Una ciambella con sei poli.

magnetosfera3…quando ho detto che il pianeta è strano, be’, è strano.

Non contento di averlo fatto grosso e a sei dimensioni , l’ho ripiegato su una sfera tridimensionale così da avere una superficie “interna” che per motivi puramente decorativi ho reso accessibile mediante due pozzi polari, da un punto di vista quadrimensionale appare comunque sferico e la sfera interna “esiste” tanto quanto esiste il “dentro” in una bottiglia di Klein. Non contento l’ho anche dotato di un campo magnetico 4d che nel 6d che ha attorno si comporta in modo differente a causa del ripiegamento. Visto che i pozzi “non esistono” le linee di flusso del campo uscirebbero  dal “bordo” del pozzo e così facendo si ritrova a “respingere” se stesso.

I poli nord e sud “escono” lungo i sei assi dimensionali per un totale di tre poli Nord ed altrettanti Sud. Quindi lungo l’asse di rotazione ci sono tre poli nord e tre poli sud per emisfero equidistanti e non allineati rispetto all’asse di rotazione, disposti sui vertici di un triangolo equilatero che circoscrive il “pozzo” planetario. L’ago di una bussola, posto tra due dei tre poli non indica la direzione né dell’uno, né dell’altro, ma la risultante tra le due forze. I primi cartografi pensarono (e pensano tutt’ora) che esista un polo magnetico S molto vicino al N e che devi l’ago. Questi poli tuttavia non sono mai stati raggiunti e li chiamano poli virtuali, Sva Svb e Svc.

Dunque abbiamo:

tre poli Nord posti a 60° tra di loro, come in un triangolo equilatero centrato sul pozzo planetario settentrionale, ognuno distante 400km dal centro denominati

Tre poli virtuali Sud posti a 30° lat. Nord denominati Sva Svb e Svc, altri tre poli virtuali Sud a 30° lat Sud e tre poli Sud attorno al pozzo planetario meridionale.

Ci sono poi le linee di interconnessione polari, che di fatto suddividono il pianeta in distretti magnetici la cui proiezione viene approssimata con un esagono.

Nota: l’intricatissimo campo magnetico influenza anche l’atmosfera dove si vedono le correnti a getto circumpolari prendere una caratteristica forma a esagono. Queste strutture esagonali polari sono osservabili normalmente sui pianeti giganti gassosi… e l’idea l’ho avuta da questa osservazione.

Le strutture esagonali che si osservano sui poli di Giove, Saturno, Urano e Nettuno sono dovute ad altre cause, ma l’idea mi ha permesso di conciliare le mappe esagonali a me tanto care con una spiegazione… plausibile. In totale il pianeta è suddiviso in cinque distretti magnetici: Pozzo Nord, Pozzo Sud e tre distretti “laterali” chiamati A, B e C. Sono tutti di forma esagonale.

La prima conseguenza è che se pure il campo ha la medesima forza di un pianeta con dinamo magnetoidrodinamica di pari dimensioni, l’intensità del campo decresce molto più rapidamente con la distanza (3 volte più rapidamente) e quindi raggi cosmici e compagnia bella fanno in tempo ad interagire in modo più spettacolare con l’atmosfera e in luoghi più vicini ai centri abitati. Per farla breve: le aurore boreali/australi sono più comuni.

La seconda conseguenza è che le linee di campo hanno una forma circa esagonale.

La terza è che ho un buon motivo per indurre i cartografi del posto a disegnare esagoni, invece che quadrati, sulle loro mappe.

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