La Vita, l’Universo e Tutto il Resto

Il mondo in cui sono ambientati i miei racconti è… grande e deve esserlo visto che accoglie un bel po’ di specie senzienti.  Da un conto spannometrico ho immaginato un diametro sui 25200km, che è circa il doppio di quello terrestre, ma per tenere la gravità ad un livello accettabile ho dovuto aumentare la massa in modo meno che proporzionale. Lo so che è una bega mentale in un mondo dove esistono dei, incantesimi e pucchiacche simili non dovrei proprio preoccuparmi di piccolezze del genere, ma giusto per immaginarlo meglio mi son detto: come faccio a dare spazio a elfi, orchi, gnomi, elassoi, giganti, draghi, nani, umani, troll, gnoll e compagnia bella senza che stiano ogni tre per due a farsi la guerra per contendersi risorse e spazio vitale?

Si certo, ogni specie ha il suo spazio vitale, ma gli umani sono ingombranti: prolificano e consumano terreno e acqua in quantità. I nani scavano sottoterra e si creano il loro spazio, ma gli elfi vanno in sofferenza se gli segano un albero, figuriamoci cosa possono fare di fronte ad un pastore (umano) che brucia un paio di ettari di bosco per farne un pascolo!   E con le altre specie il discorso si fa parecchio… pesante soprattutto se proviamo a considerare il metabolismo di un drago.

Mi serviva un mondo grande abbastanza da ospitare cotanta abbondanza, con la giusta densità e gravità.  Se era troppo denso  avrebbe avuto troppa forza di gravità, troppo poco denso oltre ad avere poca gravità avrebbe potuto essere eccessivamente soffice… ecc… ecc… ecc… al che ho mandato un po’ al diavolo queste considerazioni e ho alleggerito il pianeta facendogli un “buco”. Il mio pianeta ha una forma un po’ strana. La crosta è spessa 10-15km in media, con “appena” 3km di spessore in prossimità delle dorsali e fino a 25-30km sotto i corrugamenti. Ha il solito mantello, questo continua fino a 1200km, poi inizia lo strato fluido del nucleo esterno, altri 1100km e siamo al nucleo col suo bel raggio di 1000km, poi si risale e dopo altri 6300km dal centro “geologico” del pianeta si emerge da un altro strato di crosta: se hai fatto i conti vedi che per raggiungere il centro “geometrico” del pianeta ti mancano circa 6300km. In sostanza dentro è “vuoto”, la densità totale del pianeta è di circa 3,8kg/dm^3 e la gravità intorno agli 8m/s^2, ma la densità della parte solida rimane coi valori che conosciamo (circa 4.5kg/dm3).

L’idea non è originale: una terra cava l’hanno pensata in tanti quindi posso a buon diritto metterla in gioco, con la mia variazione sul tema: avendo a che fare con un universo a sei dimensioni (che spiego più avanti) non si tratta di una normale cavità perché tecnicamente… non esiste!

Prima di scendere in dettagli posso dire che il posto è abbastanza grande:  la superficie della sfera esterna ha un’estensione di 1.995.036.999km^2, tra acqua e terre emerse pari a 4 volte quella della terra e pure se togliamo la superficie occupata dai pozzi polari, che mettono in comunicazione la sfera interna con quella esterna, gli oceani e qualche altro punto inaccessibile rimangono 664.342.126,5km^2 a disposizione: sufficienti per una ventina di masse continentali.

Hai voglia a posto per metterci di tutto e di più, senza contare che la cavità comunica con l’esterno tramite i pozzi polari e la cui presenza impedisce che fenomeni di deriva dei continenti possa “spingere” uno dei continenti interni  all’esterno e viceversa. Il motivo è semplice: dal bordo del pozzo e per tutto l’interno la gravità si comporta diversamente (vedi sempre il link sulla sfera cava per ulteriori spiegazioni), ma nelle immediate vicinanze del bordo la gravità cala in modo drammatico e riesce ad innescare una risalita di di materiale lavico che va a creare una “dorsale anulare polare”, una struttura vulcanica che, come tutte le dorsali oceaniche, spinge via i continenti dai pozzi creando nuovo fondale oceanico.

Le differenze di temperatura, pressione, gravità eccetera creano poi dei fenomeni metereologici estremi tali da impedire che qualsiasi cosa possa accidentalmente arrivare viva dall’altra parte. Sul pianeta sono presenti, in corrispondenza dei pozzi, due gigantesche tempeste permanenti o quasi, tipo la grande macchia rossa di Giove, solo più piccole, ma lo sconquasso che portano si estende anche al mare sottostante e talvolta alla terraferma: i venti soffiano costantemente a quasi 300kmh e le correnti sono in grado di fare a pezzi qualunque imbarcazione osi sfidarle.

Se ne conclude che nessun abitante dell’esterno va a curiosare attorno ai poli, mentre per l’interno… vedi più avanti.

In ogni caso stiamo parlando di un pianeta cavo in un piano (universo) a sei dimensioni, tante quante il multiverso che lo ospita, dove alcuni tipi di creature occupano il “piano” quadrimensionale di x,y,z,t(1), le dimensioni “extra” le ho battezzate T (il tempo che conosciamo) Tau e Teh in onore di R.A. Heinlein, e del suo immaginifico “The number of the beast”.

La particolarità dell’universo in cui esiste questo mondo non finisce qui: esiste un “piano” per ogni combinazione di quattro e cinque dimensioni, piano che sarebbe parallelo agli altri se le deformazioni del continuum provocate dalle forze di marea create tra oggetti presenti in piani differenti provocano l’apertura dei “portali” dove chi li attraversa subisce una “rotazione” sui propri assi e si ritrova “parallelo” al nuovo piano, ritrovandosi ad apparire come un’ombra o traslucido, piuttosto che in altri modi (in base alla combinazione di dimensioni in cui si viene ruotati/traslati).  Questo mi porta a descrivere un fantasma, per esempio o un essere fatto di gas che poi diventa solido (come un djinn o genio che dir si voglia) in modo “scientifico”.  A questo punto un “dio” è “semplicemente” un essere che si estende per tutte e sei le dimensioni ed ha la possibilità di esistere simultaneamente in tutti i piani dell’universo esistente ed eventualmente zompettare qua e la per tutti gli universi del multiverso. Un po’ come il signor Q che tanto ha fatto tribolare il povero comandante Picard sull’USS Enterprise.
La “piega” più interessante è proprio quella del pianeta. La cavità “interna” non è di origine naturale, è solo una parte della superficie esterna. Il pianeta e’ stato “piegato” lungo Tau da un “dio”, uno dei tanti che popolano il multiverso, così da creare una sorta di tasca geometricamente posizionata dentro al pianeta stesso, ma anche contigua e di fatto isolata dal magma. In soldoni quando scavi per raggiungere il centro del pianeta puoi anche arrivarci, ma se prosegui in linea “idealmente” retta, a causa del ripiegamento, ti ritrovi forzatamente a procedere lungo una direzione posta ad angolo retto rispetto alle altre tre e sbuchi “dentro”, prosegui, attraversi il “centro” della cavità, raggiungi l’altra parte della cavità ricominci a scavare, ritorni nel nucleo del pianeta, ti ritrovi di nuovo “traslato” e stavolta nella direzione giusta, stai uscendo dalla piega e finalmente sbuchi in superficie agli antipodi di dove ti trovavi. In sostanza il pianeta è una gigantesca bottiglia di Klein: il solido che si ottiene dalla rotazione di un nastro di Moebius.

In questo modo (contorto) il pianeta può essere cavo, avere una gravità anche all’interno,  avere dei pozzi polari dove succede il finimondo, avere bassa densità e non collassare affatto perché è comunque sferico, seppure ripiegato.
In linea di principio i pozzi polari non servono: con la descrizione a “pieghe” qualsiasi punto della superficie esterna può essere messo in comunicazione con quella interna; però rendono la vista dall’esterno molto più… interessante. I vortici polari infatti appaiono dall’orbita come se avessero un “occhio” completamente nero ampio circa 800km. Al centro del quale si vede un punto molto luminoso (se proprio voglio metterci qualcosa o qualcuno dentro devo portare luce, calore, aria respirabile eccetera…) e più oltre le stelle in corrispondenza del polo opposto. Cos’è quel punto luminoso? Be’ l’idea c’è e tutto sommato mi pare buona, ma prima di dirla voglio svilupparla perbene: ad esempio che razza di campo magnetico ha questo mostro di pianeta?

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