E per finire lo illumino. D’immenso.

Listosfera‘Il pianeta Tharamys ha dunque l’interno cavo o meglio: pur avendo un diametro di 12500km ha sempre il centro a 6300km dal nucleo. Magie delle bottiglie di Klein grandi come un pianeta. Questa strana topologia determina un campo magnetico che esce in 6 punti, 3 a nord e 3 a sud, con la formazione di altrettanti poli virtuali che dispongono le linee di flusso (e gli aghi delle bussole) su esagoni.  L’interno del pianeta… o meglio: la superficie della bottiglia che non può ricevere la luce solare invece è illuminata da un altro simpatico fenomeno.

Innanzitutto un conto spannometrico: per avere vita sostenibile ogni unità di superficie deve ricevere circa 170w per metro quadrato, altrimenti la temperatura scende sotto quella della tundra e inoltre verrebbe meno l’energia per tenere attivi i vortici polari. Visto che non posso accendere un sole dentro al pianeta l’energia deve provenire da qualche altra fonte.

Effettivamente una fonte c’è ed è pure abbondante:  l’antimateria. Lo so, come vettore energetico è parecchio scomodo da maneggiare, ma ho diverse possibilità al riguardo. Primo: l’universo è mio e me lo gestisco io, secondo: alla domanda “sei tu forse un dio” posso rispondere: no, ma ne sto creando un bel po’ e terzo: dopo aver creato un pianeta forma di bottiglia di Klein mi sto a preoccupare per un po’ di antimateria?
Se approssimo la superficie interna ad una sfera, ottengo che per far arrivare 170W su ogni metro quadrato di superficie (6*10^7 Km^2  circa)  devo bruciare circa 500g di massa ogni secondo.
Problema: dove la prendo tanta antimanteria ? La reazione produce fotoni ad alta energia, vale a dire raggi gamma. Dove li metto senza che uccidano qualsiasi cosa abbia la sfortuna di volare sopra ai pozzi polari?

Come ho detto in precedenza il pianeta ha un campo magnetico particolare dovuto alla geometria del pianeta, che somiglia più ad un quadro di Escher, un po’ come la celebre cascata dipinta nel 1961 dall’artista. Una cascata alimenta un mulino a pale, il canale di scarico dell’acqua attraverso un gioco di prospettive ritorna ad alimentare la cascata stessa. Questo può anche accadere se la forza di gravità collabora e se, da qualche parte, qualcuno ci mette energia (o l’acqua NON si muove). A far collaborare la gravità ci pensa la piega che qualche divinità molto creativa ha dato al pianeta. Per l’energia ci sono il vento solare, il decadimento degli elementi radioattivi nelle rocce del nucleo planetario, la magia di un universo a sei dimensioni e un pizzico di immaginazione.

Sulla superficie del pianeta cadono ogni anno migliaia di tonnellate di polvere cosmica, meteoriti piccoli, medi e qualche volta belli grossi.  Una parte di questa massa viene ionizzata dal vento solare e quindi risucchiata dal campo magnetico verso uno dei poli. Come ho detto il CM è piuttosto strano.  Il nucleo del pianeta si ritrova ad essere equidistante 6300 km dal suo centro, più o meno. Uscendo dal bordo del pozzo polare, il “polo” magnetico si ritrova suddiviso in tre punti di uscita equidistanti. MA una parte del campo prosegue all’interno dove invece di dividersi in tre tronconi si comporta, complice la diversa curvatura e la distorsione dimensionale che ha piegato il pianeta, come se fosse un tubo che si allarga leggermente nel punto più lontano (il centro) per poi restringersi e tornare all’altro pozzo dove le linee tornano al nucleo. Questa struttura crea, di fatto, una trappola dove le particelle cariche vengono incanalate verso il punto più lontano, vale a dire il centro geometrico del pianeta. In prossimità del centro geometrico si trova il centro della distorsione dimensionale: una zona che appare come una sfera (in realtà ha una forma decisamente più complicata) di circa mezzo chilometro di diametro dove tutta la materia che vi passa attraverso ha il 50% di essere ruotata lungo T2 e T3 (i due assi dimensionali “extra”) provocando la trasformazione in antimateria. Quindi l’antimateria è materia ordinaria che viene trasformata. La reazione di annichilazione avviene all’interno della distorsione. La distorsione per quanto intangibile interagisce con la radiazione elettromagnetica ed ha un indice di rifrazione proporzionale alla frequenza della luce incidente, tanto maggiore, tanto rifrange e quando la lunghezza d’onda scende sotto i 400 nanometri (luce ultravioletta) diventa pari a -1^0,5 vale a dire i. Se nel nostro, limitato, universo la radice quadrata di -1 è un numero immaginario, qui non è poi tanto immaginario: semplicemente la luce viene deviata in una direzione diversa da quelle che conosciamo, ma sempre posta ad angolo retto rispetto alle altre tre. Il povero fotone, dunque, viene riflesso e ruotato verso una direzione che normalmente non seguirebbe, ma nel farlo cede una certa quantità di energia che dipende dall’energia iniziale del fotone: praticamente si divide in due, un fotone più energetico e uno meno energetico, se la lunghezza d’0nda di uno dei due fotoni è superiore a 400nm riesce a passare la distorsione. Prima o poi il fotone ha così poca energia da riuscire a passare, ma a quel punto è diventato innocuo.

Ovviamente il bordo della distorsione (a noialtri esseri tridimensionali appare come una sfera) è luminosissimo e può anche essere scambiato per una stella, la cui luminosità varia in base alla quantità di materia che cade dentro la distorsione e reagisce con la materia ordinaria. Dunque del flusso di materia (circa 80.000t/anno) che precipita su Tharamys, l’8% (fatti i conti sul fabbisogno energetico) più o meno se ne va in luce. Il tutto corrisponde ad un irraggiamento medio pari a 180W per metro quadro. Per stare bene al caldo come in un giorno d’estate ce ne vogliono 300, con 170w, prodotti con l’antimateria è come stare in prossimità del circolo polare artico nella stessa stagione. Come ho detto c’è un flusso di particelle cariche che attraversa un tubo di gas a bassa pressione… in soldoni abbiamo un enorme tubo a fluorescenza dove parte dell’energia è fornita dalle particelle cariche, parte dal campo magnetico (e quindi dipende dalla dinamo magnetoidrodinamica attorno al nucleo del pianeta) e in parte dalle reazioni nucleari che avvengono ad opera della distorsione. Con questa aggiunta la media sale a  200W per metro quadro. Mentre il flusso di materia che precipita nella distorsione è costante, il campo magnetico varia in base alla rotazione del pianeta, alla sua inclinazione sull’asse in rapporto alla posizione del pianeta rispetto al vento solare. Questo provoca variazioni giornaliere nella luminosità: non diventa mai completamente buio, ma ci sono momenti nelle 24 ore che la luce disponibile si riduce anche dell’80% (parte dell’energia giunge a terra sotto forma di infrarossi, microonde e altre radiazioni di energia più bassa) e dunque la distorsione appare come un puntino molto brillante e nulla più, mentre i vortici polari diventano percepibili grazie ai lampi che li attraversano di continuo. Oltre alle variazioni giornaliere della luminosità vi sono variazioni stagionali dovute all’iterazione tra il vento solare e il campo magnetico, per cui l’effetto fluorescenza varia in modo significativo incidendo, giocoforza, sul quantitativo di energia che arriva a terra. Si hanno così periodi freddi, con l’energia al suolo che scende sotto i 160w e periodi molto caldi dove si sfiorano i 250w.  Di fatto si tratta di una, se pur strana, alternanza stagionale uniforme su tutta la superficie interna. Per contro vi è assenza quasi totale di radiazioni: il pianeta è uno scudo formidabile, la forma del campo magnetico devia ogni particella carica verso la distorsione e quest’ultima è un filtro insuperabile per i raggi gamma prodotti dalle potenti reazioni materia-antimateria. Una specie che si stabillisce qui di fatto non evolve in quanto gli stimoli ambientali sono pressoché nulli e la possibilità che si presenti una mutazione estremamente bassa.

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