Come si lancia un incantesimo? Quanto mangia un cavallo?

Ecco le tipiche domande di un ragazzino curioso che ha vissuto i primi 11 anni della sua vita in un mondo dove magia, mostri mitologici, elfi e altre creature fatate non sono leggenda, ma cronaca.

O almeno io la intendo così.

La spiegazione che riceve, tuttavia, è piuttosto brusca e data mentre sta stivando un bel po’ di balle di fieno dentro un fienile. Probabilmente devo rivedere il numero di capi che effettivamente possono essere ospitati: un cavallo mangia dieci chili di fieno al giorno, quando sta praticamente a riposo e può arrivare a quindici quando fatica. Questo vuol dire che con un inverno lungo una novantina di giorni, più qualche extra si arriva alla tonnellata per animale… una tonnellata di fieno, per giunta non compattato come accade nelle nostre fattorie, fa tanto spazio.  Il fieno compresso al massimo arriva a 180kg/m3, diciamo pure che l’elfa Ivilas ha insegnato una tecnica che permette agli umani di comprimere efficacamente il fieno a 200kg/m3, anche così vuol dire che per stivare il cibo necessario ad un cavallo per i 90-100 giorni in cui l’erba non cresce molto, ci vogliono 5m3 di foraggio ben compattato. Per ogni animale.  Il mio guaio è che ho pensato a 500 cavalli circa. Ci vorrebbero 2500m3 di fieno, cioè un capannone lungo 50 metri, alto 5 e largo 10.

Aldilà della quantità sterminata di campi da coltivare a fieno, quell che mi blocca è il fattore tempo: quanto tempo e quante persone ci vogliono per stivare tutto quel mangime? E per distribuirlo agli animali durante l’inverno?

Devo inventarmi qualcosa.
Del resto Dorian Musìn (il padre di Conrad) è un mercante molto in gamba… se finora ha prosperato commerciando anche in cavalli, un modo deve averlo trovato. Devo solo capire come 🙂
Perlomeno ho trovato come lanciare… pardon, preparare un incantesimo in modo plausibile. Peccato solo che così smette di essere magia e diventa scienza.

In ogni caso non occorre mettere questo nel racconto: se mi metto a fare la trattazione scientifica di un incantesimo penso che potrei veramente fare la fine del sarto che cuce la manica alle falde dei Pirenei e infilare l’uscio del manicomio.
E’ però interessante la distinzione che viene a crearsi tra mago e stregone, il primo è una curiosa via di mezzo tra uno scienziato ed un artista, l’unico limite al suo potere è dato dalla conoscenza. L’altro non sa bene perché riesce a fare quello che fa, però funziona e tanto gli basta.

 

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