Francisco Hernandez

– Nuln… Nuln… Nuln… – rispose Francisco fingendo di sforzarsi per ricordare – è un centro per la produzione del legname, circa 2000 anime se non si contano nani, elfi e gli altri semiumani, situata al confine est della Repubblica è la città più occidentale del Granducato di Meroikanev – commentò Francisco il cui viso triangolare, reso ancora più evidente dal pizzetto e dai baffi curatissimi, era solcato da impercettibili rughe che ne rivelavano la vera età, divenne una maschera di pura pietra nanica.

Sorpresa, sorpresa, sorpresa: Francisco è vecchio ^__^ del resto fa lo stesso lavoro di Dorian da più di 20 anni, non può essere che così. Ha un po’ di sangue elfico nelle vene (uno dei nonni) che gli da qualche piccolo vantaggio come l’avere ancora tutti i capelli senza neanche un filo di grigio, ma sotto altri aspetti risente dell’età

Altezza: 176cm

Peso: 70kg, decisamente magro,  la corporatura è elfica.

Forza: il necessario per brandire una sciabola ed eventualmente una spada più corta.

Intelligenza: Acuta, a cui si aggiunge un po’ di sagacia che non guasta mai.

Carisma: Ad una grande capacità di affabulazione unisce una gestualità assai eloquente che lo rende capace di affascinare qualsiasi essere si trovi dinnanzi, talvolta persino un elfo.

Agilità: la stessa di un elfo, nonostante l’età. Da giovane era ancora più veloce.

Carattere: Solare e allegro, sempre pronto alla battuta anche (anzi, direi soprattutto) mentre combatte.

Storia: Francisco Hernandez Sebastian de la Coronilla Y Azevedo… nessuno sa esattamente dove sia nato, a parte me è figlio di… un mezz’elfo e di una donna umana. Questa l’unica informazione sul padre, sulla madre invece si sa molto: Originaria di Leendir si trasferì nella vicina Pelagòs in tenera età con tutta la famiglia, poi, per motivi che non sto qui a discutere prese ad esercitare una professione molto rispettata e, in seguito, ne ha favorito l’esercizio ad altrettante colleghe… e colleghi. Per farla breve era una prostituta, anche molto apprezzata, che poi s’è messa in proprio ed ha tirato su un bordello tutto suo con la formula della cooperativa. Può sembrare strano, ma bisogna ricordare che il sesso (ed il meretricio dello stesso) è considerato tabù in ragione della cultura in cui si vive. Dalle parti di Pelagòs dove ogni cosa ha un prezzo, qualcuno disposto a pagarlo e qualcun altro disposto a farlo, è visto solo come un servizio tra i tanti. Dato però che ai Pelagici piace la qualità, eventuali epiteti dispregiativi non sono rivolti alla professione quanto al modo in cui viene esercitata, per cui il termine Sàsgaba usato per indicare una donna che vende se stessa in se è privo di qualsiasi connotazione positiva o negativa… come dare del fornaio ad un fornaio o del ragioniere ad un contabile. Gente pragmatica da quelle parti e apparentemente amante del quieto vivere.
Liti e discussioni non mancano neanche da quelle parti e alcune “professioni” sono comunque considerate socialmente poco accettabili come il ladro (e tutte le sue varianti), l’assassino e qualsiasi altra attività che va a incidere profondamente nella altrui libertà, ma in nessun caso vengono impiegate per insultare qualcuno.
Il buon Francisco dunque nasce in un bordello, come accaduto per tantissimi pelagici, ed è cresciuto tra persone che facevano della propria immagine una vera e propria religione e sebbene lui abbia preferito diventare altro, ha tra i propri tratti una cura certosina per la propria persona: non lo vedremo mai con la barba sfatta o i capelli in disordine. A questo, derivata dal modo in cui i pelagici si parlano tra loro, si aggiunge una profonda consapevolezza sull’uso delle parole e in tutte le lingue: in un bordello bene avviato se ne sentono tantissime. Certa che il proprio figliolo non avrebbe mai intrapreso la sua professione, la signora Hernandez fece in modo che il pargolo fosse almeno in grado di difendersi a dovere e lo istruì personalmente nell’arte della scherma, tanto verbale quanto fisica oltre ad alcune cose essenziali come leggere e scrivere. Se può spaventare che una mamma amorevole insegni al proprio figliolo a combattere devo comunque ricordare che Tharamys è un luogo dove se non sai combattere almeno un po’ vivi poco e diventi cibo per altri. Ben presto fu chiaro che il giovane Francisco aveva grandi doti in fatto di scambi per esempio: quando all’età di sette anni riuscì a scambiare il manico di scopa piombato che sua madre usava tanto per farlo esercitare nella scherma quanto per suonargliele, con un bel fioretto d’acciaio leggero e puntuto.
L’unico commento della madre fu: ” da adesso in poi dovrai comportati più che bene, altrimenti…”. Da quel giorno Francisco divenne il figlio più ossequioso e rispettoso della propria madre che si fosse mai visto. Il che lo fece diventare estremamente abile nel nascondere le sue marachelle o trasformarle in qualcosa di molto vantaggioso. Dall’età di circa 12 anni iniziò a fare sul serio e grazie alla sua parlantina, ai suoi modi forbiti e (seppure ancora rozzi, rispetto a quello che riesce a fare adesso) affascinanti, riusciva a vendere ai clienti del bordello ogni sorta di amuleto/unguento/pozione/incenso ecc… spacciandole di volta in volta come tonici, afrodisiaci eccetera eccetera eccetera. In breve tempo riuscì ad estendere i suoi commerci anche ai bordelli vicini, tanto che qualcuno dei tenutari venne a domandare a sua madre il prezzo di uno stock di amuleti da offrire ai suoi clienti, così da avere uno sconto.
Per quanto redditizia fosse quell’attività, Francisco sognava di lasciare Pelagòs e vedere il resto del mondo, sognava una nave tutta sua con cui raggiungere città lontane come Maor, caricarle di merci rare e preziose e rivenderle. Magari dopo aver affondato una nave pirata o due, durante il tragitto.
Così superata la soglia dei 14 anni disse addio alla madre e partì alla volta di Leendir, là avrebbe fatto un bel carico di pregiato loto verde (da cui si ricavano numerose sostanze ) e lo avrebbe portato fino alla lontana Malichar, dove lo avrebbe venduto in cambio di un bel gruzzolo con cui avrebbe acquistato… qualsiasi cosa di interessante avrebbe trovato laggiù.
Un viaggio rocambolesco, quello verso Leendir: concluso anzitempo da una goletta di corsari Maorni che presero con se tutto, nave, equipaggio e passeggeri. Per questi ultimi il destino era segnatissimo: o qualcuno pagava un riscatto per riaverli indietro, o finivano venduti al mercato degli schiavi di Maor. Piuttosto che chiedere aiuto alla madre, Francisco decise di crearsi una terza via. Provò a diventare un pirata, o meglio ad unirsi alla ciurma che l’aveva catturato in ossequio al proverbio “se non puoi combatterli…”. Purtroppo per lui, così giovane e “carino”, si ritrovò ad unirsi a quella ciurma in senso biblico. Decise allora di tenere un diario. Riuscì a procurarsi penna, carta e inchiostro e, un po’ alla volta a persuadere i vari membri dell’equipaggio che sapeva fare anche altro che la “moglie di bordo”. Fu il periodo peggiore della sua vita, ma nella sua mente aveva preso forma una sorta di piano. Rozzo, forse, ma più ci pensava e più era convinto che poteva funzionare. Grazie a quello che aveva imparato nel bordello riuscì a proteggersi dalla maggior parte delle malattie (ma l’avere sangue elfico nelle vene giocò un ruolo ancora più fondamentale, dato che gli elfi non si ammalano mai), e ad entrare in confidenza con alcuni membri dell’equipaggio come il nostromo, braccio destro del comandante e artefice della maggior parte degli incantesimi che proteggevano tanto la nave; riuscì inoltre a localizzare il covo principale situato su di un isola non riportata da alcuna mappa. Da lui imparò a tracciare una rotta e due utili incantesimi di navigazione per determinare la posizione su una carta e trovare la direzione da seguire. Da solo imparò a disegnare mappa e con un po’ di pazienza gli riuscì di farlo molto bene. In meno di un anno e al prezzo di numerose umiliazioni riuscì ad entrare in confidenza con tutto l’equipaggio, ad eccezione del comandante che continuava ad usarlo come “sponda del letto” (cit) tant’è che il suo nomignolo a bordo era, appunto, Sponda. A proposito: ancora oggi se qualcuno lo chiama in quel modo… potrebbe avere la sfortuna di vedere il solare Francisco trasformarsi in un demonio assassino. Per la cronaca il comandante della nave si chiamava “Quinto Fabio”, tipico nome Maorni, ma era noto col nome di “Ultor”, il vendicatore. Oltre a fingersi amico praticamente di tutti, Francisco riuscì ad ottenere molte informazioni riguardanti gli altri corsari Maorni che incrociavano nelle acque di Leendir, quando addirittura non riusciva a procurarsi qualche cosa legata alla nave corsara come un frammento dello scafo, una pezzo di sartia o qualche brandello di vela. Annotava tutto nel suo diario che divenne di un certo peso, al punto che dovette dividerlo in più parti per riuscire a nasconderlo, ma riuscì anche in questo. Così come riuscì a scoprire in che modo il Nostromo riusciva sempre ad individuare le navi da arrembare: gli incantesimi per la rotta erano i più semplici, neanche si potevano chiamare realmente “magie”, ma esistevano versioni più complesse e di “circolo” più elevato che consentivano di localizzare qualsiasi cosa, da una nave a una persona: era sufficiente avere con se una parte, anche minima, dell’oggetto da ritrovare. Questa cosa fece accendere una lampadina nella testa di Francisco: il comandante, al momento in cui l’aveva preso a bordo, gli aveva tagliato una ciocca di capelli. Ora sapeva il perché e se non correva ai ripari la sua fuga sarebbe durata pochissimo. Al prezzo di una notte infernale col cuoco, si procurò una foglia di loto verde; attese che il capitano lo chiamasse nella sua cabina e poi in quella del capitano dove, una volta fatto ubriacare quest’ultimo lo stese con un pezzo della foglia di loto verde. Aprì il cofanetto dove sapeva trovarsi la sua ciocca con la piccola chiave che il comandante teneva legata al collo: non ebbe difficoltà a trovarla dato che in quel momento indossava solo quella. Il loto verde aveva svolto bene il suo effetto e Francisco potè aprire il cofano, sostituire la ciocca col suo nome con una realizzata coi capelli del comandante stesso e poi, non contento, scambiò le etichette di tutte le altre ciocche. Finito il lavoro richiuse il cofanetto, riappese la chiave al collo del comandante e si mangiò il pezzo di foglia avanzato, per calmare il dolore.
Ultor considerava Francisco una sua proprietà e nient’altro e questo, in definitiva, fu l’errore che permise a Francisco di portare a termine il suo piano. Ultor aveva in mente di vendere Francisco entro la fine dell’anno al mercato di Maor, ma complice una tempesta e la perdita di parte del carico di acqua dolce (che Francisco aveva appositamente inquinato con acqua salata approfittando della confusione a bordo), si ritrovò costretto a fare scalo presso un’isola che tra i corsari era nota come “Escondida” cioé nascosta, ma che (grazie a quello Francisco aveva appreso in materia di navigazione) in realtà era una delle isole più a nord di Leendir. Detto fatto appena la nave entrò in porto raccolse tutti i suoi diari e si dileguò. Il nostromo ebbe un bel lanciare incantesimi di ricerca e maledizioni, ma in compenso non ebbe problemi a rintracciare i vari membri dell’equipaggio sparsi qua e la tra le bettole e i bordelli del porto.
Dopo essersi guadagnato un passaggio come mozzo su di un mercantile diretto diretto alla capitale Francisco rimise in ordine i suoi diari, poi appena sbarcato si recò dal capitano del porto e vendette a caro prezzo le informazioni che aveva raccolto sui corsari Maorni, le loro navi, le basi e le difese di cui erano munite, inclusa una descrizione accurata degli incantesimi di protezione che nascondevano le loro basi ai maghi Leenici. Il resto è Storia.
Fu lui a tirare la leva della botola che fece penzolare Ultor.
Sgrunf… mi son lasciato prendere la mano e non ho raccontato di come s’è incontrato con Dorian. Vabbé. Magari al prossimo articolo.

Annunci