeta, entrarci dentro significa diventare radioattivi in pochi istanti e vedere tutti gli strumenti di navigazione impazzire e saltare tra migliaia di scintille, come nei vecchi film di fantascienza. Meglio stare un po’ di lato e usare i motori di bordo per compensare la debole attrazione gravitazionale presente a questa quota.

A 10km di altezza sulla verticale del pozzo non c’è atmosfera: questo perché il centro del pozzo dista 400km dalla superficie e il confine spazio-atmosfera è circa a 100km dalla stessa. Sotto di noi c’è un bel tappeto di nuvole turbolente, da questo momento parlerò della “quota” rispetto al livello del mare medio della sfera esterna. È complicato, ma solo in apparenza: sarebbe la quota zero se non ci fosse il pozzo. Il buco sotto di noi appare già immenso, una voragine nera foderata di nubi, profonda quasi 5000km con una stella molto brillante in fondo.

A 5km di altezza il buco e la stella al suo centro occupano tutto il campo visivo, se si dispone di un buon binocolo si potrebbero vedere anche le stelle che si vedono dall’altro polo. Le nubi sono anche intorno a noi, ma la stranezza è che il cielo è rimasto nero: non c’è atmosfera e la luce non può essere diffusa come accade vicino alla superficie. Lo spettacolo è terribilmente bello e si può stare abbastanza tranquilli: vuoto e distanza ci proteggono dalla tempesta sottostante, quasi del tutto. La tempesta attorno a noi fa ribollire le nubi, i fulmini lampeggiano in continuazione e tengono le nubi in uno stato di costante illuminazione. In effetti un rischio c’è: ogni fulmine produce un po’ di raggi gamma. Sulla superficie non è un problema: i fulmini sono rari e la luce emessa a quelle energia molto poca, ma nel pozzo i fulmini sono numerosissimi ed il livello di radiazioni è leggermente più elevato, niente di preoccupante a patto di restare dentro al pozzo per un tempo sufficientemente breve.

A 1km di altezza è ormai evidente la curvatura negativa della superficie e il fatto che l’oceano prosegue “di sotto”. Il sole è già tramontato da un po’ oltre il bordo del pozzo e la temperatura dello scafo all’esterno precipita a -90°C sul lato in ombra. La luce che viene dalla stella al centro provvede a scaldare un pochino l’ambiente: dista da noi 12601km e fa arrivare sul nostro scafo la bellezza di 80W per metro quadro, abbastanza per creare un po’ di stress termico e far risalire la temperatura dello scafo a 10°C là dove è illuinato.  A quota atmosferica la nostra navicella verrebbe fatta a pezzi dalle potenti correnti a getto che escono ed entrano nel pozzo e a voler scendere più in basso, le turbolenze prodotte dalla tempesta alimentata dal calore portato dall’oceano sottostante producono venti che superano i 400km/h e chicchi di grandine grossi come meloni, a voler entrare in acqua aldilà delle onde alte mediamente 20 metri (con picchi di oltre 40m tra ventre e cresta), e della grandine che precipita in acqua rendendo la superficie simile a quella di una granita, ci ritroveremmo trascinati da correnti fortissime che portano l’acqua temperata proveniente dall’interno ai poli e che viaggiano ad una media di 10 m/s .

A -2500 metri dalla superficie siamo nel bel mezzo del pozzo: tempeste sotto, a lato e sopra di noi di cui si riesce ad intuire la forma grazie ai lampi che ne illuminano le nubi ed allietano il panorama, ma ecco che qualcosa esplode da sotto le nubi e una colonna alta quasi 15km di cenere e lapilli si alza minacciosa sopra la tempesta, un soffio color porpora che svanisce in pochi minuti subito spazzato via dal vento. A dispetto della distanza il nostro shuttle ha un lieve sobbalzo: abbiamo appena passato la metà del pozzo, il punto di media distanza dalla superficie esterna e quella interna. In quest’area la gravità è leggermente più bassa, una sorta di gradino spaziotemporale prodotto dal rift dimensionale che ha ripiegato il pianeta. Questa sorta di “gradino” ha effetti su tutto: sull’aria che sale un po’ di quota e poi ri-discende, sull’oceano che evapora più in fretta e sulla crosta terrestre che pure si flette e si assottiglia. Ha effetto anche sul mantello e sul nucleo geomagnetico, il risultato è che il fondale oceanico è più basso ed è attraversato da una dorsale sottomarina anulare. Una catena vulcanica, insomma che in molti punti riesce perfino ad emergere dalla superficie dell’oceano sottostante ed a formare un’isola, isola che resisterà finché le eruzioni riescono a controbilanciare la perdita di materiale dovuta alla tremenda erosione. Una volta che il vulcano si spegne perché il fondale è migrato lontano dalla dorsale l’isola scompare in meno di 10.000 anni trasformandosi in un guyot sottomarino. Attraversare questa barriera può essere molto pericoloso anche se si disponesse di un vascello capace di resistere al vento e alle correnti: i guyot possono manifestarsi come scogliere a pelo d’acqua e le onde anomale provocate dalle eruzioni vulcaniche possono essere ancora più pericolose: uno tsunami da queste parti può superare facilmente i 60 metri di altezza. Sempre che il vulcano non esploda proprio sotto la chiglia.

Speculandoci un po’ sopra direi che il luogo è poco accessibile con i mezzi di un mondo fantasy, a meno di non utilizzare sistemi di viaggio non convenzionali:
1) Navi volanti o meno, ma dotate di una barriera magica capace di isolarle dagli elementi o ripetere il viaggio descritto più sopra.
2) Teletrasporto (niente da obiettare, spero)
3) Spostamento planare: ci si dispone su un piano parallelo a quello dove ci sono le tempeste (rotazione su uno o più assi) e si viaggia così fino a destinazione
4) Veicolo pesantemente corazzato e dotato di mezzi idonei a contrastare cotanta abbondanza di elementi, chessò un sottomarino corazzato, un robot gigante (vedi alla voce Mazinkaiser (cit) tanto per dire)
5) Una creatura tanto robusta da trasportare l’eroe di turno attraverso migliaia di km
6) Se mi viene in mente altro lo scrivo.

A -5000km dalla linea di superficie esterna le pareti del pozzo sono sempre più lontane, coperte di nubi che cominciano a brillare là dove la luce proveniente dal centro riesce ad illuminarle, mentre la stella interna appare grande quanto il disco solare all’esterno. adesso Dista da noi circa 7000km.

A -6300km dalla linea di superficie si è dall’altra parte. E a meno che non si decida di deviare e puntare verso il suolo si proseguirà la propria corsa dritti verso la distorsione, col risultato che circa metà della propria massa verrà convertita in antimateria. Meglio cambiare rotta.
Se consideriamo il “basso” il pozzo da cui siamo usciti, sotto di noi c’è la tempesta polare interna che imperversa e tutto intorno a noi appare un panorama che ricorda molto le copertine dei libri di fantascienza, quando si parlava di colonie orbitali ed i panorami raffigurati avevano tutti la linea di orizzonte concava anziché convessa.
Si possono ammirare le masse continentali come se ci si trovasse in orbita, le nubi bianche e vaporose, gli oceani di un bel blu intenso e il cielo… che non c’è: si vede la superficie del pianeta anche sopra la testa, tranne là dove le particelle cariche provenienti dall’esterno interagiscono con le molecole di gas che circondano la distorsione: uno strano sole grande il doppio di quello noto e dalla forma vagamente simile ad un pallone da rugby con un “occhio” perfettamente sferico al centro e di un bianco assoluto.

Ammirato il panorama si torna indietro: non so se scriverò mai un racconto ambientato qui dentro, ma sapere che esiste mi fa davvero piacere.

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