Dorian Musìn

“Conrad alzò gli occhi al cielo, rinfoderò maldestramente la spada e se la caricò in spalla avviandosi, l’andatura barcollante, verso quella montagna di muscoli e rotoli di lardo sormontata da una testa completamente calva che era suo padre.”

Questo è il biglietto da visita di Dorian Musìn, che di fatto spennella un ritratto sommario di come appariva Dorian a suo figlio Conrad.

Per far chiarezza: Dorian non è tanto alto, sta sul metro e settantanove e si avvia verso la cinquantina, vive di commercio e trascorre il poco tempo libero nella sua fattoria situata tra la valle di Levot e l’altopiano di Etsiqaar. Chiaro che ad un pupetto alto un metro e poco più appare gigantesco. Si rade il cranio per non mostrare la pelata circondata da un aureola sale e pepe. Quando non è in viaggio veste in modo un po’ originale: un poncho tagliato alla Kireziana, ma in cuoio conciato sull’altopiano di Etsiqaar, con tanto di spirale pittografica che racconta la storia dell’incontro tra Lakea (Lupo-che-caccia: un importante capo-tribù Etsiqaar) e Dorian, camicia, pantaloni da lavoro e mocassini (anche questi di fattura Etsiqaar).  Completa la descrizione un bel volto solare, una mascella leggermente robusta e un bel paio di occhi castani. Si evince che Conrad è “tutto sua madre”. Come ho detto nel racconto il povero Dorian è vedovo, ma niente di epico: la sua signora ha preso troppa acqua (durante un acquazzone) ed è morta di polmonite fulminante, prima che un qualsiasi guaritore potesse raggiungerla.  L’episodio ha segnato il figlio e padre, quest’ultimo sovente trasferisce ansie, frustrazioni e preoccupazioni sul figlio che non crede essere abbastanza intelligente, abbastanza forte, abbastanza pronto per affrontare il mondo. Per contro è un individuo assai concreto che, invece di autocommiserarsi per le “mancanze” del figlio, si attiva per istruirlo a dovere e farne un buon mercante, per insegnargli la scherma e ad affrontare il mondo almeno “ad armi pari”.

Vediamo il resto:

Capelli: assenti, sarebbero radi color sale e pepe attorno e assenti sopra, ma si rade quotidianamente e poi ci passa sopra un po’ di cera per migliorare l’effetto e proteggersi dal sole.

Occhi: Castani, ma quasi sempre sem-chiusi come se fosse intento a scrutare qualcosa o qualcuno.

Altezza: 179cm

Peso: 95kg, ma guai a chiamarlo ciccione.

Forza: e’ forte abbastanza da stordire un cavallo con un pugno, o almeno così si dice in giro. Se non ci credete provate a chiamarlo ciccione.

Intelligenza: Brillante e sagace, talvolta rasenta la spacconeria.

Carisma: Sa essere affascinante e convincente come pochi altri esseri umani, la sua voce è estremamente plastica e versatile, il suo ventaglio diafasico (l’insieme dei modi di esprimersi di una persona) ampio e ricco, anche grazie ai numerosi luoghi che ha conosciuto.

Agilità: ha la grazia di un grizzly con un unghia incarnita,.

Carattere:  di solito estroverso e solare, ha una discreta parlantina che rasenta la facondia più estrema, superata solo dal suo socio Francisco. Dalla morte della moglie qualche volta si lascia andare all’autocommiserazione e stressa il figlio Conrad per quel che non sa fare. I suoi amici, quando possono, prendono le difese del ragazzo e cercano di ammorbidirlo un po’.

Storia: Dorian Musìn nasce ad Adenar 48 anni prima della storia raccontata ne “Il torto della torta”, da genitori contadini. Da giovane non aveva molta voglia di lavorare la terra, ma sognava di poter viaggiare. Il padre ovviamente non era affatto d’accordo e il povero Dorian soffriva parecchio per questo.  In tutti i sensi.

Il suo momento di gloria tuttavia giunse e fece capire una volta per tutte a Papà Musìn, che suo figlio non era tagliato per il mestiere del contadino o dell’allevatore. Durante la fiera annuale dei cavalli a Lain-Crugòn, da cui ha origine o transita la quasi totalità dei traffici di Kirezia verso la ricchissima Malichar e dove Papà Musìn si recava tutti gli anni per vendere a caro prezzo i cavalli del suo allevamento, l’abilità di Dorian (e un pizzico di fortuna sfacciata) permise a quest’ultimo di vendere i cavalli ad un prezzo quattro volte superiore.

Questo fu solo l’inizio della carriera di mercante di Dorian: con la sua parte di guadagni potè avviare la propria attività. Ebbe cura di vendere anche i cavalli di suo padre in cambio di una provvigione del 5% oltre ai propri e comunque far guadagnare al vecchio molto più denaro di quanto avrebbe fatto lui stesso. Da li ad armare una carrovana per Malichar il passo fu breve; Il primo viaggio attraverso le Brulle ebbe numerosi effetti positivi: l’incontro tanto fortuito quanto mai propizio con l’elfa Ivilas, che da allora vive presso la fattoria Musìn per prendersi anche cura dei cavalli.

Mi rendo conto che a scrivere il background di un personaggio maturo come Dorian scriverei una decina di racconti uno in fila all’altro… quindi taglio corto e aggiungo che da quel memorabile viaggio compiuto a “soli” 19 anni sono arrivati anche Francisco, Gigi e Olaf, quest’ultimo non comparirà mai nelle storie come protagonista (per ora), ma verrà citato ogni tanto: è un sacerdote di Einungis Guðinn (e’ islandese e significa dio unico… tutti gelosi gli dei, da quelle parti) e la sua vicenda è legata a doppio filo con la storia di Elara, la moglie di Dorian che muore (anche questa verrà citata spesso, ma storie su di lei per ora non ne scrivo) per mancanza di cure. Sto a precisare che la quasi totalità dei sacerdoti che gironzolano per il pianeta ha capacità/poteri/altro in grado di guarire la maggior parte delle malattie, far ricrescere arti e cose simili… quando non si divertono a fare il contrario.

Da 19 a 41 anni il giro di Dorian si è stabilizzato: alla fine dell’inverno porta la mandria dei cavalli a Lain-Crugòn per la fiera e l’inizio delle spedizioni carrovaniere, nel frattempo mette insieme la propria carrovana che arma coi cavalli invenduti, reagenti alchemici, spezie (in particolare semi di Kava, da cui si ricava una bevanda che consente di dormire meno) e tessuti. Col denaro della vendita dei cavalli finanzia il viaggio fino a Malichar (3-400 capi venduti gli consentono di assumere abbastanza guardie più un discreto guadagno), da Malichar riparte alla volta delle steppe sempreverdi con i carri rigorosamente vuoti, a parte un po’ di pergamene in bianco, e le tasche piene. Con alcune tribù di nomadi ha degli accordi che gli permettono di passare indenne e di acquistare, se pure a caro prezzo, birra, carne secca, pony, metalli di origine meteorica e storie che vengono puntualmente trascritte e poi copiate. Dalle steppe sempreverdi passa alle montagne della casa-di-roccia, una catena alta poco più di 6000 metri ampia circa 300 miglia e lunga il doppio e che divide in modo assoluto il deserto degli emirati uniti dalle steppe sempreverdi e dove vive la più grande comunità nanica esistente.

Là vende a caro prezzo birra, carne, i pony che con le loro dimensioni ridotte e la loro grande resistenza sono molto apprezzati dai nani quando devono trasporare grandi carichi tra una montagna e l’altra. Pure è apprezzato tutto il metallo di origine siderale che non riescono a trovare scavando le montagne (ma si sentono troppo a disagio a guardare il sole nudo) . Le storie “nuove” prese dai bardi nomadi, sono poi usate come “omaggio” per i clienti migliori. Dalla casa di roccia Dorian ne esce carico di armi e armature di fattura nanica, oro e qualche gemma interessante che scambia con le popolazioni del deserto in cambio di incenso, profumi, henné, tingilabbra (rossetto) e altro materiale di bellezza che si porta fino a Maor, la capitale dell’omonimo impero. Là vende tutto, carri e cavalli inclusi, e arma una nave per far rotta verso Kirezia, la carica di ceramiche e porcellane, stoffe pregiate, olio combustibile, lingotti di acciaio, rame, stagno, zinco e sementi.

Da Kirezia, dopo aver venduto ceramiche, stoffe & C.; versato la sua quota annuale presso la gilda dei mercanti e partecipato alle elezioni di voto degli “alfieri” e che parteciperanno al governo della repubblica (le altre gilde hanno uno o nessun rappresentante nel gran consiglio, la gilda dei mercanti ne ha dieci) e messo in banca il grosso del guadagno ri-mette insieme una carrovana per Etsiqaar dove porta i metalli e le sementi e acquista i cavalli che porterà nei suoi pascoli.
Inutile dire che ad ogni passaggio il quantitativo di oro e preziosi trasportati da Dorian aumenta e si fa consistente. D’altro canto anche le spese sono ingenti, a partire dal compenso per i suoi amici e soci in affari fino a quello per la scorta della carrovana e per l’acquisto o il noleggio dei vari mezzi di trasporto. Per non parlare del personale che lavora alla fattoria e che coltiva e immagazzina il fieno necessario a sfamare le centinaia di cavalli che vengono ospitati alla fattoria durante l’inverno.
Un giro lungo e vario che inizia a fine febbraio e termina poco dopo ottobre.
Devo inventarmi anche i mesi del calendario, ora che ci penso. Nel primo racconto spero di esser stato vago parlando di stagioni e basta. Ne segue però che Conrad resta solo quasi tutto l’anno e per farlo studiare, ma anche per una certa stanchezza e per il fatto che ha guadagnato abbastanza da “tirare i remi in barca” e campare di rendita, negli ultimi due anni ha ridotto il proprio giro giro escludendo la tappa a Maor: i cosmetici li vende a Kirezia, anche se il guadagno è minore gli permette di essere a casa per metà estate e trascorrere più tempo col figlio. Allo stesso tempo ha chiesto al suo amico e socio Francisco di istruirlo pagandogli l’equivalente di quel che avrebbe guadagnato viaggiando con lui. Per contro Francisco negli ultimi due anni ha viaggiato molto meno, limitandosi solo alle spedizioni verso il vicino altipiano di Etsiqaar. Inutile dire che Dorian è effettivamente ricco, ma non ama per niente la vita della capitale, preferendo ogni anno avventurarsi in un viaggio che gli fa conoscere posti nuovi, vecchi amici e grandi soddisfazioni.

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